{"id":51261,"date":"2019-05-15T10:00:24","date_gmt":"2019-05-15T08:00:24","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51261"},"modified":"2019-05-14T10:13:27","modified_gmt":"2019-05-14T08:13:27","slug":"moneta-fiscale-perche-tocca-ai-governi-attuare-misure-non-convenzionali-per-rilanciare-lo-sviluppo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51261","title":{"rendered":"Moneta fiscale: perch\u00e9 tocca ai governi attuare misure non convenzionali per rilanciare lo sviluppo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><strong>di SERGIO CESARATTO (Enrico Grazzini)<\/strong><\/p>\n<div class=\"td-post-featured-image\">\n<figure><a class=\"td-modal-image\" href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Euro.jpg\" data-caption=\"Moneta parallela\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"entry-thumb\" title=\"Moneta parallela\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/Euro-640x480.jpg\" alt=\"Moneta parallela\u00a0| Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo sulla controversa proposta di moneta fiscale, con l'auspicio che possa contribuire al dibattito pubblico\" width=\"640\" height=\"480\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\"><span style=\"font-size: 18pt\"><strong>Moneta parallela<\/strong><em>\u00a0| Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo sulla controversa proposta di moneta fiscale, con l\u2019auspicio che possa contribuire al dibattito pubblico.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019eurozona \u00e8 ancora una volta in crisi e ha urgente bisogno di nuovo ossigeno monetario per fare ripartire la domanda aggregata, e quindi la produzione e l\u2019occupazione. La BCE per bocca di Mario Draghi ha annunciato una nuova serie di operazioni di rifinanziamento a lungo termine (T-LTRO 3) per le banche a partire da settembre 2019 fino a marzo 2021 con scadenza biennale. L\u2019obiettivo proclamato \u00e8 di rifornire le banche a costo (quasi) zero della liquidit\u00e0 necessaria per alimentare i prestiti all\u2019economia reale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019annuncio dello\u00a0<strong>T-LTRO III<\/strong>\u00a0segue solamente di pochi mesi la fine (evidentemente prematura) della pi\u00f9 importante manovra monetaria anticonvenzionale portata a termine nella storia dell\u2019eurozona e dell\u2019Europa: il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/quantitative-easing\/\">Quantitative Easing<\/a>. Grazie al piano di espansione monetaria la BCE dal marzo 2015 al dicembre 2018 ha fornito 2600 miliardi di euro al sistema bancario in cambio di titoli di stato (comprati dalle banche) e altri titoli. 2600 miliardi sono una cifra enorme, pari a circa il 20% del PIL europeo. Eppure anche il\u00a0<strong>QE<\/strong>\u00a0non ha ottenuto l\u2019effetto sperato: per molti aspetti \u00e8 stato un fallimento. L\u2019eurozona \u00e8 ferma, la domanda aggregata nell\u2019economia reale langue, investimenti e consumi non ripartono, l\u2019inflazione non cresce e la disoccupazione resta elevata. In realt\u00e0 l\u2019eurozona non \u00e8 mai uscita dalla crisi, nonostante l\u2019enorme quantit\u00e0 di moneta creata dalla BCE a favore (soprattutto) delle banche in ragione di migliaia di miliardi di euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se i soldi creati dalla BCE fossero stati assegnati non alle banche ma direttamente agli stati, alle famiglie e alle imprese la domanda aggregata (consumi, investimenti, spesa pubblica) e l\u2019inflazione si sarebbero riprese subito e avrebbero trascinato immediatamente al rialzo la produzione e l\u2019occupazione. Basta fare due semplici calcoli: 2,6 triliardi distribuiti ai 340 milioni di abitanti dell\u2019eurozona (neonati e ultraottantenni compresi) avrebbero comportato che ogni abitante poteva percepire oltre 7650 euro, cio\u00e8 circa 160 euro al mese per i 46 mesi del QE. Ogni famiglia, considerando una media di 4 persone per famiglia, avrebbe ricevuto 640 euro in pi\u00f9 al mese per poco meno di quattro anni. 640 euro in pi\u00f9 al mese avrebbero fatto certamente ripartire l\u2019economia e l\u2019inflazione, come si proponeva \u2013 per\u00f2 senza successo \u2013 la BCE. Se poi i 2600 euro fossero stati concessi agli stati per realizzare investimenti pubblici, la crisi sarebbe ormai superata da anni. Ma la BCE ha potuto creare moneta solo per le banche, e non per i cittadini e le amministrazioni pubbliche dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/eurozona\/\">eurozona<\/a>. Non c\u2019\u00e8 quindi da stupirsi troppo se la manovra monetaria della BCE non ha risolto e non risolve i problemi dell\u2019eurozona.