{"id":51917,"date":"2019-06-14T13:00:15","date_gmt":"2019-06-14T11:00:15","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51917"},"modified":"2019-06-14T12:47:24","modified_gmt":"2019-06-14T10:47:24","slug":"fanny-pigeaud-ndongo-saba-sylla-larma-segreta-della-francia-in-africa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=51917","title":{"rendered":"Fanny Pigeaud, Ndongo Saba Sylla, \u201cL\u2019arma segreta della Francia in Africa\u201d"},"content":{"rendered":"<p>Di <strong>TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il\u00a0<a href=\"https:\/\/amzn.to\/2WIS77u\">libro<\/a>, tradotto dal francese da Thomas Fazi, quest\u2019anno ed uscito in lingua originale nel 2018, racconta una storia molto nota, ma poco compresa: quella dell\u2019insieme di accordi, imperniati sulla moneta ma non limitati a questa, che legano alcuni stati ex coloniali africani alla Francia. Sotto il meccanismo del cosiddetto \u201c<em>Franco CFA<\/em>\u201d (che poi sono due) vivono complessivamente 162 milioni di persone, per intenderci due volte e mezza la popolazione francese. Come vedremo la questione del Franco ex coloniale non \u00e8 solo africana, si tratta di una delle pi\u00f9 chiare applicazioni di una logica dello \u201cSviluppo del sottosviluppo\u201d e delle sue infrastrutture che \u00e8 generalmente presente in tutto il capitalismo mondiale a tutti i suoi livelli. Una logica che si presenta nuda nei paesi pi\u00f9 poveri, ma che \u00e8 analoga, pur se vestita, in quelli \u201cavanzati\u201d, che coltivano le loro sacche coloniali e comunque sono intrecciati in una catena di potere e sfruttamento.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La questione del Franco CFA ha anche una straordinaria somiglianza con le vicende dell\u2019unione monetaria europea, se pur qui gli squilibri tra centro e periferia, pur presenti, sono meno pronunciati.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Gli autori ricostruiscono diffusamente un insieme di vincoli post-coloniali che di fatto riconducono in una vasta serie di temi ogni decisione all\u2019ultima parola di Parigi. Come illustra meglio lo stesso Fazi in un utilissimo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.sinistrainrete.info\/geopolitica\/14999-thomas-fazi-franco-cfa.html\">articolo recensione<\/a>\u00a0su\u00a0<em>Sinistra in Rete<\/em>, si tratta di una moneta che emerge, a servizio del cosiddetto \u201c<em>patto coloniale<\/em>\u201d, gi\u00e0 prima dell\u2019indipendenza e che viene conservata per\u00f2, insieme alla sua architettura di accordi, come condizione del via libera francese a questa. Tramite questa meccanica in sostanza vengono controllati i circuiti della produzione e scambio, determinando una dipendenza molto stretta tra l\u2019economia di esportazione dei paesi africani coinvolti e la simmetrica importazione di beni francesi di lusso.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Si tratta di un caso da manuale di\u00a0<em>scambio subalterno<\/em>\u00a0tra un grande paese industrializzato e posto in posizione dominante nella catena di produzione del valore, a causa dell\u2019insieme delle sue risorse pregiate (tecnologiche, umane, di capitale), e le \u00e9lite \u2018<em>compradore<\/em>\u2019<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0del paese dominato. Le quali traggono dalla relazione alcuni benefici essenziali, che le identificano come classe, garantendone la riproduzione e la coesione sociale e culturale: la protezione dei propri capitali, detenuti per lo pi\u00f9 all\u2019estero (e comunque in moneta convertibile all\u2019estero a tasso fisso) e l\u2019accesso, in condizioni sicure e convenienti, a consumi distintivi e di lusso, appunto importati dal paese dominante.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La zona del Franco viene inizialmente creata nel 1939, in quasi concomitanza con una fase di acuta crisi della \u2018madrepatria\u2019 che nel 1936 aveva abbandonato il sistema aureo, ed imitando la coeva logica dell\u2019area della sterlina: libero scambio all\u2019interno dell\u2019area -ovvero con la nazione dominante- e protezionismo verso i competitori di questa. Il vero e proprio \u201cFranco CFA\u201d \u00e8 creato nel 1945, il 25 dicembre, quando con il decreto n.45-0316, firmato da de Gaulle e dai due ministri della finanza e delle colonie vengono create le Colonie Francesi del Pacifico (CFO) e il Franco CFA ne divenne