{"id":49978,"date":"2019-03-21T09:00:39","date_gmt":"2019-03-21T08:00:39","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49978"},"modified":"2019-03-21T07:56:19","modified_gmt":"2019-03-21T06:56:19","slug":"alessandro-roncaglia-leta-della-disgregazione-storia-del-pensiero-economico-contemporaneo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49978","title":{"rendered":"Alessandro Roncaglia, \u201cL\u2019et\u00e0 della disgregazione. Storia del pensiero economico contemporaneo\u201d"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>KEYNESBLOG\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/keynesblog.files.wordpress.com\/2019\/03\/download-3.jpeg?w=560\" \/><\/p>\n<p><strong>Pubblichiamo la presentazione dell\u2019autore tenuta presso l\u2019Accademia Nazionale dei Lincei, marzo 2019<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il libro che vi presento arriva in libreria in questi giorni, dopo una lunga (e faticosa) fase di gestazione. Si intitola\u00a0<em>L\u2019et\u00e0 della disgregazione<\/em>\u00a0ed \u00e8, come dice il sottotitolo, una\u00a0<em>Storia del pensiero economico contemporaneo<\/em>. Ho gi\u00e0 consegnato la versione inglese alla Cambridge University Press, ed \u00e8 in corso la traduzione spagnola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il titolo allude al fatto che la ricerca in economia \u00e8 sempre pi\u00f9 frammentata, sia per campi sia per orientamenti di ricerca. Chi si occupa di finanza o di econometria raramente conosce i dibattiti di teoria del valore o dell\u2019impresa; inoltre, in ciascun campo coesistono impostazioni radicalmente diverse: keynesiani, neoclassici, istituzionalisti, e cos\u00ec via, fino agli induttivisti sostenitori di una econometria ateoretica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa duplice frammentazione impedisce una esposizione lineare e complica ulteriormente un compito gi\u00e0 reso difficile dalla vastit\u00e0 del terreno da coprire: ogni anno escono migliaia di riviste e migliaia di volumi sui diversi temi dell\u2019economia. Accade cos\u00ec che tanti ricercatori, per affrontare in modo davvero approfondito il tema prescelto, passino la vita a studiare l\u2019ultima falange del dito mignolo, come diceva Becattini. Il problema in realt\u00e0 non \u00e8 concentrarsi sul dito mignolo, come in qualche momento della nostra attivit\u00e0 tutti noi facciamo, ma farlo in totale assenza di consapevolezza del corpo umano al quale \u00e8 collegato. Quindi, proprio la frammentazione rende indispensabile un tentativo di raccordo. Anche perch\u00e9 in moltissimi casi la disgregazione permette agli economisti attivi nei vari campi specialistici di sorvolare sulle debolezze spesso tragiche delle fondamenta della loro ricerca.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Schumpeter distingueva tre fasi nella ricerca, che spesso si intersecano in un processo non lineare. La prima fase \u00e8 la concettualizzazione: la costruzione di una rete di concetti che specificano la visione del mondo; ad esempio il mercato inteso come punto nel tempo e nello spazio d\u2019incontro tra domanda e offerta, come nelle fiere medievali o nella borsa valori moderna: questo \u00e8 in sostanza il concetto utilizzato sia nel Medioevo sia dalla teoria marginalista; oppure il mercato inteso come rete di relazioni tra le diverse attivit\u00e0 produttive in un\u2019economia basata sulla divisione del lavoro, che \u00e8 il concetto utilizzato dalla teoria classica e keynesiana. O il concetto di valore utilizzato dagli economisti marginalisti, come indicatore di scarsit\u00e0 relativa, contrapposto a quello degli economisti classici di indicatore della difficolt\u00e0 di produzione. O il concetto marginalista, e di tutta l\u2019economia\u00a0<em>mainstream<\/em>\u00a0di oggi, di\u00a0<em>homo oeconomicus<\/em>\u00a0concentrato sulla massimizzazione della propria utilit\u00e0, considerata una grandezza monodimensionale