{"id":50125,"date":"2019-03-27T10:45:28","date_gmt":"2019-03-27T09:45:28","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50125"},"modified":"2019-03-27T08:03:38","modified_gmt":"2019-03-27T07:03:38","slug":"proprieta-pubblica-e-privata-tra-costituzione-e-trattati-europei","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50125","title":{"rendered":"Propriet\u00e0 pubblica e privata tra Costituzione e trattati europei"},"content":{"rendered":"<p>di<strong> SINISTRA IN RETE (Vladimiro Giacch\u00e8)<\/strong><\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image\" src=\"http:\/\/www.patriaecostituzione.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/costituzione-diritti.jpg\" alt=\"\" width=\"1073\" height=\"559\" \/><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Pubblichiamo l\u2019intervento di Vladimiro Giacch\u00e8 all\u2019incontro \u201cUnione Europea, Costituzione e diritti di propriet\u00e0\u201d tenutosi a Roma il 23 febbraio 2019, promosso dalle associazioni\u00a0Patria e Costituzione\u00a0e\u00a0Attuare la Costituzione<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1. Propriet\u00e0 pubblica e privata: l\u2019economia mista prevista dalla nostra Costituzione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nostra Costituzione dedica alcuni dei suoi articoli pi\u00f9 importanti alle diverse forme di propriet\u00e0: si tratta degli articoli 41-43, 45-47, centrali tra gli articoli dedicati ai \u201cRapporti economici\u201d (artt. 35-47). Rileggiamoli:<\/p>\n<blockquote><p>Art. 41.<\/p>\n<p>L\u2019iniziativa economica privata \u00e8 libera.<\/p>\n<p>Non pu\u00f2 svolgersi in contrasto con l\u2019utilit\u00e0 sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libert\u00e0, alla dignit\u00e0 umana.<\/p>\n<p>La legge determina i programmi e i controlli opportuni perch\u00e9 l\u2019attivit\u00e0 economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.<\/p>\n<p>Art. 42.<\/p>\n<p>La propriet\u00e0 \u00e8 pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati. La propriet\u00e0 privata \u00e8 riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.<\/p>\n<p>La propriet\u00e0 privata pu\u00f2 essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d\u2019interesse generale.<\/p>\n<p>La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredit\u00e0.<\/p>\n<p>Art. 43.<\/p>\n<p>A fini di utilit\u00e0 generale la legge pu\u00f2 riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunit\u00e0 di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le norme dell\u2019Unione Bancaria europea che prevedono il sostanziale divieto di salvataggio pubblico delle banche in crisi sono in contraddizione con questo articolo.<\/p>\n<blockquote><p>Art. 45.<\/p>\n<p>La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualit\u00e0 e senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l\u2019incremento con i mezzi pi\u00f9 idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalit\u00e0.<\/p>\n<p>La legge provvede alla tutela e allo sviluppo dell\u2019artigianato.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Recentemente \u00e8 stata posta in dubbio la compatibilit\u00e0 della Legge 49\/2016, che ha imposto alle BCC la trasformazione in 2 Gruppi bancari cooperativi retti da altrettante holding (non pi\u00f9 in forma di cooperativa ma di societ\u00e0 per azioni), con questo articolo della Costituzione.<\/p>\n<blockquote><p>Art. 46.<\/p>\n<p>Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende.<\/p>\n<p>Art. 47.<\/p>\n<p>La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l\u2019esercizio del credito.