{"id":50828,"date":"2019-04-18T09:00:28","date_gmt":"2019-04-18T07:00:28","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50828"},"modified":"2019-04-17T22:02:42","modified_gmt":"2019-04-17T20:02:42","slug":"non-fare-il-tav-fa-bene-alla-democrazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50828","title":{"rendered":"Non fare il TAV fa bene alla democrazia"},"content":{"rendered":"<p><strong><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.ilponterivista.com\/wp-content\/uploads\/no_tav_fondo.jpg\" \/><\/strong><\/p>\n<p><strong>di IL PONTE\u00a0(Livio Pepino)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>[Il testo riprende ampie parti dell\u2019intervento pubblicato in Aa.Vv.,\u00a0Perch\u00e9 No Tav, Roma, PaperFIRST, 2019]<\/em><\/p>\n<p>1. La costruzione della Nuova Linea Ferroviaria Torino-Lione \u00e8 appesa all\u2019esile filo dei tentennamenti e dei contrasti interni al governo. In ogni caso essa non \u00e8 a tutt\u2019oggi iniziata. Sono stati effettuati, e sono in corso, studi, lavori preparatori, tunnel geognostici e quant\u2019altro, con una spesa complessiva, per il nostro paese, di oltre un miliardo e mezzo di euro, ma la tratta transfrontaliera (cio\u00e8 il tunnel di base di 57 km) e le adduzioni in territorio italiano e francese sono al palo. Chi si oppone all\u2019opera non chiede, dunque, di interrompere alcunch\u00e9 ma solo di bloccare sul nascere uno sperpero di denaro pubblico aggiuntivo rispetto a quello sino a oggi realizzato.<\/p>\n<p>Le ragioni che impongono di non fare l\u2019opera sono molteplici e ripetute centinaia di volte: l\u2019opera non \u00e8 giustificata dai volumi del traffico (che sono, in realt\u00e0, in costante diminuzione), provoca un impatto ambientale insostenibile, non determina il decantato trasferimento dei trasporti dalla strada alla ferrovia, comporta un dispendio di risorse (tutte rigorosamente pubbliche) pi\u00f9 utilmente impiegabili nella manutenzione del territorio e nel potenziamento dei trasporti ordinari (con ben altra utilit\u00e0 sociale e creazione di maggior numero di posti di lavoro), perpetua il modello di sviluppo che ha determinato la crisi in atto e via elencando. Molto di questo \u00e8 documentato nell\u2019analisi costi-benefici elaborata nei mesi scorsi dalla commissione nominata dal governo e presieduta dal prof. Ponti.<\/p>\n<p>Ma ce n\u2019\u00e8 una ulteriore, egualmente rilevante pur se poco indagata. \u00c8 una ragione che ha a che fare con due entit\u00e0 che godono, nel nostro paese, di salute malferma e che dall\u2019abbandono dell\u2019opera trarrebbero indubbi benefici: la politica e la democrazia. In Val Susa, infatti, si \u00e8 prodotta negli ultimi trent\u2019anni una ferita profonda e grave che tocca il corpo sociale e la fiducia, appunto, nella democrazia e nella politica. Una ferita determinata da metodi di decisione\u00a0autoritari\u00a0che hanno innescato dinamiche negative nel sistema, sia per quanto riguarda il suo rapporto con i cittadini, sia nei meccanismi di funzionamento degli apparati (polizia e magistratura in testa). Se non curata, la ferita incancrenir\u00e0 producendo ulteriori danni. L\u2019abbandono della Torino-Lione e del metodo di governo che ne ha accompagnato il progetto \u00e8 una delle condizioni per avviare un\u2019uscita in positivo dalla situazione attuale.<\/p>\n<p>Conviene partire dall\u2019inizio.