{"id":51635,"date":"2019-06-02T12:24:41","date_gmt":"2019-06-02T10:24:41","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51635"},"modified":"2019-06-02T12:52:46","modified_gmt":"2019-06-02T10:52:46","slug":"finanziamento-e-struttura-del-servizio-sanitario-nazionale-documento-per-lassemblea-nazionale-del-fsi-9-giugno-2019","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51635","title":{"rendered":"Finanziamento e struttura del Servizio Sanitario Nazionale (documento per l&#8217;assemblea nazionale del FSI &#8211; 9 giugno 2019"},"content":{"rendered":"<h5 style=\"text-align: center;\">FINANZIAMENTO E STRUTTURA DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE<\/h5>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>PRIMA PARTE: ANALISI<\/p>\n<p><\/strong><\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li><strong>Premessa: la sussidiariet\u00e0 verticale e orizzontale<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni recenti gli effetti della costruzione europea sull\u2019economia e sulla societ\u00e0 italiana sono diventati sempre pi\u00f9 chiari a chi volesse vederli. L\u2019Unione Europea ha reso impossibile l\u2019impresa pubblica, tramite il divieto di aiuti di stato, e ha spinto e di fatto imposto ad una classe dirigente liberale di smantellare le tutele sul lavoro acquisite faticosamente durante la Prima Repubblica, vietando la politica del cambio e il vincolo alla circolazione dei capitali; giusto per limitarci agli effetti principali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 ancora altrettanto chiaro, invece, come l\u2019Unione Europea sia riuscita ad innescare la sostanziale privatizzazione dei servizi pubblici fondamentali, a partire dalla Sanit\u00e0 universalistica derivata dall\u2019art.32 della Costituzione italiana. Nessun trattato, in effetti, vieta esplicitamente un servizio sanitario a gestione totalmente pubblica e ad erogazione quasi esclusivamente pubblica, come era quello delineato nella legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, la 883 del 1978.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019innesto dei principi concorrenziali e aziendalistici nel corpo della nostra Sanit\u00e0 \u00e8 avvenuto pi\u00f9 sottilmente, facendo leva sul concetto apparentemente democratico di sussidiariet\u00e0, che non trova spazio nel testo originale della Costituzione del \u201948 ma che \u00e8 al centro del Trattato sull\u2019Unione Europea e della Costituzione novellata tramite la legge costituzionale 3\/2001.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo questo principio \u00e8 l\u2019istituzione pi\u00f9 vicina al territorio la pi\u00f9 adatta a svolgere la principali funzioni legislative ed amministrative, perch\u00e9 sarebbe per definizione pi\u00f9 efficiente nell\u2019utilizzo delle risorse e pi\u00f9 efficace nel predisporre servizi di qualit\u00e0. I livelli di governo superiori dovrebbero intervenire solo in via sussidiaria per coordinare l\u2019attivit\u00e0 locale e indicare gli obiettivi di massima. Se l\u2019istituzione locale non si dimostra all\u2019altezza viene in soccorso il concetto di sussidiariet\u00e0 orizzontale, secondo cui non \u00e8 necessariamente il settore pubblico a dover soddisfare tutta l\u2019offerta, in questo caso sanitaria, ma pu\u00f2 esserci una virtuosa collaborazione tra ente territoriale e istituzioni private, che siano a scopo di lucro o di volontariato. La sussidiariet\u00e0, quindi, coincide giuridicamente con la concorrenza legislativa e amministrativa tra Stato ed enti territoriali, da un lato, e con la concorrenza tra erogatori pubblici e privati, dall\u2019altro.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"2\">\n<li><strong>Breve storia del Servizio Sanitario Nazionale<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 40px;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><em>2.a Il Federalismo nella Seconda Repubblica, una secessione mascherata<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 spettato al federalismo, fenomeno tornato in voga sin dagli anni ottanta-novanta del secolo scorso, tradurre nella prassi politica il nuovo principio di sussidiariet\u00e0, ancora prima che questo fosse formalmente inserito nella Carta costituzionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Federalismo costruito pezzo dopo pezzo grazie al contributo ideologico fondamentale della Lega Nord, e quindi una particolare declinazione di federalismo di tipo razzista e a tratti esplicitamente