{"id":51436,"date":"2019-05-27T09:00:09","date_gmt":"2019-05-27T07:00:09","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51436"},"modified":"2019-05-21T22:51:59","modified_gmt":"2019-05-21T20:51:59","slug":"vitalita-della-riflessione-marxiana-e-marxista-sullideologia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51436","title":{"rendered":"Vitalit\u00e0 della riflessione marxiana e marxista sull\u2019ideologia"},"content":{"rendered":"<p><strong>di MARXISMO OGGI (Alessandra Ciattini)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Premessa <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un mondo, nel quale a detta di alcuni, stiamo assistendo al trionfo della cosiddetta post-verit\u00e0, in cui siamo intrisi sino alle midolla di ideologie invisibili che si presentano come l\u2019effettiva rappresentazione dei fatti, in cui il paese pi\u00f9 potente del mondo legge la storia attuale e futura come il dispiegamento del \u201csecolo americano\u201d, in cui trova spazio l\u2019estremismo islamico, in cui risorge il populismo neofascista e neonazista, non possiamo in nessun modo accantonare la nozione di <strong>ideologia<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E ci\u00f2 soprattutto perch\u00e9 si tratta di un\u2019idea pericolosa, come dice il titolo italiano della traduzione del libro dello studioso britannico <strong>Terry Eagleton<\/strong> <em>Ideologia. Storia e critica di un\u2019idea pericolosa<\/em> (2007) (il titolo in inglese invece \u00e8 <em>Ideology. An Introduction, <\/em>1991)<a id=\"_ftnref1\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/346-vitalita-della-riflessione-marxiana-e-marxista-sull-ideologia#_ftn1\">[1]<\/a>. Idea pericolosa perch\u00e9 stabilisce una correlazione, complessa e articolata, tra certe idee e una certa struttura di potere. Oltre a queste considerazioni teniamo in conto che, dopo la caduta del muro di Berlino, alcuni non sprovveduti, cui i mass media hanno dato notevole e continua risonanza, hanno anche osato parlare di fine delle ideologie, evidentemente ignorando che la verit\u00e0 \u00e8 solo un processo interminabile di paziente studio e ricerca, sul cui sfondo sta il nostro modo di concepire la vita sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019altra considerazione che ci consiglia di tornare a riflettere sull\u2019ideologia e le sue molteplici valenze \u00e8 rappresentata dal fatto che costituisce un nodo problematico del pensiero marxista, sul quale molti si sono divisi, accusandosi di riproporre con l\u2019opposizione struttura \/ sovrastruttura l\u2019antico dualismo positivistico, di ricadere nel volgare economicismo per l\u2019uso della categoria del riflesso o di finire nell\u2019idealismo per l\u2019accento posto con enfasi sulle idee rispetto alla dimensione materiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ispirandosi a Eagleton, anche due autori latinoamericani sottolineano la necessit\u00e0 di tornare a riflettere sulla nozione di ideologia, la quale a loro parere rappresenta &lt;&lt;un conjunto atraversado, sobredeterminado, complejo de aceptaciones y de afirmaciones, de las cuales conviene clarificar algunas posiciones para hacer de ello una herramienta anal\u00edtica y operativa de acuerdo a los problemas planteados en la luchas pol\u00edticas y sociales con la perspectiva de la clase obrera y las llaves para la transformaci\u00f3n social&gt;&gt; (Ram\u00edrez e Cardoso 2013: 30).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Naturalmente l\u2019oggetto della mia analisi sar\u00e0 ben circoscritto e delimitato, giacch\u00e9 mi limiter\u00f2 a indicare alcuni temi sviluppati da taluni marxisti britannici, in Italia, non so in America Latina, non molto conosciuti. Un taglio pi\u00f9 ambizioso non avrebbe alcun senso e sarebbe pretenzioso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cultura o ideologia?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come scrive Eagleton, una ragione per la quale il concetto di ideologia \u00e8 diventato sospetto sta nel fatto che \u00e8 stato sostituito da quello di <strong>cultura<\/strong>, ritenuto pi\u00f9 flessibile, meno schematico e soprattutto alquanto sganciato dalle condizioni materiali, da cui vuoi o non vuoi deve esser pur sgorgato (p. XVI). Oggi tutto \u00e8 ridotto a fatto meramente culturale: la discriminazione nei confronti del genere femminile, gli atti terroristici, che si cerca di ricondurre ad una particolare relazione uomo\/dio, il supersfruttamento della natura, probabilmente apparso con il dualismo cartesiano. Ci\u00f2 che non si vuol vedere e non si deve assolutamente illuminare sono la brutale competizione per le risorse e le reali relazioni di potere tra le diverse regioni del mondo, ridotte a mere differenze culturali. In questo senso, paradossalmente l\u2019abbandono della nozione di <strong>ideologia <\/strong>\u00e8 un fatto squisitamente ideologico, nel senso che implicita la difesa di certi interessi altrimenti facilmente individuabili, il cui radicamento si vuole occultare. Ci\u00f2 rende comprensibile l\u2019ostilit\u00e0 del marxismo stalinista per le scienze sociali, come per esempio l\u2019antropologia culturale di origine statunitense, anche se si pensava di sostituire ad esse il semplicismo economicistico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se nell\u2019ambito del dibattito politico, qualcuno impiega la parola \u201c<strong>ideologia<\/strong>\u201d lo fa per denigrare il suo interlocutore, il quale non sarebbe in grado di guardare meramente ai \u201cfatti\u201d, i quali sollecitano sempre una soluzione che non sia n\u00e9 di \u201cdestra\u201d n\u00e9 di \u201csinistra\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale richiamo ai \u201cfatti\u201d \u00e8 per\u00f2 spesso contraddetto dall\u2019assunzione di un atteggiamento relativistico, assai combattuto dalla Chiesa cattolica, in base al quale ognuno di noi pu\u00f2 esprimere l\u2019opinione che gli conviene, dal momento che ha una cultura differente. \u00c8 questo circolo vizioso che rimanda, da un lato ai \u201cfatti\u201d intesi come entit\u00e0 indipendenti dalle nostre convinzioni, dall\u2019altro, li mette tra