{"id":50068,"date":"2019-03-25T10:30:17","date_gmt":"2019-03-25T09:30:17","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50068"},"modified":"2019-03-25T09:21:22","modified_gmt":"2019-03-25T08:21:22","slug":"condorcet-un-manifesto-per-la-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50068","title":{"rendered":"Condorcet. Un manifesto per la scuola"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LE PAROLE E LE COSE\u00a0 (Mauro Piras)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/scuola.jpg?fit=1448%2C500\" sizes=\"100vw\" srcset=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/scuola.jpg?w=1448 1448w, https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/scuola.jpg?resize=300%2C104 300w, https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/scuola.jpg?resize=768%2C265 768w, https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/scuola.jpg?resize=1024%2C354 1024w\" alt=\"\" width=\"1448\" height=\"500\" data-attachment-id=\"35221\" data-permalink=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=35221\" data-orig-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/scuola.jpg?fit=1448%2C500\" data-orig-size=\"1448,500\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;ANSA&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;L'ombra di una ragazza con il megafono riflessa su uno striscione con la scritta 'Scuola' durante lo sciopero nazionale della scuola, Roma, 10 ottobre 2014. ANSA\\\/ANGELO CARCONI&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;1412899200&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;ANSA&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;Scuola: mobilitazione degli studenti in tutta Italia&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"Scuola: mobilitazione degli studenti in tutta Italia\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/scuola.jpg?fit=300%2C104\" data-large-file=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/scuola.jpg?fit=525%2C181\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[Condorcet. (Ri)pensare la scuola<em> \u00e8 un gruppo di docenti, dirigenti scolastici, esperti e appassionati di scuola che vuole rilanciare il dibattito sulla politica scolastica, liberandolo dalle secche in cui si \u00e8 incagliato negli ultimi anni. Vuole proporre una prospettiva di alto profilo, dalla quale discutere dei problemi pi\u00f9 generali dell\u2019istruzione. Per questo si rivolge non solo agli addetti ai lavori, ma a tutti quelli che si sentono coinvolti dal mondo della scuola, direttamente o indirettamente.<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Abbiamo scelto il nome per riportarci al momento fondativo della Rivoluzione francese: Condorcet \u00e8 stato infatti l\u2019autore del primo grande progetto di istruzione pubblica nel passaggio alla fase repubblicana della Rivoluzione. L\u2019idea guida \u00e8 il principio propulsivo della politica moderna, l\u2019eguaglianza: \u201cstabilire tra i cittadini una eguaglianza di fatto e rendere reale l\u2019eguaglianza politica riconosciuta dalla legge. Questo deve essere il primo obbiettivo di una istruzione nazionale e, da questo punto di vista, essa \u00e8 per il potere pubblico un dovere di giustizia\u201d (Condorcet, <\/em>Rapporto sull\u2019istruzione pubblica<em>, 1792).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Condorcet ha un <a href=\"http:\/\/condorcet.altervista.org\/il-manifesto\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">manifesto<\/a>, che presenta il suo programma, costituito da quattro punti: 1) la <a href=\"http:\/\/condorcet.altervista.org\/riforma-dei-cicli-e-abolizione-delle-bocciature\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">riforma dei cicli scolastici<\/a> e l\u2019abolizione delle bocciature; 2) il ripensamento del <a href=\"http:\/\/condorcet.altervista.org\/rivoluzionare-il-rapporto-tra-scuola-e-societa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">rapporto tra scuola, societ\u00e0 e lavoro<\/a>; 3) l\u2019istituzione di <a href=\"http:\/\/condorcet.altervista.org\/le-carriere-per-i-docenti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">carriere per i docenti<\/a>; 4) il rilancio dell\u2019<a href=\"http:\/\/condorcet.altervista.org\/dallautonomia-scolastica-alle-scuole-autonome\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">autonomia scolastica<\/a>. Il manifesto e le schede di approfondimento su questi punti si trovano sul <a href=\"http:\/\/condorcet.altervista.