{"id":51666,"date":"2019-06-04T10:30:21","date_gmt":"2019-06-04T08:30:21","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51666"},"modified":"2019-06-02T23:06:22","modified_gmt":"2019-06-02T21:06:22","slug":"a-grandi-passi-verso-la-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51666","title":{"rendered":"A grandi passi verso la Crisi"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>FEDERICO DEZZANI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Si sono svolte le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo: i partiti \u201csovranisti\u201d aumentano i seggi, ma restano ininfluenti nel nuovo emiciclo, dove la grande coalizione di popolari e socialisti si allargher\u00e0 ai liberali. Regno Unito e Italia appaiono per\u00f2 sempre pi\u00f9 distanti dal Continente: l\u2019exploit del partito Brexit rafforza lo scenario di un\u2019uscita inglese dall\u2019Unione Europea senza accordo, mentre l\u2019affermazione della Lega isola ulteriormente l\u2019Italia, incamminata verso una silenziosa uscita dall\u2019eurozona. Gli angloamericani lanceranno in autunno l\u2019assalto decisivo all\u2019Unione \u201ca trazione tedesca\u201d: \u00e8 probabile che Berlino cerchi di costruire un cordon sanitaire attorno all\u2019Italia.<br \/>\n<\/em><\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify\">Italexit in corso<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/geopolitica-applicata-al-2019\/\">All\u2019inizio dell\u2019anno ci eravamo proposti di seguire gli avvenimenti con pochi articoli, che si sarebbero dipanati dalla nostra analisi per il 2019<\/a>: una scelta indubbiamente felice, perch\u00e9 ci consente di aggiungere soltanto qualche breve e snello articolo, di tanto in tanto, al nostro solido impianto analitico. Quando scrivemmo la nostra analisi di lungo periodo non ci soffermammo sulle elezioni europee svoltesi in questi giorni: il loro impatto in termini (geo)politici sarebbe stato, ed infatti \u00e8 stato, nullo. Le consultazioni europee hanno soltanto confermato, e rafforzato, dinamiche gi\u00e0 in corso, che matureranno probabilmente entro l\u2019anno: Londra e Washington hanno dichiarato un guerra informale all\u2019Unione Europea, moltiplicatore della rinata potenza tedesca, e si servono dell\u2019Italia, terza economia del Continente, altamente indebitata, per destabilizzare l\u2019eurozona. Eravamo gi\u00e0 anche scesi pi\u00f9 nei dettagli lo scorso autunno, parlando di \u201ccrisi asiatica\u201d per l\u2019Europa:\u00a0<a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/una-crisi-asiatica-per-leuropa\/\">per il continente era in serbo una crisi finanziaria\/valutaria non dissimile da quella che Soros &amp; soci avevano riservato al Sud-Est asiatico nel 1997<\/a>. L\u2019Italia sarebbe stato \u201cl\u2019ordigno\u201d e la \u201cNo Deal Brexit\u201d sarebbe stata l\u2019innesco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In che modo le elezioni europee rafforzano le dinamiche gi\u00e0 evidenziate? Iniziamo col dire che i partiti europeisti, seppure un po\u2019 malconci, hanno retto l\u2019urto sovranista: il nuovo Parlamento sar\u00e0 dominato da una grande coalizione tra popolari e socialisti, allargata ora anche ai liberali, che sar\u00e0 in grado di legiferare per i prossimi cinque anni, ratificando innanzitutto la nomina del successore di Mario Draghi. In Germania, AFD non va oltre il 10% e in Francia, nonostante l\u2019incessante guerriglia dei Gilet Jaunes contro la presidenza Macron, i sovranisti di Marine Le Pen perdono addirittura pi\u00f9 di un punto percentuale rispetto al 2014: lo sfondamento auspicato da Steve Bannon e dal suo The Movement non c\u2019\u00e8 stato. Il discorso \u00e8 invece diametralmente opposto sull\u2019isola britannica e nella penisola italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/ammuina-britannica-e-altre-questioni-continentali\/\">Dell\u2019ammuina britannica per arrivare ad un clamoroso divorzio senza accordo abbiamo gi\u00e0 scritto<\/a>: affidando alla scialba Theresa May il compito di negoziare un\u2019uscita ordinata e lasciando che la premier si impantanasse nei veti incrociati dal Parlamento, Londra ha gettato le basi di una \u201chard brexit\u201d che avr\u00e0 pesantissime ripercussioni finanziarie e economiche in tutta Europa. Nigel Farage, un sorta di \u201cpungolo\u201d la cui funzione \u00e8 spostare l\u2019intero baricentro