{"id":51515,"date":"2019-05-31T10:30:05","date_gmt":"2019-05-31T08:30:05","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51515"},"modified":"2019-05-26T14:23:03","modified_gmt":"2019-05-26T12:23:03","slug":"i-figli-del-vulcano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51515","title":{"rendered":"I figli del Vulcano"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>MARX XXI (Roberto Vallepiano)<\/strong><\/p>\n<p><em>Gli Stati Uniti sembrano destinati dalla provvidenza a piagare l&#8217;America Latina di miseria in nome della libert\u00e0<\/em><em>. <\/em><strong>Simon Bolivar<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.marx21.it\/images\/libri\/vallepiano_ifiglidelvulcano.jpg\" alt=\"vallepiano ifiglidelvulcano\" \/><\/p>\n<p><strong>INTRODUZIONE<\/strong><\/p>\n<p>La parola \u00e8 un\u2019arma, serve a difendere gli oppressi e a restituire voce, dignit\u00e0 e grammatica alla nostra storia. Serve a combattere chi dopo aver saccheggiato il nostro presente e compromesso il futuro, minaccia di cancellare il passato.\u00a0Serve anche a restituire anche un limite, una dimensione storica a questa volgare meta-storia propugnataci dal capitalismo. Parole che parlano angoli e granelli del reale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\nOggi che i tempi della nostra vita sono scanditi dagli orologi della mercificazione e gli spazi sono il plastico\u00a0\u00a0della rappresentazione di un mondo chiuso. Oggi che i compassi del dominio tratteggiano i confini dell\u2019agio e della privazione, della propriet\u00e0 e della marginalit\u00e0, come puzzle incomponibile di solitudini incomunicanti. La libert\u00e0 all\u2019interno delle geometrie dell\u2019esistente \u00e8 del tutto interdetta, una scenografia barocca di afono individualismo.<\/p>\n<p>Occorre dunque riappropriarci di un orizzonte. Guardarci indietro per riappropriarci dell\u2019oggi e magari sorprendersi a scoprire che la parola Rivoluzione continua a ribollire in maniera carsica nel groviglio delle domande che pullulano nelle vene aperte della nostra societ\u00e0.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 la ribellione \u00e8 la metafora del fuoco. Il fuoco \u00e8 un\u2019entit\u00e0 che mutando resta uguale a s\u00e9 stessa e, allo stesso modo, la lotta armata guerrigliera \u00e8 una storia collettiva fatta di tante incendiarie storie individuali.<\/p>\n<p>Questo libro parla di gesta rivoluzionarie, spesso declinate al femminile, che hanno donato nuova forma e consistenza a parole come coraggio e resistenza. Ridona voce a chi ha messo armi e cuore al servizio del popolo. Donne e popolazioni native come energia propulsiva da cui traggono linfa e scaturiscono questi racconti guerriglieri. Perch\u00e9 gli indios rappresentano il legame pi\u00f9 profondo con le nostre origini ancestrali e perch\u00e9 le donne sono come la Madre Terra, una sola cosa con la luna, i boschi e le maree.<\/p>\n<p>Una fiaccola di gioiosa sovversione che ci riconcilia con l\u2019essere umano e la natura circostante. Perch\u00e9 oltre ai vulcani esistono i loro figli.<\/p>\n<p>La storia del Centro America \u00e8 una gioiosa eruzione rivoluzionaria dove le idee di lotta si sono sapute amalgamare e trasformare in scintille e lapilli, accendendo di speranza intere nazioni e dando vita a uomini e donne di tipo nuovo: guerriglieri che hanno trasformato le idee in furore e la vendetta in giustizia. Ribelli che, come Prometeo, per amore dell\u2019umanit\u00e0 e del progresso hanno osato sfidare gli Dei, rubandogli il fuoco per regalarlo agli esseri umani.<\/p>\n<p>Le pagine che vi apprestate a leggere sono gocce di memoria. Parole che si trasformano in radici, ali, senso di appartenenza, perch\u00e9 la memoria \u00e8 essenza.