{"id":50267,"date":"2019-03-29T11:30:46","date_gmt":"2019-03-29T10:30:46","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50267"},"modified":"2019-03-29T10:52:07","modified_gmt":"2019-03-29T09:52:07","slug":"il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50267","title":{"rendered":"Il giovane Gramsci e il mondo antico"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>MARXISMO OGGI (Erminio Fonzo)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019interesse di Antonio Gramsci per la cultura classica risale agli anni della sua formazione scolastica. Infatti, quando frequentava il liceo in Sardegna, dovette scegliere una materia tra la matematica e il greco e opt\u00f2 per la seconda, anche perch\u00e9 il cattivo insegnamento ricevuto al ginnasio gli aveva fatto perdere la passione per le scienze esatte [LC 181]<a id=\"_ftnref2\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftn2\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1911 si iscrisse alla facolt\u00e0 di lettere dell\u2019universit\u00e0 di Torino, dove rivel\u00f2 uno spiccato interesse per la glottologia, soprattutto grazie alle lezioni di Matteo Bartoli<a id=\"_ftnref3\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftn3\">[2]<\/a>, del quale fu l\u2019allievo prediletto. Segu\u00ec, inoltre, le lezioni di letteratura e grammatica latina e greca di Luigi Valmaggi e Angelo Taccone: il primo era uno dei latinisti pi\u00f9 insigni del tempo e si era messo in luce soprattutto grazie a un\u2019edizione commentata dei frammenti degli <em>Annales<\/em> di Quinto Ennio; il secondo era un grecista, autore di numerose edizioni critiche di autori antichi<a id=\"_ftnref4\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftn4\">[3]<\/a>. Tra gli esami che Gramsci super\u00f2 durante il \u00abgarzonato universitario\u00bb, vi erano quelli di grammatica greca e latina e di letteratura greca<a id=\"_ftnref5\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftn5\">[4]<\/a>. All\u2019ateneo torinese, inoltre, lo studente sardo si trov\u00f2 di fronte a un ambiente intellettuale legato alla tradizione positivista, che gli consent\u00ec di sviluppare una propensione per lo studio rigoroso e lo spinger\u00e0 a criticare la scarsa attenzione filologica di alcuni studiosi<a id=\"_ftnref6\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftn6\">[5]<\/a>. Gramsci, tuttavia, era influenzato anche dall\u2019idealismo di Croce ed egli stesso ammetter\u00e0 in una nota dei <em>Quaderni del carcere<\/em>: \u00abIo ero tendenzialmente piuttosto crociano\u00bb [Q 1233].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei primi anni del soggiorno a Torino, la passione dello studente sardo per le lingue e le lettere era superiore a quella politica, tanto che un giovane socialista ricordava: \u00abQuando lo conobbi [nel 1916] egli era un filologo pi\u00f9 che un rivoluzionario\u00bb<a id=\"_ftnref7\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftn7\">[6]<\/a>. Con il passare degli anni, per\u00f2, l\u2019impegno politico spinse Gramsci a mettere gradualmente da parte gli studi universitari. Nel novembre del 1915 intraprese la carriera di giornalista, iniziando a collaborare al settimanale \u00abIl Grido del Popolo\u00bb, e nel successivo mese di dicembre entr\u00f2 nella redazione torinese dell\u2019\u00abAvanti!\u00bb. Sull\u2019edizione locale di questo quotidiano scriveva spesso per la rubrica <em>Sotto la Mole<\/em>, dedicata alle vicende torinesi. I suoi articoli erano testi brevi e spesso satirici, nei quali l\u2019autore fece spesso riferimento al mondo antico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In uno dei primi di questi articoli, pubblicato l\u201911 gennaio 1916, elogi\u00f2 la grandezza di Vercingetorige e di Arminio, condottieri germanici, per contestare la retorica antitedesca di una conferenza del medico Ernesto Bertarelli<a id=\"_ftnref8\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftn8\">[7]<\/a>:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Arminio difendeva la sua patria che il tallone romano voleva schiacciare, e Vercingetorige, seguente incatenato il carro dei trionfatore, \u00e8 pi\u00f9 grande, o signori avvocati del Belgio, di Cesare rosso del sangue di migliaia di Galli, incendiatore di citt\u00e0, devastatore di intiere regioni [<em>Intellettualismo<\/em>, CT 62-64].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il giudizio negativo e \u00abanti-imperialista\u00bb su Cesare, come si vedr\u00e0, cambier\u00e0 negli anni successivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra gli altri articoli di <em>Sotto la Mole<\/em>, va segnalato quello del 19 febbraio 1916, nel quale Gramsci consigli\u00f2 ironicamente ai proletari di frequentare di pi\u00f9 le conferenze degli interventisti democratici, perch\u00e9 \u00abne ritrarrebbero lo stesso insegnamento che gli spartani traevano dalla vista degli iloti ubriachi\u00bb. In tal modo Gramsci riferiva, una notizia riportata da Plutarco (<em>Vita di Licurgo<\/em>, XVIII, 8), secondo la quale gli spartani costringevano gli iloti<a id=\"_ftnref9\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftn9\">[8]<\/a> a bere molto vino e poi li conducevano ai pasti in comune, per mostrare ai giovani quanto fosse degradante l\u2019ubriachezza [<em>Deformazioni<\/em>, CT 142-143]<a