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">sito<\/a>, dove sono gi\u00e0 stati pubblicati anche diversi contributi di chiarimento o su altri aspetti della politica scolastica.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Chiunque sia interessato a partecipare all\u2019iniziativa pu\u00f2 contribuire in molti modi, come spiegato in questa <a href=\"http:\/\/condorcet.altervista.org\/221-2\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">pagina<\/a>, in cui si trova anche il <a href=\"https:\/\/altervista.us12.list-manage.com\/subscribe?u=88b100a665b0448a13b1956e6&amp;id=65c7ae5b3a\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">link per iscriversi<\/a> alla<\/em> Newsletter.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il testo che segue \u00e8 una presentazione del tutto personale della prospettiva politica di<\/em> Condorcet,<em> di cui mi assumo interamente la responsabilit\u00e0 <\/em>(mp)]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">1.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La scuola \u00e8 in crisi, sembra. Se ne parla solo in negativo: aggressioni a docenti, bullismo, tetti che crollano; oppure, pi\u00f9 in generale, scarsi risultati degli studenti italiani, alti tassi di dispersione, bassi stipendi e bassa considerazione dei docenti. E cos\u00ec via. La percezione diffusa \u00e8 che la scuola italiana sia travolta da un declino irresistibile. Le due interpretazioni pi\u00f9 accreditate di questa crisi sono speculari: una \u00e8 \u201cnon c\u2019\u00e8 pi\u00f9 la scuola di una volta\u201d; la seconda \u00e8 \u201cla scuola \u00e8 sotto attacco\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima occupa facilmente i paginoni dei giornali, con editoriali di \u201cgrandi firme\u201d che ogni tanto, fuori dal loro campo di studi, decidono di parlare di istruzione, e di denunciare una scuola lassista, che promuove tutti, che non insegna pi\u00f9 l\u2019etica dello studio faticoso, dell\u2019impegno, della responsabilit\u00e0, che rammollisce le discipline nelle competenze e la disciplina nell\u2019indulgenza; e di condannare una politica scolastica che ha smantellato una scuola \u201cche funzionava\u201d, un modello liceale che aveva una grande tradizione. E ogni tanto scrivono un bell\u2019articolo sulla crisi del Liceo Classico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda si muove sul fronte opposto. \u00c8 di sinistra. Condanna gli attacchi che la scuola democratica e \u201cdella Costituzione\u201d subisce da almeno vent\u2019anni. La scuola viene caricata sempre pi\u00f9 di funzioni estranee al proprio compito. Le viene chiesto di adattarsi al mondo esterno, cio\u00e8 al mondo del lavoro e della produzione. Viene sempre pi\u00f9 invasa dalla logica \u201caziendalistica\u201d e manageriale. I docenti non devono pi\u00f9 formare persone ma consumatori. Gli studenti e le famiglie vengono considerati \u201cutenti\u201d. Le discipline e la cultura si perdono nel vago delle \u201ccompetenze\u201d, trasversali, funzionali al mercato, alla lotta sociale per l\u2019esistenza. Insomma, la scuola subisce, come tutta la societ\u00e0, l\u2019attacco del neoliberismo imperante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Su una cosa convergono le due letture: \u00e8 stata smantellata una \u201cscuola che funzionava\u201d. Per eccesso di \u201cdonmilanismo\u201d, da una parte, o per aver tradito don Milani, dall\u2019altra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">A tutto questo per\u00f2 si accompagna un\u2019esperienza straniante. Nelle scuole superiori (pi\u00f9 che mai oggetto di queste discussioni) tutto sembra essersi fermato. Entri in una classe, e si fanno sempre le stesse