{"id":50766,"date":"2019-04-15T08:00:52","date_gmt":"2019-04-15T06:00:52","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50766"},"modified":"2019-04-14T18:57:07","modified_gmt":"2019-04-14T16:57:07","slug":"i-quaderni-piacentini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50766","title":{"rendered":"I Quaderni Piacentini"},"content":{"rendered":"<h4 style=\"text-align: justify;\"><strong>di LE PAROLE E LE COSE (Eugenio Gazzola)<\/strong><\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">[<em>Questa sera*, presso la Fondazione Feltrinelli di Milano (viale Pasubio 5), dopo l\u2019incontro intitolato <\/em>Fogli di battaglia. Prendere parola sulle contraddizioni del presente<em> \u2013 al quale parteciperanno, alle 17.30, i redattori delle riviste \u00abJacobin\u00bb, \u00abGli Asini\u00bb, \u00abScomodo\u00bb, \u00abCodici404\u00bb e \u00abLo Stato delle Citt\u00e0\u00bb -, sar\u00e0 proiettato il documentario di Eugenio Gazzola <\/em>I quaderni piacentini<em>. Introducono Piergiorgio Bellocchio e Marcello Flores. Pubblichiamo una presentazione del documentario scritta da Eugenio Gazzola. Nel corpo dell\u2019intervento si possono vedere la locandina e il trailer. In coda l\u2019invito per l\u2019incontro di stasera e la scheda del film<\/em>].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(*Questa sera = evento realizzato il 13 aprile scorso)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>I quaderni piacentini<\/em> <\/strong>\u00e8 la biografia di una rivista intessuta per natura alla biografia del Paese. Per natura, cio\u00e8 non potrebbe essere diversamente. Per la precisione, a quel tratto di biografia che tuttora \u00e8 tra i pi\u00f9 notevoli sul piano delle trasformazioni sociali, compreso, grosso modo, tra gli anni Sessanta e Ottanta. Ovvero, per cos\u00ec dire, tra il massimo e il minimo dell\u2019impegno politico comune. La lavorazione del film \u00e8 iniziata con le interviste ai testimoni ancora in vita. Dal fondatore Piergiorgio Bellocchio, che l\u2019inizi\u00f2 con Grazia Cherchi, scomparsa nel 1995, a redattori e collaboratori quali:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Goffredo Fofi, Luca Baranelli, Francesco Ciafaloni, Alfonso Berardinelli, Marcello Flores (qui responsabile scientifico del film per conto dell\u2019Istituto di Storia Contemporanea di Piacenza, che lo produce), Federico Stame, Michele Salvati, Bianca Beccalli, Alberto Cadioli, Luisa Muraro, Sergio Bologna, Augusto Vegezzi, Alberto e Marco Bellocchio. E con essi, anche in veste di biografi, alcuni studiosi come Massimo Raffaeli, Luca Lenzini, Stefano Mistura, Stefania Cherchi, Gianfranco Dragoni, Gianni D\u2019Amo e Fabio Milana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35344\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/0-A3-1.jpg?resize=525%2C743\" sizes=\"(max-width: 767px) 89vw, (max-width: 1000px) 54vw, (max-width: 1071px) 543px, 580px\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/0-A3-1.jpg?w=3500 3500w, https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/0-A3-1.jpg?resize=212%2C300 212w, https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/0-A3-1.jpg?resize=768%2C1087 768w, https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/0-A3-1.jpg?resize=724%2C1024 724w, https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/0-A3-1.jpg?w=1050 1050w, https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/0-A3-1.jpg?w=1575 1575w\" alt=\"\" width=\"525\" height=\"743\" data-attachment-id=\"35344\" data-permalink=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=35344\" data-orig-file=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/0-A3-1.jpg?fit=3500%2C4953\" data-orig-size=\"3500,4953\" data-comments-opened=\"1\" data-image-meta=\"{&quot;aperture&quot;:&quot;0&quot;,&quot;credit&quot;:&quot;&quot;,&quot;camera&quot;:&quot;&quot;,&quot;caption&quot;:&quot;&quot;,&quot;created_timestamp&quot;:&quot;0&quot;,&quot;copyright&quot;:&quot;&quot;,&quot;focal_length&quot;:&quot;0&quot;,&quot;iso&quot;:&quot;0&quot;,&quot;shutter_speed&quot;:&quot;0&quot;,&quot;title&quot;:&quot;&quot;,&quot;orientation&quot;:&quot;1&quot;}\" data-image-title=\"0-A3 (1)\" data-image-description=\"\" data-medium-file=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/0-A3-1.jpg?fit=212%2C300\" data-large-file=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/0-A3-1.jpg?fit=525%2C743\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli autori intervistati esprimono per lo pi\u00f9 una certa prossimit\u00e0 alle vicende