{"id":51753,"date":"2019-06-06T08:00:11","date_gmt":"2019-06-06T06:00:11","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51753"},"modified":"2019-06-05T21:21:20","modified_gmt":"2019-06-05T19:21:20","slug":"la-lega-e-la-farsa-dei-minibot-prima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51753","title":{"rendered":"La Lega e la farsa dei Minibot (Prima parte)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/coniarerivolta.files.wordpress.com\/2019\/06\/sudore.png?w=700\" alt=\"sudore\" \/><\/p>\n<p><strong>di CONIARE RIVOLTA<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Capita a volte che un fatto insignificante si trovi nel posto giusto al momento giusto, e per questa semplice ragione assurga agli onori delle cronache, diventando questione importantissima. Diventando, quindi, altro. Quando questo capita, pu\u00f2 essere interessante concentrare l\u2019attenzione non tanto sul fatto in s\u00e9 \u2013 che resta insignificante \u2013 quanto piuttosto sul particolare contesto che in quel fatto ha trovato un riflesso. Guardando attraverso il prisma dei Minibot \u2013 come vedremo, un fatto di per s\u00e9 irrilevante \u2013 possiamo inquadrare la situazione politica italiana con molta pi\u00f9 chiarezza di quella che ci restituiscono schiere di politologi armati di rumors e flussi elettorali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nulla \u00e8 come appare in questa storia dei Minibot. Inizieremo quindi col chiarire i termini del discorso e gli aspetti tecnici del problema, innanzi tutto per rendere evidente l\u2019insignificanza di questa ultima alzata d\u2019ingegno della Lega di Salvini. Questo ci permetter\u00e0 anche di concentrare l\u2019attenzione su tutto ci\u00f2 che ha iniziato a volteggiare intorno a questi curiosi \u2018oggetti finanziari\u2019, una fitta trama di interessi politici che ha generato un\u2019impenetrabile maglia di equivoci, utili a tenere in vita un mito: l\u2019idea che la Lega sia un partito di lotta lanciato in uno scontro all\u2019ultimo sangue contro l\u2019Unione Europea. Su questo mito si basa la gestione del potere in Italia oggi. Grazie ad esso, la Lega continua a macinare consensi tra gli sconfitti della globalizzazione, tra le masse di italiani precari, impoveriti, disoccupati, e in cerca di un riscatto da oltre venti anni di politiche neoliberiste, proprio mentre quelle politiche le pratica al Governo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cosa sono i Minibot? Questa storia nasce dalla constatazione di un dato di fatto: spesso e volentieri, le pubbliche amministrazioni pagano in ritardo i loro fornitori. Immaginiamo, ad esempio, un Ministero che acquista computer per i suoi uffici e li paga dopo sei mesi dall\u2019acquisto. I motivi del ritardo possono essere i pi\u00f9 disparati, dalla goffaggine burocratica ai vincoli di cassa legati alla gestione della liquidit\u00e0. Fatto sta che, in quei sei mesi, il fornitore di computer si ritrova obtorto collo tra le fila dei creditori dello Stato: al pari di quanto avviene per ogni altro cliente che chiede una dilazione di pagamento, il venditore di computer si ritrova, suo malgrado, a prestare quella somma allo Stato per il periodo di tempo in cui \u00e8 costretto a subire il ritardo nel pagamento. Si stima che, con questi ritardi, lo Stato abbia accumulato ad oggi circa 65 miliardi di euro di debiti verso i propri fornitori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le principali misure adottate per alleviare il problema, e dunque per permettere al fornitore dello Stato di non soffrire troppo di questo ritardo nella riscossione, sono due. La prima \u00e8 la \u2018compensazione\u2019, che consente ai fornitori di estinguere almeno parte dei loro crediti commerciali verso lo Stato per pagare le imposte, decurtando da quel credito la cifra che avrebbero dovuto versare all\u2019erario. La seconda \u00e8 la \u2018cartolarizzazione\u2019, che permette al fornitore di passare ad una banca