{"id":50810,"date":"2019-04-16T09:30:44","date_gmt":"2019-04-16T07:30:44","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50810"},"modified":"2019-04-16T00:29:19","modified_gmt":"2019-04-15T22:29:19","slug":"il-mostro-perverso-il-capitalismo-e-la-sua-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50810","title":{"rendered":"Il mostro perverso. Il capitalismo e la sua crisi"},"content":{"rendered":"<p><strong>di ALFABETA2 (Giacomo Tinelli)<\/strong><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><b>(commento su\u00a0<\/b><i><b>Crisi di valore\u00a0<\/b><\/i><b>di Fabio Vighi,\u00a0<\/b><b>Mimesis 2018)<\/b><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Uno strabismo fondamentale, da sempre, contraddistingue il capitalismo: quello tra accumulazione e profitto. Ci\u00f2 che consente di accumulare pi\u00f9 capitale alla singola azienda, cio\u00e8 il risparmio sul lavoro vivo (sulla base della compressione dei salari e soprattutto dell\u2019investimento tecnologico), riduce la capacit\u00e0 complessiva del tessuto produttivo di creare plusvalore, estraibile esclusivamente dal lavoratore umano. Questa reciproca estraneit\u00e0 tra accumulazione e profitto \u00e8 la causa di ci\u00f2 che Marx ha chiamato \u201ccaduta tendenziale del saggio di profitto\u201d, ossia la progressiva perdita di capacit\u00e0 di creare valore del sistema capitalistico. La tesi di Fabio Vighi in <i>Crisi di valore \u2013 Lacan, Marx e il crepuscolo della societ\u00e0 del lavoro<\/i> (Mimesis 2018) \u00e8 che la svolta digitale degli anni \u201870 e la conseguente efficientizzazione produttiva abbia reso tale flessione non pi\u00f9 tendenziale ma assoluta e irreversibile. Il capitalismo, allora, colto da un\u2019automazione febbrile, non sarebbe pi\u00f9 in grado di produrre valore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">L\u2019analisi dello studioso prende le mosse dall\u2019enigmatica coincidenza che Lacan suggerisce \u2212 a partire dal XVI seminario (<i>D&#8217;un Autre \u00e0 l&#8217;autre<\/i>, da poco uscito in traduzione italiana per Einaudi) \u2212 tra plusvalore e plusgodere, di fondamentale importanza per la teoria dei discorsi che lo psicanalista elaborer\u00e0 intorno al \u201870. Una parentela stretta ma complessa, che il volume di Vighi ha il merito di chiarificare: il plusgodere \u00e8 in relazione con il plusvalore in quanto entrambi, in una prospettiva psicoanalitica, rappresentano il resto non simbolizzato di un\u2019opera di simbolizzazione. Da un lato, il plusgodere segnala il resto pulsionale dell\u2019agganciamento del soggetto al linguaggio (ed \u00e8, insomma, il non senso che nasce all\u2019interno del senso, ci\u00f2 che sfugge ad esso, il buco necessario attorno al quale \u00e8 organizzata l\u2019articolazione del linguaggio); dall\u2019altro il plusvalore segnala il <i>savoir-faire<\/i> del lavoratore, ossia ci\u00f2 che egli sa fare al di l\u00e0 della propria consapevolezza e che \u00e8 essenziale per il lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Ora, afferma Vighi, \u00e8 proprio questo <i>savoir-faire<\/i> che il capitalista espropria al lavoratore, pi\u00f9 che la quantificazione delle ore di lavoro astratto non retribuite, che \u00e8 il modo classico in cui Marx e i marxismi hanno descritto il plusvalore. Anzi, il vero inganno ideologico sta proprio qui: il padrone del discorso del capitalista sembra sottrarre ore, mentre sequestra <i>savoir-faire<\/i>. \u00c8 proprio questa la differenza tra un padrone e un capitalista: il primo vuole che il lavoro sia fatto, non importa come; il secondo, invece, pretende di imporre il come il lavoro deve essere svolto, senza esserne mai soddisfatto. Il discorso del capitalista pu\u00f2 allora essere considerato come un\u2019isterizzazione del discorso del padrone, consentita essenzialmente dall\u2019appoggio al paradigma scientifico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">\u00c8 quest\u2019ultimo infatti o, meglio, una sua riduzione grottesca e semplicistica, che fornisce i parametri oggettivanti di efficienza che tanto vanno di moda oggigiorno. Modernizzazione, razionalizzazione, <i>new public management<\/i>, <i>spending review<\/i>: gli strumenti, tutt\u2019altro che neutrali, che i \u201ctecnici\u201d capitalistici utilizzano per giustificare le scelte di politica economica segnalano il nodo in cui convergono capitalismo e scienza, il luogo della loro collusione. Lacan diceva, appunto, che questi vanno a braccetto. In effetti quale discorso pi\u00f9 efficacie di quello scientifico, ridotto al suo scimmiottamento oggettivistico, per legittimare le scelte contro il lavoro cui abbiamo assistito negli ultimi dieci anni? Appoggiandosi al gigantesco potenziale di automazione offerto dalla tecnologia, le scelte che si dicono \u201cdi efficienza produttiva\u201d non si accontentano mai, n\u00e9 potrebbero farlo. Da questo punto di vista la scienza \u00e8 tutt\u2019altro che neutrale: al fondo del suo ragionamento, infatti, c\u2019\u00e8 la stessa pulsionalit\u00e0 denegata e impossibile da soddisfare, che potrebbe equipararsi al discorso del tossicomane: \u201cnon ne sappiamo abbastanza, dobbiamo saperne di pi\u00f9, ancora di pi\u00f9, ancora e ancora\u201d. Allo stesso modo l\u2019automazione del lavoro non trover\u00e0 mai soddisfazione. Sar\u00e0 questa la pietra tombale che sotterrer\u00e0 il capitalismo, a proposito del quale, come ricorda Vighi, Lacan ha pronunciato un chiaro vaticinio: esso \u00e8 \u201cmolto astuto, ma destinato a scoppiare\u201d?