{"id":50683,"date":"2019-04-11T12:00:37","date_gmt":"2019-04-11T10:00:37","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50683"},"modified":"2019-04-11T07:56:08","modified_gmt":"2019-04-11T05:56:08","slug":"il-danno-della-semi-acculturazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50683","title":{"rendered":"Il danno della semi acculturazione."},"content":{"rendered":"<p>di <strong>ALDO GIANNULI<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/wp-content\/uploads\/universita_didattica_940.jpg\" sizes=\"(max-width: 936px) 100vw, 936px\" srcset=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/wp-content\/uploads\/universita_didattica_940.jpg 936w, http:\/\/www.aldogiannuli.it\/wp-content\/uploads\/universita_didattica_940-300x129.jpg 300w, http:\/\/www.aldogiannuli.it\/wp-content\/uploads\/universita_didattica_940-150x64.jpg 150w\" alt=\"\" width=\"936\" height=\"402\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella societ\u00e0 pi\u00f9 recente, si \u00e8 affacciata una figura socio culturale poco osservata o al massimo considerata alla stregua di una macchietta di cui ridere: il semi acculturato che, invece, merita di essere studiato, anche perch\u00e9 il fenomeno tende ad estendersi. E vale la pena di prendere il discorso dall\u2019inizio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La scolarizzazione di massa, storicamente, ha avuto pi\u00f9 successo sul piano dell\u2019istruzione professionale che su quello della diffusione della cultura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche La formazione culturale di base \u00e8 stata tradizionalmente affidata alla scuola media e, segnatamente quella superiore, mentre cessa quasi del tutto nell\u2019Universit\u00e0 (salvo che per quei corsi di laurea in cui professione e cultura coincidono come per la formazione degli insegnanti) e questa tendenza \u00e8 andata via via accentuandosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad esempio, il corso di laurea di Legge ha via via rinunciato o molto ridimensionato insegnamenti quali Filosofia del diritto, Diritto canonico, Storia del diritto, per non dire del gruppo romanistico che, sino mezzo secolo fa, era ritenuto il fulcro formativo dell\u2019intero corso. Il tutto a vantaggio dei \u201cdiritti\u201d immediatamente operativi (commerciale, del lavoro, penale, amministrativo e relative specificazioni ed ibridazioni). Quindi sempre pi\u00f9 scuola di istruzione professionale che scuola di formazione generale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risultato \u00e8 stato quello di produrre operatori pi\u00f9 o meno buoni del diritto, dell\u2019economia, dell\u2019ingegneria o della medicina e cos\u00ec via, muniti di una sommaria infarinatura culturale negli altri campi (talvolta anche contigui: quanto capiscono di economia e finanza i laureati in legge? E quanto spazio ricevono gli insegnamenti di psicologia a Medicina?).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente ci sono precise ragioni di ordine economico che spingono in questa direzione: gli studi universitari costano tanto allo Stato quanto agli studenti, per cui \u00e8 giusto contenere la durata dei corsi con materie non strettamente utili all\u2019impiego lavorativo. Questo, per\u00f2, ha avuto una serie di ricadute non sempre positive, per cui, pi\u00f9 che giuristi, si \u00e8 finito per produrre \u201cidraulici del diritto\u201d, al posto di economisti \u201cragionieri di lusso\u201d e cos\u00ec via.<br \/>\nProbabilmente, qualche ritocco (neanche troppo insistito) tanto a livello di medie superiori quanto a livello universitario, potrebbe ottenere risultati diversi. Il problema \u00e8 quello di fornire allo studente una dose sufficiente di curiosit\u00e0 e mezzi culturali adeguati ad una vita di costanti aggiornamenti ed approfondimenti. In fondo, che un medico legga di tanto in tanto un romanzo, che un avvocato visiti una mostra vi pittura o un architetto cerchi di capire il contesto politico, economico ed anche teologico-filosofico del barocco, alla fine, pu\u00f2 produrre anche migliori risultati in clinica, in tribunale e nel recupero di una piazza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E, per la verit\u00e0, non mancano (anche se sono troppo pochi) avvocati, medici ed architetti che dedicano qualche pezzo del proprio tempo ad attivit\u00e0 di questo genere. Il guaio \u00e8 che questo avviene molto a casaccio, senza alcuna \u201cstruttura di insieme\u201d che organizzi le acquisizioni culturali man mano realizzate e su tutto si abbatte il bombardamento mediatico (di giornali, radio, Tv, cinema e, pi\u00f9 di recente, il web) che d\u00e0 vita ad un costante rumore di fondo, magari \u201crimbalzato\u201d dalle conversazioni che un po\u2019 nutre e di pi\u00f9 confonde.