cose. Sempre gli stessi autori, sempre le stesse interrogazioni, sempre gli stessi compiti a casa. Sempre i banchi disposti in quel modo, la cattedra, il professore che spiega. Non proprio sempre, certo. Ma molto spesso, molto pi\u00f9 spesso di quanto si creda. Per\u00f2 in un contesto in cui niente di tutto questo regge pi\u00f9, in cui le energie degli studenti, ingabbiate, ostacolate, inceppano a loro volta il meccanismo. E quindi si litiga su tutto. I consigli di classe sono penosi regolamenti di conti, in cui si cerca di salvare una scuola che affonda, scaricando tutto sulla presunta incapacit\u00e0 degli studenti, delle famiglie, della societ\u00e0, del sistema, del capitalismo, del mondo moderno tutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa sta succedendo? Qualcosa di completamente diverso da quello che dicono quelle due interpretazioni della crisi. Entrambe partono da un errore di analisi, trascurano un dato fondamentale: la scolarizzazione di massa, in Italia, \u00e8 recentissima. Entrambe infatti parlano della scuola, e soprattutto dei problemi delle scuole superiori, come se la scolarizzazione di massa fosse stata raggiunta da tempo (negli anni settanta? negli anni ottanta?) e i problemi, pi\u00f9 recenti, non venissero da l\u00ec, ma da altro: l\u2019abbandono di sani modelli pedagogici del passato, o il cedimento alla logica del mercato. Non \u00e8 cos\u00ec. Il passaggio definitivo alla scuola di massa \u00e8 avvenuto negli anni duemila, non prima. Nell\u2019anno scolastico 1984-85 il tasso di scolarizzazione tra i 14 e i 18 anni era del 55,7%; nel 1990-91, era del 68,3%; nel 2001-02 raggiunge l\u201989,8%; solo l\u2019anno successivo supera il 90%, e dal 2013-14 a oggi siamo attestati al 93% (ISTAT, <em>Serie storiche. Tassi di scolarit\u00e0 per livello di istruzione, sesso e ripartizione geografica. Anni scolastici 1984\/85-2013\/14<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 questa la causa strutturale della trasformazione profonda che stiamo vivendo: solo in questi ultimi anni una grande quantit\u00e0 di ragazzi che prima stavano fuori dal sistema di istruzione ne sono diventati parte integrante. La scuola fa fatica ad accoglierli, fa fatica a gestire una dimensione di massa, perch\u00e9 nella secondaria superiore \u00e8 rimasta ancorata a strutture rigide e antiquate. Le difficolt\u00e0 emergono con i tratti noti: ragazzi svogliati, poco motivati allo studio, con scarsa preparazione di base; conflitti con loro e con le famiglie, difficolt\u00e0 e \u201ctenerli\u201d; risultati finali insoddisfacenti, che portano a \u201cregalare le sufficienze\u201d. Il sistema risponde segregando e escludendo: i casi pi\u00f9 difficili vengono scaricati \u201cverso il basso\u201d del sistema scolastico (leggi istituti, soprattutto professionali, o scuole di periferia); oppure ne vengono espulsi, con il picco della dispersione che si concentra nel primo biennio delle superiori, che, ricordiamolo, \u00e8 scuola dell\u2019obbligo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La scuola secondaria italiana, sia di primo che di secondo grado, si sta dimostrando inadeguata alla scolarizzazione di massa, o meglio al passaggio da questa, che \u00e8 una condizione oggettiva prodotta da forze sociali anonime, alla scuola democratica inclusiva, che dovrebbe essere l\u2019obbiettivo del sistema di istruzione in una democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Quali sono le strozzature che impediscono alla scuola italiana di rispondere a questa sfida? La prima si trova nella struttura dei cicli scolastici. Si tratta anzi di pi\u00f9 strozzature, non di una sola. Il percorso dello studente italiano \u00e8 segnato da alcuni \u201csalti\u201d che lo rendono via via pi\u00f9 selettivo. Il primo \u00e8 il passaggio dalla scuola primaria alla secondaria di primo grado (la scuola media): in tre mesi, nell\u2019estate dalla quinta elementare alla prima media, gli studenti italiani passano da un sistema concentrato sui saperi fondamentali e fortemente collegiale a un sistema in cui c\u2019\u00e8 gi\u00e0 una forte dispersione