perfettamente nota all\u2019agente, contrapposto a quello smithiano e pi\u00f9 in generale illuminista, ma gi\u00e0 presente nella tradizione classica da Aristotele a Seneca, dell\u2019essere umano come animale sociale mosso da un insieme variegato di passioni e di interessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la concettualizzazione, la seconda fase \u00e8 la costruzione di modelli che collegano fra loro variabili il cui significato \u00e8 considerato come un dato acquisito, mentre l\u2019attenzione del ricercatore si concentra sulla coerenza logica interna dei modelli. La terza fase \u00e8 quella del confronto con la realt\u00e0, che valuta il realismo delle diverse relazioni su cui si basa il modello e\/o delle previsioni da esso derivabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel libro mi concentro sulla prima e sulla seconda fase, con cenni molto rapidi alla ricerca applicata e ai connessi problemi di metodo, che pure hanno costituito e costituiscono un ampio terreno di ricerca e di dibattito. Inizio con una esposizione sintetica del retroterra della teoria economica contemporanea, gi\u00e0 di per s\u00e9 assai variegato: Smith, Ricardo e Marx dal lato classico, Menger, Jevons e Walras e poi Wicksell dal lato marginalista, ma anche il calcolo felicifico di Bentham che precorre la nozione marginalista di\u00a0<em>homo oeconomicus<\/em>, il metodo di Weber, l\u2019istituzionalismo di Veblen, il tentativo di Schumpeter di costruire una versione dinamica della teoria marginalista, la rivoluzione di Keynes.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda parte del libro \u00e8 dedicata a quelli che considero i due giganti del secolo breve: Hayek e Sraffa, attivi sia nel periodo interbellico sia dopo la conclusione della seconda guerra mondiale. Posso prevedere che la scelta di questi autori sar\u00e0 criticata; sono, ad esempio, assai meno citati di autori come Hicks o Samuelson. Ma questi ultimi contribuiscono soprattutto allo sviluppo di sistemi teorici gi\u00e0 ben delineati, talvolta con l\u2019obiettivo di mediare tra sistemi teorici vicini. I primi invece forniscono contributi decisivi alle fondamenta concettuali, e considerarli con attenzione ci permette di comprendere le profonde differenze tra le diverse impostazioni, anche tra quelle tra loro vicine. L\u2019impostazione di Hayek, ad esempio, \u00e8 diversa da quella marshalliana che \u00e8 invece ripresa dalla scuola di Chicago o dagli ordoliberali, anche se poi gli esponenti di questi filoni si ritrovano alleati (nella Mont P\u00e8lerin Society) sotto il cappello della generica etichetta di neoliberismo. Allo stesso modo la ricerca di una compatibilit\u00e0 tra l\u2019analisi sraffiana di prezzi e distribuzione e quella keynesiana dei livelli di reddito e occupazione implica scelte di metodo suggerite dallo stesso Sraffa e una interpretazione di Keynes che a me sembra la pi\u00f9 appropriata ma che \u00e8 diversa da quelle proposte, ad esempio, dai teorici della sintesi neoclassica come Samuelson e Modigliani. A proposito di Hayek, \u00e8 interessante rilevare come dopo le sconfitte nei dibattiti sulla teoria del ciclo con Sraffa e poi con Kaldor si sia ritirato dal campo della teoria pura a quello pi\u00f9 direttamente politico, con l\u2019opposizione frontale tra mercato e pianificazione, o alla fiducia nella selezione evolutiva della concorrenza non giustificata per\u00f2 da precise costruzioni teoriche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La terza parte del libro, la pi\u00f9 ampia, riguarda l\u2019impostazione teorica dominante nel periodo, il cosiddetto\u00a0<em>mainstream<\/em>. Nel campo della microeconomia si tratta della teoria delle utilit\u00e0 attese proposta nel 1944 da von Neumann e Morgenstern. Nel campo della macroeconomia si tratta della sintesi neoclassica di Modigliani e Samuelson, che riconduce alcune delle proposte di politica economica keynesiane \u2013 la