{"id":50806,"date":"2019-04-16T08:00:31","date_gmt":"2019-04-16T06:00:31","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50806"},"modified":"2019-04-16T00:07:31","modified_gmt":"2019-04-15T22:07:31","slug":"niente-istruzione-per-gli-stranieri-ecco-il-vero-disastro-dellimmigrazione-allitaliana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50806","title":{"rendered":"Niente istruzione per gli stranieri: ecco il vero disastro dell\u2019immigrazione all\u2019italiana"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di LINKIESTA\u00a0<\/strong><\/p>\n<header>\n<h2 class=\"subtitle\" style=\"text-align: justify;\">Altrove la scuola \u00e8 l\u2019ascensore sociale dei nuovi cittadini: in Italia arrivano migranti sempre meno istruiti. E quelli che ci sono &#8211; compresi i figli &#8211; non cercano di emanciparsi attraverso lo studio. E intanto il divario sociale continua ad aumentare<\/h2>\n<\/header>\n<div class=\"articleDetailContent\">\n<div class=\"lf\">\n<div class=\"lf-col1 typography lf-height-auto lf-vertical-align-start lf-size1 lf-width-normal lf-padding-auto lf-text lf-block\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<p><strong>La disuguaglianza tra italiani e stranieri nel nostro Paese \u00e8 in crescita. Sicuramente dal punto di vista economico: <\/strong>\u00e8 gi\u00e0 stato osservato come quasi tutto l\u2019aumento della povert\u00e0 cominciato con la crisi e proseguito anche durante la ripresa sia stato dovuto all\u2019incremento del numero di immigrati indigenti. Non solo, tuttavia. La disuguaglianza si sta allargando anche ad altri campi, <em>in primis<\/em> quello dell\u2019istruzione. E forse \u00e8 anche peggio, perch\u00e9 questa \u00e8 direttamente collegata alle possibilit\u00e0 di lavoro e guadagno futuro.<\/p>\n<p><strong>Negli ultimi anni la percentuale di italiani con una laurea \u00e8 cresciuta, sia tra la popolazione attiva totale, sia nel segmento dei 30-34enni<\/strong>, ovvero dei giovani che hanno ormai terminato i loro cicli di studio. Del resto partivamo da livelli bassissimi, avevamo, e abbiamo ancora, il record negativo in Europa nella percentuale di persone con il massimo titolo di studio.<\/p>\n<div class=\"teads-inread teads-display-format\">\n<div>\n<div class=\"teads-ui-components-adchoices\">\n<div class=\"teads-display-absolute\"><\/div>\n<div id=\"teads0\" class=\"teads-player\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p><strong>Tuttavia lo stesso incremento non si \u00e8 verificato tra gli stranieri. N\u00e9 tra quelli comunitari, in gran parte rumeni, n\u00e9 tra quelli extracomunitari<\/strong>. Tra i primi anzi tra il 2006 e il 2011-2012 vi \u00e8 stata addirittura una diminuzione della proporzione dei laureati, passati dal 14,9% al 11,1% nel caso dei 15-64enni, e dal 17,9% al 12,9% in quello dei trentenni. Vi \u00e8 stata poi una ripresa, ma molto, troppo lieve. Tra gli extracomunitari la curva \u00e8 piatta. Erano il 10,9% in totale i laureati nel 2006, sono diventati solo l\u201911,9% nel 2017. Numeri quasi uguali vediamo tra i trentenni.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"lf-quote-type1 typography lf-height-auto lf-vertical-align-start lf-size1 lf-width-normal lf-padding-auto lf-quote lf-block\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<blockquote>\n<div>\n<p>Il mondo degli immigrati funziona da valvola di sfogo del mondo degli italiani. In caso di crisi \u00e8 il secondo a essere colpito dai licenziamenti, in caso di ripresa \u00e8 il primo quello cui attingere per avere personale a basso costo. \u00c8 una sorta di delocalizzazione interna. Quando un business diventa maturo, genera poco margine, ecco che la forza lavoro straniera entra in gioco<\/p>\n<\/div>\n<\/blockquote>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\" lf-height-auto lf-cal-a lf-vertical-align-start lf-size1 lf-width-normal lf-media lf-picture lf-block\" data-main-eref=\"photo:3d05b187-fd0f-4de0-bddf-fd18e35cbe34\">\n<div