{"id":51624,"date":"2019-05-31T09:30:14","date_gmt":"2019-05-31T07:30:14","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51624"},"modified":"2019-05-30T23:01:39","modified_gmt":"2019-05-30T21:01:39","slug":"hosea-jaffe-era-necessario-il-capitalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51624","title":{"rendered":"Hosea Jaffe, \u201cEra necessario il capitalismo?\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Di <strong>TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Proseguendo la lettura della \u201c<em>teoria della dipendenza<\/em>\u201d e delle sue diramazioni, ed in particolare in continuit\u00e0 con l\u2019analisi della posizione, estesa su quattro decenni e soggetta a notevoli mutamenti, di Andre Gunder Frank, vale la pena affrontare questo\u00a0<a href=\"https:\/\/amzn.to\/2YYvhXc\">libro<\/a>\u00a0del 2008 di Hosea Jaffe che affronta, attraverso un serrato corpo-a-corpo con la tradizione marxiana, una questione decisiva e tenta di risolverla negando radicalmente la funzione progressiva del capitalismo. Vediamo per\u00f2 prima qualche consonanza con gli altri orientamenti teorici di cui abbiamo gi\u00e0 parlato: come il suo amico Frank, in particolare dopo la svolta<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0degli anni zero, Jaffe pensa che sia l\u2019eurocentrismo del XIX secolo ad aver portato fuori strada molta parte della tradizione marxista, ed \u00e8 convinto che non sia tanto la presunta superiorit\u00e0 tecnologica o istituzionale ad aver consentito all\u2019occidente di prevalere, ma il colonialismo<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Concorda quindi con la tesi di fondo della \u201c<em>teoria della dipendenza<\/em>\u201d, sin dalle prime formulazioni in Baran<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>, per la quale non \u00e8 affatto la carenza di capitalismo a provocare il sottosviluppo, ma la sua presenza. Il capitalismo, cio\u00e8, estendendo le sue pratiche di sfruttamento, determina per sua natura una gerarchia di centri di sviluppo organizzati in una catena con connessioni che rendono il sottosviluppo altra faccia necessaria dello sviluppo. Come concluder\u00e0, il capitalismo non \u00e8 progressivo, ma antagonistico dello sviluppo umano.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Hosea Jaffe nasce a Citt\u00e0 del Capo nel 1921 e muore in Italia, a San Martino Valle Caudina nel 2014, \u00e8 stato uno storico ed economista sudafricano. Ha insegnato in mezzo mondo e tre continenti, ed ha svolto una funzione critica verso l\u2019evoluzione della globalizzazione prima e l\u2019Unione Europea dopo. La prima \u00e8 intrinseca al capitalismo (una tesi che \u00e8 propria in qualche modo di tutta la scuola e che evolve a partire dalle analisi sull\u2019imperialismo di primi novecento), la seconda, che il nostro tratta in alcuni libri sulla Germania<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>\u00a0gi\u00e0 negli anni ottanta e poi nei primi anni novanta, \u00e8 individuata come dispositivo concorrenziale ad egemonia tedesca. La sua posizione intransigente verso il colonialismo ed il neocolonialismo lo rende a lungo indigesto alla sinistra europea, verso la quale esprime una posizione molto critica, anche per posizioni dure con Israele e per la tesi della \u2018disconnessione\u2019 (che condivide con il primo Frank, fino al golpe cileno, e Samir Amin).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Venendo al merito, svolge una funzione centrale nella sua ricostruzione storica ed argomentazione la nozione di \u201c<em>conflitto modale<\/em>\u201d, ovvero di conflitto tra \u201cmodi di produzione\u201d diversi ed incompatibili. Se per Marx la Storia \u00e8 lotta di classe, si potrebbe dire che per Jaffe \u00e8 pi\u00f9 \u201cconflitto modale\u201d. A grandi linee \u00e8 il conflitto tra il modo di produzione originario, diffuso pi\u00f9 o meno nel mondo, del \u201ccomunismo primitivo\u201d (che, riprendendo tesi di Pannikkar, in particolare sul Kerala), o del \u201cmodo comunitario\u201d, che giudica pi\u00f9 umani e pi\u00f9 democratici delle forme successive, e il \u2018modo di produzione schiavista\u2019, limitato solo a Grecia e Roma, quindi il \u2018modo di produzione feudale\u2019 con la variante del \u2018dispotismo comunitario\u2019, soprattutto orientale, ed infine il \u2018capitalismo\u2019 ed il \u2018socialismo\u2019.