la moneta, proprio mentre nasce il sistema di Bretton Woods. Il 25 dicembre, quindi, la Francia dichiar\u00f2, in base agli accordi internazionali (cambio fisso ma regolabile rispetto al dollaro e questi all\u2019oro) una parit\u00e0 di 119,10 franchi per dollaro, e la parit\u00e0 franco CFA verso franco di 1,70. Ne consegue una massiva svalutazione (la precedente parit\u00e0 era 49,6) della moneta francese, ma quindi una simmetrica sopravvalutazione di quella ex coloniale. Secondo la storica Helene d\u2019Almeida-Topor si trattava di una decisione senza fondamento economico, in quanto non connessa con le caratteristiche comparate delle economie e del tenore di vita. L\u2019effetto di questo dispositivo monetario \u00e8 semplice e potente: impedire di fatto alle colonie di diversificare le proprie relazioni economiche di scambio, come stava avvenendo<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. \u00c8 chiaro che in questo modo la sopravvalutazione rese pi\u00f9 economici i prodotti francesi e, contemporaneamente, meno convenienti i prodotti di esportazione. Come scrivono gli autori: \u201ci flussi commerciali delle colonie si sarebbero dunque riorientati a favore della metropoli, che ci avrebbe guadagnato sia in termini di esportazioni che di importazioni, senza dover toccare le proprie riserve valutarie\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Inoltre l\u2019automatismo del cambio trascin\u00f2 le pi\u00f9 deboli economie delle colonie in tutte le svalutazioni e rivalutazioni del franco determinate dalle esigenze dell\u2019economia guida.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Come disse il 21 giugno 1949 il senegalese Lamine Gu\u00e8ye: \u201cil compito dei territori colonizzati era di produrre molto, produrre al di l\u00e0 dei propri bisogni e di produrre a detrimento dei loro interessi pi\u00f9 immediati, al fine di consentire alla metropoli un tenore di vita migliore e una fornitura pi\u00f9 sicura\u201d. Ci\u00f2 mentre, al contempo, i territori coloniali \u201channo il dovere di vendere i loro prodotti al di sotto dei prezzi mondiali sebbene avessero la possibilit\u00e0 di fare altrimenti\u201d, e, persino, di \u201cnon utilizzare la valuta proveniente dalla vendita dei nostri prodotti\u201d (in quanto vanno a costituire riserve).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questa struttura di relazione non \u00e8 affatto anomala, n\u00e9 tipica del continente africano. Nel 1967, una quindicina di anni dopo, Andr\u00e8 Gunder Frank, raccoglier\u00e0 in un libro, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/03\/andre-gunder-frank-capitalismo-e.html\">Capitalismo e sottosviluppo in America Latina<\/a><\/em>\u201d saggi scritti nel corso degli anni sessanta, nei quali mostrer\u00e0 la permanenza di queste relazioni di dominazione\u00a0<em>e quindi dipendenza<\/em>\u00a0sotto le retoriche della liberazione e decolonizzazione. Retoriche che sono potentemente avanzate nel dopoguerra in tutti i paesi occidentali, anche nel contesto della competizione con i modelli socialisti di decolonizzazione come autodeterminazione<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. Quel che occorre sottolineare, ed \u00e8 il punto cruciale, \u00e8 che i meccanismi di dipendenza coloniali (vivi anche quando un legame giuridicamente coloniale non sussiste) si fondano sempre sul sistematico drenaggio del \u2018surplus\u2019<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>\u00a0investibile, e la sua concentrazione, nei centri \u2018metropolitani\u2019 dalle \u2018periferie\u2019 per effetto delle relazioni sociali e funzionali che si istituiscono tra le \u00e9lite delle due aree. Mentre l\u2019ipotesi portata avanti da Prebisch era che un\u2019alleanza \u2018nazionalista\u2019, tra borghesie e classi lavoratrici, potrebbe innescare uno sviluppo autocentrato grazie alla \u201cindustrializzazione sostitutiva\u201d, Frank mostra, con una serie di esempi, che \u00e8 nel processo di drenaggio del \u2018surplus\u2019 che si costituiscono e riproducono come classe le borghesie \u2018periferiche\u2019.