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify\"><strong>Sono le banche a creare moneta, non la BCE<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify\">Il problema \u00e8 che nell\u2019eurozona, come noto, il Trattato di Maastricht impone \u2013 per evitare il pericolo del cosiddetto\u00a0<em>moral hazard\u00a0<\/em>\u2013 che la\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/bce\/\">BCE<\/a><\/strong>\u00a0non possa finanziare direttamente gli stati e le amministrazioni pubbliche. Ma questa \u00e8 una proibizione che tutti gli economisti conoscono, e quindi non me ne occuper\u00f2 ulteriormente in questa sede. L\u2019altra questione assai meno nota \u00e8 che nell\u2019economia attuale, nel capitalismo contemporaneo, sono le banche commerciali a creare denaro dal nulla, mentre \u2013 contrariamente a quello che quasi tutti pensano \u2013 la Banca Centrale ha un ruolo secondario, se non marginale, nell\u2019emissione di moneta. Sono le banche a immettere la stragrande maggioranza della moneta che circola nell\u2019economia, e non la banca centrale<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>. E quindi anche la BCE, nonostante tutti i suoi sforzi, non pu\u00f2 aumentare come sarebbe necessario la massa monetaria in circolazione. Non pu\u00f2 ridare ossigeno ai Paesi dell\u2019eurozona, se non indirettamente. Infatti la Banca Centrale emette solo due tipi di monete: le banconote (che rappresentano solo il 10% circa della moneta circolante) e la moneta-riserva per le banche, che per\u00f2 non entra nel circuito monetario dell\u2019economia reale. In effetti i depositi delle banche presso la Banca Centrale (comprese le riserve di liquidit\u00e0 in eccesso) costituiscono un sistema chiuso: la moneta-riserva non circola mai nell\u2019economia reale, a mano che non venga prima convertita \u201cfisicamente sotto forma di banconote\u201d<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. A parte questa eccezione, anche se la BCE aumenta le riserve bancarie per qualche migliaio di miliardi, come ha fatto con il Quantitative Easing e con i programmi Targeted Longer-Term Refinancing Operations (TLTROs), non pu\u00f2 aumentare per nulla la quantit\u00e0 di moneta che le banche offrono ai privati, alle aziende e alle amministrazioni pubbliche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sono invece i nuovi crediti emessi dalle banche che incrementano la liquidit\u00e0 monetaria nell\u2019economia reale. La Banca Centrale crea moneta per le banche e le banche creano moneta per l\u2019economia. Infatti il 90% circa della moneta utilizzata nell\u2019economia capitalista \u2013 per comprare l\u2019abitazione, gli strumenti di produzione, per pagare gli stipendi, ecc \u2013 circola tra i conti del circuito interbancario, \u00e8 cio\u00e8 costituita da moneta elettronica. Questa moneta elettronica \u00e8 creata dalle banche commerciali nel momento in cui concedono dei prestiti: il 90% della moneta normalmente utilizzata nell\u2019economia reale \u00e8 quindi moneta bancaria (ovvero moneta emessa originariamente come debito per il cliente, moneta-debito) mentre le banconote sono utilizzate solo per circa il 10% del valore complessivo delle transazioni, ovvero solo per le compra-vendite al dettaglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non \u00e8 quindi assolutamente vero che la Banca Centrale Europea \u2013 come del resto le altre banche centrali \u2013 possano pompare soldi nell\u2019economia reale. Questa \u00e8 una fake news a mezzo stampa. Dai conti correnti e dai depositi delle banche presso la BCE la moneta non esce, e non pu\u00f2 neppure uscire (se non, come scritto sopra, sotto forma di banconote). Le migliaia di miliardi di riserve bancarie sono semplicemente una passivit\u00e0 del bilancio della BCE: esse migliorano i bilanci delle banche, costituiscono delle provviste preziose di liquidit\u00e0 in caso di congelamento dei pagamenti interbancari (come \u00e8 avvenuto a seguito della crisi dei subprime), ma non influenzano in nulla la disponibilit\u00e0 di credito per il settore privato o pubblico<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. Quindi. quando i giornali scrivono che la BCE fornisce e fornir\u00e0 moneta per l\u2019economia, alimentano una falsa illusione e, in sostanza, diffondono una grossolana bugia. La verit\u00e0 \u00e8 un\u2019altra: la BCE non pu\u00f2 stampare moneta per l\u2019economia reale ma offre moneta di riserva solo ed esclusivamente per le banche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le banche commerciali non usano mai le riserve bancarie per fare prestiti, non possono farlo e soprattutto non ne hanno bisogno. Le banche infatti hanno il potere di creare moneta dal nulla per conto proprio. Le banche creano moneta ex nihilo quando concedono un credito, ovvero quando aumentano i debiti dei loro clienti. Cos\u00ec avviene la creazione di moneta, come ha spiegato