{"id":51831,"date":"2019-06-11T08:00:11","date_gmt":"2019-06-11T06:00:11","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51831"},"modified":"2019-06-10T23:52:43","modified_gmt":"2019-06-10T21:52:43","slug":"i-torti-della-commissione-e-quelli-del-governo-ovvero-come-uscire-dalla-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51831","title":{"rendered":"I torti della Commissione e quelli del Governo. Ovvero come uscire dalla crisi"},"content":{"rendered":"<p><strong>di ECONOMIA E POLITICA (Riccardo Realfonzo)<\/strong><\/p>\n<p><em>Perch\u00e8 la Commissione europea sbaglia sul debito pubblico e perch\u00e8 anche il Governo italiano ha le sue responsabilit\u00e0 nella crisi.<\/em><\/p>\n<div class=\"td-post-featured-image\"><a class=\"td-modal-image\" href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/infrazione-italia-2019.jpg\" data-caption=\"\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"entry-thumb\" title=\"infrazione-italia-2019\" src=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/wp-content\/uploads\/infrazione-italia-2019-640x426.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"426\" \/><\/a><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Commissione Europa minaccia una procedura di infrazione contro l\u2019Italia per il mancato rispetto della regola del debito. Una regola assurda e irrealizzabile, non solo per l\u2019Italia, secondo la quale sostanzialmente il debito pubblico andrebbe abbattuto ogni anno mediamente in ragione di un ventesimo della differenza tra il valore attuale del debito e l\u2019obiettivo del 60% del pil. Un obiettivo, come sanno gli addetti ai lavori, che non alcun fondamento scientifico perch\u00e9 nessuno mai ha dimostrato, o potr\u00e0 mai dimostrare, che il 60% rappresenta un numero preferibile al 50% o al 70%. Abbattere a quel ritmo il debito al 60% del pil significherebbe per l\u2019Italia sperimentare almeno due decenni di politiche di lacrime e sangue, che produrrebbero la desertificazione economica e sociale del Paese. D\u2019altronde, sui danni dei consolidamenti fiscali, tanto amati dalla Commissione Europea, abbiamo ormai una grande evidenza empirica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Grecia \u00e8 il migliore esempio di quanto possano essere disastrose le politiche di taglio indiscriminato della spesa pubblica e di aumento della pressione fiscale. Ma anche l\u2019Italia \u00e8 un esempio eccellente. Pochi ricordano, infatti, che il nostro Paese detiene il record europeo in fatto di politiche di austerit\u00e0, avendo realizzato sempre manovre di bilancio in avanzo primario, dal 1990 ad oggi (con la sola eccezione del 2009). Ci\u00f2 significa che tutte le manovre hanno chiuso i conti con un raccolta fiscale pi\u00f9 grande della spesa pubblica al netto degli interessi. Si badi bene che nello stesso periodo in Francia ben 22 manovre si sono chiuse con disavanzi primari, 21 in Gran Bretagna e 10 in Germania. Ebbene, il risultato di tutte le politiche restrittive nostrane \u00e8 stato tragico: l\u2019Italia sta conoscendo un lungo declino, deve ancora recuperare i valori della produzione di fine 2007 (siamo sotto ancora del 4%), e le condizioni della finanza pubblica continuano a peggiorare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi la Commissione chiede nuove riduzioni della spesa pubblica primaria netta, ma il punto \u00e8 che la spesa pubblica italiana \u00e8 gi\u00e0 bassa. Il dato della spesa pubblica italiana per cittadino \u00e8 infatti solo il 74% del dato tedesco, appena il 67% di quello francese e il 93% della media dell\u2019eurozona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E tuttavia la \u201cRaccomandazione\u201d della Commissione Europea vede giusto su alcuni aspetti drammatici della condizione economica italiana. Ci sono infatti molte ragioni per pensare che il prodotto interno lordo italiano nel 2019 crescer\u00e0 solo di uno o due decimi di pil (come si legge d\u2019altronde nel DEF). In assenza di crescita, il rapporto tra debito e pil proseguir\u00e0 la sua corsa, arrivando con ogni probabilit\u00e0 a sfiorare il 133%. Questi dati confermano \u2013 al netto delle dinamiche congiunturali che con minore violenza hanno investito anche il resto d\u2019Europa e persino l\u2019industria tedesca \u2013 che la manovra del governo per il 2019 \u00e8 stata errata per le ragioni tante volte esplicitate su <em>economiaepolitica.it<\/em>. Il governo ha infatti incrementato il deficit rispetto al suo andamento tendenziale, ma ha utilizzato male le risorse in tal modo liberatisi, destinandole essenzialmente a misure che avevano anche un contenuto di rilievo sociale ma con ben scarso impatto sulla crescita. Le <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2018-anno-10-n-16-sem-2\/stima-manovra-economica\/\">stime di cui disponiamo<\/a> hanno mostrato che a parit\u00e0 