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Una delle sue tesi chiave \u00e8 che il capitalismo, in quanto tale, fu un modo di produzione peculiare della civilt\u00e0 europea e intrinsecamente e necessariamente colonialista. Quel che fa il capitalismo, ad esempio all\u2019Africa<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>, \u00e8 di decivilizzare i modi di produzione preesistenti, per creare al loro posto il capitalismo in posizione di sfruttamento coloniale. In altre parole gli elementi del modo di produzione \u2018comunitario\u2019, ovvero il tribalismo, o la relativa debolezza del modo \u2018comunitario dispotico\u2019 in altri casi, viene sfruttato dalle potenze capitaliste, e per questo rivolte al sistematico sfruttamento ed all\u2019espansione costante, per produrre forme di \u201cdominazione indiretta\u201d, cooptando le \u00e9lite locali ed asservendole agli stili di vita (e quindi di consumo) occidentali. Quel che crea quindi il capitalismo, nel passaggio dalla dominazione diretta ad indiretta \u00e8 la stessa classe \u2018compradora\u2019 di cui si serve, dividendo e dominando e dissolvendo il modo di produzione tribale con le sue solidariet\u00e0 verticali. Si tratta di un processo lento, che storicamente prende quasi quattrocento anni, ma che nel 1800 \u00e8 compiuto (a partire dalla invenzione della dominazione indiretta negli Stati Uniti, in Canada, Australia, Nuova Zelanda, con alterne fortune e vicende) ed operante sempre in un contesto di apartheid razzistico.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Per Jaffe la \u201cfondamenta reale\u201d del capitalismo non \u00e8 la \u2018rivoluzione industriale\u2019 ma semplicemente \u201cl\u2019ipersfruttamento e l\u2019oppressione razzistica dei lavoratori coloniali, che per tanto tempo hanno costituito la maggioranza del \u2018proletariato\u2019 globale (compresi i proletari contadini)\u201d. Questa tesi, che condivide con Frank, implica anche che l\u2019immane genocidio che l\u2019imposizione del vincolo coloniale comport\u00f2 per quasi tutti i paesi sottomessi (in pratica con la sola eccezione della Cina) fu causato principalmente da questo sfruttamento e dalla distruzione della struttura \u2018modale\u2019 autoctona (ovvero dalle istituzioni, dalle basi materiali di esistenza, dalle capacit\u00e0 di produzione autonoma). Ad esempio se nel 1500 si stima che 80 milioni, dei 500 totali, di persone abitavano in America, appena un secolo dopo sono ridotte ad un ottavo, ed in alcuni casi (Messico) ad un venticinquesimo. Questo disastro fu compiuto non dalle malattie, ma dall\u2019acciaio, e dal lavoro forzato (solo Cortez dominava una piantagione coloniale nella quale lavoravano 50.000 schiavi). Queste stime, prodotte da Todorov, sono basate sui ritrovamenti (e recentemente se sono stati fatti altri ed impressionanti, con resti di citt\u00e0 di decine di milioni di abitanti) e sulle testimonianze rimaste, come i resoconti di Las Casas.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In pratica dopo alcuni secoli di occupazione solo la civilt\u00e0 cinese sopravvisse ad una ecatombe che pu\u00f2 stimarsi in circa 300 milioni di persone. Si \u00e8 trattato in sostanza di un apartheid su scala mondiale<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u00c8 per questo che Jaffe, che prov\u00f2 sulla sua pelle gli effetti in Africa del neocolonialismo nei turbolenti anni settanta, si indigna rileggendo i giudizi di Karl Marx sulla schiavit\u00f9, e ancora pi\u00f9 quelli di Engels. Il primo lo individua come \u201cla principale relazione di classe nel periodo della genesi colonialista del capitalismo\u201d, ma, in una lettera del 1846 in base ad un ragionamento alquanto sommario<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>, ne giudica il \u201clato buono\u201d nel fatto che questa fu la \u201ccondizione necessaria\u201d per l\u2019industria su larga scala, e quindi per il capitalismo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Da qui la domanda che d\u00e0 il titolo al libro:\u00a0<em>ma il capitalismo fu necessario?<\/em>\u00a0Fu, esso, la \u201ccondizione necessaria\u201d al progresso umano? Fosse anche questo orientato al socialismo?