<\/p>\n<p>La parte peggiore dell\u2019umanit\u00e0 cerca di cancellarla, la parte migliore la chiama identit\u00e0. E\u2019 uno strumento che gli uomini hanno nelle proprie mani per costruire se stessi. La memoria per noi rappresenta ci\u00f2 che le radici sono per gli alberi, \u00e8 ci\u00f2 che ci sostiene e che ci offre un orizzonte.<\/p>\n<p>Cancellare l\u2019eco della memoria dei popoli \u00e8 uno dei modi pi\u00f9 raffinati per inibirne la forza e, al contempo, uno degli strumenti privilegiati delle classi dominanti per assoggettarli. Spesso chi ha conquistato il potere con la sopraffazione e la forza della violenza e del ricatto, termina la propria opera annichilendo il divenire intrinseco dei dominati, imponendo loro un passato riveduto e corretto o, nel peggiore dei casi, non accreditandogliene alcuno.<\/p>\n<p>In questi racconti la maggior parte dei protagonisti, delle voci narranti, hanno respirato e vissuto l\u2019epica rivoluzionaria, l\u2019hanno attraversata amando senza limiti e condizioni, convinti che non fosse possibile combattere per la propria dignit\u00e0 e felicit\u00e0, se non includeva anche quella degli altri.<\/p>\n<p>La parte migliore del popolo, quella salita sulle montagne per trasformare fatalismo e immobilismo in entusiasmo e furore, diventando cos\u00ec l\u2019evocazione stessa del fuoco. Quella che non ha esitato a impugnare le armi contro un sistema abominevole che sigillava col sangue e col piombo qualsiasi via pacifica al cambiamento.<\/p>\n<p>L\u2019epicentro da cui si irradiano gli avvenimenti \u00e8 il Guatemala, per poi attraversare come una porta dimensionale paesi come Cuba, El Salvador, Haiti, Messico, Belize, Guyana, Nicaragua.<\/p>\n<p>Il Guatemala \u00e8 un paese magico e surreale dove si trovano i pi\u00f9 ampi tratti di foresta vergine dell\u2019America Centrale e che spazia dalle cascate in mezzo alla giungla agli altopiani innevati, dalle strade acciottolate alle lagune. L\u2019orizzonte \u00e8 costellato da foreste lussureggianti e da vulcani.<\/p>\n<p>Considerati sacri dalle popolazioni Maya i vulcani del Guatemala dominano perennemente il paesaggio, ovunque si sposti lo sguardo loro ci sono. E anche quando non si vedono si avverte comunque la loro presenza, sotto forma di energia.<\/p>\n<p>I vulcani sono simbolo di potenza sopita e di forza incontenibile. La guerriglia decise da subito di elevarli a simbolo, di richiamarsi evocativamente a loro gi\u00e0 dalle proprie bandiere. L\u2019emblema dell\u2019Organizzazione Rivoluzionaria del Popolo in Armi, ad esempio, non era una falce e martello o un fucile ma una catena di vulcani in eruzione. La loro stampa clandestina aveva l\u2019inequivocabile nome di\u00a0\u201c<em>Erupci\u00f3n<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Il Guatemala si dipana tra la\u00a0<em>Tierra Caliente<\/em>, torrida regione costiera affacciata sul pacifico dove nelle ore centrali della giornata il termometro raggiunge regolarmente i 40 gradi e la\u00a0<em>Tierra Fria<\/em>, gelidi altopiani dove la temperatura scende costantemente sotto lo zero.Con una superficie urbanizzata che non copre neppure il 2% del proprio territorio, a livello ambientale appare il luogo ideale per avviare una guerriglia rivoluzionaria di lunga durata. Con i suoi paesaggi naturali intricati e strepitosi, spesso irraggiungibili per mancanza di strade e vie. Con le foreste secolari del Peten che offrono copertura e riparo preziosi. Con i mille misteriosi nascondigli naturali offerti dalle sponde del Lago di Atitlan. Con il groviglio di grotte sotterranee che si sviluppano per decine di chilometri tra le regioni di\u00a0<em>Alta e Baja Verapaz<\/em>.<\/p>\n<p>Tra i tanti moti rivoluzionari che hanno scosso questo magnifico continente la guerra di guerriglia guatemalteca, combattuta per oltre 40 anni, \u00e8 stata la pi\u00f9 lunga e articolata.