parentesi perch\u00e9 esistono solo rappresentazioni o meglio costruzioni di essi, ognuna degna di essere rispettata; infatti, spesso si giunge addirittura alla dissoluzione della stessa rappresentazione, privata della sua capacit\u00e0 di rappresentare, giacch\u00e9 \u00e8 essa stessa che, con le sue specifiche domande, \u201ccostruisce\u201d il \u201cfatto\u201d, inesistente di per s\u00e9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un\u2019altra conseguenza dello slittamento verso la nozione di <strong>cultura<\/strong> sta nel fatto che, una volta adottata, essa apre la strada solo all\u2019ipotetico e volontaristico cambiamento interiore, che ognuno di noi dovrebbe fare, ma che di fatto nessuno fa; mutazione interiore prospettata duemila anni fa dal cristianesimo, ma che mi pare non abbia dato frutti, se non belle e vuote parole. E ci\u00f2 perch\u00e9 noi cambiamo se le strutture, nelle quali siamo incardinati, si modicano e allo stesso tempo, divenuti coscienti della necessit\u00e0 del cambiamento, lottiamo per trasformarle.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019egemonia della nozione di <strong>cultura<\/strong> si consolida con lo sviluppo dell\u2019antropologia culturale di origine statunitense e introdotta in Italia sul finire degli anni \u201950 da un gruppo di studiosi, tra i quali mi limito a menzionare Tullio Tentori. Tale disciplina, il cui primordio risale alla seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento, \u00e8 senza dubbio collegata al processo di decolonizzazione, che rendeva impossibile continuare a sbandierare l\u2019indiscussa superiorit\u00e0 occidentale, e nello stesso tempo permetteva di offuscare le forti asimmetrie socio-economiche, riconducendole <em>tout court<\/em> a stili di vita differenti. In particolare, essa si ispira alla definizione proposta da Edward Burnett Tylor nel suo importante libro <em>Primitive Culture <\/em>(1871), nel quale afferma che la cultura comprende il complesso di credenze, di conoscenze, di pratiche, abitudini che l\u2019uomo acquisisce in quanto membro di una societ\u00e0. Definizione che, del resto, \u00e8 stata rielaborata in forme assai differenti dai successivi antropologi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma qual \u00e8 la differenza tra i percorsi interpretativi ed esplicativi inerenti alle due diverse nozioni qui rapidamente analizzate? Direi che la differenza essenziale sta nel fatto che con la nozione di <strong>cultura<\/strong>, utilizzabile con la coscienza piena del suo senso, si intende mettere in opera una visione olistica della societ\u00e0, evitando non solo di stabilire una certa specifica gerarchia tra le varie istanze sociali, ma anche di individuare il loro specifico nucleo costitutivo. Tutto (politica, economia, religione, ambiente umanizzato) \u00e8 permeato da un\u2019unica dimensione, dai contorni non agilmente definibili, che, nelle forme relativistiche pi\u00f9 estreme, non costituisce pi\u00f9 una rappresentazione del mondo, ma essa stessa diventa il mezzo tramite il quale quest\u2019ultimo si costituisce e si consolida dinanzi ai nostri occhi. Insomma, non rappresenta pi\u00f9, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nulla da rappresentare o noi non siamo in grado di cogliere cosa c\u2019\u00e8 al di l\u00e0 del nostro pensiero. Giunti a queste conclusioni, alcuni antropologi (per es. Eduardo Viveiros de Castro, Philippe Descola) hanno sostenuto che ogni cultura non \u00e8 tanto una diversa concezione del mondo, da cui scaturirebbe il relativismo. Al posto di quest\u2019ultimo, essi propongono il multinaturalismo, ossia l\u2019idea che gli esseri umani vivono in mondi diversi e quindi elaborano diverse ontologie, tra le quali non ha un primato quella dualistica occidentale<a id=\"_ftnref2\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/346-vitalita-della-riflessione-marxiana-e-marxista-sull-ideologia#_ftn2\">[2]<\/a> (v. <em>Tierra adentro<\/em>, 2004).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale atteggiamento, per il quale tutto \u00e8 modificabile attraverso il mutamento dei modi di pensare, non tiene conto che in essi si esprimono certi interessi, a loro volta intrecciati a determinati rapporti di potere, radicati in una realt\u00e0 a noi esterna. Inoltre, esso rifiuta l\u2019impostazione dualistica implicita a questa posizione. In questo senso, anche l\u2019Europa \u00e8 un\u2019entit\u00e0 culturale \u2013 pi\u00f9 che una potenza consolidata -, portatrice di certi valori (diritti umani, competizione volta alla valorizzazione del migliore, enfasi sull\u2019individuo), che con un salto acrobatico diventano universali e per questo destinati ad essere imposti anche ai paesi recalcitranti. Del resto, tali valori non sono recepiti nemmeno dagli stessi cittadini europei, che nonostante i ripetuti appelli alla coesione contro il nemico comune, mostrano in vari modi segni profondi di disaffezione verso il progetto europeo, che avrebbe salvato il continente da possibili scontri bellici (si dimenticano dell\u2019Jugoslavia).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019olismo il marxismo oppone una concezione gerarchica dei vari fattori, indissolubilmente legata alla nozione di \u201cdeterminazione\u201d, la quale per\u00f2 \u00e8 stata oggetto di varie revisioni, perch\u00e9 rappresenta un nodo cruciale senza il quale \u2013 scrive Williams \u2013 il marxismo \u00e8 &lt;&lt;in effetti privo di valore&gt;&gt;; tali revisioni rispetto al marxismo ortodosso \u2013 aggiunge lo studioso britannico \u2013 hanno fatto s\u00ec che esso sia stato dotato di molteplici modi di intendere la determinazione, fatto che gli impedisce &lt;&lt;qualunque possibilit\u00e0 di operare&gt;&gt; (1979: 111).