chiaramente e per prima ufficialmente la Banca di Inghilterra<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>. Tutte le volte che le istituzioni bancarie fanno dei prestiti creano moneta con una semplice operazione contabile, ovvero segnando al passivo il deposito di denaro a favore del loro cliente e all\u2019attivo il credito corrispondente che \u00e8 loro dovuto (con interesse aggiunto) dal debitore. Il denaro depositato dai clienti non \u00e8 quindi strettamente necessario per concedere prestiti: non a caso i prestiti delle banche generalmente superano la raccolta presso la clientela. Il denaro depositato dai clienti serve innanzitutto come riserva di liquidit\u00e0 a basso prezzo. Le banche quindi non funzionano come semplici intermediari tra il risparmio e gli investimenti \u2013 come scrivono erroneamente i manuali tradizionali di economia e come normalmente si crede \u2013 perch\u00e9 hanno il privilegio legale, a differenza di qualsiasi altra azienda privata, finanziaria e non, di creare dal nulla la moneta che prestano (o che investono). In quest\u2019ottica gli interessi guadagnati dal sistema bancario grazie alla creazione di moneta a costo praticamente pari a zero rappresentano in buona sostanza la principale forma contemporanea di signoraggio<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In conclusione, nel finanzcapitalismo non sono gli stati a creare moneta e neppure le banche centrali. Queste condizionano il prezzo della moneta (ovvero i tassi di interesse praticati dalle banche sui prestiti ai clienti) grazie al fatto che fissano il tasso di riferimento ufficiale per i prestiti alle banche, ma non creano moneta corrente, creano solo riserve monetarie, oltre che carta moneta (che per\u00f2 vale solo per le spese al dettaglio e conta per pochi punti percentuali sul totale del valore delle transazioni commerciali). Sono le banche commerciali a creare moneta, e se concedono pi\u00f9 prestiti mettono pi\u00f9 soldi in circolazione, sviluppano la domanda e quindi alimentano l\u2019inflazione, la produzione e la ricchezza nazionale. Il problema \u00e8 che le banche in Italia, e in parte nell\u2019eurozona come vedremo, non hanno attualmente molto interesse a farlo.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify\"><strong>La BCE pompa moneta per le banche commerciali ma queste non offrono sufficiente credito per l\u2019economia reale<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify\">Il problema dell\u2019eurozona \u00e8 che, mentre la BCE stampa moneta facile (sotto forma di riserve bancarie) per le banche in crisi, in generale le banche non offrono invece sufficiente moneta per l\u2019economia reale, sia perch\u00e9 i loro bilanci sono gravati da una montagna di titoli tossici (circa 6800 miliardi) e di crediti deteriorati (circa 600 miliardi), sia per carenza di domanda di nuova moneta (ovvero di nuovi debiti) da parte di un\u2019economia reale gi\u00e0 troppo indebitata e con prospettive future molto incerte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Infatti il QE non ha aumentato pi\u00f9 di tanto la massa monetaria nell\u2019economia reale dell\u2019Eurozona. La BCE ha gonfiato a dismisura le riserve bancarie, che sono arrivate a essere pari a circa 1900 miliardi; tuttavia nell\u2019intera eurozona il credito \u00e8 cresciuto in maniera insufficiente e disequilibrata. Poco prima dell\u2019avvio del QE, i prestiti a famiglie e imprese (settore privato non finanziario) erano pari a 10.400 miliardi che alla fine del QE sono diventati 11.100 miliardi. La crescita dei prestiti all\u2019economia reale \u00e8 stata complessivamente pari a circa 700 miliardi, cio\u00e8 solo al 27% dell\u2019espansione del bilancio BCE (2,6 triliardi). Per ogni 100 euro di riserve \u201ccreate\u201d da Francoforte grazie al QE i prestiti all\u2019economia reale sono aumentati di appena 27 euro. Le banche hanno alimentato i valori finanziari (e le bolle finanziarie, nelle borse europee e sui derivati) ma i crediti all\u2019economia reale non sono ripartiti in misura sufficiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per quanto riguarda l\u2019Italia la situazione \u00e8 molto peggiore di quella europea: in Italia, in termini reali, le banche ancora non offrono attualmente lo stesso livello di prestiti che erogavano allo scoppio della crisi dei subprime: a valore corrente i prestiti totali sono infatti passati da 1761 miliardi del 2008 a 1773 miliardi del marzo 2018<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il QE non ha certo migliorato la situazione. Nonostante il programma di espansione monetaria \u2013 e l\u2019acquisto da parte di Bankitalia per conto della BCE di 360 miliardi di BTP dalle banche commerciali -, e nonostante che le banche italiane abbiano preso circa 700 miliardi di euro