{"id":50603,"date":"2019-04-10T09:00:18","date_gmt":"2019-04-10T07:00:18","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50603"},"modified":"2019-04-10T00:04:17","modified_gmt":"2019-04-09T22:04:17","slug":"banca-ditalia-e-debito-pubblico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50603","title":{"rendered":"Banca d\u2019Italia e debito pubblico"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>CONIARE RIVOLTA<\/strong><\/p>\n<p><strong><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2019\/04\/falling.png?w=700\" alt=\"falling\" \/><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Banca d\u2019Italia ha <a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/economia\/finanza\/19_marzo_29\/bankitalia-gira-stato-57-miliardi-utili-2018-tassi-fermi-tutto-2019-b13dfbc0-5203-11e9-95de-b93fcff37bd3.shtml\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">recentemente comunicato<\/a> che trasferir\u00e0 al Tesoro circa 6 miliardi di euro derivanti dai suoi utili maturati nel 2018. In un periodo caratterizzato da una cronica scarsit\u00e0 di fondi pubblici, con i governi in perenne affanno nel trovare le risorse e far quadrare i conti, \u00e8 davvero curioso che questa notizia sia passata in sordina: per una volta che i soldi cadono dal cielo \u2013 perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 alcun italiano che abbia dovuto sborsarli, quei 6 miliardi, che provengono freschi freschi dal conio della banca centrale \u2013 nessuno sembra volersene occupare. Nemmeno un Cottarelli di turno che si prenda la briga di spiegarci bene da dove arrivino queste risorse aggiuntive disponibili per la realizzazione di scuole, ospedali, infrastrutture. Eppure, bench\u00e9 relativamente banale dal punto di vista tecnico, la questione, come vedremo, \u00e8 carica di conseguenze politiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Indebitarsi costa. Lo Stato si indebita emettendo titoli del debito pubblico (principalmente Buoni del Tesoro Poliennali, BTP) che fruttano ai sottoscrittori (ossia i detentori di quei titoli) un certo tasso di interesse: quel tasso \u00e8 il costo del debito. Se ci indebitiamo per 300 miliardi di euro ad un tasso del 2%, dovremo pagare ai nostri creditori 6 miliardi di euro ogni anno per il servizio del debito. Considerato che l\u2019Italia ha un debito pubblico di circa 2.300 miliardi di euro, possiamo capire subito per quale ragione ogni anno lo Stato \u00e8 costretto a pagare circa 65 miliardi di euro di interessi su quel debito. Per cogliere appieno l\u2019ordine di grandezza, \u00e8 sufficiente riflettere sul fatto che provvedimenti quali il Reddito di Cittadinanza e Quota 100 \u2013 le due principali misure economiche varate da questo governo che tanto hanno scandalizzato i puristi del pareggio del bilancio \u2013 hanno avuto un costo complessivo per il 2019 di circa 15 miliardi di euro, meno di un quarto delle risorse pagate dallo Stato ai suoi creditori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 vero, allora, che indebitarsi costa. Sappiamo anche, per\u00f2, che il debito pubblico \u00e8 una leva fondamentale della crescita economica \u2013 strumento indispensabile per stimolare la domanda di beni e servizi, la produzione e dunque l\u2019occupazione. Occorre dunque capire come sfruttare al meglio la leva del debito pubblico contenendone i costi, cio\u00e8 riducendo al minimo la spesa per interessi. E veniamo al punto: cosa determina la spesa per interessi sul debito pubblico?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per semplicit\u00e0, possiamo immaginare che ci siano solo due modi per finanziare il debito pubblico, ovvero che esistano due soli possibili creditori disposti a prestare soldi allo Stato: le banche private, da un lato, e la banca centrale dall\u2019altro. Prestare denaro \u00e8 il mestiere delle banche private, che sono sempre disponibili a finanziare il debito pubblico, ossia acquistare i titoli emessi dallo Stato, dietro al pagamento di un tasso di interesse. Nelle economie avanzate, infatti, le banche private ottengono in prestito dalla banca centrale, dietro pagamento di un tasso di interesse, la moneta che a loro volta esse stesse prestano al settore privato (imprese e famiglie) e allo Stato. Al fine di ottenere profitti, dunque, le banche private richiedono a loro volta il pagamento di un interesse per concedere in prestito quella moneta allo Stato e al settore privato. La banca centrale, invece, \u00e8 l\u2019autorit\u00e0 che detiene il potere esclusivo, conferitole dallo Stato, di creare moneta, e pu\u00f2 dunque <strong>finanziare il debito pubblico praticamente senza costi<\/strong> (stampare banconote in serie richiede costi, in termini di materie prime e lavoro, di fatto quasi nulli): non sostenendo alcun costo rilevante per la creazione di nuova moneta la banca centrale ha il potere di finanziare il debito pubblico senza dover chiedere in cambio, sostanzialmente, alcun interesse. Storicamente questo \u00e8 proprio ci\u00f2 che \u00e8 avvenuto in tutte le principali economie avanzate, dove