{"id":50234,"date":"2019-04-02T00:30:30","date_gmt":"2019-04-01T22:30:30","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50234"},"modified":"2019-03-29T11:45:58","modified_gmt":"2019-03-29T10:45:58","slug":"requiem-per-luniversita-unazienda-iperburocratizzata-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50234","title":{"rendered":"Requiem per l\u2019universit\u00e0, un\u2019azienda iperburocratizzata"},"content":{"rendered":"<p>di SERGIO FERLITO<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Modellata secondo schemi organizzativi aziendalistici e schiacciata dal peso insostenibile di una burocratizzazione telematica onnipresente e sempre pi\u00f9 invasiva, l\u2019Universit\u00e0 sta morendo. Sta morendo nell\u2019indifferenza generale; e sta morendo \u2013 spiace dirlo \u2013 con il fattivo contributo, forse non del tutto inconsapevole, di coloro ai quali questa veneranda istituzione dovrebbe stare pi\u00f9 a cuore: il corpo docente e dirigente. E con l\u2019Universit\u00e0 stanno morendo i valori culturali, sociali e politici alla cui elaborazione e trasmissione essa \u00e8 stata preposta per secoli. Aziendalizzazione e teleburocratizzazione sono i nomi del morbo letale che sta uccidendo l\u2019Universit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Europa il punto d\u2019avvio di questo percorso necrotico risale al c.d. \u201cprocesso di Bologna\u201d, cos\u00ec denominato perch\u00e9, nel 1999, i ministri dell\u2019istruzione dei paesi europei si riunirono proprio nel luogo in cui ha sede la pi\u00f9 antica Universit\u00e0 del Vecchio Continente per sottoscrivere una Dichiarazione che si proponeva di riformare in radice i sistemi d\u2019istruzione dell\u2019Unione. Bench\u00e9 non esplicitata, la spinta ideale della riforma era motivata da ragioni economiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019obiettivo a cui essa mirava non consisteva nel riformare i sistemi d\u2019istruzione al fine di renderli pi\u00f9 adatti alla formazione culturale necessaria per comprendere e gestire un mondo complesso; il suo intento era piuttosto quello di renderli pi\u00f9 efficienti per la crescita economica interna e pi\u00f9 competitivi su scala mondiale. A conferma di tale orientamento, a meno di un anno di distanza dall\u2019incontro avvenuto in una citt\u00e0 che un tempo era chiamata \u201cla Dotta\u201d, i Capi di Stato e di Governo si riunirono a Lisbona per approvare un documento, noto come \u201cStrategia di Lisbona\u201d, il cui ambizioso progetto si proponeva di fare dell\u2019Europa \u00abl\u2019economia basata sulla conoscenza [<em>knowledge-based economy<\/em>] pi\u00f9 competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile, con nuovi e migliori posti di lavoro\u00bb. La via indicata a tal fine venne tracciata poco dopo, con l\u2019avvio del c.d. \u201cpiano d\u2019azione\u00a0<em>e.Europe<\/em>\u201d<em>,<\/em>consistente nel favorire l\u2019uso, la diffusione e la disponibilit\u00e0 di reti telematiche a banda larga al fine di incrementare l\u2019<em>e.Governement<\/em>, l\u2019<em>e.health<\/em>, l\u2019<em>e.business,\u00a0<\/em>nonch\u00e9, appunto, l\u2019<em>e.learning<\/em>, cos\u00ec da far rientrare anche l\u2019istruzione e la formazione culturale nel quadro \u2013 mi si consenta il neologismo \u2013 dell\u2019<em>e.tutto<\/em>. Aziendalizzazione e digitalizzazione sono facce della stessa medaglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A distanza di poco meno di un ventennio e dopo la crisi economica pi\u00f9 duratura e devastante che si sia abbattuta sull\u2019economia mondiale dai tempi del 1929, si resta allibiti constatando la miopia che fin da allora attanagliava la classe dirigente europea. Se la crisi del 2008 ci ha insegnato qualcosa \u00e8 che a essere in crisi non era solo l\u2019economia reale, l\u2019<em>economy<\/em>; era piuttosto \u2013 e continua ad esserlo \u2013 la dottrina economica studiata e insegnata nelle universit\u00e0 di tutto il mondo, l\u2019<em>economics<\/em>, quanto meno nella sua