{"id":5065,"date":"2011-11-25T17:39:28","date_gmt":"2011-11-25T17:39:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=5065"},"modified":"2011-11-25T17:39:28","modified_gmt":"2011-11-25T17:39:28","slug":"keynes-vs-tabellini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=5065","title":{"rendered":"Keynes vs Tabellini"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>Alberto Bagnai<\/strong> <a href=\"http:\/\/goofynomics.blogspot.com\/\">Alberto Bagnai<\/a><\/p>\n<div class=\"post-header\">&nbsp;<\/div>\n<div class=\"post-body entry-content\" id=\"post-body-2502943433255235695\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sar&ograve; breve (mi scuso).<\/p>\n<div class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\">Il professor Guido Tabellini <a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/finanza-e-mercati\/2011-11-23\/nudo-215310.shtml\" target=\"_blank\">interviene sul Sole 24 Ore<\/a>&nbsp;sostenendo che le politiche di rigore sono necessarie ma non saranno sufficienti perch&eacute; &ldquo;le fondamenta stesse dell&rsquo;euro sono viziate&rdquo;. Un vizio determinato da <strong>due &ldquo;difetti costitutivi&rdquo;<\/strong>: primo, la Bce pu&ograve; svolgere il ruolo di prestatore di ultima istanza solo rispetto alle banche (rifinanziandole), ma non rispetto agli Stati (acquistando i loro titoli); secondo, la politica monetaria &egrave; centralizzata, ma la vigilanza &egrave; rimasta nazionale. Quali conseguenze avrebbero questi difetti? Senza un acquirente di ultima istanza dei titoli pubblici i paesi ad alto debito &ldquo;sono lasciati in balia dei mutamenti di umore dei mercati&rdquo;. Il decentramento della vigilanza invece porta a una segmentazione dei mercati, perch&eacute; le autorit&agrave; nazionali, diffidando di quelle dei paesi vicini, impedirebbero alle banche di prestare all&rsquo;estero, e questa situazione &ldquo;non pu&ograve; durare&rdquo;.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<div class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><b style=\"\">Meglio tardi che mai<\/b><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<div class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\">L&rsquo;ammissione di errore va accolta senza facili ironie e con grande rispetto. Dallo scoppio della crisi, in Italia gli economisti ortodossi hanno spesso testimoniato una profonda e sincera volont&agrave; di rimettere in discussione le proprie certezze. A sinistra non c&rsquo;&egrave; stato niente di simile, per un semplice motivo: economisti e politici di &ldquo;sinistra&rdquo; hanno rivendicato per due decenni la scelta dell&rsquo;euro come un loro grande successo. <span style=\"\">Il<\/span> tatticismo politico ora impedisce loro di comprendere e di ammettere che questa scelta &egrave; contraria agli interessi del loro elettorato. Gli ortodossi, oltre a essere pi&ugrave; attrezzati culturalmente e pi&ugrave; onesti intellettualmente, di sicuro <strong>non hanno questo problema politico<\/strong>. Certo, hanno condiviso l&rsquo;errore, ma non ne hanno fatto una bandiera e quindi possono riflettere liberamente. Tuttavia nel pezzo di Tabellini non &egrave; accettabile la genericit&agrave; di certe affermazioni (&ldquo;abbiamo sbagliato&rdquo;, &ldquo;molti avevano previsto&rdquo;), e non &egrave; accettabile la perseveranza nell&rsquo;errore, che si traduce in due elementi ben precisi: (1)&nbsp;il tentativo ideologico di attribuire la crisi a un fallimento dello Stato, anzich&eacute; del mercato; e (2) l&rsquo;ingenua fiducia che il mercato possa comunque funzionare bene purch&eacute; lo Stato &ldquo;disegni&rdquo; le istituzioni appropriate (una vigilanza centralizzata, una Bce pi&ugrave; accomodante, ecc.).<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<div class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><b style=\"\">Il problema &egrave; il debito privato (privato, capito? Privato, non pubblico! Privato! Privato! Privato!)