disciplinare, e in cui la programmazione procede per singole discipline, tendenzialmente isolate. Inoltre, si passa da una scuola in cui c\u2019\u00e8 spesso il tempo pieno a una in cui \u00e8 quasi inesistente; da un primato del lavoro in classe a un ruolo preponderante dei \u201ccompiti per casa\u201d; da un lavoro in classe prevalentemente attivo e individualizzato a un predominio dello schema \u201cspiegazione-verifica\u201d. Tutti questi passaggi avvengono troppo rapidamente, in un momento in cui sarebbe ancora necessario un approfondimento dei saperi fondamentali, e con una attenzione particolare al lavoro in aula. I risultati all\u2019uscita dalle medie confermano queste difficolt\u00e0: aumentano i tassi di bocciature, irrilevanti alla primaria (0,2%), arrivando alle medie quasi al 3%; aumentano i divari di apprendimento tra i gruppi sociali pi\u00f9 e meno svantaggiati, e tra gli italiani e gli stranieri; si accumulano i ritardi sulle competenze fondamentali. Questo quadro si aggrava nel salto successivo, cio\u00e8 nel passaggio alla secondaria di secondo grado, dalla scuola media alle scuole superiori. Qui si entra in un sistema altamente differenziato e pluridisciplinare: a quattordici anni i ragazzi devono scegliere tra indirizzi rigidi, dai quali \u00e8 difficile spostarsi senza alti costi; questi indirizzi hanno da subito forti connotazioni specialistiche, che definiscono percorsi molto lontani tra loro grazie alle \u201cmaterie di indirizzo\u201d; sono fondati su una gerarchia implicita ma ben nota a tutti, che va dai licei \u201cnobili\u201d (classico e scientifico) a quelli \u201cmeno nobili\u201d per chi \u201cstudia di meno\u201d (artistico, linguistico, scienze umane ecc.), agli istituti tecnici e professionali; in tutti, ma soprattutto nei licei, tende a dominare una didattica fondata sul primato dello \u201cstudio a casa\u201d e sullo schema \u201cspiegazione-verifica\u201d; in tutti c\u2019\u00e8 una corsa contro il tempo dettata dalla necessit\u00e0 di \u201cavere molti voti\u201d e di \u201cfare il programma\u201d. Tutto questo rende il sistema delle scuole superiori rigido e selettivo: come \u00e8 noto, i tassi di bocciature si concentrano nel biennio delle superiori, e cos\u00ec quelli di dispersione; la correlazione tra i due \u00e8 evidente. Sia i primi che i secondi sono molto pi\u00f9 alti negli istituti, soprattutto professionali, che nei licei, soprattutto \u201cnobili\u201d. Quindi le bocciature e la dispersione colpiscono in modo socialmente selettivo, senza piet\u00e0 verso il basso. Sappiamo infatti che negli istituti si concentra la popolazione scolastica proveniente dalle classi sociali pi\u00f9 svantaggiate e dalle famiglie di immigrati. Tra l\u2019altro, questo tipo di selezione sociale nella scelta delle scuole superiore \u00e8 prodotta consapevolmente dal sistema: il cosiddetto \u201corientamento\u201d all\u2019uscita delle scuole medie, infatti, \u00e8 viziato da un classismo ingenuo e spietato: nella maggior parte dei casi, a chi viene da ambienti sociali svantaggiati viene sconsigliato di \u201cfare il liceo\u201d, mentre chi viene da ambienti sociali o culturali avvantaggiati lo fa comunque, anche se non ne avrebbe le capacit\u00e0, perch\u00e9 spinto dal contesto di origine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo ormai \u00e8 un meccanismo insensato, che si sta imballando. All\u2019origine si trova l\u2019attaccamento a un ideale di scuola che non si ha il coraggio di abbandonare: il modello liceale. La scuola media unica \u00e8 nata estendendo la scuola media preesistente, che era finalizzata solo all\u2019accesso al liceo, a tutta l\u2019istruzione secondaria inferiore, per superare la canalizzazione precoce e realizzare l\u2019obbligo costituzionale fino a 14 anni. Facendo questo, la nuova scuola media \u00e8 stata, all\u2019inizio, una sorta di \u201cannacquamento\u201d del modello liceale da cui nasceva. Da questa origine abbiamo ereditato un impianto pluridisciplinare e microliceale di questo segmento. Inoltre, il primato del modello liceale preme, come \u00e8 ovvio, nella struttura