cosiddetta politica della domanda, limitata al breve periodo e alla regolazione del ciclo economico \u2013 nell\u2019alveo della teoria marginalista del valore e della distribuzione, considerata valida per il lungo periodo, riaffermando cos\u00ec la tendenza di fondo alla piena occupazione. A queste si accompagna lo sviluppo di campi dell\u2019economia applicata, dalle tavole intersettoriali di Leontief alla contabilit\u00e0 nazionale, dagli indicatori statistici sviluppati anche di recente, come il noto Indicatore di sviluppo umano utilizzatissimo nei confronti tra paesi a diverso livello di sviluppo, fino all\u2019econometria che man mano sviluppa tecniche di analisi sempre pi\u00f9 raffinate, fino a proporre un capovolgimento di ottica: non pi\u00f9 strumento di verifica della teoria, ma fonte di ipotesi teoriche e finalmente sostituto a pieno titolo delle teorie astratte. In questo campo, i premi IgNobel sono andati ad alcune ricerche curiose, talvolta scurrili, che hanno mostrato ad esempio l\u2019esistenza di correlazione inversa tra il tasso di crescita dell\u2019economia e le dimensioni medie di parti del corpo umano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A partire dagli anni Settanta, i filoni micro e macro cui abbiamo accennato perdono terreno rispetto a un insieme di filoni di ricerca, come il monetarismo o le aspettative razionali, la scuola delle scelte pubbliche o la teoria dei mercati finanziari efficienti, che nel loro complesso portano a un cambiamento radicale nell\u2019impostazione della politica economica in direzione neoliberale, che tende ad affidare al mercato la soluzione di tutti i problemi. Tra questi filoni di ricerca, quello delle aspettative razionali appare il pi\u00f9 coerente con la concezione di base della teoria tradizionale: l\u2019equilibrio tra domanda e offerta viene raggiunto istantaneamente grazie alla perfetta razionalit\u00e0 e capacit\u00e0 previsiva degli agenti economici; la disoccupazione o \u00e8 volontaria o \u00e8 dovuta a errori di politica economica che in sostanza portano a un costo del lavoro troppo elevato; le politiche di austerit\u00e0 favoriscono lo sviluppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La quarta parte del libro riguarda filoni di ricerca considerati non pienamente eterodossi, ma che minano aspetti importanti dell\u2019ortodossia tradizionale. Cos\u00ec l\u2019economia comportamentale (<em>behavioural economics<\/em>) parte dalla constatazione di violazioni ai postulati che esprimono il rigido concetto neoclassico di razionalit\u00e0 per giungere a formulazioni teoriche come la\u00a0<em>prospect theory<\/em>\u00a0di Kahneman e Tversky o la \u2018razionalit\u00e0 limitata\u2019 di Herbert Simon che lascia ampio spazio a regole del pollice procedurali. In modo analogo nell\u2019analisi dei mercati monetari e finanziari si passa dalla teoria dei mercati efficienti, perennemente in un equilibrio che riflette lo stato delle conoscenze degli operatori (la teoria per cui le probabilit\u00e0 di vincere o perdere in borsa di un operatore finanziario esperto sarebbero le stesse di chi sceglie lanciando un dado o di una scimmietta che abbassa a caso una leva o un\u2019altra), alla teoria della fragilit\u00e0 finanziaria e delle crisi proposta su basi keynesiane da Hyman Minsky, che dopo un periodo di relativo oblio ha conosciuto un rinnovato interesse in seguito alla crisi finanziaria mondiale del 2007-8.