<\/p>\n<p>Il Guatemala \u00e8 stato il Vietnam dell\u2019America Latina. Un Vietnam in scala ridotta che gli Stati Uniti si rifiutano di riconoscere per esorcizzare l\u2019esempio contagioso di un popolo che ha combattuto tenacemente e coraggiosamente in nome della giustizia sociale e della propria libert\u00e0, per emanciparsi dalla presenza usurpatrice del dominio a stelle e strisce sulla loro terra.<\/p>\n<p>Lenin scrisse profeticamente che\u00a0\u201c<em>la violenza \u00e8 la levatrice della storia<\/em>\u201d, molte furono le dittature sanguinarie che funestarono l\u2019America Latina in nome degli sporchi interessi degli USA, ma il Guatemala ha un\u2019esperienza di morte che non ha paragoni con nessuna epoca e con nessun altro paese. I governi e i militari guatemaltechi intervenendo indiscriminatamente contro la popolazione e sabotando coscientemente qualsiasi tentativo di riforma o di apertura democratica non hanno fatto altro che porsi al servizio dei capitali stranieri, del Fondo Monetario Internazionale e degli USA, usando paradossalmente la scusa di difendere la patria per meglio svenderla al capitale straniero.<\/p>\n<p>La parola \u201ccomunista\u201d diventava cos\u00ec un marchio di condanna a morte, che veniva affibbiato non solo contro chi combattesse il regime ma anche contro chiunque manifestasse una timida formula di dissenso o di apertura mentale. I militari diedero il via a una mattanza generalizzata, consumando una serie di colpi di stato e di atroci persecuzioni che avrebbero straziato il tessuto sociale del Guatemala per molti decenni a venire. Il patto d\u2019acciaio tra gerarchie ecclesiastiche, oligarchie economiche ed esercito ottenne di affermare lo status quo di un\u2019ingiustizia permanente che si riproduceva da s\u00e9 stessa. Un dominio feroce dei pochissimi ai danni delle moltitudini.<\/p>\n<p>Il tutto avveniva sotto la premurosa tutela degli USA e delle sue multinazionali e corporation.<\/p>\n<p>La\u00a0<em>United Fruit Company<\/em>\u00a0entrava ufficialmente nell\u2019olimpo della poesia e della letteratura grazie a Pablo Neruda e al suo Poema epico\u00a0<em>Canto General<\/em>: una vera e propria denuncia politica in versi che denunciava il regime di saccheggio e sangue instaurato dalle multinazionali statunitensi sul territorio latinoamericano, grazie al sostegno offerto da un manipolo di truci dittatori senza scrupoli innestati l\u00ec direttamente dalla CIA. Quello di Neruda era un\u00a0j\u2019accuse\u00a0poetico che partendo dal Cile si allargava a tutta l\u2019America Latina, dando vita ad un attacco senza precedenti agli USA e alle sue multinazionali assassine: \u201c<em>Appena squill\u00f2 la tromba tutto era pronto sulla terra, e Geova divise il mondo tra Coca Cola, Anaconda, Ford Motors e altre societ\u00e0: la Compagnia United Fruit si riserv\u00f2 la parte pi\u00f9 succosa, la costa centrale della mia terra, la dolce cintura d\u2019America. Ribattezz\u00f2 le sue terre \u201cRepubbliche delle Banane\u201d, e sopra gli inquieti eroi che conquistarono la grandezza, la libert\u00e0 e le bandiere, instaur\u00f2 l\u2019opera buffa: cedette antichi benefici, regal\u00f2 corone imperiali, sguain\u00f2 l\u2019invidia, e chiam\u00f2 alla Dittatura delle Mosche.\u00a0<\/em><em>Mosche umide d\u2019umile sangue e marmellata, mosche ubriache che ronzano sopra le tombe del popolo, mosche da circo, sagge mosche esperte in tirannia. Tra le mosche sanguinarie sbarc\u00f2 la Compagnia stipando di caff\u00e8 e frutta le sue navi che poi scomparvero come vassoi con il tesoro delle nostre terre sommerse. Frattanto, dentro gli abissi pieni di zucchero dei porti, cadevano indios sepolti dal vapore del mattino: rotol\u00f2 un corpo, una cosa senza nome, un nome caduto, un grappolo di frutta morta finita nel letamaio.