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La costituzione come classe delle borghesie \u2018compradore\u2019 implica allora una potente influenza sull\u2019intero sistema giuridico-amministrativo, da una parte, e di tutti i ceti tecnici necessari per mandare avanti un\u2019economia moderna, e una simile influenza sulla struttura produttiva direttamente ed indirettamente connessa, anche come clienti e fornitori, con le aziende estere che utilizzano le materie prime locali e, infine, con le aziende di esportazione (spesso di propriet\u00e0 estera) che dipendono dai mercati di sbocco. Ma questa struttura di dipendenza estende la propria influenza anche alle forze lavoratrici coinvolte nel cascame dei benefici, e che quindi si costituiscono, nei confronti delle altre a margine, come \u201caristocrazie operaie\u201d. Questa \u2018base sociale\u2019 non pu\u00f2 permettersi di rompere il cordone con la catena produttiva e logistica internazionale, anche se \u00e8 da questa sfruttata, perch\u00e9 quel poco di sopravvivenza che gli deriva \u00e8 interamente prodotta dall\u2019essere la periferia del centro dominante, ma in relazione speciale con questo, e, contemporaneamente, essere snodo funzionalmente necessario; l\u2019essere, cio\u00e8, centro in grado di estrarre valore da periferie interne ancora pi\u00f9 subalterne (dalle quali attrae capitali, risorse umane a basso costo, materie prime e semilavorati che riconfeziona e invia alla esportazione). Si tratta, secondo la lezione delle lotte degli anni sessanta, in Africa come in America Latina, di comprendere che questo essenziale meccanismo di estrazione di valore si esplica in \u2018ragioni di scambio\u2019<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>\u00a0progressivamente declinanti lungo la catena &#8216;metropoli-satellite&#8217; che si promana dal centro verso la periferia, insieme all&#8217;attrazione di capitale e risorse umane. Questa contraddizione essenziale \u00e8 insuperabile appoggiandosi sulle medesime forze che se ne giovano e le costituiscono. Occorre invece, e necessariamente, spostare i rapporti di forza essenziali e disporre di una forza reale, consapevole, ben organizzata, e dotata del pi\u00f9 ampio consenso.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Secondo quanto scrive in un successivo libro<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a>:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">\u201cil sistema capitalistico ha una struttura coloniale attraverso cui la metropoli imperialista sfrutta le sue colonie latino-americane e quelle esistenti in altre zone (e, a casa propria, le sue colonie interne afroamericane) e attraverso cui \u2013 attraverso il \u2018colonialismo interno\u2019 \u2013 le metropoli nazionali dell\u2019America Latina sfruttano i propri centri provinciali, e questi, a loro volta sfruttano i propri rispettivi hinterlands, in una catena coloniale che si estende senza rotture dal centro imperialista fino alle regioni rurali pi\u00f9 isolate dell\u2019America latina e degli altri paesi sottosviluppati\u201d (p.389).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Frank ribadisce infatti che \u201cil sistema capitalista genera simultaneamente sottosviluppo in alcune sue parti e sviluppo in altre\u201d; \u00e8 la \u201c<em>tesi della dipendenza<\/em>\u201d, per la quale non \u00e8 affatto, come alcuni dicono, la mancanza di modernismo, ovvero della borghesia e quindi del capitalismo, a determinare il sottosviluppo, ma proprio la sua presenza. Il capitalismo determina, infatti, e necessariamente una polarizzazione, un\u2019accumulazione, e quindi una costellazione gerarchica di \u2018metropoli\u2019 e di \u2018satelliti\u2019. Sono i \u2018satelliti\u2019, dei quali a loro volta ci sono gerarchie e specializzazioni, a servire come strumento \u2018per l\u2019estrazione di capitale\u2019 (o, in altra parola, di \u2018surplus economico\u2019) da altri \u2018satelliti\u2019 di rango ancora inferiore, e quindi dipendenti, e che sono tali in quanto \u2018incanalano\u2019 parte del surplus estratto verso la metropoli mondiale. In questo modo i \u2018satelliti\u2019 non possono mai svilupparsi autonomamente, in quanto tutto il surplus \u00e8 incanalato, salvo la parte che funge da riproduzione del sistema sociale \u2018compradoro\u2019. C\u2019\u00e8 una tesi correlata ed importante: contrariamente all\u2019ipotesi liberale del \u2018<em>free trade<\/em>\u2019, verso la quale l\u2019opposizione di Frank \u00e8 sferzante, i satelliti si sviluppano solo quando per le pi\u00f9 diverse ragioni i legami con le metropoli si allentano.