{"id":51804,"date":"2019-06-07T09:30:15","date_gmt":"2019-06-07T07:30:15","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51804"},"modified":"2019-06-07T08:53:50","modified_gmt":"2019-06-07T06:53:50","slug":"ne-populismo-ne-tecnocrazia-john-dewey-e-i-problemi-sociali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51804","title":{"rendered":"N\u00e9 populismo, n\u00e9 tecnocrazia. John Dewey e i problemi sociali"},"content":{"rendered":"<p>Di<strong> LE PAROLE E LE COSE (Matteo Santarelli<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Stati Uniti, 1937. Un anziano professore americano quasi ottantenne prepara le valigie per un lungo viaggio in Messico. Lo attende una commissione internazionale che dovr\u00e0 presiedere, e che dovr\u00e0 deliberare su di una questione di assoluta rilevanza internazionale: Lev Trotsky \u00e8 un criminale che ha provato ad attentare alla vita di Iosif Stalin, oppure \u00e8 un perseguitato che ha diritto di asilo in uno stato estero, nella fattispecie il Messico?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Una questione che spacca l\u2019opinione pubblica mondiale in varie faglie. Stalinisti contro trotzkisti; liberali che non vogliono immischiarsi nelle faide interne al regime comunista contro liberali interventisti; realisti che intravedono una futura alleanza con l\u2019URSS nella incombente seconda guerra mondiale, e che quindi scoraggiano iniziative sgradite a Stalin, contro idealisti che antepongono il rispetto dei diritti alle convenienze della ragione di stato americana. L\u2019anziano professore ha passato gran parte della sua vita a insegnare l\u2019illusoriet\u00e0 della opposizioni costitutive del pensiero e della politica occidentale \u2013 corpo\/mente, ragione\/emozioni, individuale\/collettivo, mezzi\/fini. Eppure, questo atteggiamento anti-oppositivo non significa evitare di prendere parte nelle grandi questioni dell\u2019esistenza e della politica. Infatti, l\u2019anziano professore ha gi\u00e0 deciso: accetter\u00e0 la Presidenza della commissione, assumendo la difficile parte dell\u2019imparzialit\u00e0.<span id=\"more-35823\"><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Che cosa significhi l\u2019imparzialit\u00e0, John Dewey \u2013 cos\u00ec si chiama l\u2019anziano professore \u2013 lo ha spiegato bene nel suo saggio del 1932\u00a0<em>Ethics<\/em>. Essere imparziali non significa essere disinteressati o neutrali, ma al contrario implica la capacit\u00e0 di tenere in conto degli interessi di tutte le parti in gioco \u201ccon un\u2019uguale e giusta misura di valore\u201d. Con questo spirito decide di intraprendere un compito pericoloso. Il pericolo non \u00e8 solo fisico, e non deriva esclusivamente dal combinato disposto dell\u2019et\u00e0 avanzata e del lungo viaggio, o dalla paura di un attentato. C\u2019\u00e8 anche un pericolo intellettuale, che Dewey ha spesso corso e del quale ha spesso pagato le conseguenze: il rischio di essere al centro del fuoco incrociato proveniente dagli esponenti di entrambe le fazioni delle tanto odiate dicotomie. E infatti, andr\u00e0 pi\u00f9 o meno cos\u00ec: i socialisti gli rimprovereranno di essersi prestato alla propaganda anti-comunista; i liberali lo accuseranno di aver preso parte nella guerra civile interna all\u2019odiata ideologia comunista. Dewey partir\u00e0 comunque per il Messico, e la Commissione da lui presieduta deliberer\u00e0 l\u2019innocenza di Trotsky. Un verdetto che verr\u00e0 rovesciato dalla cruda realt\u00e0 della politica: nel 1940 Trotsky come noto sar\u00e0 raggiunto e ucciso in Messico dai sicari di Stalin.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019inutilit\u00e0 pratica della sentenza \u00e8 forse una sconfitta, per il filosofo anti-idealista secondo il quale il valore e il significato di ci\u00f2 che facciamo sono strettamente legati alle possibili conseguenze delle nostre azioni? Di sicuro, se cos\u00ec fosse, non si tratterebbe della sua unica sconfitta politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">A partire dalla fine degli \u201920, a ridosso del suo pensionamento dalla Columbia, Dewey diventa membro di spicco di due associazioni politiche, la\u00a0<em>League for Independent Political Action\u00a0<\/em>e la\u00a0<em>People\u2019s Lobby<\/em>. Questo periodo di forte attivismo