{"id":49983,"date":"2019-03-21T11:00:00","date_gmt":"2019-03-21T10:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49983"},"modified":"2019-03-21T08:05:05","modified_gmt":"2019-03-21T07:05:05","slug":"agricoltura-migranti-e-sfruttamento-il-volto-disumano-del-capitalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=49983","title":{"rendered":"Agricoltura, migranti e sfruttamento: il volto disumano del capitalismo"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>CONIARE RIVOLTA<\/strong><\/p>\n<p><strong><img decoding=\"async\" class=\" size-full wp-image-962 aligncenter\" src=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2019\/03\/raccoglienza.png?w=700\" alt=\"raccoglienza\" data-attachment-id=\"962\" data-permalink=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2019\/03\/16\/agricoltura-migranti-e-sfruttamento-il-volto-disumano-del-capitalismo\/raccoglienza\/\" data-orig-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2019\/03\/raccoglienza.png?w=700\" data-orig-size=\"648,432\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;0&quot;}\" data-image-title=\"raccoglienza\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2019\/03\/raccoglienza.png?w=700?w=300\" data-large-file=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2019\/03\/raccoglienza.png?w=700?w=648\" \/><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pochi giorni fa la\u00a0Coldiretti\u00a0(Confederazione nazionale Coltivatori diretti), che rappresenta gli eterogenei interessi di piccole e medie imprese agricole, incluse molte imprese a conduzione puramente familiare, ha pubblicato un\u00a0comunicato,\u00a0oltre che un breve\u00a0<a href=\"https:\/\/twitter.com\/coldiretti\/status\/1102980577773400065\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">tweet<\/a>, che invita ad una profonda riflessione.<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il caldo ha anticipato la maturazione dei raccolti che rischiano di rimanere nei campi senza il via libera all\u2019ingresso in Italia dei lavoratori stagionali extracomunitari. \u00c8 quanto afferma la Coldiretti che chiede l\u2019immediata approvazione del Decreto Flussi 2019 che regola l\u2019arrivo di manodopera dall\u2019estero. Si tratta \u2013 sottolinea la Coldiretti \u2013 di una esigenza per l\u2019agricoltura italiana dove i dipendenti stranieri offrono oltre \u00bc della forza lavoro necessaria al settore.<\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il comunicato esprime in modo esemplare e drammatico il ruolo che il capitalismo, nelle sue varie aberranti sfaccettature, immagina per i lavoratori migranti e quali interessi animano certa retorica, in un estenuante gioco delle parti in cui approcci apparentemente diversi nascondono\u00a0la medesima volont\u00e0 di sfruttamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Coldiretti afferma una semplice verit\u00e0 fattuale che svela la struttura del sistema economico di un paese a capitalismo avanzato come l\u2019Italia:\u00a0l\u2019agricoltura, specie per far fronte ai picchi stagionali, ricorre a lavoro precario e discontinuo. Un fenomeno che non risparmia i lavoratori\u00a0italiani\u00a0ma che si avvale, spesso, di lavoratori stranieri a cui viene permesso di arrivare al solo scopo di essere sfruttati nella catena produttiva agricola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Date le pessime condizioni offerte ai lavoratori del settore, caratterizzate da salari da fame (per i lavori a tempo determinato, 5.34 euro orari per i migranti, 5.80 per i lavoratori italiani) e dall\u2019esasperata precariet\u00e0 del lavoro stagionale, non c\u2019\u00e8 da stupirsi se i padroni, non interessati a modificare al rialzo queste condizioni, si affannino per aumentare la manodopera disposta a svolgere queste mansioni. Si obietter\u00e0: ma un aumento dei salari e stabilizzazione dei contratti, tale da rendere il lavoro agricolo giustamente remunerato, sarebbe sostenibile in un settore a basso valore aggiunto ed esposto alla concorrenza internazionale di prodotti lavorati in paesi a bassissimo costo della manodopera?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La risposta passa per due ordini essenziali di argomentazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1 \u2013 Un aumento dei salari \u00e8 sempre sostenibile fino all\u2019azzeramento dei profitti. Infatti, essendo il prezzo pari ai costi di produzione (che in agricoltura sono rappresentati essenzialmente dal salario) a cui viene applicato un tasso di profitto, non vi \u00e8 nessuna ragione immediata e meccanica per cui a fronte di un aumento dei salari i prezzi debbano aumentare, o debbano farlo nella stessa proporzione dell\u2019aumento dei salari stessi. Ci\u00f2 accadrebbe qualora il profitto rimanesse invariato, ma se la forza contrattuale dei lavoratori fosse tale da riuscire ad eroderlo, l\u2019aumento dei prezzi potrebbe non verificarsi, andando ad intaccare invece il profitto. Si potrebbe obiettare, con buone ragioni, che la piccola e media impresa agricola, ai prezzi di mercato odierni dei prodotti alimentari, vive gi\u00e0 una crisi profonda, dovuta alla\u00a0concorrenza internazionale\u00a0e ai meccanismi della\u00a0grande distribuzione\u00a0che spostano la parte pi\u00f9 massiccia di profitti sulla componente a valle del processo produttivo (trasformazione industriale e commercializzazione). Pertanto, oltre il livello della quota contendibile ai profitti, un aumento del salario rischierebbe di richiedere prezzi decisamente pi\u00f9 alti, insostenibili per i consumatori e\u00a0non competitivi\u00a0su mercati aperti alla concorrenza estera. Del resto, \u00e8 