{"id":52050,"date":"2019-06-20T10:30:38","date_gmt":"2019-06-20T08:30:38","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=52050"},"modified":"2019-06-19T22:30:08","modified_gmt":"2019-06-19T20:30:08","slug":"le-classi-popolari-non-sono-perdute","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=52050","title":{"rendered":"Le classi popolari non sono perdute"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">di <strong>JACOBIN ITALIA (Niccol\u00f2 Bertuzzi e Loris Caruso)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"attachment-large size-large wp-post-image\" src=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/periferie_jacobin_italia-990x361.jpg\" alt=\"\" width=\"990\" height=\"361\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"entry_excerpt\">\n<h2 style=\"text-align: justify\">Da una ricerca sulle periferie urbane di alcune citt\u00e0 emerge che i bisogni e il senso comune sono tutt&#8217;altro che reazionari. Un&#8217;indicazione utile al dibattito post-elezioni<\/h2>\n<\/div>\n<div class=\"the_content\">\n<p class=\"has-drop-cap\" style=\"text-align: justify\">Negli ultimi giorni, la rincorsa all\u2019analisi pi\u00f9 rapida e intelligente rispetto al quadro politico-sociale restituito dalle elezioni europee del 26 maggio 2019 ha invaso testate di informazione e social media. Comprensibile, anche se in certi casi si \u00e8 trattato di una smania di protagonismo analitico, e non sempre di contributi rilevanti o efficaci. Il nostro contributo, se riferito esclusivamente alle elezioni europee, \u00e8 invece piuttosto semplice: se si guarda esclusivamente ai flussi di voto, la guerra \u00e8 da dichiararsi totalmente persa e non sarebbe al momento possibile pensare di riaprirla su nessun fronte. Tuttavia, e su questo siamo d\u2019accordissimo con l\u2019articolo dei <a href=\"https:\/\/www.wumingfoundation.com\/giap\/2019\/05\/sui-veri-risultati-italiani-delle-europee-2019-non-facciamoci-abbagliare-da-percentuali-di-percentuali\/\">Wu Ming<\/a> pubblicato su <em>Giap<\/em> nei giorni scorsi, omettere la popolazione del non-voto significa decidere arbitrariamente di non considerare quasi met\u00e0 della popolazione italiana. Anche (ma non solo) l\u00ec bisogna invece guardare per recuperare terreno e rilanciare un\u2019offensiva al carrarmato leghista. Non ci si pu\u00f2 tuttavia limitare a quella fetta di popolazione, anche perch\u00e9 assumere interamente l\u2019astensionismo come potenziale bacino di voti a sinistra sarebbe chiaramente miope.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le analisi dei giorni scorsi si possono ridurre a due macro-categorie:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li>1) Salvini ha stravinto perch\u00e9 \u00e8 stato bravissimo (oltre che mefistofelico) a comunicare, servendosi di <em>fake-news<\/em>, sensazionalismo, modalit\u00e0 rissaiole e muscolari moltiplicate da ogni tipo di media (e accompagnate negli ultimissimi giorni di campagna elettorale da messaggi ammiccanti al cattolicesimo, e dunque a un\u2019altra bella fetta di elettorato);<\/li>\n<\/ul>\n<ul style=\"text-align: justify\">\n<li>2) Salvini ha stravinto perch\u00e9 la Lega \u00e8 radicata nel territorio,<em> fa quello che faceva il Pci,<\/em> il <em>popolo<\/em> percepisce una maggior presenza e pragmaticit\u00e0 della Lega rispetto agli altri partiti, in primo luogo quelli della sinistra <em>lato sensu<\/em>.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify\">Entrambe queste interpretazioni sono parzialmente vere, nessuna delle due estingue l\u2019altra, e nemmeno tutte due messe insieme sono sufficienti a spiegare l\u2019enormit\u00e0 e la diffusione del risultato della Lega in questa tornata elettorale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A partire da queste premesse, nella prima parte dell\u2019articolo consideriamo dati Swg relativi ai flussi di voto registrati alle elezioni del 26 maggio; nella seconda valutiamo questi dati in riferimento alla ricerca condotta da \u00abIl Cantiere delle Idee\u00bb, un\u2019analisi accademico-militante sugli abitanti delle periferie di alcune citt\u00e0 italiane (Cosenza, Firenze, Milano e Roma), i cui risultati sono raccolti in un libro di recente uscita dal titolo <a href=\"https:\/\/www.ediesseonline.it\/prodotto\/popolo-chi\/\"><em>Popolo Chi? Classi popolari, periferie e politica in Italia<\/em><\/a>, edito da Ediesse. Questa indagine dunque non si limita ai flussi di voto e a una fotografia del presente, ma ha cercato di indagare motivazioni e processi con uno sguardo pi\u00f9 ampio.