{"id":50728,"date":"2019-04-12T10:00:40","date_gmt":"2019-04-12T08:00:40","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50728"},"modified":"2019-04-12T09:02:25","modified_gmt":"2019-04-12T07:02:25","slug":"cosa-fa-la-vita-alla-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50728","title":{"rendered":"Cosa fa la vita alla politica"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>LE PAROLE E LE COSE (Eduard Louis)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-full size-full wp-post-image\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/louis.jpg?fit=1450%2C500\" sizes=\"100vw\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/louis.jpg?w=1450 1450w, https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/louis.jpg?resize=300%2C103 300w, https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/louis.jpg?resize=768%2C265 768w, https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/louis.jpg?resize=1024%2C353 1024w\" alt=\"\" width=\"1450\" height=\"500\" data-attachment-id=\"35146\" data-permalink=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=35146\" data-orig-file=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/louis.jpg?fit=1450%2C500\" data-orig-size=\"1450,500\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"louis\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/louis.jpg?fit=300%2C103\" data-large-file=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/louis.jpg?fit=525%2C181\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[<em>Pubblichiamo questo saggio di \u00c9douard Louis, inedito in italiano, intitolato <\/em>Ce que la vie fait \u00e0 la politique<em>, contenuto nel volume da lui curato\u00a0<\/em>Pierre Bourdieu. L\u2019Insoumission en h\u00e9ritage\u00a0<em>(Puf 2013). La traduzione \u00e8 di Giuseppe Carrara. Si ringrazia l\u2019autore per averne permesso la pubblicazione<\/em>].<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">I<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Per molto tempo ho creduto che <em>la politica<\/em> fosse il nome di una maledizione. Una maledizione che si abbatteva sui poveri, sui <em>deboli<\/em>, come si diceva nella mia famiglia, generazione dopo generazione, un po\u2019 sul modello delle tragedie di Sofocle o Euripide che ho letto pi\u00f9 tardi nel mio percorso e nelle quali gli individui di uno stesso lignaggio sono perseguitati a turno, uno dopo l\u2019altro, e appunto senza potervi scampare, senza poter fuggire poich\u00e9 non esiste un altrove o un fuori dalla maledizione, poich\u00e9 la resistenza o la sottomissione pi\u00f9 totale conducono alle stesse conseguenze sulle loro vite; credevo che la politica non si accanisse che sui poveri nella misura in cui, semplicemente per contrasto, non riguardava mai i ricchi, era questa l\u2019impressione che avevo guardandoli: diciamo la borghesia, i dominanti, non importa il termine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella mia infanzia, la politica cambiava tutto. Ci faceva paura (quando dico paura, non parlo di un vago timore o di un sentimento di costernazione che si riscontra nelle classi dominanti in occasione di una nuova riforma, ma di una vera e propria angoscia, di uno stato di torpore di fronte alla certezza che la quotidianit\u00e0 non sarebbe pi\u00f9 stata sicura, che <em>non si arriver\u00e0 alla fine del mese<\/em>). Avevamo paura delle riforme che sopprimevano i sussidi sociali o le decisioni del governo di non rimborsare pi\u00f9 certi farmaci, e al contrario festeggiavamo a parole per mesi, ogni giorno al caff\u00e8, alla panetteria o nella piazza del paese (una piccola piazza asfaltata da poco, un monumento ai caduti della Prima Guerra mondiale, come ne esistono in molti paesi, ricoperto di muschio e edera alla base, la chiesa, il municipio e la scuola che circondano la piazza), festeggiavamo per mesi l\u2019istituzione di nuovi sussidi sociali, dicevamo <em>\u00e8 abbastanza per mettere un po\u2019 di burro sugli spinaci<\/em>. Un giorno in cui l\u2019assegno previsto per l\u2019inizio dell\u2019anno scolastico era di molto aumentato, mio padre, con una gioia che manifestava raramente poich\u00e9 la maggior parte del tempo il suo ruolo di \u00abuomo di casa\u00bb, come diceva lui, lo costringeva a non mostrare i suoi sentimenti, tanto meno la gioia, aveva sbottato: <em>domenica andiamo al mare<\/em>, e siamo effettivamente partiti in sei con l\u2019auto a cinque posti, io ero salito nel bagagliaio \u2013 era il mio posto preferito. Abbiamo vissuto questa giornata come una lunga festa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Il ritmo della nostra vita era la politica.