trattate, per quanto lontane nel tempo, ma quasi mai indulgono all\u2019autobiografismo. Sono interviste senza domande, cio\u00e8 a una voce sola che racconta; monologhi in cui l\u2019improvvisazione del ricordo ha la massima parte e che un tono novellistico rende curiosi. Ogni testimonianza \u00e8 articolata in parti e messa in circolo con una sequenza di immagini e di letture dai fascicoli della rivista. A tal fine sono stati selezionati alcuni testi chiave sia tra i pi\u00f9 noti e antologizzati, che tra quelli quasi dimenticati, ovvero di autori meno esposti al giudizio storico di quanto non fossero i Fortini o i Cases o Fofi o la Masi. Se allora, secondo questa visione, \u00e8 bene rileggere <em>Il desiderio dissidente<\/em> di Fachinelli, \u00e8 anche utile non tralasciare, per fare un solo esempio, un documento di Guido Neri sulla situazione cecoslovacca che appare decisivo, oggi, per rileggere i mesi tra il \u201867 e il \u201968.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tre voci diverse per timbro e per et\u00e0 hanno letto in teatro i testi nei loro passaggi emblematici. Anche in modo anacronistico, se vogliamo, poich\u00e9 \u00e8 inevitabile confrontare un testo di allora con la realt\u00e0 successiva alla data in cui fu pubblicato o addirittura con l\u2019odierna condizione umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019opera scorrono molti film di repertorio; altre immagini, invece, sono state riprese oggi tra la citt\u00e0 di origine (Piacenza) e quella di \u201ccucina\u201d della rivista (Milano). Le prime, il repertorio, provengono da archivi della Rai e dell\u2019Aamod (l\u2019Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico) e, per quanto riguarda i film citati, dalle rispettive case di produzione. Le fotografie sono invece dell\u2019archivio di Uliano Lucas e di alcuni album familiari. Le immagini portano con s\u00e8 un carico di parole e voci che provoca uno scorrimento ininterrotto tra il tempo di ieri, cio\u00e8 il tempo cronologico della rivista, e il tempo di sempre, costituito dall\u2019orbita perenne dei problemi \u00abche sono sempre l\u00ec\u00bb, come dice a un certo punto Ciafaloni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span class=\"embed-youtube\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/oo9qx4Hp_5Y?version=3&amp;rel=1&amp;fs=1&amp;autohide=2&amp;showsearch=0&amp;showinfo=1&amp;iv_load_policy=1&amp;wmode=transparent\" width=\"525\" height=\"296\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\" data-mce-fragment=\"1\"><\/iframe><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il materiale \u00e8 dunque composto da voci, riprese e letture successivamente montati secondo il principio suggerito nel 1936 da Walter Benjamin per il suo libro su Parigi: \u00abMetodo di questo lavoro: montaggio letterario. Non ho nulla da dire, solo da mostrare\u00bb. Ed \u00e8 parso naturale ricorrere ancora una volta all\u2019esempio del grande critico berlinese avendo in mano materiale <em>vero<\/em> interamente in forma di immagini: immagine dei testi e immagini delle voci e dei corpi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il repertorio storico si legge come un \u00abromanzo naturale\u00bb secondo il titolo del poema di Giorgio Cesarano, poeta dimenticato che a met\u00e0 degli anni Sessanta i \u00abpiacentini\u00bb pubblicavano e che nel film \u00e8 ricordato da Massimo Raffaeli. Cio\u00e8 per antifrasi, tenendo a mente che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nulla di \u00abnaturale\u00bb nella riserva di immagini di cui oggi disponiamo dal <em>boom<\/em> economico al \u00abriflusso\u00bb degli anni Ottanta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il risultato finale \u00e8 un film di quasi nove ore che non vive secondo una successione cronologica, bens\u00ec articolato per \u201caggregati tematici\u201d rappresentativi dei passaggi storici che i \u00abpiacentini\u00bb hanno interpretato (forse non trasformato, ma a questo volevano pure servire). I temi delle singole parti sono i seguenti. Dalla versione integrale del film \u00e8 stata ricavata una versione \u201cpubblica\u201d, nel senso di un\u2019opera della durata di un\u2019ora e mezza adatta a essere proiettata e discussa in pubblico: \u00e8 la versione che vediamo a Milano il 13 aprile, alla Fondazione Feltrinelli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Crediamo dover dire, in conclusione, due cose a sostegno dell\u2019utilit\u00e0 di un film incentrato su una rivista culturale, e di questa rivista in particolare. La