{"id":50455,"date":"2019-04-05T10:30:03","date_gmt":"2019-04-05T08:30:03","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50455"},"modified":"2019-04-05T11:59:16","modified_gmt":"2019-04-05T09:59:16","slug":"anche-karl-marx-era-solo-un-vecchio-uomo-bianco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50455","title":{"rendered":"&#8220;Anche Karl Marx era solo un vecchio uomo bianco&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>VOCI DALLA GERMANIA <\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/1.bp.blogspot.com\/-ihFWbOrdTzM\/XJu_m8nd5NI\/AAAAAAAAHv8\/ghma8uWURxAXx80XraxJtxJoYNG2QS4jACLcBGAs\/s400\/marx.jpg\" width=\"400\" height=\"225\" border=\"0\" data-original-height=\"484\" data-original-width=\"860\" \/><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><i><b>&#8220;Persino a Karl Marx, in quanto vecchio uomo bianco, oggi verrebbe negato il diritto di esprimere la propria opinione su tutta una serie di questioni. Cosa vuoi che ne sappia uno come Marx dell&#8217;oppressione?&#8221; scrive Michael Br\u00f6ning della fondazione Friedrich Ebert (vicina alla SPD) su Die Zeit, facendo riferimento alle banalit\u00e0 politiche tipiche della sinistra tedesca di questi anni.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.zeit.de\/politik\/deutschland\/2019-03\/identitaetspolitik-kommunismus-arbeiterklasse-diskriminierung-emanzipation-karl-marx\/komplettansicht\">Una riflessione molto interessante di\u00a0<\/a><\/b><\/i><i><b><a href=\"https:\/\/www.zeit.de\/politik\/deutschland\/2019-03\/identitaetspolitik-kommunismus-arbeiterklasse-diskriminierung-emanzipation-karl-marx\/komplettansicht\">Michael Br\u00f6ning su Die Zeit<\/a><\/b><\/i><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><b>Si tratta solo di un fraintendimento? Tutta questa critica alle aberrazioni di politica identitaria in una parte della sinistra che sempre pi\u00f9 spesso deve lottare per la sopravvivenza?<\/b> &#8220;Non si pu\u00f2 incolpare la politica dell&#8217;identit\u00e0 per la crisi&#8221;,<a href=\"https:\/\/www.zeit.de\/2019\/12\/arbeiterbewegung-linke-politik-arbeiterklasse-identitaet\/komplettansicht\"> spiegano Robert Mueller-Stahl e Robert Pausch su DIE ZEIT il 14 marzo 2019<\/a>. La politica della sinistra era politica dell&#8217;identit\u00e0 anche nel diciannovesimo secolo \u2013 solo che allora era in nome della classe operaia. Chiunque neghi questo &#8220;orientamento di base dato alla domanda di identit\u00e0&#8221;, oggi soffre di amnesia storica. A soffrire di percezione selettiva tuttavia non sono gli scettici della politica dell&#8217;identit\u00e0, ma Robert Mueller-Stahl e Robert Pausch. La loro definizione di politica dell&#8217;identit\u00e0 ha poco o nulla a che fare con il suo orientamento liberale attuale.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><b>Senza dubbio anche il movimento operaio del diciannovesimo secolo faceva riferimento alle questioni dell\u2019identit\u00e0.<\/b> I sindacati, i circoli di lettura, i giornali proletari, naturalmente avevano tutti una dimensione identitaria di classe. Alla fine, tutto \u00e8 personale quando si tratta di persone. E le persone che si uniscono gettano le basi per una coscienza comune. &#8220;La costruzione della classe come identit\u00e0&#8221;, di cui parlano Mueller-Stahl e Pausch, non \u00e8 affatto controversa. Ma non pu\u00f2 essere la prova di una presunta tradizione del movimento operaio, piuttosto della diffusione dell&#8217;approccio politico-identitario.