<\/p>\n<p>2. Il progetto di un nuovo collegamento ferroviario tra Torino e Lione risale al settembre 1989 e ha per oggetto una linea ad alta velocit\u00e0 per passeggeri, in seguito trasformata in linea ad alta velocit\u00e0\/alta capacit\u00e0, cio\u00e8 destinata anche al trasporto merci. Negli ultimi anni il secondo obiettivo \u00e8 diventato prevalente, stante la progressiva riduzione della domanda di trasporto di persone e il progetto ha subito numerose modifiche anche per quanto riguarda il tracciato. Sin dall\u2019inizio, e poi nel corso degli anni, si \u00e8 sviluppata in Val Susa una forte opposizione con il coinvolgimento della popolazione, di amministratori locali, di docenti universitari, di esperti di varie discipline che hanno evidenziato molteplici aspetti critici in particolare sotto i profili ambientale ed economico. Ci\u00f2 nonostante, tutto l\u2019iter del progetto \u00e8 stato caratterizzato da una sistematica esclusione delle popolazioni interessate, dalla diffusione di informazioni e dati inveritieri e da previsioni scientificamente inattendibili.<\/p>\n<p>Dai primi anni novanta sino alla fine del 2001 \u00e8 stata ignorata la stessa esistenza delle comunit\u00e0 locali, in evidente violazione, tra l\u2019altro, delle esplicite previsioni della Convenzione di Aarhus del 25 giugno 1998 secondo cui \u00abquando viene avviato un processo decisionale che interessi l\u2019ambiente, il pubblico interessato \u00e8 informato in modo adeguato, efficace e a tempo debito, fin dall\u2019inizio\u00bb in modo che \u00absi prepari e partecipi effettivamente ai lavori durante tutto il processo decisionale\u00bb.<\/p>\n<p>Poi, a fine dicembre 2001, \u00e8 intervenuta la cosiddetta legge obiettivo, con la quale la situazione di fatto \u00e8 diventata regola giuridica. Con essa le amministrazioni locali sono state totalmente escluse dall\u2019iter delle opere ritenute strategiche, con attribuzione di ogni decisione di rilievo al presidente del Consiglio (e al Comitato interministeriale per la programmazione economica). Si \u00e8 cos\u00ec stabilito per legge che, per il Tav, la partecipazione e il controllo delle comunit\u00e0 interessate sono una inutile perdita di tempo! Anche quando, nel 2006, alcune grandi manifestazioni popolari hanno imposto al governo l\u2019istituzione di un Osservatorio per \u00abrealizzare un confronto tra le istanze interessate e analizzare le criticit\u00e0 dell\u2019opera e le soluzioni da sottoporre ai decisori politico-istituzionali\u00bb, l\u2019operazione si \u00e8 trasformata in un\u00a0inganno: l\u2019Osservatorio si \u00e8 dimostrato un organismo di pura propaganda, operante all\u2019insegna dello\u00a0stravagante\u00a0principio secondo cui \u00abil dialogo \u00e8 possibile ma a condizione che non si metta in discussione la realizzazione dell\u2019opera\u00bb, fino a che, nel 2010, anche la maschera \u00e8 caduta e il governo ha deciso di \u00abridefinire le rappresentanze locali in seno all\u2019Osservatorio\u00bb, ammettendovi \u00abi soli Comuni che dichiarino esplicitamente la volont\u00e0 di partecipare alla miglior realizzazione dell\u2019opera\u00bb.<\/p>\n<p>Al solipsismo decisionale si \u00e8 accompagnato lo sviamento dell\u2019opinione pubblica mediante la manipolazione dei dati relativi all\u2019utilit\u00e0 e all\u2019impatto dell\u2019opera e la diffusione di indicazioni e previsioni prive di ogni seria base scientifica. Un esempio per tutti. Per due decenni i proponenti l\u2019opera e i loro sponsor politici hanno sostenuto, contro ogni evidenza, che la nuova linea era necessaria per l\u2019imminente saturazione di quella storica. Poi, il 10 novembre 2017, lo stesso presidente dell\u2019Osservatorio e Commissario di governo ha dovuto ammettere che \u00abmolte previsioni fatte 10 anni fa, in assoluta buonafede [sic!], anche appoggiandosi a previsioni ufficiali dell\u2019Unione Europea, sono state smentite dai fatti\u00bb. Nessun problema, peraltro: \u00e8 stato sufficiente cambiare motivazione, sostenendo che sar\u00e0 la nuova opera a creare traffico e che, comunque, la linea attuale (utilizzata al 20% delle proprie potenzialit\u00e0) \u00e8 obsoleta, per continuare a sostenere che il nuovo collegamento \u00e8 irrinunciabile.