il credito verso lo Stato: il fornitore pu\u00f2 cos\u00ec liquidare il suo credito senza dover attendere i tempi della pubblica amministrazione, ma per farlo deve concedere alla banca un compenso, il che riduce per lui il valore di quel credito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo scorso 28 maggio, la Commissione Finanze della Camera ha <a href=\"https:\/\/aic.camera.it\/aic\/scheda.html?numero=1\/00013&amp;ramo=C&amp;leg=18\">approvato una mozione<\/a> che prevede una serie di misure ulteriori, tra le quali l\u2019idea di pagare i debiti commerciali dello Stato tramite l\u2019emissione di \u201ctitoli di Stato di piccolo taglio\u201d: ecco entrare in scena i Minibot.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il loro nomignolo richiama l\u2019analogia con i Buoni Ordinari del Tesoro (BOT), i titoli pubblici italiani a breve termine (oggi sono emessi con scadenze di 6 e 12 mesi) che costituiscono una piccola parte (6%) dei titoli del debito pubblico in circolazione. Quando lo Stato si indebita, lo fa collocando sui mercati finanziari dei titoli obbligazionari caratterizzati da diverse scadenze, tra cui i BOT: chi sottoscrive quei titoli presta il proprio denaro allo Stato, e si aspetter\u00e0 di vederselo restituito maggiorato da un tasso di interesse. Chi ha sottoscritto l\u2019ultima emissione di BOT annuali, ad esempio, ha prestato il proprio denaro allo Stato per 12 mesi in cambio di un tasso di interesse dello 0,122%.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I Minibot sarebbero dunque pensati per pagare i debiti commerciali dello Stato, trasformandoli in veri e propri titoli del debito pubblico: anzich\u00e9 attendere mesi e mesi per ricevere il denaro pubblico dovuto, i fornitori si vedrebbero corrispondere immediatamente un equivalente ammontare di Minibot. Le caratteristiche principali dei Minibot sarebbero due: il piccolo taglio, da cui deriva l\u2019appellativo \u2018mini\u2019, e la possibilit\u00e0 di impiegarli come \u2018moneta fiscale\u2019, cio\u00e8 per il pagamento delle tasse. Il piccolo taglio \u00e8 un elemento particolare, perch\u00e9 di norma i titoli del debito pubblico sono scambiati sui mercati finanziari a partire da un lotto minimo di 1000 euro per transazione. Prevedendo tagli minimi da 10 euro (o addirittura minori) \u2013 lasciano intendere gli \u2018esperti\u2019 della Lega \u2013 sarebbe eventualmente pensabile anche la diffusione di questi titoli per i pagamenti correnti. Il nostro venditore di computer potrebbe ad esempio farci la spesa al supermercato, pagarci il medico e saldarci i suoi debiti. Si suppone che il supermercato, il medico e i subfornitori accetterebbero i Minibot come pagamento alternativo alla moneta a corso legale (l\u2019euro) in virt\u00f9 della seconda propriet\u00e0 di questi strumenti finanziari, ovvero la loro capacit\u00e0 di pagare i tributi allo Stato. Immaginando che chiunque abbia tasse da versare all\u2019erario, si ipotizza che i Minibot sarebbero accettati come mezzo di pagamento di qualsiasi transazione e dunque circolerebbero come se fossero una vera e propria moneta. Non possono tuttavia mai essere considerati una moneta a tutti gli effetti: l\u2019art. 1277 del Codice Civile impone l\u2019obbligo di accettazione \u2013 il cosiddetto \u2018corso forzoso\u2019 \u2013 solo alle monete a corso legale, propriet\u00e0 riservata dalle norme europee (art. 128 del Trattato sul funzionamento dell\u2019Unione europea e artt. 2, 10 e 11 del Regolamento EC\/974\/98) solo all\u2019euro: l\u2019unica moneta a corso forzoso ammessa in Italia \u00e8 dunque l\u2019euro. Qualsiasi altra attivit\u00e0 pu\u00f2 essere impiegata negli scambi solo su base volontaria; da qui l\u2019esigenza di attribuire ai Minibot la particolare propriet\u00e0 di pagare imposte allo Stato, una propriet\u00e0 che dovrebbe favorirne, senza rendere la loro accettazione obbligatoria, una certa diffusione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La