ben noto come, fuori dal mondo dei piccoli e medi imprenditori in senso stretto, nel settore agricolo e dell\u2019allevamento esista anche una pletora vasta di produttori diretti che vivono soltanto del proprio lavoro e di quello familiare (emblematica, di recente, la vicenda dei pastori sardi). Tutti soggetti che, agli attuali prezzi di mercato, sono ridotti ad una\u00a0condizione di grave precariet\u00e0, spesso ai limiti della sopravvivenza economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Entra qui in gioco la seconda argomentazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2 \u2013 Pomodori o patate a 4 euro al chilo sono sostenibili per il consumatore medio e competitivi con la concorrenza? Certamente no,\u00a0se si ragiona a salario dato e se si ragiona a politica commerciale e industriale data. Gli epigoni della globalizzazione spesso amano mostrare quanto sia bello e utile esporsi al libero commercio internazionale, adducendo tra i vari risultati la possibilit\u00e0 di comprare merci a prezzi stracciati prodotte all\u2019estero o, in alternativa, prodotte in Italia pagando salari da fame. Dovremmo allora ringraziare tutti il libero mercato, che ci permette di non morire di fame aumentando di fatto i nostri salari reali. Vorreste forse tornare a mercati chiusi e regolamentati? E chi ve la darebbe la maglietta a 5 euro prodotta in Cina e le arance a 80 centesimi?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per alimentare questa odiosa catena, fatta di\u00a0precariet\u00e0 e sfruttamento generalizzati, il capitalismo deve disinnescare le tensioni sociali che queste stesse condizioni creano. Una maniera per farlo consiste nella spasmodica\u00a0ricerca di lavoratori da sfruttare in giro per il mondo. In questa maniera, infatti, \u00e8 possibile avere dei prezzi di vendita talmente contenuti da poter permettere a lavoratori e sottoccupati di soddisfare alcuni bisogni primari, pur con i miserevoli salari pagati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nocciolo della questione dunque \u00e8, ancora una volta,\u00a0la lotta tra capitale e lavoro per la distribuzione del reddito, che si esplica su scala mondiale e non solo nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Torniamo quindi al punto iniziale e al comunicato della Coldiretti: tutto apparir\u00e0 pi\u00f9 chiaro. L\u2019orribile reificazione del lavoratore immigrato, che diventa oggetto di necessit\u00e0 per il funzionamento dell\u2019economia, al punto tale da far richiedere ad un\u2019associazione come la Coldiretti un\u2019accelerazione dell\u2019approvazione del decreto flussi degli stagionali, si manifesta allora come la tessera di un puzzle generale: lo sfruttamento capitalistico. In questo puzzle ogni pezzo \u00e8 incastrato in modo spaventosamente perfetto per garantire l\u2019esistenza di enormi profitti a discapito del lavoro salariato sfruttato dai padroni e del lavoro dei piccoli produttori indipendenti sfruttato dalle leggi spietate del mercato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo drammatico circolo vizioso, i cui ingranaggi stritolano il lavoro salariato su scala globale, lo sfruttamento del lavoratore migrante diventa lo strumento necessario per far quadrare il sistema di accumulazione di profitto. Lo stesso sistema di accumulazione per cui pomodori e arance a prezzi stracciati sembrano una condizione necessaria per permettere la sopravvivenza di tutti, mentre in verit\u00e0 permettono l\u2019accumulazione di un odioso privilegio per pochissimi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Del resto, \u00e8 proprio sulle incongruenze logiche e morali di questo meccanismo che i peggiori razzisti hanno ottimo gioco nel far leva su paure alimentate ad arte, additando come nemici del popolo non gli accumulatori di privilegi e profitti sparsi in tutta la catena del sistema economico internazionale a vari livelli, ma gli ultimi della terra nell\u2019eterna reiterazione della guerra tra diseredati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il comunicato della Coldiretti, cos\u00ec come le\u00a0esternazioni di un Tito Boeri\u00a0che ci ricorda quanto siano fondamentali gli immigrati per i conti pensionistici, sono lo specchio riflesso del razzismo leghista che urla contro lo straniero al solo fine di segregarlo, renderlo ricattabile e sempre pi\u00f9 al servizio della macchina di sfruttamento del capitalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019utilitarismo travestito talvolta da peloso e falso spirito di accoglienza di\u00a0chi afferma che \u201cgli immigrati ci servono\u201d\u00a0e il razzismo di chi afferma che \u201cgli immigrati sono la causa di ogni male\u201d si muovono\u00a0sempre insieme. L\u2019uno ispira l\u2019altro, l\u2019uno ha bisogno dell\u2019altro. Ed entrambi concorrono ad alimentare quel sistema di sfruttamento pauroso dove un chilo di pomodori deve costare 1 euro e i salari devono essere salari da fame.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2019\/03\/16\/agricoltura-migranti-e-sfruttamento-il-volto-disumano-del-capitalismo\/\">https:\/\/coniarerivolta.org\/2019\/03\/16\/agricoltura-migranti-e-sfruttamento-il-volto-disumano-del-capitalismo\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONIARE RIVOLTA Pochi giorni fa la\u00a0Coldiretti\u00a0(Confederazione nazionale Coltivatori diretti), che rappresenta gli eterogenei interessi di piccole e medie imprese agricole, incluse molte imprese a conduzione puramente familiare, ha pubblicato un\u00a0comunicato,\u00a0oltre che un breve\u00a0tweet, che invita ad una profonda riflessione. 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