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><b>Se in un modo o nell\u2019altro tutto pu\u00f2 essere considerato politica dell\u2019identit\u00e0, alla fine solo una cosa sar\u00e0 completa: la confusione. <\/b>Gi\u00e0 oggi i suprematisti bianchi usano la politica dell&#8217;identit\u00e0 per affrontare la necessit\u00e0 di proteggere la &#8220;cultura bianca&#8221;. Ma se anche i\u00a0populisti di destra sono arrivati a chiedere spazi sicuri\u00a0e luoghi dove non \u00e8 consentita alcuna discriminazione, qualcosa \u00e8 andato storto.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>&#8220;Reaganomics per la sinistra&#8221;\u00a0<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>La forma dominante di politica dell&#8217;identit\u00e0 liberale oggi non pu\u00f2 essere considerata un legittimo\u00a0<\/b><b>successore<\/b><b>, ma esattamente il contrario degli sforzi storici di emancipazione del movimento operaio.<\/b> La loro grande attenzione per il riconoscimento di identit\u00e0 di gruppo sempre pi\u00f9 piccole, costruite sulla base di aspetti etnici, sessuali, sociali o culturali non ha nulla a che fare con la solidariet\u00e0 e lo spirito pubblico, ma con la soggettivit\u00e0 e l&#8217;esclusione. <b>Invece di avanzare richieste universalistiche per un accesso senza barriere all\u2019istruzione, alla sanit\u00e0, al benessere e alla partecipazione,<\/b> ci si occupa di diritti speciali. Il risultato \u00e8 una competizione a somma zero per le posizioni pi\u00f9 redditizie nella gerarchia sacrificale della societ\u00e0. Alla fine di questa <b>balcanizzazione<\/b> non c\u2019\u00e8 l&#8217;azione comune, ma solo un risentimento rabbioso compatibile con lo status quo.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>Questo lo si pu\u00f2 osservare in alcune parti della sinistra americana e nel milieau accademico di molti progressisti europei.<\/b> Qui l&#8217;ossessione politico-identitaria non equivale all&#8217;empowerment, ma all&#8217;auto-esautorazione della sinistra. Certo, questo vale ancora di piu\u2019 pi\u00f9 se si combina con il disprezzo morale per il loro ambiente elettorale tradizionale popolato da guidatori di automobili, e carnivori che amano festeggiare il carnevale.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>&#8220;La politica delle identit\u00e0&#8221;, scrive Mark Lilla, professore alla Columbia University \u00e8 una &#8220;Reagonomics per la sinistra&#8221;.<\/b> Poich\u00e9 \u00e8 compatibile con i dogmi di un neoliberismo polarizzante, l&#8217;ingiustizia economica si trasforma in una contraddizione secondaria, parte di una discriminazione presumibilmente pi\u00f9 fondamentale, neutralizzata grazie a delle piroette di simbolismo progressista e ad un certo &#8220;atteggiamento&#8221;. Una tale sinistra \u00e8 molto preoccupata per le offese emotive derivanti dalle micro-aggressioni, ma ha solo un sensore selettivo per la progressiva scomparsa della democrazia all\u2019interno della societ\u00e0, per la crescente disuguaglianza economica e per le ginocchia rotte di un <b>piastrellista nell&#8217;anello esterno della S-Bahn.\u00a0<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>Al centro non c\u2019\u00e8 necessariamente l&#8217;ideale di uguaglianza civica, ma quello dell\u2019eccezione.<\/b> Invece di promuovere la comunit\u00e0, le persone vengono ordinate in cassetti separati. In questo modo i conflitti economici si trasformano sempre pi\u00f9 in lotte culturali. Le discussioni sull&#8217;identit\u00e0 del resto non possono essere risolte attraverso dei compromessi \u2013 senza considerate che, data la fluidit\u00e0 delle identit\u00e0, \u00e8 difficile concepire delle coalizioni durature.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>Nella lotta di sinistra sono necessarie delle ampie alleanze\u00a0<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>In tempi in cui l&#8217;assimilazione culturale \u00e8 considerata una usurpazione<\/b>, la partecipazione ai dibattiti politici \u00e8 riservata esclusivamente alle persone coinvolte in maniera diretta. &#8220;Io come &#8230;&#8221; cos\u00ec iniziano i contributi al dibattito considerati appena ammissibili.