{"id":510,"date":"2009-10-16T23:41:42","date_gmt":"2009-10-16T21:41:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=510"},"modified":"2009-10-16T23:41:42","modified_gmt":"2009-10-16T21:41:42","slug":"daniel-pennac-se-i-bambini-diventano-clienti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=510","title":{"rendered":"Daniel Pennac, se i bambini diventano clienti"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: rgb(64, 65, 64); font-size: 10pt;\">Fonte <a href=\"http:\/\/www.lastampa.it\">La Stampa<\/a><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: rgb(64, 65, 64); font-size: 10pt;\">CORISPONDENTE DA PARIGI<br \/>\n\tIl delicato mestiere di insegnare e di apprendere in una societ&agrave; di bambini-clienti: mentre in Francia infuria la polemica sulla crisi della scuola ex orgoglio e pilastro della R&eacute;publique, il romanziere Daniel Pennac, ex professore e autore dell&rsquo;indimenticabile <em>Diario di scuola<\/em>, racconta le nuove perigliose vie della trasmissione dei saperi.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: rgb(64, 65, 64); font-size: 10pt;\"><strong>Insegnare e imparare: la chiave di una societ&agrave; &egrave; sempre l&igrave;.<\/strong> <br \/>\n\t&laquo;In una societ&agrave; di consumo &egrave; nello stesso momento pi&ugrave; facile e pi&ugrave; difficile il rapporto tra le due cose. Pi&ugrave; facile perch&eacute; le conoscenze sono pi&ugrave; numerose e di accesso pi&ugrave; semplice che nella libreria del mio villaggio di quando ero bambino. Pi&ugrave; difficile perch&eacute; la qualit&agrave; di quest&rsquo;offerta non &egrave; garantita, su Internet si trova tutto e il suo contrario, e poi perch&eacute; i bimbi di oggi sono clienti di una societ&agrave; consumistica (che non era il caso durante la mia infanzia: avevamo gli stessi abiti dei fratelli, le letture, pranzi e attivit&agrave; erano comuni in famiglia, mentre oggi i bambini sono clienti in modo totale), perch&eacute; la societ&agrave; li strumentalizza come clienti. Tra l&rsquo;altro, tutti i bimbi del mondo sono strumentalizzati dal mondo adulto. Da noi ci sono i bambini clienti, nel Terzo mondo ci sono i bambini produttori, quelli soldati o quelli che si prostituiscono nei paesi di turismo sessuale. I bimbi-clienti vanno a scuola, quelli produttori invece no. Questa strumentalizzazione dell&rsquo;infanzia d&agrave; ai piccoli una maturit&agrave; dei desideri di consumo che crea un problema: perch&eacute; molto spesso gli adulti scambiano questa maturit&agrave; commerciale per la maturit&agrave; vera. Ma &egrave; solo una capacit&agrave;. Saper riparare un computer, ad esempio&raquo;. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: rgb(64, 65, 64); font-size: 10pt;\"><strong>E a scuola ?<\/strong> <br \/>\n\t&laquo;Rende la vita dei professori pi&ugrave; complicata perch&eacute; i bambini si presentano a scuola come clienti, esattamente come nel resto della societ&agrave; consumistica. Ma il sapere che dobbiamo diffondere non &egrave; affatto una merce. La societ&agrave; che ha strumentalizzato i bambini fin da beb&eacute; parla loro sul piano del desiderio. Poco tempo fa sono andato a casa di persone che avevano un beb&eacute; con la tv in camera. Sollecitato fin dalla nascita (o quasi) dal punto di vista del suo desiderio di consumo. Di conseguenza, molto rapidamente, considera i suoi desideri come bisogni fondamentali. Rimangono per&ograve; desideri superficiali, ma non &egrave; in grado di capirne la superficialit&agrave; perch&eacute; sente questi messaggi da sempre. In molte famiglie, il regalo materiale &egrave; diventato l&rsquo;espressione del sentimento. Mia madre, per dirmi che mi amava, non mi regalava niente. Lo diceva raramente, tra l&rsquo;altro. Noi professori, in realt&agrave;, non parliamo a un desiderio. Il desiderio di imparare &egrave; una leggenda. Un bambino non ha spontaneamente il desiderio di imparare. Invece si tratta di un bisogno fondamentale, quello di sapere scrivere, contare, ragionare, riflettere. Questi bisogni fondamentali si confrontano con i desideri superflui di consumo. Il che complica parecchio la vita dei professori e degli allievi&raquo;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: rgb(64, 65, 64); font-size: 10pt;\"><strong>Il segreto del &laquo;mestiere&raquo;, il talento nel trasmettere dove &egrave;?