{"id":51152,"date":"2019-05-10T09:30:47","date_gmt":"2019-05-10T07:30:47","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51152"},"modified":"2019-05-14T01:39:37","modified_gmt":"2019-05-13T23:39:37","slug":"le-responsabilita-della-sinistra-nellaffermarsi-dei-populismi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51152","title":{"rendered":"Le responsabilit\u00e0 della sinistra nell&#8217;affermarsi dei populismi"},"content":{"rendered":"<p>di<strong> LE PAROLE E LE COSE (Rino Genovese)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.leparoleelecose.it\/wp-content\/uploads\/2013-01-grillo.jpg?fit=1445%2C501\" \/><\/p>\n<p>[<em>La prima parte di questo saggio si pu\u00f2 leggere\u00a0<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=34822\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">qui<\/a><\/em>].<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Parte seconda: dalla moltiplicazione dei populismi al governo gialloverde<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quella che \u00e8 passata alle cronache politiche come la \u201cvocazione maggioritaria del Pd\u201d, proclamata a gran voce da Veltroni, fu in realt\u00e0 nel 2008 un\u2019alleanza elettorale di corto respiro con una formazione minore dal nome assai improbabile \u2013 Italia dei valori \u2013 facente capo all\u2019ex giudice protagonista di Tangentopoli, Antonio Di Pietro, ministro delle Infrastrutture nel governo Prodi tra il 2006 e il 2008, ma soprattutto espressione di un antiberlusconismo del tutto speculare al berlusconismo. Se Berlusconi \u00e8 contro i magistrati che indagano sulla corruzione di cui lui, come imprenditore e uomo politico, \u00e8 massimo organizzatore, l\u2019Italia dei valori guidata da un ex magistrato, e ancor prima funzionario di polizia, fa dell\u2019anti-corruzione la propria ragion d\u2019essere. Veltroni prima dichiara che non far\u00e0 alleanze, poi le fa con il gruppo pi\u00f9 monotematicamente antiberlusconiano che ci sia, ma, per non mostrarsi ossessionato dal suo antagonista, in campagna elettorale insiste senza nominarlo sulla perifrasi \u201cil principale esponente dello schieramento a noi avverso\u201d. Cautela piuttosto risibile, e soprattutto autocontraddittoria: Veltroni raggiunger\u00e0 s\u00ec il 37% dei voti \u2013 anche per via di una legge elettorale che spinge a scegliere le coalizioni maggiori \u2013, ma con un distacco di quasi dieci punti dallo schieramento berlusconiano che arriver\u00e0 oltre il 46.<span id=\"more-35478\"><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le ragioni della sconfitta elettorale del 2008 non sono per\u00f2 tutte imputabili a una linea di autosufficienza e di rottura a sinistra. C\u2019\u00e8 un\u2019inconsistenza di fondo dell\u2019intera operazione Pd \u2013 il \u201cpartito sbagliato\u201d, come lo ha definito Antonio Floridia<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35478&amp;fbclid=IwAR2iAo482JwaggFdr2QSqHiwZjcT_zMjQsM8VvqenxQUCRFjZpWrse4qgVA#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0\u2013 cui fa da sponda, nella sinistra cosiddetta radicale, un\u2019analoga inconsistenza espressa da una lista Arcobaleno che non riesce neppure a superare la soglia di sbarramento. La radice obiettiva di questo doppio fallimento \u00e8 data da una risposta errata alla deformazione della democrazia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per comprendere in che cosa consista l\u2019errore, bisogna fare un passo indietro verso i regimi populistici novecenteschi sudamericani. Questi si distinguono dalle dittature (come quelle militari che, anche a seguito di quei populismi, imperverseranno poi sul subcontinente) per il fatto d\u2019incentrarsi su una sovranit\u00e0 popolare interpretata in modo plebiscitario: non sulla soppressione del momento elettorale, dunque, ma su una sua particolare declinazione. Ebbene, nei confronti di questo svuotamento della democrazia dall\u2019interno, la strategia e la tattica elettorale degli oppositori non pu\u00f2 che essere quella di costruire delle alleanze larghe: tutta l\u2019esperienza sudamericana dei partiti democratici lo testimonia. Se quindi \u00e8 insensata la