le banche centrali hanno garantito costi bassissimi al finanziamento del debito pubblico proprio in virt\u00f9 del loro potere di creare moneta, di fatto, dal nulla, con costi praticamente irrisori. In Europa ci\u00f2 \u00e8 avvenuto fino a che non si \u00e8 affermato il progetto di integrazione economica e monetaria europea, un progetto che ha tra i suoi pilastri l\u2019indipendenza della banca centrale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019espressione \u2018indipendenza\u2019 della banca centrale pu\u00f2 far pensare a termini quali \u2018autonomia\u2019, \u2018neutralit\u00e0\u2019, \u2018obiettivit\u00e0\u2019 che, in astratto, possono anche suscitare immagini tutto sommato positive. Tuttavia, parlare di indipendenza in un\u2019accezione positiva \u00e8, in questo contesto, quanto meno fuorviante se non addirittura mistificatorio. In realt\u00e0 l\u2019indipendenza della banca centrale ha significato esclusivamente un\u2019indipendenza dell\u2019autorit\u00e0 monetaria dal Governo e dal potere centrale. In Italia, infatti, almeno fino al 1981, la Banca d\u2019Italia operava alle strette dipendenze del Governo. Tale dipendenza si sostanziava nell\u2019impegno, da parte della stessa Banca d\u2019Italia, a sottoscrivere i titoli del debito pubblico emessi dallo Stato italiano non acquistati dal settore privato (le banche private). Ci\u00f2 consentiva allo Stato di conseguire notevoli risparmi in termini di minori interessi da corrispondere sull\u2019ammontare totale di titoli emessi rispetto, viceversa, allo scenario in cui tutti i titoli del debito pubblico fossero stati acquistati esclusivamente dalle banche private. E, aspetto ancora pi\u00f9 importante, permetteva al Governo di esercitare un maggiore controllo sulla gestione del debito pubblico. Sul finire degli anni settanta, tuttavia, in pieno conflitto sociale e distributivo, prese piede il processo di progressiva autonomia della banca centrale italiana, culminato nel famoso \u2018divorzio\u2019 tra Tesoro e Banca d\u2019Italia del 1981. A partire da quella data la Banca d\u2019Italia poteva considerarsi sciolta dall\u2019impegno di acquistare i titoli del debito pubblico emessi direttamente dallo Stato. Il \u2018divorzio\u2019 fu un evento storico, che presentava al suo interno precisi connotati e evidenti finalit\u00e0 politiche. Dietro al pretesto di una spesa pubblica fuori controllo, di un livello del debito pubblico troppo elevato generato dal pericoloso legame tra Governo e Banca d\u2019Italia e di un crescente aumento nel livello dei prezzi provocato da un\u2019eccessiva quantit\u00e0 di moneta in circolazione vi era, da un lato, la precisa volont\u00e0 di slegare la gestione del debito pubblico dal potere di creare moneta proprio della banca centrale, lasciando che lo Stato si finanziasse esclusivamente presso le banche private. Dall\u2019altro, tramite la riduzione del livello del debito pubblico e, dunque, della spesa pubblica, si puntava in modo spietato alla riduzione dei salari e del potere contrattuale della classe lavoratrice. Nelle parole, a nostro parere piuttosto esplicite, dell\u2019allora governatore della Banca d\u2019Italia Carlo Azeglio Ciampi:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLa convinzione \u00e8 che il ritorno a una moneta stabile richieda una costituzione monetaria fondata sui tre pilastri della i) indipendenza del potere di creare moneta da chi determina la spesa pubblica, di ii) procedure di spesa rispettose del vincolo di bilancio, di iii) una dinamica salariale coerente con la stabilit\u00e0 dei prezzi\u201d.<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come si pu\u00f2 notare, si tratta esattamente dei tre pilastri che sorreggono l\u2019attuale assetto istituzionale dell\u2019architettura dell\u2019Unione Europea<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A conti fatti, dunque, avendo imposto alle banche centrali il divieto di finanziamento del debito pubblico, l\u2019Unione Europea spezza il nesso tra il potere di creare moneta proprio delle banche centrali e quel fondamentale strumento di crescita economica che \u00e8 il debito pubblico. Tornando al nostro esempio, venuto meno il creditore pubblico \u2013 cio\u00e8 la banca centrale \u2013 gli Stati sono costretti a finanziare interamente il proprio debito presso le banche private, che prestano per profitto: ogni euro di debito pubblico richiede oggi all\u2019Italia il pagamento di circa 2 centesimi di interessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel bel mezzo della crisi economica e finanziaria, per\u00f2, le istituzioni europee sono state costrette a derogare dalla rigida applicazione del principio dell\u2019indipendenza delle banche centrali: per puntellare il sistema finanziario che iniziava a scricchiolare sotto i colpi della crisi dell\u2019economia reale, la Banca Centrale Europea (BCE) ha avviato un programma di acquisti di titoli del debito pubblico, il famoso Quantitative Easing (QE). Attraverso le sue ramificazioni nazionali, ossia le singole banche centrali