{"id":51169,"date":"2019-05-09T09:15:24","date_gmt":"2019-05-09T07:15:24","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51169"},"modified":"2019-05-09T08:32:23","modified_gmt":"2019-05-09T06:32:23","slug":"new-management-autonomia-scolastica-ed-autonomia-differenziata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51169","title":{"rendered":"New management, autonomia scolastica ed autonomia differenziata"},"content":{"rendered":"<p><strong> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium\" src=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/images\/stories\/stories8\/Immagine164.jpg\" width=\"300\" height=\"222\" \/> <\/strong><\/p>\n<p><strong>di SINISTRA IN RETE (Fernanda Mazzoli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Nella cornice del New Public Management trova fertile\u00a0humus\u00a0la richiesta dell\u2019autonomia differenziata da parte di alcune regioni italiane che rivendicano il governo diretto di diversi ambiti della vita pubblica. Sono regioni fra le pi\u00f9 ricche d\u2019Italia che mirano a stabilire legami diretti con le altre regioni pi\u00f9 avanzate d\u2019Europa e ritengono di poterlo fare con maggiore successo, se svincolate dal quadro istituzionale nazionale e dagli obblighi &#8211; fiscali in primo luogo,\u00a0ma non solo &#8211; che esso comporta. Hanno in primo luogo bisogno di controllare settori strategici e, fra questi, uno dei pi\u00f9 importanti \u00e8 rappresentato dalla scuola. Non \u00e8 un caso che sulla scia delle pi\u00f9 note Emilia, Lombardia e Veneto, anche Marche e Umbria abbiano avviato un percorso in comune di autonomia differenziata limitato a poche discipline e che riguarda proprio l\u2019istruzione e la formazione tecnica e professionale, nonch\u00e9 l\u2019universit\u00e0. La posta in gioco \u00e8 appetitosa: la riorganizzazione dell\u2019istruzione in senso regionale comporta non solo la gestione del personale, ma la possibilit\u00e0 di intervenire sul\u00a0curricolo\u00a0degli studenti e sull\u2019Alternanza Scuola-Lavoro. La regionalizzazione del sistema scolastico (o di parte di esso) punta a costruire in tempi brevi quella sinergia tra istruzione ed impresa invocata dagli organismi europei e dalle associazioni di categoria degli industriali e chiamata a fare della scuola il luogo dell\u2019addestramento delle giovani generazioni alle competenze richieste dalle aziende del territorio.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center\">* * * *<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A partire dagli anni \u201980 del secolo scorso comincia ad imporsi una corrente di pensiero, destinata ad influire profondamente sulle dinamiche socio-politiche e culturali del nostro tempo, che propone di importare le regole di funzionamento del mercato concorrenziale nel settore pubblico. I principi ispiratori del\u00a0new management\u00a0e della\u00a0public governance\u00a0affondano le loro radici nell\u2019elaborazione del concetto di \u201csociet\u00e0 imprenditoriale\u201d. Peter Drucker, teorico del\u00a0management,\u00a0riprendendo certi aspetti dell\u2019imprenditore schumpteriano- l\u2019uomo della \u201cdistruzione creatrice\u201d- propugna la costruzione di una nuova societ\u00e0 di imprenditori, il cui spirito deve diffondersi in tutta la societ\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019obiettivo dichiarato \u00e8 quello di trasformare gli USA in una\u00a0societ\u00e0 imprenditoriale,\u00a0caratterizzata da adattabilit\u00e0 e cambiamento incessante. Il nuovo spirito imprenditoriale deve penetrare in tutti gli ambiti del vivere sociale, in particolare nei servizi pubblici. Questa elaborazione fornisce i fondamentali alla grande controffensiva liberista, messa a punto proprio in quegli anni, mirata non tanto ad un progressivo ritiro dello Stato, quanto ad \u201cuna trasformazione dell\u2019azione pubblica\u201d capace di fare dello Stato stesso \u201cuna sfera regolata anch\u2019essa da regole di concorrenza\u201d[1]. La posta in gioco, dunque, \u00e8 quella di riuscire ad imporre al centro di tale azione pubblica principi, modalit\u00e0 e meccanismi dell\u2019impresa privata, in modo da riconfigurare una nuova pratica di governo che sar\u00e0 progressivamente adottata, a partire dagli anni \u201980, dai Paesi