<\/em>\u201d<\/p>\n<p>Al Poeta comunista cileno, Premio Nobel per la Letteratura, gliela faranno pagare cara qualche anno pi\u00f9 tardi: verr\u00e0 assassinato con una iniezione letale a Santiago del Cile, durante l\u2019ennesimo colpo di stato condotto dagli Stati Uniti in terra latinoamericana, quello che pose fine all\u2019esperienza del Socialismo umanista cileno e al sorriso di Salvador Allende sostituendolo con l\u2019orrido ghigno di Augusto Pinochet.<\/p>\n<p>Anche Gabriel Garcia Marquez parler\u00e0 metaforicamente della\u00a0<em>United Fruit<\/em>\u00a0all\u2019interno della formidabile opera che ha dato il via alla corrente letteraria del Realismo Magico, il libro capolavoro \u201cCent\u2019anni di solitudine\u201d. Il villaggio di Macondo \u00e8 sottoposto al dominio e al giogo di una ignobile multinazionale di banane, dietro le cui fattezze \u00e8 facile individuare chi si cela. E nella denuncia di Garcia Marquez c\u2019\u00e8 molto di autobiografico perch\u00e9 lo scrittore nacque in Colombia, proprio a ridosso di una piantagione della\u00a0<em>United Fruit Company<\/em>.\u00a0Nei mesi successivi alla sua nascita e pi\u00f9 tardi, durante la sua adolescenza, nella regione vi furono alcuni imponenti scioperi organizzati da braccianti e contadini stanchi dello sfruttamento bestiale e delle vessazioni cui erano sottoposti. Gli scioperi vennero stroncati dalle armi dell\u2019esercito e delle milizie padronali concludendosi con l\u2019uccisione di migliaia di manifestanti tra cui alcuni parenti stretti della famiglia dello stesso Gabriel Garcia Marquez.<\/p>\n<p>Il potere della multinazionale a stelle e strisce permeava ogni aspetto della vita pubblica tanto in America Latina quanto negli USA, dove controllava gran parte del potere politico, legislativo e mediatico.\u00a0I suoi\u00a0principali azionisti erano i fratelli John Foster e Allen Welsh Dulles, rispettivamente Segretario di Stato degli Stati Uniti e direttore della CIA. Era una delle societ\u00e0 pi\u00f9 ricche sulla faccia della terra, i cui guadagni erano superiore al PIL di molti stati nazionali. Rappresentava una minaccia permanente alla sovranit\u00e0 nazionale e alla stessa stabilit\u00e0 economica a livello continentale, generando ovunque corruzione e soprusi di ogni tipo. Emblematica e rivelatrice a questo proposito \u00e8 la frase che amava ripetere il padrone della\u00a0<em>United Fruit Company<\/em>, Sam\u00a0\u201c<em>the Banana Man<\/em>\u201d\u00a0Zemurray:\u00a0\u201c<em>In Centroamerica \u00e8 molto pi\u00f9 economico comprare un deputato che un mulo<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Da quel momento il Guatemala venne bollato e irriso con la umiliante nomea di Repubblica delle Banane.<\/p>\n<p>Il primo a coniare questo termine ad effetto fu lo scrittore satirico americano William Sydney Porter, noto con lo pseudonimo di O. Henry, all\u2019interno del suo romanzo \u201cPresidenti e banane\u201d, libro che si concludeva profeticamente con un golpe propiziato e orchestrato dalla \u201cVesuvius Fruit Company\u201d.<\/p>\n<p>Nell\u2019isola ribelle di Cuba esiste un termine dispregiativo con cui vengono chiamati gli statunitensi:\u00a0<em>Yuma<\/em>. Il termine deriva da prima della Rivoluzione, quando buona parte delle risorse naturali di Cuba e della sua economia erano controllate direttamente dalle multinazionali USA, con in testa la\u00a0<em>United Fruit Company<\/em>,\u00a0dalla cui contrazione nasce appunto il termine Yuma.<\/p>\n<p>Sinonimo di egoismo e tracotanza, esempio di colui che pensa che con il proprio denaro pu\u00f2 comprare tutto, negli ultimi anni il termine Yuma \u00e8 diventato convenzionalmente sinonimo di &#8220;straniero&#8221;. Ma con una certa elasticit\u00e0: i cubani sono un popolo intelligente e sanno benissimo che tutti gli Yuma sono stranieri, ma che non tutti gli stranieri sono Yuma.