<\/strong> <br \/>\n\t&laquo;Difficile rispondere. Usando una metafora cristiana, direi che sta nel mistero dell&rsquo;incarnazione. Bisogna incarnare le idee, la matematica nella presenza stessa del professore. E riuscire a fare in modo che gli allievi non siano soltanto in classe fisicamente ma che ne siano &ldquo;abitati&rdquo;, che entrino in un presente d&rsquo;incarnazione. Io ero un allievo pessimo ma sono stato salvato proprio da professori che avevano questo dono. Il mio professore di matematica stava qua con noi e noi stavamo assolutamente qua assieme a lui. Questa presenza non si riduce a una specie di carisma ma si compone di elementi diversi: passione per la materia insegnata, passione per la gente e passione della trasmissione, come minimo. Un elemento solo non basta. Devono essere assieme&raquo;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: rgb(64, 65, 64); font-size: 10pt;\"><strong>In Francia si &egrave; proposto di pagare gli allievi perch&eacute; frequentino con profitto&hellip;<\/strong> <br \/>\n\t&laquo;Si parler&agrave; di questo per tre settimane. Ultima innovazione, poi si passer&agrave; ad altro. Sono choccato dal fatto che si tratta in realt&agrave; di una funzione familiare affidata allo Stato. Normalmente &egrave; la famiglia che ricompensa i buoni risultati. Ora &egrave; lo Stato che sostituisce la famiglia. Sorprendente. In fondo, un gradino in pi&ugrave; sulla scaletta della clientelizzazione dei bambini&raquo;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: rgb(64, 65, 64); font-size: 10pt;\"><strong>C&rsquo;&egrave; una nostalgia di disciplina a scuola: ma il &rsquo;68 non ha lasciato eredit&agrave;?<\/strong> <br \/>\n\t&laquo;Il &lsquo;68 ha cambiato molto nelle rappresentazioni del reale ma pochissimo nei comportamenti profondi. Ora le cose vengono dette, apologia del discorso. Ma nei fatti, concretamente, poche cose sono cambiate&raquo;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: rgb(64, 65, 64); font-size: 10pt;\"><strong>Anche essere genitori &egrave; un mestiere difficile.<\/strong><br \/>\n\t&laquo;&Egrave; difficile essere adulto in un mondo dove ci sono giovani, com&rsquo;&egrave; difficile essere anziano in un mondo pieno di cinquantenni. Ma la difficolt&agrave; specifica della nostra societ&agrave; si trova nella confusione tra bisogni e desideri. Ormai la societ&agrave; consumistica offre prodotti particolari e diversi per bambini e adulti negli stessi campi (cibo, vestiti, musica). Questo determina nel bimbo confusione tra sentimento e regalo (il fatto di comprare). I genitori di oggi, clientelizzati anche loro, non hanno pi&ugrave; tanto da trasmettere come i nostri. Noi abbiamo ricevuto un&rsquo;eredit&agrave; intellettuale, culturale, spirituale, politica. Oggi si passa attraverso un consumo di beni che spossessa gli adulti della loro funzione insegnante&raquo;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: rgb(64, 65, 64); font-size: 10pt;\"><strong>Lei ha preso posizione nel 2004 a favore di Battisti e degli italiani ricercati per gli anni di piombo. Ha cambiato opinione?<\/strong> <br \/>\n\t&laquo;Quella di Battisti &egrave; una vicenda estremamente dolorosa a cui mi sono accostato con il principio della amnistia. E mi sono accorto che questo concetto di amnistia era francese e non italiano, dico storicamente. La Francia si &egrave; centralizzata molto presto, dal XVI secolo c&rsquo;&egrave; un regno che inghiotte le province e integra attraverso i funzionari. E questa cultura la R&eacute;publique l&rsquo;ha ripresa: amnistia dopo la guerra del 1940 per i collaborazionisti, poi l&rsquo;Oas (l&rsquo;organizzazione dei terroristi francesi in Algeria, ndr) e l&rsquo;amnistia appena 6 anni dopo i processi, amnistia rapida per quelli che si sono battuti in Nuova Caledonia. L&rsquo;amnistia rimonta alla notte dei tempi, &egrave; diventata un valore in s&eacute;. Mi sono espresso in nome di questi valori, non in nome della colpevolezza o meno di Battisti. Quando la vicenda &egrave; riapparsa mi sono accorto, parlando con gli amici italiani, che l&rsquo;amnistia era un fatto culturale che gli italiani non condividevano perch&eacute; l&rsquo;Italia non &egrave; uno Stato centralizzatore. Ma non dobbiamo dare lezioni a nessuno&raquo;.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fonte La Stampa CORISPONDENTE DA PARIGI Il delicato mestiere di insegnare e di apprendere in una societ&agrave; di bambini-clienti: mentre in Francia infuria la polemica sulla crisi della scuola ex orgoglio e pilastro della R&eacute;publique, il romanziere Daniel Pennac, ex professore e autore dell&rsquo;indimenticabile Diario di scuola, racconta le nuove perigliose vie della trasmissione dei saperi. 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