decisione di presentarsi con una piccola coalizione di sinistra staccata dall\u2019insieme, come quella Arcobaleno, ancor pi\u00f9 lo \u00e8 annegare in un unico partito le differenti identit\u00e0 e sensibilit\u00e0 presenti in un\u2019alleanza. Il Pd nasce invece con questo vizio di fondo: di essere un partito n\u00e9 carne n\u00e9 pesce, basato sul rito plebiscitario delle \u201cprimarie aperte\u201d che incorona un leader analogo a quello populistico, per\u00f2 pi\u00f9 debole perch\u00e9 non univocamente a capo di un partito personale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il partito unico del centrosinistra non si ha pi\u00f9 un campo di alleanze in cui ciascun elettore \u2013 in una votazione, \u00e8 bene ricordarlo, a turno unico \u2013 pu\u00f2 ritrovarsi nella propria parte politica e al tempo stesso concorrere all\u2019obiettivo comune, ma una formazione mimetica e simmetrica rispetto a quella concorrente. L\u2019egemonia del berlusconismo \u00e8 insomma replicata e ribadita nella stessa costituzione del Pd, cui Veltroni aggiunge \u2013 quasi ciliegina sulla torta \u2013 una fittizia volont\u00e0 maggioritaria che, anche per via del rapporto stabilito con il piccolo partito personale di Di Pietro, ne sottolinea l\u2019aspetto mimetico nei confronti dello \u201cschieramento avverso\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spesso si dice che sia l\u2019appiattimento della sinistra su posizioni neoliberali, il suo spostarsi a destra, a determinare il successo dei populismi di vario genere. Ci\u00f2 \u00e8 vero solo in parte. C\u2019\u00e8 una pressione sistemica esercitata dai populismi sulla democrazia \u2013 il che ne provoca la deformazione, lo svuotamento pi\u00f9 o meno marcato \u2013, e sarebbe virt\u00f9 propria dei partiti democratici quella di preservare se stessi, e la possibilit\u00e0 di una rigenerazione della democrazia, senza ridursi ad assomigliare ai populismi. Se invece una sinistra socialista, o anche liberaldemocratica, diluisce la propria identit\u00e0 fino a perderla, questa \u00e8 una cessione delle armi. Perfino una formazione centrista avrebbe interesse a tenersi ben al di qua di una mimesi nei confronti dei populismi: per la semplice ragione che la nozione di \u201ccentro\u201d presuppone la coppia destra\/sinistra sulla quale misurare il proprio centrismo; laddove i populismi tendono a confondere, se non a cancellare, questa distinzione fondamentale della vita democratica \u2013 una distinzione per sua natura mobile \u2013, sostituendola con quella virtualmente totalitaria amico\/nemico, o con altre simili come \u201cbasso\u201d\u00a0<em>versus<\/em>\u00a0\u201calto\u201d, \u201cpopolo\u201d contro \u201c\u00e9lite\u201d, che inibiscono la formazione di uno schieramento politico articolato, basato su alleanze capaci d\u2019individuare di volta in volta l\u2019avversario principale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A un\u2019area di generico risentimento sociale viene invece dato spazio proprio nel centrosinistra, all\u2019ombra del Pd, con il partitino anti-corruzione di Di Pietro. Come se non fosse arcinoto che c\u2019\u00e8 qualcosa di peggiore della corruzione \u2013 e sono proprio i gruppi anti-corruzione che tendono a screditare\u00a0<em>tout court<\/em>\u00a0la politica. Chi scrive, bambino negli anni cinquanta a Napoli, ricorda gli striscioni elettorali \u201ccontro la partitocrazia\u201d fatti appendere da un capo all\u2019altro delle strade dal leader monarchico Achille Lauro, gi\u00e0 qualunquista e prima ancora fascista. La polemica contro i partiti, del resto, ha in Italia una storia molto lunga: andando a ritroso, troviamo senz\u2019altro il qualunquismo di Guglielmo Giannini che se la prendeva con i partiti usciti dalla Resistenza, ma, pi\u00f9 indietro ancora, certo con altri argomenti, c\u2019\u00e8 perfino Benedetto Croce. Questi nel 1912, nella rivista di Salvemini \u201cL\u2019Unit\u00e0\u201d, pubblic\u00f2 un articolo<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35478&amp;fbclid=IwAR2iAo482JwaggFdr2QSqHiwZjcT_zMjQsM8VvqenxQUCRFjZpWrse4qgVA#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>\u00a0in cui sosteneva