{"id":50996,"date":"2019-05-02T08:30:28","date_gmt":"2019-05-02T06:30:28","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50996"},"modified":"2019-05-01T20:59:52","modified_gmt":"2019-05-01T18:59:52","slug":"per-un-socialismo-del-xxi-secolo-note-a-margine-del-libro-di-carlo-formenti-il-socialismo-e-morto-viva-il-socialismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50996","title":{"rendered":"Per un socialismo del XXI secolo: note a margine del libro di Carlo Formenti \u201cIl socialismo \u00e8 morto, viva il socialismo!\u201d"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>MARX XXI (Thomas Fazi)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.marx21.it\/images\/libri\/formenti-socialismo-morto.jpg\" alt=\"formenti socialismo morto\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ultimo libro di Carlo Formenti, Il socialismo \u00e8 morto, viva il socialismo!, rappresenta all\u2019avviso di chi scrive una \u201cmappa\u201d fondamentale per comprendere quello che sta succedendo: in Italia, in Europa e pi\u00f9 in generale in Occidente (e non solo, visto che uno dei meriti dell\u2019autore \u00e8 proprio quello di adottare una prospettiva globale). Partirei da una delle frasi che apre il testo. Formenti scrive:<\/p>\n<p>\u00ab[\u00c8] mia convinzione che il socialismo sia realmente morto nelle forme storiche che ha conosciuto dalle origini ottocentesche all\u2019esaurirsi delle spinte egualitarie novecentesche, prolungatesi per pochi decenni dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Non si \u00e8 trattato di un evento (la caduta del Muro e il crollo dell\u2019URSS hanno svolto la funzione di mera registrazione notarile del decesso), bens\u00ec di un\u2019agonia durata dagli anni Settanta alla grande crisi che ha inaugurato il nuovo millennio. Oggi l\u2019agonia \u00e8 terminata ed \u00e8 iniziata l\u2019attraversata del deserto\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nCi\u00f2 che intende Formenti \u00e8 che il socialismo in Occidente non \u00e8 solo morto nella prassi \u2013 come pu\u00f2 apparire ovvio \u2013 ma \u00e8 morto nella prassi perch\u00e9 \u00e8 morto innanzitutto nella teoria. Nel senso che il pensiero socialista \u00e8 stato corrotto a tal punto dalla sinistra nel corso degli ultimi quarant\u2019anni \u2013 tanto dalla sinistra \u201cmoderata\u201d quanto da quella \u201cradicale\/antagonista\u201d, tanto dalla sinistra della \u201cterza via\u201d clintoniana\/blairiana quanto dalla sinistra delle varie degenerazioni post-Settanta: post-operaista, orizzontalista, post-femminista, ecc. \u2013 da essere ormai inservibile per qualunque prospettiva di emancipazione progressiva, essendo diventato, pi\u00f9 o meno consapevolmente, subalterno all\u2019ideologia neoliberale \u2013 dunque all\u2019ideologia del capitale, cio\u00e8 del suo presunto nemico \u2013 con cui ormai condivide quasi in toto l\u2019orizzonte ideologico, caratterizzato da un approccio teleologico alla globalizzazione e ai processi di mercato, intesi come naturali ed inevitabili, dal globalismo\/sovranazionalismo (l\u2019abbattimento\/frantumazione delle frontiere e delle sovranit\u00e0 statuali inteso come destino non solo inevitabile ma anzi auspicabile), da cui ovviamente discende l\u2019europeismo di buona parte della sinistra, dall\u2019antistatalismo, dalla fede nella natura liberatrice e intrinsecamente progressista della tecnologia, ecc. Peggio ancora: \u00e8 proprio la sinistra, in quanto guardiana del \u201cpoliticamente corretto\u201d, a rendere il sistema di dominazione capitalistico impermeabile a qualunque critica. Nota Formenti:<\/p>\n<p>\u00ab[I]l potere performativo del linguaggio, se non