<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La risposta che dar\u00e0 \u00e8, ovviamente, negativa. Per arrivarvi sottopone a critica anche la posizione di Braudel ed il modello della gravitazione concentrica (derivato da von Thunen) che \u00e8 alla radice della sua versione di sistema-mondo. Per questa via, Jaffe, che \u00e8 pi\u00f9 vicino a Frank rispetto ad altri autori del gruppo del sistema mondo, prende le distanze anche da Wallerstein. Sostiene infatti, come Frank, che la cosiddetta superiorit\u00e0 occidentale (anche tecnologica, nonch\u00e9 economica, sociale, politica e culturale) \u00e8 solo un\u2019immagine retrospettiva. Invece sono le civilt\u00e0 comunitario-dispotiche ad aver avuto il primato per secoli, quelle precolombiane degli Inca, degli Atzechi, dei Toltechi e dei Maya, le civilt\u00e0 dell\u2019Egitto post-faraonico, del Mediterraneo Arabo, della Spagna moreschi, degli Stati ottomani, del nord Africa, dei balcani, di Baghdad, di Damaso, degli stati Moghul e ind\u00f9, delle Filippine, dell\u2019Indonesia, della Corea, del Giappone shogunita, della Cina. \u201cTale superiorit\u00e0 riguardava tra l\u2019altro la tecnologia, la matematica pura e altre scienze esatte, in particolare nel caso di Moghul in India (che gi\u00e0 nel XVII secolo avevano costruito un osservatorio astronomico), degli obelischi di ferro indiani e dell\u2019industria del ferro cinese\u201d (p.31). Questa arretratezza modale europea che dur\u00f2 millenni fu superata solo attraverso la \u2018accumulazione primitiva\u2019 basata sul sistematico genocidio in America, Oceania, Africa ed Asia, a partire dal XV secolo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cquesto processo coloniale costitu\u00ec al tempo stesso la genesi del modo di produzione capitalistico e la sua strutturazione di classe (la sua \u2018struttura sociale\u2019). Il nuovo modo di produzione capitalistico, che aveva guadagnato e manteneva la propria posizione dominante per mezzo del colonialismo e del suo acme, l\u2019imperialismo, peggior\u00f2 sotto ogni aspetto le condizioni di vita rispetto a quelle date in precedenza nell\u2019ambito delle grandi e anche delle piccole civilt\u00e0 improntate al modo di produzione comunitario dispotico\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Bisogna fare una precisazione: ovunque c\u2019erano singoli capitalisti, ma solo in Europa questi diventarono dominanti, e lo diventarono per effetto del colonialismo. Gli altri modi di produzione non poterono seguire lo stesso sentiero perch\u00e9 i capitalisti erano \u2018incorporati\u2019 nella societ\u00e0 (\u201cdispotica\u201d) e non potevano prendere il sopravvento sulla direzione sociale e politica. In Europa invece iniziarono a prendere il sopravvento e gradualmente si affrancarono grazie all\u2019accumulazione avviata con le crociate, e poi proseguita, saltando di scala, con i conquistadores che guadagnarono interi continenti e popolazioni superiori di molte volte a quelle europee. Allargando la manodopera di molte volte.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Da questa ricostruzione ne deriva che se \u201cla storia di tutte le societ\u00e0 fino ad oggi esistite \u00e8 storia delle lotte di classe\u201d<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>, allora sono esistite soprattutto lotte di classe internazionali e coloniali. In effetti, diversamente da Engels, che inclinava abbastanza al razzismo ed al colonialismo, Marx riconosceva che il colonialismo \u00e8 la vera genesi del modo di produzione capitalista e ne costituisce la sua struttura sociale. Ma qui c\u2019\u00e8 una divergenza nelle tradizioni marxiste, perch\u00e9 resta da stabilire se i modi di produzione \u201ccomunitario\u201d e \u201ccomunitario dispotico\u201d abbiano ceduto al capitalismo, offrendosi al colonialismo che li ha distrutti, perch\u00e9 incapaci di sviluppare le forze produttive o per altre ragioni, ovvero il semplice genocidio condotto con mezzi militari.<em>\u00a0\u00c8 in realt\u00e0 qui che poggia la domanda cruciale, sotto molti profili, se fu un progresso<\/em>.