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma, se poi i legami si rinsaldano di nuovo (ad esempio se una crisi nella metropoli \u00e8 superata), allora l\u2019estrazione di surplus riprende accelerata e la regione ri-satellizzata ricade ancora pi\u00f9 in basso. Accade anche altro: \u201cle regioni che oggi sono pi\u00f9 sottosviluppate sono quelle che ebbero legami pi\u00f9 stretti con le metropoli nel passato\u201d, che per una fase furono \u201cle pi\u00f9 grandi esportatrici di prodotti primari e pi\u00f9 grandi fonti di capitale\u201d e, poi, \u201cfurono abbandonate\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Non sfugge l\u2019effetto evidente, in particolare nel caso africano, ed immediato di una simile struttura: le industrie \u201cbambine\u201d (o non nate) dei paesi dominati vengono uccise nella culla dal libero scambio con la potente industria dominante del paese leader, mentre il surplus estratto dall\u2019economia locale, ad esempio vendendo le materie prime a basso prezzo (dato che il protezionismo, a causa delle simmetriche ritorsioni di controparte, impedisce di venderle ad altri, e comunque di comprare da altri), viene naturalmente canalizzato verso la madre patria francese sia per l\u2019acquisto di beni intermedi (esempio macchine), sia, e soprattutto, per l\u2019acquisto di beni di lusso. Lo stato di subordinazione economica induce, infatti, come adattamento logico una subordinazione culturale che induce a valorizzare con un\u2019aura invincibile i beni distintivi prodotti nel paese dominante e che non possono essere prodotti in loco per ragioni di concorrenza.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il vero e proprio Franco CFA nasce nell\u2019immediato dopoguerra, ancora in una condizione di debolezza della Francia, e ad impedire, evidentemente, che i paesi colonizzati acquisissero indipendenza per la riduzione della pressione competitiva francese. I tassi di cambio furono fissati ad uso delle necessit\u00e0 francesi, e dunque, fortemente sopravvalutati. In tal modo aumentava il potere di acquisto delle \u00e9lite locali, e l\u2019attrazione dei loro capitali verso la Francia, ma diminuiva la competitivit\u00e0 delle merci locali. Pochi soldi, dunque, ma riportati tutti in Francia.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Quando dunque il processo di decolonizzazione diventa inevitabile l\u2019astuta Francia gioca di anticipo e offre per prima l\u2019indipendenza chiedendo in cambio la \u201ccooperazione\u201d. Ovvero la stipula contestuale di una larga serie di trattati, tra i quali quelli monetari.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il \u201c<em>sistema CFA<\/em>\u201d, si istituisce intorno a quattro principi fondamentali:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">1-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>La parit\u00e0 fissa dei cambi<\/em>, che rende il valore della moneta dei paesi aderenti del tutto sconnessa dalle dinamiche della relativa economia, e invece, adeguate a quella dominante francese;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">2-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>La libert\u00e0 di movimento dei capitali,\u00a0<\/em>che rende particolarmente facile estrarre capitali dai paesi sottosviluppati, nei quali le opportunit\u00e0 di investimento sono minori e pi\u00f9 rischiose, anche ai fini della tesaurizzazione delle classi dominanti interne;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">3-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>La convertibilit\u00e0 illimitata,\u00a0<\/em>che \u00e8 assicurata dal Tesoro francese, ma che per questo \u00e8 interamente dipendente sul piano pratico dalle decisioni di quest\u2019ultimo;<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">4-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>La centralizzazione delle riserve valutarie,\u00a0<\/em>che impone di depositare le attivit\u00e0 estere presso il Tesoro francese, in un apposito conto (obbligo che attualmente periste per il 50% di queste). Questa regola ha una eccezione, la stessa Francia, che non deposita le proprie riserve in comune.