{"id":50122,"date":"2019-03-27T09:00:27","date_gmt":"2019-03-27T08:00:27","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50122"},"modified":"2019-03-27T07:58:11","modified_gmt":"2019-03-27T06:58:11","slug":"rosa-luxemburg-interprete-del-nazionalismo-economico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50122","title":{"rendered":"Rosa Luxemburg interprete del nazionalismo economico"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>IL PONTE\u00a0(Luca Michelini)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium\" src=\"http:\/\/www.ilponterivista.com\/wp-content\/uploads\/GettyImages-78131247.jpg\" width=\"800\" height=\"400\" \/><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cadeva il 15 gennaio il centenario dell\u2019assassinio politico di Rosa Luxemburg, tra le pi\u00f9 importanti teoriche marxiste del primo Novecento, impegnata in politica su pi\u00f9 fronti nazionali (tedesco, polacco, russo). Fu una dirigente politica come oggi non ne esistono pi\u00f9: era allora tradizione che i programmi di azione venissero elaborati sulla base di un\u2019analisi delle tendenze della societ\u00e0 capitalista; non solo di quella nazionale, ma degli equilibri europei e mondiali. Era uno degli insegnamenti di Karl Marx, che aveva polemizzato contro i tentativi insurrezionali di Giuseppe Mazzini, la cui realizzazione astraeva ostinatamente dal contesto economico e sociale e si risolvevano in ripetute sconfitte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pi\u00f9 celebre polemica in cui si \u00e8 cimentata Luxemburg fu quella contro E. Bernstein, che voleva incanalare il movimento operaio verso una strategia riformatrice, abbandonando ogni proposito di rivoluzione. Fu tra le pi\u00f9 lucide nel sottolineare che sarebbero state le classi dominanti a tradire i principi liberal-democratici, quando le riforme ne avessero intaccato i privilegi economici. Il socialismo, che era l\u2019unica organizzazione di peso a difendere la democrazia borghese, era cio\u00e8 obbligato a non rinunciare ai propositi rivoluzionari, perch\u00e9 sarebbe stata la logica storica delle riforme a imporne la razionalit\u00e0, pena il disfacimento sociale e la nascita di sistemi autoritari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E di disfacimento sociale in effetti si tratt\u00f2 quando i riformisti tedeschi appoggiarono i crediti di guerra, dai quali scatur\u00ec il primo conflitto mondiale, che cambi\u00f2 il volto del mondo aprendo la stagione della violenza politica e dei totalitarismi. Per altro Luxemburg fu tra le prime a scorgere nella prassi del bolscevismo russo giunto al potere i prodromi di forme di autoritarismo. E fu vittima di una situazione politica dove le tendenze rivoluzionarie, separate dal grosso del movimento socialista, diedero l\u2019occasione alle forze della reazione di imporre la propria logica, perfino alla socialdemocrazia. Il fallimento della rivoluzione in Germania fu all\u2019origine di convulsioni sociali e politiche gravide di sciagure devastanti: perch\u00e9 rese realistica la politica del \u201csocialismo in un solo paese\u201d (in Russia) e perch\u00e9 la Germania si incanal\u00f2 verso il nazismo e il secondo conflitto mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra i pi\u00f9 acuti interpreti della Luxemburg si annovera Lelio Basso, che nel 1972, con Editori Riuniti, ne ha raccolto alcuni scritti. Si tratta di uno dei padri dell\u2019articolo 3 della Costituzione italiana. Rimuovere, con l\u2019azione pubblica, gli ostacoli di natura economica e sociale che impediscono l\u2019effettivo godimento dei diritti fondamentali dell\u2019uomo, non ha solo un intento etico: lo sviluppo del capitalismo va infatti imbrigliato con programmi di giustizia sociale (diritti sociali, redistribuzione della ricchezza e delle opportunit\u00e0, politica industriale e sociale), per evitare lo scatenarsi di conflitti che costituiscono le condizioni oggettive dell\u2019affermazione dei regimi autoritari e del fascismo. Solo un impasto di ingenuo idealismo e di dilettantismo, oggi, potrebbe negare che le crescenti diseguaglianze sociali sono