secessionista verso le regioni del centro e del sud Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non va mai dimenticato a questo proposito che la Lega Nord amava identificarsi come il partito pi\u00f9 europeista in assoluto per bocca del suo segretario Umberto Bossi, e che la Lega autonomista lombarda, nel primo numero della rivista <em>Lombardia Autonomista<\/em> uscito nel 1983, identific\u00f2 esplicitamente il significato della sua esperienza con l\u2019obiettivo di affermare la \u00absocialit\u00e0 federalista, per l\u2019autonomia lombarda nel quadro dell\u2019unit\u00e0 federale dell\u2019Europa\u00bb<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>; ma non va dimenticato neppure che il federalismo non \u00e8 l\u2019ideologia di un singolo partito estremista, bens\u00ec il sostrato ideologico di quel Partito Unico Liberale che ha occupato lo Stato negli ultimi 25 anni, dichiarandosi alternativamente di destra e di sinistra. Tutti i partiti della Seconda Repubblica sono stati in senso lato leghisti, abbandonandosi alla retorica dell\u2019efficienza e della produttivit\u00e0 nordica senza considerare le ragioni politiche strutturali della relativa arretratezza centro-meridionale; arretratezza che dopo due decenni di politiche liberali e federaliste \u00e8 oggi evidente come non mai.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il federalismo \u00e8 stato introdotto ufficialmente nel nostro ordinamento con la riforma costituzionale del 2001, che ha preparato il terreno alla fiscalit\u00e0 autonoma degli enti territoriali e al graduale azzeramento dei trasferimenti centrali. Anche il testo originario della Costituzione, naturalmente, prevedeva un certo grado di concorrenza legislativa tra enti territoriali e Stato, comprendendo nell\u2019alveo di questa concorrenza anche la salute, ma la natura ipocrita del federalismo di matrice europeista si evince dal peso specifico che sono venute ad assumere le regioni, cio\u00e8 il terzo livello di governo a partire dal basso, e dal contestuale svuotamento di risorse e funzioni che hanno dovuto subire i comuni e le provincie, con queste ultime ormai da anni sull\u2019orlo dell\u2019estinzione. Pi\u00f9 che ad una reciproca sussidiariet\u00e0 abbiamo assistito ad un accentramento di potere verso le regioni e ad uno svuotamento parallelo degli enti locali e dello Stato. Quest\u2019ultimo ha per\u00f2 mantenuto la funzione di garante dell\u2019austerit\u00e0: \u00e8 lo Stato che stabilisce l\u2019entit\u00e0 del Fondo sanitario nazionale tenendo conto, oltre che dei Livelli Essenziali di Assistenza, anche dell\u2019\u201ceconomicit\u00e0 nell\u2019impiego delle risorse\u201d, come recita il decreto legislativo 502 del 1992 che d\u00e0 sostanza alla precedente riforma Amato del Servizio Sanitario Nazionale. \u00c8 sempre lo Stato, inoltre, che pu\u00f2 commissariare la politica sanitaria regionale se non vengono riassorbiti i disavanzi delle Asl.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un contesto in cui l\u2019intervento dello Stato nell\u2019economia \u00e8 fortemente limitato dai Trattati europei e la classe dirigente ha il solo obiettivo di entrare, prima, e di rimanere, poi, nell\u2019euro &#8211; rispettando il percorso di abbattimento del deficit e del debito &#8211; il federalismo \u00e8 diventato per le regioni pi\u00f9 ricche la via di fuga per continuare a prendersi la stessa fetta nonostante la torta avesse smesso di crescere. Per la classe dirigente nazionale, invece, attraverso il federalismo si sono potuti imporre alle regioni meridionali gli aggiustamenti necessari a compensare le minori entrate (frutto dell\u2019autonomia tributaria) con minori spese, risparmiando cos\u00ec sui trasferimenti centrali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo Stato interventista della Prima Repubblica, che tendeva a redistribuire le risorse delle aree ricche del Paese verso quelle relativamente pi\u00f9 povere e a produrre direttamente sviluppo in queste ultime, negli anni novanta ha lasciato il posto allo Stato regolatore, il quale si limita ad indicare alcune vaghe linee di indirizzo sanitario alle regioni attraverso il Piano Sanitario Nazionale e consente loro di organizzarsi come credono, chi con maggiore capacit\u00e0 fiscale e chi con meno, dato il diverso reddito pro-capite della popolazione residente. \u00c8 un principio di disgregazione territoriale che trova il suo culmine nella legge delega del 2011, con la quale si stabilisce