{"id":50368,"date":"2019-04-03T11:00:45","date_gmt":"2019-04-03T09:00:45","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50368"},"modified":"2019-04-03T08:47:13","modified_gmt":"2019-04-03T06:47:13","slug":"il-governo-invisibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50368","title":{"rendered":"Il governo invisibile"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di J<strong>ACOBIN ITALIA (Giuliano Santoro)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-large size-large wp-post-image\" src=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/governo_jacobin_italia-990x361.jpg\" alt=\"\" width=\"990\" height=\"361\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"entry_excerpt\">\n<h2 style=\"text-align: justify;\">La competizione mediatica tra Lega e M5S dimostra che la maggioranza non si limita a svilire il ruolo del parlamento, come avviene da diverse legislature. Ad essere svuotata, comunicando un implicito senso di impotenza, \u00e8 la funzione dell&#8217;esecutivo stesso<\/h2>\n<\/div>\n<div class=\"the_content\">\n<p class=\"has-drop-cap\" style=\"text-align: justify;\">Partiamo dagli eventi degli ultimi giorni. Un presidente del consiglio tacciato, con qualche ragione, di essere poco pi\u00f9 di un prestanome invita il ministero dell\u2019interno a dedicarsi al lavoro e a <em>studiare <\/em>piuttosto che alle chiacchiere. Quest\u2019ultimo, dal canto suo, \u00e8 considerato l\u2019uomo forte dell\u2019esecutivo, ai danni della principale forza della maggioranza. Con la quale ha ingaggiato da mesi una lotta all\u2019ultimo post per la conquista dello scenario mediatico post-televisivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il plot della politica italiana \u00e8 intricato. La scena madre \u00e8 ormai inflazionata, eppure mantiene la sua carica suggestiva: i rivoluzionari assaltano il Palazzo, entrano nelle stanze del potere ma le trovano vuote. \u00c8, ad esempio, la metafora attorno alla quale si gioca gran parte dell\u2019ipotesi neo-anarchica contenuta nei testi del Comitato invisibile che circolavano qualche anno fa. Adesso, con un certo gusto del recupero vintage, questi reperti del passato molto prossimo sono stati <a href=\"https:\/\/not.neroeditions.com\/comitato-invisibile\/\">raccolti in unico volume <\/a>in edizione italiana dalla collana Not di Nero edizioni. Quelli del Comitato invisibile afferrano una parte del problema e poi si fermano in mezzo al guado: constatano il feticcio di ci\u00f2 che oggi chiamiamo potere, dicono che questo mutamento della forma del comando non rimanda a forze occulte ma come nella <em>Lettera rubata<\/em> di Poe avviene sotto gli occhi di tutti ogni giorno, eppure non riconoscono il tema di costituire nuove istituzioni di segno diverso che consentano di riempire quel vuoto. Di quel mancato riconoscimento fanno una questione identitaria, che sposta la politica sul piano antropologico. In questo modo, la questione della democrazia, e del potere costituente, viene relegata a \u00abspiritosa menzogna\u00bb. Utilizzano Agamben per dirci che il potere non pu\u00f2 che essere totalitario, dunque sarebbe sufficiente negarlo, combatterlo significa automaticamente cancellarlo. La critica meriterebbe di essere approfondita, qui tagliamo con l\u2019accetta perch\u00e9 vorremmo sostenere un\u2019altra ipotesi. L\u2019immagine di una <em>stanza dei bottoni<\/em> senza bottoni ci \u00e8 utile a comprendere la situazione in cui si trova il Movimento 5 Stelle a un anno dal trionfo elettorale che lo ha incoronato con ampio margine primo partito del paese e condotto fino ai vertici dello stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come \u00e8 noto, l\u2019allegoria della \u00abstanza dei bottoni\u00bb venne proiettata per la prima volta dalle parole del segretario del Partito socialista italiano Pietro Nenni quando si tratt\u00f2 di spiegare le ragioni dell\u2019ingresso al governo e la nascita del primo centrosinistra. \u00abCon l\u2019accrescersi delle prerogative dello stato nel campo economico <em>i bottoni<\/em> sono enormemente aumentati di influenza e di numero\u00bb, afferm\u00f2 Nenni illustrando la sua strategia. Dunque, nonostante i tintinnii di sciabole che minacciavano colpi di stato e con tutti i rischi di compromessi al ribasso, dal suo punto di vista <em>valeva la pena<\/em> di entrare in maggioranza con la Democrazia cristiana. Con la recente pubblicazione dei diari del leader socialista, abbiamo saputo che Nenni gi\u00e0 pochi anni dopo aveva rivisto il suo giudizio e formulato una descrizione pi\u00f9 complessa, meno sloganistica, del funzionamento del potere: \u00abLa verit\u00e0 \u00e8 che per governare occorrerebbe conoscere tutti gli uomini dell\u2019amministrazione civile e militare e io non ne conoscevo nessuno\u00bb, appunt\u00f2 tra le sue carte. Ci\u00f2 nonostante, in pochi possono obiettare che con tutte le loro contraddizioni gli