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify\"><strong>Il Partito piglia-tutti<\/strong><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify\">I dati Swg dicono senza mezzi termini che la Lega \u00e8 un vero <em>partito piglia-tutti<\/em>. Non si scorge da questi dati una base sociale, culturale, anagrafica o di altro genere da cui ripartire per limitare l\u2019avanzata della Lega di Salvini. Il concetto di <em>partito piglia-tutti<\/em> non \u00e8 certo nuovo: introdotto da Otto Kircheimer negli anni Cinquanta del secolo scorso, \u00e8 stato usato anche da noti politologi italiani per riferirsi a quei partiti il cui obiettivo era ottenere il pi\u00f9 largo consenso possibile riducendo i riferimenti a classi sociali o a impostazioni ideologiche. Un esempio classico e auto-evidente \u00e8 (stato) Forza Italia, ma anche il Movimento 5 Stelle e il Pd renziano hanno sostanzialmente agito in quei termini. Apparentemente, anzi, la Lega lo ha fatto di meno: nella retorica salviniana ha notevole spazio una certa aggressivit\u00e0 (dissimulata e urlata): al di l\u00e0 del target di volta in volta oggetto di questa violenza verbale (e non solo verbale), non si pu\u00f2 certo dire che l\u2019approccio salviniano sia strategicamente ecumenico. Tuttavia la Lega ha realizzato l\u2019obiettivo di ogni partito piglia-tutti: diventare dominante in modo diffuso e trasversale. Guardando i dati, infatti, Salvini vince fra tutte le classi sociali, tutte le coorti anagrafiche, \u00e8 primo nel voto delle donne, vince al Centro, al Nord e pure in diverse parti del Sud (dove, pur non essendo ancora la forza politica principale, ha comunque guadagnato pi\u00f9 di 800 mila voti in un anno). Recupera voti ovunque, fra i 5 Stelle, a sinistra, fra gli astenuti alle politiche del 2018, dal centrodestra moderato. Dal 2018 ha guadagnato 3 milioni di voti, mentre i 5 Stelle nello stesso arco di tempo ne hanno persi 6 milioni. L\u2019unica differenziazione significativa all\u2019interno del voto leghista sembra essere lungo l\u2019asse centro\/periferia, come sottolinea uno studio dell\u2019Istituto Cattaneo: mentre \u00e8 largamente dominante nei piccoli centri e nelle citt\u00e0 di provincia, dove raggiunge una media di voti superiore al 40%, la Lega \u00e8 solo secondo partito (dietro al Pd) nei comuni capoluogo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In questa ecatombe i tre dati forse pi\u00f9 impressionanti sono quelli relativi a operai, poveri e nuovi elettori. La Lega si attesta a circa il 50% (dei votanti) sia fra gli operai che\u00a0fra i poveri, confermando in sostanza la capacit\u00e0 di imporsi a livello territoriale, laddove il voto viene assegnato soprattutto in riferimento a esigenze pragmatiche e di vita quotidiana, e guardando alle questioni del proprio quartiere\/periferia\/piccolo comune. La seconda ipotesi di cui sopra, insomma: il travaso del voto della classe operaia e dei nuovi poveri dai partiti di sinistra al Carroccio. Ma vince anche presso tutte le altre fasce sociali. Non solo vince ma soprattutto (\u00e8 la cosa pi\u00f9 interessante) cresce notevolmente presso tutte le classi sociali. L\u2019unica dove la forbice col Pd \u00e8 relativamente ridotta \u00e8 il ceto medio, il che evidentemente non fa che rendere la situazione ancora pi\u00f9 problematica. In secondo luogo, come dicevamo, la Lega \u00e8 primo partito a livello transgenerazionale, il che testimonia come anche la spiegazione 1) di cui sopra sia assolutamente valida: capacit\u00e0 comunicative in grado di raggiungere target diversi e spesso confliggenti. I dati disponibili dimostrano tra l\u2019altro come la Lega abbia speso per sponsorizzare la propria comunicazione social cifre incomparabilmente superiori a quelle degli altri partiti. Vince fra le generazioni che continuano a informarsi tramite la tv dove notoriamente Matteo Salvini \u00e8 onnipresente; ma impazza anche nella generazione Z (i nati dopo il 1997). E, di nuovo, soprattutto cresce in modo incredibile presso questa coorte d\u2019et\u00e0, disegnando una parabola opposta a quella del partito che negli anni scorsi sembrava aver convinto e affascinato i pi\u00f9 giovani, ossia il Movimento 5 Stelle: i grillini perdono addirittura il 25% dei voti presso gli elettori pi\u00f9 giovani, mentre la Lega guadagna il 21%.