id=\"_ftnref10\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftn10\">[9]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il successivo 26 febbraio 1916, commentando la concessione della cittadinanza onoraria di un paese piemontese al sindaco di Torino, Teofilo Rossi, Gramsci osserv\u00f2:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si dice che sette citt\u00e0 si contendessero l\u2019onore di aver dato i natali a Omero. Evidentemente di sei di esse Omero era solo cittadino onorario, ma di lui si era ormai persa la fede di nascita, e l\u2019onore si confuse con il fatto reale. Non crediamo che fra cinquant\u2019anni siano tanti i casali che si contenderanno la cittadinanza di \u00abaria ai monti\u00bb [<em>Il cittadino onorario<\/em>, CT 155-156]<a id=\"_ftnref11\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftn11\">[10]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 5 marzo, a proposito di uno spettacolo teatrale della compagnia Casaleggio, scrisse:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il sano spirito paesano dovrebbe, come Ulisse quando ritorn\u00f2 nella sua patria, dopo i dieci anni del suo lungo errare, purificare coi vapori di zolfo il teatro dove per tanto tempo i Proci della compagnia Casaleggio hanno abbrutito i cittadini dei sobborghi [<em>Ridicolo e comico<\/em>, CT 763-764].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tre giorni dopo cit\u00f2 invece Catone, \u00abil segaligno e bilioso romano\u00bb, per criticare la pratica della censura, in vigore negli anni della guerra [<em>Catonismo<\/em>, CT 180-181]. Con un verso della <em>Medea<\/em> di Euripide introdusse un articolo del 4 aprile [<em>La maschera<\/em>, CT 199-200], mentre il 22 marzo paragon\u00f2 allo sbarco degli Iperborei<a id=\"_ftnref12\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftn12\">[11]<\/a> l\u2019infondata notizia, data dalla \u00abGazzetta del Popolo\u00bb, dell\u2019arrivo di 200.000 soldati russi in Europa [<em>Il mito degli iperborei<\/em>, CT 271-272]. Il giorno dopo scrisse che il sindaco di Torino, uno dei bersagli preferiti di <em>Sotto la Mole<\/em>, \u00abmangia e beve epicureamente\u00bb [<em>\u00abAria ai monti\u00bb \u00fcber alles<\/em>, CT 273-274], usando questo avverbio con il significato che ha assunto nel senso comune. Il 13 agosto menzion\u00f2 una frase attribuita all\u2019oratore Cassio Severo, che all\u2019inizio del I secolo d. C., quando vide il rogo dei libri del suo maestro Tito Labieno, avrebbe esclamato: \u00abButtate anche me nel fuoco, perch\u00e9 quel libro lo conosco a memoria\u00bb [<em>Una commemorazione<\/em>, CT 485-486]. Il 20 agosto osserv\u00f2 che, sebbene ammirasse gli antichi e il loro rispetto per i discorsi dei vecchi, come quelli dell\u2019eroe omerico Nestore, non sopportava la logorrea dell\u2019anziano presidente del consiglio Boselli [<em>Nestore e la cicala<\/em>, CT 501-502]. Poco pi\u00f9 di un mese dopo, il 30 settembre, paragon\u00f2 il prefetto di Torino a Quinto Fabio Massimo, il dittatore romano del III secolo a.C. noto come \u00abil temporeggiatore\u00bb, perch\u00e9 aveva lasciato ai suoi sottoposti mano libera di reprimere una manifestazione antimilitarista [<em>Lettera semi-seria all\u2019illustrissimo signor prefetto<\/em>, CT 563-565]. Il 19 gennaio 1917 la figura di Prometeo gli serv\u00ec per spiegare \u00ablo spirito umano mai contento dei risultati ottenuti, che cerca sempre, migliora sempre\u00bb [<em>Prometeo monopolizzato<\/em>, S2 43-44] e il successivo 10 maggio menzion\u00f2 il protagonista di una commedia di Plauto, Sosia, a proposito di uno scambio di persona [<em>Sosia<\/em>, S2 276-278]. Cenni simili si trovano in alcuni articoli del 1918: il 9 marzo comment\u00f2 la morte del senatore Angelo Muratori, definendolo ironicamente \u00abun uomo di Plutarco\u00bb [<em>L\u2019uomo di Plutarco<\/em>, CF 724-725]; il 18 aprile il personaggio mitologico Tiresia, un cieco che aveva il dono della preveggenza e che \u00e8 stato messo in scena da vari autori antichi e moderni, divenne l\u2019<em>alter ego <\/em>di un fanciullo marchigiano con presunte virt\u00f9 profetiche [<em>Il cieco Tiresia<\/em>, CF 833-835]<a id=\"_ftnref13\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftn13\">[12]<\/a>; il 17 novembre scrisse che i democratici e liberali che sostenevano le ragioni della borghesia dipendevano \u00abdalla mentalit\u00e0 del cuoiaio Cleone della commedia aristofanesca\u00bb [<em>La manifestazione per i caduti in guerra e le associazioni proletarie<\/em>, NM 403-406], con riferimento ai <em>Cavalieri<\/em> di Aristofane (il cui protagonista, in realt\u00e0, si chiamava Paflagone, ma simboleggiava Cleone, l\u2019uomo politico atenese pi\u00f9 in vista alla fine del V secolo)<a id=\"_ftnref14\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftn14\">[13]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni riferimenti al mondo antico si trovano anche in altri scritti gramsciani degli anni \u201810, non pubblicati nella rubrica <em>Sotto la Mole<\/em>. Per esempio, il 7 ottobre 1917 fece cenno al regolo usato nell\u2019isola di Lesbo (uno strumento malleabile che si adattava alla pietra), menzionato da Aristotele nell\u2019<em>Etica a Nicomaco <\/em>(V, 10), a proposito del recente decreto del governo che inaspriva le pene per chi compiva atti \u00abpregiudizievoli dell\u2019interesse nazionale\u00bb [<em>Il