versione\u00a0<em>mainstream<\/em>. L\u2019aspetto pi\u00f9 grave, allo stesso tempo meno percepito e meno dibattuto, della crisi del 2008 \u00e8 che essa \u00e8 il prodotto non solo, e forse non tanto, dell\u2019instabilit\u00e0 congenita dei mercati, quanto di una regressione culturale che ricorda il declino dell\u2019Impero romano e della cultura latina. Alcuni anni prima della strategia di Lisbona e con ben altra lungimiranza, David Harvey aveva segnalato che la produzione di conoscenza organizzata secondo moduli aziendalistici si stava notevolmente diffondendo e stava acquistando una base sempre pi\u00f9 commerciale; \u00absi consideri\u00bb \u2013 scriveva \u2013 \u00abla non agevole trasformazione di molti sistemi universitari del mondo capitalistico avanzato dal ruolo di custodi del sapere e della saggezza a quello di produttori subordinati di conoscenza per il capitale delle grandi aziende\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni a noi pi\u00f9 vicini, questo processo di mercificazione della cultura e aziendalizzazione dell\u2019Universit\u00e0 ha subito una rapidissima intensificazione che condurr\u00e0 nel giro di qualche lustro alla sua definitiva estinzione. Al suo posto avremo Universit\u00e0 on line e centri di formazione telematici nei quali un singolo docente potr\u00e0 fare lezioni a un elevatissimo pubblico di studenti sparsi sull\u2019intero territorio nazionale, o persino all\u2019estero, che assisteranno alla lezione dallo schermo del loro computer o, pi\u00f9 probabilmente, dal display dello smartphone: sono i MOOC (<em>Massive Open Online Courses<\/em>), corsi universitari on line e, in apparenza, gratuiti. Nel 2013 l\u2019UE ha abbracciato con entusiasmo questo progetto e, con la benedizione del CUN e della CRUI (Consiglio Universitario Nazionale e Conferenza dei Rettori delle Universit\u00e0 Italiane), oggi nel nostro paese esistono dozzine di Universit\u00e0 telematiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il passaggio dalle Universit\u00e0 tradizionali ai MOOC sar\u00e0 meno traumatico di quanto possa credersi, e lo sar\u00e0 perch\u00e9 poco appariscente. Gi\u00e0 oggi, infatti, le Universit\u00e0 che ancora mantengono le lezioni c.d. \u201cfrontali\u201d e che preferiscono all\u2019incontro virtuale quello reale, consentendo cos\u00ec a docenti e allievi di guardarsi negli occhi, sono per il resto interamente telematizzate. La distanza fra i due modelli sta diventando sempre pi\u00f9 esigua. D\u2019altra parte, in un\u2019epoca in cui pressoch\u00e9 tutti gli Stati devono fare i conti con crescenti vincoli di bilancio, perch\u00e9 mai pagare gli stipendi a un nutrito corpo docente se un singolo professore pu\u00f2, da solo, fare lezione a una platea sterminata? O perch\u00e9 mai assumere docenti a tempo pieno se, analogamente a quanto avviene nelle aziende, anche le Universit\u00e0 possono ricorrere a contratti a termine e a incarichi esterni? Quanto, poi, all\u2019accertamento dell\u2019identit\u00e0 personale dello studente richiesta al momento dell\u2019esame, essa avverr\u00e0 mediante il riconoscimento dell\u2019iride realizzato grazie a fibre ottiche installate sul display.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente, una volta registrati, quei dati personali resteranno \u2013 insieme a mille altre tracce\u00a0\u2013 in eterno nel\u00a0<em>cloud\u00a0<\/em>e nutriranno i\u00a0<em>big data<\/em>. Algoritmi e\u00a0<em>data mining\u00a0<\/em>penseranno a fare il resto, cio\u00e8 a elaborare perfetti profili di milioni di individui appositamente preparati per ricevere pubblicit\u00e0 commerciale e \u201cspinte gentili\u201d capaci di orientare i comportamenti politici e sociali dell\u2019umanit\u00e0 Dio solo sa verso quali direzioni. Con felice opzione linguistica, Richard Thaler e Cass Sunstein \u2013 due noti \u201carchitetti delle scelte\u201d, campioni del neoliberismo \u2013 hanno chiamato\u00a0<em>nudge\u00a0<\/em>queste morbide costrizioni. Del resto, se le aziende navigano a vele spiegate verso l\u2019industria 4.0, intensamente