<\/p>\n<p>Favorisce l\u2019accesso del risparmio popolare alla propriet\u00e0 dell\u2019abitazione, alla propriet\u00e0 diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">La stessa regolamentazione europea gi\u00e0 ricordata ha violato anche questo articolo, introducendo il principio che in caso di dissesto bancario a pagare siano non soltanto gli azionisti, ma anche gli obbligazionisti e addirittura gli stessi correntisti bancari (per la parte dei depositi eccedenti la soglia di 100 mila euro) \u2013 e quindi rendendo non pi\u00f9 tutelato il risparmio impiegato in queste forme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi articoli evidenziano il carattere di economia mista che secondo i padri costituenti doveva improntare di s\u00e9 l\u2019economia italiana, grazie alla compresenza di diverse forme di propriet\u00e0. A sua volta questa configurazione economica della societ\u00e0 \u00e8 parte integrante di quei \u201cRapporti economici\u201d inseriti nella parte I della Costituzione, che hanno la finalit\u00e0 di realizzare i valori e i diritti indicati nei \u201cPrincipi fondamentali\u201d esposti nei primi 12 articoli della Costituzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui rilevano in particolare gli articoli 3 e 4, tra loro connessi:<\/p>\n<blockquote><p>Art. 3<\/p>\n<p>Tutti i cittadini hanno pari dignit\u00e0 sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche e sociali.<\/p>\n<p>\u00c8 compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libert\u00e0 e l\u2019eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l\u2019effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all\u2019organizzazione politica, economica e sociale del Paese.<\/p>\n<p>Art. 4<\/p>\n<p>La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto effettivo questo diritto.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di \u201cbeni comuni\u201d la Costituzione non parla. Negli artt. 41 e sgg. ricorrono per\u00f2 pi\u00f9 volte formulazioni quali: \u201cutilit\u00e0 sociale\u201d, \u201cfini sociali\u201d, \u201cinteresse generale\u201d, \u201cutilit\u00e0 generale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I contenuti della Costituzione della Repubblica Italiana riguardo alla propriet\u00e0 si inseriscono in un contesto storico in cui il disastro della crisi del 1929 e poi la guerra avevano ingenerato un motivato scetticismo nei confronti dei monopoli privati e del mercato senza regole caro ai liberisti \u2013 ma potremmo dire, pi\u00f9 in generale, nei confronti dell\u2019\u201canarchia della produzione\u201d capitalistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec troviamo la richiesta di nazionalizzazioni addirittura nel primo programma della CSU tedesca; e ancora nel 1948, a guerra fredda gi\u00e0 iniziata, Albert Lauterbach, professore alla Columbia University di New York, nel suo\u00a0Economic security and individual freedom, un testo che ebbe notevole circolazione e fu tradotto anche in lingua italiana, poteva scrivere: \u201cse c\u2019\u00e8 una lezione da trarre dai disastrosi avvenimenti del decennio che va dal 1930 al 1940, \u00e8 che il caos economico ha effetti letali sulla libert\u00e0 e sulla pace\u2026 Fu l\u2019insicurezza economica, pi\u00f9 di ogni altra causa, a provocare dopo il 1929 il passaggio della Germania ad un regime di carattere totalitario, volto all\u2019aggressione militare\u201d (Lauterbach 1948: 18-19).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le economie miste, non solo in Italia, furono una conseguenza di questa consapevolezza. In diversi paesi si introdusse una pianificazione indicativa (contrapposta alla pianificazione direttiva, o di comando, caratteristica dei paesi a economia pianificata). In Francia nel 1946 fu introdotto il Commissariato al piano e lanciato il primo piano (che indicava obiettivi di produzione in agricoltura, trasporti, energia, acciaio, macchine per l\u2019agricoltura e materiali di costruzione, dal 1949 anche per alcuni prodotti chimici; seguirono pi\u00f9 ampi piani quadriennali: 1954-7, 1958-61 ecc. [vedi Wilson 1964: 36]).