politico viene spezzato in due da un evento devastante e traumatico: la grande crisi del \u201929, che in realt\u00e0 raggiunger\u00e0 il suo apice nei primi anni \u201930. Una crisi che tocca in termini relativamente trascurabili le fasce pi\u00f9 facoltose della societ\u00e0 americana, ma che lascia sull\u2019orlo dello strapiombo milioni di americani e americane. Di fronte alla crisi e alle ingiustizie che la Grande Depressione mette in luce e accentua, Dewey sogna un terzo partito oltre il duopolio \u2013 di nuovo, la scarsa passione per le dicotomie \u2013 Democratici vs. Repubblicani. Tale partito avr\u00e0 il compito di riportare il controllo della vita economica, sociale e politica degli Stati Uniti nelle mani della democrazia americana, e non degli interessi privati dell\u2019industria e della finanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Pi\u00f9 che un sogno, un obiettivo perseguito non solo tramite articoli di giornale, discorsi e pamphlet, ma talvolta anche attraverso veri e propri tentativi di manovra politica. \u00c8 il Natale 1931, quando Dewey scrive a George W. Norris, capo dei senatori ribelli del partito repubblicano, chiedendogli di mettersi a capo di un nuovo partito che possa finalmente realizzare la loro agenda progressista. Il senatore dissente con garbo, mentre i socialisti pi\u00f9 vicini a Dewey prendono l\u2019offerta come pretesto per una rottura politica esplicita: che c\u2019entra il socialismo con un anziano intellettuale che tenta un inciucio con i membri del partito che ha segnato l\u2019agenda ultra-liberale degli ultimi governi americani? Del terzo partito dunque non se ne far\u00e0 nulla, e le elezioni presidenziali del 1932 le vincer\u00e0 il Partito Democratico con Franklin Delano Roosevelt. Ci si aspetta che l\u2019agenda progressista e di intervento pubblico di Roosevelt soddisfi Dewey. Niente da fare: il nuovo presidente non \u00e8 abbastanza progressista per Dewey, che diventa un critico del New Deal \u201cda sinistra\u201d, eppure da una posizione di esplicito anti-comunismo. Per il vecchio professore, nemmeno l\u2019elezione di Roosevelt \u00e8 una vittoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Un intellettuale che pu\u00f2 salvarci la vita<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Di fronte a questi fallimenti politici \u2013 ve ne risparmio altri \u2013 ci si chieder\u00e0: che senso ha leggere nel 2019 un autore le cui idee non funzionavano nemmeno alla sua epoca? A che cosa ci serve questo strano mix di realismo immaginario e idealismo reale che sembra contraddistinguere l\u2019approccio politico e filosofico di Dewey?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Rispondere a questa domanda richiede mettere in chiaro un punto banale, ma non scontato. Il valore e l\u2019utilit\u00e0 di un pensatore non possono essere giudicati in base al suo successo in quanto intellettuale pubblico. Sarebbe come giudicare Socrate a partire dall\u2019insuccesso pratico della sua apologia, o svilire il contributo di Marx a causa delle sconfitte politiche patite in vita. I pensatori e le pensatrici dovrebbero piuttosto essere giudicati in base all\u2019uso che possiamo fare dei loro contributi di fronte alle situazioni problematiche e alle crisi del presente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Molti autori hanno messo gi\u00e0 in luce come Dewey, e in generale il pragmatismo, possano aiutarci in questo senso. Scrive John McDermott: \u201cPeirce era un genio, James uno scrittore, ma Dewey uno che ti aiuta a sopravvivere\u201d.<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35823#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><sup>[1]<\/sup><\/a>\u00a0In un\u2019intervista di qualche anno fa, il sociologo e filosofo sociale tedesco Hans Joas ha raccontato come il pragmatismo lo abbia aiutato a dare ordine e senso ai suoi turbamenti intellettuali e politici \u2013 dare senso e significato all\u2019adesione di suo padre al nazismo senza smettere di condannarla; la sua doppia identit\u00e0 di cattolico e socialista; il riconoscimento dell\u2019importanza della creativit\u00e0 umana e allo stesso tempo la sensibilit\u00e0 verso le disparit\u00e0 sociali e i loro effetti. Ma c\u2019\u00e8 qualcosa di pi\u00f9. Dewey non ci aiuta solo a superare i problemi e le difficolt\u00e0 