<\/p>\n<p>Espulsa dai luoghi delle decisioni e privata di una informazione attendibile la comunit\u00e0 della Val Susa, i suoi cittadini, i suoi enti locali e i suoi tecnici hanno prodotto decine di richieste, appelli, proposte, denunce su profili specifici di illegittimit\u00e0 dell\u2019opera in tutte le sedi istituzionali italiane ed europee senza mai ottenere un confronto nel merito e, a maggior ragione, senza mai avere risposta alle critiche e agli argomenti prospettati.<\/p>\n<p>Questo insieme di comportamenti \u00e8 stato accertato anche da organismi indipendenti come il Tribunale permanente dei popoli che, nella\u00a0sentenza\u00a07 novembre 2015, ha testualmente affermato che \u00abin Val di Susa si sono violati i diritti fondamentali degli abitanti e delle comunit\u00e0 locali [\u2026] alla piena informazione sugli obiettivi, le caratteristiche, le conseguenze del progetto della nuova linea ferroviaria [\u2026]; di partecipare, direttamente e attraverso i suoi rappresentanti istituzionali, nei processi decisionali [\u2026]; di avere accesso a vie giudiziarie efficaci per esigere i diritti sopra menzionati\u00bb.<\/p>\n<p>3. L\u2019esclusione della popolazione della valle e dei suoi rappresentanti dalle decisioni relative alla nuova linea ferroviaria ha, inevitabilmente, aperto un conflitto che, con il passar del tempo, si \u00e8 incancrenito.<\/p>\n<p>Per oltre quindici anni gli attriti tra il movimento di opposizione al Tav, le istituzioni e le forze dell\u2019ordine sono stati limitati. Poi, nell\u2019autunno 2005, due episodi hanno profondamente modificato la situazione: l\u2019occupazione da parte delle forze di polizia, di notte e in violazione degli accordi intervenuti dopo una giornata di tensione, di terreni del Comune di Mompantero destinati a carotaggi e lo sgombero, la notte del 6 dicembre, del presidio organizzato a Venaus per ostacolare dei sondaggi del terreno, effettuato in modo particolarmente brutale con quindici presidianti feriti (alcuni dei quali con lesioni serie) e distruzione delle tende. L\u2019inganno di Mompantero e la violenza, sproporzionata e gratuita, di Venaus hanno lasciato il segno. Il rapporto tra il movimento e le istituzioni centrali e regionali si \u00e8 incrinato definitivamente. Polizia, carabinieri, guardia di finanza sono stati individuati come truppe di occupazione.<\/p>\n<p>Sono seguiti anni di riposizionamento e di (apparenti) trattative, sino all\u2019esplosione\u00a0dell\u2019estate 2011 quando, a fronte della decisione di Ltf (la societ\u00e0 costituita per la realizzazione dell\u2019opera) di iniziare, alla Maddalena di Chiomonte, lo scavo di un tunnel geognostico, il movimento di opposizione ha allestito\u00a0in loco\u00a0un presidio e occupato l\u2019area per impedire l\u2019apertura del cantiere. La mattina del 27 giugno un esercito di carabinieri e di agenti di polizia in tenuta antisommossa, con l\u2019ausilio di ruspe, ha proceduto allo sgombero del presidio. L\u2019intervento \u00e8 stato particolarmente violento ed \u00e8 avvenuto con un uso massiccio di gas per vincere l\u2019opposizione e allontanare gli occupanti. Le tende del presidio sono state distrutte o imbrattate (vi si troveranno escrementi e urina) e sono scomparsi oggetti ed effetti personali degli occupanti. L\u2019altopiano della Maddalena, sede di un importante sito archeologico e di una cooperativa di viticultori, \u00e8 stato trasformato in una sorta di base militare, con doppia recinzione e sorveglianza continua da parte di uomini armati.