che i partiti sono delle astrazioni al pari dei generi letterari, i quali secondo l\u2019estetica crociana sarebbero puramente estrinseci rispetto all\u2019opera d\u2019arte. Se \u00e8 contestabile una prospettiva che, nella teoria estetica, metta da parte la questione dei generi, lo \u00e8 ancor pi\u00f9 una teoria politica che voglia sbarazzarsi dei partiti per subordinare le loro lotte all\u2019imperativo dell\u2019unit\u00e0 sociale, con una finalit\u00e0 esplicitamente antisocialista contraria alla lotta di classe. La democrazia, invece, \u00e8 fatta proprio di\u00a0<em>generi<\/em>\u00a0<em>differenti<\/em>, cio\u00e8 di partiti, ciascuno con la sua specificit\u00e0, e di lotte tra partiti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 segno d\u2019intrinseca debolezza che il Pd \u2013 nato dalla fusione di due partiti, i Democratici di sinistra e la Margherita \u2013 sia un partito e al tempo stesso il suo contrario, un aggregato privo d\u2019identit\u00e0, una formazione mimetico-reattiva nei confronti del berlusconismo. Il fatto che esso stabilisca un rapporto privilegiato, per ragioni di tattica elettorale, con una piccola forza antipolitica sostanzialmente qualunquistica come quella di Di Pietro, appare a posteriori soltanto l\u2019anticipo di una sciagura che sta per arrivare, se si pensa a chi fu l\u2019organizzatore della comunicazione dell\u2019ex magistrato. Lo<em>\u00a0spin doctor<\/em>\u00a0di Di Pietro fu infatti Gianroberto Casaleggio con la sua Casaleggio &amp; Associati, un personaggio ancora sconosciuto in quel momento ma destinato a diventare famoso di l\u00ec a poco. Un\u2019altra azienda della comunicazione, questa volta non televisiva ma digitale, si affacciava cos\u00ec sulla scena politica, annunciando un cambio di paradigma della democrazia deformata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di Pietro raggiunge il suo massimo storico, l\u20198% dei voti, nelle elezioni europee del 2009 con l\u2019appoggio datogli dalla rete di Casaleggio e Beppe Grillo, i quali nel frattempo stanno mettendo su una nuova iniziativa politica. Il comico genovese, d\u2019accordo con Casaleggio, si emanciper\u00e0 dal dipietrismo fino a prospettare una sua provocatoria candidatura \u2013 che sar\u00e0 respinta \u2013 alle \u201cprimarie\u201d per la segreteria del Partito democratico. L\u2019antipolitica viene facendosi politica nella forma di un gruppo di pressione sulla fragile vita democratica interna al Pd; mentre il punto di dissenso da Di Pietro sar\u00e0 sulla questione delle alleanze: costruire un movimento politico che non si allei con nessuno e si presenti da solo alle elezioni sar\u00e0 la marcia in pi\u00f9 grillina, la scommessa che Di Pietro, comunque collocato nel centrosinistra, non aveva mai immaginato di poter fare<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35478&amp;fbclid=IwAR2iAo482JwaggFdr2QSqHiwZjcT_zMjQsM8VvqenxQUCRFjZpWrse4qgVA#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La moltiplicazione dei populismi si profila adesso in tutta la sua sorprendente evidenza. I due populismi aurorali, quello pi\u00f9 tradizionale della Lega su basi localistiche ed etniche e quello mediatico-aziendale hanno prodotto, all\u2019altro capo, un\u2019opposizione che ne ha introiettato il virus plebiscitario nella forma dell\u2019organizzazione di un partito che elegge il proprio segretario secondo il rito delle \u201cprimarie aperte\u201d. Il qualunquismo anti-corruzione di Di Pietro (anche questo piuttosto tradizionale, appoggiato da un comico, figura a sua volta non nuova dell\u2019antipolitica, se si pensa che lo stesso Guglielmo Giannini era un umorista e un uomo di teatro), con l\u2019apporto di un\u2019azienda della comunicazione digitale e del suo guru, d\u00e0 vita come per partenogenesi a un movimento populistico su larga scala capace di raccogliere il 25% dei voti alle elezioni del 2013 e quasi il 33% nel 2018. L\u2019ideologia di base, in questo caso, consiste in un\u2019enfatizzazione delle virt\u00f9 della comunicazione in rete ritenuta in grado di riattivare l\u2019utopia della democrazia diretta; in realt\u00e0 non di questo si tratta, quanto piuttosto