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma la chiave di volta del sistema, come mostra il libro in esame, \u00e8 il \u201c<em>conto operativo<\/em>\u201d, che \u00e8 un conto speciale del Tesoro francese il quale stabilisce una meccanica asimmetrica di remunerazione nei due casi di essere in credito ed in debito. Vi sono accreditati e addebitati tutti flussi in entrata ed uscita dai paesi africani a qualsiasi titolo. La conseguenza \u00e8 che quando sono in credito, di fatto, le banche centrali africane \u00e8 come se finanziassero il Tesoro francese, mettendo a sua disposizione le loro riserve in valuta estera, in cambio di interessi. Ma quando sono in debito sono queste a dover pagare interessi al Tesoro. Quindi il meccanismo incentiva le Banche centrali africane, per non andare in debito, a tenere ingenti riserve e quindi attivare\u00a0<em>restrizioni al credito<\/em>\u00a0delle economie locali. Infatti quando queste crescendo spendono (anche in beni di investimento), ne deriva una perdita di riserve ed il rischio di andare in zona negativa (p.62).<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Attraverso questi meccanismi si attua una sorta di tenuta sotto controllo dell\u2019economia africana e un drenaggio delle sue riserve. Ma anche l\u2019attrazione dei risparmi, che risulta pi\u00f9 conveniente investire nella Francia metropolitana anzich\u00e9 in loco.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Nel corso di questi ultimi settanta anni ci sono stati diversi momenti in cui l\u2019uno o l\u2019altro paese hanno pensato di uscire dalla zona valutaria, per recuperare la possibilit\u00e0 di dirigere la propria economia verso lo sviluppo. O comunque di autodeterminarsi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il testo riporta, con dovizia di dettagli, diversi casi: la Guinea nel 1959, con l\u2019\u201d<em>operazione Persil<\/em>\u201d, attraverso la quale fu ostacolato in modo decisivo il tentativo di\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ahmed_S%C3%A9kou_Tour%C3%A9\">Ahmed S\u00e9kou Tour\u00e9<\/a>. Il Mali di\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Modibo_Ke%C3%AFta\">Modibo Keita<\/a>, deposto da un colpo di stato il 19 novembre 1968. L\u2019assassinio del Presidente del Togo,\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Sylvanus_Olympio\">Sylvanus Olympio<\/a>\u00a0nel 1963.\u00a0\u00a0L\u2019opposizione del presidente del Niger,\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Hamani_Diori\">Hamani Diori<\/a>, che nel 1969 chiede la consulenza di Samir Amin per discutere con il Presidente francese Pompidou. Anche la posizione del leader della Repubblica Centrafricana, Jean-Bedel Bokassa che us\u00f2 una pretestuosa opposizione al Cfa per ottenere aiuti e benefici dalla Francia. Ci sono anche paesi che sono usciti, come il Madagascar che a seguito di un rivolgimento rivoluzionario nel 1972 avvi\u00f2 una trattativa con la Francia per \u201crecuperare il pieno esercizio della sua sovranit\u00e0 in tutti i campi: la politica, l\u2019economia, la moneta, la difesa, l\u2019istruzione\u201d. Il 21 maggio 1973 il presidente, generale Gabriel Ramanantsoa, afferm\u00f2, conclusivamente, che il Madagascar \u201cpreferiva essere povero in libert\u00e0 che ricco un schiavit\u00f9\u201d.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Quindi c\u2019\u00e8\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Thomas_Sankara\">Thomas Sankara<\/a>, che sal\u00ec al potere nel 1983 per il quale, \u201cla moneta non \u00e8 mai isolata dal resto del sistema economico. In questo senso, possiamo affermare che il Franco CFA, poich\u00e9 \u00e8 legato al sistema monetario francese, \u00e8 un\u2019arma per la dominazione degli africani\u201d. Sankara fu deposto ed assassinato il 15 ottobre 1987.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Un economista che si impegn\u00f2 con grande intensit\u00e0 per disvelare i meccanismi della dominazione coloniale attraverso le relazioni economiche ruotanti intorno al Franco CFA \u00e8 l\u2019autore di \u201c<em><a href=\"https:\/\/amzn.to\/2R5ALN7\">Moneta, servit\u00f9 e libert\u00e0. La repressione monetaria dell\u2019Africa<\/a><\/em>\u201d, di\u00a0<a href=\"https:\/\/fr.wikipedia.org\/wiki\/Joseph_Tchundjang_Pouemi\">Joseph Tchundjang Pouemi<\/a>, nel 1980. Vi sostiene che il sottosviluppo dell\u2019Africa ha origine monetaria in quanto la dipendenza impedisce politiche di sviluppo realmente costruite sulla base delle esigenze e la volont\u00e0 locali. Ci\u00f2 per il semplice fatto che il denaro, nel senso del credito, precede la produzione e quindi senza creazione di moneta l\u2019accumulazione di capitale diventa impensabile. La dipendenza monetaria \u00e8 quindi la forma essenziale e fondamentale di ogni dipendenza. Anche lui morir\u00e0 improvvisamente in circostanze mai chiarite del tutto.