{"id":52433,"date":"2019-08-21T00:17:11","date_gmt":"2019-08-20T22:17:11","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=52433"},"modified":"2019-08-20T23:23:45","modified_gmt":"2019-08-20T21:23:45","slug":"lirresistibile-avanzata-dei-nonluoghi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=52433","title":{"rendered":"L&#8217;irresistibile avanzata dei nonluoghi"},"content":{"rendered":"<p>di ROBERTO PECCHIOLI<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Viaggiare \u00e8 concetto assai diverso dal fare turismo. Attiene alla categoria dell\u2019osservazione di chi guarda oltre la meta, cerca di comprendere luoghi, persone, situazioni lungo l\u2019itinerario, riflette su ci\u00f2 che vede e nei limiti del possibile esprime un giudizio informato. Chi si metta in viaggio in Italia animato da spirito di conoscenza, vive due sentimenti prevalenti: la presa d\u2019atto dell\u2019avanzata irresistibile della bruttezza e l\u2019enorme quantit\u00e0 di non-luoghi che incontra nel cammino. Non sappiamo come il principe Myshkin di Fedor Dostoevskij immaginasse la bellezza salvatrice del mondo, ma certo la bruttezza da cui siamo circondati contribuisce grandemente a peggiorarlo, a partire da attitudini e comportamenti dell\u2019uomo medio. La grande bruttezza sradica, abitua al peggio, diseduca, fa guardare verso il basso, mette a tacere lo spirito. Dissecca l\u2019anima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La perdita di senso, l\u2019assenza di identit\u00e0 personale e collettiva \u00e8 perfettamente simboleggiata dal concetto di non-luogo. Il termine fu introdotto nel 1992 dall\u2019antropologo e pensatore francese Marc Aug\u00e9 per designare gli spazi e i siti anonimi, privi di storia, staccati da qualunque tradizione, dovunque uguali a se stessi, stazioni, aeroporti, centri commerciali, autogrill, svincoli stradali, accomunati da uno schiacciante anonimato sino alla disumanizzazione, una soffocante riproduzione in serie disegnata da un architetto collettivo all\u2019unico scopo di essere utilizzati, attraversati, fruiti e consumati da folle anonime eterodirette.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sensazione \u00e8 di essere circondati dai non-luoghi, e che essi stiano avanzando in maniera travolgente, trasformandosi nel principale elemento del panorama. Crescono in maniera informe, metastasi, rizomi che si gonfiano e tracimano da ogni lato. Nuovi non-luoghi sono i chilometri di strade che circondano quasi tutti i centri urbani. Sino a qualche decennio fa, c\u2019erano campi, orti, case rurali, ville e rare attivit\u00e0 industriali, oggi \u00e8 un\u00a0<em>continuum<\/em>\u00a0di centri commerciali e capannoni industriali, non di rado svuotati dalla crisi industriale, intervallati da zone di abitazione che non ci sentiamo di definire residenziali, non quartieri o contrade, ma macchie, dormitori senz\u2019anima. Le costruzioni sono prive di qualsiasi bellezza o ornamento, portando alle estreme conseguenze la pessima lezione viennese di Adolf Loos, secondo cui l\u2019architettura \u00e8 diretta espressione della cultura dei popoli, pervasa dal bisogno morale di eliminare ogni ornamento di stile, che rappresenta la mancanza del passato, la rottura definitiva con \u201cprima\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ognuno edifica come gli aggrada: di qui la prevalenza del parallelepipedo e del cubo, ma anche trapezi, rombi, losanghe, il grigio del cemento a unificare, intristendolo, il paesaggio cromatico. Per contrasto, spiccano i colori abbaglianti e la grafica aggressiva di insegne e luci, destinate all\u2019attenzione dell\u2019ex viandante, ora consumatore e turista, con prevalenza di denominazioni in un inglese elementare, omaggio alla globalizzazione che impone l\u2019identico, spacciato