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Dal punto di vista della somma delle sofferenze fu certamente un regresso. Ma dalla prospettiva della lotta modale tutto dipende dall\u2019eventuale passaggio ad un \u2018modo\u2019 irreconciliabile e superiore, come il socialismo. Mentre fermarsi al capitalismo rappresenta sicuramente un arretramento. La forma \u2018comunitaria\u2019, era, infatti, progressiva sotto il profilo etico, e venne inibita e spezzata dallo spirito anticomunitario del \u201cmodo di produzione borghese\u201d. Questo processo non fu progressivo, ma reazionario e comport\u00f2 l\u2019inibizione individualista che ha, alla fine, paralizzato anche le forze lavoratrici nell\u2019occidente.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Rileggendo famosi passi del \u201cManifesto\u201d, Jaffe richiama un punto decisivo. Scrive Marx:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201c\u2026la borghesia, attraverso lo sfruttamento del mercato globale, ha conferito un carattere cosmopolita alla produzione e al consumo in ogni paese [\u2026] tutte le industrie nazionali di antica fondazione sono state e sono quotidianamente distrutte. Vengono rimpiazzate da nuove industrie, la cui realizzazione diviene questione di vita o di morte per tutte le nazioni civilizzate, che lavorano materiali grezzi non pi\u00f9 autoctoni ma importati dalle zone pi\u00f9 remote\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Dunque, usando \u201ccosmopolita\u201d come sinonimo di \u201cplanetario\u201d, Marx ricorda che \u201cal posto dell\u2019antico isolamento e della vecchia autosufficienza locale e nazionale abbiamo relazioni in ogni direzione, un\u2019interdipendenza universale delle nazioni\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Nel 1848, dunque qesti si aspetta che l\u2019esperienza coloniale, che ha determinato la rovina delle industrie nazionali di antica fondazione (ad esempio la floridissima industria indiana dei tessuti), si trasformi in una \u2018interdipendenza\u2019, tratteggiata con impliciti toni positivi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma per Jaffe \u201cla verit\u00e0 storica \u00e8 che il capitalismo contraddisse le aspettative di Marx secondo cui sarebbe divenuto cosmopolita. Invece di uno sviluppo cosmopolita dell\u2019interdipendenza delle nazioni si ebbe solo la prosecuzione del colonialismo\u201d, anzi una sua intensificazione in \u201cimperialismo\u201d. E qui il termine adoperato da Marx ed Engels, di \u201cnazioni civilizzate\u201d suona particolarmente stridente. E fa dire, pochi anni dopo, allo stesso Lenin che \u201cil capitalismo \u00e8 cresciuto fino a diventare un sistema mondiale di oppressione coloniale e di strangolamento finanziario della grande maggioranza della popolazione ad opera di un pugno di paesi \u2018avanzati\u2019\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Invece per Marx la borghesia avrebbe costretto e trascinato le nazioni \u201cpi\u00f9 barbare\u201d nella \u201ccivilt\u00e0\u201d, e costretto, pena l\u2019estinzione, \u201cad adottare il modo di produzione borghese\u201d e creato un mondo a sua immagine e somiglianza. Ma di pi\u00f9, \u201ccome determin\u00f2 la dipendenza del paese dalle citt\u00e0, determin\u00f2 anche quella dei paesi barbari e semibarbari da quelli civilizzati, quella delle nazioni contadine dalle nazioni borghesi, quella dell\u2019oriente dall\u2019occidente\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Come sostiene anche Losurdo, in questi toni si rintraccia lo spirito del tempo, il generale ambiente razzistico dal quale era molto difficile sottrarsi, e l\u2019industrialismo che ne fa parte.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Jaffe va oltre, e ricorda l\u2019articolo che Marx scrisse per il \u201c<em>New York Tribune<\/em>\u201d nel 1853 sulla \u201crivoluzione in Cina ed in Europa\u201d. In esso prevedeva che \u201cle prossime insorgenze dei popoli europei e il loro movimento per la libert\u00e0 repubblicana e un\u2019economia di governo dipendono probabilmente pi\u00f9 da ci\u00f2 che avviene nel Celeste Impero \u2013 antitesi di ci\u00f2 che \u00e8 l\u2019Europa \u2013 che da qualsiasi altra spinta politica in atto, comprese le minacce della Russia e il rischio conseguentemente plausibile di una guerra europea\u201d. Ma \u201cci\u00f2 che avviene nel Celeste Impero\u201d era in effetti la rivoluzione Taiping (1851-1864) piegata solo dalle truppe inglesi del generale Gordon, ed era, niente di meno che, \u201cla pi\u00f9 grande lotta di classe della storia\u201d. Basata nella citt\u00e0 di Nanchino ebbe come bersaglio la libert\u00e0 delle donne, la terra ai contadini, l\u2019espulsione delle potenze straniere, l\u2019educazione popolare e l\u2019eguaglianza dei cittadini. E come antitesi i poteri coloniali. Malgrado questo esempio che giudica lui stesso \u201cformidabile\u201d, per\u00f2 Marx alla fine sembra contrario. Il dilemma sembra essere il seguente: la rivoluzione Taiping, in caso di successo, avrebbe potuto rovesciare il modo di produzione del dispotismo asiatico dall\u2019interno? Senza, cio\u00e8, passare per il modo di produzione capitalistico e per la conseguente dominazione coloniale?