<\/p>\n<p>Il movimento No Tav, la popolazione della valle, gran parte degli amministratori locali hanno vissuto lo sgombero, la violenza impiegata, gli sfregi subiti come un sopruso e la\u00a0temperatura\u00a0si \u00e8 alzata. Il successivo 3 luglio, domenica, circa 70.000 persone \u2013 abitanti della Val Susa e manifestanti giunti da tutta Italia \u2013 hanno dato vita a un grande corteo che si \u00e8 concluso intorno al cantiere recintato. All\u2019esito della manifestazione e fino a notte si sono verificati diffusi e violenti scontri tra una parte dei dimostranti e le forze di polizia.<\/p>\n<p>Nonostante lo sgombero del presidio, il movimento non ha disarmato e, nei mesi successivi, ha intensificato le iniziative\u00a0di disturbo\u00a0nei confronti del cantiere al fine di tenere alta la tensione e l\u2019attenzione dell\u2019opinione pubblica. In occasione di alcune di tali iniziative, finalizzate a \u201ctagliare le reti\u201d, spezzoni pi\u00f9 o meno ampi di dimostranti hanno lanciato verso il cantiere oggetti, sassi, molotov e fuochi di artificio mentre le forze di polizia hanno risposto con gas lacrimogeni talora sparati ad altezza d\u2019uomo (con danni alle persone contenuti, anche se alcuni manifestanti, colpiti da lacrimogeni, hanno riportato ferite con postumi permanenti). Ci sono stati, in quei frangenti, fatti gravi e reati evidenti. Doveroso, ovviamente, contenerli e perseguirli. Ma, nel caso specifico, non ci si \u00e8 limitati a questo. L\u2019establishment\u00a0pro Tav si \u00e8 scatenato gridando al terrorismo, a una concentrazione di\u00a0black blocprovenienti da ogni parte d\u2019Europa o addirittura alla\u00a0guerra\u00a0ed evocando, con irresponsabile reiterazione,\u00a0il morto. Le forze politiche, salvo poche eccezioni, hanno rinunciato, in modo rigorosamente bipartisan, a ogni ricerca di dialogo e hanno trasformato il conflitto in questione esclusiva di ordine pubblico, emanando comunicati prossimi a bollettini di guerra tesi a criminalizzare l\u2019intero movimento.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 hanno fatto seguito un\u2019ulteriore militarizzazione del territorio e un\u00a0surplus\u00a0di repressione. \u00c8 del giugno 2011 un\u2019ordinanza del prefetto di Torino con cui l\u2019area circostante il cantiere della Maddalena veniva affidata alle forze di polizia con divieto per \u00abchiunque\u00bb di \u00abaccedervi e stazionarvi\u00bb: quell\u2019ordinanza (che l\u2019articolo 2 del Testo unico di pubblica sicurezza vorrebbe limitata al solo \u00abcaso di urgenza o per grave necessit\u00e0 pubblica\u00bb) \u00e8 stata reiterata sino a oggi \u2013 e, dunque, lungo otto anni \u2013 per ben 39 volte, senza soluzione di continuit\u00e0. Appena un mese dopo, la\u00a0difesa\u00a0del cantiere \u00e8 stata affidata, oltre che a polizia e carabinieri, a contingenti dell\u2019esercito (alcuni dei quali gi\u00e0 impegnati in teatri di guerra) e, contestualmente, si \u00e8 assistito a una continua\u00a0escalation\u00a0dell\u2019uso della forza, tra l\u2019altro con l\u2019impiego massiccio di gas lacrimogeni per impedire assembramenti a ridosso delle reti di recinzione. Ed \u00e8 del successivo 12 novembre un intervento legislativo (ribadito due anni dopo) in forza del quale \u00able aree ed i siti del Comune di Chiomonte, individuati per l\u2019installazione del cantiere della galleria geognostica e per la realizzazione del tunnel di base della linea ferroviaria Torino-Lione, costituiscono aree di interesse strategico nazionale\u00bb assimilati, ai fini del diritto penale, ai \u00abluoghi in cui l\u2019accesso \u00e8 vietato nell\u2019interesse militare dello Stato\u00bb.