{"id":51887,"date":"2019-06-13T10:30:02","date_gmt":"2019-06-13T08:30:02","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51887"},"modified":"2019-06-12T22:36:06","modified_gmt":"2019-06-12T20:36:06","slug":"il-benessere-e-solo-collettivo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51887","title":{"rendered":"Il benessere \u00e8 solo collettivo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di <strong>JACOBIN ITALIA (Marta Fana e Angelo Salento)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center\">\n<p style=\"text-align: center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-large size-large wp-post-image\" src=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/jacobin_italia-990x361.jpg\" alt=\"\" width=\"990\" height=\"361\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"entry_excerpt\">\n<h2 style=\"text-align: justify\">L'&#8221;economia fondamentale&#8221; riguarda tutti i settori che costituiscono la base materiale della coesione sociale. Da anni \u00e8 sotto attacco del capitale. Adesso \u00e8 il momento di tutelarla, sostiene una rete internazionale di ricercatori e ricercatrici<\/h2>\n<\/div>\n<div class=\"the_content\">\n<p class=\"has-drop-cap\" style=\"text-align: justify\">I processi finanziari hanno ormai aggredito e assoggettato ai propri interessi anche ambiti storicamente rivolti a soddisfare i bisogni sociali, come la sanit\u00e0, la cura, la previdenza, l\u2019istruzione e le infrastrutture. A essere sotto attacco \u00e8 la cosiddetta \u00abeconomia fondamentale\u00bb, costituita da tutti i beni e servizi necessari al benessere quotidiano della societ\u00e0 che comprende ma non si riduce al concetto di welfare. In un recente saggio,<a href=\"https:\/\/www.einaudi.it\/catalogo-libri\/problemi-contemporanei\/economia-fondamentale-collettivo-per-leconomia-fondamentale-9788806241605\/\"><em>Economia fondamentale \u2013 L\u2019infrastruttura della vita quotidiana<\/em><\/a> (Einaudi) un collettivo interdisciplinare di ricercatori e ricercatrici ripercorre i passaggi che hanno portato alla finanziarizzazione di questa parte dell\u2019economia, che raccoglie in Europa circa il 40% della forza lavoro occupata, dalle <a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/5882-2\/\">esternalizzazioni<\/a> alle privatizzazioni di infrastrutture come ferrovie e autostrade: \u00abSeguiamo <em>la pista dei soldi<\/em> \u2013 dicono \u2013 Analizziamo i modi e gli strumenti con cui viene sviluppato il business\u00bb. Gli autori evidenziano lo scontro politico, di classe, alla base di questi processi, provando a tracciare se non delle soluzioni almeno dei percorsi da seguire. \u00abSuggeriamo di non coltivare l\u2019idea che il reddito individuale sia la variabile decisiva per il benessere in quanto una gran parte delle infrastrutture e dei servizi indispensabili per il benessere sono necessariamente collettivi ma non possono spesso esser prodotti a livello \u2018locale\u2019, illudendosi che l\u2019auto-organizzazione economica \u2018dal basso\u2019 possa in modo autosufficiente sostenere il benessere collettivo. Una parte consistente delle attivit\u00e0 economiche fondamentali \u00e8 di larga scala, e non \u00e8 pensabile un\u2019economia fondamentale robusta e sostenibile senza una regolazione di scala nazionale e internazionale\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>L\u2019economia fondamentale e la sua centralit\u00e0 sono una questione politica, in che modo pu\u00f2 essere compatibile con il capitalismo, sistema economico predatorio in cui pure i tentativi di \u00abrenderlo umano\u00bb vengono spiazzati ogni volta che le esigenze di accumulazione e profitto vengono messe a rischio?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quel che oggi consideriamo economia fondamentale \u00e8 emerso principalmente nel corso di due stagioni: una a cavallo fra Ottocento e Novecento, che ha prodotto innovazioni essenziali come le grandi infrastrutture fognarie, la distribuzione del gas, l\u2019illuminazione pubblica; l\u2019altra nel secondo dopoguerra, con lo sviluppo dei sistemi di welfare, la \u00abprovvidenza\u00bb pubblica. La prima \u00e8 l\u2019epoca delle grandi municipalit\u00e0, nella seconda i protagonisti sono gli stati nazionali. Bench\u00e9 siano per molti versi frutto della lotta di classe, nessuna di queste due stagioni \u00e8 estranea allo sviluppo capitalistico; per certi versi, hanno