<b> Persino a Karl Marx oggi, in quanto vecchio uomo bianco, verrebbe negato il diritto di esprimere la sua opinione su tutta una serie di questioni. Cosa vuoi che ne sappia Marx dell&#8217;oppressione<\/b>?<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>Poich\u00e9 l&#8217;attenzione si focalizza sulle auto-percezioni, la realt\u00e0 politica concreta diventa sfocata.<\/b> Invece di confrontarsi con la disuguaglianza globale, una parte del milieau accademico guarda verso l\u2019interno per esplorare il nucleo delle idee e dei concetti. Ci\u00f2 \u00e8 sicuramente legittimo, ma \u00e8 l&#8217;esatto opposto dell&#8217;ambizione con cui il movimento operaio si batteva per l&#8217;emancipazione delle classi svantaggiate. <b>Karl Marx, Friedrich Engels e <\/b>l&#8217;Associazione Generale dei Lavoratori tedeschi non si occupavano del riconoscimento e della continuazione delle differenze esistenti, ma del loro superamento.<b> L&#8217;obiettivo non erano i privilegi, ma l&#8217;uguaglianza.\u00a0<\/b><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>Martin Luther King nel 1963 formulava un sogno<\/b> e si augurava che i suoi quattro figli un giorno potessero vivere in un mondo &#8220;nel quale non sono giudicati per il colore della loro pelle ma per la natura del loro carattere&#8221;. In gran parte dei circoli ispirati dal tema dell\u2019identit\u00e0 politica, questo sogno oggi probabilmente verrebbe registrato come una micro-aggressione. Dopotutto l&#8217;origine e il colore della pelle non dovrebbero essere superati, ma essere invece enfatizzati come unici punti di riferimento decisivi. Non dovremmo superare la visione universalista di Martin Luther King con tanta facilit\u00e0. Anche il candidato alla presidenza democratica <b>Bernie Sanders,<\/b> in occasione dell&#8217;annuncio della sua ricandidatura, ha fatto riferimento all\u2019attualit\u00e0 del messaggio di &#8220;I have a dream&#8221;.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><b>\u00c8 altrettanto chiaro: nulla sarebbe pi\u00f9 sbagliato che riportare la politica ai presumibilmente buoni e vecchi tempi in cui a dominare era l\u2019uomo bianco, eterosessuale<\/b>. La lotta contro la discriminazione e l&#8217;emancipazione deve essere sempre lasciata alla sinistra &#8211; e qui sono necessarie ampie alleanze. Ma deve essere guidata da una visione complessiva e senza il paraocchi della divisione. Una sinistra che lo dimentica, fa un assist alla destra radicale. <b>L&#8217;ex capo-stratega di Donald Trump, Steve Bannon<\/b>, ritiene che la politica identitaria di sinistra per lui sia un grande regalo. &#8220;<b>Pi\u00f9 parlano di politica dell&#8217;identit\u00e0&#8221;, diceva\u00a0Bannon, &#8220;prima li riacciuffo\u201d<\/b>. Voglio che parlino di razzismo ogni giorno. \u201cSe la sinistra si concentra sulla razza e sull&#8217;identit\u00e0, possiamo schiacciarli&#8221;. <b>\u00c8 ora di smetterla di fare a Steve Bannon questo favore.\u00a0<\/b><\/div>\n<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/vocidallagermania.blogspot.com\/2019\/03\/anche-karl-marx-era-solo-un-vecchio.html\">https:\/\/vocidallagermania.blogspot.com\/2019\/03\/anche-karl-marx-era-solo-un-vecchio.html<\/a><\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VOCI DALLA GERMANIA &#8220;Persino a Karl Marx, in quanto vecchio uomo bianco, oggi verrebbe negato il diritto di esprimere la propria opinione su tutta una serie di questioni. 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