del nostro presente. Il suo non \u00e8 un banale pensiero del problem-solving, n\u00e9 men che meno un insopportabile e canzonatorio richiamo a vedere il positivo nel negativo, l\u2019opportunit\u00e0 nella crisi. I suoi testi migliori ci aiutano piuttosto in un\u2019operazione preliminare, decisiva, eppure quasi sempre trascurata: la definizione e la comprensione di ci\u00f2 che significa \u201csituazione problematica\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Nessun politico, nessun intellettuale contemporaneo negherebbe il fatto che la politica ha il compito di risolvere problemi. Ci si scontra in continuazione su come risolvere i problemi, sul fatto che una determinata questione rappresenti un problema reale o meno, sulla gerarchia dei problemi. Alcuni sovranisti di sinistra affermano che le questioni di genere non sono problemi reali; i sovranisti di destra sostengono che sono problemi in quanto mettono in questione l\u2019ordine naturale della societ\u00e0. I liberali ritengono che l\u2019immigrazione e la sicurezza siano problemi sopravvalutati, se proprio vogliamo considerarle come problemi. La vaccinazione \u00e8 un problema per i no-vax e per i pro-vax, ma in un senso opposto. C\u2019\u00e8 chi propone di subordinare tutte le questioni politiche al problema principale, ossia quello economico, e c\u2019\u00e8 chi invece pensa che il piano economico sia un dato di fatto naturale, non problematico, e che gli unici problemi realmente definibili e affrontabili sono quelli culturali che riguardano la cattiveria e l\u2019ignoranza delle persone. Nella vita di tutti i giorni, nella nostra attivit\u00e0 nei social, fino ai nostri comportamenti all\u2019interno della cabina elettorale, tutti e tutte noi ragioniamo e valutiamo in termini di problemi. Eppure, nella comprensibile foga di screditare, accreditare, affrontare, negare e risolvere vari problemi, non ci si ferma mai a riflettere su di una questione preliminare: che cos\u2019\u00e8 un problema?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><em>I problemi non si trovano, ma nemmeno si inventano<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Questa domanda ha accompagnato Dewey nei suoi settant\u2019anni di produzione intellettuale nei campi della psicologia, della pedagogia, della teoria morale, dell\u2019estetica, della teoria sociale. La sua risposta parte da una considerazione semplice, ma decisiva: il problema non \u00e8 un semplice dato di fatto, ma \u00e8 l\u2019esito di un processo. Un processo che si sviluppa a partire da qualcosa di pi\u00f9 primitivo, qualcosa di pi\u00f9 immediato, qualcosa che ci tocca prima ancora di capire che cosa stia accadendo. Dewey chiama questo qualcosa situazione problematica. Se il nome emerger\u00e0 nella fase matura del suo pensiero, l\u2019intuizione sulla quale si base questo concetto \u00e8 precoce, e proviene dall\u2019ambito della psicologia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019idea, presentata in modo embrionale nel saggio psicologico del 1896\u00a0<em>The Reflex Arc Concept in Psychology<\/em>, \u00e8 la seguente: quando agiamo, non siamo sempre consapevoli della distinzione tra stimolo e risposta. Se impiegassimo tutta la nostra energia verbale a riflettere sulla distinzione tra ci\u00f2 che facciamo noi e ci\u00f2 che fanno gli altri, tra il portare lo spazzolino ai denti e l\u2019effetto del dentifricio sulle nostre gengive, tra il portare il telefono alle orecchie e l\u2019ascoltare la voce della persona a noi cara, l\u2019azione non sarebbe pi\u00f9 lucida e intelligente. Al contrario, sarebbe impossibile. Un uso smodato della consapevolezza non aiuta l\u2019azione, ma la ostacola. La gran parte delle nostre azioni giornaliere si svolge pre-riflessivamente. E se ci pensiamo troppo, allora ecco che il pensiero fa incespicare l\u2019azione, la trattiene, la rallenta. La distinzione riflessiva tra stimolo e risposta entra in gioco quando la fluidit\u00e0 della nostra relazione abituale con l\u2019ambiente si rompe. Un esempio pu\u00f2 aiutare a capire questo passaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Una collega entra in ufficio. In modo spontaneo, quasi immediato, la saluto. Lei mi guarda e mi dice: \u201cVaffanculo\u201d. Qualcosa si rompe: la reciprocit\u00e0 di uno scambio abituale e ordinario