dalla BCE nelle precedenti operazioni di rifinanziamento a lungo termine T-LTRO I e II iniziate nel 2014 e proseguite fra il 2016 ed il 2017), i crediti a favore di famiglie ed imprese italiane sono passati dai 1420 miliardi del marzo 2015 (inizio del QE) ai circa 1300 miliardi del gennaio 2019, con un saldo negativo di oltre 110 miliardi, pari alla bellezza del 6% del PIL italiano<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In Italia e anche in tutta l\u2019eurozona il QE e il T-LTRO non sono quindi serviti a rilanciare in maniera sufficiente il credito e la liquidit\u00e0 nell\u2019economia reale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Infatti in generale le banche commerciali decidono se fare prestiti o no in base alla domanda, e ovviamente in base alle aspettative di profitto. Il problema \u00e8 che in Italia la domanda di prestiti \u00e8 relativamente debole: le aziende e le famiglie non vogliono indebitarsi ulteriormente pi\u00f9 di quanto lo siano gi\u00e0 attualmente. Le prospettive economiche non sono positive, e quindi,\u00a0<em>\u201cse il cavallo non beve\u201d<\/em>, l\u2019economia non riparte. Le banche inoltre sono restie a offrire prestiti anche perch\u00e9 sono gi\u00e0 oberate di crediti deteriorati. E i tassi di interesse che possono praticare alla clientela (per esempio per un mutuo) sono relativamente bassi perch\u00e9 il tasso ufficiale di riferimento della BCE \u00e8 pari a zero. In queste condizioni fare molti prestiti alle famiglie e alle imprese \u00e8 rischioso per le banche e rende poco. Il gioco spesso non vale la candela.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questo contesto, il nuovo T-LTRO III servir\u00e0 soprattutto a dare alle banche i fondi necessari a rimborsare i precedenti T-LTRO e ad alimentare ancora la domanda di titoli di stato, dal momento che la BCE ha terminato prematuramente il quantitative easing. QE e T-LTRO possono servire a tenere in vita le banche (e indirettamente gli stati) dell\u2019eurozona ma non a risolvere la crisi perenne dell\u2019economia reale. Si comprende quindi come l\u2019eurozona abbia perso dieci anni di non crescita, non sia mai veramente uscita dalla crisi iniziata nel 2007-8, e si avvii a percorrere la stessa strada vissuta dal Giappone dagli anni \u201980 in poi con le sue banche zombie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In Italia poi si verifica inoltre un\u2019altra peculiarit\u00e0: nell\u2019attuale contesto di stagnazione e di crisi endemica, piuttosto che incrementare i prestiti per l\u2019economia reale, in generale le banche preferiscono ricorrere massicciamente al\u00a0<em>carry trade\u00a0<\/em>nazionale, ovvero investono sul sicuro e redditizio debito dello stato italiano. Comprano titoli pubblici che rendono qualche punto percentuale e che, essendo considerati risk-free, non assorbono capitale regolamentare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nonostante che la UE intenda disinnescare il cosiddetto\u00a0<em>doom loop \u2013<\/em>\u00a0ovvero il legame stretto e potenzialmente negativo tra la crisi dei debiti pubblici e gli acquisti dei titoli di debito pubblico da parte delle banche nazionali-, le banche italiane stanno attualmente aumentando gli acquisti dei titoli di stato nazionali, che sono ormai complessivamente pari a circa 400 miliardi (in realt\u00e0 la UE vuole spezzare il\u00a0<em>doom loop<\/em>\u00a0per denazionalizzare i debiti di stato e rendere cos\u00ec gli stati completamente dipendenti dai mercati finanziari: ma questo \u00e8 un altro discorso che qui non affronto).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019acquisto di titoli di debito nazionali da parte delle banche e delle istituzioni finanziarie nazionali per molti aspetti \u00e8 una grande fortuna, perch\u00e9, grazie a questi acquisti, il debito italiano non finisce nelle mani degli speculatori esteri e i tassi di interesse pagati dallo stato vengono calmierati. Per altro verso per\u00f2 in questo modo le banche nazionali guadagnano dalla compra-vendita dei titoli pubblici senza offrire credito sufficiente al settore privato per investimenti e consumi. Inoltre c\u2019\u00e8 il pericolo che, se i titoli pubblici diminuissero bruscamente di valore, allora, a causa del\u00a0<em>doom loop\u00a0<\/em>sia gli stati che le banche fallirebbero contemporaneamente<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un fatto \u00e8 certo: nonostante il QE e gli T-LTRO, il problema della mancanza di liquidit\u00e0 nell\u2019economia reale si sta aggravando. E senza sufficiente liquidit\u00e0 l\u2019economia non cresce. La liquidit\u00e0 nell\u2019economia reale pu\u00f2 essere immessa attraverso tre canali: le banche, la spesa pubblica in deficit, l\u2019esportazione. Questa ultimo canale si sta seccando a causa delle guerre commerciali avviate dall\u2019amministrazione Trump, delle sanzioni alla Russia e della minore crescita dell\u2019economia cinese; anche il canale bancario \u00e8 secco perch\u00e9 le banche, come abbiamo visto, sono molto caute nell\u2019offrire moneta all\u2019economia reale; e la spesa pubblica \u00e8 un canale che la UE e Berlino non vogliono utilizzare, e anzi intendono comprimere, soprattutto nei Paesi ad alto debito pubblico come l\u2019Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tuttavia senza crescita della spesa pubblica gli investimenti e i consumi non ripartono.