robotizzata e gestita dall\u2019intelligenza artificiale, perch\u00e9 mai un\u2019Universit\u00e0 pensata come un\u2019azienda non dovrebbe seguire lo stesso itinerario di modernizzazione? Gi\u00e0 oggi molti esami, ivi compresi i famigerati test d\u2019ingresso all\u2019Universit\u00e0, sono congegnati in modo tale da poter essere valutati da computer e algoritmi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa ha portato a questo naufragio? C\u2019\u00e8 una potente ideologia sottostante a questo processo di aziendalizzazione e telematizzazione del mondo, un\u2019ideologia che oggi risulta vincente su scala planetaria proprio perch\u00e9, dopo la sbornia ideologica che ci ha accompagnato nel secolo scorso, riesce a rendersi impalpabile e invisibile, a presentarsi come approccio deideologizzato, come orientamento puramente pragmatico, pratico ed empirico, come concreta \u201ccultura del fare\u201d che non\u00a0<em>costringe<\/em>, ma\u00a0<em>spinge gentilmente<\/em>: \u00e8 l\u2019ideologia neoliberista, un\u2019ideologia invasiva che mette al centro della sua visione del mondo l\u2019efficienza, la crescita economica e il profitto, ed eleva dunque l\u2019impresa a modello organizzativo esemplare sul quale plasmare l\u2019intero ordine sociopolitico, senza escludere dal suo raggio d\u2019azione le istituzioni culturali. Il neoliberismo \u00e8 una forma di biopolitica il cui obiettivo primario, in larga parte gi\u00e0 coronato da successo, consiste nel generare una mutazione antropologica orientata a riplasmare ogni valore umano e ogni categoria culturale al fine di renderle leggibili solo all\u2019interno di un quadro di riferimento strettamente economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovunque nel mondo le Universit\u00e0 sono state risucchiate in questo vortice e l\u2019istruzione, sia scolastica che universitaria, \u00e8 stata piegata alle logiche del mercato e modellata su categorie quantitative, accantonando la qualit\u00e0. Nell\u2019Unione Europea sono stati introdotti gli ECTS,\u00a0<em>European Credit Transfer and Accumulation System<\/em>, vale a dire il sistema di crediti, meglio noti in Italia come CFU (crediti formativi universitari), sicch\u00e9 la prima cosa che gli studenti imparano \u00e8 che anche la formazione, la cultura e il sapere si contano e ricadono nelle categorie dell\u2019economico: producono \u201ccrediti\u201d e \u201cdebiti\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In stretta analogia con la logica dello scambio mercantile, ciascun corso di laurea (fra triennali e magistrali oggi in Italia sono ben 4454) per rispondere alla \u201cdomanda\u201d di istruzione deve dotarsi di una specifica \u201cofferta formativa\u201d, i cui insegnamenti vengono \u201cerogati\u201d, come se i docenti universitari fossero, appunto, erogatori, analoghi alle pompe di benzina o ai distributori automatici di bevande e merendine. E non c\u2019\u00e8 da stupirsene: i professori universitari non sono pi\u00f9 persone che rispondono alla vocazione del\u00a0<em>docere<\/em>; sono \u201cpunti organico\u201d. Non si tratta di mera sciatteria linguistica, ma di una sofisticata strategia studiata ad arte per colonizzare la mente. In un\u2019ottica di questo tipo, va da s\u00e9 che si chiamino \u201cprodotti\u201d i risultati dello studio e delle ricerche dei docenti \u2013 di quei pochi docenti che, malgrado il peso insostenibile di innumerevoli pratiche burocratiche on line cui devono attendere quotidianamente, trovano ancora il tempo e la voglia di studiare. Sono \u201cprodotti\u201d \u2013 e prodotti particolarmente apprezzati sul mercato universitario \u2013 persino le lauree, perch\u00e9 la produttivit\u00e0 delle aziende universitarie viene misurata, tra l\u2019altro, in ragione del rapporto fra numero di iscritti e numero di laureati, ossia fra la materia prima che entra nel sistema produttivo, l\u2019<em>input<\/em>, e i titoli sfornati, l\u2019<em>output<\/em>o, appunto, il prodotto, che in questo caso viene chiamato \u201ccapitale umano\u201d perch\u00e9 