{"id":52224,"date":"2019-07-14T00:54:24","date_gmt":"2019-07-13T22:54:24","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=52224"},"modified":"2019-07-12T01:07:44","modified_gmt":"2019-07-11T23:07:44","slug":"ripensare-il-socialismo-riflessioni-a-partire-da-un-testo-di-andrea-zhok-ii-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=52224","title":{"rendered":"Ripensare il socialismo. Riflessioni a partire da un testo di Andrea Zhok (II parte)"},"content":{"rendered":"<p>di GENNARO SCALA (FSI Bologna)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sarebbe un enorme lavoro intellettuale da fare relativo al bilancio storico del precedente movimento socialista, che non \u00e8 affatto fallimentare, basti pensare alle lotte di liberazione anti-coloniali e allo stato sociale del dopoguerra, tuttavia esso \u00e8 incorso una serie di errori politici e teorici che hanno causato la chiusura di un ciclo di lotte. Inoltre, il socialismo, nella versione estrema del comunismo ha sfruttato delle motivazioni religiose di derivazione ebraico-cristiana (il nuovo paradiso in terra, l&#8217;analisi migliore a mio parere \u00e8 quella di Karl L\u00f6with, tra i tanti che hanno sottolineato questo rapporto con l&#8217;eredit\u00e0 religiosa) che se all&#8217;inizio hanno spinto all&#8217;azione successivamente hanno provocato la disillusione. Se oggi non si \u201ccrede\u201d nella lotta politica \u00e8 anche perch\u00e9 in passato si \u00e8 creduto in modo sbagliato in essa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Potremmo iniziare col definire molto genericamente cosa intendiamo per socialismo. Con esso intendiamo tutte quelle misure atte a garantire una vita dignitosa, un ruolo sociale, la sanit\u00e0, l&#8217;istruzione, gli strumenti per il tempo libero alle classi popolari. Un un tale approccio non \u00e8 a priori rivoluzionario, ma non esclude una tale prassi qualora le classi dominanti di una determinata nazione fossero irrimediabilmente ostili nei confronti delle classi inferiori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Conserviamo il nome socialismo innanzitutto per indicare una parentela con il vecchio movimento operaio anche se si tratta di un rapporto di discontinuit\u00e0 in quanto le organizzazioni sorte dal vecchio movimento operaio sono tutte in stato di avanzata decadenza e non \u00e8 possibile collegarsi a nessuna di esse. Il nome socialismo indica una filiazione con il vecchio movimento, ma il suo nuovo contenuto \u00e8 tutto da ricostruire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tanto sono convinto di conservare il nome socialismo, tanto sono restio a conservare il nome di sinistra. I nomi sono convenzioni, quindi non hanno valore in s\u00e9 ma per ci\u00f2 che indicano, tuttavia definirsi \u201csemplicemente di sinistra\u201d senza ulteriori specificazioni comporta sempre il rischio del \u201cgioco di specchi\u201d, poich\u00e9 esiste una sinistra in quanto esiste una destra, ci si definisce di sinistra in quanto non si \u00e8 di destra, e viceversa. Al contrario definirsi socialisti e porsi nel solco della storia del movimento operaio definisce con chiarezza la propria posizione politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il socialismo non \u00e8 un progetto di ingegneria sociale che gli \u201cuomini di buona volont\u00e0\u201d devono realizzare, ma dipende dalla capacit\u00e0 di inserirsi nei processi storici e indirizzarli verso determinate direzioni. Evitando per\u00f2 la pretesa di voler governare la storia, obiettivo al di fuori della capacit\u00e0 tanto dei singoli quanto dei gruppi organizzati, seppur in posizione dominante. Le dinamiche sociali essendo il frutto dell&#8217;interazione fra gli esseri umani, collocata su una scala che va dalla cooperazione al conflitto, non possono essere mai ridotte alla volont\u00e0 singola, o anche del singolo gruppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inserirsi nella dinamica storica, cercare di capire i fattori che determinano la trasformazione sociale in questo sicuramente da seguire il metodo marxiano, tuttavia la teoria marxiana della trasformazione sociale si \u00e8 dimostrata insufficiente, si sono dimostrati errati sia la sola lotta di classe come solo \u201cmotore della storia\u201d, sia il concetto secondo cui lo sviluppo della produzione entrerebbe in contraddizione con determinati rapporti produttivi per cui diventa necessario ad un certo punto far saltare l&#8217;involucro capitalista per realizzare un&#8217;ulteriore sviluppo della produzione, come \u00e8 esposto in <em>Per