delle scuole superiori: i licei \u201cnobili\u201d sono i modelli di riferimento da cui gli altri licei sono nati per sottrazione e aggiustamenti, mentre i due ordini di istituti servono, fin dall\u2019inizio, a sancire il dualismo tra canale dell\u2019istruzione generale e canale della formazione tecnico-professionale. Questo dualismo, nel nostro sistema, oggi non \u00e8 esplicito sul terreno normativo, ma continua a essere radicato nella percezione e nelle prassi sociali. Il primato del modello liceale \u00e8 anche quello che ostacola un ripensamento del periodo tra i 14 e i 16 anni, che andrebbe a discapito di quel modello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure, tutti i problemi richiamati sopra sono causati dalla transizione incompiuta della scuola media e dal salto del primo biennio delle superiori. La soluzione proposta da <em>Condorcet<\/em> \u00e8 una radicale riforma dei cicli. Non \u00e8 un caso che questa fosse stata oggetto di discussione subito dopo la riforma della scuola media: gi\u00e0 nel 1972 Marino Raicich aveva proposto un ciclo unico generale fino a 16 anni, seguito da una scuola superiore triennale (cfr. Monica Galfr\u00e8, <em>Tutti a scuola. L\u2019istruzione nell\u2019Italia del Novecento<\/em>, Roma, Carocci, 2017, pp. 257-258). Questa proposta, come molte altre, \u00e8 rimasta irrealizzata, fino alla riforma dei cicli Berlinguer del 2000, che \u00e8 diventata legge ma non \u00e8 mai stata applicata, per essere poi abrogata nel 2003. Cos\u00ec l\u2019Italia \u00e8 arrivata impreparata all\u2019appuntamento con la scuola di massa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La riforma dei cicli che serve \u00e8 proprio quella di un ciclo unificato, dai 6 ai 16 anni: un primo ciclo unico, che si concentri sui saperi fondamentali, cio\u00e8 sui quattro \u201cassi\u201d gi\u00e0 individuati dalla normativa vigente: linguistico, storico, matematico, scientifico. Questo ciclo iniziale potrebbe essere suddiviso in due sottocicli, uno dai 6 agli 11, e un altro dagli 11 ai 16; il primo dovrebbe servire ad acquisire le conoscenze di base, il secondo ad approfondire i quattro assi fondamentali. Quest\u2019ultimo non sarebbe come l\u2019attuale scuola media, perch\u00e9 non moltiplicherebbe inutilmente le discipline e terrebbe insieme il periodo della preadolescenza e della adolescenza. Il triennio successivo, dai 16 ai 19 anni, sarebbe invece diversificato per indirizzi, ma anche, in parte, per materie opzionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">3.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Una riforma dei cicli di questo genere permetterebbe di affrontare anche il problema delle bocciature. Attualmente, nel sistema scolastico italiano si boccia poco come media generale, ma si boccia molto se si guardano i dati disaggregati. Infatti, nelle scuole superiori il tasso di bocciature nei quattro anni (escludendo l\u2019anno finale dell\u2019Esame di Stato) \u00e8 del 9,2% (a. s. 2015-16); tuttavia, \u00e8 molto pi\u00f9 elevato nel primo anno del biennio (14%, sempre 2015-16) e, come detto, negli istituti tecnici e professionali (soprattutto in questi, ecco i dati, media dei primi quattro anni: licei 5,3%, tecnici 11,6%, professionale 14,3%, sempre a. s. 2015-16). Tuttavia, gli studi sulle bocciature, o meglio sulle ripetenze (la ripetizione di un intero anno di corso) hanno mostrato che esse sono didatticamente inefficaci e socialmente inique. Perch\u00e9 dunque continuare a sostenerne il costo? Tuttavia, abolirle senza modificare il sistema didattico potrebbe portare a renderlo totalmente inefficace. Nel quadro di una riforma dei cicli, si potrebbe pensare a una soluzione di questo genere: abolire le ripetenze, ma in modo progressivo a seconda del grado di scuola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 in dettaglio: nella scuola del primo ciclo, le ripetenze potrebbero essere abolite del tutto, contando sul fatto che, nel secondo sottociclo (11-16 anni), i tempi distesi di un lavoro concentrato sugli assi fondamentali dovrebbero rendere pi\u00f9 facile recuperare gli