<\/p>\n<p>4. Alla militarizzazione del territorio e alla contrapposizione\u00a0bellica\u00a0sul campo si \u00e8 affiancato un intervento giudiziario caratterizzato da una curvatura repressiva ignota negli ultimi decenni (eccezion fatta per alcune vicende isolate e per i fatti accaduti nel corso del G8 di Genova nel luglio 2001). \u00c8 un profilo di particolare interesse perch\u00e9 \u2013 come ha scritto oltre cinquant\u2019anni fa Achille Battaglia \u2012 \u00abper comprendere veramente cosa accada in una societ\u00e0 durante un periodo di crisi, poco giova l\u2019esame delle sue leggi e molto di pi\u00f9 quello delle sue sentenze. Le leggi emanate in questi periodi ci dicono chiaramente quali siano state le volont\u00e0 del ceto politico dirigente, i fini che esso si proponeva di raggiungere, le sue aspirazioni e le sue velleit\u00e0. Le sentenze ci dicono quale sia stata la sua forza, o la sua capacit\u00e0 politica, e in che modo la societ\u00e0 abbia accolto la sua azione, o abbia resistito\u00bb<strong>[1]<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019inizio della\u00a0svolta\u00a0\u00e8 stata l\u2019ordinanza del giudice per le indagini preliminari di Torino del 20 gennaio 2012 con cui sono state applicate pesanti misure cautelari a 41 esponenti No Tav imputati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale (e reati connessi) in relazione agli scontri della Maddalena del 27 giugno e del 3 luglio dell\u2019anno precedente<strong>[2]<\/strong>. A essa \u00e8 seguita una stagione che si \u00e8 sviluppata attraverso centinaia di procedimenti penali contro pi\u00f9 di 1.500 persone (numero senza pari sulla scena nazionale, considerata la ristretta area territoriale in cui i reati sono stati commessi) ed \u00e8 culminata, a fine 2013-inizio 2014, in iniziative e provvedimenti inediti (almeno in tempi recenti), comprensivi, tra l\u2019altro, della contestazione del delitto di attentato con finalit\u00e0 terroristiche (e connessa custodia in carcere per un anno in condizioni di prolungato isolamento) nei confronti di quattro giovani responsabili di un \u201cassalto\u201d al cantiere della Maddalena con incendio di un compressore<strong>[3]<\/strong>\u00a0e della\u00a0riesumazione\u00a0di un reato di opinione come l\u2019istigazione a disobbedire alle leggi, contestato allo scrittore Erri De Luca per avere sostenuto la liceit\u00e0 del sabotaggio del cantiere con taglio delle reti.<\/p>\n<p>Le forzature e la sproporzione di tali iniziative hanno dimostrato, agli occhi della valle, un accanimento contro il movimento No Tav in quanto tale. N\u00e9 vale richiamare, in contrario, l\u2019obbligatoriet\u00e0 dell\u2019azione penale e la doverosa applicazione della legge, come pure hanno fatto, maldestramente, alcuni protagonisti di quella stagione. Nulla, infatti, hanno a che fare con il principio di obbligatoriet\u00e0 prassi come l\u2019uso massiccio della custodia cautelare in carcere (pur facoltativa) persino nei confronti di incensurati<strong>[4]<\/strong>, la costruzione dell\u2019antagonista radicale\u00a0come \u201ctipo di autore\u201d dotato di particolare pericolosit\u00e0<strong>[5]<\/strong>, la dilatazione delle ipotesi