all\u2019origine della rinascita di vocazioni \u201csovraniste\u201d. Solo l\u2019irresponsabilit\u00e0 potrebbe negare che il nazionalismo odierno nasce dal fallimento del riformismo, che poco ha fatto per contrastare la polarizzazione sociale, mentre si \u00e8 affidato ciecamente a una visione esclusivamente ottimistica della globalizzazione, aderendo a gran parte delle dottrine neoliberiste. Solo il fallimento dell\u2019Europa politica e sociale pu\u00f2 spiegare la rinascita della conflittualit\u00e0 tra Stati all\u2019interno della stessa Europa. Solo la pi\u00f9 completa mancanza di memoria storica pu\u00f2 ritenere paradossale che il nazionalismo venga incontro, a modo suo, alle aspirazioni sociali che un tempo erano rappresentate dalla sinistra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il destino delle menti pi\u00f9 lucide \u00e8 segnato, come la storia insegna: imprigionata e alla fine assassinata, Luxemburg ebbe il tempo di scrivere un\u2019opera a tutt\u2019oggi fondamentale,\u00a0L\u2019accumulazione del capitale, tradotta in Italia nel 1960 da Einaudi. \u00c8 un classico del pensiero socialista, che si contraddistingue per tre aspetti: come critica di alcune parti della teoria economica di Marx, come svolgimento di alcune sue linee di pensiero, infine come interpretazione del nazionalismo economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il libro argomenta come la realizzazione del profitto soffra di un limite intrinseco, di cui Marx non si sarebbe accorto: la carenza di domanda pagante. Per questo motivo il capitale ha bisogno della continua conquista di nuovi mercati, utilizzando ogni strumento di cui lo Stato \u00e8 capace. La globalizzazione dei mercati \u00e8 dunque una necessit\u00e0 inderogabile e pu\u00f2 avvenire in forme diverse, a seconda dei contesti storici: conquiste coloniali, politiche imperiali, creazioni di grandi \u201cspazi economici\u201d, conflitti tra Stati capitalistici per il dominio del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il commercio estero, le politiche fiscali, il debito privato e pubblico, il protezionismo, il capitalismo bancario e finanziario, il militarismo, la guerra: sono altrettanti strumenti che il capitale utilizza per creare o conquistare i mercati che sono indispensabili alla sua sopravvivenza. Vengono considerati permanenti i meccanismi che Marx sintetizza con l\u2019espressione \u201caccumulazione originaria\u201d: espropriazione violenta delle risorse naturali (terra anzitutto) e loro mercificazione; creazione del moderno proletariato, che deve essere libero di circolare; rovina delle forme non borghesi di propriet\u00e0, di organizzazioni sociali e statuali; diffusione della propriet\u00e0 privata, che ciclicamente \u00e8 sottoposta a processi di concentrazione dagli immensi costi sociali. Il capitalismo vive grazie alla distruzione di forme di societ\u00e0 non capitalistiche e scatena inevitabili conflitti intercapitalistici. Luxemburg passa in rassegna la storia della politica imperiale dei paesi dominanti in Algeria, India, Egitto, Turchia, ma anche i processi di sviluppo capitalistico interni ai paesi pi\u00f9 sviluppati, come gli Stati Uniti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta di un\u2019analisi che critica alla radice alcune pretese della scienza economica. L\u2019assenza di crisi economiche, il libero scambio, il pacifismo commerciale, la crescita armoniosa di tutti i partecipanti allo scambio di mercato, lo Stato minimo, l\u2019opposizione tra Stato e mercato, la distinzione tra politica ed economia, la differenza tra legalit\u00e0 e illegalit\u00e0, tra forza e violenza, tra morale e immorale, il compromesso tra crescita, disuguaglianza e uscita dalla povert\u00e0: si tratta di precari stati di equilibrio destinati a essere continuamenti superati, sono altrettante forme di utopia, nel peggiore dei casi sono dei paraventi ideologici che non permettono di cogliere le pi\u00f9 intime e inderogabili leggi di sviluppo del capitalismo e che nascondono le reali poste in gioco della concorrenza. Lo Stato gioca un ruolo imprescindibile non solo nella nascita, ma anche nello