{"id":51793,"date":"2019-06-07T09:00:00","date_gmt":"2019-06-07T07:00:00","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51793"},"modified":"2019-06-06T17:58:12","modified_gmt":"2019-06-06T15:58:12","slug":"litalia-ha-perso-il-passato-ormai-siamo-diventati-consumatori-del-presente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51793","title":{"rendered":"L\u2019Italia ha perso il passato. Ormai siamo diventati consumatori del presente"},"content":{"rendered":"<p><strong>di NUOVA RIVISTA STORICA (Roberto Pertici e Franco Cattaneo)<\/strong><\/p>\n<h2><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00ab\u00c8 tramontata l\u2019idea di andare a vedere \u201ccome sono andate effettivamente le cose\u201d. La Storia \u00e8 diventata un esercizio linguistico: prevalgono le retoriche, i miti, e sempre meno i fatti, l\u2019economia. Bisogna ricordare ai ragazzi l\u2019alterit\u00e0 del passato, perch\u00e9 il mondo attuale dice loro che il progresso \u00e8 infinito\u00bb. \u00abNelle forze sovraniste non vedo riferimenti alla tradizione\u00bb<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Italia senza Storia, con la S maiuscola, orfana di un passato trascurato. Un problema che divide gli studiosi e che tormenta anche Roberto Pertici, docente all\u2019Universit\u00e0 di Bergamo.<span id=\"more-8799\"><\/span>Nel suo ultimo saggio, <em>La cultura storica dell\u2019Italia unita<\/em>, edito da Viella, cerca di dare una risposta, ripercorrendo la \u00abstoria della cultura storica\u00bb attraverso i grandi storici di ieri e di oggi, come Gioacchino Volpe, Federico Chabod, Rosario Romeo, Roberto Vivarelli. La generazione dei padri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Professore, da che parte cominciamo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abInizierei da una domanda: perch\u00e9 la Storia oggi ha un richiamo minore sull\u2019opinione pubblica? Andando in controtendenza, ho tentato di dire questo: abbiamo avuto in Italia un\u2019eccellente cultura storica, di livello europeo, che ha svolto una funzione importante nella coscienza del Paese, perch\u00e9 questi studiosi \u2013 non rinchiusi nell\u2019accademia, ma attivi sulla scena pubblica \u2013 s\u2019interrogavano sui grandi temi: cos\u2019\u00e8 l\u2019Italia, l\u2019Europa, la modernit\u00e0. Nel 2019 diventa urgente riprendere questa eredit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Nel frattempo cos\u2019\u00e8 successo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abTante cose. Gli storici sono quasi scomparsi dai giornali e anche quando scrivono, come Galli della Loggia o Paolo Pombeni, si preferisce definirli politologi e spesso si comportano come tali. Sembra che di storici non ci sia pi\u00f9 bisogno. Qualche decennio fa, nella scuola e nell\u2019universit\u00e0, ogni approccio \u2013 dalla letteratura alla filosofia, dalle scienze umane all\u2019arte \u2013 era storico: sembrava l\u2019unico possibile. Oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec: dominano altri metodi, come se le parole contassero pi\u00f9 delle idee e dei fatti\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>In questo processo, lei parla di \u00abrottura di tradizioni\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abAd un certo punto, fra gli anni \u201970-\u201980, c\u2019\u00e8 stata questa specie di interruzione che non \u00e8 semplice comprendere in tutte le sue componenti. \u00c8 come se si fossero persi i punti di riferimento, s\u2019\u00e8 avvertito un complessivo disorientamento. Si \u00e8 avuta una vera e propria crisi culturale: con la fine delle grandi narrazioni che spiegavano il mondo, siamo entrati in quella che si chiama la \u201cpostmodernit\u00e0\u201d. Dal mio punto di vista (liberale in senso lato), il tramonto dell\u2019ideologia marxista \u00e8 stato positivo, per quasi ogni aspetto. Tuttavia, s\u2019\u00e8 gettato pure il bambino con l\u2019acqua sporca, perch\u00e9 paradossalmente il venir meno dell\u2019egemonia marxista ha messo in crisi anche le narrazioni rivali, depotenziandole. \u00c8 emersa cos\u00ec la \u201csvolta linguistica\u201d: agli studenti viene spiegato senza tregua che non esistono pi\u00f9 i fatti, ma solo interpretazioni\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Con quali risultati?