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi aspetti fanno dell\u2019approccio culturalistico una visione del tutto irrealistica del mondo contemporaneo, nel cui contesto le diverse \u201cculture\u201d confliggerebbero solo perch\u00e9 non hanno ancora imparato a rispettarsi e a dialogare tra loro. Allora il problema dei suoi fautori, reso pi\u00f9 eclatante dalle migrazioni di massa, suscitate dalla politica del \u201ccaos creativo\u201d sull\u2019altra sponda del Mediterraneo, \u00e8 rendere tutti capaci di accettare il \u201cdiverso\u201d sulla base di una tolleranza generalizzata; la quale per\u00f2 viene abbandonata quando la diversit\u00e0 altrui mette a rischio la nostra \u201cidentit\u00e0\u201d Vedasi il caso dell\u2019abbigliamento femminile islamico o quello pi\u00f9 drammatico dell\u2019attacco violento al nostro stesso stile di vita che gli attentati terroristici, terrorizzandoci e uccidendo indiscriminatamente, mirano a farci cambiare (almeno questa \u00e8 l\u2019interpretazione massmediatica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro tentativo, alquanto riuscito, di accantonare la nozione di \u201c<strong>ideologia<\/strong>\u201d \u00e8 costituito dall\u2019introduzione nelle scienze sociali di quella di <strong>discorso, <\/strong>proposta dal noto studioso francese Michel Foucault e dai suoi numerosi seguaci. Tale nozione, legata al modo di intendere il potere non pi\u00f9 sedimentato in specifiche istituzioni, ma caratterizzato dalla pervasivit\u00e0 che avvolge la nostra vita quotidiana nei suoi minimi dettagli, rischia di mettere sullo stesso piano eventi di portata assai diversa. Come scrive Eagleton, &lt;&lt;La forza del termine <strong>ideologia<\/strong> risiede nella sua capacit\u00e0 di determinare quali lotte di potere sono centrali per la vita sociale e quali non lo sono&gt;&gt;, forza di cui, invece, non \u00e8 dotata l\u2019espressione <strong>discorso<\/strong>. Infatti, se tutto diventa <strong>discorso<\/strong>, nel senso di costruzione di aspetti della realt\u00e0 al fine di fondare sul processo discorsivo il proprio potere, finiamo con l\u2019assimilare paradossalmente una lite tra bambini per un pallone e il conflitto scaturito tra le forze governative del Salvador e il movimento di liberazione di quel paese (Eagleton 2007: 21); e ci\u00f2 avverrebbe perch\u00e9 il <strong>discorso, <\/strong>in quanto fondatore del potere<strong>,<\/strong> ci consente di considerare ogni evento in egual misura politico e portatore di una lotta per la supremazia. Come si ricorder\u00e0 l\u2019idea che \u201cTutto \u00e8 politico\u201d era propria degli studenti contestatori del 1968, assai influenzati dal pensiero anarchico e in particolare dal pensiero di \u00c9tienne de la Bo\u00e9tie (1530-1563), intimo amico di Michel de Montaigne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come \u00e8 noto, questi scrisse lo straordinario <em>Discorso sulla servit\u00f9 volontaria, <\/em>nel quale ha sostenuto la tesi che in realt\u00e0 il potere e la gerarchia sono stati fondati dal basso, a partire dalla volont\u00e0 dei molti di sottomettersi ai pochi, che Perluigi Fagan definisce &lt;&lt;pulsione all\u2019auto-assoggettamento&gt;&gt;. E ci\u00f2 allo scopo di ottenere in cambio sicurezza e tranquillit\u00e0 (<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2017\/07\/24\/leterno-ritorno-della-servitu-volontaria-riprendendo-in-mano-lintuizione-di-etienne-de-la-boetie\/\">https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2017\/07\/24\/leterno-ritorno-della-servitu-volontaria-riprendendo-in-mano-lintuizione-di-etienne-de-la-boetie\/<\/a>). Ma se il potere nasce dal basso e non dall\u2019alto diventa evidente che \u00e8 dal basso che pu\u00f2 essere distrutto, come si pu\u00f2 ricavare dallo slogan sessantottino \u201cIl padrone ha bisogno di te, ma tu non hai bisogno di lui\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019analisi del sorgere della gerarchia e delle strutture di potere ad essa connaturate ha alimentato la messa in discussione generalizzata di ogni forma di strutturazione gerarchica, considerata anche come uno strumento idoneo alla riduzione della complessit\u00e0 sociale (<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2017\/07\/03\/seimila-anni-di-societa-complesse\/\">https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2017\/07\/03\/seimila-anni-di-societa-complesse\/<\/a>); nello stesso tempo, ha fomentato la messa in discussione generalizzata di ogni forma di strutturazione gerarchica. Tale rifiuto anarcoide di fondare il proprio comportamento e la propria riflessione sull\u2019individuazione delle priorit\u00e0 proprie di un certo contesto ci conduce in un vicolo cieco. Infatti, come si \u00e8 visto, ci impedisce di scegliere quali sono gli effettivi bersagli principali cui mirare, se si ha come obiettivo l\u2019abbattimento di un sistema di potere ingiusto e brutale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi viene in mente un esempio, che forse potrebbe scandalizzare qualcuno, pensando all\u2019uso diffuso di non usare pi\u00f9 esclusivamente il maschile per riferirsi a un gruppo di uomini e donne, dando un forte significato simbolico a tale comportamento. Ma dobbiamo chiederci se esso cambia veramente qualcosa nelle relazioni tra uomini e donne, e se non sarebbe forse pi\u00f9 appropriato alzare il tiro e mirare alla diffusione e al potenziamento degli asili nido, che consentirebbero alla donna di vivere con maggiore serenit\u00e0 la propria maternit\u00e0?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spero di essere riuscita a mostrare come la nozione di <strong>cultura<\/strong> e quella di <strong>discorso<\/strong>, rifiutando il riduzionismo economicistico con cui sostanzialmente il marxismo viene identificato, paradossalmente ripropongono un&#8217;altra forma di riduzionismo nel primo caso culturale, nel secondo politico (tutto \u00e8 cultura, tutto \u00e8 politica). Inoltre, comportando lo svantaggio derivato dalla rinuncia a un qualche criterio di priorit\u00e0, fanno della societ\u00e0 un amalgama indifferenziato in cui \u00e8 impossibile discernere cosa \u00e8 pi\u00f9 importante rispetto al resto, il che non vuol dire debba essere messo tra parentesi, perch\u00e9 insignificante e superfluo. Infine, se tutto \u00e8 cultura o tutto \u00e8 politica, tali parole perdono un significato preciso, essendo impossibile individuare il loro contrario e il contesto appropriato della loro utilizzazione (v. Eagleton 2007: 20).