{"id":50860,"date":"2019-04-18T11:00:08","date_gmt":"2019-04-18T09:00:08","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50860"},"modified":"2019-04-17T22:02:58","modified_gmt":"2019-04-17T20:02:58","slug":"il-sindacato-complice","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50860","title":{"rendered":"Il sindacato complice"},"content":{"rendered":"<p><strong><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2019\/04\/vocep.png?w=700\" alt=\"vocep\" \/><\/strong><\/p>\n<p><strong>di CONIARE RIVOLTA<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il poeta francese Charles Baudelaire affermava che \u201cla pi\u00f9 grande astuzia del diavolo \u00e8 farci credere che non esiste\u201d. <strong>I padroni hanno storicamente fatto tesoro di questa lezione, tanto da dotarsi di una teoria economica \u2013 il paradigma economico oggi dominante \u2013 che ha tra i suoi principali obiettivi quello di convincerci che, alla fine della fiera, non c\u2019\u00e8\u00a0alcuna contrapposizione e inconciliabilit\u00e0 tra gli interessi dei lavoratori e dei capitalisti.<\/strong> Ora, chiunque abbia lavorato anche solo una settimana in vita sua, chi \u00e8 disoccupato o sottoccupato, sa benissimo che questa \u00e8\u00a0una menzogna bella e buona, utile solamente a tenere al riparo proprio i capitalisti da noiose rivendicazioni. Una cosa apparentemente cos\u00ec banale e di buon senso deve essere sfuggita ai sindacati confederali i quali, dopo tanto parlare di\u00a0partito del PIL\u00a0ed armonia sociale, decidono finalmente di fare il grande passo e lanciano un \u2018<a href=\"https:\/\/www.confindustria.it\/wcm\/connect\/c19aa217-1ec5-423c-8e0e-802f96c788fe\/Appello+per+l%27Europa_Confindustria_CGIL_CISL_UIL_8+aprile+2019.pdf?MOD=AJPERES&amp;CACHEID=ROOTWORKSPACE-c19aa217-1ec5-423c-8e0e-802f96c788fe-mDZYLUm\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Appello per l\u2019Europa<\/a>\u2019 insieme alla principale organizzazione padronale italiana, Confindustria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un quadro idilliaco si apre di fronte agli occhi del lettore dell\u2019appello, un universo dove siamo\u00a0tutti sulla stessa bella barca, padroni e lavoratori, tutti con la fortuna di risiedere in una Unione Europea che viene presentata come \u201cil progetto [\u2026] cruciale per affrontare le sfide e progettare un futuro di benessere per l\u2019Europa che \u00e8 ancora uno dei posti migliori al mondo per vivere, lavorare e fare impresa\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La premessa dice gi\u00e0 tutto. L\u2019architettura europea \u00e8 un valore\u00a0di per s\u00e9\u00a0e non necessita di alcuna riflessione critica. Chi ha scritto l\u2019appello, chiaramente, non ha vissuto e non vive come un problema\u00a0i vincoli di finanza pubblica\u00a0e\u00a0le politiche di austerit\u00e0, che hanno causato il ritorno della disoccupazione di massa e il peggioramento materiale delle condizioni di vita di milioni di lavoratori. In tutto il testo, \u00e8 presente solo un vago e impersonale riferimento a generiche \u201cpolitiche di rigore\u201d, senza neanche menzionare chi queste politiche di rigore le ha congegnate e imposte agli Stati membri, in particolare quelli della periferia europea. La crisi e le suddette politiche di rigore, inoltre, sembrano due entit\u00e0 indipendenti l\u2019una dall\u2019altra, come se non fossero state le seconde una delle cause fondamentali della prima. E il metro di giudizio, in ogni caso, \u00e8 sempre il potenziale danno in termini di benessere di lavoratori e imprese, quasi a voler identificare le due entit\u00e0 come un\u00a0unicum\u00a0a-conflittuale, cooperativo e pacificato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma veniamo ai contenuti dell\u2019appello. Il documento, nell\u2019invitare i cittadini europei all\u2019esercizio del voto per le elezioni del parlamento europeo \u2013 e, di fatto, nell\u2019indirizzare palesemente un istituto per sua natura libero e democratico in favore, guarda caso, di\u00a0quelle forze politiche sostenitrici dell\u2019austerit\u00e0 europea\u00a0\u2013 esordisce con un attacco ai presunti sovranismi che hanno preso piede in Europa, affermando che le conseguenze economiche e sociali della crisi degli anni recenti non possono essere risolte con un ritorno all\u2019isolamento degli Stati nazionali e alle barriere commerciali, suscettibili di richiamare in vita \u201cgli inquietanti fantasmi del Novecento\u201d. Quest\u2019espressione \u00e8 lasciata volutamente vaga, in maniera tale da poter far riecheggiare, nelle orecchie di qualche sincero liberale, l\u2019incubo del fascismo. Ma sufficientemente generica da poter anche rievocare, nella mente del padroncino che legge, gli anni dell\u2019esplosione del conflitto sociale e della lotta di classe, che mettevano a repentaglio privilegi