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Giappone fu istituita un\u2019Agenzia per la pianificazione economica, lo stesso avvenne in Olanda e Norvegia. In Italia, come pure in Belgio, Regno Unito e Danimarca, ci\u00f2 avvenne pi\u00f9 tardi: da noi, come noto, nella forma della \u201cprogrammazione economica\u201d tentata (ma con limitati risultati) dai governi di centrosinistra (Archibugi 2009: 27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2. Il Trattato di Roma e le forme di propriet\u00e0: un\u2019indifferenza solo apparente<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qual \u00e8 la posizione dei Trattati Europei riguardo alle forme di propriet\u00e0? Inizialmente indifferente: cos\u00ec il Trattato di Roma (1957). In realt\u00e0, dietro questa indifferenza, \u00e8 facile scorgere nelle discussioni di quegli anni posizioni diverse e in conflitto: da un lato la posizione della Francia (pianificazione indicativa), dall\u2019altro quella della Germania (ordoliberismo). Un dibattito svoltosi nel 1963 presso la List Gesellschaft di Francoforte, trascritto e pubblicato nel volume\u00a0Planung ohne Planwirtschaft,\u00a0d\u00e0 conto di questo scontro (Plitzko 1964). All\u2019origine di questo dibattito, il memorandum pubblicato il 24 ottobre 1962 Commissione della Comunit\u00e0 Economica Europea (come si chiamava allora l\u2019attuale Commissione Europea), che conteneva tra l\u2019altro previsioni economiche a lungo termine e una sorta di \u201cprogrammazione\u201d indicativa dello sviluppo economico nei paesi della Comunit\u00e0. Questa sola proposta suscit\u00f2 grande scandalo in Germania: non mancarono le accuse di \u201cdirigismo\u201d, e lo stesso Ludwig Erhard, ministro dell\u2019economia e poi cancelliere, verg\u00f2 un articolo, pubblicato il 21 dicembre 1962 dallo \u201cHandelsblatt\u201d, in cui stigmatizz\u00f2 questa \u201ctendenza verso idee di economia pianificata\u201d (cit. in Plitzko 1964: V).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al dibattito presso la List Gesellschaft presero parte figure di spicco della Commissione, a cominciare dal suo primo presidente, il tedesco Walter Hallstein, autore di un intervento di notevole rilievo. Lo Hallstein del 1963 \u00e8 proprio lo stesso giurista che, da membro di spicco dell\u2019associazione dei giuristi nazisti, in un discorso tenuto a Rostock il 23 gennaio 1939 aveva manifestato la propria adesione entusiastica alla politica di conquista di Hitler.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A distanza di quasi un quarto di secolo, il ragionamento di Hallstein \u00e8 ora meno diretto e a tratti involuto, ma assolutamente conseguente. Il suo tema \u00e8 il rapporto tra i compiti della Commissione e quelli degli Stati. Questa la giustificazione dell\u2019operato della Commissione offerta da Hallstein: \u201cLa comunit\u00e0 [europea] si \u00e8 confrontata e si confronta in diversi modi \u2013 nel suo compito, ritengo non controverso, di difendere le nuove libert\u00e0 che apporta eliminando la vecchia angustia nazionale della politica economica \u2013 con la presenza dello Stato e con il suo intervento\u201d nella vita economica (Plitzko 1964: 11-12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il \u201cfilo conduttore\u201d di questo confronto, osserva Hallstein, \u00e8 \u201clo scopo strategico della comunit\u00e0 economica europea\u201d, ossia \u201cl\u2019unificazione\u00a0(Zusammenf\u00fcgung)\u00a0delle economie nazionali; non soltanto la creazione di un mercato comune, ma nientemeno che la fusione\u00a0(Fusion)\u00a0di queste economie nazionali. Il nostro compito pertanto deve essere quello di rendere compatibili tra loro gli interventi [sull\u2019economia] che troviamo a livello nazionale, di coordinarli tra loro, forse di fonderli\u00a0(verschmelzen)\u00a0tra loro, cos\u00ec da far s\u00ec che l\u2019isolamento\u00a0(Isolierung)\u00a0di partenza delle economie nazionali ceda il passo quantomeno alla possibilit\u00e0, alla\u00a0chance\u00a0di una economia unica\u00a0(Gesamtwirtschaft).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo significa pi\u00f9 precisamente \u2013 dal momento che la nostra comunit\u00e0 economica europea \u00e8 in sostanza, come ognuno sa, un\u2019unione doganale \u2013 che dobbiamo impedire che la costruzione di questa unione doganale sia vanificata e aggirata dall\u2019innalzamento\u2026 di altre barriere, finalizzate a rendere reversibili gli effetti dell\u2019eliminazione delle barriere ai commerci rappresentate dai dazi.