{"id":50999,"date":"2019-05-02T09:30:47","date_gmt":"2019-05-02T07:30:47","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50999"},"modified":"2019-05-01T21:15:49","modified_gmt":"2019-05-01T19:15:49","slug":"le-figaro-come-leuro-ha-condotto-la-francia-allimpasse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=50999","title":{"rendered":"Le Figaro \u2013 Come l\u2019euro ha condotto la Francia all\u2019impasse"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>VOCI DALL&#8217;ESTERO (Henry Tougha)<\/strong><\/p>\n<p><em>Il\u00a0<a href=\"http:\/\/www.lefigaro.fr\/vox\/economie\/comment-l-euro-a-conduit-la-france-dans-l-impasse-20190429\">celebre quotidiano francese Le Figaro<\/a>\u00a0d\u00e0 voce a un commento critico sull\u2019euro e l\u2019Unione europea. A vent\u2019anni dalla sua creazione, l\u2019euro non \u00e8 l\u2019unico problema, ma simboleggia perfettamente ci\u00f2 che non funziona della cosiddetta \u201cintegrazione\u201d europea: l\u2019imposizione di uno standard unico a paesi con storie e caratteristiche profondamente eterogenee nella struttura economica, con tassi di inflazione divergenti ed esigenze sociali diverse. Uno standard che, ovviamente, si conforma ad alcuni meglio che ad altri, e che agli eterni inadeguati \u2013 tra i quali la Francia deve ormai riconoscersi a pieno titolo \u2013 pu\u00f2 solo additare il supremo credo dell\u2019ideologia neoliberale: \u201cBisogna adattarsi\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>di David Caylam 29 aprile 2019<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Lo scorso febbraio un istituto di ricerca tedesco d\u2019ispirazione ordoliberale, il Centro per le politiche europee (CEP), ha festeggiato a proprio modo i vent\u2019anni dall\u2019istituzione della moneta unica pubblicando\u00a0<a href=\"https:\/\/www.cep.eu\/fileadmin\/user_upload\/cep.eu\/Studien\/20_Jahre_Euro_-_Gewinner_und_Verlierer\/cepStudie_20_Jahre_Euro_Verlierer_und_Gewinner.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">uno studio<\/a>\u00a0che mostrava come, dopo vent\u2019anni di esistenza, l\u2019euro abbia avuto effetti contrastanti. Se per alcuni paesi, tra cui la Germania e i Paesi Bassi, l\u2019Unione Monetaria si \u00e8 tradotta in un guadagno pro-capite stimato in oltre 20.000 euro nel periodo 1999-2007, per altri si \u00e8 tradotta in una perdita, e le perdite accumulate sono apparse considerevoli, ovvero circa 56.000 euro a testa in Francia e 73.600 euro a testa in Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Dunque la moneta unica non ha avuto gli stessi esiti per tutti i paesi.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.imf.org\/en\/Publications\/ESR\/Issues\/2018\/07\/19\/2018-external-sector-report\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Il rapporto annuale del Fondo Monetario Internazionale (FMI) sugli squilibri esterni<\/a>\u00a0ha sottolineato anche come, per diversi anni, il tasso di cambio dell\u2019euro sia stato sopravvalutato per alcuni paesi come la Francia e l\u2019Italia (e questo ha influito [negativamente] sulla loro competitivit\u00e0), e sia stato invece ampiamente sottovalutato (di circa il 20%) per la Germania, rappresentando cos\u00ec per essa un vantaggio decisivo, che spiega anche il suo enorme surplus estero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>In vent\u2019anni l\u2019economia europea si \u00e8 trasformata profondamente<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Perch\u00e9 una stessa moneta dovrebbe produrre effetti cos\u00ec diversi da un paese all\u2019altro? La Francia \u00e8 dunque inadatta all\u2019euro? E se s\u00ec, per quale ragione?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Certo, possiamo sempre mettere in discussione l\u2019attendibilit\u00e0 di questi studi, e specialmente del primo dei due, la cui metodologia\u00a0\u00e8\u00a0<a href=\"https:\/\/www.lepoint.fr\/economie\/l-etude-allemande-bidon-sur-les-perdants-de-l-euro-28-02-2019-2297121_28.php\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">in realt\u00e0 discutibile<\/a>. La cosa fondamentale, per\u00f2, \u00e8 che ridurre gli squilibri economici europei alla sola questione monetaria rischia di far dimenticare le numerose trasformazioni istituzionali che hanno interessato in profondit\u00e0 l\u2019economia europea nel corso degli ultimi