studenti che hanno difficolt\u00e0 di apprendimento. Oppure, potrebbero essere abolite senza residui nel primo sottociclo (6-11 anni), portando a norma l\u2019attuale situazione di fatto della primaria, mentre per il secondo sottociclo (11-16 anni) si potrebbe adottare gradualmente il sistema da adottare senz\u2019altro nel secondo ciclo, cio\u00e8 nel triennio finale (16-19 anni). Questo sistema dovrebbe essere fondato sulla abolizione delle ripetenze dell\u2019intero anno, sostituite da una sorta di \u201cbocciatura selettiva\u201d: lo studente che, alla fine di un anno scolastico, non ha raggiunto i livelli di apprendimento previsti in una materia, ripete l\u2019anno in quella materia, e non nelle altre; se vuole evitare questa ripetizione, pu\u00f2 fare un esame di recupero a settembre e rimettersi in pari. Questo sistema avrebbe il vantaggio di far saltare una serie di rigidit\u00e0 che rendono \u201cdrammatica\u201d la gestione delle valutazioni: se il docente sa che \u201cbocciare\u201d nella sua materia non significa \u201cfar perdere l\u2019anno\u201d, ma ripetere solo un anno di quella materia, pu\u00f2 dare i voti, a fine anno, pi\u00f9 serenamente, senza essere costretto a mercanteggiamenti o \u201cvoti di consiglio\u201d; se lo studente sa che, alla fine del ciclo, non gli viene dato un diploma onnicomprensivo, ma una certificazione dei diversi livelli di apprendimento raggiunti, sia lui che la famiglia sono pi\u00f9 responsabilizzati a non restare indietro. Allo stesso tempo, questo sistema di \u201cpercorsi differenziati\u201d pu\u00f2 adattarsi meglio ai tempi di apprendimento degli studenti, senza penalizzare loro e le famiglie costringendoli a ripetere il corso intero di un anno. Si possono prevedere delle forme di recupero, alla fine del percorso, delle singole materie in cui si \u00e8 rimasti eventualmente indietro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">4.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La riforma dei cicli e l\u2019abolizione delle ripetenze possono sembrare progetti troppo ambiziosi. Eppure, il dibattito sulla politica scolastica, da anni, \u00e8 viziato da una forte miopia: lo sguardo si attacca alle questioni contingenti, ci si limita solo al breve periodo. La crisi dell\u2019istruzione va affrontata invece andando alla radice delle strutture che l\u2019hanno generata. Per affrontare progetti cos\u00ec ambiziosi, la prima cosa da fare \u00e8 aprire un dibattito coraggioso, con l\u2019intento non di proporre in tempi brevi disegni di legge o applicazioni normative, ma di iniziare a <em>costruire un nuovo consenso<\/em>, una nuova <em>koin\u00e9<\/em> sulla scuola: ricostruire lentamente, dal basso, nell\u2019opinione pubblica, una visione generale. Questa visione per\u00f2 deve essere definita: non deve nutrirsi di parole d\u2019ordine vaghe, ma di progetti orientati, che si schierano per una proposta chiara, per quanto controversa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Dello stesso tipo sono gli altri terreni di intervento individuati da <em>Condorcet<\/em>. Anche qui si tratta di superare delle strozzature ereditate da tentativi di riforma mancati o realizzati male; anche qui si tratta di pensare a un sistema di istruzione pi\u00f9 aperto e flessibile rispetto a quello attuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno \u00e8 il problema della carriera dei docenti: ogni tentativo su questo terreno \u00e8 fallito, da anni, cos\u00ec come la via degli incentivi. Eppure, se il lavoro dei docenti deve essere di qualit\u00e0 non serve soltanto una formazione iniziale di alto profilo (cosa che si sta perdendo, per la scuola secondaria) e un reclutamento selettivo (anche qui, troppe sabbie mobili, troppi cambiamenti poco chiari in poco tempo), ma anche una prospettiva di miglioramento professionale: quello dell\u2019insegnante deve essere un lavoro qualificato e appetibile, in termini di riconoscimento sociale. Non pu\u00f2 quindi restare agganciato a un avanzamento stipendiale solo per anzianit\u00e0. \u00c8 possibile pensare a un profilo professionale in cui sono presenti