{"id":51912,"date":"2019-06-14T08:45:17","date_gmt":"2019-06-14T06:45:17","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51912"},"modified":"2019-06-14T08:45:17","modified_gmt":"2019-06-14T06:45:17","slug":"la-truffa-della-musica-umanitaria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51912","title":{"rendered":"La truffa della musica \u201cumanitaria\u201d."},"content":{"rendered":"<p><strong>di ARIANNA EDITRICE (Antonello Cresti)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"preview post\" src=\"https:\/\/www.ariannaeditrice.it\/data\/articoli\/big\/0\/0-95312.jpg\" alt=\"La truffa della musica \u201cumanitaria\u201d.\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Bennato e Venditti sotto accusa. Qualche settimana fa le bacheche dei social si sono improvvisamente riempite di accuse ed epiteti ingiuriosi ai danni dei due cantautori italiani Edoardo Bennato e Antonello Venditti, \u201crei\u201d il primo di aver pubblicato un suo selfie in compagnia di Matteo Salvini, il secondo di aver rilasciato una intervista nella quale dispensava commenti non negativi nei confronti del Ministro degli Interni e della compagine gialloverde.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nOvvie e pleonastiche un paio di considerazioni preliminari: gli artisti hanno tutto il diritto di esprimersi su ci\u00f2 che desiderano, gli altri hanno il diritto di commentare\u2026<br \/>\nPersonalmente tenderei in ogni caso a non dare eccessivo peso a esternazioni che, in un caso o nell\u2019altro, rappresentano invariabilmente, tranne rare eccezioni, una immersione nella genericit\u00e0 e nella banalit\u00e0 pi\u00f9 assolute, ma, poich\u00e9 la levata di scudi \u00e8 avvenuta nei confronti di due personaggi, che, caso finora piuttosto raro, hanno incrinato una cortina di dissenso piuttosto monolitica nei confronti dell\u2019attuale governo, forse occorrerebbe porre un interrogativo (per il sottoscritto fin troppo retorico\u2026) ossia se i \u201cvenduti\u201d (come si \u00e8 sbraitato ovunque\u2026) siano davvero Bennato o Venditti o piuttosto coloro, che, ben pi\u00f9 agevolmente (e magari dopo qualche piccola indagine di mercato\u2026), hanno preferito indirizzare i loro strali ancora meno argomentati contro Salvini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nLa musica ha smesso di essere rivoluzionaria. A prescindere da quelle che possono essere le nostre opinioni o simpatie, davvero si crede che in un ambiente come quello della discografia sia conveniente esporsi in questa maniera e non piuttosto lanciarsi in qualche \u201cfanculo\u201d dai palchi di Italia come hanno fatto Nina Zilli e altri?<br \/>\nDavvero si crede che questi cantanti incarnino una qualche forma di opposizione o resistenza culturale e sociale?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nVisto lo spessore davvero esiguo delle figure in campo il problema non necessiterebbe neanche un approfondimento, se non fosse che certi atteggiamenti di comodo rimandano ad altre avventure del carrozzone pop-rock, quelle s\u00ec, davvero deleterie e capaci di creare subdole forme di inganno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nLa musica rock, difatti, ha smesso di essere rivoluzionaria nel momento stesso in cui ha indossato i panni ufficiali dell\u2019impegno sociale, panni che sino a quel momento aveva rivestito non affidandosi a slogan o alle argomentazioni derivanti dalla hegeliana \u201cpappa del cuore\u201d, ma semplicemente facendosi forza della sua intrinseca valenza che la rende pi\u00f9 di ogni altro medium artistico capace di costruire o decostruire immaginari nello spazio dell\u2019attimo. Rendere la musica al servizio di altre forme di comunicazione \u00e8 semplicemente relegarla a una zona meno elevata e non sua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nArtisti al servizio del mondialismo e della globalizzazione. Come abbiamo abbondantemente spiegato in La Scomparsa della Musica (NovaEuropa Edizioni, 2019) se si vuole fare \u201cpolitica\u201d con la musica non si ha che l\u2019imbarazzo della scelta e se si riesce in questo cimento a suonare autentici e ispirati allora l\u2019operazione non potr\u00e0 che avere successo. Una dimostrazione empirica?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nCon eventi come Live Aid e l\u2019avvento di \u201cdivi di stato\u201d a la Bono Vox abbiamo forse assistito a un rafforzamento del pensiero critico o della cultura del conflitto o piuttosto ci siamo incamminati verso la progressiva scomparsa di questi due essenziali momenti dialettici?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nRetorica e banalizzazione dei problemi. Il modo becero di banalizzare in maniera manichea problemi reali come la povert\u00e0, le guerre, l\u2019inquinamento (esattamente ci\u00f2 che sta accadendo in questi giorni col fenomeno mediatico eterodiretto Greta Thunberg, o qualche anno fa con la massa di contraddizioni del movimento No Global, scomparso nel nulla pur disponendo di un consenso enorme\u2026) non produce niente altro che una serie di cortocircuiti di senso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nLe \u201cbattaglie\u201d degli Sting, dei Geldof, via via scendendo di categoria, non sono neanche ascrivibili come forme di \u201canticapitalismo gestuale\u201d, come le avrebbe definite il filosofo inglese Mark Fisher, ossia quei comportamenti formalmente antisistemici, ma funzionali alla Megamacchina, ma sono piuttosto da annoverare con brillanti forme di brainwashing collettivo, poi mutuate progressivamente nell\u2019armamentario dialettico radical chic, secondo cui si sceglie un principio pressoch\u00e9 universalmente condiviso da tutti (l\u2019uguaglianza dei sessi, la pace, il rifiuto delle discrimazioni, ecc.) e per fingere di far parte di una \u00e9lite rivoluzionaria lo si abbraccia accusando tutti gli altri di non rispettarlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nUn esempio su tutti: Bono Vox. Si tratta, inutile dirlo, di un coraggio sociale esibito, ma inesistente e reso ancora pi\u00f9 peloso dal rifiuto categorico di provare a soffermarsi semmai su quei fenomeni economici che possono provocare tali storture nella societ\u00e0. Una macchinazione dialettica insomma, fomentata proprio da quegli \u201coppositori del bene\u201d, che si vorrebbe sconfiggere con qualche slogan e qualche concertone, come dimostrano le stesse biografie degli artisti engag\u00e8 del nostro tempo (ottima la biografia The Frontman, dedicata al cantante degli U2), e che dietro di s\u00e9 porta il disastro di una desertificazione dell\u2019immaginario del pubblico sempre pi\u00f9 evidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nCon un calembour, non esiste peggior danno a una causa giusta, di quello arrecato da una causa giusta sostenuta in maniera sbagliata!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\nLa prossima volta che il Venditti di turno dir\u00e0 qualcosa che non vi torna o che vi delude nelle vostre convinzioni, pensate che avrebbe potuto fare pure peggio, ossia rassicurarvi in quelle stesse certezze!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Fonte<\/strong>:<a href=\"https:\/\/www.ariannaeditrice.it\/articolo.php?id_articolo=62038&amp;fbclid=IwAR1PnzasMD0dZXzEByKlzrHLvnjKlfoRfumSVqjT8N6cU0ccDtVKzyAwnus\">https:\/\/www.ariannaeditrice.it\/articolo.php?id_articolo=62038&amp;fbclid=IwAR1PnzasMD0dZXzEByKlzrHLvnjKlfoRfumSVqjT8N6cU0ccDtVKzyAwnus<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ARIANNA EDITRICE (Antonello Cresti) &nbsp; Bennato e Venditti sotto accusa. 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