che dal 2013 i fabbisogni sanitari regionali non sono pi\u00f9 calcolati a seconda della spesa storica delle singole regioni, ma prendendo a riferimento le tre regioni pi\u00f9 \u201cvirtuose\u201d. Il fatto \u00e8 che per ponderare il fabbisogno di ogni regione si considera solo l\u2019ampiezza della popolazione residente e la sua et\u00e0 media, notoriamente maggiore nel nord, mentre non viene riservato alcun peso alle condizioni socio-economiche, notoriamente peggiori in molte regioni del centro e sud Italia. A partire dal 2013 per finanziare i servizi sanitari le regioni centro-meridionali dovranno avere le stesse risorse pro-capite delle tre regioni che, anche grazie alle maggiori risorse fiscali, sono riuscite a vincere la sfida della sanit\u00e0 concorrenziale, sfruttando le economie di scala con la chiusura degli ospedali pi\u00f9 piccoli e la concentrazione in grandi poli all\u2019avanguardia e godendo di infrastrutture e tecnologie al passo con i tempi. \u00c8 il meccanismo dei cosiddetti costi sanitari standard, dove lo standard \u00e8 quello dei pi\u00f9 ricchi che viene applicato brutalmente ai pi\u00f9 poveri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La spesa sanitaria in eccesso rispetto allo standard diventa automaticamente disavanzo e le regioni che inevitabilmente finiscono in disavanzo devono entrare in una sorta di braccio correttivo, del tutto simile a quello ideato dall\u2019Unione Europea per gli Stati che fuoriescono dal tracciato del Patto di Stabilit\u00e0 e Crescita. In gergo si chiamano Piani di Rientro: le regioni che non riescono a rispettarli possono aumentare, se necessario anche oltre il massimo consentito dalla legge, le imposte e le tariffe locali come l\u2019Irap e l\u2019addizionale Irpef. Se ancora non vi \u00e8 rientro, lo Stato pu\u00f2 commissariare la sanit\u00e0 regionale per imporre l\u2019aggiustamento al riparo dalla democrazia. Questo processo allarga rapidamente il perimetro della sanit\u00e0 concorrenziale perch\u00e9 costringe le Asl ad affidarsi agli erogatori pi\u00f9 economici, spesso e volentieri quei privati che intanto stanno godendo di condizioni sempre pi\u00f9 favorevoli per accreditarsi col Servizio Sanitario Nazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 40px;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><em>2.b La riforma Amato e il Trattato di Maastricht<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo spartiacque in tema di concorrenza sanitaria \u00e8 la riforma Amato del 1992. Se il 1978 fu l\u2019anno in cui lo Stato rivoluzion\u00f2 il sistema frammentato delle mutue per istituire un Servizio Sanitario Nazionale, il 1992 \u00e8 stato l\u2019anno in cui il virus della concorrenza \u00e8 entrato nel corpo performante ma ancora fragile di una Sanit\u00e0 che stava fungendo da modello avanzato, con tassi di mortalit\u00e0 evitabile fra i pi\u00f9 bassi del mondo e, al netto di una certa propaganda, un\u2019efficienza della spesa invidiabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 da inizio anno ci pens\u00f2 l\u2019evento di Tangentopoli a decimare la classe dirigente della Prima Repubblica e a delegittimare il Parlamento. Un terzo dei parlamentari venne indagato e da maggio iniziarono i movimenti speculativi sulla lira, che dal 1987 era inserita in un sistema di cambi fissi molto simile all\u2019euro e come quest\u2019ultimo foriero di gravi squilibri. Sotto i colpi di Tangentopoli e dei mercati il parlamentarismo cedette il passo alla governabilit\u00e0, impersonata in quella fase da Giuliano Amato che aveva intanto sostituito Giulio Andreotti al governo. Il governo Amato ci port\u00f2 in dote l\u2019introduzione dei ticket sanitari e la tassa sul medico di famiglia, oltre al prelievo del 6 permille sui conti correnti e a 100.000 miliardi di lire di manovre finanziarie in pochi mesi; ma soprattutto, tra ottobre e dicembre, la riforma del Servizio Sanitario Nazionale. L\u2019Italia era uscita nel frattempo dall\u2019emergenza finanziaria, perch\u00e9 la lira si era slegata dal Sistema Monetario Europeo svalutandosi a settembre, ma c\u2019era gi\u00e0 un nuovo vincolo esterno che ci impediva di realizzare le politiche che imporrebbe la Costituzione, ed era appunto quel Trattato di Maastricht che tuttora disciplina i vincoli di finanza pubblica e che allora indicava anche il percorso verso l\u2019euro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La riforma Amato ha risposto a quattro parole d\u2019ordine