di risorse una manovra improntata sul rilancio degli investimenti pubblici avrebbe avuto una efficacia almeno doppia in termini di crescita economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019economia italiana attraversa dunque una fase estremamente delicata. La crescita sembra un miraggio e le finanze pubbliche destano preoccupazione, non solo e non tanto per la minaccia della procedura di infrazione, quanto per la percezione che i mercati hanno di una difficolt\u00e0 dello Stato ad onorare in euro il debito pubblico che viene in scadenza, con conseguenti effetti sugli oneri del debito. Una situazione cos\u00ec grave richiede una politica all\u2019altezza dei problemi. Il che significa che la prossima manovra economica dovrebbe contenere una duplice discontinuit\u00e0 per riportare il Paese su un sentiero di crescita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima discontinuit\u00e0 dovrebbe riguardare le politiche industriali e gli investimenti pubblici per rilanciare la <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/industria-e-mercati\/mezzogiorno\/il-deficit-di-competitivita-del-mezzogiorno-e-del-paese-per-una-nuova-stagione-di-politiche-industriali\/\">competitivit\u00e0<\/a>. \u00c8 ogni giorno pi\u00f9 necessaria una grande operazione di rilancio degli investimenti pubblici, in particolare infrastrutturali, a partire dal Mezzogiorno. A questo scopo, occorrerebbe una \u201ccabina di regia\u201d che facesse il punto sulle risorse gi\u00e0 stanziate, sui lavori in corso, sulla programmazione dei fondi europei, che fosse dotata di solida capacit\u00e0 di programmazione e poteri sostituitivi in caso di spesa lenta o inadeguata dei fondi strutturali. Occorrerebbe reperire risorse adeguate per rilanciare gli investimenti e le politiche industriali, tenendo conto del pesante sottofinanziamento degli investimenti pubblici cumulato in questi anni. Basti pensare che dal 2007 ad oggi la spesa in investimenti pubblici come percentuale del pil \u00e8 stata ogni anno inferiore alla media dell\u2019Unione Europea di circa 0,6 punti (solo lo scorso anno avremmo dovuto spendere 12 miliardi in pi\u00f9 per rientrare nella media europea). Un rilancio massiccio degli investimenti non \u00e8 certo compatibile con una riduzione del deficit n\u00e9 \u00e8 possibile senza una lotta sistematica all\u2019evasione fiscale. Per rilanciare la competitivit\u00e0 occorre ridurre i carichi fiscali sul lavoro e accrescere quelli sui patrimoni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La seconda discontinuit\u00e0 dovrebbe riguardare la politica da promuovere in Europa. Nel Continente esiste una crescente consapevolezza che il quadro attuale delle regole macroeconomiche produce <a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/pubblicazioni\/2019-anno-11-n-17-sem-1\/leuropa-malata-e-le-riforme-necessarie\/\">squilibri crescenti tra centri e periferie<\/a>, e la critica alle politiche di austerit\u00e0 ha guadagnato terreno soprattutto nei Paesi che continuano a perdere terreno rispetto ai centri d\u2019Europa. Certo, cambiare le regole europee \u00e8 estremamente arduo. Il governo dovrebbe allora, una volta elaborato un credibile ed organico piano di investimenti e politiche industriali, provare a raccogliere consenso intorno a una serie di temi di grande rilievo: la proposta che gli investimenti vadano scorporati dal calcolo dei vincoli europei; la possibilit\u00e0 che l\u2019introduzione di eurobond possa essere funzionale agli investimenti nelle regioni in ritardo di sviluppo o colpite da shock negativi; la possibilit\u00e0 che la Banca Centrale Europea possa dichiararsi disponibile a intervenire in caso di crisi del debito sovrano, riscoprendo la sua funzione di prestatore di ultima istanza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Commissione Europea insiste nell\u2019indicare una strada errata all\u2019Italia e all\u2019Europa, al termine della quale rischia di esservi l\u2019<a href=\"http:\/\/www.theeconomistswarning.com\/\">implosione dell\u2019eurozona<\/a>. Ma anche il governo italiano, non solo quello attuale, sembra fuori strada. La correzione di rotta \u00e8 estremamente difficile e politicamente impervia. Ma oggi \u00e8 l\u2019unica carta che ha senso giocare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-18-sem-2\/infrazione-italia-2019\/\">https:\/\/www.economiaepolitica.it\/2019-anno-11-n-18-sem-2\/infrazione-italia-2019\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ECONOMIA E POLITICA (Riccardo Realfonzo) Perch\u00e8 la Commissione europea sbaglia sul debito pubblico e perch\u00e8 anche il Governo italiano ha le sue responsabilit\u00e0 nella crisi. &nbsp; La Commissione Europa minaccia una procedura di infrazione contro l\u2019Italia per il mancato rispetto della regola del debito. 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