decenni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Dalla fine degli anni \u201990 la creazione del mercato unico, la liberalizzazione dei precedenti monopoli pubblici, il rafforzamento delle politiche di austerit\u00e0, la crescente finanziarizzazione dell\u2019economia, la riforma della politica agricola comune, la messa in opera generalizzata di un sistema di mercato concorrenziale controllato dalla Commissione, la firma di un gran numero di trattati di libero scambio e, soprattutto, gli ampliamenti dell\u2019Unione europea nel 2004 e nel 2007 verso i paesi dell\u2019Europa centrale e orientale, portati all\u2019interno dello spazio economico europeo, hanno contribuito a intensificare il dumping sociale. Per questo l\u2019Unione europea del 2019 in realt\u00e0 non ha pi\u00f9 molto a che vedere con quella di vent\u2019anni fa. Tutto \u00e8 stato cambiato nell\u2019economia europea, non solo la moneta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">A rigor di logica non possiamo dunque ritenere la moneta unica come l\u2019unica causa degli squilibri economici attuali. Inoltre, quando guardiamo le dinamiche industriali europee nel corso degli ultimi vent\u2019anni, come ho gi\u00e0 fatto in\u00a0<a href=\"http:\/\/okina.univ-angers.fr\/publications\/ua17728\/1\/cayla_2018-_crise_de_leuro_et_divergences_economiques_.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">uno studio recentemente pubblicato<\/a>, possiamo constatare che l\u2019appartenenza all\u2019eurozona non \u00e8 un criterio determinante. I paesi europei periferici che si situano al di fuori dell\u2019eurozona, come il Regno Unito e la Svezia, si sono de-industrializzati allo stesso ritmo dei paesi che hanno adottato l\u2019euro e che si situano nelle stesse aree geografiche, come la Francia la Finlandia. Allo stesso modo, i paesi centrali hanno attirato investimenti industriali sia che appartenessero all\u2019eurozona (Germania e Austria) che no (Polonia e Repubblica Ceca).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-17683\" src=\"http:\/\/vocidallestero.it\/wp-content\/uploads\/XVMb6acb73c-6a71-11e9-8e94-ff895166400e-1000x887.jpg\" alt=\"\" width=\"432\" height=\"412\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La creazione della moneta unica rappresenta solo una delle molte riforme che hanno contribuito a trasformare l\u2019economia europea. Sebbene si tratti della pi\u00f9 emblematica e ambiziosa di tutte le riforme, ha anche svolto un effetto parafulmine attirando tutte le critiche e mascherando la logica d\u2019insieme attorno alla quale \u00e8 ormai organizzata l\u2019economia europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Un nuovo sistema economico europeo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Qual \u00e8, esattamente, questa logica d\u2019insieme? Tra il 1986 e il 2012, l\u2019economia dell\u2019Unione europea \u00e8 stata completamente ricostruita attorno a sei trattati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019atto unico del 1986, che stabiliva i principi del mercato unico, il trattato di Maastricht del 1992, che ha gettato le basi per l\u2019euro e le sue caratteristiche principali, poi il trattato di Amsterdam del 1997, che perpetuava e rafforzava i vincoli di bilancio previsti da Maastricht, il trattato di Nizza del 2001, che ha riorganizzato le istituzioni europee in vista di un ampliamento, il trattato di Lisbona del 2007, che ha ripreso i punti essenziali del trattato costituzionale europeo che era stato respinto due anni prima, e che ha riscritto e precisato tutti i trattati precedenti, e infine il Fiscal Compact del 2012, che rafforzava i vincoli di bilancio a cui gli Stati sono chiamati a sottoporsi. Questi sei trattati hanno stabilito un\u2019architettura economica volta a inquadrare le economie nazionali in un insieme di regole comuni e a farle convergere istituzionalmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Negli anni \u201970 le economie europee avevano alcune specificit\u00e0 che avevano ereditato dalla loro storia, dalla loro cultura e dalle loro istituzioni nazionali. La Francia si caratterizzava per un capitalismo fondato sulle grandi imprese, su un settore pubblico forte, su rapporti conflittuali tra classi sociali e su un\u2019amministrazione centrale forte. L\u2019Italia era un paese di piccole e medie imprese efficienti, con una