{"id":51356,"date":"2019-05-20T09:30:37","date_gmt":"2019-05-20T07:30:37","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51356"},"modified":"2019-05-19T14:16:28","modified_gmt":"2019-05-19T12:16:28","slug":"come-liberarsi-dalla-zavorra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51356","title":{"rendered":"Come liberarsi dalla zavorra"},"content":{"rendered":"<p><strong>di MARX XXI (Guido Salerno Aletta)<\/strong><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.marx21.it\/images\/soldi_banconote\/50euro_banconote.jpg\" alt=\"50euro banconote\" \/><\/p>\n<div id=\"ja-mainbody\">\n<div id=\"ja-main\">\n<div class=\"inner clearfix\">\n<div id=\"ja-contentwrap\" class=\"\">\n<div id=\"ja-content\" class=\"column\">\n<div id=\"ja-current-content\" class=\"column\">\n<div class=\"ja-content-main clearfix\">\n<div class=\"article-content\">\n<p style=\"text-align: justify\">Tanto tuon\u00f2 che piovve. Quale strategia adottare per ridurre il debito pubblico? \u00c8 questo il tema dell\u2019evento dal titolo \u201cRiduzione del debito pubblico: l\u2019esperienza dei Paesi avanzati negli ultimi 70 anni\u201d, che si terr\u00e0 luned\u00ec 13 maggio a Torino, presso l\u2019Auditorium della Fondazione Collegio Carlo Alberto. L\u2019iniziativa, come informa il comunicato stampa, \u00e8 stata promossa dalla Fondazione Collegio Carlo Alberto e dall\u2019Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore. E sar\u00e0 l\u2019occasione per presentare una nuova ricerca, curata da Sofia Bernardini, Carlo Cottarelli, Giampaolo Galli e Carlo Valdes, in cui vengono discusse le strategie di riduzione del debito pubblico adottate nelle economie avanzate nei 70 anni successivi alla seconda guerra mondiale. L\u2019illustrazione dei risultati sar\u00e0 seguita da momenti di confronto tra personalit\u00e0 del mondo economico e politico italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nLa questione non \u00e8 nuova, soprattutto per Milano Finanza che ha dedicato a questo argomento grande attenzione sin dal 2010, quando il cosiddetto contagio della crisi greca cominci\u00f2 a creare difficolt\u00e0 sul mercato secondario dei titoli di Stato italiani, con l\u2019aumento degli spread. La crisi iniziata nel 2008 non solo ha vanificato tutto il processo di riduzione del rapporto debito\/pil iniziato nel 1992, dopo la crisi valutaria che coinvolse la lira italiana, il franco francese e la sterlina inglese, ma lo ha portato ad un livello mai raggiunto prima in tempo di pace. Per due motivi: la bassa inflazione, assolutamente inusuale per l\u2019Italia, ha abbattuto il tasso nominale di crescita, mentre quello reale ha subito le conseguenze della duplice recessione.<\/p>\n<p>Ci sono due strategie in campo. Da una parte c\u2019\u00e8 quella consueta: pareggio strutturale del bilancio, arrivando ad con un livello dell\u2019avanzo primario in misura tale da coprire integralmente la spesa per interessi. E\u2019 la scelta che \u00e8 stata compiuta dal \u201992 ad oggi: consiste nel dedicare una quota crescente delle entrate tributarie al servizio del debito. Ha come controindicazione la bassa crescita che deriva dalla sottrazione alla economia reale di quote rilevanti di risorse, che potrebbero arrivare fino al 3%, ovvero al 4 % del pil, in considerazione dell\u2019ammontare complessivo degli interessi sul debito. Questo non aumenterebbe pi\u00f9 in termini nominali, data l\u2019assenza di deficit, ma varierebbe in rapporto al pil in funzione della crescita reale e dell\u2019inflazione, ferma restando la soggezione agli shock esterni. Data per scontata la bassa crescita reale e la bassa inflazione derivanti dall\u2019avanzo primario, si determina un drenaggio continuo di risorse dall\u2019economia reale al sistema finanziario: considerando, infatti, la proporzione prevalente tra il gettito delle imposte sui redditi e sui consumi e quello delle imposte sui capitali e sulle rendite finanziarie, il pagamento di interessi sul debito pubblico ormai detenuto per oltre il 70% da residenti in Italia, comporta un trasferimento di ricchezza dai primi ai secondi. Dalla produzione e dal consumo, alla rendita.<\/p>\n<p>La bassa crescita, come abbiamo sperimentato, penalizza l\u2019economia nel suo complesso, con la tendenza alla stagnazione degli investimenti. La competitivit\u00e0 si fonda sui bassi salari, avvitandosi verso il basso.<\/p>\n<p>Come la storia recente ci ha purtroppo confermato, basta una crisi di origini esogene per vanificare decenni di sacrifici. Una dieta lunga, inflessibile, lascia sfiancati e pericolosamente vulnerabili.