anni del centrosinistra abbiano prodotto riforme rilevanti, la nazionalizzazione dell\u2019industria elettrica e la costruzione di importanti pezzi di welfare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nostra tesi \u00e8 che il Movimento 5 stelle sia andato al governo non solo sopravvalutandosi, anche sovrastimando la possibilit\u00e0 che le cose potessero cambiare agendo solamente <em>dall\u2019alto<\/em>, senza uno straccio di partecipazione reale e mobilitazione concreta, senza alcun radicamento sociale a far da contrappeso. \u00abAvresti vinto pure col Gabibbo\u00bb, dice l\u2019ex presidente dell\u2019Assemblea capitolina Marcello De Vito in un\u2019intercettazione che rester\u00e0 nell\u2019immaginario collettivo. Il cinismo della sua sentenza sarebbe stato ancora pi\u00f9 efficace se si fosse reso conto di aver vinto <em>grazie al Gabibbo<\/em>, ma rende l\u2019idea di come il M5S sia privo di una massa critica pronta a far pressione e non pare avere idea di come eventualmente forzare i limiti imposti. Si ha l\u2019impressione che Luigi Di Maio e i suoi stiano cercando di muovere alcune leve, di pigiare qualche tasto (leve e tasti che, \u00e8 appena il caso di sottolineare, in quest\u2019epoca sono molti di meno quanto a <em>\u00a0influenza<\/em> <em>e numero<\/em> rispetto all\u2019illustre precedente descritto da Nenni), ma si siano trovati quasi subito di fronte a salotti di raso vuoti e macchine burocratiche che girano per conto proprio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 un abisso tra i neo-anarchici del Comitato invisibile e i 5 Stelle, i primi almeno esaltano l\u2019azione collettiva e producono forme di conflitto. Eppure, entrambi non hanno idea di un\u2019istituzione alternativa. Nel caso dei grillini, ci\u00f2 avviene perch\u00e9 traggono buona parte della loro teoria del potere dalla bizzarra traduzione dell\u2019anarcocapitalismo digitale in salsa neotelevisiva che era stata abbozzata da Gianroberto Casaleggio. \u00abNoi non vogliamo entrare nella stanza dei bottoni, vogliamo dare una stanza dei bottoni a ogni cittadino\u00bb, diceva Beppe Grillo un paio di anni fa. Ma dopo questo primo anno dell\u2019era gialloverde possiamo dire definitivamente che la piattaforma Rousseau non \u00e8 il nucleo fondante di un dispositivo pensato per sostituire il parlamento, come dicono alcuni benpensanti con scalpore. Anche la squinternata <em>piattaforma digitale<\/em> dei grillini si rivela una stanza vuota, disertata in primo luogo da attivisti ed elettori del Movimento 5 Stelle e priva di ogni funzione costituente. Al massimo serve agli eletti per comunicare con qualche migliaio di attivisti che coltivano il sogno di sostituirli (\u00abUn giorno potreste esserci voi al posto mio\u00bb, promette sempre Di Maio ai suoi) o a ratificare decisioni prese ai vertici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019introduzione alla raccolta dei testi del Comitato invisibile c\u2019\u00e8 una sentenza condivisibile: \u00abGovernare si \u00e8 ridotto ad un esercizio di comunicazione\u00bb. Ce ne siamo accorti, solo per fare un esempio recente, in occasione delle tensioni interne alla maggioranza gialloverde sulla Tav. Dopo qualche <em>penultimatum<\/em> e un paio di schermaglie poco convinte tra alleati, l\u2019automatismo amministrativo ha proseguito lungo i suoi binari e secondo i tempi previsti. I bandi sono partiti con qualche piccola correzione semantica ma la componente grillina si \u00e8 affrettata ad esultare e rivendicare il proprio successo. Si dir\u00e0 che questo governo, quanto a svuotamento del parlamento, si \u00e8 limitato a raccogliere il testimone di quelli che lo hanno preceduto. Ci\u00f2 \u00e8 sicuramente vero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quanto a ricorso alla decretazione e alle questioni di fiducia, siamo in perfetta continuit\u00e0 con gli esecutivi precedenti. La strada era stata segnata, ma i gialloverdi si sono spinti pi\u00f9 avanti. L\u2019ultima legge di bilancio \u00e8 stata votata praticamente al buio, alle camere \u00e8 stata recapitata una scatola vuota, in attesa che le ultime trattative con gli apparati europei consentissero al governo di decidere le sorti delle finanze pubbliche. Altrettanto paradossali sono le discussioni in aula: molto spesso intervengono solamente i parlamentari delle opposizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli esponenti della Lega e soprattutto del Movimento 5 Stelle si astengono da ogni forma di presa di parola. Sia alla camera e che al senato si limitano a votare aderendo alla linea che \u00e8 stata deciso dai vertici in applicazione del famigerato \u201ccontratto di governo\u201d. \u00c8 accaduto, ad esempio, in occasione della legge sulla legittima difesa, quando il primo gruppo parlamentare non ha contribuito in nessun modo e con nessuna argomentazione all\u2019approvazione di quel testo. Semplicemente hanno