regolo lesbio<\/em>, S2 528-529]. Il successivo 12 ottobre, intervenendo sulla stessa questione, scrisse che l\u2019esecutivo agiva \u00abcome quel mentecatto, che s\u2019illudeva di punire il mare, frustandolo\u00bb, con riferimento alla cosiddetta flagellazione dell\u2019Ellesponto, ordinata dal re persiano Serse nel 480 a. C. e narrata da Erodoto (VII, 35) [<em>Nel mondo degli illusionisti\u2026 e degli illusi<\/em>, S2 534-535]. Nel luglio del 1918, invece, richiam\u00f2 un episodio raccontato da Senofonte:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io, che non manco di fantasia epica, vedo i czeco-slovacchi sotto un altro punto di vista. Io mi sono formato la convinzione che essi siano dei poveri buoni diavoli, i quali si muovono e lottano solo per procurarsi il cibo. Credo che essi siano sperduti nel territorio russo, proprio come i diecimila greci di Senofonte si trovarono sperduti nel territorio persiano dopo la morte di Ciro il giovane [<em>Il nulla<\/em>, NM 178-180].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019articolo, che era una replica alle critiche mosse a Lenin dal fondatore del nazionalismo italiano, Enrico Corradini, faceva riferimento alla Legione cecoslovacca, che aveva combattuto in Russia al fianco dell\u2019Intesa e nel maggio del 1918 si era sollevata contro il governo bolscevico. Il cenno ai greci, invece, si riferiva all\u2019<em>Anabasi<\/em> di Senofonte, nella quale lo storico ateniese raccont\u00f2 la ritirata dei diecimila mercenari greci, assoldati da Ciro il giovane per conquistare il trono di Persia. Dopo la morte di Ciro nella battaglia di Cunassa (401 a. C.), i diecimila furono costretti a ritirarsi in direzione del Mar Nero, sotto la guida dello stesso Senofonte. Per Gramsci, la Legione cecoslovacca si trovava nella medesima situazione di sbandamento<a id=\"_ftnref15\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftn15\">[14]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro cenno a un\u2019opera antica si trova in un articolo pubblicato il 9 ottobre 1918, nel quale Gramsci, che a quel tempo non aveva ancora definito la sua adesione al materialismo storico, scrisse: \u00abChe Marx abbia introdotto nelle sue opere elementi positivistici non meraviglia e si spiega: Marx non era un filosofo di professione, e qualche volta dormicchiava anch\u2019egli\u00bb [<em>Miseria della cultura e della poesia<\/em>, 9 ottobre 1918, NM 346-350]. In tal modo, si citava un celebre passaggio di Orazio Flacco, che nei versi 358-359 dell\u2019<em>Ars Poetica<\/em> aveva scritto: \u00abEt idem indignor quandoque bonus dormitat Homerus\u00bb (mi indigno ogni volta che il grande Omero dormicchia)<a id=\"_ftnref16\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftn16\">[15]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece il 21 settembre 1918, commentando il XV congresso socialista, tenuto a Roma all\u2019inizio del mese, Gramsci osserv\u00f2 che \u00abl\u2019azione per l\u2019azione potr\u00e0 servire come paradimma della felicit\u00e0 e della virt\u00f9 a Nicomaco, figlio di Aristotele\u00bb [<em>La vera crisi<\/em>, NM 300-302]<a id=\"_ftnref17\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftn17\">[16]<\/a>, ma non per il Psi. Il militante sardo intendeva dichiararsi soddisfatto del congresso, nonostante da esso non fosse scaturito un preciso programma d\u2019azione, come avrebbero voluto gli esponenti riformisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri riferimenti al mondo antico scaturirono dalla critica alla retorica patriottica che si era diffusa durante la guerra mondiale e che dipingeva i nemici, in particolare i tedeschi, come portatori di tutti i mali. Per contestare tale \u00abopera assidua di incretinimento nazionale\u00bb<a id=\"_ftnref18\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftn18\">[17]<\/a>, Gramsci cit\u00f2 pi\u00f9 volte, con ironia, la vittoria di Caio Mario sui Cimbri e i Teutoni nel I secolo a. C. Per esempio, nel marzo del 1917 a Torino fu pubblicato il numero unico <em>La Riscossa italica<\/em><a id=\"_ftnref19\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftn19\">[18]<\/a><em>,<\/em> opera della Lega d\u2019azione antitedesca e Gramsci osserv\u00f2 che esso conteneva \u00abdue o tre nomi di persone intelligenti, abusivamente riprodotti; contorno di una trentina di Stenterelli che si riattaccano a Mario, il vincitore dei Cimbri e dei Teutoni\u00bb [<em>Stenterello<\/em>, 10 marzo 1917, S2 171-174]. Un membro della Lega antitedesca, Cesare Fo\u00e0, protest\u00f2 per le critiche ricevute e Gramsci ribad\u00ec la sua posizione, facendo menzione dell\u2019origine ebraica del suo interlocutore e citando ancora la storia di Caio Mario:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il socialismo ha superato la questione delle razze e dei sangui. Invece: italico, ha un valore essenzialmente di razza. Italico \u00e8 persino diverso da italiano. Italici erano i romani, gli osci, gli umbri e non lo erano invece i liguri, i celti dell\u2019Italia settentrionale ecc., ci\u00f2 che adesso non impedisce a tutti quelli che parlano italiano, e hanno affetti, volont\u00e0, sentimenti che si realizzano spe1cificamente in Italia, di chiamarsi italiani. Ci\u00f2 non impedisce anche ai semiti che lo vogliano di chiamarsi e sentirsi italiani. Ma questa italianit\u00e0 \u00e8 sostanziata di