{"id":50265,"date":"2019-03-29T12:00:32","date_gmt":"2019-03-29T11:00:32","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50265"},"modified":"2019-03-29T10:41:28","modified_gmt":"2019-03-29T09:41:28","slug":"germania-bacio-mortale-al-carbone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50265","title":{"rendered":"Germania: bacio mortale al carbone"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>L&#8217;INDRO (Redazione)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-main-featured size-main-featured wp-post-image no-display appear lazyloaded\" title=\"Germania: bacio mortale al carbone Nel Consiglio Europeo di marzo, Germania e Polonia si oppongono ad una pi\u00f9 severa politica ambientale, ne parliamo con Jurica Brajkovic e Margherita Bianchi\" src=\"https:\/\/www.lindro.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/ccarb-one-702x459.jpg\" sizes=\"(max-width: 702px) 100vw, 702px\" srcset=\"https:\/\/www.lindro.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/ccarb-one-702x459.jpg 702w, https:\/\/www.lindro.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/ccarb-one-104x69.jpg 104w, https:\/\/www.lindro.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/ccarb-one-214x140.jpg 214w\" alt=\"\" width=\"702\" height=\"459\" data-srcset=\"https:\/\/www.lindro.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/ccarb-one-702x459.jpg 702w, https:\/\/www.lindro.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/ccarb-one-104x69.jpg 104w, https:\/\/www.lindro.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/ccarb-one-214x140.jpg 214w\" data-src=\"https:\/\/www.lindro.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/ccarb-one-702x459.jpg\" \/><\/p>\n<h4 class=\"post-title item fn\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"entry-subtitle\">Nel Consiglio Europeo di marzo, Germania e Polonia si oppongono ad una pi\u00f9 severa politica ambientale, ne parliamo con Jurica Brajkovic e Margherita Bianchi<\/span><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>\u00ab<\/i><b><i>Dio aiutami a sopravvivere a questo amore mortale<\/i><\/b><i>\u00bb<\/i>, cos\u00ec si legge sul poco che rimane del muro di Berlino. Leonid Brezhnev bacia Erich Honecker, nel 1979. <b>Nel 2019<\/b>, <b>la Germania bacia il carbone<\/b>, <b>fonte primaria per il suo settore energetico<\/b>. A farle compagnia, <b>la Polonia<\/b>. A farle opposizione molti leaders dell\u2019UE presenti al Consiglio Europeo. Un bacio accorato, <b>un bacio alla tedesca con un fascino sovranista<\/b>, tipico dei Paesi <b>Visegrad<\/b>. Un bacio mortale non solo per chi bacia, ma anche per i Paesi che stanno intorno, per le persone che abitano il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>La Germania dipende molto dal carbone<\/b>. I suoi forti investimenti in energie rinnovabili e i suoi programmi governativi per abbandonare il carbone prima del 2038 possono poco di fronte quanto successo all\u2019ultimo Consiglio Europeo. <b>Germania e Polonia sono responsabili della met\u00e0 delle emissioni di anidride carbonica <\/b>(CO2)<b> in Unione Europea<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>\u201c<\/i><b><i>Il phase-out del carbone ha anche risvolti economici e sociali<\/i><\/b><i>\u201d<\/i>, ragiona <b>Margherita Bianchi<\/b>, ricercatrice all\u2019Istituto di Affari Internazionali (IAI) per Ambiente, Energia, Politica ed Integrazione dell\u2019Unione Europea. <i>\u201cEd \u00e8 per questo che <\/i><b><i>alcune regioni tedesche stanno chiedendo pi\u00f9 aiuti<\/i><\/b><i> di quelli previsti dal Governo <\/i><b><i>per appoggiare il processo di transizione<\/i><\/b><i>. Solo dalla miniera di Hambach arriva elettricit\u00e0 a 8 milioni di case. 20000 lavoratori in Germania sono direttamente legati al carbone. Questo discorso \u00e8 valido anche per Paesi come la Polonia, e <\/i><b><i>le istanze di Paesi con questi