diffuse ossessivamente nell\u2019opinione pubblica per tutti gli anni \u201980: \u201cdepoliticizzare la Sanit\u00e0\u201d, \u201caziendalizzazione\u201d, \u201cfederalismo\u201d e \u201cconcorrenza\u201d. Queste parole d\u2019ordine si sono poi tradotte in decisioni politiche:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">1) il comitato di gestione delle Usl introdotto nel 1978 ed eletto dai consiglieri comunali fu sostituito dal direttore generale, un manager monocratico nominato dalla Regione; e non da tutto il consiglio, ma dal solo assessore regionale alla Sanit\u00e0. Le Usl, prima strutture funzionali dei comuni, si trasformarono in Asl, Aziende sanitarie locali con forte autonomia economico-patrimoniale e gestionale affiancate anche dalle Ao, Aziende ospedaliere. Le Asl passarono cos\u00ec dalla dimensione comunale, vicina al territorio, ad una dialettica diretta con la giunta regionale;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2) la riforma diede vita al privato accreditato, favorito in un sistema concorrenziale dato che i capitali privati che lo finanziano a scopo di lucro competono con ospedali e ambulatori pubblici via via definanziati;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">3) soprattutto, per\u00f2, dal modello integrato in cui le Asl erogavano direttamente le cure attraverso i presidi ambulatoriali e ospedalieri si pass\u00f2 a quello contrattuale, con la separazione tra le Asl, che a causa dei minori trasferimenti regionali diventarono semplici committenti, e gli ospedali, gli erogatori pubblici e privati, chiamati ad attrarre la domanda sanitaria mediata dalle Asl facendosi concorrenza al ribasso tra loro sui costi delle prestazioni;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">4) ultimo e decisivo tassello della riforma fu il rimborso a tariffa o a prestazione. Prima del 1992 le regioni rimborsavano i presidi ospedalieri a pi\u00e8 di lista, cio\u00e8 in base a quanto effettivamente speso per le cure. Con la riforma Amato venne introdotto un rimborso standard, con un tariffario variabile a seconda della diagnosi, sul modello americano, che incentiva il privato interessato al profitto e il pubblico obbligato ad aggiustare i bilanci a ridurre i costi delle cure al di sotto della tariffa, cos\u00ec da lucrare la differenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify; padding-left: 40px;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><em>2.c Dal Decreto Bindi alle politiche di austerit\u00e0<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Decreto legislativo 229 del 1999, conosciuto come riforma Bindi &#8211; pur con qualche passo indietro sulla libera professione poi immediatamente archiviato dai governi Berlusconi &#8211; conferm\u00f2 l\u2019impianto aziendalistico della precedente riforma. A causa di queste ultime il processo di privatizzazione strisciante del Servizio Sanitario Nazionale ha acquisito forza particolare nel secondo decennio degli anni duemila, in parallelo alla doppia crisi economica dell\u2019Unione Europea (2008 e 2011).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si tratta di spesa sanitaria \u00e8 necessaria una premessa: qualsiasi tipologia di spesa per continuare ad acquistare la stessa quantit\u00e0 di beni e servizi deve incorporare una rivalutazione in termini nominali anno dopo anno cos\u00ec da rispondere all\u2019aumento dei prezzi, ma la spesa sanitaria necessita di una rivalutazione aggiuntiva causata dal continuo invecchiamento della popolazione, che riguarda in questa fase storica l\u2019Italia in particolare, e dall\u2019aumento del costo dei macchinari e della tecnologia in genere. Si pu\u00f2 star certi che una diminuzione in termini reali della spesa sanitaria causi danni alla qualit\u00e0 del servizio, ma anche un aumento reale inferiore al fabbisogno va considerato a tutti gli effetti un taglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo lo sforzo fiscale gravoso per entrare nell\u2019euro, nei primi anni duemila il finanziamento del Fondo sanitario nazionale ha mostrato un andamento oscillatorio, che ad onor del vero ha raggiunto i suoi picchi positivi durante i governi di centro-destra mentre \u00e8 rimasto piuttosto modesto quando ha governato il centro-sinistra, nel triennio 2006-2008.