{"id":52355,"date":"2019-07-30T00:44:12","date_gmt":"2019-07-29T22:44:12","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=52355"},"modified":"2019-07-29T16:02:49","modified_gmt":"2019-07-29T14:02:49","slug":"vecchie-e-nuove-dicotomie-contemporanee","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=52355","title":{"rendered":"Vecchie e nuove dicotomie contemporanee"},"content":{"rendered":"<p>di ALESSANDRO CASTELLI (FSI Trento)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I.<br \/>\nIn questo articolo cercher\u00f2 di sviluppare un abbozzo di strategia politica per i prossimi anni partendo da un\u2019ipotesi, ovvero che l\u2019unico modo per superare l\u2019impasse politico e sociale a cui stiamo assistendo in questi anni \u2013 leggi svuotamento della democrazia, allargamento della forbice sociale, appiattimento del dibattito a questioni di secondaria importanza \u2013 possa costituirsi mediante la costruzione di un polo nuovo, ovvero un polo ultrarazionalista, dialettico e sovranista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 sbagliato, infatti, affermare che lo scontro sociale, oggigiorno, si concretizza in due posizioni di fondo che rappresentano un cambiamento di paradigma rispetto allo scontro anche solo di dieci o vent\u2019anni fa: una posizione razionalista e liberale contro una posizione volontarista e populista, le quali in realt\u00e0 non possono far nulla per risolvere le reali problematiche contro cui ci stiamo scontrando, proprio perch\u00e9 in fondo le accettano come parte della loro visione del mondo. Anzi, si potrebbe dire che pi\u00f9 che far parte della soluzione fanno parte del problema. Per questo \u00e8 auspicabile una posizione che dovrebbe quindi superare sia, da una parte, l\u2019irrazionalismo dei populisti sia, dall\u2019altra, il razionalismo applicato al mero computo economico del liberalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di pi\u00f9, va anche detto che altri modi di resecare posizioni in conflitto tra loro, ad esempio il tradizionale conflitto destra \/ sinistra, oggi presentano delle ambiguit\u00e0 interpretative quando si cerca di capire se siano ancora adeguati \u2013 ovvero se diano delle risposte adeguate e razionali al contingente \u2013 oppure se al loro interno presentino piuttosto delle scorie giustapposte al resto della loro struttura concettuale, al punto di essere a volte delle mere risposte pavloviane a fatti e a simboli che necessiterebbero di ben altra attenzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, se tentare di fare ci\u00f2 ha come fine ultimo tentare di ridialettizzare lo speculativo, a questo stadio \u00e8 pi\u00f9 pragmatico limitarsi a individuare le possibili mosse grazie a cui le suddette posizioni \u2013 esattamente come \u00e8 accaduto a posizioni analoghe in passato \u2013 potrebbero passate a essere il loro contrario, o comunque a unirsi ad altri elementi per trasformarsi in qualcosa di essenzialmente diverso e possibilmente di esiziale per il liberalismo. Significa cio\u00e8 interrogarsi quali dei poli suddetti abbiano al loro interno il maggior potenziale dialettico, il maggior numero, cio\u00e8, di elementi in contraddizione fra loro sui quali fare leva.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">II.<br \/>\nConcentriamoci sulla questione della destra e della sinistra. Cercher\u00f2 di fare un discorso sulla situazione contemporanea usando per la sua utilit\u00e0 la grammatica hegeliana \u2013 limitatamente alle mie conoscenze della stessa. Come si sa, una parte fondamentale della dialettica di Hegel \u00e8 la figura del rovesciamento dialettico. Si tratta del processo attraverso il quale, ma si tratta soltanto di un esempio fra i tanti, data la complessit\u00e0 della dialettica, un\u2019antitesi \u2013 la negazione determinata di un concetto posto come tesi \u2013 si rovescia nella tesi stessa, portando a un superamento di entrambe in una sintesi, dal momento che la tesi deve reagire al, per cos\u00ec dire, cambiare di segno dell\u2019antitesi, che \u00e8 dunque venuta meno al suo compito di opposizione essenziale con la tesi stessa. Mi pare infatti che l\u2019unico modo per spiegare il cambiamento di polarit\u00e0 di determinate posizioni, vedi l\u2019interpretazione dell\u2019estrema sinistra contemporanea come correa al libero mercato