elementi ben diversi dal sangue e dalla stirpe. \u00c8 italianit\u00e0 che, basata sui principi liberali, ha una tendenza spiccatamente cosmopolitica. E Cosmopoli non domanda alberi genealogici che ai soli cavalli del turf. Ora, la guerra europea, almeno in Italia, ha portato a questa curiosissima incongruenza: a parlare di virt\u00f9 della stirpe italica con maggiore sazievolezza, sono precisamente un paio di dozzine di semiti. \u00c8 serio e intelligente ci\u00f2? Dovrebbero ricordare i vari Fo\u00e0 torinesi che seccano in gusto (in questo caso, e solo in questo, italico, perch\u00e9 si esprime in una buona lingua italiana), che se l\u2019Italia fosse ancora solo italica, cio\u00e8 fosse ancora solo romana, essi sarebbero degli schiavi, o dei tenitori di bordello nella Suburra. Nell\u2019esercito di Mario, il vincitore dei Cimbri e dei Teutoni, non vi erano semiti: i semiti, tutt\u2019al pi\u00f9, seguivano le legioni romane per offrire a buon prezzo, ai centurioni stanchi di strage, qualche bianca fanciulla dell\u2019Arcipelago, o profumi e oli del Libano [<em>Stenterello risponde<\/em>, S2 183-84].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il militante sardo riteneva che, se l\u2019ideologia nazionalista si fosse imposta, gli ebrei, come Fo\u00e0, sarebbero stati i primi a essere discriminati (il che si sarebbe effettivamente verificato nel 1938, con l\u2019emanazione delle leggi razziali). Nell\u2019articolo \u00e8 interessante il riferimento all\u2019Italia come Paese cosmopolita, che sar\u00e0 ripreso nei <em>Quaderni<\/em>. Gramsci, del resto, rifiutava la retorica razzista e antisemita, che nei primi decenni del \u2018900 era diffusa in alcuni ambienti intellettuali<a id=\"_ftnref20\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftn20\">[19]<\/a>. Anche negli scritti successivi ribad\u00ec la sua posizione e nei <em>Quaderni<\/em> defin\u00ec il razzismo come un \u00abritorno storico al romanesimo, poco sentito oltre la letteratura\u00bb [Q 711] <a id=\"_ftnref21\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftn21\">[20]<\/a>. Le razze umane, intese in senso biologico, per l\u2019intellettuale sardo non esistevano, tanto che in una lettera del 12 ottobre 1931 a Tatiana precis\u00f2: \u00abIo stesso non ho nessuna razza\u00bb, perch\u00e9 i suoi familiari provenivano da origini diverse [LC 478-479].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre a queste dotte spigolature, tra gli scritti giovanili di Gramsci va menzionato l\u2019articolo apparso il 24 marzo 1916 nella rubrica <em>Sotto la Mole<\/em>, dal titolo <em>Storia antica e democrazia<\/em>, nel quale l\u2019autore comment\u00f2 l\u2019assegnazione del premio Bonaparte a Guglielmo Ferrero<a id=\"_ftnref22\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftn22\">[21]<\/a> da parte della <em>Soci\u00e9t\u00e9 des gens des lettres<\/em>. Il giudizio sui suoi libri di storia romana era totalmente negativo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La pubblicazione dei suoi volumi su Roma coincise con un periodo di infatuazione democratica, che, se procur\u00f2 all\u2019Italia alcune libert\u00e0 indispensabili, mise anche in circolazione una quantit\u00e0 di gente che molto pi\u00f9 utilmente avrebbe potuto rimanere nell\u2019ombra. Pressappoco, ci\u00f2 che in piccolo successe a Tommaso Monicelli per il teatro e ad Enrico Ferri per la scienza criminale. Applaudire una commedia di Tommaso Monicelli era affermazione di partito; esaltare la scienza ferriana era affermazione di partito. Tramontati dall\u2019orizzonte socialista, i due tramontarono anche dall\u2019orizzonte intellettuale. Le \u00absperanze\u00bb del nuovo teatro e della nuova scienza rimasero quelle che erano: degli stopposi manipolatori di parole senza possibilit\u00e0 di sviluppo, dei palloncini che il proletariato aveva gonfiati del suo entusiasmo sincero e che si sgonfiarono appena venne a mancare in loro la fede. Cos\u00ed fu per Guglielmo Ferrero. L\u2019inquadramento che egli fece della storia romana nei <em>clich\u00e9<\/em> democratici del tempo, sembrarono una grande novit\u00e0 e furono esaltati come un progresso. Come potevano sapere i lettori delle migliaia di esemplari dei libri ferreriani che tutte quelle costruzioni erano in gran parte cervellotiche, che l\u2019autore aveva, per esempio, del greco solo una nozione superficiale che lo faceva cadere in errori grossolani e ridicoli? Gli studiosi sorridevano, punzecchiavano, ma i loro appunti erano fatti passare per rivolta accademica contro chi si faceva leggere e, d\u2019altronde le riviste erudite non potevano competere in popolarit\u00e0 con le edizioni Treves. L\u2019aneddoto del tiranno che Ferrero diceva un Menelik dell\u2019antichit\u00e0 e che era soltanto\u2026 una misura di lunghezza, non ebbe quella fortuna che si sarebbe meritata. Eppure poteva servire da indice. Immaginate un francese che scriva la storia d\u2019Italia e in un testo trovi citata la Regia Gabella, e confondendo regia con regina, imbastisca tutto un romanzo sulla ipotetica signora Gabella, ricordando per metterla in rilievo Messalina o la Pompadour, o Giovanna di Napoli! Chiss\u00e0 che risate! Ebbene: il Ferrero fece uno sproposito simile. Trov\u00f2 il nome di una misura lineare accompagnata dall\u2019aggettivo regio, che i greci repubblicani usavano per tutte le cose persiane o asiatiche e costrusse su quel disgraziato nome il romanzo biografico di un Menelik dell\u2019antichit\u00e0 [CT 213-216].