\u00a0<strong>Keynes<\/strong>\u00a0ci ha gi\u00e0 insegnato che la politica monetaria \u00e8 molto efficace quando occorre raffreddare l\u2019economia ma non \u00e8 sufficiente a farla uscire dalla depressione. L\u2019espansione monetaria da sola non pu\u00f2 rilanciare l\u2019economia. Per uscire dalla depressione occorrerebbe anche e soprattutto attivare la politica fiscale, e in particolare aumentare gli investimenti pubblici ad elevato moltiplicatore, anche a costo di provocare aumento del deficit. Il problema \u00e8 che la Commissione UE, subordinata come \u00e8 agli ordini di Berlino e all\u2019ideologia suicida del bilancio pubblico in pareggio e del Fiscal Compact, non tollera deficit e non vuole aumentare la spesa pubblica, anzi suggerisce di tagliarla. Inoltre e soprattutto il mercato finanziario chiede maggiori rendimenti per acquistare i titoli italiani di debito pubblico dal momento che, come noto, il nostro debito \u00e8 gi\u00e0 molto elevato. In questa situazione, i rendimenti richiesti dagli operatori finanziari possono annullare gli effetti positivi di una eventuale espansione fiscale. Cos\u00ec la crisi rischia di non finire pi\u00f9 e anzi di aggravarsi. Una situazione che non potr\u00e0 durare in eterno. L\u2019Italia potrebbe essere costretta a uscire dall\u2019euro anche contro la sua volont\u00e0: ma se l\u2019Italia uscisse, allora molto probabilmente precipiterebbe tutta l\u2019eurozona. E\u2019 crollato il sistema (pur abbastanza equilibrato ed efficiente) di Bretton Woods, anche l\u2019euro rischia di schiantarsi.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify\"><strong>Le soluzioni nazionali contro l\u2019austerit\u00e0: creare una banca pubblica di sviluppo e emettere Titoli di Sconto Fiscale<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify\">Si devono urgentemente trovare soluzioni concrete ed efficaci per uscire dal tunnel della crisi. Alcune potrebbero essere intraprese dall\u2019Unione Europea e della BCE, ma molto difficilmente la UE le avvier\u00e0: la UE ha infatti finora rifiutato di avviare ogni iniziativa cooperativa ed espansiva \u2013 come per esempio gli eurobond o l\u2019avvio di un programma di investimenti pubblici per centinaia di miliardi da parte della BEI (Banca Europea degli Investimenti) \u2013 e molto difficilmente cambier\u00e0 la sua politica liberista di rigida austerit\u00e0. A parere di chi scrive, \u00e8 praticamente impossibile riformare in senso espansivo e keynesiano i trattati della UE e dell\u2019eurozona, come sarebbe assolutamente indispensabile e urgente fare. Al contrario \u00e8 prevedibile che la politica della UE e della BCE diventer\u00e0 ancora pi\u00f9 rigida a causa dello spostamento a destra dell\u2019asse politico in Germania. Delle soluzioni espansive concrete e praticabili potrebbero invece essere attuate dai governi nazionali (ovviamente se i governi si decidessero a realizzarle) senza aspettarsi aiuti improbabili dalla UE o dalla BCE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In teoria la BCE potrebbe per esempio fare dell\u2019<em>helicopter money<\/em>\u00a0\u2013 come hanno suggerito J.M. Keynes, Milton Friedman e Ben Bernanke \u2013 e stampare moneta non solo per le riserve bancarie ma direttamente per l\u2019economia reale. Di pi\u00f9: secondo la proposta di Mark Ricks e dei suoi colleghi della Vanderbilt University, anche i cittadini e le imprese dovrebbero avere il diritto di aprire dei conti correnti presso le banche centrali, mentre attualmente solo le banche commerciali hanno questo privilegio<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. Se cittadini e imprese avessero i loro conti correnti presso la BCE alla pari degli istituti di credito, la banca centrale non stamperebbe pi\u00f9 solo moneta-riserva a favore delle banche: invece aumenterebbe o diminuirebbe la massa monetaria in maniera trasparente e immediata e in base alle necessit\u00e0 dell\u2019economia reale. Anche l\u2019autorevole Economist ha prospettato questa soluzione<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>. Ma qualsiasi iniziativa in questo senso \u00e8 certamente da escludersi nella situazione istituzionale e politica attuale