moneta debole e un settore finanziario poco sviluppato. L\u2019industria del Nord Italia beneficiava di una forza lavoro nazionale a basso costo proveniente dal Sud del paese, e questo la rendeva molto efficiente. La Germania, dal canto suo, poteva contare su un dinamismo industriale fondato sulle complementarit\u00e0 tra il suo sistema di istruzione, i l\u00e4nder [le regioni tedesche, NdT] forti e capaci di intervenire nell\u2019economia, un settore bancario che non esitava a investire a lungo termine per lo sviluppo industriale, e un sindacalismo di co-gestione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ciascuno di questi tre paesi aveva sperimentato un piccolo miracolo economico durante i \u201cTrenta Gloriosi\u201d [il trentennio di crescita economica fra il 1945 e il 1975, NdT], costruendo modelli di crescita che gli erano propri e che li rendevano efficaci, non solo al proprio interno, ma anche verso l\u2019estero. Cos\u00ec, fino all\u2019inizio degli anni \u201980, l\u2019Italia esportava pi\u00f9 della Germania in proporzione al proprio PIL, e accumulava regolarmente ampi surplus commerciali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La Francia beneficiava di un forte settore industriale costruito su grandi progetti nazionali basati su ambiziose politiche pubbliche (nuclearizzazione dell\u2019energia, treno ad alta velocit\u00e0, Airbus\u2026).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Un unico \u201cstampo\u201d europeo<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">I trattati europei hanno contribuito a smantellare proprio queste specificit\u00e0 nazionali. Fino al 1980 la CEE aveva stabilito un sistema economico pragmatico che consisteva, in fondo, nella protezione del mercato\u00a0comune tramite un dazio unico verso l\u2019esterno e tramite la rimozione degli ostacoli alla circolazione delle merci al proprio interno, al fine di aumentare la quantit\u00e0 potenziale di sbocchi economici per le proprie industrie. Negli anni \u201990, il mercato comune si \u00e8 trasformato in mercato unico. Alla libera circolazione delle merci si \u00e8 aggiunta quella dei capitali e della forza lavoro. Per evitare distorsioni della concorrenza, si \u00e8 deciso di limitare rigorosamente gli interventi pubblici. Rispetto al resto del mondo, si \u00e8 deciso di sopprimere tutti i limiti alla circolazione dei capitali e di siglare accordi commerciali multilaterali, nel quadro del GATT e dell\u2019Organizzazione Mondiale del Commercio, e poi di moltiplicare i trattati di libero scambio bilaterali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019economia europea ha quindi imposto uno \u201cstampo\u201d legale (un mercato unico, una moneta unica) identico per tutti i paesi europei. \u00c8 uno stampo basato sulla finanziarizzazione dell\u2019economia, sulla concorrenza interna ed esterna e sull\u2019arbitraggio economico dei mercati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 evidente che c\u2019erano modelli economici nazionali pi\u00f9 compatibili con questo stampo, e altri meno. L\u2019euro \u00e8 emblematico. Tutti gli studi concordano: una stessa moneta pu\u00f2 avere effetti opposti a seconda di come funzionano le economie. In effetti una moneta unica implica una banca centrale unica e un tasso di rifinanziamento unico. Tuttavia i tassi di inflazione sono diversi da un paese all\u2019altro, quindi il tasso di interesse reale proposto dalla BCE sar\u00e0 troppo basso per i paesi con maggiore inflazione (favorendo cos\u00ec la creazione di bolle finanziarie) e troppo elevato per i paesi con minore inflazione, col rischio di danneggiare gli investimenti. Allo stesso modo, uno stesso tasso di cambio non pu\u00f2 essere adatto a un insieme eterogeneo di economie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La libera circolazione dei capitali ha rafforzato la concentrazione degli investimenti industriali nei paesi \u201ccore\u201d, dove si trovano i principali porti del Mare del Nord e le vie navigabili, a danno dell\u2019Europa periferica. Certi paesi hanno cos\u00ec visto aumentare le proprie esportazioni, generando grandi surplus i quali, normalmente, dovrebbero causare un aumento del valore della moneta. Al contrario, i paesi in via di de-industrializzazione dovrebbero normalmente beneficiare di una svalutazione della moneta, ma lo \u201cstampo\u201d della moneta unica impedisce questi aggiustamenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La creazione del mercato unico ha generato problemi simili. L\u2019esacerbazione della concorrenza europea non ha tenuto in alcun conto le disparit\u00e0 tra i sistemi fiscali e sociali.