class=\"lf-inner\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"lf-col1 typography lf-height-auto lf-vertical-align-start lf-size1 lf-width-normal lf-padding-auto lf-text lf-block\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<p>Questo significa diverse cose. Innanzitutto vuol dire che gli stranieri presenti nel nostro Paese, anche coloro che qui sono nati, non stanno affollando le universit\u00e0, e negli anni <strong>non hanno sub\u00ecto quella stessa spinta che ha portato sempre pi\u00f9 italiani a cercarsi una laurea<\/strong>. Si tratta di una divergenza molto evidente. A met\u00e0 anni 2000 la proporzione di laureati tra gli autoctoni e gli immigrati era quasi identica, ora la prima \u00e8 di 1,5 volte maggiore. E nel caso dei giovani di ben 2,5 volte.<\/p>\n<p><strong>Ma vuol dire anche che coloro che sono arrivati nel nostro Paese erano decisamente meno istruiti sia degli italiani sia degli immigrati gi\u00e0 presenti<\/strong>. Non solo e non tanto coloro che sono giunti con gli sbarchi degli anni, ma soprattutto i protagonisti delle ultime ondate di migrazione precedenti alla crisi.<strong> \u00c8 peculiare il caso degli stranieri comunitari<\/strong>. Si tratta di quella parte di rumeni meno istruiti che non potendo approfittare, come molti connazionali laureati, del boom economico che interessava e interessa la Romania, giungevano nel nostro Paese per sfuggire alla povert\u00e0 ancora presente, badanti, muratori, provenienti dalle aree pi\u00f9 periferiche del Paese.<\/p>\n<p><strong>Dall\u2019Italia \u00e8 rimasta lontana la cosiddetta immigrazione di qualit\u00e0<\/strong>, quella che invece si rivolge ad altri lidi. Nella gran parte degli altri Paesi che sono stati interessati dall\u2019arrivo di un largo numero di stranieri negli ultimi 15 anni la proporzione di laureati, almeno tra i trentenni, \u00e8 cresciuta. La media UE \u00e8 esemplare, indica una crescita di quasi il 10% in 10 anni. Ancora meglio, con un +12,2% in 11 anni, la <strong>Svezia<\/strong>, il Paese europeo con la maggior presenza di immigrati. Simile l\u2019incremento nei Paesi Bassi, dove per\u00f2 si partiva da cifre inferiori. La Spagna, in condizioni economiche strutturali simili all\u2019Italia, vede la stessa mancanza di progressi in questo tipo di statistiche, tuttavia gi\u00e0 in partenza vi era una pi\u00f9 grande proporzione di laureati e oggi \u00e8 quasi doppia.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\" lf-height-auto lf-cal-a lf-vertical-align-start lf-size1 lf-width-normal lf-media lf-picture lf-block\" data-main-eref=\"photo:8daf742b-0b1d-4cd0-8dda-82b5e2636670\">\n<div class=\"lf-inner\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"lf-col1 typography lf-height-auto lf-vertical-align-start lf-size1 lf-width-normal lf-padding-auto lf-text lf-block\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<p>Ancora peggiore \u00e8 il fatto che <strong>a diminuire \u00e8 anche la percentuale di diplomati<\/strong> tra gli stranieri. Il fatto sarebbe normale se fosse motivato da una crescita dei laureati, \u00e8 il caso infatti degli italiani. Ma non \u00e8 cos\u00ec. All\u2019importante diminuzione degli extracomunitari e degli stranieri comunitari con un diploma, superiore all\u20198%, non corrisponde come sappiamo alcun vero aumento dei detentori di una laurea.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\" lf-height-auto lf-cal-a lf-vertical-align-start lf-size1 lf-width-normal lf-media lf-picture lf-block\" data-main-eref=\"photo:4e69cd13-08dc-4a39-9daf-ab07121263c7\">\n<div class=\"lf-inner\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"lf-col1 typography lf-height-auto lf-vertical-align-start lf-size1 lf-width-normal lf-padding-auto lf-text lf-block\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<p><strong>Stanno invece crescendo coloro che hanno un\u2019istruzione molto bassa<\/strong>. E questo accade sia nelle regioni settentrionali che in quelle meridionali, senza un trend geografico riconoscibile. \u00c8 l\u2019ennesima dimostrazione del <strong>distacco crescente tra due mondi<\/strong>, quello degli italiani e degli stranieri. Che non vanno di pari passo, ma piuttosto sono complementari<strong>. Il secondo mondo, quello degli immigrati, funziona da valvola di sfogo, da cuscinetto, del primo. In caso di crisi \u00e8 il primo a essere colpito dai licenziamenti, in caso di ripresa quello cui attingere per nuovi progetti che richiedano personale da non pagare troppo.