{"id":50475,"date":"2019-04-05T12:00:22","date_gmt":"2019-04-05T10:00:22","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50475"},"modified":"2019-04-05T11:50:50","modified_gmt":"2019-04-05T09:50:50","slug":"psicopatologia-dei-programmi-televisivi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50475","title":{"rendered":"Psicopatologia dei programmi televisivi"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LE PAROLE E LE COSE (Marco Nicastro)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Fogli.jpg?fit=1449%2C500\" sizes=\"100vw\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Fogli.jpg?w=1449 1449w, https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Fogli.jpg?resize=300%2C104 300w, https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Fogli.jpg?resize=768%2C265 768w, https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Fogli.jpg?resize=1024%2C353 1024w\" alt=\"\" width=\"1449\" height=\"500\" data-attachment-id=\"35267\" data-permalink=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=35267\" data-orig-file=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Fogli.jpg?fit=1449%2C500\" data-orig-size=\"1449,500\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;Teresa Chirico&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"Fogli\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Fogli.jpg?fit=300%2C104\" data-large-file=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/Fogli.jpg?fit=525%2C181\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[<em>Questo saggio \u00e8 incluso nel libro di Marco Nicastro, <\/em><a href=\"http:\/\/www.ladolfieditore.it\/index.php\/it\/smeraldo\/la-resistenza-della-scrittura-letteratura-psicoanalisi-societa.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">La resistenza della scrittura. Letteratura, psicoanalisi, societ\u00e0<\/a><em>, Ladolfi Editore, 2019<\/em>].<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Il DSM-5<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35266#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> (ultima versione del pi\u00f9 diffuso manuale diagnostico dei disturbi mentali) definisce <em>disturbo di dismorfismo corporeo<\/em> una configurazione psicopatologica caratterizzata da un\u2019ansia eccessiva per una parte specifica del proprio corpo che si considera deforme o inaccettabile esteticamente nonostante cos\u00ec non appaia agli altri. Quest\u2019ansia pu\u00f2 essere talmente intensa da produrre disadattamento, cio\u00e8 un malessere con importanti conseguenze a livello personale, sociale, lavorativo ecc. e conseguenti tentativi di gestirla, ad esempio attraverso controlli ripetuti allo specchio, ricerca di rassicurazione presso gli altri, comportamenti volti a nasconderla e\/o a modificarla. Non \u00e8 difficile capire come le persone che soffrono di questo disturbo, specie se ne hanno i mezzi economici o se l\u2019ansia associata diviene molto forte, si rivolgano ai chirurghi estetici con l\u2019obiettivo di modificare quella parte di s\u00e9 e ridurre cos\u00ec lo stato di malessere soggettivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Pensando a un disturbo del genere ci potrebbero forse venire in mente immagini di persone particolarmente disadattate, ma in realt\u00e0 si tratta di una condizione molto meno rara ed eclatante di quanto non si creda, che spesso sorge in epoche particolari della vita come l\u2019adolescenza, in cui l\u2019individuo \u00e8 impegnato in uno sforzo di definizione della propria identit\u00e0 a partire proprio dal corpo. Si tratta comunque di una condizione che \u00e8 influenzata anche da fattori culturali (come accade anche in altri disturbi del resto, ad esempio quelli del comportamento alimentare), perch\u00e9 l\u2019ambiente socio-culturale, in modo molto pi\u00f9 potente oggi grazie alla capacit\u00e0 di penetrazione dei mass media e dei social media, diffonde e impone ideali estetici sempre pi\u00f9 difficili da raggiungere, rivolti in particolare alle donne.