<\/p>\n<p>Occorre dunque difendere la memoria dei popoli che hanno combattuto l\u2019infamia e il sopruso e ricordare i cuori guerriglieri che hanno dato vita ad una lunga epopea di ribellione, perch\u00e9 attraverso di loro s\u2019\u00e8 avverata la profezia dell\u2019icona rivoluzionaria della rivolta indigena, il guerriero aymara Tupac Katari:\u00a0\u201c<em>Torner\u00f2 e sar\u00f2 milioni<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Le loro gesta sono stati i semi che hanno fatto germogliare una nuova America Latina che rifiuta oggi di essere considerata il\u00a0<em>patio trasero<\/em>, il giardino di casa e la discarica degli Stati Uniti d\u2019America.<\/p>\n<p>Un latinoamerica in cui spesso le guerriglie di ieri sono diventate la culla delle tumultuose esperienze rivoluzionarie di governo di oggi. Fili rossi che legano la lotta armata combattuta in Guatemala a quella del vicino Nicaragua dove il Comandante Sandinista Daniel Ortega \u00e8 oggi Presidente o a quella del Salvador dove i combattenti del\u00a0<em>Frente Farabundo Mart\u00ec de Liberacion Nacional<\/em>\u00a0nel 2009 hanno eletto Presidente della Repubblica il proprio candidato Mauricio Funes, che durante gli anni dell\u2019epopea rivoluzionaria ha perso un fratello.<\/p>\n<p>Fili rossi che germogliano in quella Cuba guidata oggi da Miguel Diaz Canel e dal vecchio<em>\u00a0Comandante rebelde<\/em>\u00a0Raul Castro, una piccola isola divenuta un faro nel campo della lotta di liberazione dei popoli, che da esempio rivoluzionario si \u00e8 trasformata in paradigma di solidariet\u00e0 e umanit\u00e0 per il mondo intero.<\/p>\n<p>Fili rossi che portano al Brasile dove un operaio metallurgico di nome Lula, gi\u00e0 combattente in clandestinit\u00e0, diventa Presidente e dopo di lui lo diventer\u00e0 una ex sovversiva di nome Dilma Rouseff. All\u2019Uruguay dove, dopo 28 anni di carcere e tortura, viene eletto Presidente un ex guerrigliero Tupamaros di nome Jos\u00e8 Mujica.<\/p>\n<p>Alla Bolivia dove un umile campesino indio come Evo Morales dopo aver guidato i movimenti di lotta governer\u00e0 un paese nel nome del Socialismo della Pacha Mama, scegliendo come consigliere un ex combattente peruviano del Movimento Rivoluzionario Tupac Amaru e come Vicepresidente un guerrigliero di nome\u00a0\u00c1lvaro Marcelo Garc\u00eda Linera, gi\u00e0 ideologo dall&#8217;<em>Ejercito Guerrillero Tupac Katari<\/em>\u00a0e animatore degli<em>\u00a0Ayllus Rojos<\/em>,\u00a0piccole comunit\u00e0 armate autogestite che si ispiravano al marxismo e al katarismo presenti negli altopiani boliviani, passato al\u00a0<em>Movimiento al Socialismo<\/em>\u00a0di Evo Morales dopo 13 anni trascorsi in carcere con l\u2019accusa di terrorismo e insurrezione.<\/p>\n<p>Benvenuti nel cuore pulsante di\u00a0<em>Nuestra America!<\/em>\u00a0Quella grande terra che il Comandante Ernesto Guevara chiamava l&#8217;America Maiuscola, non per la vastit\u00e0 dei suoi confini ma per la forza incendiaria delle sue idee. Un continente che, spinto dal basso, sta faticosamente cercando di liberarsi da ataviche oppressioni, migliorando concretamente la vita a milioni di diseredati.<\/p>\n<p>Grazie anche alle instancabili lotte di ieri nasce oggi l&#8217;utopia realizzata dell&#8217;ALBA. Quella Alleanza Bolivariana per le Americhe che in nome del socialismo e dell\u2019antimperialismo accomuna differenti popoli e nazioni realizzando in pieno le intuizioni bolivariane e guevariste su autodeterminazione e sovranit\u00e0. Una\u00a0<em>mezcla\u00a0<\/em>tra culture politiche differenti che \u00e8 riuscita a pianificare la visione di un mondo diverso possibile che metta per la prima volta al centro le aspirazioni politiche ed esistenziali insieme a quelle sociali, economiche, ambientali e perfino spirituali. Insegnando il rispetto ancestrale per la cultura indigena e imprimendo una potente carica di innovazione e slancio rivoluzionario ai nuovi orizzonti del vivere in armonia con la natura, lanciando un atto esplicito di denuncia contro i disastri ambientali e l&#8217;ecocidio provocato dal capitalismo.