<\/b><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<div class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\">Le vigilanze nazionali stanno imponendo alla banche di &ldquo;non trasferire liquidit&agrave;&rdquo; (leggi: non fare prestiti) al di fuori dei rispettivi paesi: questo significa solo che le autorit&agrave; nazionali hanno capito quello che noi insieme a tanti altri (ad es., <a href=\"http:\/\/de%20grauwe\/\" target=\"_blank\">De Grauwe<\/a>) stiamo dicendo da tempo (e che Tabellini ignora): la crisi &egrave; stata innescata <strong><a href=\"http:\/\/goofynomics.blogspot.com\/2011\/11\/i-salvataggi-che-non-ci-salveranno.html\" target=\"_blank\">dall&rsquo;afflusso verso il settore privato dei Pigs di ingenti quantit&agrave; di capitali esteri<\/a><\/strong> (mentre il settore pubblico stava riducendo il suo debito). La crisi finanziaria &egrave; un gigantesco fallimento del mercato del credito privato: i mercati si sono dimostrati incapaci di convogliare i risparmi verso impieghi produttivi nel settore privato. Il problema &egrave; la libert&agrave; dei movimenti privati di capitale, che si trasforma ineluttabilmente in arbitrio. Ed &egrave; questo arbitrio che le vigilanze nazionali cercano (troppo tardi) di contenere. Un ritardo forse dovuto a una eccessiva fiducia nella favoletta ortodossa. Se non la sapete, ve la racconto.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<div class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><b style=\"\">La favoletta del mercato buono e dello Stato cattivo<\/b><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<div class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\">La teoria ortodossa dice che il rendimento dei capitali obbedisce alla legge dei rendimenti decrescenti: il capitale &egrave; pi&ugrave; produttivo dove &egrave; pi&ugrave; scarso. Basta quindi liberalizzare i movimenti internazionali di capitali e il capitale andr&agrave; &ldquo;naturalmente&rdquo; nel paese in cui ottiene la remunerazione migliore, perch&eacute; &egrave; pi&ugrave; scarso, e quindi pi&ugrave; produttivo. <strong>Il meccanismo si autoregola<\/strong>, perch&eacute; a mano a mano che i capitali arrivano, il loro rendimento decresce, rendendo il mercato nazionale meno appetibile e limitando ulteriori afflussi. Alla fine tutti stanno meglio.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<div class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\">In pratica non &egrave; successo niente del genere. I movimenti di capitale non hanno obbedito alla logica dei rendimenti decrescenti, ma a quella delle<strong> bolle speculative<\/strong>. L&rsquo;afflusso di capitali ha spinto verso l&rsquo;alto i prezzi delle attivit&agrave;, finanziarie e immobiliari. La prospettiva di lucrare ulteriori aumenti ha invogliato ulteriori afflussi, in un gioco di aspettative che si sono autorealizzate finch&eacute; si sono trovati nuovi entranti disposti a &ldquo;gonfiare&rdquo; la bolla col loro denaro fresco. Quando i fessi finiscono, la bolla esplode, i prezzi delle attivit&agrave; crollano, e le banche che le hanno in bilancio o a garanzia di prestiti falliscono, a meno che non vengano salvate dagli Stati con soldi pubblici. I debiti privati diventano cos&igrave; pubblici, e questo permette ai Tabellini di tutto il mondo di ripetere come un disco rotto &ldquo;debiti sovrani, debiti sovrani, debiti sovrani&rdquo; nel tentativo di far passare per fallimento dello Stato quello che &egrave; solo il sintomo di un macroscopico fallimento del mercato. Macroscopico e del tutto prevedibile, in una corretta prospettiva keynesiana.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<div class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><b style=\"\">Cosa ha detto Keynes?<\/b><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<div class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\">Sono sconfortato dalla visione caricaturale di Keynes,<strong> tutto spesa pubblica e svalutazione<\/strong>, tramandata dagli economisti di destra (transeat) e di sinistra! Non faccio esempi per carit&agrave; di patria. Forse chi banalizza cos&igrave; l&#39;analisi di Keynes non ha mai letto il capitolo XII della Teoria generale (<a href=\"http:\/\/www.marxists.org\/reference\/subject\/economics\/keynes\/general-theory\/ch12.htm\" target=\"_blank\">&quot;Lo stato dell&#39;aspettativa a lungo termine&quot;<\/a>), o non vuole che voi lo leggiate.&nbsp;Vi va di leggerlo con me? Non &egrave; difficile, perch&eacute; Keynes aveva idee, e quindi non era costretto ad addobbare il nulla del proprio conformismo ideologico con festoni di integrali isoperimetrici.