dato legittimazione al capitalismo generando livelli di benessere senza precedenti, almeno nell\u2019Occidente. Per questo l\u2019economia fondamentale resta sempre esposta al rischio di essere ridotta a spazio di accumulazione capitalistica, rischio che si sta trasformando in realt\u00e0. Assistiamo a un paradosso solo apparente: da un lato, l\u2019economia fondamentale \u00e8 trascurata dalla scienza economica, dall\u2019altro \u00e8 presa di mira dai grandi investitori come ambito ideale per la produzione di profitti e rendite. L\u2019impatto \u00e8 drammatico, in termini di produzione di disuguaglianze e di corrosione delle basi materiali della cittadinanza. Guardare che cosa accade nello spazio dell\u2019economia fondamentale, capire come viene messo a valore, \u00e8 indispensabile sia per comprendere questa sorta di nuova accumulazione originaria, sia per capire come reagire. A fronte di questa deriva, a noi sembra il caso di recuperare alcune grandi lezioni del passato, come l\u2019idea che non esiste una sola economia, ma spazi economici diversi che devono essere governati da logiche differenti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Sostenete che la politica ha sottovalutato l\u2019importanza dell\u2019economia fondamentale come oggetto collettivo. Ma questo appare in contraddizione quando dimostrate come la centralit\u00e0 dell\u2019economia fondamentale \u00e8 risultato di uno scontro politico. Delle due l\u2019una: o la centralit\u00e0 dell\u2019economia fondamentale \u00e8 risultato di uno scontro di classe, oppure la questione politica si risolve non in una scelta di parte ma nella totale e disinteressata incompetenza.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La politica non si \u00e8 affatto disinteressata dell\u2019economia fondamentale. Se ne \u00e8 occupata sempre, a tutti i livelli, ma in modi differenti. In alcune stagioni, per allargare le basi del benessere collettivo. Pensiamo, per fare un esempio italiano fra i tanti, all\u2019elettrificazione nelle aree rurali, nei primi anni Sessanta. In altre stagioni, se ne \u00e8 occupata per allargare le basi dell\u2019accumulazione, per esempio attraverso la privatizzazione e l\u2019esternalizzazione di servizi pubblici. Ma anche mettendo fine all\u2019edilizia residenziale pubblica e agevolando la finanziarizzazione del mercato immobiliare. Oppure aziendalizzando la sanit\u00e0 e favorendo quindi l\u2019ingresso delle assicurazioni nel mercato delle prestazioni sanitarie. L\u2019economia fondamentale \u00e8 un oggetto intrinsecamente politico, anche quando le questioni che la riguardano vengono presentate come questioni di ordine tecnico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Puoi spiegare in che modo il processo di liberalizzazione e privatizzazione si intreccia con il comando del capitale finanziario nelle relazioni economiche?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La funzione dichiarata dei processi di privatizzazione \u00e8 stata quella di incrementare l\u2019efficienza, intesa come capacit\u00e0 di offrire beni e servizi. Tuttavia i protagonisti erano consapevoli di un altro scopo: la privatizzazione allarga gli spazi di controllo del capitale finanziario. Ancora oggi, pi\u00f9 della met\u00e0 della capitalizzazione di borsa, in Italia, \u00e8 relativa a grandi imprese privatizzate. Una fetta consistente opera nell\u2019economia fondamentale. Beninteso, anche le grandi imprese a controllo pubblico operavano secondo imperativi di carattere economico, sulla base di una razionalit\u00e0 tecnica che non sempre veniva a patti con le forze sociali. Ma la privatizzazione comporta un mutamento radicale: il principio di riferimento, la ragion d\u2019essere dell\u2019impresa, diventa la massimizzazione del valore per gli azionisti, cio\u00e8 produrre il massimo rendimento possibile del capitale investito, nel pi\u00f9 breve tempo possibile. Questo \u00e8 radicalmente incompatibile con l\u2019idea di un\u2019economia fondamentale intesa come base materiale del benessere e della coesione sociale. L\u2019attivit\u00e0 economica inizia a estrarre valore, piuttosto che produrne; e lo fa a danno dei lavoratori e degli utenti, ma anche a danno dell\u2019impresa intesa come ente che deve prosperare nel lungo periodo. Ogni impresa ha la sua storia e i suoi percorsi, ma non c\u2019\u00e8 impresa privatizzata che non abbia drasticamente tagliato la