viene meno, emerge una rottura. Ed \u00e8 qui che mi impegno a distinguere e a definire stimolo e risposta: c\u2019\u00e8 qualcosa nello stimolo che non va? Mi ha mandato in quel posto perch\u00e9 sono stato ironico? O forse la risposta era ironica? O forse lei ha visto lo stimolo in un certo senso perch\u00e9 sa delle cose che io non so? Forse le chiedo che cosa significa la sua risposta? Oppure se c\u2019era qualcosa che non andava col mio gesto? Tutte queste operazioni volte a distinguere e a definire stimolo e risposta non le compiamo in continuazione \u2013 se siamo un po\u2019 paranoici, le compiamo un po\u2019 pi\u00f9 spesso del necessario. Si tratta di operazioni che rispondono alla rottura di una modalit\u00e0 di azione abituale e spontanea. Questa rottura \u00e8 ci\u00f2 che Dewey chiamer\u00e0 successivamente una situazione problematica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Nel testo che forse rappresenta l\u2019apice della sua produzione filosofica, ossia\u00a0<em>Logica. Teoria dell\u2019indagine\u00a0<\/em>(1938), Dewey mette in luce come la situazione problematica abbia un lato passivo e uno attivo. Da un lato, l\u2019esperienza problematica \u00e8 qualcosa che ci accade, che ci tocca, che suscita la nostra preoccupazione in modo imprevedibile e inesorabile. Lo so che la mia collega scherza, lo so che penso di essere uno che sta al gioco, ma il suo \u201cVaffanculo\u201d mi ha toccato. E a partire da questa esperienza, comincio a riflettere e a indagare. L\u2019indagine \u00e8 la cinghia di trasmissione tra passivit\u00e0 e attivit\u00e0. Dewey mette in chiaro questo aspetto in una lettera del 1949, in cui definisce la problematicit\u00e0 nei seguenti termini:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">[il termine \u201cproblematico\u201d] sta a significare l\u2019esistenza di qualcosa di discutibile, e dunque fonte di investigazione, vaglio, discussione \u2013 in breve, di indagine [\u2026] esso racchiude le caratteristiche che sono designate da aggettivi come \u201cconfusionario\u201d, \u201csconcertante\u201d, \u201cinstabile\u201d, \u201cincerto\u201d, e da nomi come scosse, intoppi, rotture, inciampi \u2013 in breve, tutti gli accidenti che provocano un\u2019interruzione del corso liscio e diretto del comportamento, deviandolo nel tipo di comportamento che costituisce l\u2019indagine. (LW16, p. 282).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Confusionaria, instabile, incerta, sconcertante, instabile: \u00e8 cos\u00ec che ci appare la situazione problematica nel momento in cui ci colpisce. E la nostra esigenza primaria \u00e8 quella di capire e definire questa situazione e le sue componenti. L\u2019indagine, la riflessione, la consapevolezza non vengono dal nulla. Sono risposte a questa problematicit\u00e0, sono tentativi di definirla. Ma spesso la definizione non ci basta. Non vogliamo soltanto capire che cos\u2019era questa scossa e questo inciampo, vogliamo anche rialzarci in piedi. Non vogliamo solo capire quello che ha detto la nostra collega, vogliamo risponderle, evitare che non succeda pi\u00f9, oppure indirizzare lo scambio verso uno scherzo al quale posso giocare anche io. In breve: \u00e8 in atto una specie di circolo tra azione \u2013 pensiero \u2013 azione. Il pensiero \u00e8 la risposta a una rottura nell\u2019azione, che indica una nuova azione. Dewey non vuole screditare il ruolo del pensiero, non \u00e8 un irrazionalista. Citando una sua famosa espressione, Dewey vuole capire quali sono gli interstizi in cui il pensiero emerge. Questi interstizi sono le situazioni problematiche. Se non ci fossero state e se non ci fossero ancora situazioni problematiche, il nostro pensiero non servirebbe a niente. O meglio: non sarebbe niente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Questa idea filosofica ha delle conseguenze politiche potentissime: 1) i problemi non sono dati immediati. Non troviamo problemi camminando nelle strade nello stesso modo in cui troviamo le lumache camminando nel bosco; 2) eppure i problemi non sono puramente costruiti dal nulla. I problemi sono tentativi di definire le situazioni problematiche, in modo che esse possano essere risolte. Le situazioni problematiche ci toccano, ci chiamano in causa, ci interessano. Eppure spesso sono vaghe, incerte, insicure. Quindi