crea n\u00e9 modifica le relazioni sociali, certamente ne influenza la percezione, ma soprattutto rende difficile la contestazione delle idee politicamente corrette, mettendo in atto un dispositivo che alcuni hanno definito spirale del silenzio: si esita a criticare i \u201cregimi di verit\u00e0\u201d egemoni per paura di essere sanzionati socialmente e di essere categorizzati come fascisti, razzisti, sessisti, nazionalisti, populisti, conservatori ecc. \u2026 Chi si oppone al liberalismo, nella misura in cui tale ideologia si proclama contraria a qualsiasi limitazione della libert\u00e0 individuale da parte di comunit\u00e0 sociali e istituzioni politiche, \u00e8 per definizione reazionario. Lo stesso capita a chi rivendica la sovranit\u00e0 nazionale del proprio paese: le \u00e9lite politiche ed economiche che governano la societ\u00e0 capitalista globalizzata rivendicano la superiorit\u00e0 delle idee cosmopolite e multiculturaliste nei confronti del rozzo localismo delle classi subalterne. I proletari che votano per Trump, per la Brexit, per la Lega e il M5S, e in generale per le forze politiche \u201csovraniste\u201d, non sono lavoratori ma feccia reazionaria, \u201csdentati\u201d (Hollande), \u201cpopolo demente\u201d (Bifo). Vengono presentati come classi pericolose pronte a sostenere forze politiche neofasciste. Attraverso la neolingua politicamente corretta imposta dal liberalismo cosmopolita e autoritario si intravede l\u2019immagine d\u2019un futuro \u201cliberato\u201d dalle identit\u00e0 nazionali come da quelle di classe, genere ed etnia, un futuro postnazionale e postdemocratico che Antonio Negri e Michael Hardt rappresentano ed esaltano in Impero\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abLa verit\u00e0 \u2013 scrive Formenti \u2013 \u00e8 che, mentre il capitalismo di ieri si serviva di forze politiche conservatrici \u2013 espressione di interessi e culture di classe residuali \u2013 per reprimere le lotte del proletariato, quello odierno affida la propria rappresentanza soprattutto a forze politiche progressiste\u00bb.<\/p>\n<p>Al punto che ormai possiamo dire che il pensiero socialista contemporaneo \u2013 o meglio, il pensiero socialista occidentale, come sottolinea Formenti, riprendendo una felice formula di Domenico Losurdo, che distingue appunto il marxismo occidentale (che si \u00e8 andato progressivamente snaturando rispetto alle origini) dal marxismo orientale \u2013, o ci\u00f2 che ne rimane, in tutte le sue varianti, \u00e8 diventato a tutti gli effetti un\u2019ideologia reazionaria, cio\u00e8 contraria agli interessi della stragrande maggioranza dei lavoratori, degli sfruttati, dei subalterni, tanto in Occidente quanto nei paesi non occidentali (basti pensare al sostegno delle sinistre alle varie \u201cguerre umanitarie\u201d dell\u2019ultimo decennio).<\/p>\n<p>Come altro dovremmo interpretare \u2013 giusto per fare l\u2019esempio pi\u00f9 recente \u2013 l\u2019appello congiunto a favore dell\u2019Unione europea sottoscritto dalle tre pi\u00f9 grandi sigle sindacali del paese insieme a Confidustria. Prendiamoci un attimo per riflettere sul fatto: i sindacati che firmano insieme al loro nemico di classe un appello a favore del pi\u00f9 diabolico dispositivo di sfruttamento e di disciplinamento dei lavoratori che sia visto in Occidente dal dopoguerra da oggi, cio\u00e8 l\u2019Unione europea e pi\u00f9 specificatamente la moneta unica. \u00c8 chiaro che siamo di fronte a un\u2019aberrazione tale da permetterci di poter parlare di una vera e propria mutazione antropologica, genetica della sinistra. Qui non si tratta di mettere in discussione la buona fede di questo o di quel personaggio, ma di