dell\u2019OCSE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In tale contesto, il\u00a0management\u00a0tende ad accreditarsi come una tecnica gestionale valida per qualsiasi settore della vita collettiva (e non solo, se pensiamo alla diffusione anche in campo educativo della concezione dell\u2019individuo come \u201cimprenditore di se stesso), in quanto portatore dei valori di efficienza, innovazione, flessibilit\u00e0 e competizione e delle modalit\u00e0 organizzative necessarie per tradurli in pratica effettiva di governo. Lo Stato \u00e8 dunque spinto a strutturare il suo intervento secondo la logica del mercato , impresa in un mondo di imprese, regolato dalla legge della concorrenza, mentre il cittadino , gi\u00e0 soggetto di diritti sociali, si avvia a divenire un consumatore al quale erogare beni e servizi, fra i quali egli potr\u00e0 scegliere il pi\u00f9 conveniente in rapporto alle sue possibilit\u00e0 e aspettative.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel nostro Paese l\u2019importazione delle regole e modalit\u00e0 di funzionamento del mercato nel settore pubblico trova una significativa espressione giuridica nella Legge n. 59 del 15 marzo 1997, voluta da Franco Bassanini, ministro per la funzione pubblica e per gli Affari regionali nel governo Prodi. L\u2019articolo 21 sancisce l\u2019autonomia delle istituzioni scolastiche e degli istituti educativi (posti sullo stesso piano ), nell\u2019ambito di un processo di riorganizzazione dell\u2019intero sistema formativo. In particolare, il comma 8 stabilisce che \u201cl\u2019autonomia organizzativa \u00e8 finalizzata alla realizzazione della flessibilit\u00e0, della diversificazione, dell\u2019efficienza e dell\u2019efficacia del servizio scolastico, all\u2019 integrazione e al miglior utilizzo delle risorse e delle strutture, all\u2019introduzione di tecnologie innovative e al coordinamento con il contesto territoriale. Essa si esplica liberamente anche mediante il superamento dei vincoli in materia di unit\u00e0 oraria della lezione, dell\u2019unitariet\u00e0 del gruppo classe e della modalit\u00e0 di organizzazione e impiego dei docenti, secondo finalit\u00e0 di ottimizzazione delle risorse umane, finanziarie, tecnologiche, materiali e temporali, fermo restando i giorni di attivit\u00e0 annuale previsti a livello nazionale\u201d[2], nonch\u00e9 il rispetto degli obblighi annuali di servizio dei docenti previsti dai contratti collettivi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sono, qui, declinate tutte le voci che concorrono a definire le \u201c buone pratiche\u201d di\u00a0governance\u00a0secondo i dettami del\u00a0management,\u00a0dalla flessibilit\u00e0 , all\u2019efficienza gestionale, all\u2019ottimizzazione del cosiddetto capitale umano , a discapito della specificit\u00e0 scolastica , che ha come corollario la consapevolezza della radicale differenza\u00a0qualitativa (fondamenti, contenuti e fini ) tra scuola e impresa, implicante, anche sul piano organizzativo, soluzioni rispettose di tale specificit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La riforma scolastica dell\u2019autonomia, conosciuta come riforma Berlinguer dal nome del ministro che la promosse in quello stesso periodo, si \u00e8 incaricata di rendere operante all\u2019interno del sistema scolastico le linee guida stabilite dall\u2019articolo 21 , aprendo la strada all\u2019aziendalizzazione della scuola. La creazione della figura del Dirigente Scolastico cui si attribuiscono compiti di tipo manageriale, l\u2019introduzione del Piano dell\u2019Offerta Formativa in ogni scuola, l\u2019insistenza sulla necessit\u00e0 di rispondere alle \u201cattese espresse dalle famiglie, dagli enti locali, dai contesti sociali, culturali ed economici del territorio\u201d,[3]\u00a0la premialit\u00e0 per docenti coinvolti in attivit\u00e0 di tipo organizzativo o in base ad un \u201cmerito\u201d valutabile attraverso test (il famoso \u201cquizzone\u201d che cost\u00f2 al ministro l\u2019incarico) fanno penetrare nella scuola forme elementari di\u00a0marketing\u00a0, con l\u2019invadente ed inevitabile bagaglio di una neolingua ammiccante a\u00a0debiti, crediti, successo formativo, performance, obiettivo, risultato, servizio all\u2019utenza, open day.