dell\u2019eurozona a guida teutonica. Con questa soluzione la creazione di moneta sarebbe appannaggio esclusivo della Banca Centrale, e quindi dello stato sovrano. Ma le banche commerciali si opporrebbero perch\u00e9 in pratica verrebbe loro tolto il diritto semi-monopolistico di creare moneta. Sul piano politico l\u2019opposizione dei governi, e soprattutto del governo tedesco, alla decisione di creare moneta direttamente a favore dei cittadini, delle amministrazioni pubbliche e delle imprese (<em>helicopter money<\/em>) sarebbe enorme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un\u2019altra soluzione \u00e8 per\u00f2 praticabile a livello nazionale. Il governo italiano potrebbe creare una grande banca pubblica di sviluppo per fare ripartire gli investimenti e assorbire il debito pubblico. La banca pubblica potrebbe ricevere soldi dalla BCE a tassi pari a zero e acquistare con profitto i BTP a tassi certamente maggiori, anche considerando che i titoli di stato nell\u2019eurozona sono classificati\u00a0<em>risk-free<\/em>\u00a0e quindi non assorbono capitale. In questo modo la banca pubblica coprirebbe lo stato dal fallimento. Del resto l\u2019Italia \u00e8 l\u2019unico grande paese dell\u2019eurozona che non ha una banca pubblica. Comunque difficilmente questa soluzione potrebbe da sola risolvere rapidamente la crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un\u2019altra misura non convenzionale di grande impatto che i governi nazionali potrebbero prendere \u00e8 l\u2019emissione di titoli pubblici negoziabili e convertibili in euro per rilanciare la domanda aggregata e portare subito il paese fuori dall\u2019austerit\u00e0. I governi nazionali \u2013 il governo italiano auspicabilmente per primo \u2013 dovrebbero prendere coraggiosamente l\u2019iniziativa di emettere dei titoli denominati in euro da assegnare senza compensazioni agli enti pubblici, alle famiglie e alle imprese per ridare ossigeno ad una economia da troppi anni artificialmente compressa dalla\u00a0<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/austerita\/\">austerit\u00e0<\/a>\u00a0teutonica dell\u2019euro. In tale modo la politica nazionale riprenderebbe l\u2019iniziativa per risanare l\u2019economia ammalata di debiti, pubblici e privati. Tutto questo potrebbe e dovrebbe per\u00f2 essere fatto restando dentro i vincoli dell\u2019euro \u2013 cio\u00e8 senza incrementare il debito pubblico \u2013 per non provocare una nuova crisi. L\u2019<em><strong>Italexit<\/strong><\/em>\u00a0colpirebbe infatti innanzitutto il lavoro e gli strati pi\u00f9 poveri della popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per evitare una nuova prossima, imminente e annunciata crisi, il governo italiano potrebbe emettere urgentemente\u00a0<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/tag\/moneta-fiscale\/\">Titoli di Sconto Fiscale<\/a>\u00a0a maturit\u00e0 differita (maturit\u00e0 al quarto anno) per almeno il 2-3% del PIL. La manovra espansiva, pari complessivamente a circa 40-50 miliardi, potrebbe durare complessivamente tre anni<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>. Al quarto anno dall\u2019emissione i TSF possono essere usati per ridurre i pagamenti delle tasse, dei contributi, delle tariffe pubbliche, ecc. I titoli fiscali sarebbero per\u00f2 negoziabili e quindi immediatamente convertibili in euro sul mercato finanziario a un tasso di sconto minimo. Cos\u00ec si incrementerebbe subito il potere di acquisto in euro dei soggetti economici pubblici e privati, ripartirebbe la domanda, e con essa gli investimenti e i consumi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La proposta che qui avanzo si distingue nettamente da altre versioni di cosiddetta \u201cMoneta Fiscale\u201d perch\u00e9 i Titoli di Sconto Fiscale rientrano perfettamente nelle regole e nei vincoli dell\u2019Eurozona. Infatti: 1) i TSF sono puramente e semplicemente titoli di stato \u2013 come i Bot e i Btp \u2013 e certamente non moneta, n\u00e9 moneta parallela, n\u00e9 tanto meno moneta legale; quindi non contrastano minimamente il monopolio della BCE sulla moneta legale dell\u2019eurozona. E\u2019 del tutto evidente che la BCE sa distinguere perfettamente tra titoli di stato e moneta parallela. Del resto la BCE ha gi\u00e0 dichiarato espressamente che questi titoli sono al di fuori delle sue competenze, e quindi certamente non si opporr\u00e0 alla loro emissione<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>; 2) i TSF sono titoli di riduzione fiscale, e in campo fiscale ogni stato conserva legittimamente la sua autonomia (vedi per esempio Lussemburgo, Irlanda e Malta, generalmente considerati paradisi fiscali, ma assolutamente dentro i i vincoli regolamentari dell\u2019eurozona); 3) i TSF non provocano deficit pubblico n\u00e9 all\u2019emissione