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Questa situazione, con il suo corollario di imposizione di \u201cpiani di aggiustamento\u201d (spesso con il sostegno del FMI), processi di adeguamento monetario sistematicamente orientati agli interessi del paese dominante, e rigoroso controllo delle informazioni, procede anche dopo l\u2019adozione dell\u2019Euro, e quindi la fine del Franco. Da allora, senza cambiare acronimo, resa la Francia, ed il Tesoro francese, a controllare il processo, in forza di uno speciale protocollo dei Trattati istitutivi.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Continua quindi il \u201cdrenaggio contabile\u201d, come lo chiamava Pouemi, per la permanenza di tre potenti circostanze:<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0la stabilit\u00e0 incoraggia l\u2019indebitamento,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0spinge le autorit\u00e0 monetarie locali a frenare il credito interno, penalizzando gli invesrtimenti,<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">&#8211;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0determina una tutela.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Mentre gli investitori francesi, ovvero le loro multinazionali, trovano dei mercati protetti, regolati di fatto dal loro Tesoro, nei quali i corposi profitti (normalmente non tassati localmente grazie ad accordi bilaterali) sono garantiti e facili da reimpatriare, anche le \u00e9lite locali trovano alcuni vantaggi strategici nell\u2019ancoraggio all\u2019Euro: agli importatori questo consente di acquistare a prezzi vantaggiosi (dato che la moneta \u00e8 sopravalutata) beni che gli permettono di spiazzare i produttori locali, normalmente non facenti parte della borghesia \u2018compradora\u2019; le classi medie benestanti, connesse con le imprese internazionalizzate o commerciali e con le tecnostrutture, o la politica, locale, ricevono un potere di acquisto internazionale elevato, che consente un tenore di vita marcatamente differente. La libert\u00e0 di movimento dei capitali consente di tesaurizzare al sicuro il surplus non speso in consumi di lusso.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">In altri termini l\u2019accettazione del Franco CFA e dei rapporti sociali che comporta ha qualcosa a che fare anche con un conflitto di classe entro le societ\u00e0 africane. Non a caso esso \u00e8 stato spesso messo in questione in rapporto ad un cambio di potere nel quale, temporaneamente, la presa delle \u00e9lite interessate alla catena di sfruttamento coloniale \u00e8 venuta meno.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Il meccanismo messo in campo dal Franco CFA \u00e8 dunque tipico di molti simili strumenti (ed ha elementi di somiglianza, infatti, con quello europeo):<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">1-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>un regime di cambio troppo rigido<\/em>\u00a0impedisce che i prezzi di adeguino alle condizioni competitive esterne, variando il valore nominale della moneta, costringendo l\u2019economia ad adattarsi alle mutazioni esterne attraverso la svalutazione interna (ovvero principalmente la deflazione salariale, che porta una deflazione dei prezzi di tutti i fattori produttivi);<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">2-\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<em>l\u2019ancoraggio all\u2019Euro<\/em>, che si \u00e8 sostituito a quello al Franco, quando questo \u00e8 scomparso, esaspera lo svantaggio di una moneta molto forte per gli attori economici locali, ostacolando le esportazioni mentre favorisce le importazioni. Ad esempio tra il 2000 ed il 2009 in Senegal il riso prodotto localmente \u00e8 diventato poco competitivo rispetto a quello tailandese per effetto della forza dell\u2019euro rispetto al dollaro. Questo ha rischiato di annientare l\u2019industria locale, il punto \u00e8 che se succede per effetto della rivalutazione di una moneta locale vuol dire che le esportazioni sono floride e la fanno salire, chiaramente questo dannegger\u00e0 qualche importazione, ma in linea di principio i capitali si potrebbero spostare. Ma quando l\u2019apprezzamento monetario dipende dalla forza di un paese estero al quale si \u00e8 legati solo per la moneta (e le esportazioni che la tirano su sono in Germania), si ha solo il danno alle industrie interne.