per internazionalit\u00e0, cosmopolitismo avanzato contrapposto al vecchio che scompare. In realt\u00e0, pi\u00f9 che sparire, le vestigia del passato, testimoni sgraditi dell\u2019odiernit\u00e0 trionfante, vengono inghiottite, fuse per incorporazione forzata, oppure lasciate morire lentamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Italia, si tratta di tessuti urbani pregevoli, organici, comunque dignitosi, vari, bene inseriti nel paesaggio circostante, il segno distintivo di quell\u2019antica civilt\u00e0 urbana delle mille citt\u00e0 della nostra nazione, ciascuno con una sua specificit\u00e0, un tratto, un carattere che lo rendeva unico, riconoscibile all\u2019interno di una cultura condivisa. I luoghi del potere- spirituale e temporale- quelli del commercio e del lavoro, le piazze dove ci si incontra, si discute, i giardini, le vie e le case di abitazione delle varie classi sociali, tutte con un loro decoro complessivo. Citt\u00e0, paesi che erano un \u201csegno\u201d, un piccolo o grande universo vissuto da comunit\u00e0 che vi si identificavano, un ambiente che diventava naturalmente il prolungamento di se stessi, l\u2019<em>habitat<\/em>\u00a0ereditato da arricchire con l\u2019apporto della sensibilit\u00e0 e del lavoro della propria generazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Provate a consultare su Google Maps, bibbia del viaggiatore postmoderno, le cartine di quattro, cinque citt\u00e0 italiane. Un piccolo tratto \u00e8 segnato in colore pi\u00f9 scuro: si tratta dei centri storici o delle zone di pi\u00f9 antica urbanizzazione, il resto in bianco rappresenta la stragrande maggioranza delle aree cittadine e suburbane. Un territorio pressoch\u00e9 informe, senza capo n\u00e9 coda, che si allunga attorno alle arterie principali e si allarga senza logica apparente. Avanza l\u2019impermeabilizzazione, ovvero il trionfo dell\u2019asfalto sulla natura, prodromico al regno del cemento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto \u00e8 bruttezza, nessun ornamento, ma neppure allusione alla specifica funzione di ciascun edificio e costruzione. Un ospedale pu\u00f2 essere scambiato per il palazzo di giustizia o la sede di una societ\u00e0 per azioni. Difficile distinguere il profilo di un centro commerciale da quello di un capannone industriale. Unica eccezione, l\u2019<em>outlet<\/em>, la cui caratteristica \u00e8 l\u2019imitazione grossolana, talvolta francamente ridicola dell\u2019architettura tradizionale del territorio. L\u00ec si sprecano i gridolini soddisfatti dei consumatori e consumatrici, sopraffatti dalla gioia di trovarsi in una sorta di Disneyland che riproduce, con materiali diversi, a scopi commerciali e a orari stabiliti l\u2019arredo urbano del passato locale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A fianco delle strade, pi\u00f9 spesso dietro, altro cemento o pietrisco, le aree di parcheggio accanto a quelle di carico delle merci. Sulla strada, le innumerevoli rotonde, di solito contornate da erbacce, con al centro forme indefinibili \u2013 affermano che sia arte contemporanea\u2013 o pi\u00f9 spesso messaggi pubblicitari o istituzionali.\u00a0 Altri manufatti definiti artistici campeggiano qua e l\u00e0, ospiti inutili, carico in eccesso, accompagnati da tavole di spiegazione imbarazzanti per linguaggio, presunzione, mediocrit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Noi neghiamo rotondamente che di arte si tratti, ci pare confermata l\u2019intuizione di Walter Benjamin sulla perdita dell\u2019aura dell\u2019opera d\u2019arte al tempo della sua riproducibilit\u00e0 tecnica. L\u2019aura \u00e8 la sensazione suscitata nello spettatore dalla creazione compiutamente espressa, mistica e religiosa in senso lato, perduta dinanzi ad esemplari non originali, ma anche non