costituisce \u2013 assieme ai pi\u00f9 tradizionali \u201cterra\u201d, \u201ccapitale\u201d e \u201clavoro\u201d \u2013 uno dei fattori di produzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per valutare \u201cprodotti\u201d e \u201cproduttivit\u00e0\u201d del sistema, esiste ovviamente una vasta rete di agenzie di rating, sia nazionali che internazionali, che emettono\u00a0<em>responsa\u00a0<\/em>sulla qualit\u00e0 ed affidabilit\u00e0 di Atenei, Dipartimenti e Corsi di laurea ed \u00e8 sulla scorta di queste quotazioni che i Governi distribuiscono i fondi pubblici, peraltro sempre pi\u00f9 esigui. Atenei e Dipartimenti sono perci\u00f2 spinti sul terreno della concorrenza reciproca, esattamente come qualsiasi azienda. Come per queste ultime, il criterio guida \u00e8 \u201cscannatevi a vicenda, quanto pi\u00f9 intensamente e celermente potete\u201d. I criteri e i parametri mediante i quali le agenzie del rating universitario misurano l\u2019\u201ceccellenza\u201d \u2013 parola magica che in realt\u00e0 fa rabbrividire \u2013 sono strettamente aziendalistici. Sia sul terreno della ricerca che su quello della didattica, vi predomina di gran lunga il profilo quantitativo rispetto a quello qualitativo, difficile da misurare, mentre \u00e8 decisamente pi\u00f9 facile \u2013 e infinitamente pi\u00f9 cretino \u2013 affidarsi a criteri bibliometrici, citazionali e di classificazione delle riviste. Due cose accomunano le poco note agenzie del rating universitario alle pi\u00f9 note Standard &amp; Poor\u2019s, Moody\u2019s e Fitch: sia le une che le altre sono viziate da pesanti conflitti d\u2019interesse e in entrambi i casi i\u00a0<em>responsa\u00a0<\/em>che emettono hanno la stessa affidabilit\u00e0 di quella un tempo attribuita all\u2019oracolo di Delfi. Cionondimeno sono attesi e venerati con la stessa fiducia che un tempo nutriva la fede in Apollo. Che la credulit\u00e0 sia diffusa nella confraternita di economisti e operatori finanziari sempre in attesa del verbo di Standard &amp; Poor\u2019s, Moody\u2019s e Fitch sorprende poco; che un\u2019analoga fiducia nel rating universitario sia diffusa anche presso il ceto intellettuale e i professori universitari stupisce di pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo strumentario per realizzare il controllo e il successivo rating delle Universit\u00e0 \u00e8 molto nutrito ed \u00e8, ovviamente, rigorosamente telematico. C\u2019\u00e8 la VQR (Valutazione della Qualit\u00e0 delle\u00a0Ricerca); la SUA-RD (Scheda Unica Annuale per la Ricerca Dipartimentale); l\u2019AVA (Autovalutazione e Accreditamento dei corsi di studio); per tacere, infine, della farneticante normativa che disciplina procedure e merito dell\u2019Abilitazione Scientifica Nazionale, l\u2019ASN. Esistono, inoltre, dozzine di altri acronimi altisonanti e indecifrabili (il GOMP, l\u2019IRIS \u2026) e altri infiniti adempimenti burocratici, variabili da Ateneo ad Ateneo e da Dipartimento a Dipartimento, ai quali i docenti devono attendere ogni giorno. Il risultato di questa iperburocratizzazione debordante e ottusa \u00e8 che i docenti sono costretti a dedicare la maggior parte del proprio tempo e delle proprie energie intellettuali a un profluvio di adempimenti burocratici che, nei rari casi in cui non nuocciono all\u2019Universit\u00e0, sono decisamente inutili: servono solo a sottrarre tempo ed energie allo studio e alla didattica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre dirlo e dirlo con forza e chiarezza: la digitalizzazione telematica ha spianato un\u2019autostrada alla marcia trionfale della iperburocratizzazione dell\u2019Universit\u00e0. Il web, al cui fascino irresistibile e perverso pochi riescono a sottrarsi, ha spalancato all\u2019ANVUR \u2013 l\u2019organismo che governa e controlla l\u2019Universit\u00e0 con poteri di gran lunga maggiori di quelli del Ministero dell\u2019Istruzione \u2013 sconfinate praterie da conquistare e colonizzare con armi telematiche. Quel che lascia esterrefatti \u00e8 che Atenei e Dipartimenti ne seguono le orme con entusiasmo, nella