n\u00e9 alla maturit\u00e0; quindi sono rispettosi dei vincoli fiscali dell\u2019eurozona (a differenza per esempio dei mini-Bot proposti dalla Lega<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>). Pi\u00f9 nel dettaglio, occorre considerare che: 1) i TSF vengono emessi senza chiedere denaro al mercato, cio\u00e8 senza fare aste per collocare titoli di debito presso i primary dealers: quindi nessun aumento dello spread perch\u00e9 non si chiede nuovo credito agli operatori finanziari e loro non corrono nessun nuovo rischio; 2) i TSF vengono distribuiti senza corrispettivo (cio\u00e8 gratuitamente, debt-free) a enti pubblici, famiglie e anche imprese, in modo da aumentare il loro potere d\u2019acquisto, e la competitivit\u00e0 delle imprese (riduzione del cuneo fiscale per non provocare squilibri con l\u2019estero a causa dell\u2019aumento della domanda interna); 3) i TSF, come tutti i titoli di stato, come i Bot e i Btp, si possono convertire immediatamente in euro con basso tasso di sconto sui mercati finanziari: compra a sconto chi vuole acquistare futuri sconti fiscali, vende in cambio di euro chi ha bisogno di immediata liquidit\u00e0; 4) quindi i TSF, una volta convertiti in euro, danno ossigeno all\u2019economia reale e rappresentano potere di acquisto aggiuntivo rispetto ai normali redditi in euro. Nel mercato reale circolano solo gli euro e non i TSF o strane monete parallele di difficile o nulla accettazione; 5) si dimostra facilmente che i TSF si ripagano da soli alla maturit\u00e0 (cio\u00e8 dopo tre anni dall\u2019emissione) senza generare alcun deficit fiscale, non solo in base all\u2019effetto del moltiplicatore fiscale \u2013 sul valore del quale le valutazioni in letteratura divergono in maniera sostanziale \u2013 ma anche in base all\u2019effetto certo e facilmente misurabile dell\u2019aumento dell\u2019inflazione legato all\u2019aumento della domanda; 6) grazie all\u2019aumento del PIL nominale e dei relativi ricavi fiscali, al quarto anno il potenziale deficit altrimenti creato ceteris paribus dall\u2019emissione dei TSF viene interamente coperto; 7) \u00e8 facile comprendere che i TSF sono meno rischiosi e pi\u00f9 affidabili dei BTP perch\u00e9 mantengono il loro valore anche se lo stato non riesce a ripagare i suoi debiti in euro, e quindi sarebbero utilizzabili per \u201cpagare le tasse\u201d anche se lo stato fallisse. I TSF saranno quindi investment grade e certamente promossi dalle agenzie di rating; 8) essendo titoli di stato investment grade sono automaticamente accettati dalla BCE in base alle sue stesse regole; 8) Quando un titolo \u00e8 accettato dalla BCE, e quindi dalle banche, esso \u2013 come \u00e8 noto \u2013 diventa immediatamente strumento credibile e accettato dagli operatori finanziari e dai mercati. Quando la BCE promuover\u00e0 questa soluzione tutto diventer\u00e0 possibile, anche uscire dalla crisi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In conclusione i TSF, in quanto titoli di stato, rientrano nelle regole dell\u2019eurozona, aumentano il PIL, non provocano incremento di deficit pubblico, riducono il rapporto debito\/PIL, e quindi lo spread.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0\u00a0 Bank of England \u201cMoney creation in the modern economy\u201d, Quarterly Bulletin 2014 Q1, By Michael McLeay, Amar Radia and Ryland Thomas of the Bank\u2019s Monetary Analysis Directorate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0\u00a0 European Central Bank, 28 December 2017. \u201cCommercial banks have current accounts with central banks. All (excess) liquidity is held either in these central bank current accounts or in the deposit facility. In other words, excess liquidity by definition stays with the central bank. An individual bank can reduce its excess liquidity, for example by lending to other banks, purchasing assets or transferring funds on behalf of its clients, but the banking system as a whole cannot: the liquidity always ends up with another bank and thus in an account at the central bank. It is a self-contained or, in other words, closed system. The liquidity cannot even leave the euro area, unless physically in the form of banknotes\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0\u00a0 Vedi BCE, \u201cWhat is excess liquidity and why does it matter?\u201d gi\u00e0 citato. \u201cThe existence of excess liquidity is not an indicator of how much lending takes place in the economy\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0\u00a0 Bank of England \u201cMoney creation in the modern economy\u201dgi\u00e0 citato<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0\u00a0 La letteratura a riguardo \u00e8 ormai abbondante: vedi tra gli altri: Making Money From Making Money. Seigniorage In The Modern Economy New Economics Foundation, 2017; Economia e Politica \u201cMoneta bancaria: debito o rendita da signoraggio? di Biagio Bossone, Massimo Costa \u2013 15 Febbraio 2018 poi vedi anche The Chicago Tradition and Commercial Bank Seigniorage di Erotokritos Varelas &amp; Gerasimos T. Soldatos; Vox, CEPR; poi Monies (old and new) through the lenses of modern accounting, di Biagio Bossone, Massimo Costa 25 June 2018.