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A mio parere, tali considerazioni rendono la ricerca pi\u00f9 appassionante perch\u00e9 si deve <em>in primis<\/em> individuare un criterio di priorit\u00e0 e nello stesso tempo ricostruire le diverse articolazioni tra le priorit\u00e0 focalizzate e i livelli per cos\u00ec dire secondari. Se non si procedesse in questo modo \u2013 come scrive Engels -, &lt;&lt;l\u2019applicazione della teoria [marxismo] a un qualsiasi periodo storico che uno sceglie sarebbe pi\u00f9 facile che la soluzione di un\u2019equazione semplice di primo grado&gt;&gt; (cit. in Williams 1968: 317).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Illusione e\/o strumento della lotta di classe <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo <strong>Raymond Williams<\/strong>, altro marxista britannico, nella letteratura marxista il termine i<strong>deologia\u00a0<\/strong>assume tre significati diversi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1. Sistema di idee e di opinioni proprie di una classe o di un gruppo particolare, come per esempio il folclore per Gramsci o l\u2019\u201dideologia socialista\u201d per Lenin, che paradossalmente per\u00f2 viene creata da intellettuali borghesi<a id=\"_ftnref3\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/346-vitalita-della-riflessione-marxiana-e-marxista-sull-ideologia#_ftn3\">[3]<\/a>; a suo parere, infatti, da soli i proletari sarebbero giunti al tradunionismo (334-335)<a id=\"_ftnref4\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/346-vitalita-della-riflessione-marxiana-e-marxista-sull-ideologia#_ftn4\">[4]<\/a>;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2. Un insieme di idee illusorie e quindi false identificate con l\u2019espressione \u201cfalsa coscienza\u201d;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3. &lt;&lt;Il processo generale della produzione dei significati e delle idee&gt;&gt; (in questo caso assomiglia alla <strong>cultura<\/strong>). Osserva Williams spesso le due prime definizioni vengono combinate. A suo parere, la terza definizione \u00e8 autonoma dalle due precedenti e, in qualche modo, le supera, anche se secondo lo studioso britannico in generale i marxisti hanno preferito le prime due versioni (almeno fino all\u2019anno della pubblicazione del suo libro <em>Marxismo e letteratura<\/em>, 1979, 74-75).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Williams scrive che non vuole suscitare polemiche, ma vuole riportare la nozione di <strong>ideologia<\/strong> e le sue varianti al contesto storico in cui si sono formate. Ricordando l\u2019elaborazione illuministica del termine ideologia e della teoria ad essa relativa, egli sottolinea che essa viene considerata un insieme di idee, che di fatto sono solo &lt;&lt;sensazioni trasformate&gt;&gt;, mettendo cos\u00ec l\u2019accento sull\u2019origine esclusivamente umana delle prime. Nello stesso tempo egli si richiama alla concezione di <strong>ideologia<\/strong> propria di Napoleone, il quale la considerava una &lt;&lt;teoria non pratica&gt;&gt; o un\u2019&lt;&lt;illusione astratta&gt;&gt;; concezione ripresa da Marx ed Engels, anche se da un\u2019angolatura differente (1979: 75-77).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019<em><strong>Ideologia tedesca<\/strong> <\/em>i due inseparabili autori scrivono: &lt;&lt;Non si parte da ci\u00f2 che gli uomini dicono, si immaginano, si rappresentano, n\u00e9 da ci\u00f2 che si dice, si pensa, si immagina, si rappresenta che siano, per arrivare da qui agli uomini vivi; ma si parte dagli uomini realmente operanti e sulla base del processo reale della loro vita si spiega anche lo sviluppo dei riflessi e degli echi ideologici di questo processo di vita. Anche le immagini nebulose che si formano nel cervello dell\u2019uomo sono necessarie sublimazioni del processo materiale della loro vita, empiricamente constatabile e legato a presupposti materiali&gt;&gt;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da ci\u00f2 ricavano che tutte le forme di coscienza non hanno autonomia, ma hanno le loro radici nelle condizioni materiali di esistenza. Nell\u2019opinione di Williams \u00e8 del tutto corretto sostenere che l\u2019ideologia non costituisce un\u2019entit\u00e0 autonoma, ma non condivide l\u2019impiego delle espressioni quali riflessi, echi, immagini nebulose da parte di Marx ed Engels, dato che a suo parere tali termini ci riconducono all\u2019ingenuo dualismo proprio del &lt;&lt;materialismo meccanicistico&gt;&gt;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Assai pi\u00f9 apprezzabile gli sembra la posizione che Marx assume, invece, nel <em>Capitale<\/em> (vol. I), dove sviluppa il celebre accostamento tra l\u2019ape e l\u2019architetto, nel quale considera la coscienza &lt;&lt;come parte del processo materiale umano&gt;&gt;. &lt;&lt;Ci\u00f2 che distingue il peggior architetto dalla migliore ape \u00e8 il fatto di aver costruito la propria cella nella propria testa prima di costruirla in cera. Al termine del processo lavorativo, si ha un risultato che era gi\u00e0 presente all\u2019inizio nella mente del lavoratore&gt;&gt;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo lo studioso britannico, questo costituiva il vero passo avanti fatto da Marx, con il quale veniva introdotta come &lt;&lt;correttivo dell\u2019astratto empirismo&gt;&gt; &lt;&lt;la storia materiale e sociale come rapporto reale tra uomo e natura&gt;&gt;, ma purtroppo questa prospettiva non fu seguita, e ci dimentic\u00f2 che gli uomini vivi da cui bisogna partire erano anche coscienti. Egli pensa anche che potrebbe trattarsi di una fantasia oggettivistica, fondata sull\u2019idea che si possa cogliere l\u2019intero processo reale della vita degli uomini al di fuori del linguaggio e delle concezioni da esso espresse. L\u2019aspetto centrale della scoperta di Marx ed Engels era che avevano individuato una nuova relazione tra la coscienza e il processo materiale umano, ma questa nuova visione non fu chiara e ci\u00f2 costitu\u00ec la fonte della &lt;&lt;ingenua riduzione, in gran parte del pensiero marxista successivo, di coscienza, immaginazione, arte e idee a \u201criflessi\u201d, \u201cechi\u201d, \u201cimmagini nebulose\u201d e \u201csublimazioni\u201d (1979: 80-82).