<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il\u00a0<em>Manifesto dei Taiping<\/em>, che al loro massimo ebbero oltre due milioni di combattenti, prevedeva una societ\u00e0 senza classi e l\u2019eguaglianza universale, inoltre l\u2019abolizione della propriet\u00e0 privata sui terreni, e l\u2019espropriazione dei beni dei proprietari per accedere ad una propriet\u00e0 comunitaria della terra, inoltre l\u2019abolizione del commercio privato e l\u2019eguaglianza tra i sessi, con messa al bando di schiavit\u00f9, oppio, tabacco, alcol, poligamia, monarchia ed espulsione dei colonialisti stranieri. Purtroppo, quando questi furono sconfitti e sterminati dai cannoni inglesi, in un articolo del 1862 Marx dichiar\u00f2 che \u201cnella lotta contro il marasma conservatore non sembrano avere introdotto altro che forme grottesche di distruzione, senza alcun germe di rigenerazione\u201d (p.102).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Una visione dunque eurocentrica della Cina, che confliggeva con lo spirito anti-coloniale che in molti luoghi lo stesso Marx coltiv\u00f2. Ma la radice di questa contraddizione sta nel modo di concepire il \u2018progresso\u2019 che parte dal pregiudizio per il quale ogni nuovo \u2018modo di produzione\u2019, si afferma come negazione della negazione ed \u00e8 necessariamente superiore al precedente. Jaffe, al contrario, pensa che ogni situazione debba essere giudicata in relazione al miglioramento effettivo e storico-concreto delle condizioni della maggioranza. Questo miglioramento, radicale \u201cqualsiasi cosa ci\u00f2 possa significare\u201d (come diceva Gunder Frank) \u00e8 l\u2019unico punto di vista possibile. Dunque \u00e8 possibile che la rivolta Taiping, serbasse il seme di una rivoluzione sociale capace di scaturire direttamente dalla contraddizione tra la base lavorativa comunitaria e la classe statale burocratica e autocratica che sottraeva e redistribuiva il surplus.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Una vicenda simile riguarda l\u2019India, nella quale l\u2019ambiguit\u00e0 e la lotta interiore tra acuta percezione della distruzione sistematica di un secolare modo di vita e di tutte le sue strutture fisiche ed umane da parte dei Vicer\u00e8 inglesi, che si incunearono abilmente nelle guerre e scontri interclasse indiani, e il pregiudizio etnografico, si manifesta con chiarezza. Per Marx, infatti l\u2019India non ha storia, ed \u00e8 destinata sempre ad essere conquistata. Ne conseguiva che \u201cl\u2019Inghilterra deve compiere una doppia missione in India: una distruttiva, l\u2019altra rigenerativa: l\u2019annientamento della vecchia societ\u00e0 asiatica e la posa delle fondamenta materiali della societ\u00e0 occidentale in Asia\u201d. Sfortunatamente l\u2019unica fondamenta materiale che fu posta \u00e8 quella della societ\u00e0 occidentale in Inghilterra. Tutti gli investimenti condotti dalla potenza coloniale furono a favore solo di questa, tutte le ferrovie, tutto il materiale rotabile fu acquistato in Inghilterra, tutti i ruoli pi\u00f9 importanti e remunerati furono tenuti da inglesi, e via dicendo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In altre parole per Jaffe \u201cMarx non comprese che il capitalismo non avrebbe risanato ma piuttosto rinnovato la divisione del lavoro del mondo messo in atto dal sistema coloniale\u201d. Il risultato principale che ottenne l\u2019imperialismo fu la borghesizzazione dei lavoratori europei, che ricevettero il dividendo coloniale, e una pseudoindustrializzazione completamente dominata nei paesi coloniali.