forza-lavoro, non ce n\u2019\u00e8 una che abbia ridotto prezzi e tariffe per gli utenti. L\u2019accesso ai beni e ai servizi fondamentali \u00e8 diventato sempre pi\u00f9 costoso. Naturalmente questo pesa di pi\u00f9 sul reddito delle famiglie pi\u00f9 povere, perch\u00e9 la spesa per beni e servizi essenziali incide proporzionalmente di pi\u00f9 al diminuire del reddito. Quindi ogni rincaro opera come una tassazione regressiva: per i poveri l\u2019aliquota \u00e8 pi\u00f9 alta. Se sia migliorata la qualit\u00e0 dei servizi \u00e8 difficile dirlo. Il disastro del ponte Morandi ci ha ricordato in chiave tragica che la qualit\u00e0 non \u00e8 la preoccupazione principale dei grandi attori economici. Peraltro, molte delle imprese privatizzate continuano a basare il loro business su spese e investimenti pubblici. Pensiamo alle ferrovie: l\u2019infrastruttura e l\u2019innovazione tecnologica (che peraltro sostituisce lavoratori con macchine) si fanno con enormi quantit\u00e0 di denaro pubblico, ma indirizzando gli investimenti in chiave privatistica, cio\u00e8 dove rendono di pi\u00f9 anzich\u00e9 dove servono di pi\u00f9. Cos\u00ec oggi pi\u00f9 che mai in Italia c\u2019\u00e8 chi viaggia su ferro, chi su ferraglia e chi resta isolato. Ai beni e ai servizi essenziali non si accede pi\u00f9 sulla base di una condizione di necessit\u00e0, ma sulla base della capacit\u00e0 di acquistarli a prezzi crescenti. Se c\u2019\u00e8 un\u2019emergenza sociale per una morosit\u00e0 con le bollette, bisogna aspettare l\u2019intervento del cardinale Krajewski, che toglie i sigilli e riarma l\u2019interruttore, ricordando qual \u00e8 il compito a cui devono assolvere certe attivit\u00e0 economiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per tornare in sintesi alla tua domanda, quindi, direi che i processi di privatizzazione sono, al tempo stesso, il prodotto di un capitale finanziario divenuto in grado di pretendere spazi di manovra nei quali non aveva libero accesso. Questo allargamento delle basi dell\u2019accumulazione, per\u00f2, oggi presenta un conto salatissimo. Il paradosso \u00e8 che il pensiero economico dominante \u2013 che interpreta l\u2019economia come una sfera unitaria, misurando qualsiasi cosa con lo stesso metro \u2014\u2013 non \u00e8 in grado di comprendere la portata di quanto sta avvenendo, \u00e8 anzi pienamente partecipe di questa deriva. Le scienze sociali arrancano, anche perch\u00e9 fanno fatica a comprendere come funzionino le imprese contemporanee. E attualmente non abbiamo forze politiche in grado di farsene carico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Sottolineate come esternalizzazione e privatizzazione di beni servizi e infrastrutture sia un processo che impoverisce la maggioranza della societ\u00e0 in termini di qualit\u00e0 ma anche in termini di quantit\u00e0 dei beni forniti. Nel dibattito marxista torna con forza il tema della nazionalizzazione e della pianificazione democratica. Che ne pensate?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Negli anni Ottanta, quando l\u2019economia fondamentale era largamente sotto il controllo pubblico, la privatizzazione \u00e8 stata presentata come <em>la soluzione<\/em>. Oggi si pu\u00f2 essere tentati di pensare che, se il privato non funziona, <em>la soluzione<\/em> sia tornare alla gestione statale. Credo che andare avanti alternando polarit\u00e0 non produca buoni risultati. Anche perch\u00e9 quelle polarit\u00e0 rischiano di essere solo apparenti: l\u2019impresa nazionalizzata ha avuto sempre relazioni col capitale privato; l\u2019impresa privata ha sempre avuto relazioni con la politica e il capitale pubblico; e non mancano imprese che operano in regime prettamente privatistico, come Ferrovie dello Stato, pur rimanendo interamente di propriet\u00e0 pubblica. Piuttosto che cambiare radicalmente rotta, a noi pare che si debbano cercare soluzioni nuove, magari radicate in quel che di buono ci ha consegnato la storia dell\u2019economia fondamentale, che non \u00e8 poco. Non c\u2019\u00e8 dubbio che alcune attivit\u00e0 economiche fondamentali dovrebbero restare sotto il controllo pubblico. Certamente quelle ad alta intensit\u00e0 di capitale, nelle quali comunque il business privato continua a fondarsi su denaro pubblico o incassi garantiti. Pensiamo ancora al caso delle autostrade, per le quali il privato non rischia sostanzialmente nulla, quindi praticamente ottiene una