di una forma di \u201cdirettismo\u201d dall\u2019alto, orientato a fare emergere, come in un processo di paretiana \u201ccircolazione delle \u00e9lite\u201d, un nuovo ceto politico che poi si far\u00e0 un nome per la propria incompetenza in ogni campo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Pd di Pierluigi Bersani \u2013 unico segretario che abbia cercato di contrastare la mimesi populistico-plebiscitaria costitutiva di questo partito \u2013, dopo avere troppo a lungo sostenuto l\u2019esecutivo \u201ctecnico\u201d di Mario Monti, succeduto nel 2011 al finale immobilismo agitato del governo berlusconiano, alle elezioni del 2013 non raggiunge il risultato sperato. La coalizione di centrosinistra \u201cItalia bene comune\u201d, con il 29,5% dei voti, ha s\u00ec la maggioranza assoluta dei deputati alla Camera (grazie a una legge elettorale che assegna un indecoroso premio a chi arriva in testa) ma non al Senato. Dopo un tentativo quasi eroico di ottenere se non altro un\u2019astensione al Senato da parte dei grillini, Bersani si dimette dalla segreteria, mentre il capo dello Stato Giorgio Napolitano, rieletto in nome della gravit\u00e0 del momento, spinge per un esecutivo di \u201clarghe intese\u201d del Pd con i berlusconiani e il gruppo di Monti. Si forma cos\u00ec il governo di Enrico Letta; la coalizione \u201cItalia bene comune\u201d si divide sul voto di fiducia e di fatto non esiste pi\u00f9; il giovane e aggressivo Matteo Renzi d\u00e0 la scalata alla segreteria del Pd, agitando lo slogan della \u201crottamazione\u201d della vecchia guardia del partito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ha inizio quindi quella fase della vita politica italiana in cui a risaltare non \u00e8 soltanto la moltiplicazione dei populismi ma anche la spiccata concorrenzialit\u00e0 tra loro. \u00c8 probabilmente la maggiore novit\u00e0 introdotta dalla vicenda italiana in quella gi\u00e0 di per s\u00e9 ampia e complessa dei populismi. Di solito questi s\u2019imperniano attorno a una leadership carismatica e a un \u201cpopolo\u201d legato a quella secondo un\u2019unica linea di divisione amico\/nemico. Nella variante italiana, invece, non si arriva al punto di un completo riassorbimento della distinzione destra\/sinistra (come nel \u201ctipo puro\u201d argentino che vede una destra e una sinistra entrambe peroniste), e si pu\u00f2 osservare una singolare proliferazione di aspiranti leader monocratici. Ma nessuno ce la fa a esserlo veramente. La rapida parabola di Renzi sta l\u00ec a dimostrarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulle prime il rottamatore sembra avere il vento in poppa. Diventato con una specie di manovra di palazzo presidente del Consiglio al posto di Letta, il suo Pd ha un brillante risultato alle elezioni europee del 2014 sfiorando il 41% dei voti. Non pago di avere rotto con il sindacato e la sinistra del suo partito con un provvedimento circa la riorganizzazione dei contratti di lavoro detto\u00a0<em>jobs act<\/em>, Renzi riapre il cantiere delle riforme istituzionali che gi\u00e0 segnarono il fallimento del \u201crottamato\u201d D\u2019Alema. Si tratta di una riforma costituzionale, collegata a una riforma elettorale, che non solo va nel senso di un rafforzamento dei poteri dell\u2019esecutivo, ma altera profondamente gli equilibri della repubblica parlamentare. Il Senato \u00e8 ridotto a una \u201ccamera delle autonomie\u201d con un\u2019elezione di secondo livello tra sindaci e consiglieri regionali, mentre l\u2019introduzione di un \u201cdoppio turno nazionale\u201d, mediante il ballottaggio per l\u2019assegnazione del premio di maggioranza tra le due liste arrivate in testa, introduce di fatto l\u2019elezione diretta del presidente del Consiglio identificato con il leader della lista vincente. Ma con il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, che boccia sonoramente la sua riforma, la parabola del rottamatore si conclude. Il Pd non \u00e8 riuscito a diventare, sotto le sembianze di quel \u201cpartito della nazione\u201d che Renzi avrebbe voluto dargli, il principale protagonista di una democrazia che, a quel punto, deformata sarebbe stata anche da un punto