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Alla fine il tutto \u00e8 semplicemente ed esattamente quel che sembra: un meccanismo per drenare risorse verso l\u2019esterno e creare la gerarchia di centri e periferie sulle quali si regge il capitalismo.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Tra le soluzioni cui i paesi africani pensano c\u2019\u00e8 una unica valuta regionale, che per\u00f2 sotto certi profili sembra disegnata sul modello dell\u2019Unione Europea, incluso alcune assurde regole di bilancio, e senza, come questa, meccanismi di federalismo fiscale. \u00c8 evidente che non potr\u00e0 funzionare.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Al minimo, se proprio i paesi africani lo vorranno dovr\u00e0 essere evitato di mettere carri davanti ai buoi e fare prima il federalismo fiscale, con meccanismi di solidariet\u00e0 e di governo comune, poi, e solo allora, la moneta.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Oppure si pu\u00f2 perseguire l\u2019idea di Pouemi, la creazione di \u201cuno spazio composto da paesi politicamente liberi, ognuno con la propria moneta, ma vincolati da tassi di cambio fissi e dalla libera circolazione dei capitali e possibilmente dalla messa in comune delle riserve valutarie\u201d. Insomma un sistema di parit\u00e0 fisse, ma regolabili come il nostro vecchio Sme, con un Fondo Monetario Africano, che svincoli i singoli paesi dalla occhiuta tutela del FMI originario.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">Ma qualunque cosa, scrivono gli autori, avr\u00e0 successo solo se inquadrato in una strategia di sviluppo autocentrico. Di recupero di autonomia, e se si rompe con lo sviluppo estroverso e si riparte dalle basi per costruire un\u2019economia diversificata ed autosufficiente.<\/p>\n<p style=\"font-weight: 400;text-align: justify\">La lezione indimenticata di Samir Amin<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0&#8211;\u00a0Si chiama \u201c<em>borghesia compradora<\/em>\u201d quella borghesia parassitaria che si organizza e trae il suo ruolo dal flusso di surplus che \u00e8 estratto da centri (o \u2018metropoli\u2019, con il linguaggio di Gunder Frank) dominanti da periferie diversificate. Si tratta di ceti connessi con le industrie di esportazione, manager, azionisti, operatori di logistica, produttori di informazione e\/o di decisioni, operatori finanziari. La borghesia \u2018compradora\u2019, il capitale monopolistico, e tutti i loro agenti e meccanismi sono parte nel loro insieme, come totalit\u00e0, del\u00a0<em>modo di produzione<\/em>\u00a0necessariamente allargato alla scala mondiale che determina l\u2019accumulazione (\u2018flessibile\u2019) del capitale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0&#8211; Confrontando esportazioni ed importazioni per quota soddisfatta dalla Francia, rispetto al resto del mondo, si registra tra il 1939 ed il 1945, evidentemente a causa della debolezza del controllo della prima, una nettissima riduzione dal 85% e 56% rispettivamente al 56% e 63% al 23% (entrambi per l\u2019AOF).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a>\u00a0&#8211; Utile, sotto questo profilo, leggere il libro di Domenico Losurdo, \u201c<em>Il marxismo occidentale<\/em>\u201d,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0&#8211; Per questo concetto strategico, che naturalmente \u00e8 proprio dell\u2019economia classica, nella tradizione della letteratura del \u201csottosviluppo\u201d, si legga Paul Baran, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/05\/paul-baran-il-surplus-economico.html\">Il \u2018surplus\u2019 economico<\/a><\/em>\u201d, 1957.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a>\u00a0&#8211; Il prezzo tra due beni (o di un bene e di un altro rispetto ad una unit\u00e0 di misura comune, ad esempio il denaro internazionalmente accettato come il dollaro) \u00e8 relativo ai rapporti di forza che si determinano sul \u201cmercato\u201d, e che dipendono da molteplici fattori non tutti economici. Ad esempio, se un paese ha un surplus di vino, essendosi specializzato solo in tale produzione di esportazione, poniamo di Porto, e l\u2019unico grande mercato \u201clibero\u201d, nel quale pu\u00f2 vendere il prodotto \u00e8 la Gran Bretagna, dovr\u00e0 accettare il prezzo determinato dai grossisti anglosassoni, detentori del monopolio di accesso al mercato, anche se \u00e8 