comprendere che in virt\u00f9 proprio della succitata quarantennale degenerazione del pensiero socialista, questi si ritrovano ormai privi degli strumenti necessari per comprendere \u00ab[le] dinamiche della crisi e [il] processo di mutazione sociale, economica, politica e culturale che la crisi ha messo in atto\u00bb. Sono come dei ciechi che cercano di orientarsi a tastoni, ripetendo qualche vago slogan trito e ritrito dei tempi andati: la patrimoniale, gli investimenti pubblici, ecc. A prescindere dalla buona fede dei singoli personaggi, non si pu\u00f2 non concludere che quelle organizzazioni e quei partiti che discendono dalla tradizione operaia sono ormai diventati a tutti gli effetti dei nemici di classe, dei nemici dei lavoratori e delle classi popolari. E non \u00e8 un caso che siano percepiti come tali dalla stragrande maggioranza della popolazione.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 la situazione in cui ci troviamo: gli eredi formali della tradizione socialista hanno completamente introiettato l\u2019ideologia del nemico. Dunque ha ragione Formenti a dire che il socialismo \u2013 come prassi e come teoria \u2013 in Occidente (e soprattutto in Europa) \u00e8 morto. Bisogno dunque partire dalla premessa, dice Formenti, \u00abche, con la sconfitta subita da parte della controrivoluzione liberal-liberista iniziata alla fine degli anni Settanta, il movimento operaio non ha perso solo una battaglia, bens\u00ec la guerra\u00bb. E quel che \u00e8 peggio \u00e8 che proprio \u00able sinistre hanno svolto il ruolo di becchini dello sconfitto\u00bb.<\/p>\n<p>Questo non vuol dire che il socialismo non sia pi\u00f9 attuale o praticabile \u2013 al contrario, \u00e8 pi\u00f9 necessario che mai, come sottolinea Formenti \u2013 ma vuol dire che affinch\u00e9 il socialismo possa rinascere il pensiero socialista va rifondato: un pensiero socialista che sia adeguato, che sia all\u2019altezza di questa fase storica \u2013 un socialismo del XXI secolo, come scrive Formenti \u2013 ma non un socialismo astratto, buono per ogni luogo e ogni epoca, quanto piuttosto un socialismo che possa andare bene per noi che viviamo in Occidente, in Europa, in Italia, alla vigilia del terzo decennio del XXI secolo, nelle specifiche condizioni economiche, sociali, politiche, ecc. in cui ci troviamo. Si tratta dunque di un pensiero quello di Formenti che, come direbbe Chantal Mouffe, si situa \u00abnella congiuntura invece di ragionare sulla congiuntura\u00bb, sebbene Formenti faccia anche quello.<\/p>\n<p>Come scrive l\u2019autore: \u00abSe la crisi del vecchio perdura, il nuovo deve essere fatto nascere, e il nuovo \u00e8 il socialismo: non quello d\u2019antan, ormai morto e sepolto, bens\u00ec un socialismo del secolo XXI, da costruire a partire dalle concrete condizioni storiche: dalle trasformazioni subite dal modo di produrre, dall\u2019autofagia del capitalismo globalizzato che divora se stesso, dalla ri-nazionalizzazione della politica, dal ritorno dello Stato, dalle trasformazioni della composizione sociale e dalle nuove forme della lotta di classe\u00bb.<\/p>\n<p>Questo non vuol dire che Formenti non dedichi spazio nel suo libro ad altri contesti geografici \u2013 anzi, vi \u00e8 un\u2019ottima analisi dedicata ai populismi latinoamericani, che Formenti conosce molto bene \u2013 ma il suo focus \u00e8 innanzitutto sulla nostra di situazione, come \u00e8 giusto che sia. In un certo senso, potremmo dire che Formenti si pone nientedimeno che il problema annoso, attualizzandolo, della rivoluzione in Occidente: rivoluzione \u2013 come vedremo \u2013 non intesa non come rottura, come passaggio immediato da un sistema all\u2019altro, ma come