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E tutto questo ha una crescita esponenziale per la crescita tumultuosa dell\u2019offerta culturale sempre pi\u00f9 diversificata ma spezzettata. Ottanta anni fa, il bagaglio di conoscenze letterarie di una persona di media cultura includeva necessariamente i grandi classici della letteratura italiana (Dante, Petrarca, Leopardi, Manzoni, ecc), qualche rudimento di letteratura Latina (almeno Virgilio), e greca (soprattutto per quelli che avevano fatto il classico) e poi, non era obbligatorio, ma non guastava, la conoscenza di qualche testo francese (ad esempio Balzac), russo (ad es Tolstoj) o inglese (Shakespeare).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 fra gli anni cinquanta ed i sessanta, questo sarebbe stato ritenuto un bagaglio meramente scolastico, al di sotto di uno standard medio e autori come Pirandello, Pavese, Calvino, Gadda, Ibsen, Kafka, Lorca, Proust, Joice, Mann o Sartre o classici di altre letterature come Shakespeare iniziavano ad affacciarsi fra quanti non potevano essere ignorati. Fra i settanta e i novanta si imponevano all\u2019attenzione altri importantissimi come Sciascia, Bufalino, Morselli, Yourcenar, Saramago, Borges, Garcia Marques, Schnitzler, Roth, ecce cc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E non \u00e8 difficile immaginare che nei prossimi anni assisteremo alla scoperta di almeno alcuni classici cinesi, indiani, egiziani ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi il bagaglio base si \u00e8 fatto ben pi\u00f9 pesante ma a questo ha sopperito una offerta mediatica sempre pi\u00f9 invadente e disordinata. Ma, pazienza che ci siano persone che fra una trasmissione di Rai Storia ed un a conferenza di Alessandro Barbero su you tube (prodotti culturali molto buoni in se ma fuori \u201ccornice\u201d) si convince di essere un esperto di storia: magari si tratta di una formazione un po\u2019 confusa ma pur sempre basata su roba buona. Il guaio \u00e8 quando la gente si abbevera alle fonti pi\u00f9 che inquinate di tanto web o a trasmissionacce di questa o quella rete.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E qui comincia a nascere la figura del mezzo acculturato: l\u2019orecchiante che ha sommato alla sua formazione professionale un po\u2019 di chiacchiericcio televisivo, qualche titolo di quotidiano, mezza trasmissione radio ascoltata in auto eccetera e si convince di essere una persona acculturata. Le stimmate sicure dell\u2019acculturato recente e parziale sono nel linguaggio: capita sempre pi\u00f9 spesso di sentire persone che sdottoreggiano di politica, diritto , economia o quel che vi pare usando in modo del tutto improprio espressioni tecniche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad esempio, salta su quello che ti dice che la \u201ccostituzione materiale\u201d non esiste perch\u00e9 non \u00e8 scritta da nessuna parte ed \u00e8 solo un imbroglio di politico o giornalisti in mala fede (ignorando che ci sono testi fondamentali di Mortati o di Romano in materia. O quello che ti dice che non esiste l\u2019ordine internazionale perch\u00e9 usa il termine in senso letterale e, constatando la presenza di guerre o diseguaglianze, diche che il sistema internazionale \u00e8 \u201cdisordinato\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, il guaio di questa \u201cdivulgazione alle vongole\u201d \u00e8 la nascita di un robusto strato di semi acculturati che poi votano e votano male, comprano con effetti disastrosi sul mercato culturale, parlano diffondendo idee sempre pi\u00f9 confuse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ed \u00e8 in questo spazio che si profila il fenomeno de semi-acculturato diventa un castigo di Dio che produce involuzione culturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente la soluzione non \u00e8 mettere il bavaglio ai mass media o costringere la gente a corsi scolastici di richiamo. La soluzione sta nel dare una robusta base culturale che esige una didattica scolastica molto pi\u00f9 adatta ai nostri tempi e dall\u2019altro ripensare la divulgazione dandogli pi\u00f9 spessore metodologico: fare divulgazione nel 2020 non \u00e8 la stessa cosa di farla nel 1960 al tempo di \u201cNon \u00e8 mai troppo tardi\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.aldogiannuli.it\/il-danno-della-semi-acculturazione\/\">http:\/\/www.aldogiannuli.it\/il-danno-della-semi-acculturazione\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALDO GIANNULI Nella societ\u00e0 pi\u00f9 recente, si \u00e8 affacciata una figura socio culturale poco osservata o al massimo considerata alla stregua di una macchietta di cui ridere: il semi acculturato che, invece, merita di essere studiato, anche perch\u00e9 il fenomeno tende ad estendersi. E vale la pena di prendere il discorso dall\u2019inizio. 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