sviluppo del capitalismo. La politica fiscale \u00e8 uno strumento indispensabile alla mercificazione di ogni aspetto della vita sociale e naturale; \u00e8 la creazione della propriet\u00e0 privata che crea il proletariato e la mercificazione delle risorse; \u00e8 la nascita dell\u2019economia monetaria e del commercio e poi l\u2019indebitamento privato a creare le distinzioni di classe e a generarne le lotte; \u00e8 l\u2019indebitamento pubblico a marcare la gerarchia e a far sorgere il conflitto tra Stati. La politica di potenza e la guerra sono fenomeni connaturati al capitalismo. La crisi non \u00e8 un accidente dello sviluppo capitalistico, ma il suo stato normale, perch\u00e9 ristabilisce le distinzioni di classe e la gerarchia tra Stati. In effetti non esiste il capitalismo, esistono i\u00a0capitalismi nazionali. Il nazionalismo \u00e8 la logica dell\u2019accumulazione capitalistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 un punto di vista che, perfino per gli ottimisti, vale la pena di prendere in considerazione: per comprendere le forze reali sottese al montante nazionalismo; e come antidoto all\u2019utopismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal crollo del Muro di Berlino l\u2019ideologia e i programmi di governo del neoliberismo sono diventati egemoni, anche tra gli eredi politici del movimento dei lavoratori. Privatizzazioni, liberalizzazione del mercato del lavoro, adesione all\u2019europeismo antisociale, finanziarizzazione dell\u2019economia, abbandono della politica industriale, sottovalutazione dei conflitti d\u2019interesse, sono stati i cardini di questo epocale cambiamento culturale e programmatico, che si \u00e8 accavallato alla crisi economica mondiale del 2007-2008, alla rinascita dei conflitti statali anche all\u2019interno dell\u2019Europa (per esempio tra Francia e Italia, le politiche di austerit\u00e0 imposte ad alcuni paesi come la Grecia e l\u2019Italia), all\u2019allargamento a Est del sistema capitalistico e dell\u2019alleanza militare della Nato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo contesto economico e geopolitico caratterizzato da crescenti diseguaglianze sociali e statuali, i partiti progressisti, quando non hanno abbracciato in toto l\u2019ideologia neoliberista, hanno tentato di trovare un riferimento culturale nel tema egualitario. Pochi sono gli autori e i libri che oggi potrebbero svolgere la funzione di un testo come quello della Luxemburg. Forse questo ruolo lo ha svolto\u00a0Destra e sinistra\u00a0di Norberto Bobbio (Roma, Donzelli). Perfino in alcuni degli autori italiani della stagione \u201cblairiana\u201d, cio\u00e8 neoliberista, del riformismo, ritroviamo alcuni cenni al tema egualitario, almeno quello dell\u2019eguaglianza dei punti di partenza (si veda L. Michelini,\u00a0La fine del liberismo di sinistra, Fienze, Il Ponte Editore, 2008). Non \u00e8 l\u2019occasione di ricordare come tra i propositi e la politica economica concreta ci sia stato uno iato davvero notevole, tanto che il tema egualitario ha finito per costituire il programma delle ultime roccaforti della sinistra considerata pi\u00f9 radicale (si veda L. Ferrajoli,\u00a0Manifesto per l\u2019eguaglianza, Roma-Bari, Laterza, 2018). Vorrei, invece, sottolineare il fatto che nel marxismo la tematica egualitaria\u00a0non\u00a0ha una rilevanza centrale. Perch\u00e9 Marx o Luxemburg\u00a0non\u00a0fanno\u00a0dell\u2019egualitarismo il centro\u00a0del proprio ragionamento critico sul capitalismo e dei propri programmi economici e sociali? Cosa distanzia Marx\/Luxemburg da un autore come F. Buonarroti, tra i padri intellettuali del Risorgimento italiano, tra i cospiratori che, caduto Robespierre, diedero vita allaCongiura degli eguali, infine il fondatore del comunismo con il suo classico testo\u00a0Conspiration pour l\u2019\u00e9galit\u00e9\u00a0(1828)?