<\/strong> \u00c8 un mondo che funge da destinazione di una sorta di <strong>delocalizzazione interna<\/strong>. Quando un business diventa maturo, genera poco margine, <strong>ecco che la forza lavoro straniera entra in gioco<\/strong>. \u00c8 chiaro che essendo questa la funzione principale degli immigrati nella nostra economia, cos\u00ec ricca di produzioni a basso valore aggiunto e <strong>povera di posti di lavoro nei settori pi\u00f9 avanzati<\/strong>, non vi \u00e8 molto incentivo n\u00e9 allo studio n\u00e9 tanto meno all\u2019ingresso di persone con titoli cos\u00ec elevati. Eppure dovrebbe convenirci un cambiamento. Soprattutto se ci interessa la <strong>tenuta sociale<\/strong>, se non vogliamo la nascita di ghetti di fatto.<\/p>\n<p>Non possiamo permetterci la continuazione di un circolo vizioso che vede la scarsa produttivit\u00e0 della nostra economia perpetuarsi grazie alla presenza di tanto personale non qualificato che non ha un interesse vero a istruirsi e che continuer\u00e0 a trovare lavoro quindi <strong>solo nei campi, nelle case di riposo, nei magazzini, nei ristoranti<\/strong>, perch\u00e9 non vi \u00e8 molto di pi\u00f9. \u00c8 un danno per la competitivit\u00e0 del sistema Italia.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 possa realmente sorgere una economia basata sull\u2019ICT, sui servizi avanzati, sulla ricerca, \u00e8 indispensabile una maggiore offerta di personale con alte competenze. E se vogliamo che questa offerta sia ampia <strong>il segmento pi\u00f9 giovane della popolazione, quello di origine straniera, non pu\u00f2 essere escluso<\/strong>, rimanere separato. Sta crescendo in questi anni una generazione numerosa come non mai di ragazzi che sono nati in Italia anche se hanno genitori immigrati, e che ancora non hanno scelto cosa fare da grandi, se andare all\u2019universit\u00e0, se specializzarsi, studiare di pi\u00f9 di quanto abbiano potuto fare i genitori. Non possiamo permetterci di perdere anche questa di generazione, rimane poco tempo.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"articleDetailContent\" style=\"text-align: justify;\">\n<div class=\"lf\">\n<div class=\"lf-col1 typography lf-height-auto lf-vertical-align-start lf-size1 lf-width-normal lf-padding-auto lf-text lf-block\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<p><strong>La disuguaglianza tra italiani e stranieri nel nostro Paese \u00e8 in crescita. Sicuramente dal punto di vista economico: <\/strong>\u00e8 gi\u00e0 stato osservato come quasi tutto l\u2019aumento della povert\u00e0 cominciato con la crisi e proseguito anche durante la ripresa sia stato dovuto all\u2019incremento del numero di immigrati indigenti. Non solo, tuttavia. La disuguaglianza si sta allargando anche ad altri campi, <em>in primis<\/em> quello dell\u2019istruzione. E forse \u00e8 anche peggio, perch\u00e9 questa \u00e8 direttamente collegata alle possibilit\u00e0 di lavoro e guadagno futuro.<\/p>\n<div id=\"advSmartclip\" data-smartplay-instance-id=\"0\"><\/div>\n<p><strong>Negli ultimi anni la percentuale di italiani con una laurea \u00e8 cresciuta, sia tra la popolazione attiva totale, sia nel segmento dei 30-34enni<\/strong>, ovvero dei giovani che hanno ormai terminato i loro cicli di studio. Del resto partivamo da livelli bassissimi, avevamo, e abbiamo ancora, il record negativo in Europa nella percentuale di persone con il massimo titolo di studio.