prima \u00e8 una ragione di apprendimento, una sempre nuova scoperta del mondo: \u00abQuaderni piacentini\u00bb fu la pi\u00f9 longeva nella storia dell\u2019editoria di questo paese (usc\u00ec dal 1962 al 1984) e lo fu, crediamo, in virt\u00f9 di due elementi: da una parte la completa autogestione di tutti i passaggi della produzione da parte dei due fondatori (Bellocchio-Cherchi): dal lavoro di redazione a quello di distribuzione e amministrazione; dall\u2019altra, una formula editoriale che riprendeva il modello del \u00abPolitecnico\u00bb di Elio Vittorini, ovvero la rivista culturale e politica insieme, trasformandolo in una scuola di critica permanente. Diversi commentatori, a questo proposito, hanno fatto esplicito riferimento all\u2019esempio della Scuola di Francoforte. L\u2019elemento della critica ha consentito ai \u00abQuaderni piacentini\u00bb di diventare in pochissimi anni la rivista pi\u00f9 letta nel campo della nuova sinistra italiana e tra i giovani \u201cimpegnati\u201d nella scuola e nel lavoro. E ancora un terzo elemento, se vogliamo, agiva a livello dei singoli autori che partecipavano all\u2019avventura, ed era il tratto di distinzione \u201cliberal-marxista\u201d, per cos\u00ec dire, che li segnava all\u2019interno della sinistra italiana. In tale osservanza erano recensiti fatti e opinioni che non si incontravano <em>comunemente<\/em> in tutto il parco stampabile di allora; e nemmeno gli stessi libri gi\u00e0 commentati ogni giorno (come accade oggi per gioco degli uffici stampa), bens\u00ec fatti e libri e film scelti secondo un sentimento, pi\u00f9 che altro, di gioia o liberazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda ragione di utilit\u00e0 \u00e8 che il film mostra come la forza interiore della rivista fosse data da un elemento naturale, \u201cdifficile\u201d da stabilizzare, che si ritrova nell\u2019immagine della comunit\u00e0, cio\u00e8 del gruppo di persone che da una posizione gi\u00e0 <em>matura<\/em> si mette intorno a un tavolo nel segno del lavoro critico. \u00c8 ancora possibile, oggi, ristabilire una comunit\u00e0 secondo quella forma? Crediamo di s\u00ec, poich\u00e9 \u00abogni tempo ha la sua rivista\u00bb dice Fofi, ma con l\u2019intesa che le forze in gioco, davanti e fuori dal tavolo (o dal monitor) di una redazione, sono pi\u00f9 sottili e insieme pi\u00f9 tenaci e vischiose: fuori dal tavolo non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 solamente un <em>feticcio<\/em> economico che inorba i proletari (vecchi e nuovi), ma c\u2019\u00e8 un\u2019economia immateriale di cui si toccano le conseguenze solo se sei realmente povero; una politica spettacolare e un sistema culturale \u00absirenico\u00bb (Anders) che tira avanti regalando l\u2019illusione di una settimana, di un mese. Se fossero un anno o due anni sarebbe gi\u00e0 ideologia. E pi\u00f9 in generale, fuori dal tavolo c\u2019\u00e8 un sistema politico e culturale che non teme l\u2019attacco degli intellettuali \u2013 che per altro disprezza \u2013 perch\u00e9 mangia solo del presente o, tutt\u2019al pi\u00f9, di un trascorso che pi\u00f9 prossimo che si pu\u00f2. Siamo insomma rivolti a un futuro senza padri. E gli scrittori scrivono d\u2019altro e molto spesso parlano di cose che non c\u2019entrano o \u00abche-non-si-capisce-bene-che-cosa\u2013vogliono-dire\u00bb, come ha detto Piergiorgio Bellocchio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">*<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-35345\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/QP-Feltrinelli.jpg?resize=525%2C249\" sizes=\"(max-width: 525px) 100vw, 525px\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/QP-Feltrinelli.jpg?w=700 700w, https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/QP-Feltrinelli.jpg?resize=300%2C142 300w\" alt=\"\" width=\"525\" height=\"249\" data-attachment-id=\"35345\" data-permalink=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?attachment_id=35345\" data-orig-file=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/QP-Feltrinelli.jpg?fit=700%2C332\" 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Prendere parola sulle contraddizioni del presente \u2013 al quale parteciperanno, alle 17.30, i redattori delle riviste \u00abJacobin\u00bb, \u00abGli Asini\u00bb, \u00abScomodo\u00bb, \u00abCodici404\u00bb e \u00abLo Stato delle Citt\u00e0\u00bb -, sar\u00e0 proiettato il documentario di Eugenio Gazzola I quaderni piacentini. Introducono Piergiorgio Bellocchio e Marcello Flores. 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