rendita pagata da utenti e contribuenti. Questo per\u00f2 non vuol dire che la nazionalizzazione sia \u201cla soluzione\u201d ai mali dell\u2019economia fondamentale. Peraltro, ci sono settori fondamentali, come la produzione e la distribuzione alimentare, che nessuno proporrebbe di sottrarre all\u2019iniziativa privata. Qui veniamo al punto: esistono molte variet\u00e0 possibili di iniziativa privata. Per restare al settore alimentare, si va dal piccolo produttore con cinque ettari di terra, alla produzione industriale, fino alle multinazionali finanziarizzate, che fanno un\u2019accumulazione prettamente capitalistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00c8 per questo che insistiamo sull\u2019insegnamento di Braudel: un conto \u00e8 il mercato, un altro conto \u00e8 l\u2019alto capitalismo. Il punto \u00e8: quanto spazio lasciamo all\u2019accumulazione prettamente capitalistica nell\u2019economia fondamentale? Come vogliamo che si comporti l\u2019impresa, privata o pubblica che sia? Che tipo di accumulazione le lasciamo perseguire? Entro quali vincoli e con quali controlli? Da un lato, \u00e8 una questione che solleva la necessit\u00e0 di un\u2019analisi a grana fine delle attivit\u00e0 economiche fondamentali, per individuare specifiche modalit\u00e0 d\u2019azione alternative. Dall\u2019altro, \u00e8 una questione politica, che rimanda alla necessit\u00e0 di un quadro di regole rinnovato, a una vera e propria costituzione dell\u2019economia fondamentale. Oggi, quello che Braudel chiamava <em>alto capitalismo<\/em> ha in larga misura occupato lo spazio dell\u2019economia fondamentale e continua a guadagnare terreno. Il problema \u00e8 che, come si dice, ha catturato il regolatore. Ci rendiamo conto che le regole devono cambiare, ma bisogna anche capire chi possa farlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>In Italia, ampie fette del sistema di cura sono state esternalizzate al terzo settore in un\u2019ottica n\u00e9 stato n\u00e9 mercato. Eppure la mercatizzazione della spesa pubblica e la corsa al ribasso ha reso questo settore esempio lampante di autosfruttamento e estrazione di valore anche in ambito no profit. Come se ne esce in un contesto in cui il compromesso tra autogestione e spesa pubblica \u00e8 saltato?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Rispetto ai contesti anglosassoni, in Italia nel settore della cura la grande impresa \u00e8 penetrata molto meno, almeno sinora. La specificit\u00e0 italiana \u00e8, da un lato, lo sviluppo del lavoro informale delle badanti, consapevole e pianificato; dall\u2019altro, la forte presenza del privato sociale. Le situazioni sono diverse di caso in caso, ma nel complesso la delega al privato sociale ha creato una sfera di quasi-mercato, nella quale gli operatori sono soffocati dalla penuria di risorse economiche e la redditivit\u00e0 si fonda sul contenimento dei costi del lavoro. Col paradosso che i lavoratori accettano precariet\u00e0 e bassi salari in cambio di una sorta di ricompensa morale, cio\u00e8 la gratificazione dell\u2019essere\u00a0 utili al prossimo. In questo modo, per curare i bisogni di una parte di popolazione, si prepara una coorte di bisognosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Cosa intendete esattamente per \u00abinnovazione sociale\u00bb e in che modo questa pu\u00f2 essere sperimentata dall\u2019alto senza che sul piano politico si sia aperto ed affermato uno scontro tra esigenze sociali e interessi particolari al governo?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Capisco il tuo scetticismo sulla categoria di <em>innovazione sociale<\/em>, visto che viene usata per indicare idee e pratiche molto diverse, quindi ha un valore analitico molto limitato. Per\u00f2 \u00e8 in questi termini che tendono a percepirsi anche soggetti che sviluppano iniziative radicali nello spazio dell\u2019economia fondamentale. Quando dico radicale mi riferisco a pratiche che mettono in gioco finalit\u00e0 (potremmo dire: concezioni del valore) non coincidenti o non consonanti con quelle del rendimento del capitale investito. Ad esempio, un conto \u00e8 fare rigenerazione urbana lasciando che il valore prodotto sia catturato dalla rendita; un altro conto \u00e8 sperimentare modalit\u00e0 di uso dello spazio urbano che ostacolino l\u2019estrazione di rendita. Un conto \u00e8 recuperare una coltura tradizionale per posizionarsi nel mercato del lusso