convinzione \u2013 non so se pi\u00f9 stupida o pi\u00f9 ingenua \u2013 che digitalizzare la burocrazia significhi ridurla, renderla pi\u00f9 snella, leggera, agile e impalpabile. Il risultato \u00e8 stato invece quello di farle assumere dimensioni elefantiache. Negli anni Settanta, quando ero studente presso la Facolt\u00e0 (come si chiamava allora) di Scienze Politiche, il personale tecnico-amministrativo contava s\u00ec e no quattro o cinque addetti che riuscivano ad espletare le loro funzioni in modo esemplare. L\u2019attuale Dipartimento omonimo presso il quale ora insegno, che \u00e8 all\u2019avanguardia sulla via del \u201cprogresso\u201d telematico, annovera non meno di due dozzine di dipendenti i quali, malgrado la loro incondizionata dedizione e l\u2019indiscutibile professionalit\u00e0, arrancano con fatica per attendere agli infiniti adempimenti telematico-burocratici cui sono quotidianamente sottoposti, analogamente al corpo docente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla crisi dei sistemi d\u2019istruzione superiore e universitaria esiste una robusta letteratura, sia italiana che straniera, e a essa non si pu\u00f2 che rinviare chiunque abbia voglia di saperne di pi\u00f9. C\u2019\u00e8 tuttavia un aspetto cruciale sul quale questa letteratura non insite a sufficienza. I maggiori responsabili della catastrofe universitaria non sono n\u00e9 i governi, n\u00e9 la crisi economica che ha costretto a drastici tagli di bilancio; non lo sono nemmeno i burocrati in s\u00e9, che si limitano ad applicare norme che non hanno fatto loro e che non hanno interesse a giudicare; ancor meno responsabili sono gli studenti, i quali sono solo le vittime di un sistema perverso. I responsabili maggiori del collasso dell\u2019Universit\u00e0 \u2013 addolora dirlo \u2013 sono i docenti universitari che, salvo sporadiche e deboli proteste, non hanno mosso un dito per impedire la catastrofe aziendalistico-telematica dell\u2019Universit\u00e0. Per qualche ragione difficile da comprendere, hanno passivamente assecondato il sistema, rendendosi complici del tracollo. Ammaliati dal fascino di un presunto \u201cprogresso\u201d che fluttua nel cloud su ali telematiche; catturati dall\u2019immagine di una certa efficienza aziendalistica incarnata dalla figura del manager, adempiono con zelo tutte le prescrizioni di una normativa il cui obiettivo ultimo, e neanche troppo nascosto, \u00e8 lo smantellamento dell\u2019Universit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come molte altre istituzioni, la vecchia Universit\u00e0 era certamente piena di molti e gravi difetti, fra i quali spiccava il nepotismo familistico. Ma era anche piena di pregi e di alte qualit\u00e0: non ha mai pensato che la cultura fosse merce; non ha mai creduto di essere un surrogato degli uffici di collocamento sul mercato del lavoro e non ha mai imposto agli studenti tirocini gratuiti a beneficio di enti pubblici e aziende private; ha invece provveduto alla formazione piuttosto che all\u2019informazione e, infine, ha tenacemente difeso la sua autonomia contro ogni invadenza burocratica. Certamente l\u2019Universit\u00e0 italiana non era peggiore di quelle di altri paesi, cos\u00ec come non era peggiore la scuola che, malgrado tutto, continua ancora a essere una fra le migliori al mondo. Per correggere i difetti di cui soffriva l\u2019Universit\u00e0 si sono prescritte cure peggiori del male che si voleva curare, cure che hanno per\u00f2 il fascino del cambiamento, dell\u2019innovazione, del progresso. Disgustato dalla teleburocratizzazione dell\u2019Universit\u00e0 trasformata in azienda, un professore dell\u2019Ateneo genovese, Accademico della Crusca, si \u00e8 dimesso e il suo gesto esemplare dovrebbe essere seguito in massa. Invece i pi\u00f9 si adeguano, avallando cos\u00ec le istanze della burocratizzazione telematica. Sono pochi i docenti che non si piegano alla VQR, alla SUA, all\u2019AVA, alle regole dell\u2019ASN e agli altri infiniti adempimenti che stanno schiacciando l\u2019Universit\u00e0; pochi quelli