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify\">Contraddizioni<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify\">Fin qui l\u2019analisi, descrittiva, di come le persone hanno votato a queste elezioni. La maggior parte delle ricerche adotta un approccio di questo genere. Negli ultimi anni \u00e8 stato particolarmente vero quando si sia trattato di studiare il cosiddetto <em>popolo<\/em>. Tutti ne hanno parlato (media e partiti politici in primo luogo), molti ne hanno fornito fotografie descrittive, pochi invece hanno fatto parlare il popolo stesso, con l\u2019obiettivo di capire pi\u00f9 in profondit\u00e0 le sue caratteristiche e le ragioni di un (presunto o reale) spostamento a destra. \u00c8 questo, come accennavamo, quanto ha cercato di fare il Cantiere delle Idee\u00a0con la sua ricerca sulle classi popolari e le periferie italiane. Alcuni dei risultati emersi da questa ricerca confermano trend emersi dalle recenti elezioni europee e da quelle politiche del marzo 2018; altri risultati restituiscono una maggiore complessit\u00e0. Ci concentriamo in questa sede \u2013 non potrebbe essere altrimenti \u2013 sulle questioni politiche; la ricerca ha indagato tuttavia anche la dimensione sociale, il tema del lavoro, l\u2019influenza dei media e altri aspetti rilevanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per quanto riguarda gli aspetti politici, dalla ricerca \u00e8 emerso un quadro che non rende per niente ineluttabile il consenso dei ceti popolari alla destra. La parola che riassume meglio questo quadro \u00e8 \u00abcontraddizione\u00bb. Abbiamo trovato, tra gli intervistati, una rappresentazione del mondo politico che \u00e8 costituita sempre, in tutte le dimensioni che abbiamo indagato, dall\u2019opposizione della convivenza tra coppie di opposti. Questa \u00e8 la cifra fondamentale delle rappresentazioni della politica tra le classi popolari. I problemi riscontrati nella propria vita quotidiana e nella vita sociale sono problemi prima di tutto <em>materialistici<\/em>: non lavorare o lavorare male, precari e sottopagati; la casa, l\u2019accesso ai servizi e ai trasporti. L\u2019immigrazione \u00e8 spesso citata tra i problemi pi\u00f9 importanti, ma anche di questa si segnala soprattutto il potenziale impatto <em>materialistico<\/em>. Il potere \u00e8 collocato nella dimensione economica, nei grandi attori privati, nel denaro. Tuttavia, il disprezzo delle persone va soprattutto ai politici e ai partiti. Quasi mai gli intervistati si rivolgono polemicamente nei confronti di imprenditori o protagonisti del mondo economico, se non quando viene richiesto loro di specificare la propria posizione su questi temi. Il disprezzo per la politica, al contrario, prorompe spontaneamente. I problemi che si vivono dipendono per gli intervistati da un cattivo funzionamento delle istituzioni. Nello stesso tempo, si invocano il ritorno dei partiti e di politici autorevoli, e si ribadisce l\u2019importanza della rappresentanza e delle istituzioni democratiche. Quasi tutto dei problemi dell\u2019Italia \u00e8 ricondotto a responsabilit\u00e0 dello Stato, ma si chiede il ritorno alla centralit\u00e0 dello Stato. Si difendono la concorrenza, la competizione economica e la meritocrazia, ma si \u00e8 spaventati dallo stato di natura creato dal mercato e si chiedono politiche pubbliche redistributive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si ha verso la politica un atteggiamento di delega, ma nello stesso tempo si resta in attesa che qualcosa o qualcuno ricostruisca o inventi un popolo consapevole e capace di agire, con alcune venature di ribellismo. C\u2019\u00e8 un sentimento di distanza siderale da ogni parola ideologica che suoni di antico, ma spesso si invoca direttamente o indirettamente il ritorno a forme di pensiero forti e capaci di orientare. C\u2019\u00e8 una decisa inclinazione verso il <em>nuovismo<\/em>\u00a0politico e il leaderismo, ma si tratteggia la figura di una nuova forma del partito di massa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Contraddizioni, quindi, a volte estreme. Nessuna rappresentazione del sociale e del politico \u00e8 mai, n\u00e9 \u00e8 mai stata, pura e monolitica, nemmeno nel tempo in cui si contrapponevano ideologie forti e forze politiche strutturate. Tuttavia, la sismografia che abbiamo di fronte fa della contraddizione la sua stessa cifra, raggiungendo una caratterizzazione estrema.