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La quinta e ultima parte del libro riguarda un insieme di filoni eterodossi: i post-keynesiani noti anche come scuola di Cambridge, marxisti, evoluzionisti, istituzionalisti e la teoria delle\u00a0<em>capabilities<\/em>\u00a0di Sen. Si tratta di un insieme variegato di impostazioni che per\u00f2 condividono alcune caratteristiche che mi sembrano essenziali per una ricostruzione della teoria economica. In tutti i casi si considera fondamentale la divisione del lavoro, quindi la presenza di una molteplicit\u00e0 di merci e di agenti economici eterogenei tra loro; si rifiuta la nozione statica di equilibrio tra domanda e offerta in favore di una concezione storico-dinamica (e quindi ad esempio si spiega la distribuzione del reddito non come determinata dall\u2019equilibrio tra domanda e offerta dei fattori di produzione ma come frutto dell\u2019evoluzione di elementi che riguardano il potere contrattuale delle classi e dei ceti sociali); si rifiuta la nozione monodimensionale di\u00a0<em>homo oeconomicus<\/em>\u00a0perfettamente egoista (un individuo asociale, le cui preferenze sono totalmente indipendenti da quelle di chiunque altro, e totalmente concentrato sul perseguimento del proprio benessere materiale) a favore di quella di un agente complesso, influenzato da un variegato insieme di interessi e passioni, talvolta \u2013 come nella tragedia greca \u2013 in conflitto profondo tra di loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Posso trarre una doppia morale dalla mia fatica. In primo luogo, l\u2019esame del complesso percorso della teoria economica degli ultimi tre decenni di secolo delinea un quadro molto insoddisfacente. Le fondamenta delle teorie\u00a0<em>mainstream<\/em>\u00a0poggiano sulle sabbie mobili di concetti che ben poco hanno a che fare con il mondo reale: agenti economici disumanizzati; dati fondamentali del problema \u2013 le preferenze dei consumatori \u2013 la cui esatta natura \u00e8 incerta, oscillando tra la\u00a0<em>complacibilitas<\/em>\u00a0e la\u00a0<em>virtuositas<\/em>\u00a0dei teorici medievali (ovvero ci\u00f2 che genera un immediato piacere, siano pure le droghe, o ci\u00f2 che \u2013 come dice Sen \u2013 \u2018abbiamo ragione\u2019 di desiderare, inclusa una medicina amara); una trattazione dell\u2019incertezza che oscilla tra il negarla, il ridurla al rischio probabilistico, il considerarla totalmente impenetrabile e quindi impossibile da trattare teoricamente. La stessa teoria \u00e8 insoddisfacente: quando si abbandonino gli assunti di comodo di una sola merce e un solo agente rappresentativo, unicit\u00e0 e stabilit\u00e0 dell\u2019equilibrio risultano indimostrabili, con la conseguenza che la mano invisibile del mercato viene clamorosamente negata; non a caso il filone della teoria assiomatica dell\u2019equilibrio economico generale, cos\u00ec importante negli anni Settanta, \u00e8 oggi considerata con il fastidio riservato all\u2019eterodossia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, la variet\u00e0 delle impostazioni \u2013 specie di quelle eterodosse \u2013 costituisce una ricchezza del dibattito economico contemporaneo, da trattare con interesse e non con il vero e proprio astio che la teoria dominante riserva a chi non \u00e8 allineato. Un recente libro, edito dalla casa editrice della Bocconi e con la prefazione di un ex rettore della stessa universit\u00e0, parla di \u201cnegazionismo\u201d \u2013 un termine sprezzante, riservato ai no-vax o ancor peggio ai negazionisti dell\u2019Olocausto \u2013 con riferimento alle impostazioni che non condividono il verbo della teoria<em>\u00a0mainstream<\/em>: cosa non solo sbagliata in s\u00e9, ma addirittura ridicola se consideriamo le fragili basi su cui poggia la teoria economica dominante.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/keynesblog.com\/2019\/03\/14\/alessandro-roncaglia-leta-della-disgregazione-storia-del-pensiero-economico-contemporaneo\/\">https:\/\/keynesblog.com\/2019\/03\/14\/alessandro-roncaglia-leta-della-disgregazione-storia-del-pensiero-economico-contemporaneo\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di KEYNESBLOG\u00a0 &nbsp; Pubblichiamo la presentazione dell\u2019autore tenuta presso l\u2019Accademia Nazionale dei Lincei, marzo 2019 &nbsp; Il libro che vi presento arriva in libreria in questi giorni, dopo una lunga (e faticosa) fase di gestazione. 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