{"id":50741,"date":"2019-04-12T12:30:10","date_gmt":"2019-04-12T10:30:10","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50741"},"modified":"2019-04-12T12:36:12","modified_gmt":"2019-04-12T10:36:12","slug":"lettera-ad-un-europeista-di-sinistra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50741","title":{"rendered":"Lettera ad un europeista di sinistra"},"content":{"rendered":"<p>Di <strong>SENSO COMUNE (Michele Berti)<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-larus_justify_feature size-larus_justify_feature wp-post-image\" src=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/world-1264062_1920-850x567.jpg\" sizes=\"(max-width: 850px) 100vw, 850px\" srcset=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/world-1264062_1920-850x567.jpg 850w, https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/world-1264062_1920-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/world-1264062_1920-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/world-1264062_1920-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/world-1264062_1920-380x253.jpg 380w, https:\/\/www.senso-comune.it\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/world-1264062_1920-779x520.jpg 779w\" alt=\"\" width=\"850\" height=\"567\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Caro europeista di sinistra,<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">\u00e8 con molta simpatia e grande rispetto che ti scrivo queste poche righe in vista delle imminenti elezioni europee. Ti scrivo per puntualizzare alcune questioni che tu spesso sollevi e, mio malgrado, per evidenziarne alcune contraddizioni.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align: justify;\"><strong><span class=\"s1\">Il mondo che si affaccia nel terzo millennio, oltre ad essere molto complesso, sempre pi\u00f9 interconnesso, \u00e8 tutt\u2019altro che destinato alla \u201cfine della Storia\u201d e si trova popolato ovunque da nuovi spettri e da nuovi scenari politici sia a livello nazionale che internazionale.\u00a0<\/span><\/strong><span class=\"s1\">Il nostro sguardo, forse troppo occidentalizzato, si concentra sulla nostra Europa in cui ovunque, come spesso descrivi, stanno esplodendo fenomeni nuovi e contraddittori che molto spesso con pigrizia etichettiamo con termini adatti ad ogni circostanza. E\u2019 cos\u00ec che parole come populismo, sovranismo, nazionalismo vengono utilizzate in modo tanto diffuso quanto superficiale.\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Se desideriamo per\u00f2 veramente stroncare gli inquietanti fantasmi del passato che si intravvedono sullo sfondo, \u00e8 necessario fare i conti con la realt\u00e0 mantenendosi lontani da concezioni ideologiche che impediscono di cogliere le contraddizioni pi\u00f9 evidenti.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><strong>Ha infatti contenuto ideologico l\u2019affermazione di aver avuto\u00a0<a href=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/stoccate\/pace-e-prosperita-i-falsi-miti-delleuropeismo-progressista\/\">settanta anni di pace<\/a>\u00a0grazie all\u2019Unione Europea.<\/strong>\u00a0Primo perch\u00e9 Belgrado nel 1999 era in Europa e secondo perch\u00e9 sono state l\u2019egemonia americana e la Guerra Fredda ad impedire nuovi conflitti, che per altro si sono spostati solamente di qualche migliaio di chilometri, se pensiamo alla Siria e alla Libia.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><strong>Parli spesso di populisti e della necessit\u00e0 di una politica\u201dcompetente\u201d, attenta e consapevole, ma le uniche strutture che generavano classi dirigenti, i partiti, sono stati spazzati via da una visione del partito come comitato elettorale o d\u2019affari<\/strong>\u00a0in cui formazione, analisi e visioni sono stati sacrificati sull\u2019altare della competizione elettorale mediatica e del consenso fine a se stesso, senza mai elaborare un nuovo progetto di Paese sempre pi\u00f9 necessario.\u00a0\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Il momento populista che stiamo vivendo in questi anni, con la sua contrapposizione diretta tra popolo ed \u00e9lite, il diffuso desiderio di protezione, l\u2019austerit\u00e0 e la paura del domani \u00e8 l\u2019effetto di una Europa sbagliata, l\u2019UE, affetta da un deficit democratico imbarazzante, da una gestione economica cieca che toglie agli Stati le leve della politica economica per poi stritolare intere economie assetate di manovre anticicliche. E\u2019 necessario mettere cause ed effetti nel giusto ordine.