la critica dell&#8217;economia politica<\/em> (1859). Inoltre, lo stato e il sistema politico non possono essere visti come meri epifenomeni dei rapporti di produzione, in quanto lo stato \u00e8 essenziale per organizzare e dare forma a tali rapporti di produzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 stato sempre nell&#8217;ambito del marxismo che Perry Anderson analizzando storicamente la nascita dello \u201cstato assoluto\u201d ha messo in luce come il conflitto inter-statuale sia stato un potente fattore di trasformazione sociale interno agli stati stessi. Partendo proprio da queste acquisizioni di Anderson, la sociologia storica di Charles Tilly, sulla base dello studio della storia dell&#8217;Europa moderna, ha individuato i fattori della concentrazione dei capitali e della concentrazione dei mezzi di coercizione, quali i due principali fattori il cui intreccio determina la dinamica sociale all&#8217;interno dello stato moderno. Sono tutte acquisizioni frutto della ricerca storica e dell&#8217;analisi sociologia che dovrebbero uscire dall&#8217;ambito strettamente accademico in cui sono state elaborate, per giungere al piano dell&#8217;elaborazione teorica e politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A mio parere, la \u201csociologia storica\u201d suddetta ha elaborato una teoria pi\u00f9 comprensiva della trasformazione sociale che tiene conto non solo della lotta di classe ma anche del conflitto tra gli stati, essa inoltra ha cercato di integrare questi due conflitti in un modello unico. Per fare un esempio: il comportamento delle classi dominanti italiane non lo si comprende se non lo si relaziona al rapporto tra Stati (Usa e Stati europei) che poi da significato al rapporto con i propri dominati, in particolare ad es. tra le classi dominanti italiane ha prevalso un orientamento disposto a svendere le condizioni di vita delle classi popolari e anche l&#8217;apparato industriale in favore di un accordo che prevedeva la subordinazione dell&#8217;Italia ad un certo euro-atlantismo. Quindi non basta la sola analisi dei rapporti tra dominanti e dominati ma bisogna analizzare anche come determinati dominanti si relazionano ai dominanti di altre nazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sociologia storica ha sviluppato una teoria che parte dall&#8217;analisi della dinamica e dello sviluppo dell&#8217;Europa moderna. Questo a mio parere \u00e8 il metodo giusto: teoria basata sui fatti storici che poi vengono utilizzati elaborare una teoria della trasformazione sociale. E all&#8217;interno di queste dinamiche si devono inserire i partiti organizzazioni future che vogliono promuovere le trasformazioni socialiste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda la conflittualit\u00e0 inter-statuale Zhok osserva: \u201cAnche la conflittualit\u00e0 tra stati non \u00e8 caratteristica specifica del sistema capitalistico, ma assume in esso tratti peculiari. Tra stati la conflittualit\u00e0 storica precapitalistica \u00e8 legata a istanze di conquista territoriale e assorbimento di altre popolazioni (talvolta come assimilazione talaltra come subordinazione). La conflittualit\u00e0 tra stati nel capitalismo \u00e8 invece un conflitto tra apparati industriali che si servono delle istituzioni politiche per ottenere vantaggi comparativi sul piano economico, e che vogliono restare in un rapporto di estraneit\u00e0 nei confronti dei \u2018vinti\u2019, senza n\u00e9 \u2018conquistarli\u2019 n\u00e9 \u2018assimilarli\u2019, ma semplicemente sfruttandoli. In questo contesto l\u2019utilizzo delle armi pu\u00f2 essere minimizzato, venendo sostituito spesso da sistemi di vincoli legali e finanziari che chiamano in causa la guerra guerreggiata solo in casi limite, creando tuttavia forme crescenti di ostilit\u00e0 reciproca e disprezzo (senza neppure il rispetto riconosciuto alla forza del conquistatore militare).