<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> Aveva sempre l\u2019effetto di una tempesta sul quotidiano, e pi\u00f9 tardi, nella mia vita adulta, non ho ritrovato questa tempesta negli altri gruppi sociali, nelle classi pi\u00f9 privilegiate, durante i cambi di governo o quando una grande riforma era entrata in vigore, io non vi ho visto quella rottura; da qui la mia certezza, che \u00e8 durata pi\u00f9 o meno a lungo, che la politica non riguardasse che i dominati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho compreso, in seguito, che questa sensazione era in parte falsa. La politica ha permesso, nel corso della storia, di produrre dei quadri giuridici, delle protezioni e delle condizioni di esistenza e di sviluppo per le minoranze \u2013 che possono appartenere alle classi economicamente dominanti \u2013 e soprattutto, la politica rappresenta, molto spesso, il mezzo attraverso il quale i dominanti si assicurano i loro privilegi e la loro dominazione. Ma quell\u2019idea \u00e8 rimasta in me e, malgrado tutte le argomentazioni che potevo elaborare, tornava in superficie regolarmente, non riuscivo a eradicarla, perch\u00e9 credo che quella sensazione, malgrado le obiezioni che si possono fare, porta in lei qualcosa di vero sui rapporti fra la politica e le classi sociali e, per essere pi\u00f9 precisi, sugli effetti differenziali della politica a seconda della vulnerabilit\u00e0 degli individui a lei sottoposti. Vorrei, qui, provare ad analizzare questo fatto sociologico all\u2019interno di uno schema bourdieusiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Posso dire che una delle esperienze pi\u00f9 impressionanti e pi\u00f9 destabilizzanti per me, quando ho abbandonato il mondo della mia infanzia povera e provinciale (addirittura paesana) per andare a studiare a Parigi e sono entrato in contatto con gli ambienti parigini e privilegiati, \u00e8 stata la constatazione che le classi dominanti, quale che sia il governo, a parte in dei momenti molto particolari \u2013 e soprattutto \u2013 nelle rivoluzioni, quei rarissimi \u00abistanti critici\u00bb di cui parla Bourdieu in <em>Homo academicus<\/em>, restano dominanti, i ricchi restano ricchi, le variazioni della politica non producono delle variazioni sulla loro vita. Si lamentano di un governo, certo, parlano di <em>crisi<\/em>, parlano di <em>paura<\/em>, ma la loro vita resta la stessa, non cambia, o per lo meno non molto.<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho sempre provato una sorta di incomprensione quando, nella mia vita dopo l\u2019infanzia, degli amici con i quali cenavo al ristorante mi dicevano che non avevano \u00abpi\u00f9 soldi\u00bb mentre eravamo al ristorante e si apprestavano a pagare una cena. Ero davvero destabilizzato, le prime volte. Dieci anni prima, quando sentivo mia madre dire che non avevamo \u00abpi\u00f9 soldi\u00bb voleva dire che non restava pi\u00f9 niente nel suo piccolo porta monete di cuoio, e che dovevamo andare a bussare alla porta di una delle mie zie che abitava a qualche casa di distanza dalla nostra perch\u00e9 ci donasse un pacco di pasta e del formaggio grattugiato. Per la mia appartenenza di classe, per le mie origini, la mia definizione di niente \u00abpi\u00f9 soldi\u00bb, del nulla, del vuoto, del niente, differiva radicalmente, e la politica giocava un ruolo determinante nel campo del vuoto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">II<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho ritrovato, tempo fa, un manoscritto abbandonato. La prima frase, scritta in maiuscolo, come se avessi voluto far urlare le parole, recitava: \u00abAvevo vent\u2019anni e avevo gi\u00e0 vissuto tutto\u00bb; e poi: \u00abA volte avrei voluto allungarmi in un angolo, lontano da tutto, scavare un buco, interrarmi e non parlare mai pi\u00f9, non muovermi, sul modello di quello che Nietzsche chiamava il fatalismo russo, cio\u00e8 di quei soldati che, stanchi di aver lottato troppo a lungo, annichiliti dalla fatica dei combattimenti, dai corpi dolenti, pesanti, si allungano sul suolo, in qualche luogo lontano dagli altri, nella neve, e attendono la morte\u00bb. Mi ricordo la ragione per la quale avevo scritto queste parole. Se Bourdieu nel suo <em>Questa non \u00e8 un\u2019autobiografia<\/em> parla, citando Flaubert, della sua volont\u00e0 di vivere tutte le vite in una vita,<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a> io credo che un transfuga di classe ha comunque, a differenti stadi della sua esistenza, questa sensazione di aver vissuto tutto, vissuto troppo. In ogni caso io l\u2019ho provata, perch\u00e9 la fuga \u00e8 lunga. Una traiettoria di un transfuga \u00e8 sempre graduale; ed \u00e8 questo carattere graduale che pu\u00f2 produrre in una coscienza l\u2019impressione di aver sperimentato il mondo nella sua totalit\u00e0, poich\u00e9 il bambino che nasce in un ambiente popolare, il bambino che \u00e8 stato Pierre Bourdieu, non sogna immediatamente di diventare l\u2019intellettuale che \u00e8 divenuto, spesso non pu\u00f2 neanche sognare di volerlo, che \u00e8 pi\u00f9 grave ancora, perch\u00e9 per non volerlo bisogna che la volont\u00e0 sia stata una possibilit\u00e0 presente, offerta, resa pensabile dal suo milieu sociale, e anche se lo sogna molto presto, perch\u00e9 no, ci sono certamente delle eccezioni, il cammino \u00e8 lungo e il transfuga di classe passa per degli stadi intermedi, uno a uno, in un lungo processo attraverso classi diverse