\u201d (Plitzko 1964: 12).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quest\u2019ottica, la Comunit\u00e0 ha un compito difensivo, reattivo: non interviene nella vita economica, ma reagisce all\u2019intervento degli Stati in essa. Ma a fianco di questo compito difensivo della Comunit\u00e0, prosegue Hallstein, c\u2019\u00e8 quello \u201cpositivo, costruttivo. Esso \u00e8 rappresentato dalla creazione di un ordine economico della comunit\u00e0 stessa \u2013 naturalmente un ordine basato sulla concorrenza; perch\u00e9 anche questo pu\u00f2 essere dato per scontato: la filosofia\u2026 del trattato di Roma \u00e8 in tutto e per tutto quella dell\u2019economia di mercato\u201d (Plitzko 1964: 13). \u00c8 precisamente su questa base che si sviluppa il confronto della Commissione con gli interventi degli Stati membri nell\u2019economia: \u201cil nostro aiuto all\u2019economia consiste nel favorire la concorrenza\u201d (Plitzko 1964: 16).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In queste parole emerge con chiarezza come l\u2019indifferenza dei Trattati di Roma nei confronti delle forme di propriet\u00e0 sia soltanto apparente, e come gi\u00e0 su quella base fosse inevitabile pervenire a un approccio inequivocabilmente a favore della centralit\u00e0 del mercato e della concorrenza tra societ\u00e0 private e contro ogni orientamento pubblico dell\u2019attivit\u00e0 economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>3. Le evoluzioni successive dei Trattati europei e lo smantellamento dell\u2019industria pubblica in Italia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pieno dispiegamento di questi presupposti ovviamente richiese molto tempo. Il quadro normativo conobbe una significativa evoluzione nel corso degli anni, accompagnando le tappe di sviluppo dalla Comunit\u00e0 Economica Europea a quella che dopo Maastricht chiamiamo Unione Europea. Queste tappe sono in sintesi: l\u2019unione doganale, il mercato comune, il mercato unico, la moneta unica e infine l\u2019unione bancaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I due passaggi chiave sono rappresentati dall\u2019Atto Unico Europeo (1986) con il completamento del mercato unico, e poi dal Trattato di Maastricht (1992) con la moneta unica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi due passaggi si collocano nel pieno del trionfo del neoliberismo: quando l\u2019Atto Unico Europeo viene stipulato, Margaret Thatcher e Ronald Reagan sono al potere, in Francia un Mitterrand indebolito \u00e8 costretto alla coabitazione con Chirac, in Germania \u00e8 saldamente al potere Helmut Kohl, mentre il blocco sovietico \u00e8 gi\u00e0 entrato nella sua crisi terminale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si firma il Trattato di Maastricht la bandiera rossa \u00e8 stata ammainata dal Cremlino da meno di due mesi, e l\u2019ondata neoliberista sta vivendo il suo momento di pi\u00f9 incontrastata egemonia. Quell\u2019\u201ceconomia sociale di mercato\u201d che ai tempi del Trattato di Roma era nulla pi\u00f9 che l\u2019etichetta appiccicata, per motivi di marketing politico interno, al solo ordoliberismo tedesco, \u00e8 ora inserita esplicitamente nei Trattati; non solo: quasi a voler stemperare ulteriormente il significato dell\u2019aggettivo \u201csociale\u201d, il legislatore europeo ravvisa la necessit\u00e0 di aggiungere a quest\u2019espressione la caratterizzazione di \u201cfortemente competitiva\u201d (vedi Trattato sull\u2019Unione Europea, art. 3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viene meno, insomma, la cautela che ancora negli anni Sessanta caratterizzava la CEE, e che Alfred M\u00fcller-Armack caratterizzava con queste parole: \u201cnella stesura del Trattato di Roma abbiamo consapevolmente evitato di mettere per iscritto una specifica concezione dell\u2019ordine economico\u201d (Plitzko 1964: 