\u00a0E spalancano le porte alla concorrenza, appena temperata dal rituale richiamo alla libert\u00e0 d\u2019insegnamento garantita dalla Costituzione: concorrenza tra docenti all\u2019interno della stessa scuola , attraverso meccanismi premiali a disposizione degli insegnanti con funzioni organizzative o progettuali (e conseguente svalorizzazione dell\u2019attivit\u00e0 in classe)\u00a0e concorrenza tra i diversi Istituti che, a suon di POF e progetti multiformi, allettano gli studenti-clienti, strappandoli alle altre scuole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le successive riforme (se ne contano ben tre: Moratti, Gelmini e\u00a0buona scuola),\u00a0pur con sfumature diverse, hanno accolto pienamente tale impostazione, radicalizzandola nel senso della Scuola delle Tre I \u2013 Impresa, Inglese, Internet- , della scuola dell\u2019Invalsi, ostaggio del pensiero quantitativo, e della\u00a0scuola leggera del saper fare,\u00a0fino alla fornitura gratuita di manodopera alle aziende con l\u2019Alternanza scuola-lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo sistema, in cui l\u2019Italia si \u00e8 trovata ad adottare politiche scolastiche gi\u00e0 in atto in diversi paesi sin dagli anni Novanta, crea nei fatti un mercato dell\u2019istruzione e della formazione, la cui conseguenza pi\u00f9 visibile \u00e8 la frammentazione dei sistemi educativi e la differenziazione dei luoghi e delle modalit\u00e0 di scolarizzazione secondo varianti sociali o\/e geografiche e rappresenta un caso emblematico della costruzione di una situazione di mercato in un ambito ad esso estraneo per natura. Non \u00e8 certo casuale che diversi e importanti esponenti del pensiero neoliberista abbiano sempre guardato con grande interesse all\u2019istruzione, a partire da Milton Friedman che, gi\u00e0 nel 1955, aveva proposto di istituire un sistema di concorrenza fra gli istituti scolastici, fondato sull\u2019assegno educativo, corrispondente al costo medio della scolarit\u00e0, da versare ad ogni famiglia, la quale avrebbe, poi, deciso in quale scuola utilizzarlo.[4]<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Due sono i principi da cui scaturisce tale proposta: le famiglie sono considerate alla stregua di \u201cconsumatori\u201d, liberi di scegliere \u201cil prodotto\u201d pi\u00f9 confacente alle loro aspettative, e gli Istituti sono spinti ad entrare in concorrenza gli uni con gli altri , ci\u00f2 che dovrebbe comportare un miglioramento del loro livello, conformemente all\u2019ideologia neoliberista per cui la competizione produce , di per s\u00e9, beni e servizi di qualit\u00e0 superiore , a maggior profitto di tutti, secondo l\u2019ottica del\u00a0win win\u00a0(tutti vincenti). Non solo la realt\u00e0 degli ultimi decenni si \u00e8 incaricata di smentire ferocemente tale rosea previsione, ma \u00e8 doveroso sottolineare che questa idea si fonda sul pi\u00f9 che discutibile presupposto che educazione e cultura siano merci , la cui produzione e distribuzione non risponde a criteri sostanzialmente diversi da quelli di mercato. Presuppone altres\u00ec il passaggio dalla figura del cittadino in possesso di diritti sociali e politici, maturati nel corso di una lunga e complessa storia collettiva, a quella del consumatore, la cui libert\u00e0 si esplica entro lo spettro delimitato dalla possibilit\u00e0 di scegliere i prodotti pi\u00f9 rispondenti alle sue esigenze. E\u2019 la norma della concorrenza generalizzata che informa e plasma le relazioni sociali ai diversi livelli e alla quale devono sottomettersi tutti i campi in cui si esercita l\u2019attivit\u00e0 umana, pubblica e privata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo quadro distopico \u2013 messo a punto dal pensiero neoliberista gi\u00e0 a partire dal convegno Walter Lippmnann del 1938 \u2013 gli Stati, dietro le molteplici pressioni di organismi sovragovernativi (FMI,Banca Mondiale, Gatt\u00a0in primis) e privati, non solo si sono adeguati al modello gestionale dell\u2019impresa, ma hanno finito per cambiare il proprio ruolo, promuovendo politiche volte ad adattare la societ\u00e0 tutta ai vincoli della competizione mondiale. Contestualmente, il settore pubblico- istruzione, sanit\u00e0, amministrazione, previdenza- \u00e8 stato trasformato in produttore di servizi forniti ad un cliente, in concorrenza con altre agenzie