{"id":5085,"date":"2011-11-29T09:26:12","date_gmt":"2011-11-29T09:26:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=5085"},"modified":"2011-11-29T09:26:12","modified_gmt":"2011-11-29T09:26:12","slug":"la-quarta-guerra-mondiale-e-cominciata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=5085","title":{"rendered":"La quarta guerra mondiale \u00e8 cominciata"},"content":{"rendered":"<p>pubblicato nel giugno 1997, su &quot;Le Monde Diplomatique&quot;<\/p>\n<p>di <strong>Marcos<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La guerra &egrave; una questione fondamentale per lo Stato, &egrave; la provincia della vita e della morte, la via che conduce alla sopravvivenza o all&#39;annichilimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">&Egrave; indispensabile studiarla a fondo&nbsp;&nbsp;(&quot;Arte della guerra&quot;. Sun Tzu)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La globalizzazione moderna, il neoliberismo come sistema mondiale, deve essere intesa come una nuova guerra di conquista di territori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La fine della III Guerra Mondiale, o &quot;Guerra Fredda&quot;, non significa che il mondo abbia superato il bipolarismo o che sia stabile sotto l&#39;egemonia del vincitore. Al termine di questa guerra si &egrave; avuto, senza alcun dubbio, un vinto [il campo socialista], ma &egrave; difficile dire chi sia il vincitore. L&#39;Europa occidentale? Gli Stati uniti? Il Giappone? Tutti questi? Il fatto &egrave; che il crollo dell&#39;&quot;impero del male&quot; [Reagan e Thatcher dixerunt] ha comportato l&#39;apertura di nuovi mercati senza padrone. Era necessario, pertanto, lottare per prenderne possesso, conquistarli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non solo: la fine della &quot;Guerra Fredda&quot; ha trascinato con s&eacute; una nuova cornice nelle relazioni internazionali, nella quale la lotta nuova per questi nuovi mercati e territori ha prodotto una nuova guerra mondiale, la IV. Questo ha reso necessaria, come in tutte le guerre, una ridefinizione degli Stati Nazionali. Ancora, oltre alla redifinizione degli Stati Nazionali, l&#39;ordine mondiale &egrave; tornato alle vecchie epoche delle conquiste di America, Africa e Oceania. Strana modernit&agrave;, questa che avanza all&#39;indietro, il crepuscolo del XX secolo assomiglia di pi&ugrave; ai brutali secoli precedenti che al placido e razionale futuro di qualche romanzo di fantascienza. Nel mondo del Dopoguerra Freddo vasti territori, ricchezze e, soprattutto, forza lavoro qualificata, aspettavano un nuovo padrone&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma uno solo &egrave; il posto di padrone del mondo, e diversi sono gli aspiranti a diventarlo. E per ottenerlo si dispiega altra guerra, questa volta tra coloro che si erano autonominati &quot;impero del bene&quot;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se la Terza Guerra Mondiale &egrave; stata tra il capitalismo e il socialismo [capeggiati dagli Usa e dall&#39;Urss, rispettivamente], con scenari alterni e differenti gradi di intensit&agrave;, la IV Guerra Mondiale si fa ora tra i grandi centri finanziari, con scenari totali e con una intensit&agrave; acuta e costante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dalla fine della II Guerra Mondiale fino al 1992 si sono svolte 149 guerre in tutto il mondo. Il risultato sono stati 23 milioni di morti, perch&eacute; non vi siano dubbi sull&#39;intensit&agrave; di questa III Guerra Mondiale [i dati sono dell&#39;Unicef]. Dalle catacombe dello spionaggio internazionale fino allo spazio siderale della cosiddetta Iniziativa di Difesa Strategica [le &quot;guerre stellari&quot; del cowboy Ronald Reagan]; dalle spiagge di Playa Gir&oacute;n, a Cuba, fino al Delta del Mekong, in Vietnam; dalla sfrenata corsa nucleare fino ai selvaggi colpi di stato nella dolorante America latina; dalle minacciose manovre degli eserciti Nato fino agli agenti della Cia nella Bolivia dell&#39;assassinio di Che Guevara; la guerra impropriamente chiamata &quot;Fredda&quot; ha raggiunto temperature molto alte, che, nonostante il continuo cambio di scenario e all&#39;incessante su-e-gi&ugrave; della