40). Anche M\u00fcller-Armack, come Hallstein, era stato membro del partito nazista, nonch\u00e9 autore nel 1933 di un libro in lode della politica economica di Hitler, cosa che non gli imped\u00ec di diventare nel dopoguerra prima stretto collaboratore di Ludwig Erhard nel ministero dell\u2019economia tedesco occidentale, poi sottosegretario per gli affari europei. In questa sede per\u00f2 non ci interessano principalmente questi aspetti della sua biografia, bens\u00ec le conseguenze della cautela da lui ora teorizzata. Precisamente tale cautela consent\u00ec all\u2019olandese Jan Tinbergen, nell\u2019ambito dello stesso colloquio francofortese, di formulare un elogio dell\u2019economia mista, da lui considerata \u201cil sistema migliore\u201d (ivi: 238).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei primi anni Novanta il contesto storico \u00e8 completamente diverso, e caratterizzato dal\u00a0rollback\u00a0della propriet\u00e0 pubblica \u2013 sia pure con differenze rimarchevoli da Stato a Stato, e con il nostro in prima fila.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello stesso colloquio gi\u00e0 pi\u00f9 volte citato, bench\u00e9 il\u00a0leitmotiv\u00a0sia rappresentato dalla dialettica tra pianificazione indicativa alla francese e ordoliberismo tedesco (o economia sociale di mercato che dir si voglia), a un certo punto si accenna alla particolarit\u00e0 della situazione italiana. Ne fa menzione Erwin von Beckerath, presidente del Comitato di consulenza scientifica del Consiglio economico presso il Ministero dell\u2019economia tedesco federale, buon conoscitore dell\u2019Italia e gi\u00e0 grande ammiratore del fascismo: egli osserva infatti che in Italia le nazionalizzazioni di parte importante dell\u2019industria e dell\u2019intero sistema bancario fanno s\u00ec che \u201cgli italiani in questo modo abbiano possibilit\u00e0 del tutto straordinarie di intervenire nell\u2019economia, che \u00e8 quanto\u00a0noi non\u00a0vogliamo fare\u201d (von Plitzko 1964: 229).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo smantellamento di queste imprese pubbliche, e delle conseguenti \u201cpossibilit\u00e0 del tutto straordinarie di intervenire nell\u2019economia\u201d, sar\u00e0 disposta nel 1993 proprio dalla Commissione Europea, utilizzando come grimaldello la categoria degli \u201caiuti di Stato\u201d, codificata nel diritto comunitario in modo sempre pi\u00f9 restrittivo col passare degli anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 in particolare, come ricorda Pierluigi Ciocca, con l\u2019accordo Van Miert-Andreatta del 1993 fu precluso \u201cogni ulteriore afflusso di pubblico danaro\u201d all\u2019Iri, la holding pubblica delle imprese di Stato. \u201cIndistintamente, gli apporti statali al fondo di dotazione vennero equiparati ad aiuti di Stato. Si previde l\u2019impegno italiano di ridurre entro il 1996 l\u2019indebitamento in essere di Iri, Enel, Enel a un livello comparabile con quelli \u2018accettabili per un investitore operante in condizioni di economia di mercato\u2019. Il livello di indebitamento, secondo la formulazione adottata senza specificazione,\u201d \u2013 e, giova aggiungere, senza alcuna base empirica di riferimento \u2013 \u201cvenne fissato nel 60% del capitale investito, notevolmente inferiore al 100% accusato dall\u2019Iri nel 1992. L\u2019abbattimento del debito Iri, per circa 30 mila miliardi di lire, poteva quindi realizzarsi solo attraverso massicce dismissioni\u201d (Ciocca 2015: 278-9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Risultato: tra il 1985 e il 2009 l\u2019Italia privatizz\u00f2 beni di propriet\u00e0 pubblica per 160 miliardi di euro (il 18% del PIL italiano del 1994), ma ben la met\u00e0 di queste privatizzazioni avvennero tra il 1996 e il 2000 (Ciocca 2015: 277). La privatizzazione \u00e8 pressoch\u00e9 totale in campo bancario dove, se a inizio decennio Novanta il 73% delle banche era in mano pubblica, alla fine del decennio non ne restava praticamente pi\u00f9 nessuna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fatto, come ha osservato Roberto Artoni, l\u2019accordo Andreatta-Van Miert \u201ccostitu\u00ec il viatico per un processo di dismissione delle imprese pubbliche facenti capo all\u2019IRI al di fuori di ogni disegno complessivo di ragionata tutela di settori industriali potenzialmente determinanti per lo sviluppo economico del paese (\u2026). L\u2019unico imperativo sembra essere stato quello di vendere al fine di soddisfare l\u2019obiettivo, molto ravvicinato nel tempo, di ridurre la consistenza del debito lordo\u201d (Artoni 2013: 15).