transizione, come trasformazione graduale ma radicale della societ\u00e0 in senso socialista. In questo senso, il libro di Formenti non \u00e8 solo un libro di teoria \u2013 sebbene sia un ottimo libro di teoria: anzi, direi che rappresenta la migliore panoramica sul pensiero socialista contemporaneo, nelle sue declinazioni migliori e peggiori, attualmente disponibile sul mercato \u2013 ma \u00e8 anche e soprattutto uno strumento di lotta, cio\u00e8 il tentativo di fornire un impianto teorico che possa fungere da base per una nuova politica e una nuova stagione socialista, nella consapevolezza che questo libro non ha la pretesa di essere un punto d\u2019arrivo ma \u00e8 un\u2019elaborazione in fieri, da cambiare e da aggiustare a seconda dell\u2019evoluzione dello scenario.<\/p>\n<p>Quali sono \u2013 o dovrebbero essere \u2013 dunque i punti cardine di un neosocialismo del XXI secolo, secondo Formenti? Innanzitutto bisogna fare tabula rasa delle varie degenerazioni che ha sub\u00ecto il pensiero socialista negli ultimi quarant\u2019anni. Questo per\u00f2 non vuol dire tornare sic et simpliciter al pensiero marxista e socialista delle origini. Come si diceva, \u00e8 necessario attualizzare questo pensiero e anche affrontarlo con spirito critico, riconoscendone gli errori. In questo senso, ha ragione Formenti a dire che alcune delle degenerazioni dei decenni passati hanno estremizzato e iperbolizzato alcuni elementi che erano gi\u00e0 presenti nel pensiero di Marx: un certo eurocentrismo, la sua posizione ambigua nei confronti del ruolo dello Stato, l\u2019idea che la diffusione del capitalismo porti in s\u00e9 i germi della rivoluzione, un certo atteggiamento positivista e deterministico nei confronti della storia, l\u2019esaltazione del progresso tecnologico, l\u2019idea che vi sia un soggetto privilegiato portatore di una genuina coscienza rivoluzionaria, ecc. Cio\u00e8 tutti quegli elementi a cui la sinistra contemporanea continua a rifarsi; come scrive lapidario Formenti, \u00abmentre si lascia marcire il cadavere del socialismo, si venerano le sue inutili reliquie\u00bb. Bisogna dunque anche riconoscere gli errori \u2013 nel senso che sono stati palesemente smentiti dalla storia \u2013 di quell\u2019impianto teorico originale.<\/p>\n<p>Nel contesto attuale, dunque, per Formenti, gli elementi fondanti di un nuovo pensiero socialista sono i seguenti. Innanzitutto l\u2019idea, gi\u00e0 affrontata da Formenti nei suoi testi precedenti e mutuata (con qualche distinguo) da Laclau e dallo stesso Gramsci, secondo cui oggi stiamo attraverso a tutti gli effetti un \u201cmomento populista\u201d \u2013 caratterizzato da una profonda crisi di autorit\u00e0 e di delegittimazione dei partiti e delle istituzioni tradizionali \u2013 e che dunque \u00abil populismo \u00e8 la forma che la lotta di classe tende ad assumere in una fase storica in cui le tradizionali identit\u00e0 sociali hanno perso consistenza e autoconsapevolezza\u00bb. Questo significa che oggi in Occidente non esiste un soggetto o una classe specifica su cui poter fare affidamento per portare avanti una battaglia socialista ma che qualunque progetto trasformativo richiede la capacit\u00e0 di creare \u00abun movimento politico capace di aggregare un blocco sociale che accorpi diverse rivendicazioni (anche se parzialmente in competizione reciproca), che risultino incompatibili con il sistema capitalista nelle sue forme attuali\u00bb, cio\u00e8 di \u00abcostruire un popolo \u2026 un\u2019ampia alleanza di soggetti sociali che gli consenta di conquistare il governo e lanciare un programma di riforme radicali\u00bb. Questa alleanza deve ovviamente includere i lavoratori ma anche le classi medie impoverite e\/o minacciate dalla globalizzazione (per esempio, i piccoli-medi imprenditori); deve inoltre saper fare leva su tutte quelle faglie e quei conflitti che sono esterni al mondo della produzione: crisi ecologiche, crisi della riproduzione, conflitti generazionali, di genere, etnici, religiosi ecc.