crisi nucleare [o precisamente a causa di ci&ograve;], hanno finito per dissolvere il campo socialista come sistema mondiale, e lo hanno diluito come alternativa sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La III Guerra Mondiale ha mostrato le virt&ugrave; della &quot;guerra totale&quot; [ovunque e in ogni forma] dal punto di vista del trionfatore: che &egrave; il capitalismo. Ma lo scenario del dopoguerra ha mostrato, nei fatti, il profilo di un nuovo teatro di operazioni mondiali: grandi &quot;terre di nessuno&quot; [create dal fallimento politico, economico e sociale dell&#39;Europa dell&#39;est e dell&#39;Urss], potenze in espansione [Usa, Europa occidentale e Giappone], crisi economica mondiale, e una nuova rivoluzione tecnologica, l&#39;informatica. &quot;Allo stesso modo in cui la rivoluzione industriale aveva permesso di rimpiazzare il muscolo con la macchina, la attuale rivoluzione informatica punta al rimpiazzo del cervello [per lo meno di un numero crescente delle sue funzioni] con il computer. Questa &#39;cerebralizzazione generale&#39; dei mezzi di produzione [accade lo stesso nell&#39;industria e nei servizi] &egrave; accelerata dall&#39;esplosione di nuove ricerche nelle telecomunicazioni e dalla proliferazione dei cybermondi&quot; [Ignacio Ramonet, &quot;La plan&egrave;tee des d&eacute;sordres&quot;, in &quot;G&eacute;opolitique du chaos&quot;, Mani&egrave;re de voir 3, Le Monde diplomatique, aprile 1997].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il re supremo del capitale, la finanza, ha cominciato allora a sviluppare la sua strategia bellica, nel nuovo mondo, e su ci&ograve; che restava in piedi del vecchio. Attraverso la rivoluzione tecnologica, imposta al mondo intero per mezzo di un computer, a loro arb&igrave;trio, i mercati finanziari hanno imposto le loro leggi e i loro precetti a tutto il pianeta, La &quot;mondializzazione&quot; della nuova guerra non &egrave; altro che la mondializzazione delle logiche dei mercati finanziari. Da regolatori dell&#39;economia, gli Stati Nazionali [e i loro governanti] sono passati ad essere regolati, meglio telediretti, dal fondamento del potere finanziario: il libero scambio commerciale. Non solo: la logica del mercato ha sfruttato la &quot;porosit&agrave;&quot; che, in tutto lo spettro sociale mondiale, &egrave; stata provocata dallo sviluppo delle telecomunicazioni, ed &egrave; penetrato, si &egrave; appropriato di tutti gli aspetti dell&#39;attivit&agrave; sociale. Il fine &egrave; una guerra mondiale totalmente totale!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una delle prime vittime di questa nuova guerra &egrave; il mercato nazionale. Come una pallottola sparata dentro una stanza blindata, la guerra iniziata dal neoliberismo rimbalza da un lato all&#39;altro. Una delle basi fondamentali del potere dello Stato capitalista moderno, il mercato nazionale, &egrave; liquidato dal cannoneggiamento della nuova era dell&#39;economia finanziaria globale. Il capitalismo internazionale incassa alcune delle sue vittime fiaccando i capitalismi nazionali e smagrendo, fino all&#39;inedia, i poteri pubblici. Il colpo &egrave; stato tanto brutale e definitivo che gli Stati Nazionali non dispongono della forza necessaria per opporsi all&#39;azione dei mercati internazionali, quando questi vanno contro gli interessi dei cittadini e dei governi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La sorvegliata e ordinata vetrina che si supponeva essere l&#39;eredit&agrave; della &quot;Guerra Fredda&quot;, il &quot;nuovo ordine mondiale&quot;, si &egrave; frantumato sotto l&#39;urto neoliberista. Il capitalismo mondiale sacrifica senza misericordia alcuna ci&ograve; che gli ha assicurato futuro e progetto storico: il capitalismo nazionale. Imprese e stati capitombolano in pochi minuti, ma non nella tormenta delle rivoluzioni proletarie, bens&igrave; a causa degli uragani finanziari. Il figlio [il neoliberismo] divora il padre [il capitalismo nazionale], e di passaggio distrugge tutte le promesse dell&#39;ideologia capitalista: nel nuovo ordine mondiale non c&#39;&egrave; democrazia, n&eacute; libert&agrave;, n&eacute; eguaglianza, n&eacute; fraternit&agrave;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nello scenario mondiale prodotto dalla fine della &quot;Guerra Fredda&quot; si vede solo un nuovo campo di battaglia e, in esso, come in tutti i campi di battaglia, regna il caos.