e diverse frazioni di classe, accumulando una sorta di capitale interazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">E io mi ricordo di questa sensazione ricorrente, e da qui la frase un po\u2019 pomposa scritta all\u2019inizio di questo manoscritto felicemente inconcluso; io mi ricordo di questa sensazione strana di essere, a causa di questo lungo processo, di questo lungo cammino, prematuramente vecchio, di aver attraversato e sperimentato tutti i mondi sociali, di aver dunque vissuto tutto mio malgrado, nonostante me stesso, nonostante la mia\u00a0 infanzia in quello che Marx chiamava sottoproletariato, nella mia famiglia, passando per gli operai del paese con i quali andavo a scuola e ai quali mi sono legato, scoprendo gi\u00e0 un altro mondo, gli operai che mia madre considerava come dei privilegiati perch\u00e9 ricevevano uno stipendio intero ogni mese, talvolta due, senza parlare della droghiera, l\u2019equivalente della madre di Annie Ernaux descritta nei suoi cos\u00ec bei libri, che in paese consideravamo come una gran borghese in virt\u00f9 del capitale simbolico che le procurava la sua posizione, per il prestigio di essere quella che possedeva il cibo, che non aveva dei superiori gerarchici e non andava in fabbrica, sentivo dire senza sosta <em>La droghiera paga le tasse su una grossa fortuna<\/em>, per poi scoprire ancora degli altri mondi sociali quando sono andato alle scuole medie, figli di insegnanti, di commercianti, poi al liceo, all\u2019universit\u00e0 o all\u2019\u00c9cole normale, in via d\u2019Ulm, figli di universitari, di giornalisti, di avvocati, di capi d\u2019azienda, senza parlare degli incontri fatti nell\u2019ambiente omosessuale a Parigi, quando ho potuto vivere la mia omosessualit\u00e0, nei bar o altrove, relazioni instaurate con persone di tutti i contesti sociali, per esempio un figlio di un immigrato della Cabilia, per esempio un ferroviere, per esempio delle persone provenienti dagli ambienti dell\u2019alta borghesia o perfino dell\u2019aristocrazia \u2013 mi ricordo di un uomo che avevo incontrato in un bar e che mi aveva proposto di accompagnarlo a casa sua; mentre mi sedevo con un bicchiere di vino rosso sul suo canap\u00e8 bianco, mi disse: \u00abattento, \u00e8 molto delicato, \u00e8 di orso polare\u00bb \u2013 e venivo colpito dal pensiero che il mondo sociale \u00e8 senza fondo e che ci sono dei dominanti sempre pi\u00f9 dominanti. E, precisamente, pi\u00f9 che le persone che incontravo si situavano sul lato del polo dominante dello spazio sociale e meno la politica sembrava attenderli o minacciarli, come se, in un certo modo, il fatto di avere dei soldi, dei diplomi, una rete di conoscenze, cio\u00e8 del capitale culturale, sociale, economico, proteggesse dalle variazioni della politica o, per dirlo altrimenti, come se esistesse una correlazione forte fra il volume globale del capitale posseduto e la stabilit\u00e0 o la labilit\u00e0 degli stili di vita, insomma il loro ritmo \u2013 Bourdieu scriveva in <em>Algeria 60<\/em>: \u00abIl mondo sociale \u00e8 una questione di ritmo\u00bb.<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a> Un aumento nei prezzi delle visite mediche concesse dallo Stato non avrebbe mai impedito a questo uomo col canap\u00e8 di orso polare di curarsi;<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a> un esempio cos\u00ec semplice, d\u2019apparenza cos\u00ec ingenua, basta a dare un quadro sommario della distribuzione differenziale degli effetti della politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Al contrario, agli inizi degli anni duemila, mia madre mi ripeteva, continuamente, che quando Fran\u00e7ois Mitterrand era presidente negli anni \u201980 la vita era pi\u00f9 semplice, meno difficile, diceva senza sosta che per noi, <em>i deboli<\/em>, la sinistra al potere in generale era stata sinonimo di una vita pi\u00f9 vivibile, meno difficile, parlava dei sussidi sociali, del RMI, della CMU arrivata pi\u00f9 tardi, tutti quegli acronimi che, nelle classi popolari, si apprende a pronunciare dalla pi\u00f9 giovane et\u00e0, gi\u00e0 a cinque o sei anni, come se la dominazione ci incastrasse in un tempo altro, pi\u00f9 veloce, come se facesse invecchiare in maniera accelerata. Marguerite Duras, ne <em>L\u2019amante<\/em>, parla dei \u00abpensieri tristi provocati nei bambini dalla miseria\u00bb, parla di \u00abbambini-vecchi\u00bb.