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 2011, tuttavia, la cosiddetta \u201ccrisi dei debiti sovrani\u201d ha agito da ulteriore vincolo esterno sulla spesa pubblica e ha consentito al governo Monti e ai successivi esecutivi di centro-sinistra di ridurre considerevolmente anche la spesa sanitaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il governo Monti, intento a distruggere la domanda interna per recuperare competitivit\u00e0 esterna e riequilibrare la bilancia commerciale, ha decurtato per la prima volta la spesa sanitaria pubblica in termini nominali, con la legge finanziaria per l\u2019anno 2013. I successivi governi hanno mantenuto la dinamica della spesa sanitaria su livelli bassissimi, appena sufficienti a compensare l\u2019inflazione<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel complesso del periodo considerato, \u201ca fronte di un tasso di crescita medio annuo [della spesa sanitaria pubblica] del 7,4% nel quinquennio 2001-2005, il tasso di crescita del quinquennio successivo scende al 3,1%. Tale andamento si \u00e8 ulteriormente consolidato nel periodo 2011-2016, dove la spesa sanitaria registra un tasso di variazione medio annuo leggermente negativo pari a -0,1%\u201d. \u00c8 bene specificare che si parla di livelli nominali, al lordo dell\u2019inflazione e naturalmente dell\u2019invecchiamento della popolazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se invece consideriamo il fabbisogno sanitario stimato dagli stessi governi che si sono succeduti da Monti in poi, nel 2019 il Fondo sanitario nazionale sarebbe dovuto ammontare a 139 miliardi di euro. Nel 2019, invece, il Fsn si attester\u00e0 poco sopra i 114 miliardi di euro, 25 miliardi in meno del fabbisogno, che corrispondono ad un taglio del Servizio Sanitario Nazionale pubblico nell\u2019ordine del 20% in soli sette anni di politiche di austerit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte a questa cura violentissima \u00e8 naturalmente aumentata la spesa sanitaria privata, cosiddetta \u201cout of pocket\u201d: +11,6% sul totale della spesa sanitaria e +25% per quanto riguarda la spesa privata pro-capite rispetto al 2011. Una dinamica simile a quella spagnola ma dissimile, ad esempio, a quella francese e giapponese<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oltre che con l\u2019urgenza della crisi si \u00e8 tentato di giustificare questo assalto al Servizio Sanitario Nazionale con l\u2019ipertrofia della spesa sanitaria pubblica e con gli incredibili sprechi che vi avrebbero albergato, almeno secondo la narrazione di certa stampa gestita direttamente dal grande capitale. Ad uno sguardo appena meno superficiale, tuttavia, \u00e8 subito evidente il contrario.<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\" start=\"3\">\n<li><strong>Valutazioni sul Servizio Sanitario pubblico e universalistico<\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni duemila, ancora prima dell\u2019austerit\u00e0 vera e propria, la spesa sanitaria pubblica sul Pil si \u00e8 attestata in Italia su livelli inferiori a quelli di tutti gli altri Paesi del G7 escluso il Regno Unito. Questo nonostante l\u2019Italia sia da tempo il secondo Paese in termini di incidenza degli ultra-sessantacinquenni sul totale della popolazione con il 20% circa, fattore che richiederebbe una spesa sanitaria superiore e non inferiore alla media degli altri paesi avanzati<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riferendoci ai dati della Banca Mondiale e delle Nazioni Unite, possiamo concludere che la spesa sanitaria italiana, oltre che ridotta, sia stata anche molto efficace (nel periodo 2000-2013 ci posizioniamo quarti in assoluto tenendo in considerazione l\u2019aspettativa di vita e secondi considerando un dato pi\u00f9 significativo: il tasso di mortalit\u00e0 evitabile ogni 100.000 abitanti, che ci vede piazzati appena dietro la Francia sopravanzando abbondantemente paesi come la Germania, la Spagna e il Regno Unito, per non parlare degli Stati Uniti).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La nostra spesa sanitaria pubblica, in barba ai luoghi comuni, si \u00e8 rivelata infine molto efficiente (nello stesso periodo storico ci posizioniamo secondi in assoluto, dietro il solo Giappone, calcolando il rapporto tra efficacia del sistema e ammontare della spesa sanitaria pubblica)<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono evidenze confermate da un celebre studio, quello dell\u2019Organismo Mondiale della Sanit\u00e0 del 2000, nel quale ci piazziamo nell\u2019intervallo di incertezza che va dal primo al quinto posto mondiale in una classifica che tiene conto sia di criteri di efficacia che di efficienza