<span id=\"more-35266\"><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec, da uno o due decenni a questa parte, il tentativo di modificare parti del proprio corpo che non si ritengono adeguate o all\u2019altezza di certi standard sembra essersi diffuso enormemente, tanto da poter parlare, secondo me, di una vera patologia sociale del nostro tempo. Oggi, specie dopo una certa et\u00e0, quasi tutte le attrici ricorrono alla chirurgia plastica per modificare i propri tratti somatici tentando di cancellare i segni del tempo o di risultare pi\u00f9 avvenenti intervenendo su alcune specifiche parti del corpo. Ma la tendenza \u2013 una di quelle mode deleterie che come europei abbiamo importato dagli Stati Uniti, dove era gi\u00e0 presente da tempo \u2013 si \u00e8 ulteriormente aggravata perch\u00e9 ormai non riguarda pi\u00f9 solo le attrici, ma tutte le donne che per lavoro si mettono davanti ad uno schermo: tutte le donne dello spettacolo, le presentatrici, le soubrette, le giornaliste televisive, i politici, e tante altre donne cui capita spesso di apparire in tv (ad esempio come esperte, opinioniste ecc.). Pare circoli un messaggio accettato trasversalmente: oggi, se vuoi lavorare in tv, devi avere un viso senza rughe (anche se di rughe nei hai poche) e magari presentare certi connotati culturalmente associati alla bellezza (zigomi marcati, volto scavato, labbra carnose, seno prominente ecc). E questa ingiunzione pare essere ormai talmente forte da influenzare \u2013 fenomeno questo tipico del nostro tempo \u2013 anche le pi\u00f9 giovani, che decidono di ricorrere alla chirurgia plastica al solo apparire di un lieve segno di cedimento, di una lieve imperfezione, o semplicemente perch\u00e9 il proprio viso, nel giro di qualche anno, ha naturalmente cambiato aspetto e si \u00e8 magari leggermente allontanato, pur essendo sempre molto gradevole, da quei connotati di bellezza di cui si diceva prima. Assistiamo quindi allo spettacolo indecoroso di giovani donne sotto i trent\u2019anni il cui viso presenta la levigatura cerea di una bambola di plastica, una bellezza abnorme, inespressiva e innaturale. Visi e corpi di donne usati dal sistema televisivo come se fossero oggetti inanimati utili ad abbellire i vari palinsesti.<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35266#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> Considerato il potere educativo della televisione, che risiede nella sua grande capacit\u00e0 di diffondere esempi di comportamento, informazioni e anche valori di riferimento \u2013 come ha sottolineato con veemenza Pasolini in alcuni dei suoi articoli pi\u00f9 significativi<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35266#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a> \u2013 non si pu\u00f2 che essere molto preoccupati per il futuro dei bambini e degli adolescenti di oggi, che si confronteranno in modo martellante con questi modelli di bellezza artificiali e assurdi. Da un punto di vista psicologico, l\u2019inclinazione dismorfofobica nella televisione di oggi \u00e8 segno di una fragilit\u00e0 dell\u2019immagine di s\u00e9, di un senso di identit\u00e0 oscillante della societ\u00e0 attuale, che si diffonde poi sempre di pi\u00f9 man mano che lo si esibisce, finendo per essere normalizzato. Ma \u00e8 anche segno della paura della temporalit\u00e0 dell\u2019esistere, cio\u00e8 del limite (di ogni limite) e della morte, tutte realt\u00e0 della vita che vengono continuamente negate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non c\u2019\u00e8 solo questo. Un altro tratto molto presente nella tv attuale \u00e8 l\u2019esposizione continua della propria intimit\u00e0, l\u2019assenza di quel pudore che dovrebbe tutelare le parti pi\u00f9 segrete e delicate di s\u00e9, (corporee o emotive che siano), esibizione messa in atto, per i diretti protagonisti, in nome di una temporanea quanto evanescente notoriet\u00e0, e per chi la sostiene (i produttori, i conduttori dei programmi) per puri scopi commerciali, visto che la condivisione di aspetti nascosti e assolutamente privati di qualcuno suscita sempre curiosit\u00e0 nello spettatore (\u201cfa <em>audience<\/em>\u201d, come si suol dire). Lo spettatore pu\u00f2 cos\u00ec, dinnanzi a certe scene, ritrovare parti altrettanto nascoste di s\u00e9 liberandosene per interposta persona (effetto catartico della rappresentazione teatrale), ma anche titillare quella curiosit\u00e0 \u201cedipica\u201d (per usare un gergo psicoanalitico) tipica dei bambini e delle persone immature, che li porta a spiare \u201cdal buco della serratura\u201d per capire cosa succede tra i genitori nella loro intimit\u00e0, da cui \u00e8 naturalmente escluso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti sono i programmi che chiamano persone note e meno note a mettersi a nudo, sia fisicamente che emotivamente. Ci\u00f2 manda a chi guarda un messaggio molto chiaro: non c\u2019\u00e8 niente di privato in s\u00e9 stessi da non poter essere condiviso con gli altri, anche se sconosciuti, e che per star meglio con basta sfogarsi e liberarsi di ci\u00f2 che della propria storia personale fa ancora soffrire. Questa esibizione, che