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Negli ultimi tempi della &quot;Guerra Fredda&quot;, il capitalismo aveva creato un nuovo orrore bellico: la bomba a neutroni. La &quot;virt&ugrave;&quot; di quest&#39;arma &egrave; che distrugge solo la vita e risparmia gli edifici e le cose. Gi&agrave; si potevano distruggere intere citt&agrave; [ovvero, i loro abitanti] senza che fosse necessario ricostruirle [e spendere soldi per questo]. L&#39;industria degli armamenti si era felicitata con se stessa, l&#39;&quot;irrazionalit&agrave;&quot; delle bombe nucleari era soppiantata dalla nuova &quot;razionalit&agrave;&quot; della bomba a neutroni. Eppure, una nuova &quot;meraviglia&quot; bellica sarebbe stata scoperta, all&#39;inizio della IV Guerra Mondiale: la bomba finanziaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Perch&eacute; la nuova bomba neoliberista, a differenza delle sue antenate di Hiroshima e Nagasaki, non solo distrugge la polis [la Nazione, in questo caso] e impone morte, terrore e miseria e chi la abita; e, a differenza della bomba a neutroni, non distrugge solo &quot;selettivamente&quot;. La bomba neoliberista, in pi&ugrave;, riorganizza e riordina ci&ograve; che attacca e lo ricostruisce come una tessera del rompicapo della globalizzazione economica. Dopo che il suo effetto di distruzione ha agito, il risultato non &egrave; un mucchio di rovine fumanti, o decine di migliaia di vite spente, ma una periferia che si aggiunge a qualcuna delle megalopoli commerciali del nuovo ipermercato mondiale, e una forza lavoro risistemata nel nuovo mercato del lavoro mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L&#39;Unione europea, una delle megalopoli prodotte dal neoliberismo, &egrave; un risultato della IV Guerra Mondiale in corso. Qui, la globalizzazione ha ottenuto di cancellare le frontiere tra Stati rivali, nemici tra loro da molto tempo, e li ha obbligati a convergere e a progettare l&#39;unione politica. Dagli Stati Nazionali alla federazione europea, il cammino economicista della guerra neoliberista nel cosiddetto Vecchio Continente sar&agrave; disseminato di distruzione e di rovine, e una di esse sar&agrave; la civilizzazione europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le megalopoli si riproducono in tutto il pianeta. Le zone commerciali integrate sono il terreno su cui vengono edificate. Questo accade nell&#39;America del Nord, dove il Trattato di libero commercio dell&#39;America del Nord [Nafta, la sigla in inglese], tra Canada, Stati uniti e Messico, non &egrave; altro che il preludio del compimento di una vecchia aspirazione di conquista statunitense: &quot;L&#39;America agli americani&quot;. In America del Sud si segue lo stesso cammino con il Mercosur tra Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. In Africa del Nord, con l&#39;Unione del Maghreb arabo [Uma] tra Marocco, Algeria, Tunisia, Libia e Mauritania; in Africa del Sud, nel Vicino Oriente, nel Mar Nero, in Asia, nel Pacifico&#8230; in tutto il pianeta esplodono le bombe finanziarie e riconquistano territori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le megalopoli sostituiscono le nazioni? No, o non solo. Le includono, anche, e riassegnano loro funzioni, limiti e possibilit&agrave;. Paesi interi si convertono in dipartimenti della megaimpresa neoliberista. Il neoliberismo produce cos&igrave; distruzione\/spopolamento, da un lato, e la ricostruzione\/riordinamento dall&#39;altro, di regioni e nazioni, per aprire nuovi mercati o modernizzare quelli esistenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se le bombe nucleari avevano un carattere dissuasivo, intimidatorio e coercitivo, nella IV deflagrazione mondiale non accade lo stesso con le iperbombe finanziarie. Queste armi servono ad attaccare territori [Stati Nazionali] distruggendo le basi materiali della sovranit&agrave; nazionale [ostacolo etico, giuridico, politico, culturale e storico contro la globalizzazione economica] e producendo uno spopolamento qualitativo dei loro territori. Questo spopolamento consiste nel prescindere da tutti quelli che sono inutili alla nuova economia di mercato [per esempio gli indios]. Per&ograve;, in pi&ugrave;, i centri finanziari operano, simultaneamente, una ricostruzione degli Stati Nazionali e li riordinano secondo la nuova logica del mercato mondiale [e i modelli economici sviluppati si impongono su relazioni sociali deboli o inesistenti].