della spesa<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, partendo dai dati Ocse, \u00e8 interessante notare la correlazione significativa tra la spesa sanitaria pro-capite e il grado di efficacia complessiva del servizio sanitario. I sistemi sanitari pi\u00f9 efficaci sono solitamente quelli con pi\u00f9 alta spesa pubblica pro-capite, anche se il servizio sanitario pubblico italiano ha presentato fino agli anni dieci del ventunesimo secolo particolari livelli di efficacia pur in presenza di un livello di spesa pro-capite relativamente contenuto<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>PARTE SECONDA: PROPOSTE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il federalismo sanitario, insieme all\u2019austerit\u00e0 che sta funzionando da agente lievitante della concorrenza tra gli erogatori sanitari pubblici e privati, ci ha condotto ad un servizio sanitario che di nazionale ha ormai poco o nulla, sempre pi\u00f9 frammentato e diseguale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Occorre dunque tornare ad applicare i capisaldi della legge istitutiva del 1978:<\/p>\n<ul>\n<li><strong>UNIVERSALIT\u00c0 DEL SERVIZIO<\/strong>;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>UGUAGLIANZA DEI CITTADINI DI FRONTE AL SERVIZIO<\/strong>;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>GLOBALIT\u00c0\u00a0DELLA CURA<\/strong>;<\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><strong>PROGRESSIVIT\u00c0 DEL FINANZIAMENTO<\/strong>.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">In effetti laddove la legge del 1978 prescriveva universalit\u00e0 del servizio si ha oggi una crescita impressionante degli italiani che rinunciano alla cure per ragioni economiche; laddove il principio era l\u2019uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alle cure si ha oggi un tangibile divario territoriale; laddove la cura era concepita come globale &#8211; abbracciando insieme prevenzione, cura della fase acuta e riabilitazione &#8211; si ha oggi intensit\u00e0 di cura, per ridurre i posti letto e la durata media delle degenze ospedaliere; laddove, infine, si finanziava il servizio attraverso un sistema fiscale altamente progressivo si ha oggi la crescita della spesa sanitaria privata, il fiorire della cosiddetta sanit\u00e0 integrativa (inserita spesso e volentieri anche nei contratti collettivi nazionali stipulati dai sindacati) e l\u2019affacciarsi delle polizze assicurative private.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 nel dettaglio occorre agire con forza sulle politiche occupazionali, dato che le politiche di austerit\u00e0 e la concorrenza tra erogatori sanitari pubblici e privati hanno prodotto gravi carenze del personale sanitario pubblico o convenzionato con il pubblico, sia medico che infermieristico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo le stime dell&#8217;Associazione medici dirigenti (ANAAO Assomed) gi\u00e0 oggi il Servizio Sanitario Nazionale sconta una carenza di circa 10.000 medici. Considerata l\u2019et\u00e0 media molto elevata del personale medico italiano, in assenza di una politica occupazionale espansiva il deficit si amplier\u00e0 a dismisura nei prossimi dieci anni, quando matureranno il diritto alla pensione oltre 47.000 medici specializzati. Discorso analogo vale per i medici di base, che non rientrano nel servizio sanitario pubblico ma sono inquadrati nel sistema di assistenza territoriale attraverso una convenzione. Di qui al 2028 andranno in pensione pi\u00f9 di 33.000 medici di base, mentre si calcola un potenziale di assunzioni a legislazione vigente di appena 11.000 unit\u00e0 di personale. Il deficit stimato sar\u00e0 quindi intorno alle 22.000 unit\u00e0, ci\u00f2 che priver\u00e0 del medico di famiglia fino a 14 milioni di italiani gi\u00e0 entro il 2023<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema non risiede nella quantit\u00e0 di medici laureati, ma piuttosto nel numero di borse di specializzazione offerte dalle Regioni. Negli anni, infatti, il ridimensionamento del Servizio Sanitario Nazionale ha provocato quello che i sindacati del settore definiscono \u201cimbuto formativo\u201d: secondo l\u2019Associazione medici dirigenti i posti resi disponibili per le scuole di specializzazione sono ad oggi circa 6.500 l&#8217;anno, a fronte di un fabbisogno stimato di almeno 8.500 unit\u00e0 e di un numero di laureati che si attester\u00e0 in media nei prossimi anni intorno a 10.000<a