<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a> Una delle mie zie diceva questa frase, esattamente questa frase: <em>Almeno sotto Mitterrand avevamo una bistecca nel piatto<\/em>. Era una frase che ripeteva pi\u00f9 volte a settimana, vedendo i politici parlare alla televisione, quando lei si infuriava contro di loro e contro quello che dicevano (era un altro fatto significativo questa sfuriata di tutti i giorni, questa rabbia, e io posso dire che la storia della mia infanzia \u00e8 la storia della rabbia, non mi ricordo di un solo giorno in cui qualcuno non gridasse davanti la televisione, <em>i politici sono tutti uguali<\/em>; non un giorno soltanto in cui non ci si infuriava contro la droghiera, il sindaco del paese o il medico, ovvero quelli che venivano considerati come borghesi; le grida erano come trasmesse da un individuo all\u2019altro, da una generazione all\u2019altra, ed erano l\u00e0, fra di noi, ma non sapevamo che farcene delle nostre grida, ci soffocavano, non sapevamo a chi indirizzarle a parte alla televisione che restava sempre cos\u00ec fredda e placida, eravamo troppo incerti sui visi dei responsabili della nostra infelicit\u00e0, cambiavano a seconda di quello che dicevano le notizie e a causa di questo, come dice Aim\u00e9 C\u00e9saire, passavamo sempre \u00abdalla parte delle nostre grida\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>). La frase tornava, dunque, emergeva come meccanicamente, come le conversazioni sul tempo, senza partecipazione reale della volont\u00e0, <em>puoi ben dire, almeno sotto Mitterrand avevamo una bistecca nel piatto<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, oggi io potrei ribattere a questa zia, anni dopo, che Mitterrand non stava dalla sua parte, come pensa lei, <em>dalla parte dei deboli<\/em>, che \u00e8 un\u2019evidenza storica, che ha molto velocemente guadagnato il consenso delle classi dominanti, potrei farle la lista e la cronologia di tutte le riforme sfavorevoli agli sfavoriti varate dal suo governo socialista in Francia, fra gli anni \u201980 e \u201990. Ma malgrado questo, e al di l\u00e0 dell\u2019aneddoto e del contesto preciso e francese del periodo Mitterrand, \u00e8 un ethos politico che pronuncia questa frase, ed \u00e8 questa idea della politica che mi ha formato. Voglio dire che per me la politica non \u00e8 mai stata una questione di parole, di opinioni, di dibattiti, di scambi comunicativi come nella visione di Habermas. Ma una questione di cibo, di vita, di sopravvivenza.<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">III<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo rapporto con la politica come una questione di vita o di morte \u00e8 quello dei dominati. In tutti i suoi libri, Pierre Bourdieu descrive il rifiuto di tutto ci\u00f2 che riguarda il dominio del vitale, della nuda vita, come una delle strategie principali di distinzione delle classi dominanti rispetto alle classi dominate. \u00c8 il caso del rapporto con il cibo, per esempio, durante i pasti: \u00abal \u201cmangiare schietto\u201d popolare la borghesia contrappone la preoccupazione di mangiare <em>secondo certe forme<\/em> [\u2026]; tutte queste scelte di stilizzazione tendono a spostare l\u2019accento dalla sostanza e dalla funzione alla forma ed alla maniera e, in tal modo, a negare o, meglio ancora, a disconoscere la realt\u00e0 grossolanamente materiale di un\u2019attivit\u00e0 di consumo e delle cose che si consumano o, il che fa lo stesso, la grossolanit\u00e0 bassamente materiale di coloro che si abbandonano alle soddisfazioni immediate del consumo alimentare\u00bb,<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a> ma \u00e8 il caso anche del modo di vestirsi, dell\u2019organizzazione del proprio tempo e dell\u2019affermazione della propria \u00absuperiorit\u00e0 sui comuni mortali condannati a vivere giorno per giorno\u00bb;<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a> e questo vale anche per la produzione letteraria e intellettuale, dove si opera in maniera continuamente aggiornata nella storia del pensiero un divorzio fra l\u2019intelletto, considerato superiore, e il corpo, considerato inferiore, il corpo come incarnazione delle funzioni vitali. Questo divorzio e questa distanza, dice Bourdieu, la si trova fra le altre cose, nella scelta dei soggetti dei romanzi o dei saggi, tanto pi\u00f9 riconosciuti e legittimati se si allontanano dalle preoccupazioni considerate come \u00abgrossolanamente elementari\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione che ne deriva \u00e8 sia politica sia teorica: come concepire la politica se il campo politico, che ha il potere di agire sulla vita, \u00e8, a causa delle caratteristiche sociologiche degli individui che lo compongono, estraneo a quello che Bourdieu chiama l\u2019urgenza del quotidiano? In che modo un dibattito sulla politica pu\u00f2 farsi senza pensare alla distribuzione differenziale degli effetti della politica stessa in funzione del capitale economico o culturale? Come superare il paradosso per cui quelli che hanno il potere sulla vita degli altri si distinguono da coloro che sono privati di questo potere dall\u2019espulsione della nuda vita \u2013 condizione d\u2019emergenza della vita sociale, politica e anche amorosa? Come la politica \u2013 in questo caso una politica di sinistra \u2013 pu\u00f2 produrre la buona vita se quelli che fanno la politica sono cos\u00ec poco preoccupati per gli effetti della politica? Se non li colpiscono come colpiscono le persone della mia infanzia?