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi \u00e8 davvero difficile comprendere il punto di vista marxiano o luxemburghiano. \u00c8 difficile perch\u00e9 le esperienze di socialismo e di comunismo realizzato (alcune ancor oggi in vita: Cina e Cuba) sono economie di mercato o addirittura sistemi economici che taluni studiosi definiscono \u201ccapitalismo di Stato\u201d. \u00c8 difficile perch\u00e9 la vita occidentale \u00e8 radicalmente pervasa dal mercato e dalle leggi del profitto. \u00c8 difficile perch\u00e9 le esperienze socialiste sembrano ripercorrere a tappe forzate, grazie allo Stato saldamente controllato dal partito comunista, le tappe dello sviluppo capitalistico: oggi \u00e8 estremamente difficile pensare che scopo del socialismo sia il superamento non solo del capitalismo, ma anche del mercato. \u00c8 quasi impossibile immaginare che siano esistite e possano esistere societ\u00e0 non capitalistiche.\u00a0L\u2019accumulazione del capitale\u00a0ci ricorda che invece \u00e8 stato e sar\u00e0 possibile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per il marxismo lo scopo finale non \u00e8 quello di costruire una repubblica fondata sull\u2019eguaglianza politica, economica e sociale, come pure gli economisti antisocialisti hanno ossessivamente imputato al movimento socialista di voler fare. La diseguaglianza che conta non \u00e8 tanto quella di reddito e di ricchezza, ma quella economico-sociale, che le genera. La diseguaglianza fondamentale \u00e8 quella della divisione in classi della societ\u00e0. Una divisione in classi che non \u00e8 affatto Marx a inventarsi, ma che viene teorizzata e analizzata dai classici del pensiero liberale, come Smith, Ricardo, Sismondi, J.S. Mill. E che la divisione in classi generasse lotta, lotta di classe, ancora una volta non \u00e8 Marx a inventarlo, ma i pensatori prima citati e il pensiero politico della borghesia rivoluzionaria francese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se il capitalismo \u00e8 una nuova forma, se pur la pi\u00f9 avanzata, di sfruttamento del lavoro, l\u2019obiettivo del socialismo \u00e8 il superamento dello sfruttamento. Se la preistoria dell\u2019umanit\u00e0 \u00e8 stata lotta di classi, la storia, cio\u00e8 quella che il filosofo marxista Antonio Labriola definiva \u201cil governo tecnico e pedagogico dell\u2019intelligenza\u201d, comincer\u00e0 con il socialismo. L\u2019obiettivo non \u00e8 tanto quello di avere alti salari e uno stato sociale, che comunque sono fondamentali: come fondamentale \u00e8 l\u2019articolo 3 della Costituzione italiana. L\u2019obiettivo \u00e8 di superare il salariato come forma di remunerazione del lavoro. La teoria del valore di Marx non individua affatto una sorta di ideal-tipo a cui la societ\u00e0 del futuro dovr\u00e0 attenersi, come volevano Proudhon e i socialisti ricardiani, che come ideale avevano il socialismo di mercato. La teoria del valore di Marx disegna i contorni di una societ\u00e0 fondata sullo sfruttamento e dunque si tratta di instaurare una societ\u00e0 che deve superare la legge del valore descritta nel\u00a0Capitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Utopia? Nelle pagine di Marx e della Luxemburg \u00e8 vivissima la testimonianza di come mercato e capitalismo sono solo un modo particolare di produrre e di distribuire la ricchezza e che il mondo \u00e8 vissuto su modi di produzione del tutto diversi. Sono\u00a0testimoni\u00a0della distruzione di questo mondo e del disastro sociale che questa distruzione ha portato: nel mondo occidentale, come nei paesi destinati a diventarne colonie o periferie imperiali. Al tempo stesso, essi hanno avuto anche la forza di non rimpiangere il tempo passato, come invece aveva fatto Sismondi, un autore che Luxemburg valorizza nel proprio libro, perch\u00e9 tra i primi a mettere in luce il problema della carenza di domanda pagante e a mettere al centro del discorso politico il proletariato. Non hanno avuto rimpianti, perch\u00e9 hanno colto con estremo rigore anche gli aspetti\u00a0positivi\u00a0del mercato e del capitalismo: cio\u00e8 l\u2019immensa capacit\u00e0 di aumentare le forze produttive del lavoro e di creare nuovi,\u00a0potenziali\u00a0spazi di libert\u00e0 umana. Per Marx e i marxisti il problema della scarsit\u00e0 \u00e8 stato\u00a0tecnicamente\u00a0risolto grazie al capitalismo: il problema della scarsit\u00e0 (di reddito, di risorse, di opportunit\u00e0, di