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab\u00e8 tramontata l\u2019idea, che per uno storico \u00e8 essenziale andare a vedere \u201ccome sono andate effettivamente le cose\u201d, cercare di cogliere la realt\u00e0, pur ricordando che le spiegazioni sono sempre provvisorie. L\u2019esito \u00e8 che la Storia \u00e8 diventata spesso un esercizio linguistico: prevalgono le retoriche, le immagini, i miti, e sempre meno i fatti, le strutture, l\u2019economia, le istituzioni. La fine dello storicismo, idealista e marxista, ha voluto dire anche la crisi della Storia come disciplina. Ripartiamo, verrebbe da dire, da Benedetto Croce e magari da Antonio Gramsci\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le responsabilit\u00e0 di chi sono?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abI padri sono tanti. La societ\u00e0 contemporanea riduce gli uomini a consumatori del presente per effetto della rapidit\u00e0 e dell\u2019intensit\u00e0 del cambiamento. I progressi della tecnologia hanno provocato una mutazione antropologica, dando l\u2019impressione che il mondo di ieri non sia pi\u00f9 interessante. Tornerei, per\u00f2, agli effetti della fine del comunismo. Non s\u2019\u00e8 ragionato a sufficienza sulle ricadute culturali di quella fine. \u00c8 mancato un complessivo ripensamento della storia del Novecento alla luce di quel fallimento: andavano invece mutati approcci, giudizi, valutazioni. Detto questo, il filone marxista fondava la sua analisi sulla Storia, nella convinzione che questa portasse ad uno sbocco obbligato. Le ideologie avversarie davano della contemporaneit\u00e0 interpretazioni differenti e alternative, tuttavia anche loro si affidavano al discorso storico. Pur con profonde differenze, tutti avevano un\u2019idea concreta di societ\u00e0, una politica che si legava ad un progetto e ad uno svolgimento storico. L\u2019esaurirsi di questo approccio ha declassato la politica a gestione dell\u2019esistente e la Storia ad uno strumento poco utile\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Le prime vittime sono gli studenti?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abDirei di s\u00ec. Il distacco dal passato, per loro, \u00e8 spesso incolmabile. Bisogna sempre ricordare ai ragazzi l\u2019alterit\u00e0 del passato, perch\u00e9 invece il mondo attuale dice loro che il progresso \u00e8 infinito, una linea retta che non s\u2019interrompe: l\u2019importante \u00e8 andare avanti, non guardarsi alle spalle. C\u2019\u00e8, poi, una preoccupazione di tipo, si potrebbe dire, \u201cmoralistico\u201d: gli impulsi che ricevono li portano a giudicare il passato prima ancora di capirlo. Se il mondo di ieri viene spiegato e illustrato come un insieme esclusivo di orrori e di errori, perch\u00e9 cercare di conoscerlo? E invece non \u00e8 cos\u00ec. Il passato non pu\u00f2 essere bypassato, bens\u00ec deve essere storicizzato e compreso: conserva le sue positivit\u00e0, sono emersi valori dispiegati e realizzati che vanno studiati per essere riscoperti. Ecco la difficolt\u00e0, il compito dei docenti. Certo, il cammino \u00e8 sempre frutto di una lotta, per\u00f2 il conflitto di idee non dovrebbe spaventare i giovani. Invece restano perplessi dinanzi alle fasi antagonistiche della Storia, come se il presente non presentasse momenti di questo genere\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>E l\u2019impatto sulle classi politiche?