immediatamente comprensibili. La sottocultura di massa ha compiuto il suo sporco lavoro: espellere l\u2019arte, spogliarla dall\u2019aura, primo segnale della sua valenza universale e spirituale, per sostituirla con il\u00a0<em>design<\/em>, la copia o,\u00a0<em>tout court<\/em>, con la bizzarria spacciata per creativit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il viaggio si trasforma in Via Crucis con le sue stazioni. Una ci \u00e8 capitata nei pressi della citt\u00e0 di Schio, antico centro laniero: un ampio parallelepipedo dal colore indefinibile in mezzo al nulla, una multisala cinematografica. Non dubitiamo della presenza all\u2019interno di bar, ristoro, bancomat e macchinette per il gioco d\u2019azzardo. Anche il cinema, l\u2019arte per eccellenza della modernit\u00e0, \u00e8 sfrattato dalle citt\u00e0 e dai paesi. Le vecchie sale, non di rado ubicate in rispettabili edifici centrali, sono trasformate in banche o supermercati, pi\u00f9 spesso lasciate al progressivo degrado.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ogni provincia italiana esistono splendidi teatri storici, nelle citt\u00e0 ma anche nei piccoli centri, a comprova della cultura immensa di cui siamo figli. La maggior parte sono chiusi, non pochi in stato di penoso disfacimento. Un esempio virtuoso \u00e8 il comune ligure di Pieve di Teco, 1.350 abitanti, dal ricco patrimonio architettonico civile e religioso, la bella via principale porticata e ben due teatri, Salvini e Rambaldi, riportati a vita. La regola, purtroppo, \u00e8 quella dell\u2019abbandono, come il centro storico di Serravalle Scrivia, una volta dignitoso, fatto di armonie, di qui il fiume, di l\u00e0 la linea dei colli, oggi in condizioni desolanti, abitato quasi esclusivamente da stranieri, le serrande abbassate, tranne qualche negozio etnico, nella cittadina sede di ipermercati e del primo\u00a0<em>outlet<\/em>\u00a0realizzato nell\u2019Italia settentrionale. E\u2019 la surmodernit\u00e0, l\u2019altra categoria sociologica introdotta da Marc Aug\u00e9, caratterizzata da eccessi, sovrabbondanze, citazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aug\u00e9 ne tratteggia le caratteristiche: l\u2019eccesso di tempo, che allude alla fatica di attribuire significati al susseguirsi di fatti, eventi, informazioni che ci sovrastano. L\u2019eccesso di spazio, la nostra volont\u00e0 di spostarci sempre pi\u00f9 velocemente in un mondo che ci si presenta troppo piccolo, inadeguato a contenerci. Infine, l\u2019eccesso di\u00a0<em>ego<\/em>, per cui ciascuno si considera un mondo a s\u00e9 e ogni riferimento alla propria individualit\u00e0 \u00e8 posto su un piano superiore alla dimensione collettiva, comunitaria. I non-luoghi hanno in comune una sorta di anonimato, una riproduzione in serie degli esterni, ma anche degli ambienti architettonici interni. L\u2019obiettivo \u00e8 contribuire alla costruzione dell\u2019uomo indifferenziato, in grado di muoversi tra i non-luoghi di Roma o Singapore con identica familiarit\u00e0 distratta, intenta esclusivamente alla funzione (transito, consumo).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Intanto, la grande bruttezza c<\/strong>onquista letteralmente il terreno, asfaltando tratti sempre maggiori del territorio. Persino i paesaggi dolci, bellissimi della nostra Italia, frutto della natura e del lavoro secolare dell\u2019uomo diventano una terra desolata, un deserto di cose e di sentimenti. Le citt\u00e0 si trasformano sempre pi\u00f9 in periferie anonime, informi, senza inizio e senza fine, unite dalla tristezza uniforme e dallo straniamento che \u00e8 un obiettivo di chi le costruisce. Noi infatti pensiamo che esista un piano architettonico postmoderno, volto alla confusione, parte di un progetto di ri-creazione antropologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le