magia dei Minibot. I sostenitori dei Minibot ritengono che questo strumento consentirebbe di rilanciare l\u2019economia grazie ad una maggiore circolazione della liquidit\u00e0, senza al tempo stesso violare la disciplina di bilancio che ci chiede l\u2019Europa. Per rilanciare l\u2019economia, infatti, servirebbe un aumento di spesa da parte dello Stato che appare precluso dai vincoli al bilancio pubblico imposti dalle istituzioni europee; in questo quadro, i Minibot permetterebbero \u2013 stando a quanto asserito dai propri sostenitori \u2013 di aggirare furbescamente quei vincoli, creando liquidit\u00e0 senza intaccare i parametri relativi a deficit e debito pubblico. Un piccolo miracolo, se fosse vero. L\u2019argomento in difesa dei Minibot \u00e8 il seguente: esiste gi\u00e0 un debito commerciale dello Stato verso i fornitori, e dunque la trasformazione di quel debito in titoli di Stato di piccolo taglio ne muterebbe la forma ma non la sostanza. In altre parole, i debiti commerciali dello Stato sarebbero gi\u00e0 parte integrante del debito pubblico, e dunque l\u2019introduzione dei Minibot non inciderebbe sull\u2019ammontare del debito, ma si limiterebbe a trasformare attivit\u00e0 illiquide (quali sono i crediti commerciali) in attivit\u00e0 liquide, e dunque spendibili per consumi e investimenti; da qui lo stimolo all\u2019economia senza violare le regole di Bruxelles. Parlando dei Minibot, Stefano Fassina <a href=\"https:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/2019\/06\/03\/minibot-fassina-passo-per-uscita-euro-strumentalizzazione-inaccettabile-sinistra-subalterna-a-neoliberismo\/5228126\/\">ha recentemente dichiarato<\/a>: \u201cCerto che sono debito, ma \u00e8 un debito che \u00e8 stato gi\u00e0 fatto, non \u00e8 un ulteriore debito\u201d. da ci\u00f2 deriverebbe in ultima istanza la magia dei Minibot, misteriosi strumenti finanziari apparentemente capaci di rilanciare l\u2019economia senza offendere la Commissione Europea, una vera panacea per chi \u00e8 alla disperata ricerca della compatibilit\u00e0 politica con l\u2019Europa ma vorrebbe ripagare almeno in parte la fiducia dei suoi elettori, che gli hanno affidato il compito di chiudere la stagione dell\u2019austerit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Purtroppo, per\u00f2, le cose non stanno cos\u00ec. Per capirlo dobbiamo addentrarci nei meandri della contabilit\u00e0 pubblica, ossia di quell\u2019insieme di regole e convenzioni che prelude alla misurazione di grandezze economiche. In particolare, tra i documenti di contabilit\u00e0 pubblica dobbiamo andare alla ricerca dei debiti commerciali partendo dalla misura che pi\u00f9 ci interessa: il debito pubblico misurato <a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/eurostat\/documents\/3859598\/5937189\/KS-GQ-14-010-EN.PDF\/\">secondo i criteri di Maastricht<\/a> (oltre 400 pagine di metodologia, per avere l\u2019idea della complessit\u00e0 contabile del problema). Questa \u00e8, infatti, la definizione di debito pubblico rilevante per l\u2019applicazione della disciplina fiscale nell\u2019Unione Europea. I vincoli europei, in altre parole, limitano il ricorso al debito nella sua definizione contabile elaborata dall\u2019Eurostat, il braccio statistico della Commissione Europea, ed \u00e8 dunque a quel particolare aggregato che dobbiamo guardare per capire se i crediti commerciali siano inclusi o meno nel computo del debito pubblico. La Banca d\u2019Italia misura il cosiddetto \u2018debito di Maastricht\u2019 nel documento \u201c<a href=\"https:\/\/www.bancaditalia.it\/pubblicazioni\/finanza-pubblica\/2019-finanza-pubblica\/statistiche_FPI_20190515.pdf\">Finanza pubblica: fabbisogno e debito<\/a>\u201d, alla tavola 4: l\u2019ultimo dato disponibile (marzo 2019) individua un debito pubblico pari a 2.356 miliardi di euro composto principalmente (85%) da titoli di Stato a breve e lungo termine (BOT, BTP e altri), poi da altre voci contabili (monete e depositi, prestiti finanziari) ed infine, per un modesto 2%, da \u201cAltre passivit\u00e0\u201d. Dentro a questa voce residuale vi sono circa 10 miliardi di euro che contengono \u2013 come spiega la nota metodologica del documento \u2013 anche \u201coperazioni di cartolarizzazione (per la parte considerata come prestito secondo le regole statistiche europee) [e] cessioni pro soluto a favore di intermediari finanziari non bancari (in attuazione della decisione dell\u2019Eurostat del 31 luglio 2012).