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">L\u2019aspetto interessante di questa inedita lettura del plusvalore come angolo cieco della consapevolezza del lavoro \u00e8 che consente di pensare una stratificazione del fatto economico, che stringe relazioni sempre pi\u00f9 vincolanti con quello psichico. Cos\u00ec, la fuga nell\u2019economia speculativa della finanza, che ha caratterizzato il capitalismo liberista, ha un carattere perverso poich\u00e9 nega, attraverso il feticcio delle bolle finanziarie, l\u2019incapacit\u00e0 dell\u2019attuale sistema economico di creare l\u2019unico elemento che tiene in vita il capitalismo, ossia il valore. Allo stesso modo l\u2019economia psichica sollecitata dalla nostra semiosfera \u00e8 perversa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Ci\u00f2 che appare come il pi\u00f9 individualistico degli atti di comunicazione, come la moda del <i>selfie<\/i>, il <i>porn<\/i>&#8211;<i>food<\/i> e pi\u00f9 in generale della maniacale documentazione della vita quotidiana che incontriamo sui <i>social<\/i> <i>network<\/i>, \u00e8, a pensarci bene, una vera e propria immolazione dell\u2019identit\u00e0 personale sull\u2019altare dello sguardo mediatico che, al contrario di affermare la propria individualit\u00e0, chiede disperatamente di essere osservata dall\u2019Altro dei <i>like<\/i>, delle visualizzazioni, della dipendenza da riconoscimento. Se, dunque, la crisi economica \u2013 l\u2019incapacit\u00e0 di creare valore della struttura attuale \u2013 \u00e8 anche una crisi simbolica, allora ciascun fruitore degli strumenti comunicativi partecipa a denegare l\u2019insostenibilit\u00e0 del discorso attuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Per l\u2019appunto, noi contemporanei ne stiamo osservando l\u2019esplosione che, se sul piano economico si manifesta come inefficacia denegata dalla bolla finanziaria, sul piano psichico \u00e8 incarnata dalla progressivo divenire psicotico del legame sociale. Un aspetto della contemporaneit\u00e0 gi\u00e0 chiaramente individuato da Recalcati nell\u2019<i>Uomo senza incoscio<\/i> era quello delle \u201cpsicosi non scatenate\u201d (anoressie, bulimie, disturbi narcisistici della personalit\u00e0 ecc\u2026). Ebbene, queste indicherebbero dunque non solo la crisi della struttura simbolica e sociale che tiene coesa la nostra societ\u00e0, ma anche la crisi economica del capitalismo. Tuttavia, se l\u2019atteggiamento del perverso \u00e8 denegare la crisi, quello dello psicotico \u00e8 riconoscerla e anzi, in qualche modo, goderne. Egli individua e disinnesca la meta-finzione simbolica (ossia il linguaggio) in cui tutti quanti, per vivere e relazionarci agli altri, siamo immersi. L\u2019interregno psicotico di cui parla Vighi \u00e8 allora lo stesso di Gramsci, secondo cui \u201cil vecchio mondo sta morendo.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"JUSTIFY\">Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri.\u201d In tal senso, tuttavia, \u00e8 il caso di mettere in evidenza, oltre che tutte le abnormi brutture, anche gli spazi di possibilit\u00e0 trasformativa che la situazione offre. Al contrario di molti altri libri di critica, <i>Crisi di valore<\/i> abbozza in conclusione, a partire da un incrocio di Lacan e Badiou, una linea di fuga da percorrere. Nessuna nostalgia per il passato \u201cnevrotico\u201d di ideali e deontologie, n\u00e9 per la vecchia, volontaristica, adesione al desiderio (\u201cnon cedere sul desiderio\u201d, aveva affermato il Lacan del seminario VII). Piuttosto \u2013 nietzscheananamente, per certi versi, in una postura che forse colloca Vighi tra i cosiddetti teorici \u201caccelerazionisti\u201d \u2013 una fedelt\u00e0 alla pulsione come nucleo incandescente e irrisolvibile, generato all\u2019interno del discorso contemporaneo. Ogni struttura simbolica ha in s\u00e9 questo nucleo di godimento che \u00e8 risparmiato dalla \u201csensatezza\u201d e che coincide con il plusgodere. \u00c8 dunque a questo \u201csapere al di l\u00e0 del sapere\u201d che sostanzia il nostro lavoro come la nostra vita pulsionale, che potrebbe aiutarci a trovare la via d\u2019uscita da un mondo di cui, come ricorda Vighi a partire da una famosa citazione di \u017di\u017eek, \u00e8 pi\u00f9 facile immaginare la fine piuttosto che l\u2019alternativa.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"https:\/\/www.alfabeta2.it\/2019\/03\/31\/il-mostro-perverso-il-capitalismo-e-la-sua-crisi\/\">https:\/\/www.alfabeta2.it\/2019\/03\/31\/il-mostro-perverso-il-capitalismo-e-la-sua-crisi\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALFABETA2 (Giacomo Tinelli) (commento su\u00a0Crisi di valore\u00a0di Fabio Vighi,\u00a0Mimesis 2018) Uno strabismo fondamentale, da sempre, contraddistingue il capitalismo: quello tra accumulazione e profitto. 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