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNella Prima Repubblica ciascuna forza politica deteneva orgogliosamente il proprio albero genealogico e i loro seguaci erano convinti di avere alle spalle una prospettiva storica, una casa comune fatta di nomi, ideali e situazioni reali. \u00a0\u201cVeniamo da lontano e andiamo lontano\u201d, soleva dire Togliatti, ma anche gli altri <em>leaders<\/em> avevano la stessa convinzione. Ognuno aveva i propri alberi genealogici: Cavour, Mazzini, Sturzo, Cattaneo. Con lo smottamento di cui ho parlato, le culture politiche, almeno in Italia, sono diventate post-nazionali, prive di un riferimento di lungo periodo nella tradizione storica italiana. Un solo esempio: la questione meridionale era centrale per tutti i partiti e ciascuno aveva una propria ricetta. In questi ultimi decenni \u00e8 scomparsa come problema nazionale e le conseguenze \u2013 in un voto che pu\u00f2 sembrare irrazionale, ma invece \u00e8 frutto di precisi bisogni e interessi \u2013 le abbiamo viste alle ultime elezioni\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ma non trova una contraddizione fra l\u2019emergente sovranismo e la perdita di peso dello Storia?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abIn parte s\u00ec, c\u2019\u00e8 questa dissociazione almeno in Italia, in quanto non vedo nelle forze che vengono dette \u201csovraniste\u201d o \u201cneo-nazionaliste\u201d un discorso di tipo storico, un riferimento alla tradizione nazionale. Detto che viviamo in una situazione inevitabilmente globale ed europea, resta comunque il problema delle identit\u00e0 culturali nazionali nel vissuto comunitario. Il \u201cneo-nazionalismo\u201d non mostra (almeno finora) un qualche spessore culturale, ma se Sparta piange, Messene non ride: anche le altre forze politiche non ne abbondano. C\u2019\u00e8 invece una domanda che rinvia alle radici e alle identit\u00e0 collettive e che si riattiva in base a interessi largamente avvertiti dai cittadini. Anche per questo ritengo che lo studioso debba scavare nel reale, in quello che ci siamo lasciati alle spalle. Noi storici, come scrivo nel libro, non siamo \u201cschiavi di mode defunte\u201d o eruditi polverosi. Siamo dei pensatori che riflettono sul passato nel suo rapporto col presente e viceversa. Met\u00e0 del nostro lavoro si fa nella testa, non semplicemente sui documenti e per farlo occorre una \u201ctesta ben fatta\u201d. Educarla \u00e8 il compito del docente di storia\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"http:\/\/www.nuovarivistastorica.it\/?p=8799&amp;fbclid=IwAR3M8bRkpyfmeTKrg9K90xt5pmgLto9Z_eXWB51bZFdGrlBWDY0xugT_3C4\">http:\/\/www.nuovarivistastorica.it\/?p=8799&amp;fbclid=IwAR3M8bRkpyfmeTKrg9K90xt5pmgLto9Z_eXWB51bZFdGrlBWDY0xugT_3C4<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di NUOVA RIVISTA STORICA (Roberto Pertici e Franco Cattaneo) \u00ab\u00c8 tramontata l\u2019idea di andare a vedere \u201ccome sono andate effettivamente le cose\u201d. La Storia \u00e8 diventata un esercizio linguistico: prevalgono le retoriche, i miti, e sempre meno i fatti, l\u2019economia. Bisogna ricordare ai ragazzi l\u2019alterit\u00e0 del passato, perch\u00e9 il mondo attuale dice loro che il progresso \u00e8 infinito\u00bb. \u00abNelle forze sovraniste non vedo riferimenti alla tradizione\u00bb Italia senza Storia, con la S maiuscola, orfana di&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":77,"featured_media":51794,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/logo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-dtn","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51793"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/77"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=51793"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51793\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":51795,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51793\/revisions\/51795"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/51794"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=51793"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=51793"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=51793"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}