problemi si fanno sentire anche a livello internazionale<\/i><\/b><i>\u201d<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo il distratto nucleare di Fukushima del 2011, <b>la Germania ha annullato<\/b> <b>il suo ricorso al nucleare per la creazione di energia<\/b>. Il suo ricorso al carbone \u00e8 dovuto <i>\u201calla <\/i><b><i>presenza di riserve massicce di carbone<\/i><\/b><i>, come in Polonia. Essendo abbondante, oltre che presente in un Paese stabile politicamente ed avviato economicamente, <\/i><b><i>il ricorso al carbone<\/i><\/b><i> (in alternativa al nucleare)<\/i><b><i> \u00e8 il pi\u00f9 ovvio<\/i><\/b><i>. Anche se <\/i><b><i>la costruzione di nuovi impianti di estrazione \u00e8 scoraggiata <\/i><\/b><i>dalla politica ambientale europea. Anche se <\/i><b><i>il consumo di carbone per produrre energia \u00e8 poco efficiente<\/i><\/b><i> e rende poco profitto, rispetto alla sua vendita\u201d<\/i>, ragiona<b> Jurica Brajkovic<\/b>, professoressa di Economia dell\u2019Ambiente e Sostenibilit\u00e0 all\u2019Universit\u00e0 di Torino.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non dimentichiamo, per\u00f2, che <b>la Germania <\/b>produce energia elettrica da fonti rinnovabili per il 40% del totale. Ma sottolineiamo <b>un preoccupante 39% di energia proveniente dal carbone<\/b>. Il settore manifatturiero tedesco bacia il carbone, intanto pannelli solari e pale eoliche sono un po\u2019 il terzo incomodo. Ci sono, sono presenti, ma stanno da parte. Guardano <b>le grosse industrie intente nel loro amore mortale con il carbone<\/b>. Sicuramente, <b>entro il 2038<\/b>,<b> sar\u00e0 molto complicato migliorare questa situazione<\/b>. Magari, festeggeremo le nozze d\u2019argento tra industria tedesca e carbone. Speriamo, invece, che gli \u2018amanti\u2019 rinnovabili facciano il loro ricorso e spingano per un divorzio anticipato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A sostegno di questo \u2018divorzio\u2019 <b>si \u00e8 mobilitata pure la legislazione tedesca con il<\/b> <b>Climate Action Law<\/b>. <b>Una legge sul clima che si prefigge di arrivare alla neutralit\u00e0 carbonica nel 2050<\/b>, investendo in grande misura nelle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica. <b>Ma al Consiglio Europeo l\u2019atteggiamento \u00e8 diverso<\/b>, meno propositivo, ancora invaghito di quel bacio mortale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Bianchi: <i>\u201cPer quanto riguarda <\/i><b><i>la Germania<\/i><\/b><i> molto \u00e8 cambiato dall\u2019ambizioso piano di \u2018Energiewende\u2019. <\/i><b><i>La decarbonizzazione procede a rilento<\/i><\/b><i>. Nel gennaio 2019 \u00e8 arrivato il tanto atteso piano tedesco per l\u2019abbandono del carbone, purtroppo previsto solo al 2038, ma, nel frattempo, <\/i><b><i>si calcola che il Paese importer\u00e0 ancora 45 milioni di tonnellate di carbone <\/i><\/b><i>quest\u2019anno (+1,4% rispetto al 2018). <\/i><b><i>La causa ecologista \u00e8 molto sentita nel Paese<\/i><\/b><i> e forse anche nel tentativo di riprendersi una fetta degli <\/i><b><i>elettori passati ai verdi<\/i><\/b><i> (crescenti in Germania) \u00e8 stato proposto dal Ministro per l\u2019ambiente tedesco (<\/i><b><i>SPD<\/i><\/b><i>) un target di <\/i><b><i>riduzioni delle emissioni del 95% al 2050<\/i><\/b><i>\u201d.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Polonia \u00e8 l\u2019altra Nazione con le labbre incollate al carbone. Insieme a lei <b>anche Ungheria e Repubblica Ceca<\/b>, tre dei quattro Paesi del <b>Gruppo Visegrad <\/b>(manca all\u2019appello la Slovacchia).<b> In Polonia<\/b>, <b>il carbone rappresenta la maggiore fonte per la produzione di energia elettrica<\/b>. Una percentuale spaventosa: <b>l\u201980%<\/b>. <i>\u201cRitengo inaccettabile che la Germania voglia continuare ad utilizzare i suoi impianti di carbone\u201d<\/i>, afferma Brajkovic.