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I libri di Ferrero ai quali si riferiva Gramsci erano i cinque volumi intitolati <em>Grandezza e decadenza di Roma<\/em>, pubblicati tra il 1901 e il 1907 dalle edizioni Treves e dedicati agli anni compresi tra la morte di Silla (78 a. C.) e quella di Augusto (14 d. C.). L\u2019opera, basata su un uso disinvolto delle fonti, ottenne un ampio successo, grazie alla facile fruibilit\u00e0, ma fu criticata da molti studiosi. Particolarmente duro fu il commento del giovane Gaetano De Sanctis, destinato a diventare uno dei maggiori antichisti italiani, che accus\u00f2 l\u2019autore di \u00abdilettantismo\u00bb<a id=\"_ftnref23\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftn23\">[22]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fonte di Gramsci per le critiche a <em>Grandezza e decadenza <\/em>erano due articoli dello storico Ettore Pais, che aveva messo in evidenza gli errori di Ferrero, compreso quello della misura lineare<a id=\"_ftnref24\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftn24\">[23]<\/a>. Dall\u2019articolo gramsciano emerge come il giovane militante socialista fosse attento al rigore del metodo di studio, propendendo per l\u2019attenzione filologica alle fonti. Per altro, un anno dopo si occup\u00f2 di nuovo di <em>Grandezza e decadenza <\/em>nell\u2019articolo <em>Curiosit\u00e0 di guerra<\/em> [1 giugno 1917, S2 304-305], riportando le inesattezze rilevate da Pais. Ferrero, inoltre, sar\u00f2 criticato in alcuni articoli successivi<a id=\"_ftnref25\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftn25\">[24]<\/a> e nei <em>Quaderni<\/em>, in alcuni casi insieme a Corrado Barbagallo<a id=\"_ftnref26\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftn26\">[25]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In sostanza, dagli articoli degli anni giovanili emerge come Gramsci avesse \u00abfamiliarit\u00e0\u00bb col mondo antico. Si consideri che all\u2019inizio del Novecento la conoscenza dell\u2019et\u00e0 greco-romana era decisamente maggiore rispetto a oggi: il latino era studiato sin dalle elementari e non vi era alcuna persona istruita che non ne avesse una discreta padronanza; tutta la cultura classica, inoltre, aveva un ruolo maggiore nella formazione scolastica dei cittadini. Gramsci non faceva eccezione, soprattutto grazie ai suoi studi universitari, e negli anni seguenti il mondo antico sar\u00e0 \u00abpresente\u00bb con una discreta frequenza nella sua elaborazione teorica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, come si \u00e8 accennato, lo studente sardo aveva sviluppato una predisposizione per il rigore filologico degli studi e seppe coniugare la formazione positivista con le suggestioni che provenivano da altre correnti di pensiero, <em>in primis<\/em> dall\u2019idealismo di Croce e Gentile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Com\u2019\u00e8 naturale, gli scritti gramsciani degli anni successivi saranno condizionati dalla formazione intellettuale del periodo giovanile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<h1 style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn1\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftnref1\">*<\/a> Primo capitolo del libro <em>Il mondo antico negli scritti di Antonio Gramsci<\/em>, prefazione di Peter Mayo, Paguro, 2019.<\/h1>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn2\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftnref2\">[1]<\/a> Tra i testi antichi che studi\u00f2 a scuola vi erano il <em>Brutus<\/em> di Cicerone, la <em>Germania<\/em> di Tacito, i carmi di Catullo, il <em>Panegirico<\/em> e l\u2019<em>Areopagitico <\/em>di Isocrate, la <em>Medea<\/em> di Euripide, l\u2019<em>Iliade<\/em> di Omero e l\u2019epitaffio di Pericle per i caduti del primo anno della guerra del Peloponneso, inserito nelle <em>Storie<\/em> di Tucidide. Lo si apprende da due lettere, scritte nel novembre 1909 e nell\u2019ottobre 1910, nelle quali comunic\u00f2 ai genitori l\u2019elenco dei libri che gli servivano [E1 25-26 e 47-49].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn3\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftnref3\">[2]<\/a> A Matteo Bartoli, nato in Istria nel 1873 e morto a Torino nel 1947, si devono le quattro norme areali sulla formazione della lingua, che costituiscono la sostanza della \u00abneolinguistica\u00bb o \u00ablinguistica areale\u00bb. Il legame del glottologo con Gramsci fu molto forte, anche dopo che lo studente ebbe terminato di frequentare le sue lezioni. Bartoli si aspettava che Gramsci proseguisse gli studi e diventasse \u00abl\u2019arcangelo destinato a profligare definitivamente i neogrammatici\u00bb, come l\u2019intellettuale sardo scrisse in una lettera alla cognata Tatiana Schucht il 19 marzo 1927 [LC 56].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn4\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftnref4\">[3]<\/a> Cfr. <em>Cinquant\u2019anni di vita intellettuale italiana, Scritti in onore di Benedetto Croce per il suo ottantesimo anniversario<\/em>, ESI, Napoli 1966, a cura di Carlo Antoni e Raffaele Mattioli, soprattutto i contributi di Augusto Rostagni, <em>Gli studi di letteratura greca<\/em>, I, pp. 435-457 ed Ettore Paratore, <em>Gli studi di latino negli ultimi cinquant\u2019anni<\/em>, I., pp. 459-493.