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">L\u2019intero meccanismo immaginato ha girato quindi in un\u2019altra direzione. C\u2019\u00e8 voluta la decolonizzazione, di cui la prima e fondamentale azione fu la rivoluzione russa e poi quella cinese, perch\u00e9 l\u2019autonomia relativa iniziasse a creare una qualche industrializzazione meno dipendente (ma non completamente autonoma) nei paesi dotati della maggiori risorse umane e naturali.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In realt\u00e0 tutte le rivoluzioni \u201cmodali\u201d contemporanee, che rovesciarono il modo capitalista, lo fecero in paesi socioeconomicamente arretrati (ma non necessariamente culturalmente) e tutte, salvo quella cubana, durante una guerra.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">A questo punto Jaffe, presentato il suo argomento, si sofferma su diverse forme storiche di \u201cdispotismo comunitario\u201d: l\u2019Egitto, che fu il connubio di due modi di produzione coesistenti, comunitario e comunitario-dispotico; l\u2019Etiopia nel quale lo sviluppo in corso del dispotismo comunitario fu stroncato sul nascere dai colonialisti portoghesi; l\u2019India, che aveva una popolazione di 50 milioni ed un potente esercito, quando il colonialismo mercantile britannico, nel 1700 lo spezz\u00f2 e, come scrisse Marx, \u201cdemol\u00ec l\u2019intera ossatura della societ\u00e0 indiana\u201d (p.70); la Cina, il cui dispotismo comunitario sub\u00ec l\u2019attacco occidentale del 1624 e la repressione della fondamentale rivoluzione Taiping (p.78). Quindi Cambogia, Laos, Vietnam, ma anche Russia.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ne derivano tre leggi, con riferimento alla transizione al socialismo:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">1-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Nessuna rivoluzione socialista \u00e8 mai avvenuta in un paese avanzato,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">2-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Tutte sono accadute in paesi arretrati con riferimento al modo di produzione capitalista (ovvero paesi sotto gioco coloniale o semi-coloniale come la Russia),<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">3-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0Tutte quando il capitalismo non si era ancora pienamente sviluppato.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il capitalismo fu, insomma, necessario per l\u2019elaborazione del marxismo, ma, si chiede provocatoriamente Jaffe, \u00e8 anche vero che \u201cil marxismo fu necessario per il socialismo\u201d? A vedere lo stesso Lenin era lacerato tra il suo personale internazionalismo cosmopolita (che condivideva con Marx e la maggior parte dei rivoluzionari di professione, che nell\u2019epoca di governi fortemente autocratici erano quasi sempre esuli e apolidi) e l\u2019eurocentrismo che dava priorit\u00e0 ai paesi avanzati e dunque al loro \u201cmodo di produzione\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In realt\u00e0 la potenzialit\u00e0, e la stessa natura, di eventi come la rivolta di Taiping mostrano lo svuotamento della tesi marxista (in parte rivista in occasione della tarda rivalutazione del Mir nella famosa lettera a Zasulic di cui abbiamo pi\u00f9 volte parlato<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>) della stretta necessit\u00e0 di passare per il capitalismo. La previsione era sbagliata in particolare perch\u00e9 fu sottovalutata la persistenza della violenza coloniale, necessaria al capitalismo, ed anzi il passaggio all\u2019imperialismo, con la conseguenza non secondaria della corruzione del proletariato occidentale (in particolare delle aziende monopoliste dedite alle esportazioni) con parte del \u2018dividendo\u2019. Il \u201cbottino coloniale\u201d si pu\u00f2, infatti, stimare per Jaffe in circa 10.000 $\/anno pro capite. Una somma in grado di innescare una valanga di cambiamenti tecnologici e lo stesso consumismo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Le guerre di liberazione coloniali, che impegnarono quindi il XX secolo, ovunque, e che Jaffe visse in prima persona in Africa sono state guerre di difesa da questa costante aggressione e continua espropriazione. Guerre che, come illustra anche Losurdo, furono sostenute e teorizzate da Lenin, Mao, Ho Chi Min, Castro e Guevara, gli algerini, la Guinea di Cabral, e furono tutte guerre \u201cmesse in atto dai lavoratori e dai contadini dei paesi coloniali e semicoloniali contro gli invasori imperialisti, e guidate nella maggioranza dei casi da leninisti\u201d (p.146).