<i> \u201cCapisco perch\u00e9 i Paesi di Visegrad si ostinano a difendere il carbone come fonte di energia elettrica. Dopo tutto, il loro standard di vita \u00e8 ben al di sotto degli Stati membri occidentali, come la Germania. <\/i><b><i>Una restrizione eccessiva da parte dell\u2019UE potrebbe significare una loro grave caduta socio-economica<\/i><\/b><i>\u201d<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aggiunge Bianchi: <i>\u201c<\/i><b><i>Un ruolo altrettanto rilevante sul carbone \u00e8 giocato in particolare nella Repubblica Ceca e in Polonia<\/i><\/b><i>, senza miglioramenti attesi a breve termine. Questo \u00e8 un mix di generazione che, in assenza di risorse interne, <\/i><b><i>aumenta la dipendenza dalla Russia<\/i><\/b><i>. In Polonia, ad esempio, il carbone \u00e8 considerato come alternativa patriottica al gas russo. Ma quello polacco si sta esaurendo e costa di pi\u00f9, quindi Varsavia ne importa, paradossalmente, proprio dalla Russia\u201d<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, <b>al Consiglio Europeo<\/b> del 21-22 marzo, <b>Berlino si \u00e8 schierata con Varsavia<\/b>, <b>Budapest e Praga<\/b>, come riferisce <a href=\"https:\/\/www.euractiv.com\/section\/climate-strategy-2050\/news\/summit-leak-reveals-eu-rift-on-climate-change\/?fbclid=IwAR1-1im7Mx0VuWcPvEQsG9g4rY4On_mdWuRgeLBOW0hZ0Ae46R7Qc9tFP7U\">Euractiv<\/a>. Un\u2019alleanza di innamorati del carbone, ma che iniziano a sentire la puzza della biancheria e dei piatti sporchi che ha lasciato la sera prima. Logicamente, ci si riferisce all\u2019inquinamento atmosferico. <b>La trasformazione economico-industriale si annuncia molto complessa <\/b>in Germania. Magari, \u00e8 questo il motivo <b>dell\u2019opposizione tedesca ad una scadenza temporale definita per gli obiettivi ambientali europei<\/b>. Per questo, magari, i tedeschi si sono opposti ad un inasprimento della politica ambientale contro il ricorso di carbone. Qualcosa di dovuto, ma non sembrerebbe essere nei piani della Cancelliera, <b>Angela Merkel<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>\u201c<\/i><b><i>Il clima \u00e8 tema divisivo in Europa<\/i><\/b><i>, nonostante ci venga spesso riconosciuta la leadership globale sul tema\u201d<\/i>, afferma Bianchi. <i>\u201c<\/i><b><i>\u00c8 innegabile che alcuni Stati membri si adoperano per una chiara direzione verso un\u2019economia europea a emissioni zero<\/i><\/b><i>, coerentemente con gli evidenti benefici in termini di importazioni e riduzione di inquinamento. <\/i><b><i>Altri invece si aggrappano ancora al carbone<\/i><\/b><i>, <\/i><b><i>nonostante non abbia pi\u00f9 redditivit\u00e0 economica a lungo termine<\/i><\/b><i>. In ogni caso, Francia, Spagna, Portogallo, Danimarca e Svezia trainano nelle politiche ambientali. Dall\u2019altro lato,<\/i><b><i> molti Stati membri dell\u2019Europa orientale e<\/i><\/b><i> la pi\u00f9 forte economia del continente, <\/i><b><i>la Germania<\/i><\/b><i>\u201d<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>La Commissione Europea ha proposto di azzerare le emissioni di anidride carbonica entro il 2050<\/b>, in linea con quanto pattuito, nel 2015, nell\u2019<b>Accordo sul Clima di Parigi<\/b>. Tutto questo <b>per evitare che la temperatura terrestre aumenti sopra il grado e mezzo<\/b> (1,5C\u00b0). Oltrepassare quella soglia <b>significa comportare danni irreversibili alla Terra<\/b>, ai suoi ecosistemi e alla persone che la abitano. Quindi se il carbone \u00e8 il figlio della Terra: mai mettersi contro la suocera!