\u00a0E invece le necessit\u00e0 in termini di spesa pubblica e di prestazioni sociali (pensioni, spesa sanitaria, politiche familiari) sono legate a parametri demografici e culturali che sono strettamente nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>\u201c<em>Bisogna adattarsi<\/em>\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019euro \u00e8 sintomatico di un sistema che \u00e8 passato da una logica in cui le istituzioni economiche erano nazionali, per il fatto che dovevano adattarsi alle specificit\u00e0 dei paesi, a una logica del tutto\u00a0opposta dove \u00e8 necessario adattare le economie nazionali a un quadro istituzionale prestabilito e definito direttamente su scala europea. Il problema \u00e8 che negando le specificit\u00e0 nazionali e imponendo a ciascun paese di adattarsi a un quadro comune, senza realizzare che ciascuno si era evoluto a partire da un universo istituzionale diverso e suo proprio, ha decisamente rafforzato le dinamiche di divergenza anzich\u00e9 creare la convergenza voluta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">In un libro pubblicato recentemente, Barbara Stiegler riassume l\u2019ideologia neoliberale in una formula: \u201c<a href=\"http:\/\/www.lefigaro.fr\/vox\/economie\/2019\/02\/04\/31007-20190204ARTFIG00235-il-faut-s-adapter-que-se-cache-t-il-derriere-cet-imperatif-omnipresent.php\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">Bisogna adattarsi<\/a>\u201d. Sottolinea giustamente questo meccanismo del pensiero sotteso all\u2019ideologia contemporanea. Spiega che l\u2019essenza del neoliberalismo non \u00e8, contrariamente al liberalismo classico, quella di assicurare a tutti la libera ricerca della propria emancipazione personale, ma piuttosto quella di produrre una camicia di forza normativa rigida, stabilita in nome di un principio superiore \u2013 ad esempio la concorrenza libera e non distorta \u2013 che in realt\u00e0 non \u00e8 che un meccanismo per creare una gerarchia tra quelli che a tale principio si adattano facilmente e ne traggono vantaggio, e gli altri, il cui processo di adattamento sar\u00e0 infinito perch\u00e9 si troveranno eternamente \u201cin ritardo\u201d rispetto ai paesi leader.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">I risultati dello studio del CEP menzionato all\u2019inizio sono, a tale proposito, alquanto rivelatori. Secondo questi economisti, se la Francia e l\u2019Italia sono i grandi perdenti dell\u2019euro, non sarebbe perch\u00e9 la creazione della moneta unica ha posto di per s\u00e9 un problema, ma perch\u00e9 questi paesi avrebbero accumulato un \u201critardo\u201d nelle riforme delle loro istituzioni nazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Vent\u2019anni dopo la sua creazione, \u00e8 ora di ammetterlo. L\u2019euro non \u00e8 stato fatto per servire le economie europee, ma per fornire un quadro normativo al quale le economie stesse sono costrette ad adattarsi. Ma ci\u00f2 che non viene mai ricordato \u00e8 che proprio questo imperativo di \u201cadattarsi\u201d equivale a negare le differenze geografiche, storiche, culturali, che persistono tra un paese e l\u2019altro e che restano assolutamente reali. E cos\u00ec, anzich\u00e9 consentire alla Francia o all\u2019Italia di adottare una politica monetaria e industriale che si adatti alle loro proprie realt\u00e0 economiche, l\u2019euro e il mercato unico, nel loro funzionamento, impongono eterne e inattuabili riforme volte a compensare il \u201critardo\u201d in una competizione le cui regole sono, in tutta evidenza, distorte.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/vocidallestero.it\/2019\/05\/01\/le-figaro-come-leuro-ha-condotto-la-francia-allimpasse\/\">http:\/\/vocidallestero.it\/2019\/05\/01\/le-figaro-come-leuro-ha-condotto-la-francia-allimpasse\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VOCI DALL&#8217;ESTERO (Henry Tougha) Il\u00a0celebre quotidiano francese Le Figaro\u00a0d\u00e0 voce a un commento critico sull\u2019euro e l\u2019Unione europea. 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