fornitrici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questa cornice \u2013 ideologica e politica \u2013 trova fertile\u00a0humus\u00a0la richiesta dell\u2019autonomia differenziata da parte di alcune regioni italiane, le quali rivendicano il governo diretto di diversi e significativi ambiti della vita pubblica in base alla loro maggiore competitivit\u00e0 \u2013 in termini economici, finanziari, gestionali- sia rispetto ad altre regioni del Paese, sia rispetto allo Stato centrale. Sono regioni fra le pi\u00f9 ricche d\u2019Italia che, lungi dal volere ritrovare una mitica identit\u00e0 locale all\u2019insegna dei bei tempi andati che esse per prime hanno distrutto con l\u2019industrializzazione selvaggia che ne ha devastato il territorio e sconvolto la coesione sociale, mirano a stabilire legami diretti \u2013 di carattere economico innanzitutto- con le altre regioni pi\u00f9 avanzate d\u2019Europa e ritengono di poterlo fare con maggiore successo, se svincolate dal quadro istituzionale nazionale e dagli obblighi -fiscali in primo luogo,\u00a0ma non solo- che esso comporta. Per potersi misurare proficuamente sul terreno economico e commerciale , hanno bisogno di controllare settori strategici e, fra questi, uno dei pi\u00f9 importanti \u00e8 rappresentato dalla scuola. Non a caso, le regioni Marche e Umbria che, sulla scia delle pi\u00f9 note Emilia, Lombardia e Veneto , hanno avviato anch\u2019esse un percorso in comune di autonomia differenziata, limitano le loro richieste a poche discipline ed una di queste riguarda proprio l\u2019istruzione e la formazione tecnica e professionale, nonch\u00e9 l\u2019universit\u00e0. La posta in gioco \u00e8, infatti, piuttosto appetitosa , perch\u00e9 la riorganizzazione dell\u2019istruzione in senso regionale comporta non solo la gestione del personale, ma la possibilit\u00e0 di intervenire sul\u00a0curricolo\u00a0degli studenti e sui \u201cpercorsi per le competenze trasversali e l\u2019orientamento\u201d, ovvero sull\u2019Alternanza Scuola-Lavoro, cos\u00ec ribattezzata dal nuovo ministro nel vano tentativo di dare una verniciatura didattica ad un dispositivo di descolarizzazione, sfruttamento e manipolazione ideologica del quale questo sito gi\u00e0 si \u00e8 occupato[5]\u00a0. La regionalizzazione del sistema scolastico ( o di parte di esso) punta, infatti, a costruire in tempi brevi quella sinergia tra istruzione ed impresa invocata dagli organismi europei e dalle associazioni di categoria degli industriali e chiamata a fare della scuola il luogo dell\u2019addestramento delle giovani generazioni alle competenze via via richieste dalle aziende del territorio. Sarebbe, questo, un percorso particolarmente propizio alla messa in discussione del valore legale del titolo di studio, la cui soppressione aprirebbe agevolmente la porta a soluzioni tarate sul modello della \u201ctessera personale delle competenze\u201d, proposta gi\u00e0 sul finire del secolo scorso dal commissario europeo per la scienza, la ricerca e la tecnologia Edith Cresson nel suo\u00a0Libro bianco[6]:una certificazione aggiornata in tempo reale lungo l\u2019intero arco della vita , con il concorso di settori professionali e imprese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il processo di mercatizzazione dell\u2019istruzione , innescato dalle riforme degli ultimi vent\u2019anni, troverebbe un coerente e pi\u00f9 completo sbocco nell\u2019ambito di una riorganizzazione su base regionale, capace di darsi gli strumenti pi\u00f9 efficaci per realizzare l\u2019auspicata integrazione fra realt\u00e0 produttive locali e formazione e di vincere, grazie alla frammentazione del sistema, le resistenze che il mondo della scuola ancora esprime in merito. Il compito si trova ad essere facilitato dai profondi mutamenti che gi\u00e0 hanno portato la scuola sulla via dell\u2019aziendalizzazione e non servono provvedimenti di eclatante rottura che potrebbero suscitare allarme sotto il profilo giuridico: l\u2019autonomia scolastica fornisce un quadro normativo improntato a flessibilit\u00e0 e significativa attenzione sia alle esigenze territoriali, sia alla possibilit\u00e0 di opzione da parte delle famiglie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u2019 rilevante che un importante esponente di una rete di istituti privati di orientamento cattolico, intervistato