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>La posizione tedesca \u00e8 opposta a quella francese<\/b>, <b>spagnola e olandese<\/b>, che hanno trainato durante i lavori del Consiglio gli Stati pi\u00f9 propositivi sulla questione climatica. Insieme a loro, <b>anche<\/b>,<b> i Paesi scandinavi<\/b>, <b>Belgio e Lussemburgo<\/b>, <b>Portogallo<\/b>. Stati che <b>speravano di mettere nero su bianco il 2050 come data ultima per il raggiungimento dell\u2019azzeramento di emissione di anidride carbonica<\/b>. <b>Berlino<\/b>, <b>Varsavia<\/b>, <b>Budapest<\/b> e <b>Praga<\/b> <b>si sono rifiutati di firmare un progetto con una data definita e vincolante<\/b>. La loro mano si \u00e8 rifiutata di impugnare quella penna in quel momento, ha preferito tenere stretta quella del carbone, tanto amato e tanto discusso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad esempio, <b>la Francia<\/b> \u00e8 virtuosa in questo grande gioco europeo sul clima. Un\u2019economia che punta maggiormente sul terziario. Ma, soprattutto, un settore energetico che<b> si affida al 74% al nucleare per produrre energia elettrica<\/b>. Certo, <b>le scorie radioattive sono e continueranno ad essere un problema per secoli<\/b>, ma facciamo un passo alla volta. Il Presidente francese, <b>Emmanuel Macron<\/b> ha come obiettivo <b>portare l\u2019attuale 15% di energia prodotta da fonti rinnovabili al 40%<\/b>, <b>entro il 2030<\/b>. Le fonti fossili rappresentano il restante 11% della produzione di energia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E proprio in merito della contrapposizione tra Germania e Francia, Bianchi dichiara: <i>\u201c<\/i><b><i>Ad Aquisgrana<\/i><\/b><i>, lo scorso gennaio, <\/i><b><i>Francia e Germania hanno dichiarato che la cooperazione in materia di politica climatica sar\u00e0 fondamentale<\/i><\/b><i> nel partenariato franco-tedesco, anche se i due Paesi chiaramente si trovano su posizioni diverse non solo sul carbone, ma anche su energia nucleare e rinnovabili. <\/i><b><i>Il rischio \u00e8<\/i><\/b><i>, casomai, <\/i><b><i>che la Germania perda completamente la sua credibilit\u00e0 come leader nella politica climatica se continua a schierarsi con i frenatori dell\u2019Europa orientale<\/i><\/b><i> e non dalla parte della Francia e degli altri Stati progressisti\u201d<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un dubbio, per\u00f2, rimane: gioire per una bassa percentuale di energia prodotta da fonti fossili o preoccuparsi per un\u2019alta percentuale di energia prodotta dal nucleare? Cosa si preferisce, emissioni subito o scorie radioattive nascoste ed in stock fino alla fine dei nostri giorni?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>\u00ab<\/i><b><i>Il Consiglio europeo<\/i><\/b><i> ribadisce il proprio impegno a favore dell\u2019accordo di Parigi e <\/i><b><i>riconosce la necessit\u00e0 di intensificare gli sforzi globali tesi a far fronte ai cambiamenti climatici <\/i><\/b><i>alla luce dei dati scientifici pi\u00f9 recenti\u00bb<\/i>. L\u2019ultima seduta di marzo ha concluso che, entro il 2020, sar\u00e0 importante presentare <i>\u00ab<\/i><b><i>una strategia climatica ambiziosa a lungo termine<\/i><\/b><i>. <\/i><b><i>L\u2019obiettivo \u00e8 puntare alla neutralit\u00e0 climatica<\/i><\/b><i>, <\/i><b><i>preservando nel contempo le specificit\u00e0 dei Paesi dell\u2019UE e la competitivit\u00e0 dell\u2019industria europea<\/i><\/b><i>\u00bb<\/i>, si legge nel <a href=\"https:\/\/www.consilium.europa.eu\/it\/policies\/climate-change\/\">resoconto ufficiale<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Storicamente,<b> l\u2019Unione Europea<\/b> si \u00e8 impegnata per l\u2019elaborazione della <b>Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici <\/b>(<b>UNFCCC<\/b>) e del <b>Protocollo di Kyoto<\/b>. Nel 2015, l\u2019Unione Europea ha rinnovato il suo impegno ambientale, svolgendo un ruolo da protagonista nell\u2019elaborazione dell\u2019<b>Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo pacchetto di misure per il clima e l\u2019energia, fissa tre obiettivi per il 2020: <b>ridurre del 20% le emissioni di gas a effetto serra<\/b>,<b> aumentare del 20% la quota di energie rinnovabili e migliorare l\u2019efficienza energetica del 20%<\/b>. Questi \u2018<b>obiettivi 20-20-20<\/b>\u2019 sono la risposta concreta dell\u2019UE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<i>I leader dell\u2019UE si sono impegnati a trasformare l\u2019Europa in un\u2019economia con un\u2019efficienza energetica elevata e a basse emissioni di carbonio.