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella scelta (o meglio quella imposizione) ha contribuito in misura importante al declino economico italiano dell\u2019ultimo ventennio. Si \u00e8 rotto di fatto il delicato equilibrio tra propriet\u00e0 pubblica e privata che contraddistingueva l\u2019economia italiana e che ne aveva accompagnato i decenni di maggiore espansione, sia pure tra luci e ombre. E assieme \u00e8 venuto meno il nesso, ben chiaro ai costituenti, tra propriet\u00e0 pubblica ed esigibilit\u00e0 di diritti costituzionalmente riconosciuti, e quello, non meno importante, tra propriet\u00e0 pubblica e governo dell\u2019economia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un anno prima, con il Trattato di Maastricht, era entrato in vigore il pi\u00f9 formidabile dispositivo istituzionale neoliberale del mondo: con esso era tra l\u2019altro codificata direttamente la stabilit\u00e0 dei prezzi come obiettivo principale della politica economica (cui tutti gli altri devono essere subordinati) e addirittura come unico obiettivo della banca centrale (a differenza di quanto previsto per le maggiori altre banche centrali, a cominciare da quella statunitense); coerentemente, dumping fiscale e (soprattutto) dumping sociale venivano eretti a principali strumenti per il recupero della competitivit\u00e0 tra gli Stati dell\u2019Unione (sulla contraddizione cos\u00ec prodottasi tra i Trattati europei e la nostra Costituzione rinvio a Giacch\u00e9 2015).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le tappe successive a Maastricht nella costruzione istituzionale dell\u2019Unione Europea possono essere cos\u00ec sintetizzate in breve. Dapprima il tentativo di elevare i Trattati al rango di una vera e propria Costituzione europea (drammaticamente regressiva rispetto alla Costituzione della Repubblica italiana), tentativo fallito a seguito della sonora bocciatura del relativo referendum svoltosi negli unici 2 paesi europei (Francia e Olanda) il cui ordinamento ne imponeva lo svolgimento. Poi, il travaso della quasi totalit\u00e0 dei suoi contenuti nel cosiddetto Trattato di Lisbona del 2005.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>4. La crisi e il\u00a0revival\u00a0dello Stato. Tornare alla Costituzione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appena 2 anni dopo, a partire dagli Stati Uniti, scoppia la crisi che in pochi mesi finir\u00e0 per investire in pieno anche l\u2019Unione Europea. La crisi determina una riscoperta \u201cpratica\u201d del ruolo dell\u2019intervento pubblico nell\u2019economia, ad almeno tre livelli:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>la stabilizzazione dell\u2019economia a opera dello Stato gioca un ruolo fondamentale, alla luce dell\u2019evidente incapacit\u00e0 del mercato di svolgere tale ruolo (Pauly 2015\u00a0passim);<\/li>\n<li>l\u2019implosione della finanza mondiale viene impedita con una socializzazione delle perdite che non conosce precedenti storici per dimensione. E qui succede una cosa interessante: la disciplina europea sugli aiuti di Stato viene di fatto sospesa (cio\u00e8 ignorata), per consentire salvataggi la cui entit\u00e0 nel 2013 era stata stimata in 1.600 miliardi di euro \u2013 un record mondiale (cfr. Fr\u00fchauf 2013);<\/li>\n<li>infine, politiche monetarie espansive delle banche centrali anch\u2019esse senza precedenti per entit\u00e0: tassi a zero (ma negativi in termini reali) e ampliamento dei bilanci delle banche centrali con acquisto di azioni e obbligazioni (pubbliche e private) per far ripartire i mercati.