<\/p>\n<p>Va poi considerata la inesistenza di coperture da parte della Banca centrale europea: gi\u00e0 a partire dal Trattato di Maastricht non pu\u00f2 sovvenire in alcun modo a favore dgli Stati, neppure con anticipazioni di cassa. Gli Stati, dopo la adozione dell\u2019euro, sono esposti alla speculazione sui loro debiti cos\u00ec come in precedenza erano esposti alla speculazione sulle rispettive valute. Ma, allora, potevano infine svalutare o per l\u2019intanto manovrare i tassi di interesse per disincentivare l\u2019esportazione di capitali; ora non pi\u00f9. Di situazioni cos\u00ec anomale \u00e8 inutile cercare analogie nella storia economica moderna: l\u2019euro \u00e8 una costruzione senza precedenti.<\/p>\n<p>Per fortuna, c\u2019\u00e8 chi la pensa diversamente: la soluzione per la riduzione del debito pubblico passa dalla mobilitazione del patrimonio finanziario delle famiglie italiane. Ad averlo affermato, pi\u00f9 volte, \u00e8 stato Carlo Messina, amministratore delegato di Banca Intesa: \u201cRidurre lo stock del debito, i 2,3 trilioni di euro che paralizzano il Paese, deve essere la priorit\u00e0 della politica economica. E non si pu\u00f2 farlo semplicemente guardando alle regole europee, al rapporto tra deficit e Pil e quindi tra debito e Pil. Non basta ridurre il rapporto crescendo di pi\u00f9 o contenendo la spesa. Occorre tagliare lo stock per liberare risorse\u201d. Ed ancora, ha precisato: \u201cLe basi ci sono. Bisogna collegare i nostri punti di forza: \u00e8 inaccettabile che non si valuti come poter ridurre un debito pubblico da 2.300 miliardi quando nel Paese ci sono 10.500 miliardi di ricchezza privata e oltre 1.000 miliardi di asset pubblici\u2026. Quelli immobiliari possano essere valorizzati con un programma pluriennale, indipendentemente dalla loro appartenenza all\u2019amministrazione centrale o periferica. Come? Mettendoli in connessione con l\u2019enorme ricchezza finanziaria degli italiani\u201d.<\/p>\n<p>Da parte di Messina, la contrariet\u00e0 ad una patrimoniale \u00e8 netta: \u201cNo, non \u00e8 quella la strada per valorizzare entrambi, patrimonio pubblico e ricchezza privata. Bisogna creare degli strumenti finanziari ad hoc, sulla scia di quanto fatto con i Pir. Fondi immobiliari, anche locali, che investano in questi asset e vengano poi collocati presso i piccoli risparmiatori, con garanzie sui rendimenti e incentivi fiscali. Gli immobili tra l\u2019altro, non sarebbero svenduti e resterebbero in Italia. Banche, assicurazioni, Cdp potrebbero affiancare i piccoli risparmiatori. Penso che con un\u2019operazione di questo tipo il nostro spread si avvicinerebbe a quello francese. E comunque scenderebbe sotto i 150 punti base\u201d.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, su uno stock di debito che nel 2018 \u00e8 stato del tutto analogo rispetto a quello dell\u2019Italia, 2.315 miliardi di euro rispetto a 2.322 miliardi, la Francia ha pagato interessi per 40 miliardi di euro netti, rispetto ai 65 miliardi dell\u2019Italia. Tanto pesa il differenziale sui tassi. Non potendo forzare il mercato sui tassi, occorre tagliare lo stock del debito. I benefici sarebbero consistenti.<\/p>\n<p>Messina conclude cos\u00ec: \u201cLiberandoci dalla zavorra del debito, il gap di fiducia si ridurrebbe. E anche gli investitori comincerebbero a guardare meglio ai nostri fondamentali. L\u2019Italia potrebbe cos\u00ec concentrarsi sullo sviluppo, sulla lotta alla povert\u00e0 e sul sostegno della classe media. Il nostro Paese decollerebbe, tornerebbe a primeggiare in Europa e potrebbe anche investire per il futuro\u2026. Dove? Infrastrutture, strade, ospedali, scuole e porti, soprattutto al Sud. E poi istruzione, ricerca e innovazione. Ci sono 150 miliardi di risorse pubbliche gi\u00e0 stanziate. Noi ci affiancheremmo per garantire un effetto leva: lo scorso anno Intesa ha erogato nuovo credito a medio e lungo termine per 50 miliardi, possiamo continuare a farlo nei prossimi anni anche in misura maggiore\u201d.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 chi insiste ancora, in favore di una sterile e micragnosa austerit\u00e0. Dietro il moralismo del rigore si cela la tesaurizzazione del patrimonio, garantita dalla rendita parassitaria sul debito pubblico. Sottende una strategia volta a smantellare i servizi sociali, rosicchiandone la sostenibilit\u00e0 un po\u2019 alla volta. Dall\u2019altra parte, c\u2019\u00e8 la mobilitazione del risparmio privato, per valorizzare il patrimonio pubblico, che \u00e8 gi\u00e0 tutto degli italiani. Accumulazione di ricchezza per alcuni, oppure maggiore crescita collettiva. La differenza, in fondo, sta tutta qui. E non \u00e8 poco.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/italia\/economia\/29741-come-liberarsi-dalla-zavorra\">http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/italia\/economia\/29741-come-liberarsi-dalla-zavorra<\/a><\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARX XXI (Guido Salerno Aletta) Tanto tuon\u00f2 che piovve. 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