tendiamo a definirle, e ad articolarle in vista della risoluzione della loro problematicit\u00e0. Solo in quel momento abbiamo a che fare con un problema. I problemi sono dunque il risultato di un processo di costruzione che non parte dal nulla, da una tabula rasa. Il punto di partenza \u00e8 la situazione problematica. La situazione problematica \u00e8 incerta, potenziale, vaga, ma non \u00e8 vuota. Pu\u00f2 essere sviluppata, definita e articolata in vari modi, ma non in tutti i modi. Il problema deve in qualche modo dare conto della situazione problematica, deve in qualche modo corrispondergli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Due approcci sbagliati ai problemi sociali<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Al giorno d\u2019oggi i problemi sociali e politici vengono affrontati in due modi differenti. Due modi che Dewey troverebbe entrambi insoddisfacenti, perch\u00e9 non tengono conto della distinzione tra situazione problematica e problema. Da un lato, c\u2019\u00e8 chi prende automaticamente per buoni e reali i problemi pi\u00f9 sentiti e pi\u00f9 diffusi. \u201cLa politica deve andare in strada a raccogliere i problemi\u201d, nello stesso modo in cui si raccolgono i funghi. Ma i problemi non si trovano, piuttosto si articolano. Pi\u00f9 precisamente: i problemi sono articolati a partire da situazioni problematiche. Il fatto che la situazione problematica sia reale, non significa che il modo in cui viene sviluppata sotto forma di un determinato problema sia indiscutibile e inesorabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ad esempio, nelle nostre societ\u00e0 c\u2019\u00e8 una sensazione generale e diffusa di insicurezza. Si tratta indubbiamente di un\u2019innegabile situazione problematica. Il fatto che venga articolata sotto forma del \u201cproblema della sicurezza\u201d, \u201cil problema degli immigrati\u201d, \u201cil problema dell\u2019ingiustizia\u201d, \u201cil problema della sovranit\u00e0 economica\u201d non \u00e8 immediato, n\u00e9 automatico. Tutti questi problemi sono varie possibilit\u00e0 di definizione e articolazione della stessa situazione problematica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">La lotta sociale e politica non consiste solo nella risoluzione dei problemi, ma anche e soprattutto nella loro definizione. In alcuni casi, una certa versione di problema \u00e8 talmente diffusa e condivisa, da apparire come naturale, immediata, innegabile. E chi sostiene questa versione tenter\u00e0 in tutti i modi di fare apparire il proprio problema come il problema di tutti e tutte, il problema scontato. Oggi i populismi di destra si trovano in questa situazione. Sono loro a definire i problemi, ci\u00f2 di cui parliamo e discutiamo tutti i giorni. Scrivono la nostra agenda di discussione giornaliera, formulano questioni politiche sotto forma di sondaggi ai quali possiamo rispondere: s\u00ec o no. Se qualcuno spunta la risposta sbagliata, o se ancora peggio si rifiuta di prendere parte del sondaggio, \u00e8 tacciato di distanza dal popolo e dalle sue esigenze. Ma i loro problemi sono solo un\u2019articolazione possibile di una situazione problematica. Non esiste nessuna legge naturale secondo la quale una situazione problematica di insicurezza sociale debba essere tradotta nel \u201cproblema dell\u2019immigrazione\u201d. E anzi, nulla esclude che questa versione del problema non solo non aiuti a risolvere l\u2019insicurezza che caratterizza la situazione problematica originaria, ma anzi tenda ad aggravarla in vari modi: mettendo in secondo piano le altre possibili cause di questa insicurezza, ad esempio le cause economiche; mettendo in circolo ulteriore odio, ulteriore risentimento, e quindi ulteriore insicurezza, in una spirale infernale. Alcuni problemi non risolvono la situazione problematica, ma la cronicizzano. Un meccanismo simile a quello delle mafie: contribuire a generare insicurezza, ponendosi poi come gli unici soggetti in grado di risolvere il \u201cproblema della sicurezza\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Altrettanto sbagliato dal punto di vista di Dewey \u00e8 l\u2019atteggiamento di chi nega l\u2019esistenza stessa della situazione problematica. Dalla critica della definizione del problema si deduce il fatto che dietro al problema non ci sia niente, se non