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><strong>Un\u2019Unione Europea, non uso il termine Europa perch\u00e9 sono entit\u00e0 distinte, che non permette alla sua banca centrale, la BCE, di fungere da prestatrice di ultima istanza degli Stati favorendo di fatto la speculazione di pochi gruppi finanziari.<\/strong>\u00a0\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Un\u2019UE che impone il Fiscal Compact e calcola il PIL potenziale attraverso il tasso di disoccupazione che non genera spinte inflazionistiche (NAIRU, non-accelerating inflation rate of unemployment) ovvero il tasso di disoccupazione \u201cstrutturale\u201d condannando migliaia di giovani ad una condizione di disoccupazione \u201cprevista\u201d. La fine di ogni obiettivo di piena occupazione e l\u2019accettazione totale del principio liberista del pareggio di bilancio. Riccardo Lombardi diceva sempre che quando la disoccupazione supera il 10% la democrazia \u00e8 in pericolo. Aveva ragione e oggi la disoccupazione U6 (con i part time involontari) si attesta in Italia attorno al 30%. La disoccupazione e il lavoro mal pagato sono crimini, ma l\u2019UE non si preoccupa della piena occupazione, solo della stabilit\u00e0 dei prezzi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><strong>Il conflitto tra Costituzione e Trattati Europei \u00e8 evidente nel momento in cui il diritto al lavoro e la piena occupazione non possono essere obiettivi della Repubblica,<\/strong>\u00a0impastoiata in Trattati che impediscono il ruolo attivo dello Stato in economia come prevede la nostra Carta e come invece proibisce la scuola ordoliberale tedesca. DARE LAVORO! Scriveva Remo Costa nel 1946 dalle pagine del \u201cProletario\u201d. Lo slogan \u00e8 ancora e sempre attuale e ci impegna a pensare forme di lavoro garantito di cittadinanza che rendano il diritto ad un impiego dignitoso una battaglia non pi\u00f9 rimandabile.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><strong>E ancora. Il pensare che gli Stati sovrani come l\u2019Italia non possano concorrere nel mercato globale senza l\u2019UE \u00e8 un dogma facilmente smontabile dagli esempi di numerosi paesi, europei ed asiatici, che se pur piccoli riescono a sopravvivere benissimo da soli.<\/strong>\u00a0Questo desiderio di gigantismo economico \u00e8 un pensiero insano tutto occidentale, che sottende una tendenza distorta alla costruzione di un polo imperialista europeo. La globalizzazione \u00e8 finita ha detto Trump. E\u2019 vero. La globalizzazione<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>come processo politico prima che economico si \u00e8 accartocciata attorno alla crisi di egemonia americana che vedeva gli USA protagonisti indiscussi di un mondo globale unipolare.\u00a0<\/span><span class=\"s1\">La conseguenza immediata sar\u00e0 una rinazionalizzazione del conflitto capitalistico ed il ritorno, non se ne era mai andato in realt\u00e0,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0\u00a0<\/span>dello Stato Nazione. C\u2019\u00e8 stato un cambio di fase che deve essere considerato.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><strong>Unire e trattare, trovare compromessi, scambiare, fare ponte e connettere. Questa \u00e8 sempre stata la vocazione del nostro Paese, dalle Repubbliche marinare fino alla contrapposizione USA\/URSS, da Mattei fino a Craxi.<\/strong>\u00a0Mai come oggi il ruolo dell\u2019Italia potrebbe essere egemone nell\u2019area mediterranea per la sua capacit\u00e0 di connettere mondi differenti, come luogo di scambio interculturale e commerciale, come cerniera tra un est emergente e un ovest in declino.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align: justify;\"><strong><span class=\"s1\">E\u2019 ovvio che temi come la transizione ecologica, il cambiamento climatico, le migrazioni vanno affrontati in sedi sovranazionali, ma questo non \u00e8 sufficiente per rinunciare alla propria sovranit\u00e0, principio di autodeterminazione allo stato compiuto.\u00a0<\/span><\/strong><span class=\"s1\">La gestione economica della Res Publica non pu\u00f2 in nessun caso essere messa al riparo dal processo democratico come \u00e8 avvenuto con l\u2019UE.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><strong>Molto spesso, caro europeista di sinistra, le tue proposte sono scollegate dalla realt\u00e0.