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<div class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\">Keynes dice una cosa molto semplice: ai mercati non interessa &ldquo;compiere le migliori previsioni a lungo termine sul rendimento probabile di un investimento&rdquo;, convogliando i capitali verso gli investimenti mediamente pi&ugrave; produttivi, che generano quindi pi&ugrave; crescita e pi&ugrave; occupazione. Ai mercati questo non interessa non perch&eacute; siano cattivi, ma perch&eacute; <strong>comportarsi in questo modo (virtuoso e favorevole alla crescita di lungo periodo) non &egrave; razionale<\/strong>: &ldquo;sarebbe sciocco, infatti, pagare 25 per un investimento il cui reddito prospettivo sia ritenuto tale da giustificare un valore di 30, se nello spesso tempo si ritiene che il mercato lo valuter&agrave; 20 fra tre mesi&rdquo;, e <span style=\"\">&nbsp;<\/span>&ldquo;questo &egrave; il risultato inevitabile di mercati di investimento organizzati avendo di mira la cosiddetta &ldquo;liquidit&agrave;&rdquo;&rdquo;, e nei quali quindi &ldquo;lo scopo privato dei pi&ugrave; esperti investitori&rdquo; diventa &ldquo;passare al prossimo la moneta cattiva&rdquo;, in un contesto &ldquo;soggetto ad ondate di ottimismo e pessimismo irragionevoli&rdquo;, che la razionalit&agrave; individuale non pu&ograve; contrastare anche perch&eacute; &ldquo;&egrave; cosa migliore per la reputazione fallire in modo convenzionale, anzich&eacute; riuscire in modo anticonvenzionale&rdquo;. Non vi sembra un&rsquo;ottima descrizione di quanto stiamo vedendo? <span style=\"\">&Egrave;<\/span> stata pubblicata nel 1936. Occorre altro? Ora sapete cosa dire al prossimo fesso che attacca il disco &ldquo;perch&eacute; Keynes &egrave; quello della spesa pubblica&#8230;&rdquo;.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<div class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><b style=\"\">Le sedie musicali<\/b><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t\tSiamo in mano a operatori (i &quot;mercati&quot;) costretti ad agire in una logica di brevissimo periodo, che per questo motivo traggono i loro guadagni non dal merito intrinseco delle loro scelte di investimento finanziario, cio&egrave;, in sostanza, dal fatto di finanziare il progetto pi&ugrave; meritevole e redditizio. I loro guadagni derivano&nbsp;dal fatto di lasciare il cerino acceso in mano al fesso di turno. E questo spiega come mai i mercati tollerino la persistenza di situazioni che oggettivamente dovrebbero essere percepite come pericolose. Guardate ad esempio la dinamica dell&rsquo;indebitamento estero e pubblico nei Pigs:<\/p>\n<div class=\"separator\" style=\"clear: both; text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.unich.it\/docenti\/bagnai\/blog\/Tab_01.JPG\" style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" border=\"0\" height=\"300\" src=\"http:\/\/www.unich.it\/docenti\/bagnai\/blog\/Tab_01.JPG\" width=\"550\" \/><\/a><\/div>\n<div class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\">&nbsp;<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si vede bene che dal 2003 in poi in questi paesi l&rsquo;afflusso di capitali esteri (la linea rossa) si &egrave; rapidamente portato verso il 10% del Pil. Afflusso di capitali vuol dire indebitamento, e come si vede non si trattava di indebitamento pubblico, visto che quest&rsquo;ultimo (linea blu) era molto minore, e fino al 2007 stazionario o in miglioramento (Spagna e Irlanda erano addirittura in surplus). Come mai i mercati hanno continuato a prestare soldi a questo ritmo al settore privato dei Pigs? Semplice: perch&eacute; i mercati &ldquo;assomigliano al gioco delle sedie musicali&rdquo;, dove ogni operatore pensa di &ldquo;riuscire a conquistarsi una sedia quando la musica smette di suonare&rdquo;.<\/p>\n<div class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\">La musica ha cominciato a suonare con l&rsquo;entrata nell&rsquo;euro. I paesi del Nord, truccando la competitivit&agrave; con il cambio fisso, hanno accumulato surplus finanziari e non potevano tenerli sotto il mattone. Era naturale prestarli ai paesi del Sud perch&eacute;: (1) questi dovevano continuare ad acquistare beni del Nord per alimentarne le economie; <span style=\"\">&nbsp;<\/span>(2) l&rsquo;integrazione dei mercati finanziari rendeva pi&ugrave; facile i movimenti di capitale; e (3) l&rsquo;ingresso nella moneta unica attribuiva a questi paesi una credibilit&agrave; che non si meritavano.