un\u2019entit\u00e0 cospiratrice, oppure l\u2019ignoranza e la creduloneria delle persone. Questa deduzione tuttavia \u00e8 fallace e pericolosa. Il fatto che l\u2019articolazione della situazione problematica sotto forma del \u201cproblema dell\u2019immigrazione\u201d sia contestabile non significa che non vi sia un senso di insicurezza che pervade la societ\u00e0. Il fatto che questo senso sia in linea di partenza vago e indefinito \u00e8 qualcosa con cui bisogna fare i conti, piuttosto che negarne l\u2019esistenza. Fare i conti significa qui due cose: riconoscere l\u2019esistenza della problematicit\u00e0, e il suo carattere inizialmente vago, confusionario e indefinito; agire e pensare affinch\u00e9 questa problematicit\u00e0 trovi un\u2019articolazione piuttosto che un\u2019altra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Sullo schema di questi due atteggiamenti sbagliati rispetto alla natura del problema, oggi si oppongono due fazioni nella politica europea, e forse occidentale. Da un lato ci sono i \u201cpopulisti\u201d, per cui ogni problema che esiste allo stato attuale \u00e8 un problema giusto e inevitabile, perch\u00e9 lo ha voluto la gente. E quindi se critichi la formulazione di questo problema, di conseguenza odi la gente, non fai parte del popolo, e sei un radical chic. Dall\u2019altro ci sono i \u201ctecnocrati\u201d, secondo i quali la gente non dovrebbe mettere bocca n\u00e9 nella risoluzione, n\u00e9 nella formulazione dei problemi. Solo agli esperti tocca infatti il triplice compito di definire i problemi, risolverli, e giudicare dell\u2019esistenza di una situazione problematica \u2013 \u201cle persone non dovrebbero sentirsi insicure, perch\u00e9 il PIL \u00e8 cresciuto dello 0,1%\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Da entrambe le prospettive, risulta impossibile quell\u2019operazione che secondo Dewey caratterizza la democrazia nel senso pieno del termine: articolare una situazione problematica sotto forma di un problema, tenendo conto di quali interessi e bisogni verranno toccati, favoriti e ostacolati dalla risoluzione di tale problema.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Qualcuno potrebbe pensare che la proposta di Dewey sia ingenua. Chiss\u00e0, forse lo \u00e8. Ma mai quanto \u00e8 ingenua la posizione di chi pensa che dall\u2019opposizione tra \u201cpopulisti\u201d e \u201ctecnocrazia\u201d, tra \u201cdemocrazia\u201d e \u201cscienza\u201d, possa uscirne qualcosa di buono per tutti e tutte noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35823#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><\/a><sup>[1]<\/sup>\u00a0Ho trovato questa frase in https:\/\/www.ilsussidiario.net\/news\/cultura\/2009\/4\/24\/filosofia-dewey-quel-mare-di-paura-che-separa-il-pensiero-dalla-realta\/18030\/.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35823\">http:\/\/www.leparoleelecose.it\/?p=35823<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di LE PAROLE E LE COSE (Matteo Santarelli &nbsp; &nbsp; Stati Uniti, 1937. Un anziano professore americano quasi ottantenne prepara le valigie per un lungo viaggio in Messico. Lo attende una commissione internazionale che dovr\u00e0 presiedere, e che dovr\u00e0 deliberare su di una questione di assoluta rilevanza internazionale: Lev Trotsky \u00e8 un criminale che ha provato ad attentare alla vita di Iosif Stalin, oppure \u00e8 un perseguitato che ha diritto di asilo in uno stato&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":92,"featured_media":51153,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/05\/Le-parole-e-le-cose.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-dty","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51804"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/92"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=51804"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51804\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":51805,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51804\/revisions\/51805"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/51153"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=51804"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=51804"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=51804"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}