della politica inglese su posizioni sempre pi\u00f9 intransigenti, ha fondato nel gennaio 2019 il \u201cBrexit Party\u201d che, catalizzando le frustrazioni dell\u2019elettorato per la situazione economica e l\u2019andamento delle trattative, ha raccolto il 31% delle preferenze, svuotando il partito conservatore. La May, gi\u00e0 dimessasi, sar\u00e0 quindi rimpiazzata da un tory radicale ed eurofobo, pronto a traghettare il Regno Unito fuori dalla UE entro la nuova scadenza del 31 ottobre, con o senza accordo: una figura che corrisponde perfettamente a quella di Boris Johnson, rimasto sinora strategicamente a bordo campo, in attesa di rientrare al momento giusto, quasi come un novello Wiston Churchill dopo le titubanze di Neville Chamberlain.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/gli-angloamericani-giocano-la-carta-m5s-lega-puntando-alla-germanexit\/\">Anche sulla natura del governo gialloverde, assemblato da \u201calumni\u201d di Goldman Sachs (Steve Bannon, Lewis Eisenberg, etc.) e sulla sua funzione di strumento per destabilizzare l\u2019Europa a trazione tedesca, abbiamo gi\u00e0 scritto<\/a>. Il travaso di voti dal Movimento 5 Stelle alla Lega Nord (17 e 34%) ha mantenuto circa la met\u00e0 dell\u2019elettorato su posizioni euro-scettiche e sovraniste: si noti che la Lega deve soprattutto le sue fortune all\u2019ondata migratoria del 2014-2017 e al costante \u201cpericolo\u201d di nuovi sbarchi. La Lega intercetta i timori dell\u2019elettorato sull\u2019immigrazione (un fenomeno innescato dalla guerra in Libia del 2011 e dalla creazione di un vero e proprio servizio di traghetti nel canale di Sicilia da parte delle ong sorisiane) e li \u201ctrasforma\u201d in voti anti-UE: l\u2019Italia ha quindi intrapreso un silenzioso percorso di uscita dall\u2019eurozona bench\u00e9 la maggior parte dell\u2019elettorato non ne sia consapevole e, forse, neppure d\u2019accordo. Il risultato del 26 maggio conferma comunque il definitivo distacco dell\u2019Italia dal nocciolo europeo: i partiti maggioritari nella penisola sono minoritari a Bruxelles ed i nuovi equilibri saranno decisi senza il contributo di Roma. Soprattutto, il governo pentaleghista non potr\u00e0 contare su nessuna Commissione \u201camica\u201d (ma davvero Salvini credeva che i sovranisti sarebbero stati maggioritari nel nuovo Parlamento?) per la riscrittura unilaterale dei vincoli europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/guerra-di-dazi-globalizzazione-e-esportatori-nel-mirino\/\">All\u2019orizzonte si profila quindi una guerra commerciale tra USA e Cina, con immediate ricadute sulla crescita mondiale e sui mercati finanziari,<\/a>\u00a0una \u201cNo Deal Brexit\u201d con effetti altrettanto esplosivi ed un braccio di ferro tra il governo italiano e la Commissione europea per la stesura della prossima legge di bilancio, scontro che ha alte probabilit\u00e0 di degenerare: insomma, tutti gli ingredienti per una tempesta perfetta. Non resta che chiederci come reagir\u00e0 la Germania di fronte alle manovre angloamericane e, per rispondere al quesito, ci rifacciamo al precedente del 1992. Quanto \u201ci mercati\u201d attaccarono allora lo SME, affondando la sterlina e la lira, la Germania scelse di salvare la Francia, puntellando il franco e lasciando che Bankitalia svalutasse. \u00c8 probabile che la storia si ripeta, tanto pi\u00f9 che Roma, a differenza del 1992, lavora oggi attivamente per destabilizzare il sistema: Berlino tenter\u00e0 di costruire un\u00a0<em>cordon sanitaire<\/em>\u00a0attorno alla penisola, per impedire il contagio all\u2019intera eurozona e, soprattutto, il crollo del sistema bancario francese, esposto per quasi 250 miliardi di euro verso l\u2019Italia.<\/p>\n<p><strong>Fonte: <a href=\"http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/a-grandi-passi-verso-la-crisi\/\">http:\/\/federicodezzani.altervista.org\/a-grandi-passi-verso-la-crisi\/<\/a><\/strong><\/p>\n<div class=\"banner-wrapper\">\n<div id=\"content_bottom_banner\" class=\"banner_google_336X280\"><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di FEDERICO DEZZANI Si sono svolte le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo: i partiti \u201csovranisti\u201d aumentano i seggi, ma restano ininfluenti nel nuovo emiciclo, dove la grande coalizione di popolari e socialisti si allargher\u00e0 ai liberali. 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