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0\u00a0 Banca d\u2019Italia Relazione annuale 2008, pag 203; Relazione annuale \u2013 Appendice 2018, pag 63<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0\u00a0 dati del Monthly Outlook dell\u2019Abi, Associazione Bancaria Italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0\u00a0 Ma il doom loop non riguarda pi\u00f9 solo l\u2019Italia. Anche le banche degli altri paesi dell\u2019eurozona stanno ricominciando ad aumentare gli acquisti dei titoli pubblici dei loro stati nazionali a causa della incerta situazione dell\u2019economia. I dati della BCE mostrano che le banche dell\u2019eurozona hanno acquistato un miliardo netto di debito dai loro governi nazionali nei 12 mesi precedenti a gennaio. Financial Times \u201cEurozone banks buy sovereign bonds, reviving \u2018doom loop\u2019 fear\u201d, 8 marzo 2019 Cos\u00ec, alla faccia dell\u2019Unione Bancaria tentata (malamente) dalla UE, il sistema bancario dell\u2019eurozona si sta ancora una volta balcanizzando. Ognuno pensa per s\u00e9. Tutti mettono il fieno in cascina perch\u00e9 prevedono una nuova imminente crisi finanziaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0\u00a0 Morgan Ricks, John Crawford, Lev Menand \u201cA Public Option for Bank Accounts (Or Central Banking for All)\u201dVanderbilt Law Research Paper 18-33, December 2, 2018;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0The Economist \u201cWhat to do if the usual weapons fail. There are plenty of new policy responses for governments to turn to\u201d 11 Ottobre 2018<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0Enrico Grazzini, Economia e Politica \u201cMini-Bot della Lega? Meglio i Titoli di Sconto Fiscale\u201d, 10 luglio 2018;\u00a0\u00a0 Enrico Grazzini, Micromega on line \u201cL\u2019Italia e l\u2019euro potrebbero rafforzarsi con l\u2019emissione di Titoli di Sconto Fiscale\u201d, 26 giugno 2018<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0Quando \u00e8 stato formalmente chiesto alla Banca Centrale Europea come avrebbe reagito di fronte all\u2019emissione dei Titoli di Sconto Fiscale, la BCE a febbraio 2015 rispose ufficialmente: \u201cDear Sir, Thank you for your email. Unfortunately, you refer to issues for which it is not up to the ECB to deal with and therefore not in a position to answer questions. But even if these were issues indeed issues for the ECB, there would not be an official ECB opinion on them. Thank you for your understanding, Kind regards, Global Media Relations, Directorate General Communications &amp; Language Services. Di pi\u00f9: quando gli eurodeputati Marco Valli (5 Stelle) e Marco Zanni (ex 5 Stelle, oggi Lega) hanno chiesto a Mario Draghi in persona se i Titoli di Sconto Fiscale costituissero incremento di debito per lo stato, Draghi rispose formalmente (16 novembre 2015): \u201cThe definition of the appropriate statistical treatment \u2013 as far as government deficit and debt are concerned \u2013 of tax credit certificates or any similar instrument does not fall within the ECB\u2019s competence. Therefore, I would kindly refer you to the competent national and\/or European authorities.Yours sincerely, Mario Draghi\u201d. Draghi afferma chiaramente che, essendo i TSF al di fuori del perimetro della sua sfera d\u2019azione, non rientra nei suoi compiti valutare se questi titoli generino debito o meno, e che riguardano casomai i Ministeri delle Finanze e le istituzioni europee. E ovviamente si guarda bene dal condannare l\u2019emissione dei tax credit certificates in quanto titoli di stato e non moneta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0Enrico Grazzini,Economia e Politica \u201c Mini-Bot della Lega? Meglio i Titoli di Sconto Fiscale\u201dDi \u2013 10 Luglio 2018<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/\">https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/moneta-parallela\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di SERGIO CESARATTO (Enrico Grazzini) Moneta parallela\u00a0| Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo sulla controversa proposta di moneta fiscale, con l\u2019auspicio che possa contribuire al dibattito pubblico. L\u2019eurozona \u00e8 ancora una volta in crisi e ha urgente bisogno di nuovo ossigeno monetario per fare ripartire la domanda aggregata, e quindi la produzione e l\u2019occupazione. 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