<\/p>\n<p>Un \u201cpopolo\u201d, dunque, inteso non come \u00abun\u2019entit\u00e0 \u201cnaturale\u201d, preesistente all\u2019insorgenza del loro discorso politico (a differenza del popolo evocato dal nazifascismo, che rinvia a radici comuni di tipo etnico, razziale, antropologico, storico-culturale ecc.)\u00bb, ma come costruzione politica. Come si diceva, ampio spazio viene dedicato al pensiero di Ernesto Laclau e Antonio Gramsci, \u00abdue autori che aiutano a capire come popolo, nazione e stato non siano i prodotti \u201cnaturali\u201d di presunte leggi storiche, ma le tappe di un processo di costruzione politica che pu\u00f2 generare esiti diversi a seconda di chi esercita l\u2019egemonia sul processo. Sta a noi concepire il popolo-nazione come un soggetto in marcia verso la democrazia, e lo stato come il prodotto del farsi Stato delle classi subalterne\u00bb. Scrive Formenti:<\/p>\n<p>\u00abIl \u201cmomento populista\u201d sorge quando una determinata formazione egemonica (come il sistema liberaldemocratico) non \u00e8 pi\u00f9 in grado di far fronte alla proliferazione di domande sociali che restano insoddisfatte. L\u2019accumularsi di istanze cui il sistema non riesce pi\u00f9 a rispondere in modo differenziale fa s\u00ec che, fra tutte queste richieste inascoltate, si stabilisca una relazione di equivalenza trasversale che tende ad accomunarle. \u00c8 appunto questa relazione a generare le condizioni per l\u2019emergenza di un popolo, che altro non \u00e8 se non l\u2019insieme dei soggetti associati da una relazione antagonista nei confronti dell\u2019oligarchia che concentra nelle proprie mani il potere economico, politico e mediatico. \u2026 Il \u201ccolore\u201d di tale progetto dipende da quale delle domande insoddisfatte riesce a imporsi come egemone, cio\u00e8 ad assumere il ruolo di incarnare\/rappresentare la totalit\u00e0 delle altre. Muta, per esempio, in relazione al prevalere della domanda di sicurezza (per esempio protezione dai flussi migratori) o della domanda di uguaglianza e giustizia sociali ed economiche (protezione dagli effetti del processo di globalizzazione). Il peso relativo che il programma di una formazione populista attribuisce a tali domande \u00e8 uno dei fattori che consente di distinguere fra populismi di destra e di sinistra\u00bb.<\/p>\n<p>In breve, \u00abcostruire l\u2019unit\u00e0 popolare significa organizzare il potere della plebe nel momento storico in cui i vecchi strumenti del movimento operaio non funzionano pi\u00f9\u00bb. Questo il primo punto. Il secondo punto \u00e8 quello secondo cui \u00ablo strumento della trasformazione, e il campo di battaglia su cui si giocher\u00e0 l\u2019egemonia, non pu\u00f2 che essere lo Stato-nazione\u00bb. Bisogno cio\u00e8 liberarsi definitivamente del mito del cosmopolitismo, per cui il cambiamento o \u00e8 regionale\/globale o non \u00e8, e che in virt\u00f9 della sovranazionalizzazione dei processi politici ed economici, il terreno in cui condurre la lotta debba necessariamente essere quello sovranazionale, arrivando addirittura a teorizzare che la dimensione sovranazionale rappresenti una sorta di internazionalismo in nuce, che \u2013 tanto per fare un esempio \u2013 basti cambiare l\u2019indirizzo politico dell\u2019Unione europea per trasformarla da strumento del capitale in strumento di emancipazione dei lavoratori. Al contrario, bisogna prendere atto del fatto, scrive Formenti, che oggi \u00ab[q]ualsiasi progetto di democratizzazione implica oggi ricostruire istituzioni capaci di sottomettere i mercati al controllo politico e sociale, un\u2019impresa possibile solo in un contesto di riconquistata sovranit\u00e0 nazionale, a partire dalla sovranit\u00e0 monetaria\u00bb.