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La IV Guerra Mondiale sul terreno rurale, per esempio, produce questo effetto. La modernizzazione rurale, che i mercati finanziari esigono, punta a incrementare la produttivit&agrave; agricola, per&ograve; quel che ottiene &egrave; distruggere le relazioni sociali ed economiche tradizionali. Risultato: esodo massiccio dai campi alle citt&agrave;. S&igrave;, come in una guerra. Intanto, nelle zone urbane si satura il mercato del lavoro e la distribuzione diseguale del reddito &egrave; la &quot;giustizia&quot; che spetta a coloro che cercano migliori condizioni di vita. Di esempi che illustrano questa strategia &egrave; pieno il mondo indigeno: Ian Chambers, direttore dell&#39;Ufficio del Centro America dell&#39;Organizzazione internazionale del lavoro [dell&#39;Onu], ha dichiarato che la popolazione indigena mondiale, calcolata in 300 milioni di persone, vive in zone che detengono il 60 per cento delle risorse naturali del pianeta. Cos&igrave;, &quot;non sorprendono i conflitti molteplici per l&#39;utilizzo e il destino delle loro terre attorno agli interessi di governi e imprese [&#8230;] Lo sfruttamento delle risorse naturali [petrolio e minerali] e il turismo sono le principali industrie che minacciano i territori indigeni in America&quot; [Intervista di Martha Garcia, La Jornada, 28 maggio 1997]. Dietro i principali progetti di investimento ci sono l&#39;inquinamento, la prostituzione e le droghe. Vale a dire, si compiono distruzione\/spopolamento e ricostruzione\/riordinamento delle zone interessate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questa nuova guerra mondiale, la politica moderna come organizzatrice dello Stato Nazionale non esiste pi&ugrave;. Ora la politica &egrave; solo una organizzatrice economica e i politici sono moderni amministratori di impresa. I nuovi padroni del mondo non sono &quot;governo&quot;, non ne hanno bisogno. I governi &quot;nazionali&quot; si incaricano di amministrare gli affari nelle differenti regioni del mondo. Questo &egrave; il &quot;nuovo ordine mondiale&quot;, l&#39;unificazione del mondo intero in un solo mercato. Le nazioni sono botteghe di dipartimenti con gestori in forma di governi, e le nuove alleanze regionali, economiche e politiche si avvicinano pi&ugrave; a un moderno &quot;mall&quot; commerciale che a una federazione politica. L&#39;&quot;unificazione&quot; prodotta dal neoliberismo &egrave; economica, &egrave; l&#39;unificazione dei mercati che facilita la circolazione del denaro e delle merci. Nel gigantesco ipermercato mondiale circolano liberamente le merci, non le persone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come ogni iniziativa imprenditoriale [e di guerra] questa globalizzazione va accompagnata con un modello generale di pensiero. Eppure, tra tante novit&agrave;, il modello ideologico che accompagna il neoliberismo nella sua conquista del pianeta ha molto di vecchio e di ammuffito. L&#39;&quot;american way of life&quot; che accompagn&ograve; le truppe nordamericane in Europa nella II Guerra Mondiale, e nel Vietnam degli anni sessanta, e, pi&ugrave; di recente, nella Guerra del Golfo, ora va mano nel mano [o meglio, nei computer] dei mercati finanziari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non si tratta solo di una distruzione delle basi materiali degli Stati Nazionali, ma anche [in un modo tanto imponente quanto poco studiato] di una distruzione storica e culturale. Il degno passato indigeno dei paesi del continente americano, la brillante civilizzazione europea, e la poderosa e ricca antichit&agrave; di Africa e Oceania, tutte le culture e le storie che hanno forgiato nazioni sono attaccate dal modo di vita nordamericano. Il neoliberismo impone