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn5\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftnref5\">[4]<\/a> Cfr. Giancarlo Schirru, <em>Antonio Gramsci studente di linguistica<\/em>, \u00abStudi Storici\u00bb, a. 52, n. 4, pp. 925-973, che riporta anche l\u2019elenco dei corsi frequentati da Gramsci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn6\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftnref6\">[5]<\/a> Su questi aspetti della formazione di Gramsci cfr. soprattutto Angelo D\u2019Orsi, <em>Lo studente che non divenne \u00abDottore\u00bb. Gramsci all\u2019Universit\u00e0 di Torino<\/em>, \u00abStudi Storici\u00bb, a. 40, n. 1, 1999, pp. 39-75; Id., <em>Gramsci. Una nuova biografia<\/em>, Feltrinelli, Milano 2017, pp. 57-79.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn7\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftnref7\">[6]<\/a> Antonio A. Santucci, <em>Gramsci<\/em>, Newton &amp; Compton, Roma 1996, p. 31. Va segnalato che negli ultimi anni gli studiosi hanno dedicato molta attenzione al periodo giovanile di Gramsci. Tra le ricerche pubblicate: Leonardo Rapone, <em>Cinque anni che paiono secoli. Antonio Gramsci dal socialismo al comunismo<\/em>, Carocci, Roma, 2011; Id., <em>Gramsci giovane: la critica e le interpretazioni<\/em>, \u00abStudi Storici\u00bb, a. 52, n. 4, 2011, pp. 975-991, che propone una rassegna dei principali lavori sugli anni giovanili; Giovanna Savant, <em>Bordiga, Gramsci e la Grande Guerra (1914-1920)<\/em>, La citt\u00e0 del sole, Napoli 2016; Fiamma Lussana, <em>Gramsci e la Sardegna. Socialismo e socialsardismo dagli anni giovanili alla Grande guerra<\/em>, \u00abStudi storici\u00bb, a. 47, n. 3, 2006, pp. 609-635.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn8\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftnref8\">[7]<\/a> Ernesto Bertarelli, nato ad Arona (Novara) nel 1873 e morto a Milano nel 1957, era un medico e un docente di igiene, autore di numerosi studi sulle vaccinazioni e anche di lavori di carattere divulgativo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn9\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftnref9\">[8]<\/a> Gli iloti erano la parte della popolazione del Peloponneso che viveva in stato di semi-schiavit\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn10\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftnref10\">[9]<\/a> Gramsci menzion\u00f2 la vicenda anche nell\u2019articolo <em>\u00abIl sinodo socialista\u00bb<\/em> [3 marzo 1917, S2 154-155].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn11\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftnref11\">[10]<\/a> \u00abAria ai monti\u00bb era il soprannome con il quale era spesso designato Rossi, che fu senatore e sindaco di Torino tra il 1909 e il 1917.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn12\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftnref12\">[11]<\/a> Secondo il mito, gli Iperborei erano gli abitanti dell\u2019estremo nord del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn13\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftnref13\">[12]<\/a> Su questo articolo cfr. Fabio Frosini, <em>Gramsci e la filosofia. Saggio sui Quaderni del carcere<\/em>, Carocci, Roma, 2002, p. 36.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va ricordato che Gramsci menzion\u00f2 l\u2019articolo <em>Il cieco Tiresia<\/em> nei <em>Quaderni<\/em>, discutendo della figura dantesca di Cavalcante de\u2019 Cavalcanti, per l\u2019accostamento tra la cecit\u00e0 di Tiresia e la condizione degli eretici dell\u2019Inferno [Q 527] (alla quale aveva gi\u00e0 fatto cenno nell\u2019articolo di <em>Sotto la Mole<\/em>). L\u2019articolo fu cercato (e trovato) da Palmiro Togliatti nel 1931, dopo che Piero Sraffa lo inform\u00f2 degli studi di Gramsci sul canto decimo dell\u2019Inferno (com\u2019\u00e8 noto, le lettere scritte da Gramsci a Tatiana durante la detenzione erano inoltrate a Sraffa, che a sua volta le trasmetteva al Centro estero del Partito comunista d\u2019Italia). Si veda la lettera inviata da Sraffa a Tatiana il 2 maggio 1932, in Piero Sraffa, <em>Lettere a Tania per Gramsci<\/em>, a cura di Valentino Gerratana, Editori Riuniti, Roma 1991, pp. 64-65. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che le lettere di Gramsci sul canto decimo contenessero un codice di comunicazione del prigioniero, che, discorrendo di Dante, voleva far conoscere ai compagni di partito la sua condizione. Cfr. Giuseppe Vacca, <em>Vita e pensieri di Antonio Gramsci 1926-1937<\/em>, Einaudi, Torino 2014, pp. 121-129; Angelo Rossi, <em>Fra Gramsci e Togliatti<\/em>. <em>Dante corriere segreto<\/em>, \u00abLa Rivista del Manifesto\u00bb, febbraio 2001.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn14\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftnref14\">[13]<\/a> Sui riferimenti al mondo greco-romano della rubrica <em>Sotto la Mole<\/em> cfr. Giovanni Viansino, <em>Gramsci e l\u2019antichistica<\/em>, cit., pp. 52-53.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn15\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftnref15\">[14]<\/a> Un cenno alla marcia dei Diecimila \u00e8 anche nell\u2019articolo <em>Un eroe<\/em> [28 agosto 1920, ON 641-642].