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Seguiamo passo passo la riflessione di Williams: egli cita un altro brano dell\u2019<em>Ideologia tedesca<\/em>, in cui si sottolinea che \u00e8 la <strong>separazione<\/strong> tra coscienza e pensiero dal processo sociale, operata inconsapevolmente, che trasforma questi ultimi in <strong>ideologia<\/strong>; Marx ed Engels introducono, pertanto, una <strong>scissione<\/strong> tra la coscienza ideologica, da un lato, e il &lt;&lt;sapere reale&gt;&gt; e il &lt;&lt;processo pratico&gt;&gt;, in contraddizione con la tesi precedente secondo cui essere e coscienza sono inseparabili. Ma tale <strong>separazione<\/strong> permette loro di distinguere tra scienza e ideologia, essendo la prima &lt;&lt;il sapere reale&gt;&gt; del &lt;&lt;processo pratico&gt;&gt; e la seconda la &lt;&lt;falsa coscienza&gt;&gt;<a id=\"_ftnref5\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/346-vitalita-della-riflessione-marxiana-e-marxista-sull-ideologia#_ftn5\">[5]<\/a>. Commenta lo studioso britannico: &lt;&lt;Il risultato di tale separazione (contrapposta alla concezione originaria d\u2019un processo <em>indissolubile<\/em>) \u00e8 la farsesca esclusione della coscienza dallo &lt;&lt;sviluppo degli uomini&gt;&gt; e dal &lt;&lt;sapere reale&gt;&gt; di questo sviluppo&gt;&gt;; a suo parere, per venire fuori dalla contraddizione tra <strong>indissolubilit\u00e0<\/strong> e <strong>contrapposizione<\/strong> della relazione tra vita sociale materiale e coscienza, viene elaborato il modello dei due stadi (versione materialistica del dualismo idealista), &lt;&lt;secondo il quale vi \u00e8 <em>prima<\/em> la vita sociale materiale, e <em>poi<\/em>, a una certa distanza temporale o spaziale, la coscienza e i \u201csuoi\u201d prodotti&gt;&gt; (<em>primum vivere deinde philosophari<\/em>). In base a tale schema coscienza e idee sono ridotti a meri <em>riflessi<\/em> di quanto si \u00e8 gi\u00e0 realizzato nel processo sociale materiale (1979: 82-83).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contro questa impostazione, che considera riduttiva, Williams sostiene che la coscienza e i suoi prodotti sono sempre parte del processo materiale variabile, in quanto sono presenti sin dall\u2019inizio nella mente del lavoratore (l\u2019architetto), sia nelle condizioni necessarie del lavoro associato, nel linguaggio e nelle idee pratiche di rapporto, sia nei processi reali, che sono attivit\u00e0 materiali sociali. Se non si tiene conto di ci\u00f2, non si prende coscienza che pensare e immaginare sono processi sociali, interiorizzati dagli individui e sono accessibili agli altri solo attraverso le loro espressioni materiali: voci, suoni, scrittura, materiali forgiati in vario modo (1979: 83-84).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tenendo conto dunque della riflessione di Marx ed Engels, l\u2019<strong>ideologia<\/strong> costituisce un sistema di opinioni, legato ad un certo gruppo sociale, e nello stesso tempo un sistema di opinioni illusorie (falsa coscienza) opponibile alla conoscenza vera e scientifica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso in cui, tuttavia, tali idee vengono ridotte a echi e riflessi, la coscienza viene considerata un\u2019emanazione delle condizioni sociali di vita e Marx ed Engels finirebbero con lo sprofondare nel materialismo meccanicistico, contro cui polemizzano (e questa sarebbe secondo Eagleton, allievo di Williams, una definizione di carattere epistemologico di ideologia, 2007: 105); nell\u2019ipotesi in cui l\u2019<strong>ideologia\u00a0<\/strong>diventi, invece, un\u2019&lt;&lt;attrezzatura intellettuale&gt;&gt; di una classe sociale, che potrebbe contenere elementi di verit\u00e0, pur essendo impiegata da un potere ingiusto e dominante, siamo di fronte ad una definizione di matrice politica (Eagleton 2007: 115). Per esempio, si potrebbe prendere in considerazione la riflessione di Gramsci sul folclore progressivo, vincolato alle classi subalterne, nel quale a suo parere sarebbe presente l\u2019embrione della coscienza di classe (Ciattini 2013: 93-108).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo lo studioso britannico il superamento di queste ambiguit\u00e0 pu\u00f2 avvenire sostanzialmente con l\u2019abbandono dell\u2019opposizione coscienza &lt;&lt;vera&gt;&gt; coscienza &lt;&lt;falsa&gt;&gt;, e riformulando l\u2019<strong>ideologia<\/strong> come &lt;&lt;il complesso processo all\u2019interno del quale gli uomini \u201cdivengono\u201d (sono) consci dei loro interessi e dei loro conflitti&gt;&gt; (Williams 1979: 91). D\u2019altra parte, se l\u2019ideologia \u00e8 falsa nella misura in cui \u00e8 plasmata dalle sue determinazioni sociali \u2013 alle quali dobbiamo ricondurla per comprendere i suoi contenuti \u2013 ogni sistema di pensiero \u00e8 falso in quanto socialmente condizionato. Allora il problema si sposta e diventa quello di esaminare le sue specifiche determinanti. Interessante mi sembra la soluzione che Eagleton d\u00e0 a questo problema e che possiamo far nostra: &lt;&lt;Non c\u2019\u00e8 motivo di ritenere che l\u2019unica alternativa all\u2019ideologia (falsa coscienza) sia una conoscenza \u201cnon prospettica\u201d e socialmente disimpegnata; possiamo semplicemente affermare che, in certi momenti storici, certi punti di vista socialmente determinati siano pi\u00f9 veri di altri. Qualcuno pu\u00f2 essere in \u201ccondizione di sapere\u201d e altri no. Il fatto che tutti i punti di vista siano socialmente determinati non implica che tutti i punti di vista abbiano lo stesso valore&gt;&gt; (2007: 69-70)<a id=\"_ftnref6\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/346-vitalita-della-riflessione-marxiana-e-marxista-sull-ideologia#_ftn6\">[6]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Queste affermazioni ci portano a ribadire che la coscienza \u00e8 &lt;&lt;essere sociale, \u00e8 il possesso \u2013 tramite lo sviluppo di rapporti sociali attivi e specifici \u2013 di una precisa capacit\u00e0 sociale che si concreta in un sistema dei segni&gt;&gt;. Quest\u2019ultimo, assimilabile ad ogni forma di linguaggio e di espressione simbolica, \u00e8 al contempo interiorizzabile e materiale, in quanto deve estrinsecarsi in supporti visibili e percepibili (Williams 1979: 55). Tale concezione del linguaggio, sviluppata da Valentin N. Volosinov in un libro in cui sarebbero state recepite le idee di M. Bachtin (<em>Marxismo e filosofia del linguaggio<\/em>, Bari 1976, ed. or 1929)<a id=\"_ftnref7\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/346-vitalita-della-riflessione-marxiana-e-marxista-sull-ideologia#_ftn7\">[7]<\/a>, ci consente di non separare il linguaggio, inteso come \u201ccoscienza pratica\u201d (espressione di Marx ed Engels) dal processo della vita reale, da momento che il segno o l\u2019elemento significante di un linguaggio, radicati in un supporto materiale, sono il risultato dell\u2019interazione sociale e sono dotati di un ventaglio variabile di significati in relazione alle diverse situazioni in cui vengono impiegati (1979: 53).