{"id":51347,"date":"2019-05-23T00:03:20","date_gmt":"2019-05-22T22:03:20","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51347"},"modified":"2019-05-19T15:49:40","modified_gmt":"2019-05-19T13:49:40","slug":"se-il-social-non-e-pubblico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51347","title":{"rendered":"Se il social non \u00e8 pubblico"},"content":{"rendered":"<p>di MARCO TROMBINO (FSI Genova)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pochi giorni fa \u00e8 stata pubblicata la notizia che Facebook ha bloccato 23 pagine, tutte legate all&#8217;area politico-culturale populista di destra oppure simpatizzanti dell&#8217;attuale governo giallo-verde. La segnalazione della presenza di questi siti e dei loro contenuti, considerati non conformi alle regole del social, sarebbe partito da Avaaz.org, una ONG americana di ispirazione liberale fondata da Ricken Patel, persona notoriamente vicina alla Rockfeller Foundation. La motivazione di tale oscuramento era che le pagine avevano violato l&#8217;etica del social in tema di migranti, vaccinazioni e antisemitismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come era prevedibile, nei giorni successivi sono stati pubblicati articoli indignati da parte di chi invece ha fatto parte di tali gruppi Facebook o semplicemente simpatizzava per i contenuti e per la cultura politica che esprimevano. Si \u00e8 gridato alla &#8220;censura&#8221; e alla &#8220;limitazione della libert\u00e0 di espressione&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In senso assoluto questa denuncia pu\u00f2 essere considerata vera: aver chiuso alcune pagine solo perch\u00e9 esprimevano precise idee su obbligo vaccinale o immigrazione corrisponde di fatto ad una limitazione della libert\u00e0 di parola, e rappresenta sicuramente un appoggio palese alle posizioni politiche opposte. Ma il punto non \u00e8 questo. In tutte le considerazioni indignate sulla &#8220;censura&#8221; mancava un particolare importantissimo: Facebook \u00e8 un social prodotto e gestito da una societ\u00e0 privata statunitense.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un social network privato deve essere considerato alla stregua di un&#8217;associazione bocciofila: si tratta di una struttura formata da privati cittadini, si dota delle regole e delle limitazioni che ritiene opportune e non pu\u00f2 esservi un obbligo di legge che preveda che ogni possibile attivit\u00e0 sia necessariamente svolta al suo interno. Se una bocciofila scrive nel proprio statuto che non si possono giocare partite con bocce di colore giallo, ha tutto il diritto di farlo ed \u00e8 ridicolo che qualche iscritto strilli alla &#8220;limitazione della libert\u00e0&#8221; nell&#8217;associazione, specialmente se questa \u00e8 stata fondata in un paese straniero con altre leggi societarie: se ci\u00f2 non gli piace, cambi pure bocciofila e si iscrivi ad un&#8217;altra pi\u00f9 tollerante nei confronti dei colori delle bocce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fuori di metafora, se il comportamento di Facebook a qualcuno non piace la soluzione \u00e8 semplicissima: se ne esce e si sceglie un altro social. Facebook non \u00e8 un diritto. \u00c8 una struttura privata e non ci si pu\u00f2 aspettare che il privato rispetti per forza le regole di libert\u00e0 assoluta e universale da parte di chi scrive, specialmente se il proprietario di questa struttura \u00e8 uno dei pi\u00f9 ricchi oligarchi americani che risponde al nome di Mark Zuckerberg.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che invece manca oggi \u00e8 un social network pubblico, gestito dallo Stato e a disposizione di tutti i cittadini. In un sito del genere sarebbe corretto applicare le norme di sicurezza e di libert\u00e0 d&#8217;espressione previste dalle leggi della Repubblica, per cui diverrebbe un luogo in cui ognuno potrebbe esprimere sicuramente la propria opinione nel rispetto delle normative vigenti e senza ulteriori restrizioni che vadano a simpatia ed antipatia. L&#8217;iscrizione ad un social pubblico dovrebbe essere un diritto del cittadino, e l&#8217;esclusione di un iscritto da esso dovrebbe essere possibile solo a fronte di comprovate rilevanze penali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia coloro che si sono indignati per le pagine Facebook recentemente chiuse, spesso appartengono a quell&#8217;area politico-culturale liberista che per venticinque anni ha gridato alle privatizzazioni. Se si privatizza l&#8217;informazione, non si pu\u00f2 poi pretendere che il privato si comporti come un servizio pubblico, magari con maggiore correttezza. Il privato si comporta come i suoi personali ed egoistici interessi gli indicano. E se questi interessi gli dicono di oscurare siti che parlano di vaccinazioni, lo fa: \u00e8 il mercato, bellezza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I liberisti non hanno mai capito, o fingono di non capire, o sono troppo stupidi per capire che privatizzare un servizio non solo non corrisponde necessariamente a migliorarne le qualit\u00e0, ma comporta anche lasciare nelle mani e all&#8217;arbitrio di una ristretta cerchia di oligarchi la decisione se erogare o meno il servizio stesso, e a chi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARCO TROMBINO (FSI Genova) &nbsp; Pochi giorni fa \u00e8 stata pubblicata la notizia che Facebook ha bloccato 23 pagine, tutte legate all&#8217;area politico-culturale populista di destra oppure simpatizzanti dell&#8217;attuale governo giallo-verde. 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