circa la regionalizzazione, affermi che essa rappresenta un passo avanti (presumibilmente, verso il pieno riconoscimento degli Istituti paritari), \u201cse si tratta di un modo per garantire pi\u00f9 autonomia e libert\u00e0 di scelta ai singoli Istituti\u201d[7]. Si invoca, non casualmente, quella libert\u00e0 di scelta che per Milton Friedman riassumeva tutte le qualit\u00e0 del capitalismo concorrenziale e che muove dal principio che la concorrenza va creata anche dove non esiste, introducendo una serie di incentivi di mercato. E tali sembrano essere quelli che il governatore del Veneto fa balenare dalle pagine dello stesso periodico: promette, infatti, aumenti ai docenti in base al merito, nonch\u00e9 una modifica in senso territoriale dei contratti collettivi. Pura operazione di\u00a0marketing, probabilmente , se non fosse che tali proposte toccano un tasto particolarmente sensibile del dibattito pubblico. Pressioni in questa direzione- di fuoriuscita dai contratti collettivi nazionali- vengono, infatti, avanzate ormai da anni da diversi attori sociali e politici , in nome dello svecchiamento dell\u2019inquadramento contrattuale professionale, dipinto come una sorta di gabbia obsoleta, nemica dell\u2019efficienza e , naturalmente, del merito. Ora, al di l\u00e0 del possibile esito dei negoziati intrapresi da diverse Regioni per ottenere l\u2019autonomia differenziata ( che non potr\u00e0 non misurarsi con le contraddizioni dell\u2019attuale scenario politico, con i vincoli costituzionali e, sperabilmente, con un\u2019opposizione agguerrita in tutto il Paese), il paradigma ispiratore e le proposte che sono via via emerse rischiano, comunque vadano le cose, di legittimare idee e pratiche in aperto conflitto con I principi fondanti della Costituzione, a partire dall\u2019articolo 3. Non \u00e8 inutile ricordare che le diverse \u201criforme\u201d che , dagli anni \u201980 del Novecento, hanno deregolamentato il lavoro, privatizzato i servizi pubblici, aperto al mercato scuole ed ospedali, delimitato l\u2019azione budgetaria dei governi, si sono spesso realizzate per progressivi aggiustamenti, sostenuti da pervasive campagne ideologiche affidate ai\u00a0media\u00a0e normati, poi, entro una cornice legale.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 10pt\">Note<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">[1]\u00a0cfr. P.Dardot,C.Laval,\u00a0La nuova ragione del mondo. Critica della razionalit\u00e0 neoliberista,\u00a0DeriveApprodi, Roma, 2016, in particolare pp.366-413)<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">[2]\u00a0http:\/\/www.parlamento.it\/parlam\/leggi\/97059l.htm<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">[3]\u00a0Cfr. Il regolamento in materia di autonomia scolastica e, in particolare, il\u00a0curricolo dell\u2019autonomia\u00a0inhttps:\/\/archivio.pubblica.istruzione.it\/didattica_museale\/dpr275_1999.pdf<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">[4]\u00a0Cfr M. Friedman,\u00a0The role of Government in education ,\u00a0disponibile in rete:https:\/\/la.utexas.edu\/users\/hcleaver\/330T\/350kPEEFriedmanRoleOfGovttable.pdf<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">[5]\u00a0https:\/\/www.roars.it\/online\/alternanza-scuola-lavoro-e-cultura-dimpresa\/<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">[6]\u00a0http:\/\/www.mydf.it\/DOC_IRASE\/librobianco_Cresson.pdf<\/span><br \/>\n<span style=\"font-size: 10pt\">[7]\u00a0https:\/\/www.tempi.it\/regionalizzare-la-scuola-se-significa-piu-autonomia-e-unottima-idea\/<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:<\/strong>\u00a0<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/politica-italiana\/14922-fernanda-mazzoli-new-management-autonomia-scolastica-ed-autonomia-differenziata.html\">https:\/\/www.sinistrainrete.info\/politica-italiana\/14922-fernanda-mazzoli-new-management-autonomia-scolastica-ed-autonomia-differenziata.html<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SINISTRA IN RETE (Fernanda Mazzoli) &nbsp; Nella cornice del New Public Management trova fertile\u00a0humus\u00a0la richiesta dell\u2019autonomia differenziata da parte di alcune regioni italiane che rivendicano il governo diretto di diversi ambiti della vita pubblica. 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