<\/div>\n<div class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><b style=\"\">Lo Stato non si esprime col disegno&#8230;<\/b><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t\tOra la musica &egrave; finita, e Tabellini parla di riformare i Trattati. L&rsquo;idea sottostante &egrave; quella, cara all&rsquo;ortodossia, che siccome il mercato &egrave; buono, allora lo Stato &egrave; cattivo (nelle favole un cattivo ci deve essere). Lo Stato cattivo non deve intervenire nell&rsquo;economia, ma deve semplicemente limitarsi a &ldquo;disegnare&rdquo; istituzioni che consentano al mercato di operare in modo ottimale. Naturalmente <strong>le istituzioni devono basarsi su regole rigide<\/strong>, perch&eacute; introdurre elementi di discrezionalit&agrave; le renderebbe poco credibili (ancora la credibilit&agrave;), lasciando margini di manovra che i governi nazionali sfrutterebbero a fini elettoralistici. Ben venga quindi la rigidit&agrave;, che rende credibili le istituzioni. <\/p>\n<p>\t\tQuesto atteggiamento ideologico contrasta con l&rsquo;evidenza dei fatti: &egrave; esattamente la rigidit&agrave; delle regole della costruzione europea che ne ha minato la credibilit&agrave; e garantito il fallimento. Lo si &egrave; visto con le regole di convergenza di Maastricht, criticate a suo tempo da Buiter, Corsetti e Roubini (1993) perch&eacute; &ldquo;mal motivate, mal congegnate e suscettibili di provocare, se applicate meccanicamente, difficolt&agrave; evitabili&rdquo;, tali da rendere impossibile il <strong>valutare se esse avrebbero &ldquo;rinforzato o indebolito la credibilit&agrave;&rdquo;<\/strong> di paesi come l&rsquo;Italia. Lo si vede adesso con la stessa presunta irreversibilit&agrave; dell&rsquo;entrata nell&rsquo;euro, una nozione che <a href=\"http:\/\/www.lavoce.info\/articoli\/-europa\/pagina1002665.html\" target=\"_blank\">oltre a non avere alcun fondamento giuridico<\/a>, viene ormai correttamente percepita come <a href=\"http:\/\/www.voxeu.org\/index.php?q=node\/7184\" target=\"_blank\">fonte di problemi di credibilit&agrave;<\/a>. Il problema, ahim&egrave;, &egrave; proprio il ragionare per regole, cio&egrave; il cullarsi nell&rsquo;illusione tecnocratica che l&rsquo;economia sia una caldaia alla quale, in caso di problemi, basta sostituire lo scambiatore del Trattato di Maastricht o il termostato della Bce (&ldquo;Dotto&rsquo;, solo pe&rsquo; la chiamata so&rsquo; 50 mijiardi de euri&#8230;&rdquo;). L&rsquo;economia siamo noi, sono i nostri soldi, e se abbiamo dovuto tagliare delle teste per affermare <i style=\"\">no taxation without representation<\/i>, speriamo di non doverne tagliare altre per affermare il nostro diritto di autodeterminare nelle sedi politiche democratiche la condotta della nostra politica economica.<\/p>\n<div class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><b style=\"\">Il problema &egrave; politico<\/b><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t\tDel resto, che il problema non siano le regole &egrave; evidente nel ragionamento stesso dei Tabellini di tutto il mondo e di tutti gli schieramenti, per i quali la crisi si risolverebbe se la Bce si comportasse come la Fed (cio&egrave; acquistasse titoli di Stato a man salva). Ma proprio perch&eacute; la Bce &egrave; indipendente, pu&ograve; fare sul mercato aperto quello che le pare: non esiste alcuna regola che vieti alla Bce di acquistare sul mercato aperto quanti e quali titoli pubblici vuole (e infatti lo sta facendo, cercando di guidare gli spread a seconda delle convenienze politiche del momento). <strong>E allora le regole che c&rsquo;entrano? Niente<\/strong>, perch&eacute; il problema non &egrave; &ldquo;tecnico&rdquo;, di &ldquo;regole&rdquo;, ma politico, e perch&eacute; comunque <a href=\"http:\/\/goofynomics.blogspot.com\/2011\/11\/i-salvataggi-che-non-ci-salveranno.html\" target=\"_blank\">l&#39;accumulazione di debito pubblico &egrave; a valle di un&#39;accumulazione di debito privato determinata dagli squilibri di competitivit&agrave; che in presenza dell&#39;euro possono sanarsi solo con deflazioni competitive (visto che la Germania non vuole cooperare).