cos&igrave; una guerra totale: la distruzione di nazioni e gruppi di nazioni per omologarli al modello capitalista nordamericano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una guerra dunque, una guerra mondiale, la IV. La peggiore e pi&ugrave; crudele, quella che il neoliberismo conduce ovunque e con tutti i mezzi contro l&#39;umanit&agrave;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per&ograve; come in tutte le guerre ci sono combattimenti, ci sono vincitori e vinti, ci sono pezzi rotti di questa realt&agrave; distrutta. Per tentare di comporre l&#39;assurdo rompicapo del mondo neoliberista mancano molte tessere. Alcune si possono trovare tra le rovine che questa guerra mondiale gi&agrave; ha lasciato sulla superficie del pianeta. Ciononostante sette di queste tessere si possono ricostruire, e incoraggiare la speranza che questo conflitto mondiale non finisca uccidendo il contendente pi&ugrave; debole: l&#39;umanit&agrave;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sette tessere da disegnare, colorare, ritagliare e tentare di comporre tra loro per ricostruire il rompicapo mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La prima &egrave; la doppia accumulazione, di ricchezze e povert&agrave;, ai due poli della societ&agrave; mondiale. L&rsquo;altra &egrave; lo sfruttamento totale della totalit&agrave; del mondo. La terza &egrave; l&rsquo;incubo di una parte errante dell&rsquo;umanit&agrave;. La quarta &egrave; la nauseabonda relazione tra crimine e Potere. La quinta &egrave; la violenza dello Stato. La sesta &egrave; il mistero della megapolitica. La settima &egrave; la multiforme borsa di resistenza dell&rsquo;umanit&agrave; contro il neoliberismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tessera 1:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La concentrazione della ricchezza e la distribuzione della povert&agrave;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella storia dell&#39;umanit&agrave;, diversi modelli sociali hanno fatto a gara per inalberare l&#39;assurdo come segno distintivo dell&#39;ordine mondiale. Sicuramente il neoliberismo otterr&agrave; un posto privilegiato, al momento dei premi, perch&eacute; la sua &quot;distribuzione&quot; della ricchezza sociale non fa altro che distribuire un doppio assurdo della accumulazione: l&#39;accumulazione della ricchezza nelle mani di un certo numero, e la accumulazione della povert&agrave; per milioni di esseri umani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel mondo attuale, l&#39;ingiustizia e la diseguaglianza sono i segni distintivi. Il pianeta Terra, terzo del sistema planetario solare, ha cinque miliardi di esseri umani. In esso, solo 500 milioni di persone vivono comode, mentre quattro miliardi e mezzo soffrono la povert&agrave; e tentano di sopravvivere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un doppio assurdo &egrave; il raffronto tra ricchi e poveri: i ricchi sono pochi e i poveri sono molti. La differenza quantitativa &egrave; criminale, ma il raffronto tra gli estremi si fa usando la ricchezza come metro di misura: i ricchi suppliscono alla loro minoranza numerica con migliaia di milioni di dollari. I patrimoni delle 358 persone pi&ugrave; ricche al mondo [migliaia di milioni di dollari] &egrave; superiore al reddito annuale del 45 per cento degli abitanti pi&ugrave; poveri, qualcosa come due miliardi e 600 milioni di persone. Le catene d&#39;oro degli orologi finanziari si trasformano in pesanti ceppi per milioni di persone. Mentre la &quot;&#8230; cifra degli affari della General Motors &egrave; pi&ugrave; elevata del Prodotto interno lordo della Danimarca, quella della Ford &egrave; pi&ugrave; grande del Pil dell&#39;Africa del Sud, e quella della Toyota oltrepassa il Pil della Norvegia&quot; [Ignacio Ramonet, Lmd di gennaio 1997], per tutti i lavoratori i salari reali sono caduti, in pi&ugrave; essi devono affrontare le riduzioni di personale nelle imprese, la chiusura di fabbriche e la delocalizzazione dei centri produttivi. Nelle cosiddette &quot;economie capitaliste avanzate&quot; il numero dei disoccupati arriva gi&agrave; a 41 milioni di lavoratori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In modo lento, la concentrazione della ricchezza in poche mani e la distribuzione della povert&agrave; in molte, va delineando il volto della societ&agrave; mondiale moderna: il fragile equilibrio di diseguaglianze assurde.