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, dopo la crisi scopriamo quello che qualcuno in verit\u00e0 aveva gi\u00e0 dimostrato prima del suo scoppio: la globalizzazione richiede non meno, ma pi\u00f9 Stato (Epifani\/Gancia 2007). Questa (ri)scoperta avviene ora per due vie: da una parte le manovre di contenimento della crisi che abbiamo visto sopra, dall\u2019altra il fatto che il successo economico di molti paesi non occidentali negli ultimi decenni \u00e8 legato, secondo un\u2019opinione che si va diffondendo anche in sedi insospettabili, a un redivivo \u201ccapitalismo di Stato\u201d (Wooldridge 2012, Kurlantzick 2016).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Recentemente anche Paul Krugman ha rilanciato l\u2019economia mista con queste parole: \u201ccontinuano a esserci ragioni molto valide per sostenere l\u2019opportunit\u00e0 di un\u2019economia mista, e la propriet\u00e0 e il controllo pubblico potrebbero essere una componente importante, anche se non maggioritaria, di questa miscela\u201d (Krugman 2019). Krugman pensa a un\u2019economia mista in cui un terzo dell\u2019economia sia controllata dallo Stato, e per altri due terzi sia \u201ccapitalista\u201d (ossia composta da imprese private). In questo quadro, la parte statale dell\u2019economia riguarderebbe\u00a0beni pubblici\u00a0quali istruzione, sanit\u00e0, assistenza sociale, servizi pubblici, assicurazioni sanitarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Forse Krugman non lo sa, ma un pensatore vicino alla socialdemocrazia austriaca, Rudolf Goldscheid, gi\u00e0 nella primavera del 1917 (quindi prima della Rivoluzione d\u2019Ottobre) defin\u00ec il \u201ccapitalismo di Stato\u201d \u2013 da lui ritenuto necessario in una prospettiva postbellica \u2013 proprio in base al criterio del possesso di pi\u00f9 di un terzo dei mezzi di produzione da parte dello Stato (Goldscheid 1917: 34 sgg.); e la definizione di \u201cPaesi a capitalismo di Stato\u201d data recentemente da Kurlantzick si basa sul medesimo criterio (Kurlantzick 2016: 9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019importanza dello stesso dibattito sui beni comuni risiede precisamente nel fatto che anch\u2019esso contesta il fondamentalismo di mercato. \u00c8 dubbio, per contro, che tale concetto individui\u00a0sic et simpliciter\u00a0una sorta di \u201csoluzione intermedia\u201d tra Stato e mercato, come ritengono alcuni suoi sostenitori (cos\u00ec Termini 2016: 39).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Comunque la si pensi su questo punto, una cosa \u00e8 certa: anche in relazione ai diritti di propriet\u00e0 e alle forme di propriet\u00e0 possiamo constatare una contraddizione insanabile tra Costituzione e Trattati europei e il progressivo allontanarsi della legislazione del nostro paese dal percorso tracciato dalla Costituzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 tempo di affrontare entrambi i problemi, sapendo che sono due facce della stessa medaglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\">Bibliografia:<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">Archibugi, F.,\u00a0Planning Theory. From the political Debate to the Methodological Reconstruction, Springer-Verlag Italia, Milano, 2008<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">Artoni, R. (a cura di),\u00a0Storia dell\u2019IRI. 4. Crisi e privatizzazione, Roma-Bari, Laterza, 2013<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">Ciocca, P. (a cura di),\u00a0Storia dell\u2019IRI. 6. L\u2019IRI nella economia italiana, Roma-Bari, Laterza, 2015<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">Epifani, P. e G. Gancia, \u201cOn Globalization and the Growth of Governments\u201d,\u00a0CEPR DIscussion Paper\u00a0No.6065, gennaio 2007<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">Fr\u00fchauf, M., \u201cTeuer f\u00fcr den Steuerzahler: Milliardengrab Bankenrettung\u201d,\u00a0Frankfurter Allgemeine Zeitung, 16 agosto 2013<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">Giacch\u00e9, V.,\u00a0Costituzione italiana contro trattati europei. Il conflitto inevitabile, Reggio Emilia, Imprimatur, 2015<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">Goldscheid, R.