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante i miei primi mesi a Parigi, sia all\u2019universit\u00e0 che nella cosiddetta \u00abscena letteraria\u00bb (le presentazioni, le letture, le conferenze), avevo potuto osservare quasi tutti i giorni sotto i miei occhi questo tentativo spietato di devitalizzare la politica, in favore delle forme, dello stile, del discorso, della politica concepita come comunicazione. \u00c8 in realt\u00e0 un modo di pensare la politica che si \u00e8 imposto progressivamente dopo la fine del XX secolo, quello della politica fondata sulla comunicazione e lo scambio di opinioni, di cui si trova oggi la formulazione pi\u00f9 netta negli scritti della Scuola di Francoforte e in particolare in J\u00fcrgen Habermas e la sua idea di un agire comunicazionale. Questa idea si \u00e8 largamente diffusa nelle istituzioni dopo la \u00abrivoluzione conservatrice\u00bb degli anni \u201980.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma chi pu\u00f2 comunicare, e con chi, come? Un altro ricordo: mio padre era diventato spazzino dopo molti anni senza lavoro \u2013 dovuti a un incidente in fabbrica che gli aveva spezzato la schiena. Un giorno, in periodo di elezioni, un politico, un ministro, che per\u00f2 mio padre odiava e che insultava quando lo vedeva alla televisione, e che io insultavo alla stessa maniera, come un bambino che ripete quello che dicono i suoi genitori, si era recato nel suo posto di lavoro che gli spazzini imparavano a chiamare <em>il locale<\/em>, una piccola stanza in un seminterrato dove erano immagazzinate le scope e i sacchi della spazzatura. Il ministro era dunque arrivato, mio padre mi aveva promesso, la sera prima, che gli avrebbe detto tutto quello che pensava di lui; ma vedendo arrivare quest\u2019uomo, con l\u2019aura del suo status, con i suoi abiti e la sua posa intimidatoria, circondato da guardie del corpo e assistenti, mio padre non ha osato dirgli nulla. Ha taciuto. Ha guardato il silenzio, come improvvisamente umiliato e intimidito da tutti gli attributi del potere. \u00c8 rientrato a casa e ci ha detto che non aveva fatto dei rimproveri al ministro, che lo aveva addirittura trovato simpatico, aveva aggiunto, <em>pensavo che fosse un coglione invece \u00e8 un bravo ragazzo<\/em>. Io mi sono sentito tradito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">IV<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Se provo a ricostruire nella memoria i miei primi tentativi di discussione sulla politica, agli inizi dei miei studi, rivedo, la maggior parte del tempo, questa stessa impossibilit\u00e0 di scambio, poich\u00e9 io non parlavo lo stesso linguaggio delle persone, in generale provenienti dalla borghesia, con le quali \u00abdiscutevo\u00bb; mi rimproveravano di essere troppo veemente, di perdere le staffe troppo in fretta, troppo facilmente.<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a> Ma accadeva perch\u00e9 io vedevo troppo quanto per loro non fossero altro che discorsi senza incidenza sul quotidiano, poich\u00e9 questo erano <em>effettivamente <\/em>per loro, vedevo quello che \u00e8 il nocciolo del problema: quello che per loro era uno stile politico significava, per degli altri, la possibilit\u00e0 o meno di mangiare, di essere protetti, di viaggiare, di abitare (penso ai migranti), io vedevo troppo fino a che punto la borghesia svuotava la politica dalla vita come si svuota un uovo perforandolo a un\u2019estremit\u00e0. Non \u00e8 un caso se Sartre dice a proposito di Paul Nizan, un altro transfuga, che opponeva alle chiacchiere \u00abla grande sincerit\u00e0 muta della fatica, della sofferenza fisica, della fame\u00bb.<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo stesso modo, la prima volta che ho aperto un libro di Pierre Bourdieu, quello che mi ha commosso di pi\u00f9 \u00e8 stato vedere e sentire la sua rabbia; la rabbia sotto ogni riga, ogni frase, ogni paragrafo. I libri di Bourdieu sono saturi del linguaggio dell\u2019emozione, caratterizzati dal \u00abcontesto emotivo\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a> nel quale scriveva, dalla sua \u00abindignazione\u00bb. Parla delle interviste \u00abmolto dolorose\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a> che faceva per le sue inchieste e che servivano alla scrittura dei suoi libri. Parla della sua \u00abdelusione mista a rivolta\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a> che gli ispirava lo stato del mondo intellettuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo ethos politico \u00e8 ancor pi\u00f9 difficile da preservare quando sappiamo che la borghesia funziona in questi casi come una macchina per produrre amnesia, per strappare la vita dalla politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Vorrei fornirne una prova attraverso un ultimo esempio: quando parlavo, poco fa, di questa impressione di un transfuga di classe di aver troppo vissuto, di questo sentimento che ho provato, \u00e8 anche perch\u00e9 la vergogna delle mie origini mi aveva spinto, al mio arrivo a Parigi, a fare di tutto per entrare nei mondi che io non avrei mai dovuto conoscere. C\u2019\u00e8 anche una parte attiva in questa accumulazione di vissuto. Infatti, quando mi ero trasferito a Parigi, la sensazione