che si rifiutano di far parte di commissioni di valutazione di pari o di altri organi di controllo e accreditamento; pochi, troppo pochi, quelli disposti a imboccare la strada della disobbedienza civile e del boicottaggio del sistema, che \u00e8 forse l\u2019unica strada che resta per arrestare la deriva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abCi troviamo nel bel mezzo di una crisi di proporzioni inedite e di portata globale\u00bb \u2013 scriveva qualche anno fa Martha Nussbaum; e proseguiva: \u00abNon mi riferisco alla crisi economica mondiale che \u00e8 iniziata nel 2008. In quel caso, almeno, tutti si sono resi conto della crisi in atto e molti governi nel mondo si sono dati freneticamente da fare per cercare delle soluzioni [\u2026]. Mi riferisco invece a una crisi che passa inosservata, che lavora in silenzio, come un cancro; una crisi destinata ad essere, in prospettiva, ben pi\u00f9 dannosa per il futuro della democrazia: la crisi mondiale dell\u2019istruzione\u00bb. La citazione \u00e8 piuttosto lunga e chiedo venia al lettore; ma quel che segue merita di essere riportato tale e quale. \u00abSono in corso radicali cambiamenti riguardo a ci\u00f2 che le societ\u00e0 democratiche insegnano ai loro giovani, e su tali cambiamenti non si riflette abbastanza. Le nazioni sono sempre pi\u00f9 attratte dall\u2019idea del profitto; esse e i loro sistemi scolastici stanno accantonando, in maniera del tutto scriteriata, quei saperi che sono indispensabili a mantenere viva la democrazia. Se questa tendenza si protrarr\u00e0, i paesi di tutto il mondo ben presto produrranno generazioni di docili macchine anzich\u00e9 cittadini a pieno titolo, in grado di pensare da s\u00e9, criticare la tradizione e comprendere il significato delle sofferenze e delle esigenze delle altre persone. Il futuro delle democrazie di tutto il mondo \u00e8 appeso a un filo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sante parole. Ma siamo sicuri che le \u201cdocili macchine\u201d incapaci di \u201cpensare da s\u00e9 e criticare la tradizione\u201d stiano solo dall\u2019altra parte della cattedra? Forse \u00e8 giunto davvero il tempo d\u2019intonare il Requiem.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Pubblicato sul Numero 2 \u2013 Dicembre 2018 di\u00a0<strong><a href=\"http:\/\/www.ordines.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Ferlito.pdf\">Ordines<\/a><\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>fonte: <a href=\"http:\/\/www.roars.it\">www.roars.it<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SERGIO FERLITO &nbsp; Modellata secondo schemi organizzativi aziendalistici e schiacciata dal peso insostenibile di una burocratizzazione telematica onnipresente e sempre pi\u00f9 invasiva, l\u2019Universit\u00e0 sta morendo. Sta morendo nell\u2019indifferenza generale; e sta morendo \u2013 spiace dirlo \u2013 con il fattivo contributo, forse non del tutto inconsapevole, di coloro ai quali questa veneranda istituzione dovrebbe stare pi\u00f9 a cuore: il corpo docente e dirigente. E con l\u2019Universit\u00e0 stanno morendo i valori culturali, sociali e politici alla&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":50272,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[6,85],"tags":[2709,2575,6342,6341,254,88],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/Universit\u00e0-telematica-1140x742.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-d4e","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/50234"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=50234"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/50234\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":50273,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/50234\/revisions\/50273"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/50272"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=50234"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=50234"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=50234"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}