\u00a0Staatssozialismus oder Staatskapitasmus. Ein finanzsoziologischer Beitrag zur L\u00f6sung des Staasschulden-Problems,\u00a0Wien-Leipzig, Anzengruber-Verlag Br\u00fcder Suschitzky, Vierte und F\u00fcnfte Auflage, 1917<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">Krugman, P., \u201cEconomia mista per migliorare il capitalismo\u201d,\u00a0Il Sole 24 ore, 3 gennaio 2019<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">Kurlantzick, J.,\u00a0State Capitalism: How the Return of Statism is Transforming the World,\u00a0Oxford, Oxford University Press, 2016<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">A. Lauterbach, A.\u00a0Economic security and individual freedom\u00a0(1948), tr. it.\u00a0Libert\u00e0 e pianificazione, Rocca S. Casciano, Cappelli, 1957<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">Pauly R.,\u00a0\u00d6konomische Instabilit\u00e4t und staatliche Stabilisierung. Auf dem Weg der Krisen zum Staatskapitalismus, Wiesbaden, Springer Gabler, 2015<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">Termini, V. \u201cBeni comuni, beni pubblici. Oltre la dicotomia Stato-mercato\u201d, in P. Ciocca, I. Musu (a cura di),\u00a0Il sistema imperfetto. Difetti del mercato, risposte dello Stato, Roma, Luiss University Press, 2016, pp. 17-45<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">von Plitzko, A.,\u00a0Planung ohne Planwirtschaft. Frankfurter Gespr\u00e4ch der List Gesellschaft, 7.-9. Juni 1963, hrsg. von A. Plitzko, Basel \u2013 T\u00fcbingen, Kyklos-Verlag \u2013 J.C.B. Mohr (Paul Siebeck), 1964<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">Wilson T.,\u00a0Planning and Growth, London, Macmillan, 1964<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt;\">Wooldridge, A., \u201cThe Visible Hand\u201d,\u00a0The Economist, Special Report, 21 gennaio 2012<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/teoria\/14628-vladimiro-giacche-proprieta-pubblica-e-privata-tra-costituzione-e-trattati-europei.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/teoria\/14628-vladimiro-giacche-proprieta-pubblica-e-privata-tra-costituzione-e-trattati-europei.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Vladimiro Giacch\u00e8) Pubblichiamo l\u2019intervento di Vladimiro Giacch\u00e8 all\u2019incontro \u201cUnione Europea, Costituzione e diritti di propriet\u00e0\u201d tenutosi a Roma il 23 febbraio 2019, promosso dalle associazioni\u00a0Patria e Costituzione\u00a0e\u00a0Attuare la Costituzione 1. Propriet\u00e0 pubblica e privata: l\u2019economia mista prevista dalla nostra Costituzione La nostra Costituzione dedica alcuni dei suoi articoli pi\u00f9 importanti alle diverse forme di propriet\u00e0: si tratta degli articoli 41-43, 45-47, centrali tra gli articoli dedicati ai \u201cRapporti economici\u201d (artt. 35-47).&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":89,"featured_media":26572,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/Schermata-2016-12-13-alle-15.57.26.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-d2t","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/50125"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/89"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=50125"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/50125\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":50161,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/50125\/revisions\/50161"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/26572"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=50125"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=50125"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=50125"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}