<\/p>\n<p>Con una precisazione: \u00ab[L]o Stato-nazione che ha senso difendere, scrive, non \u00e8 tanto il vecchio Stato nato dalle rivoluzioni borghesi, quanto quel progetto dei cittadini di un territorio che cercano di ottenere il controllo sulle proprie condizioni di esistenza e riproduzione. Il cittadino del mondo di cui parla l\u2019utopia cosmopolita \u00e8 un\u2019astrazione priva di consistenza reale: cittadini si \u00e8 nella misura in cui si condivide un progetto comune in un determinato territorio, a prescindere dal fatto che vi si parli la stessa lingua o meno, cittadini si \u00e8 se si appartiene a una comunit\u00e0 solidale che stabilisce come distribuire la ricchezza prodotta in quel territorio. Contro questa concezione \u00e8 in atto l\u2019offensiva delle \u00e9lite globali che considerano le nazioni come meri contenitori di risorse (materie prime, capitali, forza lavoro, terreni ecc.) trovando sponda nelle caste politiche locali\u00bb.<\/p>\n<p>Questo significa anche \u00abemanciparsi dal mito del comunismo come un mondo futuro pacificato e unificato significa emanciparsi dalla radice illuminista che permea il marxismo non meno del liberalismo, per cui la lotta di classe si rivela in ultima istanza lo strumento per realizzare il trionfo dell\u2019individuo razionale universale\u00bb; e, di conseguenza, \u00abriconoscere che l\u2019internazionalismo dovrebbe fondarsi sulla relazione fra comunit\u00e0 diverse che si riconoscono reciprocamente quali portatrici di forme di vita legittime\u00bb. La sovranit\u00e0 nazionale, in altre parole, non \u00e8 essenziale solo in quanto rappresenta l\u2019unico strumento capace di resistere all\u2019illimitata estensione geografica del dominio capitalistico, ma perch\u00e9 permette ai vari popoli e alle varie comunit\u00e0 di resistere al dominio capitalistico secondo le proprie modalit\u00e0 e specificit\u00e0. Non \u00e8 un caso, come nota David Harvey, che i conflitti sociali siano spesso espressione della \u00abtensione antagonista fra logica dell\u2019accumulazione capitalistica e logica territoriale\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 per questo che innumerevoli lotte sociali e di classe si combattono attorno alla formazione dei luoghi, i quali \u00absono i paesaggi dove si svolge la vita quotidiana, si stabiliscono i rapporti affettivi e le solidariet\u00e0 sociali e dove si costruiscono le soggettivit\u00e0 politiche e i significati simbolici\u00bb. In altre parole, per citare sempre Harvey, \u00abil conflitto assume inevitabilmente la forma dello scontro fra flussi del capitale e luoghi dell\u2019autoproduzione dei mondi vitali\u00bb. \u00c8 in questo contesto, scrive Formenti, che \u00abla resistenza dei luoghi nei confronti delle potenze sconvolgenti scatenate dai processi di globalizzazione assume il significato di una lotta anticapitalista\u00bb. Inoltre, rifacendosi all\u2019analisi di autori come Hosea Jaffe e Samir Amin, Formenti nota come l\u2019obiezione pi\u00f9 ricorrente al \u201csovranismo di sinistra\u201d \u2013 ossia quello secondo cui, nel contesto dell\u2019attuale sistema capitalistico globalizzato, ogni velleit\u00e0 di sganciamento dal mercato mondiale sarebbe illusoria \u2013 sia del tutto infondata: non solo il \u00abdelinking dal mercato globale \u00e8 una via percorribile; di pi\u00f9: \u00e8 l\u2019unica via percorribile per compiere qualsiasi passo verso il socialismo\u00bb.