\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritengo tali osservazioni particolarmente interessanti, in effetti l&#8217;imperialismo capitalistico \u00e8 un <em>novum,<\/em> ha avuto una dinamica diversa da quelli dei principali imperi storici, \u00e8 stato a-territoriale, tendenzialmente senza limiti, e l&#8217;obiettivo \u00e8 stato principalmente quello di sfruttare i territori assoggettati senza includerli, seppure in forma subordinata, all&#8217;interno di un&#8217;entit\u00e0 statuale unica. Ci\u00f2 \u00e8 il globalismo. Tuttavia l&#8217;epoca del globalismo oggi \u00e8 terminata. Come scriveva Marx la storia procede dal \u201clato cattivo\u201d, l&#8217;espansionismo globale europeo ha stravolto il mondo, \u00e8 stata una delle pi\u00f9 imponenti trasformazioni subite dall&#8217;umanit\u00e0 nella sua storia, seppur non \u00e8 stata solo opera dell&#8217;Europa o dell&#8217;Occidente, per restare solo all&#8217;aspetto tecnico, carta e polvere da sparo, non sono state inventate in Europa. In ogni caso, se l&#8217;Europa e poi l&#8217;Occidente hanno fatto da traino, le altre civilt\u00e0 terrestri, sembrano oggi sostanzialmente aver raggiunto l&#8217;Occidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Io credo che il movimento storico del futuro sar\u00e0 quindi in direzione opposta alla globalizzazione, e il socialismo del futuro andr\u00e0 pensato in termini opposti rispetto a Marx che lo pensava come un compimento della globalizzazione e lo chiamava comunismo. Per questo affermavo in un mio precedente scritto sul rapporto tra Marx e il globalismo, l&#8217;obiettivo del comunismo va decisamente abbandonato, quale utopia globalista nata in determinate condizioni storiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se ci sar\u00e0 un ordine futuro sar\u00e0 un ordine multipolare, con la Terra divisa in grandi zone occupate delle civilt\u00e0 eredi delle grandi civilt\u00e0 storiche. I rapporti tra queste civilt\u00e0 si regoleranno nel solito modo, attraverso il conflitto, oggi diventato multiforme (economico, tecnologico, culturale attraverso il <em>soft power<\/em>, nonch\u00e9 attraverso la lotta sotterranea di \u201cspecialisti della violenza\u201d), se il conflitto continuer\u00e0 come sempre nella storia degli uomini, esso non dovr\u00e0 mai diventare scontro di civilt\u00e0 (<em>clash of civilizations<\/em>). Evitare lo scontro di civilt\u00e0 sar\u00e0 l&#8217;unico grande compito universale a cui chiamare tutti gli esseri umani, chi agir\u00e0 contro questo valore universale sar\u00e0 effettivamente un nemico dell&#8217;umanit\u00e0, per il resto continueranno la competizione per le aree di influenza, la competizione di carattere tecnico, per la diffusione della propria cultura, ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il socialismo di domani sar\u00e0 ri-territorializzante rispetto al globalismo, mirer\u00e0 alla riscoperta delle proprie radici culturali, a radicare di nuovo il singolo all&#8217;interno della propria classe di appartenenza, del proprio stato e della propria civilt\u00e0 di appartenenza. Non significher\u00e0 chiusura verso le altre culture, ma se vogliamo che ci sia effettivo scambio culturale bisogna che le identit\u00e0 culturali ri-vivano, altrimenti non vi sar\u00e0 nulla da scambiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questo saranno indispensabili organizzazioni che includono il singolo nella propria classe sociale e attraverso questa al proprio stato. Una societ\u00e0 coesa, priva di masse escluse dalla societ\u00e0 sar\u00e0 un fattore di forza. Gli stati che non sapranno effettuare tali misure, subiranno la disgregazione, e quindi l&#8217;assoggettamento e anche inclusione all&#8217;interno di altri stati. L&#8217;Unione Europea \u00e8 oggi un tale fattore di disgregazione, poich\u00e9 l&#8217;egemonia tedesca comporta la devastazione economica e sociale degli altri stati europei, ed \u00e8 da combattere in nome di un&#8217;alleanza tra nazioni sovrane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Andrea Zhok non ha affrontato solo le questioni politiche ed economiche relative ad un \u201cnuovo socialismo\u201d, particolarmente interessante ho trovato il modo in cui accenna alla questione filosofica e religiosa strettamente connessa al \u201cnuovo socialismo\u201d: \u201cNello stesso ordine di idee, deve essere chiaro che il socialismo non supporta un\u2019ontologia materialista, pi\u00f9 di quanto n\u00e9 supporti una idealista; non supporta una visione ateistica, pi\u00f9 di quanto n\u00e9 sostenga una teistica.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>[continua]<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=52222\"><em>Qui<\/em><\/a><em> la prima parte dell&#8217;articolo<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GENNARO SCALA (FSI Bologna) Ci sarebbe un enorme lavoro intellettuale da fare relativo al bilancio storico del precedente movimento socialista, che non \u00e8 affatto fallimentare, basti pensare alle lotte di liberazione anti-coloniali e allo stato sociale del dopoguerra, tuttavia esso \u00e8 incorso una serie di errori politici e teorici che hanno causato la chiusura di un ciclo di lotte. 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