di venire da un mondo dominato, percepito come illegittimo, mi spingeva a frequentare gli ambienti pi\u00f9 dominanti, come per dimenticare da dove venissi, o piuttosto per farlo dimenticare agli altri e, durante i primi giorni della mia vita parigina, mi ero lanciato in una ricerca sfrenata per avvicinarmi non soltanto alla borghesia, ma anche all\u2019alta borghesia e all\u2019aristocrazia, a causa di una sorta di follia sociale nata dalla sofferenza delle origini \u2013 Violette Leduc nelle sue Memorie parla della forza di attrazione di questi ambienti per un transfuga,<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a> e questo prova che il mio caso non \u00e8 isolato; mi ero lanciato in una corsa contro il mio passato, e a forza di incontri, di relazioni allacciate, di uno sforzo sociale, ci sono riuscito; come non lo ricordo pi\u00f9 esattamente, ma tutto d\u2019un tratto, per cos\u00ec dire dall\u2019oggi al domani, ho cenato e sono stato trascinato in aperitivi dove incontravo padroni, milionari, capi di grandi aziende \u2013 spesso americane \u2013, la vecchia nobilt\u00e0 francese (strano ricordo di un giorno in cui avevo cenato in un immenso appartamento di Versailles con questa grande borghesia che parlava dei suoi castelli e residenze mentre quello che chiamavano il \u00abpersonale di casa\u00bb ci versava dello champagne, del vino d\u2019annata, prima di andare, il giorno successivo, a trovare mi padre all\u2019uscita da lavoro, con la sua tuta verde da spazzino, il viso distrutto dalla fatica e con il quale sono andato a bere un bicchiere di vino nella sua casa popolare, passando dunque da un mondo all\u2019altro in appena ventiquattr\u2019ore, provando nella mia pelle, l\u2019abisso e la violenza del mondo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00e8 disposti, talvolta, a pagare un prezzo molto alto per avere la sensazione di esistere socialmente. Nel profondo io detestavo quella gente, detestavo quelle cene, quella socialit\u00e0 mondana, ma la sensazione che tutto ci\u00f2 mi dava di appartenere al mondo dei dominanti era cos\u00ec forte \u2013 \u00abil mondo \u00e8 ai miei piedi\u00bb<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a> si dice Violette Leduc in una di queste occasioni \u2013 che faceva scomparire o piuttosto mi faceva respingere il disgusto e la collera. Un giorno ho fermato questa follia sociale, ma mi \u00e8 servito del tempo. Sempre pi\u00f9 spesso ero invitato in grandi magioni in Svizzera per passare delle vacanze in cui un cuoco preparava le mie colazioni, in appartamenti del VII arrondissement in cui mi veniva servito del caviale che detestavo, a cene all\u2019interno di musei nelle serate di chiusura; io pensavo, mi ripetevo assurdamente: <em>Ora sei lontano dalla tua infanzia<\/em>. Naturalmente, in queste cene si trovavano delle persone di destra come di sinistra \u2013 come potrebbero non andare d\u2019accordo o essere imbarazzati se per loro la politica non cambia nulla o quasi? E ancora una volta, non parlo di un atto cosciente, ma di un\u2019amnesia prodotta dal possesso di un certo volume globale di capitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Io mi ricordo l\u2019ultima volta in cui ho partecipato a questo gioco. \u00c8 stato qualche tempo dopo l\u2019uscita del mio primo romanzo, ero stato invitato a una di quelle cene letterarie che si organizzano regolarmente a Parigi. Questa volta, l\u2019invito veniva dal direttore di una grande catena di supermercati di successo che dopo alcuni anni aveva deciso di aprire delle grandi librerie, ovvero degli spazi all\u2019interno dei negozi in cui fosse possibile trovare dei libri d\u2019altro tipo rispetto a quelli che si trovano abitualmente nella grande distribuzione, dei libri che vengono definiti complicati o esigenti, dei libri pubblicati da piccoli editori quasi militanti, dove dei veri librai sarebbero stati assunti per consigliare i lettori, aveva detto quella sera \u00abnon i clienti ma i lettori\u00bb, e di fatto, una delle mie amiche, che io non sospettavo di particolari simpatie o interessi per l\u2019ipermercato, mi avevo spesso parlato della qualit\u00e0 di queste librerie, o almeno della loro qualit\u00e0 relativa, in rapporto all\u2019offerta abituale dei supermercati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 stato un momento in cui la mia follia sociale ha iniziato a venir meno, e dunque avevo rifiutato di andare a quella cena. Avevo dato un <em>no <\/em>categorico all\u2019ufficio stampa che mi aveva mandato l\u2019invito, confesso che provavo un certo orgoglio nel mio rifiuto, e per questa ragione me ne sono anche vantato con alcuni dei miei pi\u00f9 cari amici, dicendo che mai sarei andato a una cena come quella, mondana e senza interesse; per alcuni giorni mi sono detto che era fuori questione andarci, lo ripetevo ai miei amici, dicevo: <em>mai nella vita<\/em>, e poi, senza che me ne rendessi conto, quella sera sono andato alla cena all\u2019ora prevista. Per ore e settimane avevo rimarcato il mio rifiuto, mi ero elencato tutte le