e profitti. Se, leggendo il documento, \u00e8 molto chiaro cosa NON si deve fare per uscire dalla crisi, la parte propositiva \u00e8 affidata alla propaganda: bisogna rilanciare con forza il progetto europeo. Un progetto che avrebbe garantito \u201cuna pace duratura in tutto il nostro continente e ha unito i cittadini europei attorno ai valori fondamentali dei diritti umani, della democrazia, della libert\u00e0, della solidariet\u00e0 e dell\u2019uguaglianza\u201d. Una pace duratura all\u2019interno dei confini dell\u2019Unione che ha avuto il suo corrispettivo, giusto per limitarci agli ultimi vent\u2019anni, in una serie interminabile di conflitti in giro per il mondo, partendo dai confini di casa con\u00a0la guerra in Jugoslavia nel 1999, passando per Afghanistan, Iraq, Libia, Ucraina e arrivando all\u2019appoggio e la legittimazione dati al\u00a0golpista e burattino Juan Guaid\u00f3 in Venezuela. Decine di migliaia di morti, Paesi devastati e spoliati, il tutto con la partecipazione attiva dei paesi membri dell\u2019Unione, a titolo individuale o sotto l\u2019ombrello della NATO.\u00a0Un\u2019idea di \u2018pace duratura\u2019 davvero originale e che fa a pugni con la realt\u00e0. Ma questo non sembra preoccupare gli estensori dell\u2019appello, estensori che possono senza problemi richiamarsi all\u2019uguaglianza, ignorando o fingendo di ignorare che <strong>gli ultimi 40 anni hanno visto\u00a0un\u2019esplosione\u00a0delle\u00a0disuguaglianze\u00a0e una compressione continua e ininterrotta della\u00a0quota di reddito\u00a0che va ai salari\u00a0e che i vincoli di finanza pubblica imposti dai Trattati\u00a0impediscono\u00a0il raggiungimento di qualsiasi tipo di uguaglianza sostanziale<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Sulla base di tali premesse, quali sarebbero, allora, secondo l\u2019appello, le strategie da adottare per il \u2018rilancio\u2019 del progetto europeo?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il documento \u00e8 diviso in tre sezioni: nella prima, \u201cUnire persone e luoghi\u201d, si promuove l\u2019Apprendistato Europeo per permettere ai giovani di formarsi in una sorta di \u2018Erasmus in azienda\u2019 \u2013 un programma che ben rappresenta la concezione liberista dell\u2019istruzione come strumento di\u00a0creazione di forza-lavoro alla completa\u00a0merc\u00e9\u00a0delle imprese\u00a0e incarnazione di quell\u2019ideale europeo di mobilit\u00e0 del lavoro che non nasconde altro che\u00a0una guerra tra poveri su scala continentale. C\u2019\u00e8 poi il \u201cPiano straordinario per gli investimenti in infrastrutture ed in reti\u201d, che dovrebbe \u201cpromuovere un modello di crescita e di vita socialmente e ambientalmente sostenibile, rispettoso dell\u2019equilibrio naturale ed energivoro\u201d. Parole bellissime e condivisibili, che per\u00f2 fanno venire in mente\u00a0la strenua difesa della TAV\u00a0ad opera di sindacati confederali e Confindustria, un progetto che contraddice completamente il concetto di \u201cambientalmente sostenibile\u201d e che di certo non sembra puntare ad \u201cunire territori, citt\u00e0 e paesi\u201d in quanto, tanto per fare un esempio, Torino e Lione sono\u00a0gi\u00e0\u00a0collegate dalla linea ad alta velocit\u00e0 TGV.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La seconda sezione, intitolata \u201cDotarsi degli strumenti per competere nel nuovo contesto globale\u201d, al primo punto ripropone il mantra liberista del rafforzamento della libert\u00e0 di movimento dei capitali. Ci era sembrato che i capitali all\u2019interno dell\u2019UE non avessero particolari problemi a\u00a0spostarsi dove fa pi\u00f9 loro comodo, alla ricerca del massimo profitto, ma secondo Confindustria e i sindacati confederali si pu\u00f2 fare di pi\u00f9 e meglio. L\u2019appello, tuttavia, dimentica di dire cosa significhi, concretamente, la libera circolazione dei capitali, cio\u00e8 la possibilit\u00e0 per le imprese di\u00a0delocalizzare\u00a0la produzione\u00a0in quei Paesi o regioni\u00a0dove sono presenti salari da fame e dove la forza-lavoro ha un potere contrattuale nullo. O, nel \u2018migliore\u2019 dei casi, la garanzia per il padronato di una forza contrattuale tale da costringere i lavoratori, sotto la minaccia della delocalizzazione, ad accettare livelli salariali pi\u00f9 bassi e condizioni lavorative peggiorate (si pensi ad esempio alla FIAT). Sostenere una simile posizione dona una luce sinistra anche al proposito di armonizzare, a livello europeo, i sistemi fiscali, i trattamenti salariali, i sistemi di protezione del lavoro e i diritti dei lavoratori, in quanto sorge spontaneo il dubbio che la finalit\u00e0 di entrambe le proposte sia quella di condurre ad una revisione o \u201carmonizzazione\u201d\u00a0al ribasso\u00a0dei livelli salariali, dei diritti e dei prelievi fiscali proprio per favorire