<\/p>\n<p><strong>Tuttavia lo stesso incremento non si \u00e8 verificato tra gli stranieri. N\u00e9 tra quelli comunitari, in gran parte rumeni, n\u00e9 tra quelli extracomunitari<\/strong>. Tra i primi anzi tra il 2006 e il 2011-2012 vi \u00e8 stata addirittura una diminuzione della proporzione dei laureati, passati dal 14,9% al 11,1% nel caso dei 15-64enni, e dal 17,9% al 12,9% in quello dei trentenni. Vi \u00e8 stata poi una ripresa, ma molto, troppo lieve. Tra gli extracomunitari la curva \u00e8 piatta. Erano il 10,9% in totale i laureati nel 2006, sono diventati solo l\u201911,9% nel 2017. Numeri quasi uguali vediamo tra i trentenni.<\/p>\n<div class=\" lf-height-auto lf-cal-a lf-vertical-align-start lf-size1 lf-width-normal lf-media lf-picture lf-block\" data-main-eref=\"photo:3d05b187-fd0f-4de0-bddf-fd18e35cbe34\">\n<div class=\"lf-inner\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"lf-col1 typography lf-height-auto lf-vertical-align-start lf-size1 lf-width-normal lf-padding-auto lf-text lf-block\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<p>Questo significa diverse cose. Innanzitutto vuol dire che gli stranieri presenti nel nostro Paese, anche coloro che qui sono nati, non stanno affollando le universit\u00e0, e negli anni <strong>non hanno sub\u00ecto quella stessa spinta che ha portato sempre pi\u00f9 italiani a cercarsi una laurea<\/strong>. Si tratta di una divergenza molto evidente. A met\u00e0 anni 2000 la proporzione di laureati tra gli autoctoni e gli immigrati era quasi identica, ora la prima \u00e8 di 1,5 volte maggiore. E nel caso dei giovani di ben 2,5 volte.<\/p>\n<p><strong>Ma vuol dire anche che coloro che sono arrivati nel nostro Paese erano decisamente meno istruiti sia degli italiani sia degli immigrati gi\u00e0 presenti<\/strong>. Non solo e non tanto coloro che sono giunti con gli sbarchi degli anni, ma soprattutto i protagonisti delle ultime ondate di migrazione precedenti alla crisi.<strong> \u00c8 peculiare il caso degli stranieri comunitari<\/strong>. Si tratta di quella parte di rumeni meno istruiti che non potendo approfittare, come molti connazionali laureati, del boom economico che interessava e interessa la Romania, giungevano nel nostro Paese per sfuggire alla povert\u00e0 ancora presente, badanti, muratori, provenienti dalle aree pi\u00f9 periferiche del Paese.<\/p>\n<p><strong>Dall\u2019Italia \u00e8 rimasta lontana la cosiddetta immigrazione di qualit\u00e0<\/strong>, quella che invece si rivolge ad altri lidi. Nella gran parte degli altri Paesi che sono stati interessati dall\u2019arrivo di un largo numero di stranieri negli ultimi 15 anni la proporzione di laureati, almeno tra i trentenni, \u00e8 cresciuta. La media UE \u00e8 esemplare, indica una crescita di quasi il 10% in 10 anni. Ancora meglio, con un +12,2% in 11 anni, la <strong>Svezia<\/strong>, il Paese europeo con la maggior presenza di immigrati. Simile l\u2019incremento nei Paesi Bassi, dove per\u00f2 si partiva da cifre inferiori. La Spagna, in condizioni economiche strutturali simili all\u2019Italia, vede la stessa mancanza di progressi in questo tipo di statistiche, tuttavia gi\u00e0 in partenza vi era una pi\u00f9 grande proporzione di laureati e oggi \u00e8 quasi doppia.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\" lf-height-auto lf-cal-a lf-vertical-align-start lf-size1 lf-width-normal lf-media lf-picture lf-block\" data-main-eref=\"photo:8daf742b-0b1d-4cd0-8dda-82b5e2636670\">\n<div class=\"lf-inner\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"lf-col1 typography lf-height-auto lf-vertical-align-start lf-size1 lf-width-normal lf-padding-auto lf-text lf-block\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<p>Ancora peggiore \u00e8 il fatto che <strong>a diminuire \u00e8 anche la percentuale di diplomati<\/strong> tra gli stranieri. Il fatto sarebbe normale se fosse motivato da una crescita dei laureati, \u00e8 il caso infatti degli italiani. Ma non \u00e8 cos\u00ec. All\u2019importante diminuzione degli extracomunitari e degli stranieri comunitari con un diploma, superiore all\u20198%, non corrisponde come sappiamo alcun vero aumento dei detentori di una laurea.