\u201d Che c\u2019entra questo con il debito commerciale? Cartolarizzazioni e cessioni pro-soluto sono due metodi che un fornitore dello Stato, per fare un esempio, pu\u00f2 adottare per trasferire il suo credito commerciale ad una banca o altro intermediario finanziario ed ottenere immediatamente liquidit\u00e0. Il debito commerciale di una amministrazione pubblica \u00e8 definito in termini contabili come uno sfasamento tra la competenza economica e la cassa: il Ministero impegna denaro per acquistare dei computer (competenza), ma verser\u00e0 di fatto (tramite la cassa) quel denaro solo sei mesi dopo. Questo mero ritardo si trasforma in debito di Maastricht se e solo se viene formalizzato, cristallizzato in un contratto debitorio, cosa che avviene quando il fornitore \u2013 stufo di attendere la pubblica amministrazione \u2013 decide di cedere il suo credito ad un\u2019istituzione finanziaria per ottenere della liquidit\u00e0. In quel preciso momento, un semplice sfasamento cassa-competenza assume le vesti formali di una somma prestata dalla banca, subentrata al fornitore come creditore dello Stato. Quello che la documentazione contabile europea ci dice, dunque, \u00e8 che i debiti commerciali in s\u00e9 non entrano a far parte del debito pubblico conteggiato ai fini di Maastricht, a meno che quei debiti non vengano trasferiti formalmente ad una banca. <a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/eurostat\/documents\/1015035\/2041337\/Statist-record-of-some-operations-rel-to-trade-credits-i.pdf\/f2238d11-9257-4a0e-bd9a-39dcf1fb2cfd\">La decisione dell\u2019Eurostat del 31 luglio 2012<\/a> precisa che \u201cquando un fornitore di beni e servizi che detenga un credito verso lo Stato registrato come un credito commerciale trasferisce totalmente e irrevocabilmente quel credito ad un\u2019istituzione finanziaria (\u2026), la passivit\u00e0 dello Stato originariamente registrata come credito commerciale deve essere riclassificata come prestito, parte integrante del debito di Maastricht\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dunque, per concludere questa noiosa ma necessaria digressione contabile, i debiti commerciali dello Stato non sono attualmente parte del debito pubblico rilevante per l\u2019applicazione dei vincoli europei, se non per la parte cartolarizzata e quindi tradotta in prestiti bancari. Ne discende che un\u2019eventuale trasformazione dei debiti commerciali non cartolarizzati in Minibot creerebbe \u2013 ai fini del calcolo necessario per verificare l\u2019aderenza ai vincoli imposti dalle istituzioni europee \u2013 un equivalente ammontare di nuovo debito pubblico. Di quali cifre stiamo parlando? <a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/eurostat\/documents\/1015035\/2041337\/Statist-record-of-some-operations-rel-to-trade-credits-i.pdf\/f2238d11-9257-4a0e-bd9a-39dcf1fb2cfd\">Nei conti finanziari della Banca d\u2019Italia<\/a> \u00e8 possibile rintracciare i debiti commerciali del settore pubblico, che ammontano a circa 43 miliardi di euro. Ci\u00f2 significa che, ad oggi, gravano sul debito pubblico solo 10 miliardi di euro di debiti commerciali (ossia quelli cartolarizzati o ceduti alle banche), mentre 43 miliardi di euro di ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione restano fuori dal perimetro di computo del debito pubblico. \u00c8 la Banca d\u2019Italia a confermare questo calcolo individuando, nell\u2019ultima <a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/eurostat\/documents\/1015035\/2041337\/Statist-record-of-some-operations-rel-to-trade-credits-i.pdf\/f2238d11-9257-4a0e-bd9a-39dcf1fb2cfd\">relazione annuale<\/a>, \u201ccirca 53 miliardi\u201d di debiti commerciali complessivi di cui, \u201csecondo le statistiche europee, una parte (circa 10 miliardi) \u00e8 gi\u00e0 inclusa nel debito pubblico.