href=\"#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a>. Ci\u00f2 significa che a mancare \u00e8 la domanda di lavoro da parte del Servizio Sanitario Nazionale, non l\u2019offerta di medici. Lo stesso si pu\u00f2 dire per i medici di base, per i quali le borse per il corso di formazione in medicina generale \u00e8 stagnante intorno alle 1.100 annue, a fronte di un fabbisogno e di un\u2019offerta di lavoro ben pi\u00f9 alti<a href=\"#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a>. L\u2019imbuto formativo tende naturalmente a provocare l\u2019emigrazione all\u2019estero dei medici che non possono specializzarsi o formarsi in Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora pi\u00f9 grave \u00e8 il deficit di personale infermieristico, se pensiamo al dato di partenza: nel 2017 l\u2019Italia aveva 1,4 infermieri per ogni medico, quando la media OCSE allargata ai 35 Paesi pi\u00f9 avanzati si attestava a 2,8, esattamente il doppio, la Germania a 3,1, la Danimarca, la Finlandia e il Giappone addirittura a 4,6<a href=\"#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a>. Secondo le stime della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) la carenza attuale \u00e8 di oltre 51.000 infermieri, nonostante un rapporto infermieri\/medici stimato a 2,5<a href=\"#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">[12]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Politiche di rilancio occupazionale nel settore sanitario possono giovare non solo all\u2019efficacia e all\u2019efficienza del servizio, la cui produttivit\u00e0 deve oggi scontare l\u2019alta et\u00e0 media del personale e l\u2019accumularsi delle ore di lavoro straordinario, ma anche pi\u00f9 in generale al ritmo di crescita dell\u2019intera economia. In un\u2019ottica puramente macroeconomica, infatti, \u00e8 scientificamente condivisa la tesi secondo la quale il maggiore moltiplicatore delle politiche economiche riguarda gli investimenti pubblici e le assunzioni nella pubblica amministrazione, seguiti a pi\u00f9 ampia distanza dai trasferimenti sociali e dalla riduzione della pressione fiscale<a href=\"#_ftn13\" name=\"_ftnref13\">[13]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invertendo la retorica nuovista dei nostri tempi, si pu\u00f2 ben dire che la classe dirigente liberale ci sta facendo tornare indietro, ad un\u2019epoca in cui la Sanit\u00e0 non era un diritto soggettivo riconosciuto ma una questione di profitto privato e di mero ordine pubblico, nel caso eccezionale di epidemie; un sistema in cui lo Stato \u201clasciava fare\u201d alla solidariet\u00e0 di ispirazione operaia, mazziniana o cristiano sociale attraverso il sistema delle mutue volontarie; un\u2019epoca, non a caso, liberale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel difendere e rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale delineato dalla legge istitutiva del 1978, perci\u00f2, si tratta di \u201ctornare avanti\u201d, recuperando le leve economiche e fiscali -ci\u00f2 \u00e8 possibile soltanto liberando l\u2019Italia dai vincoli europei- al fine di rendere nuovamente possibile una sanit\u00e0 universale, eguale, globale e finanziata dalla fiscalit\u00e0 generale, da ricalibrare quest\u2019ultima in senso altamente progressivo.<\/p>\n<p><strong>Simone Garilli per \u201cFronte Sovranista Italiano\u201d<\/strong><\/p>\n<hr \/>\n<p style=\"text-align: left;\"><strong>NOTE:<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> <a href=\"http:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/leuropa-secondo-la-lega?prv=true\">http:\/\/www.limesonline.com\/cartaceo\/leuropa-secondo-la-lega?prv=true<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> <a href=\"http:\/\/www.rgs.mef.gov.it\/_Documenti\/VERSIONE-I\/Attivit--i\/Spesa-soci\/Attivit-monitoraggio-RGS\/2017\/IMDSS-RS2017.pdf\">http:\/\/www.rgs.mef.gov.it\/_Documenti\/VERSIONE-I\/Attivit&#8211;i\/Spesa-soci\/Attivit-monitoraggio-RGS\/2017\/IMDSS-RS2017.pdf<\/a> pag.34<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> <a href=\"https:\/\/data.oecd.org\/\">https:\/\/data.oecd.org\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> <a href=\"https:\/\/data.oecd.org\/\">https:\/\/data.oecd.org\/<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Dati contenuti nello studio di Gaetano Perone pubblicato su <em>Economia e Politica<\/em>: <a