e, per contro, la nascita di un fronte anti-globalizzazione a destra, sia esattamente un rovesciamento dialettico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo \u00e8, ovviamente, ben noto. Il problema sorge quando lo si applica a dei casi reali. Non \u00e8 infatti immediatamente evidente capire se una contrapposizione sia dialettica o meno. Per contro, capire i rapporti tra le contrapposizioni contingenti nel nostro tempo storico, come si diceva, \u00e8 fondamentale non solo a livello accademico, ma anche e soprattutto a livello di prassi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di affrontare il presente, per\u00f2, facciamo un paio di passi indietro. Nel Novecento post seconda Guerra Mondiale, vi era uno scontro a tutto campo tra un blocco capitalista occidentale e un blocco orientale del Comunismo storico novecentesco. Ora: questi due blocchi erano in relazione dialettica tra di loro?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di rispondere, passo a citare, sull\u2019argomento, prima C. Preve:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>In terzo luogo, infine, Rousseau \u00e8 di fatto il fondatore simbolico della interminabile logomachia fra la Destra, che pensa che la colpa (o il merito) della Diseguaglianza \u00e8 della natura, e la Sinistra, che pensa invece che la colpa (o il demerito) della Diseguaglianza \u00e8 della Societ\u00e0. Su questa base, \u00e8 bene dirlo subito, ogni dialettica \u00e8 impossibile. La dialettica, infatti, interviene solo quando i due opposti, che sono poi sempre e solo due contrari in correlazione essenziale, vengono &#8220;sciolti&#8221; nella loro rigidit\u00e0 opposizionale e ridefiniti all&#8217;interno del movimento dialettico stesso e delle sue necessarie determinazioni.<\/em>\u00a0 (C. Preve, <em>Storia della Dialettica<\/em>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E poi D. Marconi:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>A parte l&#8217;uso (non privo di tradizione) in cui significa lo stesso che &#8216;arte di argomentare in maniera convincente&#8217;, la parola+dialettica+ oggi richiama forse soprattutto l&#8217;idea di un rapporto che \u00e8 di distinzione fino all&#8217;opposizione e insieme di unit\u00e0, nella forma dell&#8217;identificazione o dell&#8217;implicazione reciproca. I termini del rapporto possono essere concetti, o aspetti della realt\u00e0, o \u00abuniversali concreti\u00bb; la loro opposizione pu\u00f2 essere concepita come contrariet\u00e0 o contraddizione, o come conflitto effettivo, storico, o come l&#8217;una e l&#8217;altro insieme; e la loro unit\u00e0 pu\u00f2 essere intesa nel senso di una qualche relazione di equivalenza o invece come causazione, o generazione, o dipendenza reciproca. Si parla di dialettica di qualcosa (del valore, della natura, dell&#8217;illuminismo) per intendere la sussistenza di rapporti dialettici tra i suoi aspetti, parti, \u00abmomenti \u00bb o fenomeni; e in questi casi si ha di solito in mente che l&#8217;oggetto in questione, o la sua essenza, debba identificarsi con questi rapporti dialettici. Questi usi odierni della parola &#8216;dialettica&#8217; derivano dall&#8217;uso che ne fecero Hegel e Marx, e dalle discussioni e volgarizzazioni del loro pensiero. Ma, anche per chiarire l&#8217;intreccio concettuale da cui dipende il significato che la parola ha oggi, \u00e8 utile richiamare alcuni episodi piu antichi della tradizione in cui si \u00e8 parlato di dialettica. <\/em>(<em>Enciclopedia Einaudi<\/em> [1982], s. v. <em>Dialettica<\/em>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il problema, pertanto, \u00e8 tentare di capire se e come gli Stati Uniti e l\u2019Unione Sovietica fossero in qualche modo legati strutturalmente fra di loro in modo tale che l\u2019Unione Sovietica non potesse essere altro proprio perch\u00e9 gli Stati Uniti non potevano a loro volta essere altro e viceversa. Da una parte, \u00e8 vero che l\u2019Unione Sovietica frutto della Rivoluzione del 1917 era stata a suo tempo il risultato di contraddizioni endogene al capitalismo liberale ottocentesco. Dopo la Seconda Guerra Mondiale per\u00f2 ormai i giochi erano fatti, ci si trovava all\u2019interno di una sintesi, a un terzo momento in cui, in quanto tale, non c&#8217;era pi\u00f9 una una convergenza dialettica tra Unione Sovietica