<\/p>\n<p>Da questo secondo punto discende il terzo punto: un rifiuto radicale e senza mezzi termini dell\u2019Unione europea \u2013 e in particolare della moneta unica \u2013, lo strumento cardine con cui si \u00e8 svuotata la democrazia e si \u00e8 portato avanti l\u2019attacco ai lavoratori in Europa negli ultimi decenni. Come scrive Formenti, \u00abdistruggere questa Europa dovrebbe essere l\u2019obiettivo strategico di qualsiasi forza politica anticapitalista\u00bb. Su questo punto Formenti non si dilunga troppo, avendo gi\u00e0 trattato approfonditamente l\u2019argomento in altre sedi. \u00c8 l\u2019autore stesso a riassumere le proprie argomentazioni nella seguente maniera: \u00ab[C]omunque la si voglia definire, la UE agisce come un\u2019entit\u00e0 sovrastatale che divora spazi di partecipazione democratica, spoliticizza il mercato e sterilizza il conflitto ridistributivo, e comunque la si voglia definire \u00e8 una costruzione palesemente irriformabile, il che non dipende tanto dal fatto che per modificare i trattati occorre l\u2019unanimit\u00e0 dei membri, quanto da quel \u201cmercato delle riforme\u201d che scandisce i passaggi fondamentali della sua esistenza\u00bb, oltre che \u2013 e forse soprattutto \u2013 dal fatto che \u00ab[l]\u2019Europa non \u00e8 mai esistita come entit\u00e0 politica e culturale unitaria, e l\u2019utopia di farne un unico Stato (utopia che tanto Marx quanto Lenin denunciarono come il sogno reazionario del capitalismo occidentale, il quale aspirava cos\u00ec a rafforzare il proprio dominio sul resto del mondo) si scontra con barriere sociali, linguistiche e culturali che nemmeno l\u2019istituzione di un sistema fiscale, di un esercito e di una polizia comuni sarebbe in grado di superare\u00bb.<\/p>\n<p>Proprio per questo motivo, scrive Formenti, \u00abil principio di delinking teorizzato da Samir Amin a proposito della relazione fra potenze imperiali e paesi ex coloniali pu\u00f2 e deve essere fatto proprio anche dai paesi euromediterranei\u00bb. D\u2019altronde, fu lo stesso Amin a riconoscere che le relazioni fra nazioni imperialiste e nazioni periferiche non riguardano solo i rapporti fra ex imperi coloniali ed ex colonie, ma pu\u00f2 riguardare anche quelli fra paesi industrializzati (per esempio, Amin considera la relazione fra la Germania e i paesi del sud e dell\u2019est Europa come un rapporto centro-periferia). \u00c8 in contesti come questo che \u00abla lotta di classe assume anche l\u2019aspetto di conflitto fra nazioni, cos\u00ec come chiama in causa il ruolo dello Stato-nazione quale unica cornice possibile di una lotta democratica e, in prospettiva, anticapitalista\u00bb. In conclusione: \u00absenza Stato-nazione e senza sovranit\u00e0 niente democrazia, e nessuna possibilit\u00e0 di compiere qualsiasi passo verso il socialismo\u00bb, tanto nel nord quanto nel sud del mondo.<\/p>\n<p>Il quarto punto: oggi la transizione verso il socialismo non pu\u00f2 che passare per una fase intermedia basata sul recupero di strumenti che potremmo definire keynesiani o socialdemocratici, che non a caso sono quelli che definiscono i programmi dei populismi di sinistra (da Sanders a Corbyn, da Podemos a M\u00e9lenchon). Scrive Formenti: \u00ab[Questi programmi] sarebbero stati definiti riformisti e neosocialdemocratici fino a non troppi anni fa (ridistribuzioni egualitarie del reddito, reintegrazione del welfare, ri-pubblicizzazione di trasporti, sanit\u00e0, educazione, nazionalizzazione di settori strategici e delle banche, ristabilimento del controllo politico sulla banca centrale, programmazione industriale