alimentare, altra cosa \u00e8 trarne il reddito che occorre per remunerare il lavoro e allargare la base produttiva con tecnologie sostenibili. Come Collettivo per l\u2019Economia Fondamentale, collaboriamo con gruppi che hanno approcci decisamente innovativi. Impariamo molto osservando il farsi di queste esperienze, qualche volta anche il loro disfarsi e rifarsi; e proviamo a restituire un contributo in termini di riflessivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una questione specifica e molto importante \u00e8 la presenza crescente di attori finanziari nel vasto mare dell\u2019innovazione sociale. In Italia, la questione per adesso riguarda principalmente le fondazioni bancarie. C\u2019\u00e8 una contraddizione evidente: da un lato le banche detengono il debito pubblico; dall\u2019altro utilizzano una piccola parte di quel denaro per attivit\u00e0 in senso lato sociali. In alcune grandi citt\u00e0, la loro sistematica presenza nelle operazioni di riqualificazione e rigenerazione urbana ha prodotto un\u2019intersezione molto forte fra finanza e politica. Si fa fatica a individuare il confine, e non si sa pi\u00f9 quale dei due debba rispondere all\u2019altro. Per quanto il loro intervento possa e voglia essere lungimirante, resta pur sempre affidato alla loro discrezionalit\u00e0. Fra l\u2019altro, bench\u00e9 il debito pubblico lo paghino tutti i contribuenti, il Mezzogiorno riceve appena il 6% delle erogazioni delle fondazioni bancarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo ci porta alla questione di come finanziare l\u2019economia fondamentale, che peraltro \u00e8 una cosa enormemente pi\u00f9 grande degli esperimenti di innovazione sociale. Se gli ultimi trent\u2019anni sono stati gli anni dell\u2019innovazione finanziaria, bisogner\u00e0 che i prossimi siano gli anni dell\u2019innovazione tributaria, per recuperare risorse dai grandi patrimoni, dalle rendite finanziarie, dagli extraprofitti. Da un lato, c\u2019\u00e8 un\u2019enorme quantit\u00e0 di ricchezza immobilizzata, nelle mani di pochi; dall\u2019altro, una distesa di bisogni da soddisfare e di capacit\u00e0 da promuovere, nello spazio dell\u2019economia fondamentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se mi domandi quale attore politico possa mettere all\u2019ordine del giorno una prospettiva del genere, una risposta non ce l\u2019ho. Per\u00f2 il quadro politico, oggi, forse permette configurazioni che cinquant\u2019anni fa non erano pensabili. Non \u00e8 una consolazione, ma un invito al pragmatismo. Come ci insegnano molti innovatori sociali radicali, le alleanze si costruiscono sulla base di esigenze comuni, e salvare l\u2019economia fondamentale \u00e8 una necessit\u00e0 che diventa sempre pi\u00f9 chiara.<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/il-benessere-e-solo-collettivo\/\">https:\/\/jacobinitalia.it\/il-benessere-e-solo-collettivo\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di JACOBIN ITALIA (Marta Fana e Angelo Salento) &nbsp; L&#8217;&#8221;economia fondamentale&#8221; riguarda tutti i settori che costituiscono la base materiale della coesione sociale. Da anni \u00e8 sotto attacco del capitale. Adesso \u00e8 il momento di tutelarla, sostiene una rete internazionale di ricercatori e ricercatrici I processi finanziari hanno ormai aggredito e assoggettato ai propri interessi anche ambiti storicamente rivolti a soddisfare i bisogni sociali, come la sanit\u00e0, la cura, la previdenza, l\u2019istruzione e le infrastrutture.&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":96,"featured_media":47682,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/38051085_1892327081062079_6713876208339124224_o.png","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-duT","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51887"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/96"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=51887"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51887\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":51888,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51887\/revisions\/51888"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/47682"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=51887"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=51887"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=51887"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}