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\" lf-height-auto lf-cal-a lf-vertical-align-start lf-size1 lf-width-normal lf-media lf-picture lf-block\" data-main-eref=\"photo:4e69cd13-08dc-4a39-9daf-ab07121263c7\">\n<div class=\"lf-inner\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"lf-col1 typography lf-height-auto lf-vertical-align-start lf-size1 lf-width-normal lf-padding-auto lf-text lf-block\">\n<div class=\"lf-inner\">\n<p><strong>Stanno invece crescendo coloro che hanno un\u2019istruzione molto bassa<\/strong>. E questo accade sia nelle regioni settentrionali che in quelle meridionali, senza un trend geografico riconoscibile. \u00c8 l\u2019ennesima dimostrazione del <strong>distacco crescente tra due mondi<\/strong>, quello degli italiani e degli stranieri. Che non vanno di pari passo, ma piuttosto sono complementari<strong>. Il secondo mondo, quello degli immigrati, funziona da valvola di sfogo, da cuscinetto, del primo. In caso di crisi \u00e8 il primo a essere colpito dai licenziamenti, in caso di ripresa quello cui attingere per nuovi progetti che richiedano personale da non pagare troppo.<\/strong> \u00c8 un mondo che funge da destinazione di una sorta di <strong>delocalizzazione interna<\/strong>. Quando un business diventa maturo, genera poco margine, <strong>ecco che la forza lavoro straniera entra in gioco<\/strong>. \u00c8 chiaro che essendo questa la funzione principale degli immigrati nella nostra economia, cos\u00ec ricca di produzioni a basso valore aggiunto e <strong>povera di posti di lavoro nei settori pi\u00f9 avanzati<\/strong>, non vi \u00e8 molto incentivo n\u00e9 allo studio n\u00e9 tanto meno all\u2019ingresso di persone con titoli cos\u00ec elevati. Eppure dovrebbe convenirci un cambiamento. Soprattutto se ci interessa la <strong>tenuta sociale<\/strong>, se non vogliamo la nascita di ghetti di fatto.<\/p>\n<p>Non possiamo permetterci la continuazione di un circolo vizioso che vede la scarsa produttivit\u00e0 della nostra economia perpetuarsi grazie alla presenza di tanto personale non qualificato che non ha un interesse vero a istruirsi e che continuer\u00e0 a trovare lavoro quindi <strong>solo nei campi, nelle case di riposo, nei magazzini, nei ristoranti<\/strong>, perch\u00e9 non vi \u00e8 molto di pi\u00f9. \u00c8 un danno per la competitivit\u00e0 del sistema Italia.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 possa realmente sorgere una economia basata sull\u2019ICT, sui servizi avanzati, sulla ricerca, \u00e8 indispensabile una maggiore offerta di personale con alte competenze. E se vogliamo che questa offerta sia ampia <strong>il segmento pi\u00f9 giovane della popolazione, quello di origine straniera, non pu\u00f2 essere escluso<\/strong>, rimanere separato. Sta crescendo in questi anni una generazione numerosa come non mai di ragazzi che sono nati in Italia anche se hanno genitori immigrati, e che ancora non hanno scelto cosa fare da grandi, se andare all\u2019universit\u00e0, se specializzarsi, studiare di pi\u00f9 di quanto abbiano potuto fare i genitori. Non possiamo permetterci di perdere anche questa di generazione, rimane poco tempo.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\" lf-size1 lf-width-normal lf-html lf-block\">\n<div class=\"lf-inner\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"topw_root\">\n<div class=\"topw_title\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"https:\/\/www.linkiesta.it\/it\/article\/2019\/04\/15\/immigrati-italia-istruzione\/41754\/\">https:\/\/www.linkiesta.it\/it\/article\/2019\/04\/15\/immigrati-italia-istruzione\/41754\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LINKIESTA\u00a0 Altrove la scuola \u00e8 l\u2019ascensore sociale dei nuovi cittadini: in Italia arrivano migranti sempre meno istruiti. E quelli che ci sono &#8211; compresi i figli &#8211; non cercano di emanciparsi attraverso lo studio. 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