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn16\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftnref16\"><sup>[15]<\/sup><\/a> Molti anni dopo, Gramsci menzioner\u00e0 gli stessi versi in una lettera al figlio Giuliano (senza data, ma del 1936), per spiegargli che gli scrittori non devono essere giudicati solo da una parte delle loro opere [LC 799]. Altri riferimenti alle opere di Orazio si trovano negli articoli <em>Il tumulto della concordia discorde<\/em> [11 dicembre 1916, CT 645-646], il cui titolo menziona il celebre verso \u00abquid velit et possit rerum concordia discors\u00bb (\u00abQuale sia il significato e il potere dell\u2019armonia discorde delle cose\u00bb), <em>Epistolae<\/em>, I, 12, 19; <em>Piazza della pace<\/em> [8 maggio 1916, CT 297-298], nel quale \u00e8 citata l\u2019espressione \u00abmulta renascentur\u00bb (\u00abmolte cose rinasceranno\u00bb), tratta dall\u2019<em>Ars poetica<\/em>, 70-71.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn17\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftnref17\">[16]<\/a> Aristotele aveva scritto: \u00abNella vita e\u0300 giusto che conseguano cio\u0300 che e\u0300 bello e buono coloro che agiscono\u00bb (<em>Etica a Nicomaco<\/em>, I, 8).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn18\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftnref18\">[17]<\/a> Cos\u00ec si espresse nell\u2019articolo <em>Faracovi<\/em>, 20 ottobre 1916 [CT 586-587].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn19\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftnref19\">[18]<\/a> <em>La Riscossa italica, pubblicazione della Lega d\u2019azione antitedesca<\/em>, tipografia corso Ponte Mosca, Torino,1917. Sebbene l\u2019opuscolo rechi la dicitura \u00abMarzo 1917\u00bb, non risulta che siano stati pubblicati altri fascicoli. Gramsci, in ogni caso, polemizz\u00f2 con la Lega d\u2019azione antitedesca e contro i suoi membri in numerosi articoli (cfr. <em>infra<\/em>, cap. 3).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn20\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftnref20\">[19]<\/a> Cfr., tra gli altri, Michele Battini, <em>Il socialismo degli imbecilli. Propaganda, falsificazione, persecuzione degli ebrei<\/em>, Bollati Boringhieri, Torino 2010; Ilaria Pavan, <em>L\u2019impossibile rigenerazione. Ostilit\u00e0 antiebraiche nell\u2019Italia liberale (1873-1913)<\/em>, \u00abStoria e problemi contemporanei\u00bb, n. 50, 2009, pp. 36-63.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn21\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftnref21\">[20]<\/a> Sul razzismo si veda anche il paragrafo 43 del Quaderno 17 [Q 1943-1944]. Gramsci, inoltre, si sofferm\u00f2 sull\u2019antisemitismo in diverse lettere a Tania negli ultimi mesi del 1931 e nei primi del 1932, discutendo con lei del film <em>Due mondi<\/em> (diretto da Ewald Dupont, 1930), e in una nota del Quaderno 15 [Q 1801]. In proposito si veda Giuseppe Vacca, <em>La questione ebraica in Europa e in Italia<\/em>, in Id., <em>Vita e pensieri di Antonio Gramsci,<\/em> cit., pp. 192-199. Gramsci accettava la tesi che in Italia non esistesse antisemitismo. Per molti anni questa idea (che fu sostenuta dallo stesso Mussolini: Emil Ludwig,<em> Colloqui con Mussolini<\/em>, Mondadori, Milano 2000, pp. 55-56) \u00e8 stata accolta dagli studiosi, soprattutto sulla base del noto libro di Renzo De Felice, <em>Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo<\/em>, Einaudi, Torino 1961. Oggi gli storici tendono a vedere la questione in termini diversi, sostenendo che gi\u00e0 prima delle leggi razziali del 1938 l\u2019Italia fascista mettesse in atto delle forme di discriminazione nei confronti degli israeliti. Si vedano, in particolare, Michele Sarfatti, <em>Gli ebrei nell\u2019Italia fascista. Vicende, identit\u00e0, persecuzione<\/em>, Einaudi, Torino 2000; Giorgio Fabre, <em>Mussolini razzista. Dal socialismo al fascismo: la formazione di un antisemita<\/em>, Garzanti, Milano 2005.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn22\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftnref22\">[21]<\/a> Guglielmo Ferrero, nato a Portici nel 1871, era uno storico, giornalista e romanziere. Da giovane si avvicin\u00f2 al socialismo e collabor\u00f2 alla \u00abCritica sociale\u00bb di Turati dal 1891 e a \u00abIl Secolo\u00bb dal 1897. Spos\u00f2 Gina Lombroso, figlia di Cesare, e nel 1925 partecip\u00f2 alla redazione di un volume commemorativo di Matteotti. Nel 1930 emigr\u00f2 in Svizzera, dove fu assunto come professore all\u2019Istituto di studi internazionali di Ginevra. Dopo le ricerche di storia romana, che gli valsero la notoriet\u00e0 internazionale (tra i suoi lettori vi fu persino Theodor Roosevelt), dedic\u00f2 gli ultimi anni allo studio della rivoluzione francese e dell\u2019et\u00e0 napoleonica. Mor\u00ec in esilio nel 1942 a Mont Pelerin sur Vevey (Svizzera).