di concorso nel reato fino a costruire un\u2019impropria \u201cresponsabilit\u00e0 da contesto\u201d, l\u2019utilizzazione nelle motivazioni di sentenze e ordinanze di espressioni truculente (quasi a supportare o sostituire i fatti con gli aggettivi), l\u2019omessa considerazione di scriminanti e attenuanti pur previste nel sistema (talora addirittura dal codice Rocco), la coreografia che circonda i relativi dibattimenti (celebrati in un\u2019aula bunker annessa al carcere e costruita, anni prima, per i processi di terrorismo e mafia), l\u2019istituzione presso la Procura della Repubblica di un\u00a0pool\u00a0di sostituti con competenza esclusiva nel settore, l\u2019attribuzione di una corsia privilegiata ai processi nei confronti di esponenti No Tav, il sollecito perseguimento \u2013 in caso di collegamento con l\u2019opposizione al Tav \u2013 anche di reati di minima entit\u00e0 o sanzionabili con la sola pena pecuniaria (come i danneggiamenti o le violazioni di sigilli), l\u2019inerzia o la tardiva attivazione a fronte di ripetute denunce per violenze da parte delle forze dell\u2019ordine, l\u2019accurata costruzione di un processo a mezzo stampa parallelo a quello formale, e via elencando. Sono prassi, tutte, frutto di scelte discrezionali: legittime, certo, ma non necessitate.<\/p>\n<p>Si tratta \u2013 superfluo aggiungerlo \u2013 di scelte produttive di effetti assai gravi non solo sulle persone coinvolte nei procedimenti ma anche in termini di criminalizzazione, nell\u2019immaginario collettivo, dell\u2019intero movimento No Tav.<\/p>\n<p>5. L\u2019excursus\u00a0sin qui svolto avvalora e spiega l\u2019affermazione da cui si \u00e8 partiti circa la ferita che si \u00e8 prodotta in questi anni in Val Susa e non solo.<\/p>\n<p>Il vissuto della popolazione valsusina \u00e8 sempre pi\u00f9 quello di uno Stato in guerra con i propri cittadini. Pi\u00f9 in generale, i comportamenti istituzionali \u2013 di una pluralit\u00e0 di istituzioni convergenti \u2013 hanno minato la fiducia dei cittadini nello Stato e sono tornate a risuonare le amare parole di Piero Calamandrei pronunciate il 30 marzo 1956 davanti al Tribunale di Palermo nell\u2019arringa in difesa di Danilo Dolci: \u00abDa secoli i poveri hanno il sentimento che le leggi siano per loro una beffa dei ricchi: hanno della legalit\u00e0 e della giustizia un\u2019idea terrificante, come di un mostruoso meccanismo ostile fatto per schiacciarli, come di un labirinto di tranelli burocratici predisposti per gabbare il povero e per soffocare sotto le carte incomprensibili tutti i suoi giusti reclami\u00bb<strong>[6]<\/strong>.<\/p>\n<p>Parallelamente, le scelte e i comportamenti istituzionali sin qui descritti si sono estesi a tutto il territorio dello Stato. Le decisioni politiche seguono sempre pi\u00f9 logiche autoritarie di stampo\u00a0coloniale(cio\u00e8 prive di un confronto reale con le popolazioni o i cittadini interessati); la legge n. 132 del 2018 (che ha convertito il cosiddetto decreto Salvini) ha reintrodotto il delitto di blocco stradale, depenalizzato nel 1999, ed \u00e8 stato addirittura presentato in Senato un disegno di legge (n. 246) diretto a inserire nel codice penale i delitti di \u00abterrorismo tramite la piazza\u00bb e di \u00abistigazione a commettere terrorismo tramite la piazza\u00bb; gli interventi di ordine pubblico basati sulla contrapposizione frontale sono diventati quasi ovunque\u00a0regola, sostituendo il breve periodo di gestione\u00a0concordata\u00a0delle manifestazioni seguito alla sindacalizzazione e alla smilitarizzazione della polizia; le \u201czone