di poco superiore al suo prezzo di produzione, l\u2019alternativa \u00e8 riempire i magazzini e non avere la moneta per comprare, al prezzo anche qui determinato dai commercianti esteri, in quando detentori di un monopsonio (sostenuto da Trattati e, se del caso, cannoniere), e sul limite della loro capacit\u00e0 di spesa. L\u2019effetto \u00e8 che un paese a sovranit\u00e0 molto limitata (avendola perso sui campi di battaglia), progressivamente si impoverisce. Tutto questo scompare nelle formule semplificate, potenza della matematica, e nelle alate parole di David Ricardo. L\u2019ipotesi, fondativa della disciplina economica internazionale, che il \u2018libero scambio\u2019 sia sempre a vantaggio reciproco, \u00e8, per usare\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/08\/steve-keen-circa-la-globalizzazione-ed.html\">le parole<\/a>\u00a0di Keen \u201cuna fallacia fondata su una fantasia\u201d.\u00a0Questa teoria ignora direttamente la realt\u00e0, nota a chiunque, che quando la concorrenza estera riduce la redditivit\u00e0 di una data industria il capitale in essa impiegato non pu\u00f2 essere \u201ctrasformato\u201d magicamente in una pari quantit\u00e0 di capitale impiegato in un altro settore. Normalmente invece \u201cva in ruggine\u201d. Insomma, questo piccolo apologo morale di Ricardo \u00e8 come la maggior parte della teoria economica convenzionale: \u201c<em>ordinata, plausibile e sbagliata<\/em>\u201d. E\u2019, come scrive Keane \u201c<em>il prodotto del pensiero da poltrona di persone che non hanno mai messo piede nelle fabbriche che le loro teorie economiche hanno trasformato in mucchi di ruggine<\/em>\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0&#8211; Gunder Frank, \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/03\/andre-gunder-frank-america-latina.html\">America latina: sottosviluppo o rivoluzione<\/a><\/em>\u201d, 1969.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0&#8211; Ad esempio in \u201c<em><a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2017\/09\/samir-amin-oltre-la-mondializzazione.html\">Oltre la mondializzazione<\/a><\/em>\u201d, 1999, Amin propone di lavorare per una regionalizzazione sul piano di indipendenza e di parziale disconnessione. Una quindicina di regioni organizzate attorno a poteri egemonici sulla scala locale ed in grado di promuovere e difendere al loro interno efficaci compromessi sociali e stabilit\u00e0. Una lunga transizione che muova da riforme radicali capaci, pur \u201csenza rompere integralmente con le logiche del sistema in tutte le loro dimensioni\u201d, di trasformarne la portata e di prepararne il superamento (p.207).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Fonte:\u00a0<a href=\"https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/06\/fanny-pigeaud-ndongo-saba-sylla-larma.html\">https:\/\/tempofertile.blogspot.com\/2019\/06\/fanny-pigeaud-ndongo-saba-sylla-larma.html<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di TEMPO FERTILE (Alessandro Visalli) &nbsp; Il\u00a0libro, tradotto dal francese da Thomas Fazi, quest\u2019anno ed uscito in lingua originale nel 2018, racconta una storia molto nota, ma poco compresa: quella dell\u2019insieme di accordi, imperniati sulla moneta ma non limitati a questa, che legano alcuni stati ex coloniali africani alla Francia. Sotto il meccanismo del cosiddetto \u201cFranco CFA\u201d (che poi sono due) vivono complessivamente 162 milioni di persone, per intenderci due volte e mezza la popolazione&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":92,"featured_media":38863,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[32],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/A.Visalli.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-dvn","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51917"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/92"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=51917"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51917\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":51918,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/51917\/revisions\/51918"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/38863"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=51917"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=51917"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=51917"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}