grandi stazioni ferroviarie vengono rimodellate come centri commerciali dove \u00e8 possibile acquistare di tutto, tranne ci\u00f2 che pi\u00f9 interessa i viaggiatori, i biglietti (tutto deve accadere\u00a0<em>online<\/em>!), i giornali o i libri da consultare nel viaggio. Le pi\u00f9 piccole sono chiuse, sbarrate, anzi, nella lingua di legno dei burocrati di Trenitalia, impresenziate. Il risultato, oltre al disagio pratico, \u00e8 la sequenza di edifici imbrattati, lordati, frequentati da un\u2019umanit\u00e0 sotterranea, dedita a traffici di ogni genere, compravendita di droga e sesso, bivacchi senza dignit\u00e0, afrori e promiscuit\u00e0. Non dissimili sono le autostazioni, dove un\u2019umanit\u00e0 multietnica, sbracata e transumante attende coincidenze e consuma una vita di scarto, tra brutture e bruttezze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci sovviene il viaggio in Italia dei grandi del passato, alla ricerca dell\u2019arte, della bellezza, della storia e dell\u2019umanit\u00e0 della nostra gente. Che ne sarebbe di Goethe a Roma Termini, alle autostazioni di Brescia o Bologna, e poi al cospetto delle Vele di Scampia, delle Lavatrici di Genova Pr\u00e0, dei tristi casermoni della cintura torinese, costruiti per i contadini meridionali inurbati, braccia della Fiat, ora societ\u00e0 americana di diritto olandese. L\u2019autore di Faust ci arriverebbe dopo lunghi percorsi in autostrade dai lavori in corso, lunghe bretelle di collegamento che si fanno largo tra erbacce, ricordo dei campi espropriati, svincoli e frecce per indicare autogrill e, immediatamente fuori, centri commerciali o parchi tematici, dove corrono giulive le famiglie surmoderne.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Del resto, la Fontana di Trevi<\/strong>\u00a0\u00e8 talora scambiata per una piscina o utilizzata per estemporanee abluzioni di plebi non dissimili da greggi al pascolo. La reggia di Caserta, una delle meraviglie italiane, era fino a pochi anni fa meta di picnic di orde domenicali, ma di recente si \u00e8 vista ferire da cretini nuotatori. I centri storici \u2013 in Italia sono belli quelli di ogni citt\u00e0 e di moltissimi paesi- si svuotano di attivit\u00e0 commerciali, di residenti e di vita. Restano gli anziani e gli immigrati pi\u00f9 pericolosi, che tra vecchie strade, siti abbandonati e detriti trovano il terreno migliore per malaffari di ogni tipo. La bellezza scintillante di ieri si trasforma in vecchiume che la gente chieder\u00e0 a gran voce di abbattere, con grande gioia dei signori del cemento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Abbiamo letto con attenzione i dati dei censimenti di popolazione dell\u2019ultimo mezzo secolo. I dati, anche per le aree a maggiore sviluppo, dimostrano che l\u2019impressionante colata di mattoni e asfalto del Belpaese non \u00e8 affatto giustificata dall\u2019imperiosa necessit\u00e0 di dare un\u2019abitazione a nuovi cittadini. Lascia interdetti la statistica secondo la quale in vent\u2019anni sono stati impermeabilizzati 12 mila chilometri quadrati di territorio, un area pi\u00f9 estesa dell\u2019intero Abruzzo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La vittoria dei non-luoghi \u00e8 nelle cose, nella presa di possesso di porzioni d\u2019Italia sempre pi\u00f9 grandi. Il rischio, ma temiamo sia realt\u00e0 per moltissimi connazionali, \u00e8 che ci si abitui alla sciatteria, al degrado, all\u2019informe fino a considerarlo normale. Gi\u00e0 oggi si va al centro commerciale non per risparmiare, ma per passare il tempo, visitare i negozi, a proprio agio tra corridoi tutti uguali inframmezzati da rare panchine in corrispondenza di gelaterie e bar che distribuiscono cibo spazzatura (adesso si chiama\u00a0<em>street food<\/em>!), acquistando