<\/p>\n<p>Fili rossi che l\u2019imperialismo vorrebbe sradicare, strappare con la forza dell\u2019arroganza. Fili rossi contro cui gli USA stanno mobilitando tutto il proprio potente arsenale fatto di attacchi economici, manipolazioni mediatiche, feroci mistificazioni, golpe giudiziari, guerra psicologica e destabilizzazione golpista portata avanti in molteplici modi: dal teppismo politico agli omicidi mirati, per giungere alla \u201crivoluzione colorata\u201d di turno. Dalle provocazioni perpetrate dai paesi burattini degli Stati Uniti, come il narcogoverno colombiano o il Brasile di Bolsonaro, ai cosiddetti programmi di aiuto al Terzo Mondo gestiti da ONG collaterali agli interessi degli USA.<\/p>\n<p>ONG che, con questi pretesi programmi assistenziali, in realt\u00e0 prendono denaro dai poveri dei paesi ricchi per darlo ai ricchi dei paesi poveri, riempiendo le tasche alle piccole \u00e9lite locali ricchissime e corrotte.<\/p>\n<p>Occorre dunque tornare ad accendere nuovi fal\u00f2. Ricordare, con devozione, i prodigiosi e ignoti combattenti rivoluzionari come Atene celebrava il culto di Prometeo, dedicandogli feste popolari in cui si percorrevano le strade della citt\u00e0 con fiaccole accese per onorare il pi\u00f9 grande dono che Prometeo aveva fatto all&#8217;umanit\u00e0: il fuoco. Perch\u00e9 nella storia Prometeo \u00e8 rimasto simbolo di ribellione e sfida ma anche metafora di un sapere sciolto dai dettami del pensiero unico e dai vincoli ipocriti del politicamente corretto.<\/p>\n<p>Il libro che avete tra le mani \u00e8 un tentativo che va in questa direzione: non vuole essere un saggio di analisi politica, n\u00e9 un quadretto agiografico di esotismo rivoluzionario ma un atto deliberato di amore e gratitudine nei confronti di quelle giovani donne, di quei figli del vulcano che hanno spiccato il volo tentando l\u2019assalto al cielo.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 Rivoluzione non \u00e8 culto delle ceneri ma custodia del fuoco.<\/p>\n<p><strong>SCHEDA LIBRO<\/strong><\/p>\n<p>Questo \u00e8 un libro di racconti guerriglieri narrati dalla viva voce dei protagonisti. La ribellione come metafora del fuoco, la lotta armata come storia collettiva fatta di tante storie individuali.<\/p>\n<p>L\u2019autore mostra le vene aperte dell\u2019America Latina. Ridona voce, memoria e grammatica a chi ha messo armi e cuore al servizio della giustizia. Immagina le pagine come tante piccole eruzioni che trasformano le idee in scintille e le ingiustizie in furore incendiario.<\/p>\n<p>L\u2019epicentro da cui si irradiano gli avvenimenti \u00e8 il Guatemala, paese magico e surreale, per poi attraversare come una porta dimensionale paesi come Cuba, El Salvador, Haiti, Messico, Guyana e Nicaragua.<\/p>\n<p>Il genere dell\u2019opera \u00e8 a met\u00e0 tra il romanzo storico e l\u2019autobiografia di una rivoluzione.<\/p>\n<p>Ogni capitolo \u00e8 un libro nel libro. I vari paragrafi sono collegati l\u2019uno all\u2019altro da un filo rosso fatto di gesta rivoluzionarie, spesso declinate al femminile. Lo stile \u00e8 evocativo. La narrazione immediata e il linguaggio fluido e comunicativo.<\/p>\n<p>Il tempo verbale al presente, con frequenti salti temporali nel passato prossimo e remoto, aiuta l\u2019autore a raccontare gli eventi in modo pi\u00f9 diretto e con una struttura pi\u00f9 simile ai racconti orali.