pi\u00f9 carriere, pi\u00f9 livelli di professionalit\u00e0, a cui si accede per selezione, tramite titoli acquisiti anche attraverso una valutazione individuale del lavoro docente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro terreno \u00e8 quello dell\u2019autonomia scolastica. Questa, nell\u2019ordinamento italiano, compie venti anni. Tuttavia, la sua applicazione \u00e8 stata limitata e sempre pi\u00f9 distante dallo spirito originario: la pressione dell\u2019apparato burocratico sulle scuole e sui dirigenti \u00e8 diventata sempre maggiore, invece di diminuire; le responsabilit\u00e0 dei dirigenti scolastici sempre pi\u00f9 gravose, senza essere compensate da una reale possibilit\u00e0 di azione sulle risorse della scuola, sia finanziarie che di personale. Il problema non \u00e8 soltanto realizzare l\u2019autonomia, ma anche alleggerire le scuole da un carico burocratico che le opprime a tutti i livelli, penetrando nella vita quotidiana dei docenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, ma non per importanza, il difficile rapporto della scuola con il mondo del lavoro. Qui \u00e8 essenziale chiarirsi sui presupposti. Il sistema di istruzione deve rispondere, in generale, a tre esigenze: la formazione della persona, la formazione del cittadino, e la creazione di eque opportunit\u00e0 di realizzazione sociale. Questo vuol dire che non basta la formazione generale della persona per garantire a tutti i cittadini, per quanto possibile, un accesso equo al mercato del lavoro: per fare questo, da un certo momento del suo percorso (secondo ciclo) la scuola deve occuparsi anche di sviluppare le competenze che possono aprire pi\u00f9 possibilit\u00e0 professionali. Se non facesse questo, concentrandosi solo sulla formazione generale, colpirebbe proprio le classi meno avvantaggiate, che non dispongono del capitale sociale e culturale per accedere a posizioni sociali superiori. Che la scuola si occupi del rapporto con il mondo del lavoro non \u00e8 un tradimento della sua missione, ma la realizzazione di un imperativo democratico, sancito tra l\u2019altro dall\u2019art. 3 della nostra Costituzione. La riforma dei cicli proposta sopra, comunque, permetterebbe di stabilire il giusto rapporto tra l\u2019istruzione generale e la formazione \u201cindirizzata\u201d a competenze specifiche: la prima verrebbe rafforzata, istituendo una continuit\u00e0 fino a 16 anni, mentre la seconda potrebbe essere pensata in modo flessibile, nell\u2019ultimo triennio, anche per mezzo dell\u2019opzionalit\u00e0. Inoltre, il rapporto con il lavoro va concepito in modo del tutto nuovo: non si tratta pi\u00f9 di pensare a una istruzione e formazione che avviene solo nella prima parte della vita, a cui segua il lavoro senza istruzione e formazione. La formazione, intesa nel senso pi\u00f9 generale, deve essere permanente. La prima frontiera del rapporto tra scuola e lavoro \u00e8 quella dell\u2019istruzione degli adulti, settore in cui l\u2019Italia continua a rimanere gravemente indietro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">(Firenze, 22 marzo 2019)<\/p>\n<div id=\"downloadpdf\" style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/plugins\/post2pdf-converter\/post2pdf-converter-pdf-maker.php?id=35220\" rel=\"nofollow\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/plugins\/post2pdf-converter\/img\/pdf22.png?w=525\" alt=\"download as a pdf file\" width=\"22\" height=\"22\" \/> Crea un pdf di questo articolo<\/a><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35220\">http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35220<\/a><\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE\u00a0 (Mauro Piras) [Condorcet. (Ri)pensare la scuola \u00e8 un gruppo di docenti, dirigenti scolastici, esperti e appassionati di scuola che vuole rilanciare il dibattito sulla politica scolastica, liberandolo dalle secche in cui si \u00e8 incagliato negli ultimi anni. Vuole proporre una prospettiva di alto profilo, dalla quale discutere dei problemi pi\u00f9 generali dell\u2019istruzione. 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