gli afflussi di capitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tutto questo andrebbe abbinato ad una imprecisata \u201cpolitica industriale europea\u201d, che non ha l\u2019obiettivo di aumentare e sostenere l\u2019occupazione, per carit\u00e0, bens\u00ec\u00a0migliorare la competitivit\u00e0. Leggere tali affermazioni, unite al contenuto presente nelle due sezioni successive (\u201cPotenziare la rete di solidariet\u00e0 sociale europea\u201d e \u201cSviluppare il dialogo sociale e la contrattazione\u201d) aiuta a comprendere la linea seguita dal documento, laddove da un lato inserisce qua e l\u00e0 qualche spruzzo di misure sociali (d\u2019altronde, i sindacati confederali sono tra gli estensori dell\u2019appello), le quali per\u00f2 risultano inapplicabili e inattuabili se, al contempo, si struttura l\u2019intera proposta con <strong>politiche in favore della libert\u00e0 di movimento dei capitali o con provvedimenti che non mettono in discussione i vincoli europei alla spesa pubblica<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qualora il ragionamento vertesse su una tassazione comune a livello europeo, ad esempio sui redditi da capitale (peraltro gi\u00e0 piuttosto bassa in Italia, con un\u2019aliquota unica al 24%), o su una definizione di \u2018standard retributivo\u2019 europeo minimo (nonostante,\u00a0anche in tempi recenti, confederali e Confindustria si siano espressi negativamente sul salario minimo), ci\u00f2 in ogni caso non sembrerebbe essere da impedimento allo spostamento dei capitali in Paesi dove i salari sono comunque pi\u00f9 bassi. In altri termini, il problema \u00e8 la libert\u00e0 di movimento dei capitali in s\u00e9 che, tranne per un pallido accenno a forme di \u201cdumping sociale e salariale\u201d, l\u2019appello non mette minimamente in discussione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Veniamo alle proposte contenute nella terza sezione (\u201cPotenziare la rete di solidariet\u00e0 sociale europea\u201d), laddove si parla di un sostegno europeo al reddito con \u201cfunzione di stabilizzazione del ciclo economico\u201d in occasione di crisi di uno o pi\u00f9 Paesi membri. Misure di sostegno a chi perde il lavoro e ammortizzatori sociali sono una triste necessit\u00e0, all\u2019interno di un sistema economico che\u00a0ha bisogno della disoccupazione di massa come strumento disciplinante del lavoro. Tuttavia, Confindustria e sindacati confederali si premurano di specificare che queste misure devono essere tali da \u201cnon pesare sulle imprese\u201d.\u00a0E su chi dovrebbero pesare, allora?\u00a0Dati i vincoli di finanza pubblica e\u00a0il mantra della scarsit\u00e0 delle risorse, che sia i sindacati confederali che Confindustria sposano appieno, il costo dell\u2019eventuale sussidio verrebbe fatto interamente ricadere sul lavoro dipendente. Una soluzione quanto meno curiosa, in quanto l\u2019erogazione di un sussidio in favore di chi perde il lavoro o di chi versa in condizioni di povert\u00e0 sarebbe a carico dei lavoratori, contribuendo ad accentuare le disparit\u00e0 nella distribuzione del reddito e a fomentare la\u00a0guerra tra poveri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Criticare ed attaccare sindacati che rappresentano milioni di lavoratori\u00a0non \u00e8 un esercizio piacevole o divertente. Tuttavia, purtroppo, diventa\u00a0un\u2019amara necessit\u00e0\u00a0nel momento in cui\u00a0chi\u00a0ha il compito di difendere gli interessi dei lavoratori abdica completamente ai suoi doveri, contribuendo a diffondere scoraggiamento, sfiducia e rassegnazione. Il mondo del lavoro \u00e8 nel pieno di una delle peggiori fasi di arretramento degli ultimi decenni in termini di reddito, diritti e condizioni lavorative. La migliore idea che i sindacati confederali sono stati in grado di concepire per arrestare questa deriva consiste nel\u00a0consegnarsi, mani e piedi, alla benevolenza del padronato,\u00a0sognando un inesistente mondo senza conflitti sociali. Il tutto con la benedizione delle istituzioni europee. Non ci vuole particolare ingegno per capire come questa strategia sia suicida. Provare a fermarla \u00e8 un dovere per\u00a0chi,\u00a0non ancora totalmente accecato dalla propaganda del nemico di classe, vuole\u00a0davvero difendere gli interessi dei lavoratori e di tutti coloro che non hanno nulla da guadagnare da questo sistema economico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong> <a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2019\/04\/13\/il-sindacato-complice\/\">https:\/\/coniarerivolta.org\/2019\/04\/13\/il-sindacato-complice\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONIARE RIVOLTA &nbsp; Il poeta francese Charles Baudelaire affermava che \u201cla pi\u00f9 grande astuzia del diavolo \u00e8 farci credere che non esiste\u201d. 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