ricchezza) diventa un problema\u00a0esclusivamente socialegrazie al capitalismo; che dunque ha fatto il proprio tempo e, in un modo o nell\u2019altro che solo il concreto divenire potr\u00e0 definire, ma sicuramente opponendo una resistenza violenta e tremenda, verr\u00e0 superato nel socialismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Utopia, si dir\u00e0. Oggi appare tale. Domanda e offerta di lavoro appaiono per davvero leggi di natura, talmente cogenti da dover regolare persino la produzione della conoscenza. Eppure i progressi della tecnica sono andati ben pi\u00f9 avanti che ai tempi di Marx e di Luxemburg. Perch\u00e9, allora, non rendersi finalmente conto che utopistica \u00e8 la realizzazione del pacifico mondo del liberismo, come gi\u00e0 indicava Luxemburg? Furono necessari lo sconvolgimento della Prima guerra mondiale e della Rivoluzione bolscevica perch\u00e9 il giovane Antonio Gramsci acquisisse definitivamente la consapevolezza che il liberismo era un\u2019utopia: possibile non salire sulle spalle dei giganti?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conforta sapere che un altro autore, per altro liberale, che pose al centro della propria riflessione l\u2019insufficienza di domanda pagante, alludo a J.M. Keynes, addirittura nel bel mezzo della Grande crisi degli anni trenta ebbe il coraggio di proporre il tema della scomparsa del problema della scarsit\u00e0. Ed era stato sempre Keynes, a met\u00e0 anni venti (di cui si veda, con prefazione di G. Lunghini e L. Cavallaro,\u00a0Laissez-faire e comunismo), a ricordare che solo nei paesi pi\u00f9 ricchi sarebbe valsa la pena tentare esperimenti di superamento del capitalismo, perch\u00e9 solo in essi vi erano le condizioni oggettive per farlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Utopia, in effetti. Abbandonati la lettera e lo spirito della Costituzione; abbandonati i propositi di economia regolata del migliore europeismo, quello del\u00a0Manifesto di Ventotene; dilagati in tutta Europa i principi del liberismo: siamo oggi arrivati, probabilmente, a un punto di svolta, perch\u00e9 il nazionalismo economico ha l\u2019occasione di una grande vittoria elettorale nel cuore dell\u2019Europa. E si riaffaccia la possibilit\u00e0 moralmente inaccettabile che solo per la guerra l\u2019umanit\u00e0 sia in grado di mobilitare una quantit\u00e0 davvero immensa di forze ideali e produttive.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2019\/03\/22\/rosa-luxemburg-interprete-del-nazionalismo-economico\/\">https:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2019\/03\/22\/rosa-luxemburg-interprete-del-nazionalismo-economico\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL PONTE\u00a0(Luca Michelini) \u00a0 Cadeva il 15 gennaio il centenario dell\u2019assassinio politico di Rosa Luxemburg, tra le pi\u00f9 importanti teoriche marxiste del primo Novecento, impegnata in politica su pi\u00f9 fronti nazionali (tedesco, polacco, russo). Fu una dirigente politica come oggi non ne esistono pi\u00f9: era allora tradizione che i programmi di azione venissero elaborati sulla base di un\u2019analisi delle tendenze della societ\u00e0 capitalista; non solo di quella nazionale, ma degli equilibri europei e mondiali.&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":89,"featured_media":17739,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/IL-PONTE-e1474101326963.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-d2q","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/50122"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/89"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=50122"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/50122\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":50156,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/50122\/revisions\/50156"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17739"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=50122"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=50122"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=50122"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}