rosse\u201d, formalizzate o di fatto, accompagnano ormai qualunque evento pubblico anche solo di media rilevanza; l\u2019intervento giudiziario \u2013 a Torino e in Val Susa come a Catania, a Riace o a Milano \u2013 sembra assai spesso rientrato, dopo le illusioni dell\u2019ultimo scorcio del secolo scorso, nel suo alveo tradizionale, coerente con la concezione secondo cui le societ\u00e0 si governano in modo centralizzato e autoritario mentre il conflitto sociale e le condotte difformi rispetto al pensiero dominante sono elementi di disturbo inaccettabile praticati da \u201cnemici\u201d meritevoli di repressione esemplare.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 sta provocando nella societ\u00e0 una frattura che va ben oltre la Val Susa. Non basta certo un segnale positivo a invertire la tendenza. Ma la rinuncia al Tav in Val Susa sarebbe qualcosa di pi\u00f9 di un segnale. Sarebbe la vittoria di Davide contro Golia e mostrerebbe che un altro mondo \u00e8 possibile. Per questo l\u2019establishment,\u00a0pur ormai consapevole dell\u2019inutilit\u00e0 dell\u2019opera, non pu\u00f2 rinunciarvi e perdere la sua battaglia. Per questo, specularmente, il movimento di opposizione al Tav deve vincere. Il dilemma \u2013 come si \u00e8 detto \u2013 ha molto a che fare con le sorti della democrazia e della politica.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\"><strong>[1]\u00a0<\/strong>A. Battaglia,\u00a0I giudici e la politica, Bari, Laterza, 1962, p. 3.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 10pt\"><strong>[2]\u00a0<\/strong>Merita segnalare, a dimostrazione dell\u2019impropriet\u00e0 del provvedimento, il fatto che, all\u2019esito del giudizio di cassazione (definito con sentenza 27 aprile 2018) dei 25 imputati nei cui confronti era stata emessa la misura cautelare della custodia in carcere (che, ai sensi dell\u2019art. 275, comma\u00a02 bis\u00a0codice procedura penale, \u00abnon pu\u00f2 essere disposta se il giudice ritiene che con la sentenza possa essere disposta la sospensione condizionale della pena\u00bb), ben 4 sono stati assolti per ragioni di merito e 8 hanno beneficiato della sospensione condizionale della pena mentre per 10 \u00e8 stato disposto un nuovo giudizio per una pi\u00f9 compiuta valutazione circa la sussistenza, con riferimento ad alcune delle imputazioni, della causa di non punibilit\u00e0 di cui all\u2019art. 393\u00a0bis\u00a0codice penale (che sussiste allorch\u00e9 \u00abil pubblico ufficiale abbia dato causa al fatto, eccedendo con atti arbitrari i limiti delle sue attribuzioni\u00bb).<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 10pt\"><strong>[3]<\/strong>\u00a0L\u2019abnormit\u00e0 dell\u2019accusa di terrorismo con riferimento a tale fatto, pur chiaramente illecito, \u00e8 evidenziata in modo lapidario dalla Corte di assise di Torino nella sentenza 17 dicembre 2014 che, nell\u2019assolvere gli imputati da tale reato, usa parole di elementare buon senso: \u00abpur senza voler minimizzare i problemi per l\u2019ordine pubblico causati da queste inaccettabili manifestazioni, non si pu\u00f2 non riconoscere che in Val di Susa \u2013 e a fortiori nel resto del Paese \u2012 non si viva affatto una situazione di allarme da parte della popolazione e [dunque] se il contesto in cui matur\u00f2 l\u2019azione [degli imputati] non era oggettivamente un contesto di particolare allarme, neppure l\u2019azione posta in essere rivestiva una \u201cnatura\u201d tale da essere idonea a raggiungere la contestata finalit\u00e0\u00bb. Contro tale decisione hanno presentato appello i pubblici ministeri ma l\u2019insussistenza del reato di terrorismo \u00e8 stata confermata dalla Corte di assise d\u2019appello di Torino, con sentenza 21 dicembre 2015, e dalla Corte di cassazione con sentenza 28 marzo-28 settembre 2017 (dopo analoga sentenza 15 maggio-27 giugno 2014, emessa in sede cautelare).