premuto un tasto e lo hanno approvato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La novit\u00e0 \u00e8 che per\u00f2 il governo Salvini-Di Maio non si limita ad accentrare su di s\u00e9 le decisioni, come in misura variabile hanno fatto tutti quelli della Seconda repubblica. In questo caso, non \u00e8 solo il parlamento a essere esautorato. A patire la mancanza di potere, a essere lentamente svuotato dall\u2019interno, \u00e8 il governo stesso. L\u2019uomo che \u00e8 stato scelto per presiederlo, che dovrebbe essere il <em>primus inter pares <\/em>nella squadra di ministri, esercita notoriamente un mandato a sovranit\u00e0 limitata. Di recente il costituzionalista Sabino Cassese ha notato come i consigli dei ministri si svolgano a fine giornata e durino molto meno del solito, il tempo di firmare qualche decreto. \u00abAd esclusione dell\u2019incontro dello scorso 8 febbraio, che si \u00e8 prolungato per 2 ore, quasi tutte le riunioni del consiglio dei ministri sono durate meno di 1 ora, per un dato medio che si attesta sui 47 minuti. Tra tutti spicca l\u2019incontro del 19 febbraio, con la presentazione di un decreto legislativo per l\u2019adeguamento della normativa nazionale alle disposizione europee e la non impugnazione di 3 leggi regionali, che \u00e8 durato solamente 5 minuti\u00bb: cos\u00ec <a href=\"https:\/\/www.openpolis.it\/decreti-incompleti-per-implementare-il-programma-di-governo\/\">sintetizza in una nota Open Polis<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Matteo Salvini, in effetti, fa di tutto tranne che stare al Viminale, esercitando in forma anomala una delega che richiederebbe culo sulla poltrona e capacit\u00e0 decisionale per reagire agli eventi imprevisti. Ma siamo arrivati al punto che anche l\u2019intervento che lo ha caratterizzato di pi\u00f9 in questi mesi, il divieto di sbarco e la chiusura dei porti, \u00e8 stato formulato via tweet, ha valore dubbio non solo dal punto di vista dello stato di diritto ma anche da quello formale-legale. Luigi Di Maio si \u00e8 preso due deleghe pesanti, accorpando funzioni che si vorrebbero divergenti se non avesse l\u2019idea aconflittuale della societ\u00e0 che lo contraddistingue.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel gestire lo \u201csviluppo economico\u201d e la \u201csicurezza sociale\u201d, parlando con imprenditori e lavoratori passando da un ministero all\u2019altro, non molla di un centimetro il suo ruolo di \u201ccapo politico\u201d del Movimento 5 Stelle. La cosa crea qualche cortocircuito, tanto che se uno si prende la briga di incrociare, <a href=\"https:\/\/www.openpolis.it\/cosi-il-registro-della-trasparenza-del-mise-non-serve-a-niente\/\">come ha fatto sempre Open Polis<\/a>, l\u2019agenda degli incontri Di Maio in qualit\u00e0 di ministro con agenzie ed esternazioni, scopre che qualcosa non torna. Il resto lo fa la pletora di comunicatori sparpagliati in ogni strapuntino di scrivania degli uffici occupati da questa maggioranza: nei due rami del parlamento, a Palazzo Chigi, accanto ai ministri, sulla tolda di comando delle macchine propagandistiche delle forze politiche. Si moltiplicano video <em>embeddati<\/em> su Facebook, gli esperti calcolano che la potenza di fuoco dell\u2019apparato social possa raggiungere 5 milioni di utenti. Di volta in volta, i testimonial annunciano svolte storiche, vittorie campali, conquiste straordinarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo dilagare di produzione di immagini a mezzo di immagini serve a mascherare l\u2019impotenza del governo, \u00e8 direttamente proporzionale alla debolezza di chi pensava che bastasse amministrare in forma tecnica, impersonale eppure impeccabile perch\u00e9 \u00abuna buona idea non \u00e8 n\u00e9 di destra n\u00e9 di sinistra\u00bb, per rastrellare soldi alla Casta e redistribuirli alla Gente. Del resto, dicono quelli, del Comitato invisibile, \u00abI politici non sono l\u00ec per rappresentarci, sono l\u00ec per distrarci\u00bb. In questo l\u2019attuale governo svolge perfettamente la sua funzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">*<em>Giuliano Santoro, giornalista, scrive di politica e cultura su<\/em>\u00a0il Manifesto.\u00a0<em>\u00c8 autore, tra le altre cose, di\u00a0<\/em>Un Grillo qualunque\u00a0<em>e<\/em>\u00a0Cervelli Sconnessi\u00a0<em>(entrambi editi da Castelvecchi)<\/em>,\u00a0Guida alla Roma ribelle\u00a0<em>(Voland),\u00a0<\/em>Al palo della morte\u00a0<em>(Alegre Quinto Tipo).<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/il-governo-invisibile\/\">https:\/\/jacobinitalia.it\/il-governo-invisibile\/<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di JACOBIN ITALIA (Giuliano Santoro) &nbsp; &nbsp; La competizione mediatica tra Lega e M5S dimostra che la maggioranza non si limita a svilire il ruolo del parlamento, come avviene da diverse legislature. 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