href=\"https:\/\/www.researchgate.net\/profile\/Gaetano_Perone\/publication\/272681091_In_difesa_della_sanita_pubblica_italiana_Un'indagine_sui_Paesi_OCSE\/links\/57768ac608ae4645d60d7b96.pdf\">https:\/\/www.researchgate.net\/profile\/Gaetano_Perone\/publication\/272681091_In_difesa_della_sanita_pubblica_italiana_Un&#8217;indagine_sui_Paesi_OCSE\/links\/57768ac608ae4645d60d7b96.pdf<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> <a href=\"https:\/\/www.eticapa.it\/eticapa\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/WORLD-HEALTH-REPORT-2000.pdf\">https:\/\/www.eticapa.it\/eticapa\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/WORLD-HEALTH-REPORT-2000.pdf<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> Dati contenuti nello studio di Gaetano Perone pubblicato su <em>Economia e Politica<\/em>: <a href=\"https:\/\/www.researchgate.net\/profile\/Gaetano_Perone\/publication\/272681091_In_difesa_della_sanita_pubblica_italiana_Un'indagine_sui_Paesi_OCSE\/links\/57768ac608ae4645d60d7b96.pdf\">https:\/\/www.researchgate.net\/profile\/Gaetano_Perone\/publication\/272681091_In_difesa_della_sanita_pubblica_italiana_Un&#8217;indagine_sui_Paesi_OCSE\/links\/57768ac608ae4645d60d7b96.pdf<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> <a href=\"http:\/\/www.ansa.it\/canale_saluteebenessere\/notizie\/sanita\/2018\/02\/09\/-allarme-carenza-medici-45.000-in-pensione-in-5-anni-_aaa943db-7592-4649-8c1e-f80f4952e196.html\">http:\/\/www.ansa.it\/canale_saluteebenessere\/notizie\/sanita\/2018\/02\/09\/-allarme-carenza-medici-45.000-in-pensione-in-5-anni-_aaa943db-7592-4649-8c1e-f80f4952e196.html<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> <a href=\"http:\/\/www.quotidianosanita.it\/allegati\/allegato8665268.pdf\">http:\/\/www.quotidianosanita.it\/allegati\/allegato8665268.pdf<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a> <a href=\"http:\/\/www.ansa.it\/canale_saluteebenessere\/notizie\/sanita\/2018\/02\/09\/-allarme-carenza-medici-45.000-in-pensione-in-5-anni-_aaa943db-7592-4649-8c1e-f80f4952e196.html\">http:\/\/www.ansa.it\/canale_saluteebenessere\/notizie\/sanita\/2018\/02\/09\/-allarme-carenza-medici-45.000-in-pensione-in-5-anni-_aaa943db-7592-4649-8c1e-f80f4952e196.html<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a> <a href=\"https:\/\/www.oecd-ilibrary.org\/sites\/health_glance-2017-56-en\/index.html?itemId=\/content\/component\/health_glance-2017-56-en\">https:\/\/www.oecd-ilibrary.org\/sites\/health_glance-2017-56-en\/index.html?itemId=\/content\/component\/health_glance-2017-56-en<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a> <a href=\"http:\/\/www.fnopi.it\/archivio_news\/pagine\/95\/42%20-%20Comunicato%20stampa%2006-09-2018.pdf\">http:\/\/www.fnopi.it\/archivio_news\/pagine\/95\/42%20-%20Comunicato%20stampa%2006-09-2018.pdf<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><a href=\"#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a> <a href=\"https:\/\/www.ecb.europa.eu\/pub\/pdf\/scpwps\/ecbwp1483.pdf\">https:\/\/www.ecb.europa.eu\/pub\/pdf\/scpwps\/ecbwp1483.pdf<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>FINANZIAMENTO E STRUTTURA DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE PRIMA PARTE: ANALISI Premessa: la sussidiariet\u00e0 verticale e orizzontale Negli anni recenti gli effetti della costruzione europea sull\u2019economia e sulla societ\u00e0 italiana sono diventati sempre pi\u00f9 chiari a chi volesse vederli. L\u2019Unione Europea ha reso impossibile l\u2019impresa pubblica, tramite il divieto di aiuti di stato, e ha spinto e di fatto imposto ad una classe dirigente liberale di smantellare le tutele sul lavoro acquisite faticosamente durante la Prima&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":51636,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[14,859,5304,48,6386],"tags":[6385,218,5859,729,3532,46,47,2627,3697,80,313,22,54,4919],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/LogoSSN40.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-dqP","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51635"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=51635"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51635\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":51639,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51635\/revisions\/51639"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/51636"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=51635"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=51635"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=51635"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}