<\/strong>\u00a0Faccio solo notare alcune questioni che le rendono irrealizzabili oggi, in questo momento storico. Primo punto: modifichiamo i trattati per rimodulare la struttura UE. Abbiamo bisogno dell\u2019unanimit\u00e0 dei 27 paesi aderenti, paesi che oggi hanno interessi completamente divergenti (in primis la Germania che ad Aquisgrana stringe rapporti bilaterali privilegiati con la Francia). Secondo punto: il passaggio da Unione Europea ad Europa Federale tecnicamente prevede che tutti gli Stati, come negli Stati Uniti, convergano su un bilancio federale con trasferimenti tra stati ricchi e poveri. Non ci sono le condizioni politiche, di solidariet\u00e0 tra popoli affinch\u00e9 gli Stati UE del Centro permettano questi trasferimenti monetari. La Grecia \u00e8 l\u00e0 ad esempio, con la sua mortalit\u00e0 infantile da Terzo mondo, prezzo da pagare per saldare i conti delle banche tedesche e francesi.\u00a0\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Terzo punto: l\u2019unione politica. Una democrazia necessita di demos e il demos europeo sempre mitizzato, oggi non esiste o meglio \u00e8 culturalmente e linguisticamente cos\u00ec eterogeneo da impedire di fatto la formazione di un\u2019opinione pubblica ed una vita politica comune.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align: justify;\"><strong><span class=\"s1\">Ripensare ad un\u2019Europa confederale \u00e8 oggi necessario, \u00e8 il passo indietro che pu\u00f2 salvare questa UE \u201cfinanzcapitalista\u201d e dare al processo di costruzione di un\u2019Europa unita qualche possibilit\u00e0 di successo nel lungo periodo evitando la frammentazione totale.\u00a0<\/span><\/strong><span class=\"s1\">E\u2019 necessario quindi domandarsi quali sono le situazioni concrete in cui oggi si muovono questi grandi processi politici, analizzando gli equilibri di forze che oggi sono in campo ed i bisogni di milioni di persone che stanno emergendo. Le societ\u00e0 governate dai mercati autoregolati sono infatti destinate alla distruzione e sono spinte ad una risocializzazione dell\u2019economia che riguarda sicuramente la dimensione nazionale ma che potr\u00e0 essere di stampo democratico o autoritario\/totalitario. Antonio Gramsci questo bivio cruciale lo aveva descritto bene, parlando della teoria dello Stato integrale e della crisi di egemonia, ovvero la dimensione politica ideologica di una crisi organica come quella che viviamo oggi, da lui imputata al fallimento di grandi imprese politiche su cui la classe dirigente ha imposto, o richiesto, il consenso delle masse e dall\u2019accesso all\u2019attivit\u00e0 politica di masse di persone precedentemente passive. Nulla di nuovo dunque, ma se non si far\u00e0 questo sforzo analitico di presa di coscienza collettiva dei processi in corso e si continueranno ad alimentare sogni tanto belli quanto irrealizzabili, azzerando la fiducia nella politica e nella sua capacit\u00e0 di intervento, si apriranno involontariamente le porte alla seconda opzione, una serie di derive autoritarie, razziste e xenofobe.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\"><strong>L\u2019economia deve tornare ad essere gestita nello spazio democratico che i nostri Padri Costituenti hanno progettato,<\/strong>\u00a0con una Repubblica veramente fondata sul lavoro, dignitoso e per tutti, aperta al mondo ma gelosa dei propri valori repubblicani costituenti, mai fuori moda.\u00a0<\/span><span class=\"s1\">Abbiamo sognato tutti un\u2019Europa dei popoli, abbiamo per\u00f2 costruito l\u2019UE della moneta senza Stato e delle banche sacrificando il destino di milioni di persone che oggi vivono nell\u2019insicurezza e nella precariet\u00e0. Possiamo anche continuare a sognare ma tutte quelle voci non ci faranno pi\u00f9 dormire.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\" style=\"text-align: justify;\"><span class=\"s1\">Un caro saluto e buon voto.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/penisola\/lettera-ad-un-europeista-di-sinistra\/\">https:\/\/www.senso-comune.it\/rivista\/penisola\/lettera-ad-un-europeista-di-sinistra\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di SENSO COMUNE (Michele Berti) &nbsp; Caro europeista di sinistra, \u00e8 con molta simpatia e grande rispetto che ti scrivo queste poche righe in vista delle imminenti elezioni europee. Ti scrivo per puntualizzare alcune questioni che tu spesso sollevi e, mio malgrado, per evidenziarne alcune contraddizioni. 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