e Stati Uniti, poli che invece possono venir interpretati come due diverse tesi che stavano \u2013 e stanno tuttora &#8211; viaggiando all&#8217;interno di una storia che \u00e8 data, ancora una volta, dalle loro intrinseche contraddizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, da un altro punto di vista, se capisco bene le parole di Preve, effettivamente gli Stati Uniti e l&#8217;Unione Sovietica possono ben venir visti come due poli dialetticamente contrapposti fra di loro, a patto che l&#8217;opposizione venga riferita a delle note in opposizione logica fra loro divise tra l&#8217;uno e l&#8217;altro polo, ma non ai due poli nel loro complesso. Vero \u00e8, per\u00f2, che agendo su una delle note di un polo si finisce per influire anche sull&#8217;altro polo. In effetti, la dissoluzione dell\u2019Unione Sovietica e del Comunismo storico novecentesco pu\u00f2 ben essere vista come un rovesciamento dialettico, dove l\u2019antitesi diventa la tesi, in modo da creare la sintesi contemporanea, ovvero il capitalismo dispiegato a livello globale, anche se poi la Russia di Putin pu\u00f2 risultare pi\u00f9 un ostacolo alla globalizzazione liberale e non, nonostante la deriva mercatista degli anni Novanta, una parte integrante della stessa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">III.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo pu\u00f2 sembrare mera pedanteria, certo, per\u00f2 ci riguarda da vicino. \u00c8 partendo da qui che si pu\u00f2 cominciare a costruire delle ipotesi su come superare la dicotomia razionalit\u00e0\/irrazionalit\u00e0 che si sta sovrapponendo a quella destra\/sinistra che peraltro era gi\u00e0 stata sovvertita in molte delle sue note essenziali durante gli anni Sessanta e Settanta e che ormai non ha pi\u00f9 molto da dire. Certo, esistono tuttora una destra e una sinistra. Tuttavia, bisogna ricordare che alcuni hanno detto molto correttamente che c&#8217;\u00e8 anche, al loro interno, un alto e un basso. Aggiungo io, con un pizzico di presunzione, che c&#8217;\u00e8 anche un&#8217;altra distinzione che \u00e8 trasversale a entrambi gli schieramenti e che ha la sua ragion d&#8217;essere nella razionalit\u00e0. Pertanto, da noi ci si trova dunque nella situazione dove da una parte c&#8217;\u00e8 un polo composto da persone che si considerano razionali e competenti, dall\u2019altra un polo di persone che addirittura celebrano l\u2019incompetenza e l&#8217;ignoranza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora, se questa analisi regge almeno in parte nel descrivere il nostro presente, la domanda ovviamente \u00e8 sempre la stessa: questi due poli in che relazione sono fra loro?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prima di rispondere, per\u00f2, \u00e8 bene aggiungere due osservazioni che rendono ancora pi\u00f9 intricata l\u2019intera questione: innanzitutto che in realt\u00e0 i primi hanno tuttavia una concezione di razionalit\u00e0, potremmo dire, posta sotto un regime di libert\u00e0 vigilata, mentre i secondi non si considerano irrazionali <em>tout court<\/em>, ma pi\u00f9 che altro portatori di un sano buon senso; secondariamente, non ci si pu\u00f2 nascondere che nella realt\u00e0 di tutti i giorni i due atteggiamenti possono trovarsi, giustapposti o fusi, persino nella stessa persona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma in che misura e in che modo tali poli siano in correlazione dialettica o meno \u00e8 esattamente ci\u00f2 che andr\u00e0 discusso per poter proporre una strategia all\u2019altezza della situazione, cercando, come dicevo, di individuare il polo pi\u00f9 dialettico, o meglio pi\u00f9 immediatamente dialettico e intrinsecamente contraddittorio, in modo tale che un soggetto dotato di volont\u00e0 storica potrebbe possa intervenire per far evolvere uno dei due poli nella direzione che a lui aggrada, ma, allo stesso tempo, determinare di quali opposti in correlazione essenziale compongano i due poli, in modo da agire dove \u00e8 pi\u00f9 agevole farlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 chiaro che entrambi questi due poli sono in contraddizione con se stessi perch\u00e9 da una parte c&#8217;\u00e8 un polo ha pescato un po&#8217; in tutti i settori della societ\u00e0 accomunate da un certo generico malcontento, senza per\u00f2 essere vera espressione