<\/a> E resta comunque paradossale che si additi ora come strategia per la sopravvivenza dell&rsquo;euro la possibilit&agrave; per la Banca centrale di acquistare titoli del debito pubblico, quando a livello nazionale la separazione fra Tesoro e Banca centrale &egrave; stata salutata come un passaggio ineludibile per l&rsquo;entrata in Europa. Insomma:<a href=\"http:\/\/www.ilsole24ore.com\/fc?cmd=art&amp;artId=891110&amp;chId=30\" target=\"_blank\"> tutto si risolverebbe facendo fare alla Bce quello che la Banca d&rsquo;Italia non doveva fare, perch&eacute; facendolo ci avrebbe allontanato dall&rsquo;Europa!<\/a><\/p>\n<div class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\">Strano, no? Come &egrave; strano che nessuno abbia pensato al pericolo determinato dall&rsquo;irrazionalit&agrave; dei movimenti internazionali di capitali. E infatti ci avevano pensato, <a href=\"http:\/\/www.sbilanciamoci.info\/Sezioni\/globi\/Anche-l-Europa-ha-i-suoi-Stati-subprime-3854\" target=\"_blank\">come spiegavo in questo mio intervento<\/a>. Ma l&rsquo;approccio ideologico a fatto s&igrave; che nel Trattato di Maastricht non si sia nemmeno tentato di definire <strong>criteri operativi <\/strong>per contenere il vero problema, cio&egrave; l&rsquo;eccessivo indebitamento (privato) estero. Perch&eacute; contenere al 3% l&rsquo;indebitamento pubblico significa contenere il ruolo dello Stato (cio&egrave; del cattivo), mentre contenere l&rsquo;indebitamento estero avrebbe significato contenere il ruolo dei mercati (cio&egrave; dei buoni). Lasciamo che i buoni continuino a giocare alle sedie musicali. Sinite parvulos&#8230;<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<div class=\"MsoNormal\" style=\"margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;\"><b style=\"\">Sintesi<\/b><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n\t\tLa non sostenibilit&agrave; dell&rsquo;euro, ampiamente prevista in letteratura, ha favorito un colossale fallimento del mercato, aggravato dall&rsquo;irrazionalit&agrave; delle regole dettate per scongiurarlo. Le lezioni sono due: la prima &egrave; che <strong>prima o poi dovremo tornare a qualche forma di controllo dei movimenti di capitale<\/strong>, possibilmente pi&ugrave; incisiva della Tobin tax. Verosimilmente dovremo recuperare l&rsquo;idea keynesiana che un sistema a cambi fissi non pu&ograve; sopravvivere senza una regola della valuta scarsa, cio&egrave; senza un meccanismo che autorizzi i paesi in deficit ad adottare pratiche commerciali discriminatorie, proteggendosi dai paesi in surplus che non vogliono cooperare alla soluzione degli squilibri. La seconda, pi&ugrave; immediata, &egrave; che <strong>introdurre rigidit&agrave; e fare la voce grossa, come alcuni politici tedeschi <\/strong><a href=\"http:\/\/www.focus.de\/politik\/deutschland\/euro-streit-um-die-null_aid_167065.html\" target=\"_blank\"><strong>quando abbaiavano il loro &ldquo;drei Komma null null&rdquo;,<\/strong><\/a><strong> serve solo a distruggere credibilit&agrave;<\/strong>. Quello che ognuno di noi capisce nella sua famiglia, &egrave; ora che tutti insieme lo capiamo nel nostro continente. Ma analisi ideologicamente scollegate dai fatti non possono certo dare un grande contributo in tal senso. <a href=\"http:\/\/www.sbilanciamoci.info\/Sezioni\/globi\/L-uscita-dall-euro-prossima-ventura-9819\" target=\"_blank\">E quindi lo scenario pi&ugrave; plausibile e forse meno doloroso rimane sempre quello di cui parlavo ad agosto.<\/a><\/p>\n<p>\t\t<strong>Riferimenti<\/strong><br \/>\n\t\tBuiter, W., Corsetti, G. Roubini, N. (1992) &quot;Excessive deficits: sense and nonsense in the Treaty of Maastricht&quot;, <em>Economic Policy<\/em><\/p>\n<p>\t\t<strong>Fonti dei dati<\/strong><br \/>\n\t\t<a href=\"http:\/\/www.imf.org\/external\/pubs\/ft\/weo\/2011\/02\/weodata\/index.aspx\" target=\"_blank\">Il solito database del Fmi.<\/a><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Alberto Bagnai Alberto Bagnai &nbsp; Non sar&ograve; breve (mi scuso). Il professor Guido Tabellini interviene sul Sole 24 Ore&nbsp;sostenendo che le politiche di rigore sono necessarie ma non saranno sufficienti perch&eacute; &ldquo;le fondamenta stesse dell&rsquo;euro sono viziate&rdquo;. 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