<\/p>\n<p>Il libro racconta degli intollerabili soprusi subiti dalle masse popolari, dalle popolazioni indigene, e della risposta armata che ha innescato uno straordinario laboratorio di lotte sociali che hanno incendiato l\u2019America Latina portando ad innovative forme rivoluzionarie di socialismo e di autogoverno del territorio.<\/p>\n<p>Un testo che non vuole essere un saggio di analisi politica n\u00e9 un quadretto agiografico di esotismo rivoluzionario, ma un atto deliberato di amore e gratitudine nei confronti di chi ha tentato l\u2019assalto al cielo per\u00a0divenire l\u2019evocazione stessa del fuoco.<\/p>\n<p><strong>SCHEDA AUTORE<\/strong><\/p>\n<p>Roberto Vallepiano \u00e8 nato a Sanremo e vive nella Riviera Ligure di Ponente, terra di mare e di roccia, dove il sole regna anche di inverno.<\/p>\n<p>E\u2019 agitatore culturale, poeta e attivista politico. Scrittore per passione e per diletto. Fa parte della Rete Internazionale degli Artisti, Intellettuali e Movimenti Sociali in Difesa dell\u2019Umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Da sempre attivo in campo politico, culturale e giornalistico, collabora attivamente con il\u00a0<em>Granma Internacional<\/em>, organo ufficiale del Partito Comunista di Cuba.<\/p>\n<p>Nel 2008 ha pubblicato il saggio storico intitolato\u00a0\u201c<em>Resistenza e Lotta di Liberazione nel Ponente Ligure<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Nel 2011 \u00e8 uscita una raccolta di poesie dal titolo\u00a0<em>La gioia armata<\/em>.<\/p>\n<p>Nel 2013 ha pubblicato il libro\u00a0<em>Svendola. Anche i Nichi piangono.<\/em><\/p>\n<p>Nel 2015 \u00e8 uscito il libro dal titolo\u00a0<em>Cuba. Geografia del desiderio.<\/em>\u00a0che ha ricevuto da subito un ottimo giudizio della critica e che, dopo aver partecipato a diversi festival in Italia, nel febbraio del 2016 \u00e8 stato invitato alla Fiera Internazionale del Libro dell\u2019Avana.<\/p>\n<p>Nel 2017 ha dato alle stampe\u00a0<em>Ufficio sinistri. Il buco nero in cui \u00e8 scomparsa la sinistra.<\/em>\u00a0per le Edizioni Be Press, libro che ha suscitato un vivace dibattito all\u2019interno dell\u2019area della sinistra e dei movimenti.<\/p>\n<p>Nel 2019 la pubblicazione del suo nuovo libro\u00a0<em>I figli del vulcano<\/em>\u00a0sempre per le Edizioni Be Press.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/storia-teoria-e-scienza\/marxismo\/29759-i-figli-del-vulcano\">http:\/\/www.marx21.it\/index.php\/storia-teoria-e-scienza\/marxismo\/29759-i-figli-del-vulcano<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MARX XXI (Roberto Vallepiano) Gli Stati Uniti sembrano destinati dalla provvidenza a piagare l&#8217;America Latina di miseria in nome della libert\u00e0. Simon Bolivar INTRODUZIONE La parola \u00e8 un\u2019arma, serve a difendere gli oppressi e a restituire voce, dignit\u00e0 e grammatica alla nostra storia. Serve a combattere chi dopo aver saccheggiato il nostro presente e compromesso il futuro, minaccia di cancellare il passato.\u00a0Serve anche a restituire anche un limite, una dimensione storica a questa volgare&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":93,"featured_media":44758,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/10\/download.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-doT","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51515"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/93"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=51515"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51515\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":51517,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51515\/revisions\/51517"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/44758"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=51515"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=51515"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=51515"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}