stuzzica il voyerismo del pubblico, per chi la attua \u00e8 una <em>dinamica narcisistica <\/em>perch\u00e9 chiede all\u2019altro (\u201ci telespettatori\u201d) una conferma del valore di s\u00e9 e dei propri vissuti. Ma \u00e8 anche, specie per chi la organizza e la programma, una <em>dinamica perversa<\/em>, perch\u00e9 sottende una concezione dell\u2019altro come di un oggetto uguale a s\u00e9, indifferenziato, non dotato cio\u00e8 di un\u2019identit\u00e0 e di valori propri ma costruito invece a propria immagine e somiglianza, strumento utile solo a confermare il proprio narcisismo. L\u2019altro (inclusi i telespettatori) non esiste nei suoi bisogni o nella sua specifica sensibilit\u00e0 (si pensi ai minori); non c\u2019\u00e8 responsabilit\u00e0 educativa verso il pubblico, che invece qualunque tv a larga diffusione, anche se privata e con finalit\u00e0 prevalentemente commerciali, dovrebbe avere. Come si pu\u00f2 ben capire, anche questo esempio di esibizione di s\u00e9 e di attacco al pudore, che \u00e8 invece una caratteristica fondamentale della psiche umana perch\u00e9 indica l\u2019esistenza di una barriera che separa il s\u00e9 privato dal s\u00e9 privato dell\u2019altro \u2013 cio\u00e8 la nostra identit\u00e0 e unicit\u00e0 da quella altrui \u2013 costituisce un pericolo per la crescita dei pi\u00f9 giovani, perch\u00e9 lancia il messaggio che sia lecito sbandierare indistintamente a tutti i propri sentimenti pi\u00f9 intimi per qualche minuto di notoriet\u00e0. Del non rispetto della persona come soggetto cui spetta una dignit\u00e0 pubblica e una protezione della sua intimit\u00e0 \u00e8 poi testimonianza il dilagare in molti programmi (da quelli a contenuto politico, ai talk show fino a quelli di svago), anche nelle ore in cosiddetta \u201cfascia protetta\u201d, dell\u2019aggressivit\u00e0, della lite volgare e dell\u2019offesa gratuita verso l\u2019interlocutore di turno, con una sorta di gara da parte dei programmi televisivi a chi si aggiudica la partecipazione dell\u2019ospite pi\u00f9 riottoso e maleducato. E anche l\u2019aggressivit\u00e0 e l\u2019arroganza sono segnali di un narcisismo malato, basti leggere alcuni dei tratti del disturbo narcisistico di personalit\u00e0 e di altri gravi disturbi di quell\u2019area psicopatologica (borderline, antisociale ecc.) espressi sempre nel DSM-5.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, \u00e8 possibile rinvenire un\u2019altra dinamica patologica, forse ancora pi\u00f9 grave perch\u00e9 pi\u00f9 subdola di quelle tratteggiate sopra. \u00c8 caratterizzata dalla tendenza a mandare continuamente messaggi tra loro fortemente in contraddizione. Molte conduttrici di programmi televisivi, sempre per rimanere in questo ambito, sanzionano moralmente alcuni comportamenti illeciti tuttora diffusi nella nostra societ\u00e0 (la violenza sulle donne, il non rispetto della diversit\u00e0 ecc.), ma contemporaneamente con loro stesse, col loro corpo reso finto e innaturale dalla chirurgia plastica mandano un messaggio opposto, che nega il primo minandone la credibilit\u00e0. Ci si schiera contro ogni forma di violenza sulle donne e poi, per poter lavorare in tv e godere di una certa notoriet\u00e0, si consente al sistema televisivo di usare violenza contro s\u00e9 stesse in qualit\u00e0 di donne adeguandosi a seguire certi canoni di bellezza o esibendo la propria nudit\u00e0 (fisica e psichica). Si predica il rispetto della diversit\u00e0 e al contempo non si accetta che l\u2019et\u00e0 faccia il suo corso, che si notino sul viso quei normali segni del tempo che lo rendono vero e unico. Si redarguisce giustamente il bullo che attacca il compagno pi\u00f9 fragile a scuola e subito dopo si lascia ampio spazio nel proprio programma all\u2019offesa dell\u2019ospite pi\u00f9 aggressivo sull\u2019ospite pi\u00f9 educato o meno capace di difendersi. Per non parlare infine dei telegiornali che si soffermano in modo ossessivo sui dettagli di certi atti violenti (basti pensare ai femminicidi) e sui relativi piani diabolici messi in atto dai loro autori senza considerare la sensibilit\u00e0 dei telespettatori, senza fornire loro alcuno strumento razionale per capire quei tragici eventi, passando velocemente da un massacro ad una notizia di gossip o di sport, come se invece che a delle persone \u2013 o peggio ancora a dei ragazzi \u2013 ci si rivolgesse a delle macchine che registrano freddamente le informazioni ricevute, senza cio\u00e8 reazioni emotive coerenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Si tratta solo di alcuni dei pi\u00f9 diffusi esempi di una