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify\">Polarit\u00e0 intrecciate<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo insieme di contraddizioni va a definire due polarit\u00e0 che potremmo identificare cos\u00ec. Da un lato, \u00e8 emersa una polarit\u00e0 progressista sul piano delle politiche pubbliche e che richiede nuove forme di politica strutturata e di intervento istituzionale. Dall\u2019altro, una polarit\u00e0 pi\u00f9 marcatamente disincantata e cinica, che non intravede o non appare interessata a nessuna possibile soluzione ai problemi attuali, particolarmente sensibile agli allarmi suscitati sul tema dell\u2019immigrazione (ma che tuttavia quasi mai diventa <em>sovranista<\/em>, nazionalista o razzista), meno favorevole ai temi della redistribuzione e pi\u00f9 vicina ad accenti <em>mercatisti<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Possiamo affermare che ci sia una prevalenza del primo polo sul secondo. Sfumata, ambigua, ma presente. Sui temi del lavoro e dello stato sociale abbiamo identificato un \u00absenso comune progressista\u00bb. Verso la dimensione politica, abbiamo visto in modo deciso la prevalenza di una richiesta di nuova politica istituzionale, tendenzialmente delegata. Dall\u2019altra parte, non abbiamo mai osservato accentuazioni xenofobe o culturaliste dell\u2019ostilit\u00e0 all\u2019immigrazione, anche dove questa \u00e8 presente. \u00c8 poi unanime la richiesta di \u00abricostruire la societ\u00e0\u00bb, cio\u00e8 forme di solidariet\u00e0 collettiva e appartenenza. Ci\u00f2 non significa, in alcun modo, che le persone che abbiamo intervistato siano per lo pi\u00f9 <em>di sinistra<\/em>. Solo una parte si considera tale. Tuttavia, rispettivamente ai contenuti e alle forme dell\u2019azione politica richieste, si riscontra la prevalenza di un senso comune definibile come progressista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questi due poli non costituiscono due blocchi di persone distinte, ma sono aggregati e di opinioni e rappresentazioni che spesso convivono in una stessa intervista, e quindi in una stessa persona. Un polo \u00e8 intrecciato all\u2019altro. Come sempre, \u00e8 la politica a decidere quali elementi, all\u2019interno di un groviglio valoriale sempre complesso e contraddittorio, diventa egemonico. Le rappresentazioni politiche delle classi popolari, al contrario di ci\u00f2 che sostengono molti osservatori, non sono in prevalenza reazionarie; tuttavia da un lato sono rappresentate come se lo fossero, e anche per questa ragione le forze politiche reazionarie si avvantaggiano meglio della loro contraddittoriet\u00e0, dall\u2019altro, queste stesse forze, come sta avvenendo in Italia, investono pi\u00f9 di quelle progressiste nel raggiungere il consenso popolare e nel presentarsi come rappresentative dei bisogni delle periferie geografiche e sociali della societ\u00e0 italiana. In questo momento, la Lega ci \u00e8 riuscita. Ma non \u00e8 sempre andata cos\u00ec, nemmeno recentemente, e non \u00e8 affatto detto che debba andare cos\u00ec in futuro. Nella contraddizione, vince chi riesce a\u00a0imporre una rappresentazione politica. Le classi popolari (e le periferie geografiche e sociali) sono tutt\u2019altro che un mondo perduto per la sinistra. Quello che appare evidente da questa ricerca \u00e8 che non ci sono alibi: se si vuole provare a ristabilire un rapporto di fiducia e riconoscimento con questa parte di societ\u00e0, lo si pu\u00f2 fare. Ma bisogna volerlo: bisogna farlo pi\u00f9 che dichiararlo, lavorarci pi\u00f9 che pensarci, sperimentare, sbagliare e riprovare. In secondo luogo, bisogna conoscere questo mondo nella sua realt\u00e0 materiale e culturale. Infine, bisogna essere creativi: nessuna declamazione di schemi retorici stanchi e forme d\u2019azione consumate risulter\u00e0 efficace.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>Fonte: <a href=\"https:\/\/jacobinitalia.it\/le-classi-popolari-non-sono-perdute\/\">https:\/\/jacobinitalia.it\/le-classi-popolari-non-sono-perdute\/<\/a><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di JACOBIN ITALIA (Niccol\u00f2 Bertuzzi e Loris Caruso) &nbsp; &nbsp; Da una ricerca sulle periferie urbane di alcune citt\u00e0 emerge che i bisogni e il senso comune sono tutt&#8217;altro che reazionari. Un&#8217;indicazione utile al dibattito post-elezioni Negli ultimi giorni, la rincorsa all\u2019analisi pi\u00f9 rapida e intelligente rispetto al quadro politico-sociale restituito dalle elezioni europee del 26 maggio 2019 ha invaso testate di informazione e social media. 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