\u201d (p. 145).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tirando le fila del discorso, dunque, \u00e8 inutile discutere ulteriormente nel merito della proposta dei Minibot. \u00c8 inutile, insomma, chiederci se davvero quei titoli di Stato di piccolo taglio circolerebbero effettivamente nell\u2019economia, stimolando la domanda di beni e servizi, cosa peraltro affatto scontata. Una loro introduzione creerebbe pi\u00f9 di 40 miliardi di euro di nuovo debito pubblico, fuori dalla disciplina di bilancio imposta dalle istituzioni europee. Nessun trucco contabile pu\u00f2 spezzare le catene che paralizzano le economie europee; nessun espediente tecnico pu\u00f2 risolvere un problema politico. Se si tratta di uscire dalle regole di bilancio definite dalla Commissione Europea, tanto vale sforare i vincoli per la via maestra, creando nuovo debito e dunque raccogliendo moneta sui mercati finanziari, liquidit\u00e0 libera di stimolare l\u2019economia senza incontrare tutte le frizioni che il nuovo e astruso oggetto dei Minibot necessariamente produrrebbe. Il problema \u00e8 che questa conclusione, che ci sembra perfettamente logica, si scontra con il contesto politico che tanto risalto ha dato al tema dei Minibot, un contesto caratterizzato dalla continua ricerca della compatibilit\u00e0 con i vincoli europei. Nessun partito che siede in Parlamento, oggi, osa mettere seriamente in discussione quei vincoli; nessuno vuole quindi ammettere che le politiche espansive necessarie a superare questa crisi richiedono la rottura della gabbia europea. La Lega, lungi dall\u2019essere impegnata in un braccio di ferro con l\u2019Europa e i suoi vincoli, sta disperatamente cercando di restare al governo senza offendere la sensibilit\u00e0 di Bruxelles. A questo servono i Minibot: a sognare un rilancio dell\u2019economia sotto lo sguardo mansueto dei guardiani dei conti pubblici della Commissione Europea, contribuendo al contempo a rendere ancora pi\u00f9 stretta la corda con cui la disciplina fiscale europea ci soffoca. Un sogno, se cos\u00ec si pu\u00f2 definirlo, destinato a rimanere tale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma la storia dei Minibot, come vedremo, non finisce qui. Si \u00e8 creato infatti, intorno ad essi, un vero e proprio mito: l\u2019idea che questi bizzarri artifici contabili pongano le basi per un\u2019uscita dell\u2019Italia dall\u2019euro. Un mito molto utile all\u2019attuale Governo perch\u00e9, proprio nella fase in cui Salvini \u00e8 costretto a inasprire le misure di austerit\u00e0 imposte dell\u2019Unione Europea in aperta contraddizione con il mandato di 9 milioni di elettori, alimenta l\u2019immagine di una Lega intenta a sradicare alla radice il male dell\u2019austerit\u00e0. Ne discuteremo nella seconda parte di questo pezzo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte: <\/strong><a href=\"https:\/\/coniarerivolta.org\/2019\/06\/05\/la-lega-e-la-farsa-dei-minibot-prima-parte\/\">https:\/\/coniarerivolta.org\/2019\/06\/05\/la-lega-e-la-farsa-dei-minibot-prima-parte\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CONIARE RIVOLTA &nbsp; Capita a volte che un fatto insignificante si trovi nel posto giusto al momento giusto, e per questa semplice ragione assurga agli onori delle cronache, diventando questione importantissima. Diventando, quindi, altro. Quando questo capita, pu\u00f2 essere interessante concentrare l\u2019attenzione non tanto sul fatto in s\u00e9 \u2013 che resta insignificante \u2013 quanto piuttosto sul particolare contesto che in quel fatto ha trovato un riflesso. 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