tendenza alla <em>dissociazione <\/em>tra pensieri e atti, tra pensieri ed emozioni e tra intenzioni dichiarate e comportamenti effettivi che \u00e8 tipica degli stati psicotici, cio\u00e8 delle forme pi\u00f9 regredite di organizzazione psichica nelle quali si perde il senso delle cose condivise e della propria coerenza ed integrit\u00e0 identitaria profonda, che risulta invece frammentata nei pensieri, nelle emozioni, nei comportamenti e nelle intenzioni che elabora. Rientra nella sfera psicotica l\u2019incapacit\u00e0 di pensare in termini simbolici. Una mancanza cio\u00e8 della capacit\u00e0 di riflettere su quanto accade, sostituendo la riflessione e l\u2019elaborazione concettuale con l\u2019azione concreta. Tale deficit \u00e8 visibile in quella cultura che porta a rispondere immediatamente al malessere soggettivo, legato ad esempio all\u2019evidenza del proprio invecchiamento fisico, con una reazione comportamentale: intervenire chirurgicamente sul proprio corpo. Si sostituisce cio\u00e8 il processo di elaborazione psichica della tensione interna (dell\u2019ansia legata al cambiamento di identit\u00e0 legato all\u2019invecchiamento e ai relativi cambiamenti corporei) con una soluzione comportamentale volta ad annullare la realt\u00e0 dell\u2019invecchiamento e a tacitare le emozioni connesse. Invece di attraversare il processo di cambiamento della propria identit\u00e0 \u2013 magari lungo e che comporta sempre una certa quota di sofferenza interiore \u2013 attivando le proprie risorse psichiche per farvi fronte, si sostiene attraverso questi modelli di comportamento la strada della trasformazione fisica della propria identit\u00e0: non pi\u00f9 quindi un processo interiore (cognitivo, affettivo, simbolico) di trasformazione soggettiva, ma fisico e concreto, volto a modificare pi\u00f9 che altro i connotati corporei (per questo si pu\u00f2 parlare, in tali casi, di \u201cpensiero concreto\u201d, che \u00e8 tipico delle condizioni psicotiche). Si tratta ovviamente di un\u2019illusione, di un rimedio che ha efficacia solo temporanea. Chi dice di sentirsi meglio dopo un intervento di chirurgia estetica mente a s\u00e9 stesso,<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35266#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a> perch\u00e9 entrer\u00e0 in crisi al prossimo cambiamento corporeo legato magari al semplice passare del tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La modifica fisica non infatti non pu\u00f2 mai sostituire il processo di cambiamento dell\u2019identit\u00e0 mentale (che ha tempi pi\u00f9 lunghi) e il ricorso alla chirurgia plastica \u00e8 destinato ad essere continuo. C\u2019\u00e8 una necessit\u00e0 psichica, emotiva e simbolica, a cui non pu\u00f2 essere data risposta attraverso comportamenti concreti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono fenomeni che segnano ormai trasversalmente la nostra televisione nell\u2019indifferenza di tutte le nostre principali istituzioni, le quali cos\u00ec facendo legittimano lo scempio contribuendo al diffondersi del degrado morale e trascurando il proprio fondamentale ruolo di custodi della salute pubblica (anche mentale). Ci\u00f2 che infatti le istituzioni e gli adulti ormai sempre pi\u00f9 spesso fanno \u00e8 ignorare la gravit\u00e0 di certi modelli di comportamento, che vengono facilmente interiorizzati \u2013 senza un adeguato filtro o dispositivo di difesa \u2013 soprattutto da bambini e adolescenti, con effetti potenzialmente seri sul loro benessere emotivo, sul loro comportamento, sulla loro identit\u00e0. Quest\u2019ultima infatti si forma anche sulla base dei modelli socialmente imposti, che vengono a volte replicati, magari inconsapevolmente, dagli stessi genitori. Compito della societ\u00e0 dovrebbe essere quello di difendersi dalla diffusione di modelli di comportamento che possono causare sofferenza emotiva nei singoli, specie nei pi\u00f9 fragili (ad esempio proponendo standard estetici troppo elevati o l\u2019esibizione della propria intimit\u00e0 per avere successo), ma anche minare le basi stesse del sistema di convivenza collettiva (nel caso della diffusione di modelli di comportamento violento o irrispettoso dell\u2019altro).