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La decadenza del sistema economico neoliberista &egrave; uno scandalo: &quot;Il debito mondiale [comprendento quello delle imprese, dei governi e delle amministrazioni] ha oltrepassato i 33 miliardi e 100 milioni di dollari, come dire il 130 per cento del Pil mondiale&quot; [Fr&eacute;d&eacute;ric F. Clairmont, &quot;Le duecento societ&agrave; che controllano il mondo&quot;, Lmd, aprile 1997].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La crescita delle grandi multinazionali non implica il progresso delle nazioni sviluppate. Al contrario, mentre i giganti finanziari aumentano i loro profitti, si acutizza la povert&agrave; nel cosiddetti &quot;paesi ricchi&quot;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La differenza da colmare tra ricchi e poveri non pare avere alcuna tendenza a ridursi, anzi il contrario. Lontano dall&#39;attenuarsi, gi&agrave; non diciamo dall&#39;essere eliminata, la diseguaglianza si accentua, soprattutto nelle nazioni capitaliste sviluppate: negli Usa, l&#39;1 per cento dei nordamericani pi&ugrave; ricchi ha incamerato il 61,1 per cento dell&#39;insieme della ricchezza nazionale del paese, tra il 1983 e il 1989. L&#39;80 per cento dei nordamericani pi&ugrave; poveri non si sono divisi che l&#39;1,2 per cento. In Gran Bretagna il numero dei senzatetto si &egrave; raddoppiato; il numero dei bambini che vivono solo con gli aiuti sociali &egrave; passato dal 7 per cento nel 1979 al 26 del 1994; il numero di inglesi che vivono in povert&agrave; [soglia fissata alla met&agrave; del salario minimo] &egrave; passata da 5 milioni a 13 milioni e 700 mila; il 10 per cento dei pi&ugrave; poveri ha perso il 13 per cento del potere d&#39;acquisto, mentre il 10 per cento dei pi&ugrave; ricchi ha guadagnato il 65 per cento e da cinque anni in qua si &egrave; raddoppiato il numero dei milionari [dati di Lmd, aprile 1997].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">All&#39;inizio degli anni novanta, &quot;&#8230; circa 37 mila imprese stringevano, con le loro 170 mila filiali, l&#39;economia internazionale nei loro tentacoli. Ciononostante, il centro del potere si colloca nel cerchio pi&ugrave; ristretto delle prime duecento: dall&#39;inizio degli anni ottanta esse hanno conosciuto una espansione ininterrotta per via delle fusioni e degli acquisizione di imprese. In questo modo, la parte di capitale transnazionale nel Pil mondiale &egrave; passata dal 17 per cento della met&agrave; degli anni sessanta al 24 del 1982 e a pi&ugrave; del 30 per cento nel 1995.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le prime duecento sono conglomerati le cui attivit&agrave; planetarie coprono senza distinzione i settori primario, secondario e terziario: grandi sfruttamenti agricoli, produzione manifatturiera, servizi finanziari, commercio, ecc. Geograficamente, esse si ripartiscono tra dieci paesi: Giappone [62], Usa [53], Germania [23], Francia [19], Regno Unito [11], Svizzera [8], Corea del Sud [6], Italia [5] e Paesi Bassi [4]&quot;. [Fr&eacute;d&eacute;ric Clairmont, cit.].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La figura 1 si costruisce disegnandoil simbolo del dollaro. Rappresenta il potere economico. Va colorato di verde dollaro. Dell&rsquo;odore nauseabondo non ci si deve preoccupare, la Roma di sterco, fango e sangue ce l&rsquo;ha dalla nascita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>pubblicato nel giugno 1997, su &quot;Le Monde Diplomatique&quot; di Marcos La guerra &egrave; una questione fondamentale per lo Stato, &egrave; la provincia della vita e della morte, la via che conduce alla sopravvivenza o all&#39;annichilimento. &Egrave; indispensabile studiarla a fondo&nbsp;&nbsp;(&quot;Arte della guerra&quot;. Sun Tzu) La globalizzazione moderna, il neoliberismo come sistema mondiale, deve essere intesa come una nuova guerra di conquista di territori. 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