{"id":51227,"date":"2019-05-14T10:30:06","date_gmt":"2019-05-14T08:30:06","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51227"},"modified":"2019-05-12T21:10:44","modified_gmt":"2019-05-12T19:10:44","slug":"gatekeeping","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51227","title":{"rendered":"Gatekeeping"},"content":{"rendered":"<p><strong>di IL PEDANTE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per gli scienziati della comunicazione il termine gatekeeping indica l&#8217;omissione selettiva delle notizie da parte di un organo di stampa o di un&#8217;autorit\u00e0 politica, per influenzare l&#8217;opinione pubblica. Il primo a scriverne fu il ricercatore David Manning White nel saggio\u00a0<i><a href=\"http:\/\/www.aejmc.org\/home\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/Journalism-Quarterly-1950-White-383-90.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">The Gatekeeper: A Case Study in the Selection of News<\/a><\/i>(1950). Utilizzando categorie a noi pi\u00f9 vicine, il gatekeeping cos\u00ec inteso \u00e8 uno\u00a0<i>spin\u00a0<\/i>di tipo passivo &#8211; dove cio\u00e8 lo\u00a0<i>spin doctor\u00a0<\/i>non fabbrica le notizie, ma le omette &#8211; e anticipa la fattispecie della \u00abfalsa sineddoche\u00bb introdotta da Vladimiro Giacch\u00e9 ne\u00a0<i>La fabbrica del falso<\/i>. L\u00ec si osservava come la manipolazione del pubblico non scaturisca tanto dalla mancata informazione, quanto piuttosto dalla sua propensione a interpretare la totalit\u00e0 dell&#8217;evento relato sulla base delle informazioni selezionate dal\u00a0<i>gatekeeper<\/i>. Come nella figura retorica della sineddoche, la parte diventa cos\u00ec il tutto e lo deforma per adattarlo ai significati di chi l&#8217;ha estrapolata. A chiosa di quella intuizione, scrivevo ne\u00a0<i>La crisi narrata<\/i>:<\/p>\n<blockquote><p>poich\u00e9 il lettore&#8230; tender\u00e0 a riempire gli spazi vuoti tra gli episodi narrati per ricostruire interiormente una visione dell\u2019oggetto intero che replichi quegli input informativi istintivamente assunti come rappresentativi, la disonest\u00e0 del narratore non risiede tanto nella reticenza o nei giudizi quanto nella sottintesa promessa di offrire un campionario di rappresentazioni proporzionalmente fedele alla realt\u00e0.<\/p><\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify\">Negli ultimi anni si \u00e8 diffusa una seconda accezione del termine, piuttosto lontana dall&#8217;originale, in cui l&#8217;elemento da trattenere non \u00e8 pi\u00f9 l&#8217;informazione bens\u00ec\u00a0<b>la sua possibilit\u00e0 di sortire gli effetti per i quali \u00e8 stata concepita e diffusa<\/b>. Ci\u00f2 avviene segregandone i messaggi in un \u00abrecinto\u00bb (<i>gate<\/i>) dialettico e affidandoli alla sorveglianza di un \u00abguardiano\u00bb (<i>gatekeeper<\/i>) che, allo scopo, si intitola il discorso da contenere facendosene leader, portavoce, finanziatore, ispiratore, teorico ecc. Egemonizzata la dialettica a s\u00e9 ostile, il\u00a0<i>gatekeeper\u00a0<\/i>pu\u00f2 cos\u00ec dettarne i contenuti e sterilizzarne gli esiti, ad esempio politici, censurarli o asservirli a scopi diversi da quelli originali, in certi casi opposti. Il gatekeeping cos\u00ec inteso pu\u00f2 ricondursi a due momenti o requisiti pi\u00f9 uno:\u00a0<b>intitolazione + segregazione (+ perversione)<\/b>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/ilpedante.org\/files\/post_images\/trmb_1555702932.png\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La\u00a0<b>tecnica pubblicitaria<\/b>\u00a0offre numerosi esempi. In uno spot di qualche anno fa si reclamizzava un marchio di biscotti raccontando per immagini l&#8217;esistenza felice di una famiglia presso un vecchio mulino immerso nella campagna. La trama rispecchiava il desiderio del pubblico di consumare cibi genuini nella cornice rassicurante di manifatture artigiane, affetti famigliari e pasesaggi incontaminati. Dovrebbe perci\u00f2 strabiliare che il suo scopo era invece quello di promuovere&#8230; prodotti industriali fabbricati in serie in qualche grigio capannone di periferia, con conservanti e additivi certamente estranei a ogni canone di \u00abtradizione\u00bb. I registi prima blandivano i destinatari mettendone empaticamente in scena i bisogni, poi, conquistata la loro fiducia, accreditatisi cio\u00e8 come titolari e interpreti credibili di quei bisogni (<i>intitolazione<\/i>), li indirizzavano verso la loro negazione (<i>perversione<\/i>). Lo spot tracciava il \u00abrecinto\u00bb dentro cui si catturava (<i>segregazione<\/i>) un discorso che, qualora libero di svilupparsi, avrebbe minato gli interessi della committenza. Intitolandoselo ne sfruttava invece la seduzione per promuovere quegli interessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il\u00a0<b>cinema di Hollywood<\/b>\u00a0\u00e8 un altro, mastodontico, laboratorio di gatekeeping nella misura in cui si presta alla rappresentazione (<i>intitolazione<\/i>) dei mali della societ\u00e0 occidentale e nordamericana &#8211; corruzione, collusione dei poteri pubblici con organizzazioni private e criminali, militarismo, terrorismo, mercificazione e tecnicizzazione della vita umana, deindustrializzazione, violenza, degrado, esclusione sociale ecc. &#8211; per soffocare in fasce la denuncia e le eventuali contromisure politiche del pubblico (<i>segregazione<\/i>). In che modo? Includendo nella finzione cinematografica gli \u00abanticorpi\u00bb che sconfiggono quei mali e attribuendo loro il lieto fine della trama: un manipolo di (super)eroi senza paura, funzionari e soldati integerrimi, la \u00abparte sana\u00bb della societ\u00e0, un cattivo che si pente ecc. s\u00ec da coltivare nello spettatore la percezione di una civilt\u00e0 nonostante tutto in grado di emendare se stessa o, ancora pi\u00f9 a monte, di stigmatizzare ed espiare in pubblico le proprie vergogne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\" align=\"center\">***<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nelle vicende politiche \u00e8 plausibile che il gatekeeping sia sempre esistito, in qualche forma. Giuseppe Tomasi di Lampedusa faceva dire a un suo personaggio che \u00ab<b>se vogliamo che tutto rimanga come \u00e8, bisogna che tutto cambi<\/b>\u00bb, che cio\u00e8 chi ha interesse a mantenere lo\u00a0<i>status quo\u00a0<\/i>deve intitolarsi le istanze del cambiamento per portarle su un binario morto e, possibilmente, arruolarne i fautori contro ogni tentativo di cambiamento reale. \u00c8 in democrazia che il gatekeeping trova il suo terreno ideale perch\u00e9 l\u00ec, non potendosi reprimere l&#8217;espressione delle idee, chi ne \u00e8 minacciato non pu\u00f2 che farle sue per attenuarle, screditarle o dirottarle secondo il proprio vantaggio. Non \u00e8 per\u00f2 un investimento inutile, n\u00e9 eccessivo. Calatosi tra le fila dei suoi antagonisti, il\u00a0<i>gatekeeper<\/i>\u00a0li assimila e li lega a s\u00e9 tessendo una rete di obbligazioni reali e morali che rendono difficile, quando non impossibile, la sua identificazione nel campo ostile<i>\u00a0<\/i>e, quindi, anche una schietta contrapposizione di interessi, ad esempio di classe. Ecco il vantaggio: che il gatekeeping scombina la dialettica amico-nemico e la intorbidisce non solo perch\u00e9 poggia in definizione sul travestimento, ma pi\u00f9 ancora perch\u00e9, nel propagarlo a cascata, fa s\u00ec che i\u00a0<i>kept\u00a0<\/i>diventino\u00a0<i>keeper<\/i>\u00a0e mettano il loro zelo a sorvegliare il recinto. Sarebbe perci\u00f2 fuorviante parlare di\u00a0<a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/de-mala-fide-che-non-esiste\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">buona o cattiva fede<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pu\u00f2 anzi darsi una lettura spersonalizzata del fenomeno e riconoscervi il sistema immunitario di un investimento sociale che va difeso non tanto dai suoi nemici, ma prima dai suoi fallimenti. Perch\u00e9 le strategie di questa risposta rivelano il vizio fondamentale, il nucleo molle di un ordine sociale che dichiara di reggersi sul libero incontro di domanda e offerta &#8211; di prodotti e servizi, ma anche di idee, di proposte politiche &#8211; che nella pratica premia per\u00f2 chi\u00a0<i>rappresenta<\/i>empaticamente i bisogni e non chi li soddisfa, chi\u00a0<i>narra<\/i>\u00a0i problemi e non chi li risolve. Si spiega cos\u00ec la fitta coltre di simboli e di narrazioni, quasi sempre infantili, che opprimono la sedicente epoca del freddo dato scientifico e gli investimenti davvero abnormi che assorbono le succitate industrie cinematografica e pubblicitaria, per tacere di quella dell&#8217;\u00abopinione\u00bb giornalistica. Sul palcoscenico di questo baraccone perenne\u00a0<b>si mimano i bisogni materiali e spirituali degli uomini per esorcizzare la loro negazione<\/b>. \u00c8 la \u00absoci\u00e9t\u00e9 du spectacle\u00bb di Guy Debord dove \u00able consommateur r\u00e9el devient consommateur d&#8217;illusions\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La strategia funziona?\u00a0<b>Ni<\/b>. Riprendendo una formula antica, il gatekeeping reincarna i\u00a0<i>circences\u00a0<\/i>che scaldano il tifo delle masse, lo polarizzano e lo indirizzano verso fini reconditi sotto insegne manifeste. Per essere efficace il suo traino deve per\u00f2 andare in pariglia con un pi\u00f9 tangibile\u00a0<i>panem<\/i>, con un vantaggio diretto o indiretto che ne lubrifichi la forzatura. Se \u00e8 ad esempio vero che alcuni partiti comunisti nel dopoguerra hanno assolto anche al compito di disattivare i propositi rivoluzionari dei loro elettori segregandoli nel recinto delle democrazie liberali, ci\u00f2 pot\u00e9 avvenire solo perch\u00e9 al contempo vi fu un effettivo miglioramento delle condizioni economiche e lavorative delle classi subalterne. L&#8217;operazione diventava cos\u00ec \u00abperdonabile\u00bb. Ma, senza\u00a0<i>panem<\/i>, il gatekeeping \u00e8 nudo come il re della fiaba, si scopre e divora se stesso nella sovrapposizione di ci\u00f2 che afferma e poi nega. Non dura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A questo stadio terminale e grottesco sembra avviato un mercato che impone i suoi prodotti &#8211; strumenti finanziari, \u00abrivoluzioni digitali\u00bb inutili e ingombranti, farmacoterapie di massa ecc. &#8211; fingendone sempre pi\u00f9 stancamente i benefici o le briciole di\u00a0<i>panem<\/i>\u00a0per i consumatori, mentre quasi sempre consegna l&#8217;opposto di ci\u00f2 che promette. E cos\u00ec anche la politica. Con il referendum consultivo del 2015 Alexis Tsipras sollecitava e incassava dai suoi concittadini il mandato di rifiutare\u00a0<i>esattamente<\/i>\u00a0quegli stessi provvedimenti (<a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20150701094649\/http:\/\/www.referendum2015gov.gr\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/P.S.A.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">qui<\/a>\u00a0e\u00a0<a href=\"https:\/\/web.archive.org\/web\/20150701094649\/http:\/\/www.referendum2015gov.gr\/wp-content\/uploads\/2015\/06\/P.S.A.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">qui<\/a>) che i suoi governi avrebbero poi attuato, con uno zelo tanto feroce verso il basso quanto servile verso l&#8217;alto e consegnando il Paese a una\u00a0<a href=\"https:\/\/vocidallestero.it\/2019\/01\/25\/nyt-la-grande-emorragia-della-grecia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">schiavit\u00f9 simil-coloniale<\/a>. Anche\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/politica\/monti-salvini-pericoloso-ora-momento-tsipras-1609574.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">tra chi ne ha acclamato le ragioni<\/a>\u00a0non \u00e8 mancata la consapevolezza che con quel voltafaccia il leader greco fondava l&#8217;archetipo del gatekeeping europeista, di un progetto politico continentale che ormai\u00a0<b>si regge solo sulla negazione di s\u00e9<\/b>, sull&#8217;eterno rimando a un&#8217;\u00abaltra\u00bb Europa che non esiste n\u00e9 si intravede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il gatekeeping rivela cos\u00ec la sua propriet\u00e0 ultima, che \u00e8 epistemica e antropologica. Non segnala solo l&#8217;affanno di un sistema ma anche un\u00a0<b>bisogno di verit\u00e0<\/b>\u00a0cos\u00ec forte da rappresentare l&#8217;esca commerciale ed elettorale pi\u00f9 appetitosa e smentire una volta e per sempre la retorica infame di un popolino assetato di \u00abfake news\u00bb. Al contrario, sono i rapporti di forza in essere e i loro istituti &#8211; produttivi, economici, politici, culturali &#8211; che per conservare i loro squilibri patologici devono prostituire e tradire la verit\u00e0, tanto pi\u00f9 sfacciatamente quanto pi\u00f9 il baricentro si sposta verso l&#8217;alto e verso i pochi, spogliando la base.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Queste tendenze, e il fatto che si parli oggi di gatekeeping in questa accezione, suggeriscono che la forbice tra teoria e prassi si sta allargando in modo insopportabile, pericoloso, fino all&#8217;inversione. E traducono un allarme: che se la democrazia non ha materialmente pi\u00f9 nulla da dare, presto potrebbe non avere pi\u00f9 nulla da dire.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/ilpedante.org\/post\/gatekeeping\">http:\/\/ilpedante.org\/post\/gatekeeping<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di IL PEDANTE Per gli scienziati della comunicazione il termine gatekeeping indica l&#8217;omissione selettiva delle notizie da parte di un organo di stampa o di un&#8217;autorit\u00e0 politica, per influenzare l&#8217;opinione pubblica. Il primo a scriverne fu il ricercatore David Manning White nel saggio\u00a0The Gatekeeper: A Case Study in the Selection of News(1950). Utilizzando categorie a noi pi\u00f9 vicine, il gatekeeping cos\u00ec inteso \u00e8 uno\u00a0spin\u00a0di tipo passivo &#8211; dove cio\u00e8 lo\u00a0spin doctor\u00a0non fabbrica le notizie, ma&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":93,"featured_media":17277,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/il-pedante.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-dkf","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51227"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/93"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=51227"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51227\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":51229,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51227\/revisions\/51229"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/17277"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=51227"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=51227"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=51227"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}