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di Ferrero, Gramsci criticava anche l\u2019idea che esistessero \u00abcivilt\u00e0 quantitative\u00bb contrapposte alle \u00abcivilt\u00e0 qualitative\u00bb. Per l\u2019autore di <em>Grandezza e decadenza<\/em>, infatti, la civilt\u00e0 occidentale aveva subito un\u2019evoluzione a partire dal Rinascimento ed era diventata \u00abquantitativa\u00bb, cio\u00e8 basata sulla produzione industriale sempre crescente, perdendo lo spirito qualitativo che la aveva animata fino ad allora (Guglielmo Ferrero, <em>Fra i due mondi<\/em>, Treves, Milano 1913). Per Ferrero, inoltre, la \u00abrivoluzione quantitativa\u00bb era alle origini della prima guerra mondiale. Gramsci non poteva accettare un simile ragionamento: \u00abPoich\u00e9 non pu\u00f2 esistere quantit\u00e0 senza qualit\u00e0 e qualit\u00e0 senza quantit\u00e0 (economia senza cultura, attivit\u00e0 pratica senza intelligenza e viceversa) ogni contrapposizione dei due termini \u00e8 un non senso razionalmente. E infatti quando si contrappone la qualit\u00e0 alla quantit\u00e0, con tutte le variazioni melense alla Guglielmo Ferrero e Co., in realt\u00e0 si contrappone una certa qualit\u00e0 ad altra qualit\u00e0, una certa quantit\u00e0 ad altra quantit\u00e0, cio\u00e8 si fa una certa politica e non si fa un\u2019affermazione filosofica\u00bb [Q 1340].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn23\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftnref23\">[22]<\/a> Gaetano De Sanctis, <em>Scritti minori<\/em>, VI, a cura di Aldo Ferrabino e Silvio Accame, Edizioni di storia e letteratura, Roma 1972, pp. 37-41.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn24\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftnref24\">[23]<\/a> Ettore Pais, <em>Poche osservazioni alla risposta di G. Ferrero<\/em>, \u00abRivista d\u2019Italia\u00bb, a. 15, n. 1, 1912, pp. 347-348; Id., <em>A proposito della \u00abGrandezza e decadenza\u00bb di Guglielmo Ferrero<\/em>, ivi, pp. 699-702.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn25\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftnref25\">[24]<\/a> <em>Il tabacco<\/em>, 28 maggio 1918, NM 66-68; <em>Prete pero<\/em>, 19 luglio 1918, NM 190-192; <em>Consulta araldica<\/em>, 22 agosto 1918, NM 259-261; Q 75, 300, 2158-2159, 2180 e 2332 (in quest\u2019ultima nota \u00e8 citato di nuovo l\u2019errore sulla misura lineare).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn26\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico#_ftnref26\">[25]<\/a> Corrado Barbagallo, nato a Sciacca (Agrigento) nel 1877, insegn\u00f2 storia in vari licei, occupandosi anche dell\u2019organizzazione sindacale degli insegnanti, per poi ottenere la cattedra di storia economica all\u2019universit\u00e0 di Catania. Successivamente insegn\u00f2 nelle universit\u00e0 di Messina, Napoli e Torino. Nel 1917 fond\u00f2 la \u00abNuova rivista storica\u00bb, che diresse per quattordici anni, prima di passare a occuparsi della stesura di una <em>Storia universale<\/em> (Utet, Torino 1950-1954), dalla preistoria all\u2019et\u00e0 contemporanea, in dieci volumi. Collabor\u00f2 per breve tempo alla terza pagina del \u00abPopolo d\u2019Italia\u00bb, ma in seguito divenne un oppositore del regime. Si interess\u00f2 sia del mondo antico, sia di quello moderno e contemporaneo, animato da una concezione anti-filologica, antidealista e materialista, che rese le sue opere oggetto di non poche discussioni. Nel corso degli anni attenu\u00f2 progressivamente il suo marxismo, fino a pervenire a una interpretazione irrazionale della storia. Mor\u00ec a Torino nel 1951.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019autore dei <em>Quaderni<\/em> ascriveva Ferrero e Barbagallo alla categoria del \u00ablorianismo\u00bb (dal nome di Achille Loria), caratterizzata da \u00abdisorganicit\u00e0, assenza di spirito critico sistematico, trascuratezza nello svolgimento dell\u2019attivit\u00e0 scientifica, assenza di centralizzazione culturale, mollezza e indulgenza etica nel campo dell\u2019attivit\u00e0 scientifico-culturale ecc.\u00bb [Q 2321]. Riteneva, per\u00f2, che Barbagallo fosse il migliore della sua \u00abscuola\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico\">http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/331-il-giovane-gramsci-e-il-mondo-antico<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARXISMO OGGI (Erminio Fonzo) L\u2019interesse di Antonio Gramsci per la cultura classica risale agli anni della sua formazione scolastica. Infatti, quando frequentava il liceo in Sardegna, dovette scegliere una materia tra la matematica e il greco e opt\u00f2 per la seconda, anche perch\u00e9 il cattivo insegnamento ricevuto al ginnasio gli aveva fatto perdere la passione per le scienze esatte [LC 181][1]. Nel 1911 si iscrisse alla facolt\u00e0 di lettere dell\u2019universit\u00e0 di Torino, dove rivel\u00f2&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":86,"featured_media":45894,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/11\/18527998_1439416992768432_7491948160901972196_n.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-d4L","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/50267"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/86"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=50267"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/50267\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":50268,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/50267\/revisions\/50268"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/45894"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=50267"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=50267"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=50267"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}