ragioni per le quali non sarei andato, e quella sera, ci andai, probabilmente a causa di quella forza d\u2019attrazione che esercitava su di me la promessa dell\u2019appartenenza alla <em>scena letteraria<\/em> (con molta allodoxia), ai dominanti, quel desiderio di <em>farne parte<\/em>. Sono arrivato alla cena, era in un ristorante del XIV arrondissement. Avevo addirittura messo, mi sembra, una camicia stirata per l\u2019occasione. Mi hanno chiesto il mio nome, mi hanno fatto sedere a un tavolo vicino non so pi\u00f9 quale autore che aveva anch\u2019egli appena pubblicato un romanzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">E poi, in mezzo alla sala, il direttore dei supermercati si \u00e8 alzato e ha parlato. Fin dalle prime parole ho compreso che il mio posto non era l\u00ec. Quel piccolo uomo con i capelli brillantinati che si alzava per fare un discorso sulla sua concezione del libro e della letteratura era lo stesso uomo che aveva assunto pi\u00f9 o meno tutti le cassiere che avevo conosciuto nella mia infanzia, nella maggior parte dei casi donne, ragazze con le quali ero andato alle scuole elementari e medie e che, senza diploma e senza scelta, erano dovute andare a farsi assumere al supermercato. Questo piccolo uomo era il responsabile delle condizioni di vita di quelle donne, delle mani dolenti dopo la giornata di lavoro, della schiena piegata nella migliore et\u00e0, delle voci che mi avevano accompagnato fra i cinque e i quindici anni dicendo, \u00e8 vero, che una vita come quella non era possibile, non era accettabile, di quel <em>lavoro in cui ci spacchiamo il culo per due spicci<\/em>. Per lui, l\u2019uomo coi capelli brillantinati, si trattava probabilmente di una concezione, di un\u2019idea, di una visione dell\u2019azienda, di una scelta politica possibile all\u2019interno di un insieme di scelte. Per me, che avevo vissuto dall\u2019altra parte, era chiaro che si trattava di una questione di vita \u2013 e quello che cerco di dire \u00e8 che la comparsa di una parola dei transfughi sempre pi\u00f9 diffusa nella letteratura dopo la fine del XX secolo,<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a> dopo Bourdieu, passando per Toni Morrison, Didier Eribon o Justin Torres, rappresenta un\u2019opportunit\u00e0 di interrogarci sui modi di pensare la politica, sulle condizioni di possibilit\u00e0 della sua efficacia, sul suo rapporto con la vita, con le forme di capitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Ascoltando il direttore dei supermercati fare quel discorso sui libri, ho pi\u00f9 che mai pensato a quest\u2019altra frase di Duras: \u00abMi sono trovata davanti a un disordine formidabile del pensiero e del sentimento [\u2026] e davanti al quale mi vergognavo della letteratura\u00bb.<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a> Ho finto una crisi d\u2019asma vicino al mio editore prima della fine del pasto, ho mentito, ho fatto finta di non poter pi\u00f9 respirare, ho mimato il soffocamento, ho detto che dovevo tornare a casa e me ne sono andato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Vale a dire un tempo definito dagli altri, da fuori. Si possono leggere le magnifiche riflessioni di Pierre Bourdieu sui rapporti fra il tempo e il potere in Pierre Bourdieu, <em>Meditazioni pascaliane<\/em>, Feltrinelli, Milano 1998, soprattutto a partire da pagina 247.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Si noti, dunque, la poca rilevanza delle analisi ripetute continuamente in sociologia che oppongono alla \u00abstabilit\u00e0\u00bb dello stile di vita delle classi popolari una labilit\u00e0 dei modi di esistenza delle classi privilegiate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Pierre Bourdieu, <em>Questa non \u00e8 un\u2019autobiografa. Elementi per un\u2019autoanalisi<\/em>, Feltrinelli, Milano 2005, p. 66.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Pierre Bourdieu, <em>Alg\u00e9rie 60<\/em>, Paris, \u00c9ditions de Minuit, 1977, p. 41, trad. mia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Ho consapevolezza, quando parlo di questo genere di cose, del fatto che ci si espone sempre pi\u00f9 o meno al rischio di essere percepiti come puerili. Ma quello che d\u2019altro canto vorrei tentare di mostrare \u00e8 che il fatto di respingere la radicalit\u00e0 politica sul versante dell\u2019irresponsabilit\u00e0 infantile \u00e8 una delle operazioni di dominio pi\u00f9 tipiche della borghesia per devitalizzare la politica. Bourdieu, nel testo <em>La jeunesse n\u2019est qu\u2019un mot<\/em>, mostra come l\u2019et\u00e0 non \u00e8 in prima istanza un dato biologico, ma un\u2019operazione sociale di disciplinamento dei corpi e degli habitus. Spiega che se compariamo i giovani fra di loro si vede che pi\u00f9 i giovani sono vicini al polo del potere, della borghesia, o del capitale economico, pi\u00f9 questi giovani hanno la probabilit\u00e0 di avere su di loro gli \u00abattributi dell\u2019adulto, del vecchio, del nobile, del notevole\u00bb, mentre il polo intellettuale o le classi dominate sono relegate sul versante di quello che <em>fa giovane<\/em>: jeans, felpa, capelli lunghi, e potremmo aggiungere noi oggi tute, orecchini per i ragazzi, etc. Pierre Bourdieu, \u00abLa jeunesse n\u2019est qu\u2019un mot\u00bb, in <em>Question de sociologie<\/em>, Paris, \u00c9ditions de Minuit, 1980, p. 143-154 [trad. mia]. Si pu\u00f2 meglio comprendere perch\u00e9, in una poesia scritta nel 1960 Pasolini dichiarasse: \u00abAdulto? Mai\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Marguerite Duras, <em>L\u2019amante<\/em>, Feltrinelli, Milano 1988, p. 14.