non il contenuto, ma la confezione, i colori, l\u2019accattivante posizione nell\u2019espositore. Esiste una sorta di finestra di Overton del cattivo gusto, della bruttezza, del nuovo. Ci\u00f2 che l\u2019altro ieri pareva orribile, ieri era solo discutibile, oggi \u00e8 accettato e domani sar\u00e0 regola fissa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche Aug\u00e9, a poco pi\u00f9 di vent\u2019anni dalle sue intuizioni, sembra superato. Siamo sicuri che siano davvero non-luoghi, per la maggioranza, gli aeroporti, le stazioni, le autostrade, gli autogrill e gli svincoli? Temiamo al contrario che si stiano trasformando in rovinosa, epper\u00f2 rassicurante normalit\u00e0. L\u2019uomo massa, il consumatore globale deve trovare la strada tracciata, il camminamento predisposto. Che bello un supermercato di San Francisco dove gli stessi prodotti si trovano esattamente nella medesima posizione di uno di Barletta, quanto \u00e8 comodo un mondo pieno di frecce a indicare percorsi, azioni, comportamenti. E che meraviglia leggere cartelloni scritti in una neolingua globale. Siamo cittadini del mondo, perbacco, e non ci sfiora l\u2019idea, il sospetto di esserci trasformati in sudditi cui viene fatto pensare, credere, preferire o detestare ci\u00f2 che vogliono i padroni del sistema. Eh, no, noi decidiamo con la nostra testa! Purtroppo, \u00e8 tragicamente vero: hanno abolito studi e materie che allenavano al pensiero individuale, critico, al ragionamento, ci hanno persuasi che nuovo \u00e8 bello e vecchio \u00e8 brutto, che ieri era oscurit\u00e0 e oggi \u00e8 luce. Pensiamo davvero con la nostra testa, solo che \u00e8 stata svuotata e riconfigurata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Volgarizzata, \u00e8 l\u2019inversione delle streghe di Macbeth nella fredda landa scozzese: bello \u00e8 il brutto, e brutto \u00e8 il bello. I non-luoghi della surmodernit\u00e0 diventeranno sempre pi\u00f9 graditi compagni di viaggio, cos\u00ec identici, prevedibili, si trasformeranno nel paesaggio ideale dell\u2019umanit\u00e0 nomade e sradicata, la bruttezza non verr\u00e0 pi\u00f9 percepita. L\u2019uomo si adatta a tutto, e comunque come potr\u00e0 ricercare una bellezza che non vede e, peggio, non sa pi\u00f9 riconoscere? Alcuni anni fa carpimmo spezzoni di dialogo di una coppia alla vista delle torri di San Gimignano: mettono tristezza, mi vengono i brividi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Meglio, molto meglio, il casello autostradale che conduce alla tangenziale da cui si pu\u00f2 raggiungere, a piacere, l\u2019aeroporto, la multisala, l\u2019<em>outlet<\/em>. Presto, non-luogo sar\u00e0 il Colosseo, inutile testimone di antichi spettacoli sanguinosi, e la Lanterna, un faro che al tempo della navigazione computerizzata non serve a nulla. Nella terra guasta, desolata cantata da Thomas S. Eliot, forse si salveranno chiese e palazzi circondati da scalinate, poich\u00e9 potranno essere utilizzate dai passanti come sedili, una breve sosta e via, verso nuove emozioni. Aveva torto marcio Nicol\u00e0s G\u00f2mez D\u00e0vila a proclamare, in margine al suo \u201ctesto implicito\u201d, che le cattedrali non sono state fatte per l\u2019ente del turismo. E per chi, se no?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Fonte: <a href=\"https:\/\/www.maurizioblondet.it\/\">maurizioblondet.it<\/a>, 31.3.2018<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ROBERTO PECCHIOLI &nbsp; Viaggiare \u00e8 concetto assai diverso dal fare turismo. Attiene alla categoria dell\u2019osservazione di chi guarda oltre la meta, cerca di comprendere luoghi, persone, situazioni lungo l\u2019itinerario, riflette su ci\u00f2 che vede e nei limiti del possibile esprime un giudizio informato. 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