nazionali che svolgono un ruolo di esecuzione effettiva della politica monetaria, la BCE ha acquistato titoli del debito pubblico detenuti dalle banche private, tornando cos\u00ec a svolgere il compito di creditore dello Stato. La Banca d\u2019Italia \u2013 la \u2018filiale\u2019 italiana della BCE \u2013 ha cos\u00ec acquistato circa 300 miliardi di euro di titoli del debito pubblico italiano tra il 2015 ed il dicembre 2018. Quei titoli fruttano interessi che vengono corrisposti ai detentori: per questo, ad un tasso medio del 2%, la Banca d\u2019Italia ha percepito circa 6 miliardi di euro di interessi da parte dello Stato italiano; ma la banca centrale \u00e8 un\u2019istituzione pubblica, parte integrante dello Stato, e dunque \u00e8 chiamata ogni anno a \u2018retrocedere\u2019 gli utili al Tesoro, al netto di una piccola parte girata alle banche private proprietarie del capitale della Banca d\u2019Italia. Ecco la partita di giro: <strong>lo Stato paga gli interessi sul debito pubblico, ma nella misura in cui quel debito \u00e8 detenuto dalla banca centrale, gli interessi vengono infine restituiti al debitore<\/strong>, e si pu\u00f2 affermare che quella parte del debito \u00e8 stata contratta a costo zero, senza imporre alcun pagamento di interessi. Ecco spiegato da dove provengono i 6 miliardi trasferiti dalla Banca d\u2019Italia al Tesoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Perch\u00e9, dunque, se ne \u00e8 parlato cos\u00ec poco? Forse perch\u00e9 quei 6 miliardi \u2013 pi\u00f9 o meno le risorse necessarie e finanziare il reddito di cittadinanza \u2013 sono la plastica rappresentazione dei vantaggi derivanti dalla cosiddetta monetizzazione del debito pubblico, ossia dal finanziamento del debito attraverso l\u2019intervento della banca centrale. Ristrutturare una scuola o costruire un nuovo ospedale in pareggio di bilancio significa imporre ai cittadini un equivalente ammontare di tasse che gravano principalmente sui redditi da lavoro; le stesse spese finanziate tramite la banca centrale non hanno alcun costo, non impongono alcun peso sull\u2019economia lasciando dispiegare al massimo l\u2019effetto espansivo dell\u2019intervento pubblico. Il denaro creato dalla banca centrale \u00e8 dunque una risorsa strategica fondamentale per governare l\u2019economia, e gli effetti del Quantitative Easing della BCE \u2013 ben sapendo, tuttavia, che il QE ha avuto una funzione ben determinata \u2013 stanno l\u00ec a dimostrarcelo limpidamente, con 6 miliardi di euro di interessi sul debito pubblico che tornano in cassa, come se non fossero mai stati spesi, di nuovo a disposizione per finanziare la spesa sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Discutere di questo significa togliere all\u2019economia il velo dei tecnicismi e far emergere la natura politica delle scelte fondamentali. L\u2019indipendenza della banca centrale, chiave di volta del progetto di integrazione europea, sottrae alla collettivit\u00e0 gli strumenti indispensabili della crescita, lasciando il finanziamento del debito pubblico in balia dei mercati finanziari, delle banche private, ed imponendo cos\u00ec un vincolo di mercato alla capacit\u00e0 degli Stati di sostenere l\u2019economia. Torniamo a far parlare i numeri: i 6 miliardi di euro appena retrocessi dalla Banca d\u2019Italia al Tesoro corrispondono grosso modo agli interessi sui 300 miliardi di euro di titoli di Stato che la banca centrale ha acquistato all\u2019interno del programma di Quantitative Easing. Ma la Banca d\u2019Italia, nel rispetto del divieto di finanziamento del debito pubblico, ha limitato i suoi acquisti a poco pi\u00f9 del 10% del debito pubblico italiano. Provate a pensare per un attimo a cosa accadrebbe se, invece di questa quota marginale, la Banca d\u2019Italia sottoscrivesse il 40% del debito pubblico italiano: ipotizzando un tasso di interesse medio del 2%, <strong>lo Stato italiano risparmierebbe circa 20 miliardi di euro<\/strong> di spesa per interessi da spendere per scuole, ospedali, infrastrutture e spese sociali. Pura fantascienza? Non si direbbe, dal momento che la Banca Centrale del Giappone detiene pi\u00f9 del 40% del debito pubblico giapponese. Sembra pura fantascienza solo all\u2019interno della gabbia europea, costruita proprio per paralizzare la crescita economica e sfruttare la disoccupazione di massa come strumento di disciplina dei lavoratori, in difesa dei profitti di pochi. La rottura di questi vincoli \u00e8 dunque un passaggio obbligato per qualsiasi programma di emancipazione sociale in Europa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2019\/04\/08\/banca-ditalia-e-debito-pubblico-un-matrimonio-che-non-sha-da-fare\/\">https:\/\/coniarerivolta.org\/2019\/04\/08\/banca-ditalia-e-debito-pubblico-un-matrimonio-che-non-sha-da-fare\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONIARE RIVOLTA La Banca d\u2019Italia ha recentemente comunicato che trasferir\u00e0 al Tesoro circa 6 miliardi di euro derivanti dai suoi utili maturati nel 2018. 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