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Evitando di scindere materiale e rappresentativo, Volosinov scrive che: &lt;&lt;\u2026qualsiasi oggetto materiale, tecnologico e di consumo, pu\u00f2 diventare un segno, acquistando in tale processo un significato che va oltre la sua data particolarit\u00e0&gt;&gt;. E aggiunge: &lt;&lt;Un segno non esiste semplicemente come parte della realt\u00e0 \u2013 esso riflette e rifrange<a id=\"_ftnref8\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/346-vitalita-della-riflessione-marxiana-e-marxista-sull-ideologia#_ftn8\">[8]<\/a> un\u2019altra realt\u00e0. Perci\u00f2, esso pu\u00f2 distorcere questa realt\u00e0, o essere fedele ad essa, o vederla da un particolare punto di vista, e cos\u00ec via&gt;&gt; (1976: 59). Esso sorge &lt;&lt;nelle condizioni e nelle forme della comunicazione sociale&gt;&gt;, anzi &lt;&lt;l\u2019esistenza del segno non \u00e8 altro che la materializzazione di questa comunicazione&gt;&gt;. Tali aspetti appaiono in maniera chiara nella &lt;&lt;<em>parola che \u00e8 il fenomeno ideologico per eccellenza<\/em>&gt;&gt; (corsivo nel testo), e al contempo &lt;&lt;il segno pi\u00f9 puro e pi\u00f9 sensibile del rapporto sociale&gt;&gt; (1976: 64). In questo senso, per lo studioso sovietico &lt;&lt;Il segno \u00e8 un atto creativo interindividuale, un atto creativo all\u2019interno di un ambiente sociale\u2026<em>solo ci\u00f2 che ha acquistato un valore sociale pu\u00f2 penetrare nel mondo dell\u2019ideologia, prendere forma e stabilirvisi<\/em>&gt;&gt; (1976: 76, corsivo nel testo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Connesso al segno \u00e8 il tema, ossia il contenuto del segno, il quale \u00e8 sempre dotato di un\u2019accentuazione sociale, ossia di una sfumatura significativa che acquisisce nell\u2019uso che ne viene fatto nell\u2019interazione sociale. Il tema di un segno ideologico e la sua forma sono inestricabilmente connessi. Dal momento che la classe non costituisce una comunit\u00e0 segnica e che classi differenti usano nelle comunicazioni la stessa lingua, &lt;&lt;accenti differentemente orientati si intersecano in ogni segno ideologico&gt;&gt; In tale intersecazione si esprimono interessi diversi collegati alle differenti classi, ed \u00e8 per questo che nella comunicazione sociale si palesa la lotta di classe (1976: 78).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tale osservazione riprende le celebri parole di Marx ed Engels che qui riporto: &lt;&lt;Fin dall\u2019inizio lo \u201cspirito\u201d porta con s\u00e9 la maledizione di essere \u201cinfetto\u201d dalla materia, che si presenta qui sotto forma di strati di aria agitati, di suoni, e insomma di linguaggio. Il linguaggio \u00e8 antico quanto la coscienza, il linguaggio \u00e8 la coscienza reale, pratica, che esiste anche per gli altri uomini e che dunque \u00e8 la sola esistente anche per me stesso, e il linguaggio, come la coscienza, sorge soltanto dal bisogno, dalla necessit\u00e0 di rapporti con altri uomini&gt;&gt; (cit. in Williams 1979: 38). Bisogna aggiungere che in quanto sistema ha una sua forma cristallizzata, ma non pietrificata, che non esclude il mutamento in linea con il processo sociale (cit. in Williams 1979: 56).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, altri elementi problematici vengono messi in luce dal passo di Lenin, citato in precedenza, in cui si parla di &lt;&lt;coscienza socialista&gt;&gt;, che mette in rilievo due aspetti importanti: 1) essa non pu\u00f2 essere illusoria ed \u00e8 identificabile con la &lt;&lt;coscienza di classe&gt;&gt;; 2) se i lavoratori possono giungere a tale livello coscienziale solo con l\u2019apporto degli intellettuali borghesi, essa non pu\u00f2 scaturire direttamente dal &lt;&lt;processo reale della loro vita&gt;&gt;. Non credo sia possibile parlare di questa specifica riflessione britannica sulla nozione di <strong>ideologia<\/strong>, senza dedicare un po\u2019 di spazio al concetto marxiano di feticismo e al processo dal quale scaturirebbe.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Feticismo e ideologia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche in questo caso far\u00f2 ricorso alle osservazioni di Eagleton, il quale mette in evidenza che il <strong>feticismo della merce<\/strong> rappresenta una versione assai diversa di <strong>ideologia<\/strong> (2007: 108). In primo luogo, in virt\u00f9 di questo meccanismo, &lt;&lt;i rapporti umani appaiono in modo mistificato come rapporti tra cose&gt;&gt;. Da ci\u00f2 consegue che il reale funzionamento della vita sociale viene occultato, dal momento che la dimensione sociale dell\u2019attivit\u00e0 lavorativa, che si fonda sulla relazione tra persone, viene resa invisibile e nascosta dalla circolazione delle merci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A parere di Eagleton vi \u00e8 una trasformazione tra la concezione dell\u2019ideologia presente nell\u2019<em>Ideologia tedesca <\/em>e quella elaborata invece nelle pagine del <em>Capitale<\/em> dedicate al feticismo della merce. Tale differenza sta nel fatto che nella prima opera essa poteva venir ridotta a &lt;&lt;falsa coscienza&gt;&gt;, perch\u00e9 in certe condizioni gli uomini non coglievano l\u2019intima relazione tra l\u2019ideologia e il processo