dei reali interessi economici di tali settori. Dall\u2019altra, la situazione del secondo polo, al di l\u00e0 delle varie parti che la compongono, \u00e8 pi\u00f9 complicata da descrivere. Per esempio, al suo interno ci sono persone provenienti dalla storia della sinistra novecentesca. \u00c8 possibile affermare che molti di loro hanno subito il pi\u00f9 classico dei rovesciamenti dialettici, diventando esattamente quello che intendevano combattere, andando a far coincidere la lotta contro la tradizione con la lotta contro tutto ci\u00f2 che la tradizione salvava dal diventare oggetto di profitto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo, insomma, all\u2019altezza della sintesi del capitalismo globalizzato. Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9: posso solo accennare, in questa sede, alla trasformazione che vede Mercato e sinistra estrema, da relativisti che erano, il primo per le sue matrici liberali, la seconda per la sua lotta contro la Verit\u00e0 della Tradizione e dell\u2019Autorit\u00e0, a diventare Verit\u00e0 assoluta essi stessi. Ma il punto che davvero ci interessa \u00e8 che attraverso queste avventure dialettiche il polo che si autodefinisce razionale ha perso davvero per strada le note pi\u00f9 interessanti della razionalit\u00e0 medesima, e questo significa che ha dovuto anche rinunciare a parecchie teste che &#8211; chi in maniera pi\u00f9 avvertita chi in maniera pi\u00f9 intuitiva \u2013 ben si rendono conto di questo depauperamento. E ancora: \u00e8 impossibile non notare come l&#8217;adesione al libero mercato si trasformi in un vero e proprio dogma irrazionalistico secondo cui il libero mercato stesso non pu\u00f2 essere che positivo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Conclusioni<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto questo deve essere letto come una sorta di cantiere con i lavori ancora in corso. Le mie sono solo ipotesi, anche se proprio scrivere questo breve articolo mi ha aiutato a mettere meglio a fuoco alcune di queste ipotesi. Nondimeno, ritengo che una nuova sintesi &#8211; sintesi che per sua stessa natura prevede l&#8217;unione di nuovi elementi per poter superare la dicotomia sorgente &#8211; sia necessaria per poter andare concretamente a incidere nella societ\u00e0 italiana di questo inizio ventunesimo secolo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALESSANDRO CASTELLI (FSI Trento) &nbsp; I. In questo articolo cercher\u00f2 di sviluppare un abbozzo di strategia politica per i prossimi anni partendo da un\u2019ipotesi, ovvero che l\u2019unico modo per superare l\u2019impasse politico e sociale a cui stiamo assistendo in questi anni \u2013 leggi svuotamento della democrazia, allargamento della forbice sociale, appiattimento del dibattito a questioni di secondaria importanza \u2013 possa costituirsi mediante la costruzione di un polo nuovo, ovvero un polo ultrarazionalista, dialettico e&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":52357,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_post_was_ever_published":false,"_jetpack_newsletter_access":"","_jetpack_dont_email_post_to_subs":false,"_jetpack_newsletter_tier_id":0,"_jetpack_memberships_contains_paywalled_content":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":"","jetpack_publicize_message":"","jetpack_publicize_feature_enabled":true,"jetpack_social_post_already_shared":true,"jetpack_social_options":{"image_generator_settings":{"template":"highway","enabled":false},"version":2}},"categories":[14,6],"tags":[1435,4324,6450,6449,22,581,228],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/duel-001_crppd.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/p7ZaJ4-dCr","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/52355"}],"collection":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=52355"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/52355\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":52356,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/52355\/revisions\/52356"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/52357"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=52355"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=52355"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=52355"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}