<\/i><b><i> L\u2019Unione si \u00e8 inoltre posta l\u2019obiettivo di ridurre entro il 2050 le emissioni di gas a effetto serra dell\u201980-95% rispetto ai livelli del 1990<\/i><\/b><i>\u00bb<\/i>. L\u2019annullamento delle emissioni di anidride carbonica sono ben lontane. Brajkovic porta dei dati: <i>\u201cL\u2019obiettivo di riduzione dell\u201980% di emissioni di gas a effetto serra sarebbe possibile con l\u2019innovazione tecnologica, l\u2019uso dei prezzi per indurre comportamenti eco-sostenibili dei consumatori e una \u2018decrescita felice\u2019 del settore economico. <\/i><b><i>Con la corrente politica ambientale sarebbe possibile raggiungere una misera diminuzione del 20% nel 2050<\/i><\/b><i>\u201d<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b>La Commissione Europea<\/b>, da parte sua, <i>\u201cnel novembre 2018 ha messo nero su bianco <\/i><b><i>i benefici della neutralit\u00e0 climatica<\/i><\/b><i>\u201d<\/i>, ragiona Bianchi.<i> \u201c<\/i><b><i>Ci sono vantaggi significativi sulla competitivit\u00e0 industriale e l\u2019innovazione tecnologica<\/i><\/b><i>, una potente narrativa sulla modernizzazione dell\u2019economia, risparmi dell\u2019ordine di due o tre trilioni sulle importazioni di combustibili fossili, riduzione delle morti per inquinamento (40%) e della relativa spesa sanitaria (200 miliardi all\u2019anno). <\/i><b><i>Ha mostrato perci\u00f2 che non solo la transizione energetica in europa \u00e8 via obbligatoria<\/i><\/b><i>, <\/i><b><i>ma \u00e8 molto conveniente<\/i><\/b><i>\u201d<\/i>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Intanto,<b> gli studenti hanno manifestato<\/b> il 15 marzo<b> in centinaia di piazze di tutto il mondo<\/b>. Un segnale \u2018dal basso\u2019 c\u2019\u00e8 stato, forte e spontaneo. <b>Un messaggio recepito da molti<\/b> e che ha visto l\u2019appoggio di molte persone famose ed eminenti in campo politico. Un messaggio che <b>speriamo venga recepito in pieno<\/b> da tutti gli Stati del mondo, oltre che <b>da tutti gli Stati membri dell\u2019Unione Europea<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><i>\u201c<\/i><b><i>Il 2019 non \u00e8 un anno semplice<\/i><\/b><i>, con questioni sul tavolo che monopolizzano il dibattito: dal quadro finanziario pluriennale 2021-2027 alla Brexit\u201d<\/i>, analizza Bianchi.<i> \u201cLa leadership climatica purtroppo ne ha risentito, anche in questo recente consiglio di marzo. <\/i><b><i>Le elezioni europee di maggio potrebbero poi mescolare ancora le carte in tavola<\/i><\/b><i>, ma certamente ci faranno capire da quale parte pender\u00e0 l\u2019ago della bilancia europea sul clima.<\/i><b><i> Di positivo c\u2019\u00e8 almeno che i leaders europei continueranno il dibattito a Sibiu in maggio e al Consiglio di giugno<\/i><\/b><i>. E nel frattempo, <\/i><b><i>la discussione andr\u00e0 avanti a livello ministeriale<\/i><\/b><i>\u201d<\/i>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.lindro.it\/germania-bacio-mortale-al-carbone\/\">https:\/\/www.lindro.it\/germania-bacio-mortale-al-carbone\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di L&#8217;INDRO (Redazione) Nel Consiglio Europeo di marzo, Germania e Polonia si oppongono ad una pi\u00f9 severa politica ambientale, ne parliamo con Jurica Brajkovic e Margherita Bianchi \u00abDio aiutami a sopravvivere a questo amore mortale\u00bb, cos\u00ec si legge sul poco che rimane del muro di Berlino. Leonid Brezhnev bacia Erich Honecker, nel 1979. Nel 2019, la Germania bacia il carbone, fonte primaria per il suo settore energetico. A farle compagnia, la Polonia. 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