della vita reale, invece, nell\u2019opera matura la costruzione dell\u2019ideologia segue un altro percorso. Infatti &lt;&lt;Il problema non \u00e8 solo la percezione distorta da parte degli esseri umani, la cui coscienza rovescia il mondo reale e immagina un controllo delle loro vite da parte delle merci. Marx non afferma che in un regime capitalistico le merci <em>sembrano<\/em> esercitare un\u2019influenza tirannica sulle relazioni sociali; afferma che esse le influenzano davvero&gt;&gt;. Quindi, siamo qui di fronte a un reale rovesciamento della realt\u00e0 e non al processo in base al quale la realt\u00e0 si presenta invertita nella mente e l\u2019immagine cos\u00ec prodotta deve essere ricollegata alla fonte da cui si \u00e8 sprigionata per esser decifrata. La stessa economia capitalistica &lt;&lt;produce la sua stessa percezione erronea&gt;&gt; (Eagleton 2007: 109-110). In questo caso, mi pare, che noi possiamo comprendere la falsit\u00e0 della nostra percezione solo con un\u2019implicita opera di comparazione con una ipotetica societ\u00e0 in cui le relazioni tra gli uomini non si presentano e non funzionino come relazioni tra oggetti, oppure adottando un punto di vista estraneo al sistema ma incarnato in certi settori sociali, in esso presenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo aver osservato questa differenza tra le diverse concezioni dell\u2019ideologia nella riflessione di Marx ed Engels, Eagleton giudica negativamente la svolta operata nel Capitale. Egli ritiene, infatti, che nelle considerazioni sul feticismo della merce gli uomini finiscono col diventare i &lt;&lt;ricettori passivi di certi effetti oggettivi, le vittime di una struttura sociale data spontaneamente alla loro coscienza&gt;&gt;. Ci\u00f2 che a suo parere non viene preso in considerazione sono le varie modalit\u00e0 interpretative che gli uomini possono elaborare dei meccanismi di funzionamento della realt\u00e0 sociale in cui si trovano a vivere. Comunque, anche in questo caso, questa impossibilit\u00e0 di vedere di primo acchito come stanno effettivamente stanno le cose, rafforza il potere dominante e la struttura classista della societ\u00e0 (2007: 113).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concludendo, nonostante le complessit\u00e0 e le ambiguit\u00e0 di cui sembra essere intriso il concetto di ideologia, mi sembra che soprattutto rispetto alla nozione di cultura e a quella di discorso conservi tutto il suo carattere rivoluzionario ed emancipatorio, se si mette l\u2019accento su una serie di elementi che abbiamo ricavato dalla nostra lettura analitica: essa \u00e8 coscienza sociale e non precede l\u2019essere ma \u00e8 ad esso simultanea, \u00e8 legata ad una data esperienza, che pu\u00f2 sprigionarsi anche dal modo in cui la stessa realt\u00e0 si configura effettivamente, \u00e8 connessa a un gruppo sociale, ai suoi interessi e alla sue aspirazioni, esprime il modo in cui questi ultimi sono percepiti e valutati nell\u2019ambito della lotta di classe che il gruppo in questione vuole portare avanti. In questo senso, le sue elaborazioni non sono mai totalmente false, in quanto contengono una visione angolata che dal punto di vista di chi l\u2019adotta ha un\u2019innegabile validit\u00e0 e sono radicate nel modo in cui la realt\u00e0 si dispiega. Inoltre, e non di meno, come ci dice Gramsci (1975, vol. III, Q. 27: 2311, 2313), l\u2019ideologia, in particolare la cultura popolare, contiene residui importanti di concezioni culturali e filosofiche del passato, oltre a rispondere a quesiti di carattere esistenziale, come la sofferenza e la morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Brooks D., \u201cEagleton on Aesthetics and Ideology\u201d, <em>The Sidney Society of Litterature and Aesthetics<\/em>, vol. 5, 1995, pp. 7- 21.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ciattini A., \u201cGramsci e la religiosit\u00e0 popolare cubana. Dall\u2019istinto alla coscienza di classe\u201d, in <em>Incontri e conflitti culturali in America Latina e nel Caribe<\/em>, CISU, Roma 2013, pp. 93-108.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Descola Ph., \u201cLas cosmolog\u00edas ind\u00edgenas de la Amazon\u00eda\u201d, in <em>Tierra adentro. Territorio ind\u00edgena y percepci\u00f3n del entorno<\/em>, a cura di A. Surall\u00e9s y P. Garc\u00eda Hierro, IWGIA, Copenaguen 2004, pp. 25-36.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eagleton T., <em>Ideologia. Storia e critica di un\u2019idea pericolosa<\/em>, Fazi Editore, Roma 2007.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fagan P., \u201cL\u2019eterno ritorno della servit\u00f9 volontaria. Riprendendo in mano l\u2019intuizione di \u00c9tienne de la B\u00e9otie\u201d, <a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2017\/07\/24\/leterno-ritorno-della-servitu-volontaria-riprendendo-in-mano-lintuizione-di-etienne-de-la-boetie\/\">https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2017\/07\/24\/leterno-ritorno-della-servitu-volontaria-riprendendo-in-mano-lintuizione-di-etienne-de-la-boetie\/<\/a>.(<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2017\/07\/03\/seimila-anni-di-societa-complesse\/\">https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2017\/07\/03\/seimila-anni-di-societa-complesse\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fagan P., \u201cSeimila anni di societ\u00e0 complese\u201d, (<a href=\"https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2017\/07\/03\/seimila-anni-di-societa-complesse\/\">https:\/\/pierluigifagan.wordpress.com\/2017\/07\/03\/seimila-anni-di-societa-complesse\/<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gramsci A., <em>Quaderni del carcere<\/em>, vol. III, a cura di V. Gerratana, Einaudi, Torino 1975.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Marx K. E Engels F., <em>Manifesto del Partito comunista<\/em>, Newton Compton, Roma 1994 (traduzione di A. Labriola).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viveiros de Castro E., \u201cPerspectivismo y multinaturalismo en la Am\u00e9rica ind\u00edgena\u201d, in <em>Tierra adentro. Territorio ind\u00edgena y percepci\u00f3n del entorno,<\/em> a cura di A. Surall\u00e9s y P. Garc\u00eda Hierro, IWGIA, Copenaguen 2004, pp. 37-81.