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211; A partire da \u201c<em>Re-Oriented<\/em>\u201d, nel 1999. In \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/03\/andre-gunder-frank-per-una-storia_39.html\">Per una storia orizzontale della globalizzazione<\/a>\u201d, parte II.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211; Con materiale diverso, ma parimenti con un confronto profondo con la tradizione marxista, anche Losurdo sosteneva una tesi simile in \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/12\/domenico-losurdo-il-marxismo-occidentale.html\"><em>Il marxismo occidentale<\/em><\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211; Che, peraltro, riprende una letteratura precedente, come abbiamo ricordato nel post su, \u201cIl surplus\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211; Si tratta di un libro del 1994, \u201c<a href=\"https:\/\/www.amazon.it\/Germania-Verso-nuovo-ordine-mondiale\/dp\/8816411546\/ref=as_li_ss_tl?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;keywords=hosea+jaffe&amp;qid=1559152448&amp;s=gateway&amp;sr=8-2&amp;linkCode=sl1&amp;tag=httptempoferb-21&amp;linkId=c10c71b957c88ffc669ea0a9a8c26921&amp;language=it_IT\"><em>Germania. Verso il nuovo disordine mondiale<\/em><\/a>\u201d, nel quale Jaffe sostiene che la Germania sta prendendo in mano l\u2019Europa costringendo i paesi mediterranei ad un&#8217;impossibile rincorsa al PIL e ad altri parametri dello sviluppo, distraendoli da politiche sociali, cio\u00e8 da quella conquista che fu lo &#8220;Stato sociale&#8221;. O \u201c<a href=\"https:\/\/amzn.to\/2VUXE6F\"><em>Germania, il caso dell\u2019euro-imperialismo<\/em><\/a>\u201d, 1979.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, ad esempio, \u201c<a href=\"https:\/\/amzn.to\/2XbKR0N\"><em>Dal tribalismo al socialismo, Storia dell\u2019economia politica africana<\/em><\/a>\u201d 1971; \u201c<a href=\"https:\/\/amzn.to\/2VVNDpL\"><em>Sudafrica, storia politica<\/em><\/a>\u201d, 1997; \u201c<a href=\"https:\/\/amzn.to\/2EGDUO5\"><em>Tribalismo e colonialismo. La Nigeria<\/em><\/a>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0&#8211; Cfr. Hosea Jaffe, Samir Amin, Gunder Frank \u201c<a href=\"https:\/\/amzn.to\/30UMCSk\"><em>Quale 1984?<\/em><\/a>\u201d, 1975.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0&#8211; \u201cil lato buono della schiavit\u00f9. Non mi riferisco alla schiavit\u00f9 indiretta, la schiavit\u00f9 del proletariato, ma alla schiavit\u00f9 diretta, la schiavit\u00f9 dei neri in Suriname, in Brasile, nelle regioni meridionali del nord America. La schiavit\u00f9 diretta \u00e8 uno dei cardini essenziali su cui l\u2019industria moderna muove le macchine, il capitale, ecc. senza la schiavit\u00f9 non ci sarebbe il cotone, senza il cotone non ci sarebbe l\u2019industria moderna. Fu la schiavit\u00f9 a conferire la loro importanza alle colonie, le colonie dettero vita al commercio globale e il commercio globale \u00e8 la condizione necessaria per l\u2019industria su larga scala\u201d (Karl Marx a Pavel Vasilevic Annenkov, 1946.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0&#8211; Karl Marx, \u201cIl Manifesto\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a>\u00a0&#8211; Si veda, ad esempio \u201c<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/11\/karl-marx-la-comune-rurale-e-la.html\">Karl Marx, la comune rurale e la questione russa<\/a>v\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/05\/hosea-jaffe-era-necessario-il.html\">https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/05\/hosea-jaffe-era-necessario-il.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli) &nbsp; &nbsp; Proseguendo la lettura della \u201cteoria della dipendenza\u201d e delle sue diramazioni, ed in particolare in continuit\u00e0 con l\u2019analisi della posizione, estesa su quattro decenni e soggetta a notevoli mutamenti, di Andre Gunder Frank, vale la pena affrontare questo\u00a0libro\u00a0del 2008 di Hosea Jaffe che affronta, attraverso un serrato corpo-a-corpo con la tradizione marxiana, una questione decisiva e tenta di risolverla negando radicalmente la funzione progressiva del capitalismo. 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