di vista strettamente costituzionale. Restano sul campo le macerie di una strategia che, con il suo avventurismo e una gestione arrogante del potere, ha portato nel frattempo alla crescita dell\u2019opposizione grillina e dell\u2019estrema destra leghista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui occorre una precisazione. Le forze della democrazia deformata possono essere di vario genere, ma la loro caratteristica comune \u00e8 di partire da una certa declinazione della sovranit\u00e0 popolare per andare verso forme pi\u00f9 o meno scoperte di bonapartismo. \u00c8 secondario, dunque, che la manipolazione della sovranit\u00e0 popolare avvenga attraverso demagogiche promesse mirabolanti diffuse dalla grancassa mediatica o, come pi\u00f9 spesso si pu\u00f2 osservare, strumentalizzando le paure, alimentando la xenofobia e il razzismo, oppure scagliandosi contro le \u00e9lite utilizzando Internet e il risentimento sociale che circola in rete, o ancora facendo tutte queste cose insieme. Se si va a vedere (e per questo l\u2019Italia \u00e8 stata anche condannata dalla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo), la politica dura contro l\u2019immigrazione, i \u201crespingimenti in mare\u201d verso la Libia, ci furono gi\u00e0 durante il governo Berlusconi nel 2009, con il leghista \u201cmoderato\u201d Roberto Maroni al ministero degli Interni. D\u2019altro canto, successivamente, sar\u00e0 il responsabile degli Interni del Pd Marco Minniti a fare accordi con le bande armate affinch\u00e9 trattengano in condizioni disumane i migranti sul suolo libico, ed \u00e8 lui ad aprire la \u201cguerra\u201d contro le Ong che nel Mediterraneo salvano vite umane. La mia tesi, insomma, \u00e8 che quella deformazione della democrazia inaugurata dal berlusconismo non sia mai terminata: che in Italia ci si trovi a vivere, invecchiato ormai Berlusconi, una contesa intorno alle spoglie della sua eredit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il miracolo politico compiuto da Matteo Salvini \u00e8 di aver dato respiro nazionale a una forza con radicamento regionale, riuscendo anche a far dimenticare i non piccoli episodi di corruzione della gestione precedente. C\u2019\u00e8 inoltre, da parte di questa nuova Lega, la messa in campo di un apparato propagandistico attraverso la rete (ovviamente impossibile ai tempi ormai lontani di Bossi), che sotto questo profilo fa dei leghisti i discepoli dei grillini. Pi\u00f9 in generale, \u00e8 proprio la costruzione di un\u2019estrema destra mediante il passaggio da un populismo localistico, con accenti separatisti, a un nazional-populismo alleato in Europa di Marine Le Pen, a collocare oggi Salvini nella migliore posizione per ricevere i voti andati un tempo al berlusconismo, al fine di ereditarne il ruolo di principale agente della democrazia deformata, in ci\u00f2 aiutato dalla comprovata incapacit\u00e0 di Berlusconi nel crearsi una successione sua propria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo equivale a dire che, secondo la mia analisi, la vera e propria svolta della politica italiana risale ancora al 1994, cio\u00e8 all\u2019anno in cui, con la dimostrazione di come fosse abbastanza facile introdurre nella vita democratica il virus populistico-plebiscitario attraverso il partito azienda, tutti gli altri populismi sono stati resi possibili, da quelli pi\u00f9 tradizionali a quelli pi\u00f9 innovativi, in una miscela pi\u00f9 o meno ben dosata di elementi arcaico-tradizionali e moderni. Una svolta ulteriore potrebbe venire oggi solo dalla fine della concorrenzialit\u00e0 tra i populismi e dalla vittoria di uno di essi. E quello di Salvini sembrerebbe al momento quello meglio piazzato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia la situazione \u00e8 pi\u00f9 fluida di quanto non fosse nel 2001, all\u2019epoca del trionfo berlusconiano. L\u2019alleanza conflittuale tra i due populismi, espressa dal cosiddetto governo gialloverde, non sembra destinata a durare. La convergenza di un Pd \u2013 il pi\u00f9 possibile liberato dalle macerie renziane \u2013 con i grillini (o una parte di questi) a un certo punto sar\u00e0 posta dalle cose. Una