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Volosinov V. N., <em>Marxismo e filosofia del linguaggio<\/em>, Dedalo, Bari 1976, ed. or. 1929.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Williams R., <em>Cultura e rivoluzione industriale. Inghilterra 1780-1950<\/em>, Einaudi, Torino 1968.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Williams R., <em>Marxismo e letteratura<\/em>, Laterza, Roma-Bari 1979.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Note<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn1\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/346-vitalita-della-riflessione-marxiana-e-marxista-sull-ideologia#_ftnref1\">[1]<\/a> Eagleton \u00e8 accusato da un suo competente critico, David Brooks (1995), di fornire molteplici definizioni di ideologia, rendendo il suo ragionamento difficile da seguire e confuso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn2\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/346-vitalita-della-riflessione-marxiana-e-marxista-sull-ideologia#_ftnref2\">[2]<\/a> Naturalmente l\u2019idea che la cultura e la filosofia occidentale si basino solo su un\u2019ontologia dualistica \u00e8 ampiamente criticabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn3\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/346-vitalita-della-riflessione-marxiana-e-marxista-sull-ideologia#_ftnref3\">[3]<\/a> Invece, per il marxismo storicista (Gramsci) vi \u00e8 una relazione di continuit\u00e0 tra materialismo storico e coscienza proletaria (Eagleton 2007: 116).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn4\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/346-vitalita-della-riflessione-marxiana-e-marxista-sull-ideologia#_ftnref4\">[4]<\/a> Scrive Lenin nel <em>Che fare<\/em>?: &lt;&lt;Socialismo e lotta di classe nascono l\u2019uno accanto all\u2019altra, ma non uno dall\u2019altra; La coscienza socialista contemporanea non pu\u00f2 sorgere che sulla base di profonde cognizioni scientifiche\u2026Il detentore della scienza non \u00e8 il proletariato, ma sono gli <em>intellettuali borghesi<\/em>\u2026anche il socialismo contemporaneo \u00e8 nato dal cervello di alcuni membri di questa ceto, ed \u00e8 stato da essi comunicato ai proletari pi\u00f9 elevati per il loro sviluppo intellettuale, i quali in seguito lo introducono nella lotta di classe del proletariato, dove le condizioni lo permettono&gt;&gt; (1972: 72 da <em>Che fare?). <\/em>Queste parole riprendono un\u2019affermazione di Marx ed Engels nel<em> Manifesto: <\/em>&lt;&lt;\u2026 ora una parte della borghesia si unisce al proletariato, e segnatamente una parte degli ideologi borghesi, che sono giunti ad intendere teoreticamente tutto il movimento storico&gt;&gt; (1994: 27).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn5\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/346-vitalita-della-riflessione-marxiana-e-marxista-sull-ideologia#_ftnref5\">[5]<\/a> Non Marx ma Engels introduce questa espressione (Eagleton 2007: 113).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn6\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/346-vitalita-della-riflessione-marxiana-e-marxista-sull-ideologia#_ftnref6\">[6]<\/a> Se non si accetta questa prospettiva abbiamo due possibilit\u00e0: lo scetticismo legato all\u2019impossibilit\u00e0 di scegliere tra due punti di vista, o l\u2019idea via sia una monade superiore, in grado di unificare tutti i punti di vista possibili (G. W. Leibniz). Quest\u2019ultima visione implica il ritorno alla nozione di \u201cverit\u00e0 assoluta\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn7\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/346-vitalita-della-riflessione-marxiana-e-marxista-sull-ideologia#_ftnref7\">[7]<\/a> Alcuni sostengono che il vero autore del libro sia Bachtin.filosofia%20del.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"_ftn8\" href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/346-vitalita-della-riflessione-marxiana-e-marxista-sull-ideologia#_ftnref8\">[8]<\/a> Si noti che dal punto di vista fisico riflessione e rifrazione non sono identiche; nel primo caso, attraversando un mezzo trasparente la luce si divide in due raggi, nel secondo, il raggio subisce una deviazione quando si sposta da un mezzo trasparente a uno meno trasparente. Tale metafora rende pi\u00f9 complessa la relazione tra struttura e sovrastruttura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fonte:<a href=\"http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/346-vitalita-della-riflessione-marxiana-e-marxista-sull-ideologia\">http:\/\/www.marxismo-oggi.it\/saggi-e-contributi\/saggi\/346-vitalita-della-riflessione-marxiana-e-marxista-sull-ideologia<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARXISMO OGGI (Alessandra Ciattini) Premessa In un mondo, nel quale a detta di alcuni, stiamo assistendo al trionfo della cosiddetta post-verit\u00e0, in cui siamo intrisi sino alle midolla di ideologie invisibili che si presentano come l\u2019effettiva rappresentazione dei fatti, in cui il paese pi\u00f9 potente del mondo legge la storia attuale e futura come il dispiegamento del \u201csecolo americano\u201d, in cui trova spazio l\u2019estremismo islamico, in cui risorge il populismo neofascista e neonazista, non&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":51447,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/18527998_1439416992768432_7491948160901972196_n-1.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-dnC","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51436"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=51436"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51436\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":51448,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51436\/revisions\/51448"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/51447"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=51436"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=51436"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=51436"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}