ecc.). Vero, ma, nelle attuali condizioni create da decenni di ristrutturazione neoliberale, questi obiettivi \u201cmoderati\u201d assumono un\u2019obiettiva valenza \u201csovversiva\u201d, e comunque sono passi indispensabili per creare le condizioni per un avanzamento verso obiettivi pi\u00f9 ambiziosi allo stato non definibili\u00bb. Questo \u00e8 ancor pi\u00f9 vero nella misura in cui \u00abnelle attuali condizioni, \u00e8 impensabile immaginare una transizione diretta al socialismo. Il processo dovr\u00e0 assumere inizialmente il carattere di una rivoluzione nazional-popolare e democratica, di una rivoluzione \u201ccittadina\u201d \u2013 neogiacobina \u2013 che ricostruisca sia le condizioni di una reale partecipazione popolare e democratica al processo decisionale, sia la possibilit\u00e0 di una ridistribuzione egualitaria del reddito. L\u2019eventuale passaggio a una successiva fase socialista sar\u00e0 il risultato contingente dei rapporti di forza fra gli strati di classe che compongono il blocco sociale e della lotta egemonica fra le forze politiche che li rappresentano\u00bb.<\/p>\n<p>Infine il quinto punto: la dimensione geopolitica. A differenza di altri pensatori, Formenti d\u00e0 \u2013 giustamente \u2013 una grande importanza alla dimensione geopolitica. Nel senso che oggi non \u00e8 possibile ragionare di recupero della sovranit\u00e0 nazionale in Occidente senza tenere conto quello che si muove in altre zone del mondo: in particolare l\u2019ascesa della Cina al rango di potenza regionale e mondiale. Ma a differenza della vulgata, secondo cui cui questo giustificherebbe la necessit\u00e0 di un\u2019unificazione politica dell\u2019Europa, Formenti sottolinea al contrario come l\u2019emergere di un ordine multipolare pu\u00f2 rappresentare anche un\u2019occasione per quei paesi che vogliano conquistare una maggiore autonomia in campo economico e geopolitico proprio perch\u00e9 certifica la fine di quell\u2019iper-impero mondiale che era in grado di imporre \u2013 con la forza o con altri mezzi \u2013 il proprio volere a tutto il pianeta. Oltre a certificare il fatto che gli Stati-nazione, lungi dall\u2019essere morti o sulla via del declino, sono in ottima forma e anzi giocheranno un ruolo sempre pi\u00f9 centrale in futuro.<\/p>\n<p>In definitiva, Formenti mette in guardia dallo scrivere ricette per le osterie del futuro. Siamo in una situazione estremamente dinamica e il nostro pensiero deve essere altrettanto dinamico. Ma senz\u2019altro con questo libro ci indica qual \u00e8 la via maestra da seguire e qual \u00e8 l\u2019orizzonte verso cui muoverci: un socialismo del XXI secolo, un socialismo che \u00e8 non solo necessario ma possibile.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/storia-teoria-e-scienza\/filosofia-e-scienza\/29714-per-un-socialismo-del-xxi-secolo-note-a-margine-del-libro-di-carlo-formenti-il-socialismo-e-morto-viva-il-socialismo-\">http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/storia-teoria-e-scienza\/filosofia-e-scienza\/29714-per-un-socialismo-del-xxi-secolo-note-a-margine-del-libro-di-carlo-formenti-il-socialismo-e-morto-viva-il-socialismo-<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARX XXI (Thomas Fazi) L\u2019ultimo libro di Carlo Formenti, Il socialismo \u00e8 morto, viva il socialismo!, rappresenta all\u2019avviso di chi scrive una \u201cmappa\u201d fondamentale per comprendere quello che sta succedendo: in Italia, in Europa e pi\u00f9 in generale in Occidente (e non solo, visto che uno dei meriti dell\u2019autore \u00e8 proprio quello di adottare una prospettiva globale). Partirei da una delle frasi che apre il testo. 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