formazione di centrosinistra, se non vuole cedere alla logica dei populismi, deve cercare di rimettere al centro della dialettica politica l\u2019asse destra\/sinistra, e in base ad esso individuare l\u2019avversario principale. Non v\u2019\u00e8 dubbio che questo sia la Lega, partito di estrema destra anche nella sua collocazione europea, laddove il Movimento 5 Stelle \u00e8 da classificare come un \u201cpopulismo di centro\u201d. Verso i grillini va quindi sviluppata un\u2019iniziativa politica, nella consapevolezza che non sia immaginabile, a breve, che il Pd possa riprendersi tutti i voti fuggiti verso quel colossale equivoco tenuto a battesimo anni fa dal duo Grillo-Casaleggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine quale lezione trarre dalla pressoch\u00e9 incredibile vicenda italiana degli ultimi venticinque anni? In poche parole: che un paese, una volta imboccata la strada di una deformazione populistico-plebiscitaria della democrazia, difficilmente ne esce. Sarebbe potuto accadere (come in Argentina a suo tempo con il peronismo) che un unico populismo occupasse l\u2019intero spettro politico, ma il pluralismo di una vita sociale molto pi\u00f9 articolata di quella che una pura e semplice leadership carismatica, o pseudo-tale, riuscisse ad avvolgere o convogliare su di s\u00e9, ha finora evitato che il momento virtualmente totalitario insito nei populismi potesse esprimersi appieno.<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35478&amp;fbclid=IwAR2iAo482JwaggFdr2QSqHiwZjcT_zMjQsM8VvqenxQUCRFjZpWrse4qgVA#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0A. Floridia,\u00a0<em>Un partito sbagliato. Democrazia e organizzazione nel Partito democratico<\/em>, Castelvecchi, Roma 2019.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35478&amp;fbclid=IwAR2iAo482JwaggFdr2QSqHiwZjcT_zMjQsM8VvqenxQUCRFjZpWrse4qgVA#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0B. Croce,\u00a0<em>Il partito come giudizio e come pregiudizio<\/em>, ora in\u00a0<em>Cultura e vita morale. Intermezzi polemici<\/em>, Bibliopolis, Napoli 1993, pp. 185-191.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35478&amp;fbclid=IwAR2iAo482JwaggFdr2QSqHiwZjcT_zMjQsM8VvqenxQUCRFjZpWrse4qgVA#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0Sull\u2019intera vicenda, cfr. P. Ceri, F. Veltri,\u00a0<em>Il movimento nella rete. Storia e struttura del Movimento 5 Stelle<\/em>, Rosenberg &amp; Sellier, Torino 2017.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35478&amp;fbclid=IwAR2iAo482JwaggFdr2QSqHiwZjcT_zMjQsM8VvqenxQUCRFjZpWrse4qgVA\">http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35478&amp;fbclid=IwAR2iAo482JwaggFdr2QSqHiwZjcT_zMjQsM8VvqenxQUCRFjZpWrse4qgVA<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di LE PAROLE E LE COSE (Rino Genovese) [La prima parte di questo saggio si pu\u00f2 leggere\u00a0qui]. &nbsp; Parte seconda: dalla moltiplicazione dei populismi al governo gialloverde &nbsp; Quella che \u00e8 passata alle cronache politiche come la \u201cvocazione maggioritaria del Pd\u201d, proclamata a gran voce da Veltroni, fu in realt\u00e0 nel 2008 un\u2019alleanza elettorale di corto respiro con una formazione minore dal nome assai improbabile \u2013 Italia dei valori \u2013 facente capo all\u2019ex giudice protagonista&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":93,"featured_media":51153,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Le-parole-e-le-cose.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-dj2","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51152"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/93"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=51152"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51152\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":51260,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51152\/revisions\/51260"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/51153"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=51152"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=51152"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=51152"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}