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono convinto che il fenomeno qui analizzato sia una delle manifestazioni della vittoria dell\u2019economia sull\u2019uomo, della produzione di ricchezza (gli introiti pubblicitari) sui sentimenti, gli ideali e i bisogni pi\u00f9 alti delle persone, quali la difesa dell\u2019intimit\u00e0, il rispetto dell\u2019unicit\u00e0 individuale, la protezione del pi\u00f9 debole (i minori che osservano), l\u2019accettazione della sconfitta (del \u2018difetto\u2019, del limite), l\u2019integrit\u00e0 personale, il riconoscimento della realt\u00e0 del tempo e della morte. Personalmente non vedo via d\u2019uscita all\u2019imbarbarimento della televisione attuale (di molti Tg, talk show e programmi d\u2019intrattenimento) e dei social media se non quello di ridurne consapevolmente il consumo e cos\u00ec fare coi bambini e i ragazzi, dedicando pi\u00f9 tempo ad attivit\u00e0 pi\u00f9 costruttive per la mente quali lo sport, la lettura, il gioco, le relazioni sociali. Solo facendo in modo che la propria mente venga aggredita ogni giorno dalla violenza delle immagini e dei discorsi televisivi si pu\u00f2 sperare di guardare la realt\u00e0 con animo pi\u00f9 sereno e con un pensiero pi\u00f9 complesso, e quindi di capirla meglio, lontani dalle semplificazioni, dalle volontarie distorsioni e dalla costante e patologica negazione tipica di molti programmi televisivi. Il sistema televisivo non \u00e8 pi\u00f9, a mio avviso, capace di riformarsi dall\u2019interno: troppo peso ha ormai il profitto (i ricavi pubblicitari) per poter pensare di riempire i palinsesti di programmi che non prevedano esibizionismi e volgarit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La televisione, come gran parte della nostra societ\u00e0, \u00e8 ormai da tempo schiava dell\u2019economia capitalista, che mira al profitto fine a s\u00e9 stesso senza particolari restrizioni etiche. Quella \u201cmutazione antropologica\u201d di cui parlava Pasolini negli scritti prima citati, frutto dell\u2019imposizione attraverso i media di un\u2019identit\u00e0 basata sul consumo (perch\u00e9 consumare \u201cfa crescere l\u2019economia\u201d), \u00e8 ulteriormente degenerata in tempi recenti in una <em>destrutturazione antropologica<\/em>, realizzata attraverso la diffusione tramite i media di modelli di comportamento violenti e volgari volti a suscitare una passiva curiosit\u00e0 in chi guarda, basati sulla non accettazione dell\u2019altro, sull\u2019infrazione del senso di intimit\u00e0 personale, sulla negazione dell\u2019imperfezione, del tempo, della morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">In poche parole, sulla negazione patologica della realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35266#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> AA.VV. (2013), <em>DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali<\/em>. Raffaello Cortina, Milano 2014.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35266#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Il fatto che questi fenomeni riguardino ancora oggi prevalentemente e in modo pi\u00f9 massiccio il genere femminile, \u00e8 un segno della persistente posizione di subordinazione della donna a diktat estetici elaborati da una societ\u00e0 occidentale ancora maschilista che vede nella donna un oggetto di piacere, anche in ambiti in cui dovrebbe essere innanzitutto la professionalit\u00e0 a contare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35266#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Cfr. in particolare: Pier Paolo Pasolini (1975), <em>Scritti corsari<\/em>. Garzanti, Milano 2015; Pier Paolo Pasolini (1976), <em>Lettere luterane<\/em>. Garzanti, Milano 2015.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35266#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Fatti salvi, ovviamente, i casi in cui questi interventi sono realisticamente necessari per rendere meno invalidante un aspetto fisico deturpato da malformazioni, difetti gravi, deturpazioni da incidenti ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[Immagine: Riccardo Fogli in lacrime durante <em>L\u2019isola dei famosi<\/em>].<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35266\">http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35266<\/a><\/strong><\/p>\n<div id=\"downloadpdf\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Marco Nicastro) [Questo saggio \u00e8 incluso nel libro di Marco Nicastro, La resistenza della scrittura. Letteratura, psicoanalisi, societ\u00e0, Ladolfi Editore, 2019]. Il DSM-5[1] (ultima versione del pi\u00f9 diffuso manuale diagnostico dei disturbi mentali) definisce disturbo di dismorfismo corporeo una configurazione psicopatologica caratterizzata da un\u2019ansia eccessiva per una parte specifica del proprio corpo che si considera deforme o inaccettabile esteticamente nonostante cos\u00ec non appaia agli altri. 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