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> Aim\u00e9 C\u00e9saire, <em>Cahier d\u2019un retour au pays natal<\/em>, Pr\u00e9sence Africaine, Paris 1938, p. 9. Pierre Bourdieu descrive, in <em>Questa non \u00e8 un\u2019autobiografia<\/em>, questa onnipresenza della manifestazione della collera nella sua infanzia, questa collera nel modo di esprimere ci\u00f2 che l\u2019ha segnato: \u00abHo scoperto poco a poco, forse soprattutto attraverso lo sguardo degli altri, le particolarit\u00e0 del mio habitus [\u2026]. In effetti \u00e8 solo molto lentamente che ho capito come alcune delle mie reazioni pi\u00f9 banali venissero spesso male interpretate perch\u00e9 forse la maniera \u2013 il tono, la voce, i gesti, le mimiche e via dicendo \u2013 in cui a volte le esprimevo, fatta di timidezza aggressiva e di brutalit\u00e0 mugugnante, se non furiosa, poteva esser presa per oro colato, cio\u00e8, in un certo senso, troppo sul serio, e perch\u00e9 contrastava tanto con la sicurezza distante dei parigini di buona famiglia\u00bb, in Pierre Bourdieu, <em>Questa non \u00e8 un\u2019autobiografia<\/em>, cit., p. 85.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Tutte quelle condizione necessarie alla \u00abvita vivibile\u00bb evocata da Judith Butler in <em>Ce qui fait une vie. <\/em><em>Essai sur la violence, la guerre et le deuil<\/em>, Zones, Paris 2004, p. 24.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> Pierre Bourdieu, <em>La distinzione<\/em>, Il Mulino, Bologna 2001, pp. 204-207.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> Pierre Bourdieu, <em>Meditazioni pascaliane<\/em>, cit., p. 32.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> Il pi\u00f9 ironico fra questo tipo di casi \u00e8 che quello che si arrabbia contro la violenza di certe decisioni politiche \u00e8 considerato come violento; come a dire che il monopolio della violenza legittima di cui parla Max Weber, che possiedono le istituzioni (statali, familiari, scolastiche etc.) e gli individui che le rappresentano, \u00e8 negata come tale e si esercita spesso, al contrario, in nome della lotta contro la violenza, rigettando sul versante della violenza inaccettabile tutte le contestazione contro l\u2019ordine sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> Jean-Paul Sartre, <em>Che cos\u2019\u00e8 la letteratura<\/em>, Il Saggiatore, Milano 2009, p. 157.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> Pierre Bourdieu, <em>Il senso pratico<\/em>, Armando, Roma 2005, p. 10.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a> Pierre Bourdieu, <em>Questa non \u00e8 un\u2019autobiografia<\/em>, cit, p. 64.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a> <em>Ibidem<\/em>, p. 71.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a> Soprattutto attraverso la sua relazione con Jacques, in Violette Leduc, <em>La follia in testa<\/em>, La rosa, Torino 1982.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a> Violette Leduc, <em>op. cit.<\/em>, p. 148.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a> Su questa trasformazione del campo letterario legato alla comparsa delle voci prima assenti dalla letteratura, si pu\u00f2 leggere Pierre Bergounioux, <em>Exister par deux fois<\/em>, Fayard, Paris 2014.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a> Marguerite Duras, <em>Il dolore<\/em>, Feltrinelli, Milano 1995, p. 13.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"downloadpdf\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/plugins\/post2pdf-converter\/post2pdf-converter-pdf-maker.php?id=35142\" rel=\"nofollow\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/plugins\/post2pdf-converter\/img\/pdf22.png?w=525\" alt=\"download as a pdf file\" width=\"22\" height=\"22\" \/> Crea un pdf di questo articolo<\/a><\/div>\n<div class=\"fcbkbttn_like \"><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142\">http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35142<\/a><\/strong><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Eduard Louis) [Pubblichiamo questo saggio di \u00c9douard Louis, inedito in italiano, intitolato Ce que la vie fait \u00e0 la politique, contenuto nel volume da lui curato\u00a0Pierre Bourdieu. L\u2019Insoumission en h\u00e9ritage\u00a0(Puf 2013). La traduzione \u00e8 di Giuseppe Carrara. Si ringrazia l\u2019autore per averne permesso la pubblicazione]. I Per molto tempo ho creduto che la politica fosse il nome di una maledizione. 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