<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 10pt\"><strong>[4]<\/strong>\u00a0Illuminante \u00e8 un passaggio dell\u2019ordinanza 8 febbraio 2012 del Tribunale del riesame nel procedimento a carico di AG + 40 (reiterato in successive ordinanze) in cui la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di alcuni indagati viene definita \u00abil minimo [sic!] presidio idoneo a fronteggiare in modo adeguato le consistenti ed impellenti esigenze cautelari\u00bb.<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 10pt\"><strong>[5]<\/strong>\u00a0L\u2019operazione \u00e8 condotta utilizzando a piene mani, per delineare la personalit\u00e0 degli indagati, schede di polizia con elenchi di segnalazioni e denunce, riportati testualmente senza alcun controllo sui seguiti processuali. Con esiti\u00a0imbarazzanti\u00a0come la ricostruzione della pericolosit\u00e0 di un indagato incensurato (ancorch\u00e9 gravato da tre denunce, una delle quali di 12 anni e un\u2019altra di 7 anni antecedenti all\u2019ordinanza) introdotta dall\u2019affermazione che \u00abnel 1970 \u00e8 contiguo ai movimenti della sinistra extraparlamentare \u201cLotta continua\u201d e \u201cPotere operaio\u201d e partecipa a una manifestazione non preavvisata all\u2019autorit\u00e0 di pubblica sicurezza, promossa dai predetti movimenti\u00bb (ordinanza Giudice per le indagini preliminari Torino 20 gennaio 2012).<br \/>\n<\/span><span style=\"font-size: 10pt\"><strong>[6]\u00a0<\/strong>D. Dolci,\u00a0Processo all\u2019articolo 4, Palermo, Sellerio, 2011, pp. 309-310.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<\/strong><a href=\"https:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2019\/04\/12\/non-fare-il-tav-fa-bene-alla-democrazia\/\">https:\/\/www.ilponterivista.com\/blog\/2019\/04\/12\/non-fare-il-tav-fa-bene-alla-democrazia\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL PONTE\u00a0(Livio Pepino) &nbsp; [Il testo riprende ampie parti dell\u2019intervento pubblicato in Aa.Vv.,\u00a0Perch\u00e9 No Tav, Roma, PaperFIRST, 2019] 1. La costruzione della Nuova Linea Ferroviaria Torino-Lione \u00e8 appesa all\u2019esile filo dei tentennamenti e dei contrasti interni al governo. In ogni caso essa non \u00e8 a tutt\u2019oggi iniziata. Sono stati effettuati, e sono in corso, studi, lavori preparatori, tunnel geognostici e quant\u2019altro, con una spesa complessiva, per il nostro paese, di oltre un miliardo e&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":89,"featured_media":17739,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/IL-PONTE-e1474101326963.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-ddO","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/50828"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/89"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=50828"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/50828\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":50830,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/50828\/revisions\/50830"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17739"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=50828"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=50828"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=50828"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}