{"id":52486,"date":"2019-08-20T00:33:19","date_gmt":"2019-08-19T22:33:19","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=52486"},"modified":"2020-12-11T21:16:47","modified_gmt":"2020-12-11T20:16:47","slug":"che-cosa-vuole-da-me-laltro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=52486","title":{"rendered":"Che cosa vuole da me l&#8217;Altro?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><strong>di JACOPO D&#8217;ALESSIO (FSI Verbania)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"video-container\"><span class=\"embed-youtube\" style=\"text-align:center; display: block;\"><iframe loading=\"lazy\" class=\"youtube-player\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/yEKOx9OHEz8?version=3&#038;rel=1&#038;showsearch=0&#038;showinfo=1&#038;iv_load_policy=1&#038;fs=1&#038;hl=it-IT&#038;autohide=2&#038;wmode=transparent\" allowfullscreen=\"true\" style=\"border:0;\" sandbox=\"allow-scripts allow-same-origin allow-popups allow-presentation allow-popups-to-escape-sandbox\"><\/iframe><\/span><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>After hours<\/em>\u00a0(1985 &#8211; <em>Fuori orario<\/em>, di Martin Scorsese) si apre con la scena in cui un impiegato, appena assunto presso un\u2019agenzia di stampa, racconta le proprie ambizioni al collega pi\u00f9 anziano, Paul Hackett (Griffin Dunne), durante una consueta giornata trascorsa in ufficio.\u00a0Ma con una lenta panoramica, accompagnata dalla melodrammatica <em>Aria sulla 4a corda<\/em> (di J. S. Bach), che attraversa tutto l&#8217;ambiente intorno a loro, Hackett riporta il discorso sotto il principio di realt\u00e0, polverizzando in pochi istanti le fantasie velleitarie del giovane. Difatti, l&#8217;unica dimensione sociale possibile sembra il lavoro che si trova davanti ai loro occhi, pervaso da una logica percepita con evidente estraneit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 uno dei momenti del film in cui il punto di vista dell&#8217;eroe si sdoppia e coincide con quello onnisciente dell\u2019autore nella medesima consapevolezza di rassegnazione al cospetto di una societ\u00e0 dove il desiderio \u00e8 stato seppellito da una soverchiante seconda natura che non \u00e8 in grado di offrire alcuna speranza di sorta.\u00a0Hackett rappresenta cos\u00ec la versione cinematografica di Joseph K, il protagonista de <em>Il processo<\/em> e <em>Il castello<\/em> di Franz Kafka, il quale, nonostante tutto, prova a lanciarsi egualmente nell&#8217;impresa disperata di cercare una propria collocazione esistenziale all\u2019interno di questo labirinto. Pertanto, le domande che lo assilleranno per il resto del suo viaggio attraverso la notte newyorkese saranno: che significato c&#8217;\u00e8 dietro tale logica?<em> Che cosa vuole da me l&#8217;Altro?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 riguarda in fondo il desiderio umano di comprendere il mondo e simultaneamente quello di comprendere come farne parte, scaturito a cominciare dall&#8217;incontro casuale in un <em>fast-food<\/em> con Marcy (Rosanna Arquette), che lo invita a visitarla nell&#8217;appartamento dell&#8217;amica scultrice, Kiki Bridges (Linda Fiorentino), a Soho, nel centro di Manhattan.\u00a0Il fatto \u00e8 che per\u00f2 la donna sar\u00e0 per Hackett solo il primo di una lunga serie di esseri sfuggenti, un significante vuoto, che non \u00e8 in grado di rimandargli la risposta che si aspettava. Anzi, i libri di infermieristica sulle ustioni, che la donna stava leggendo per un interesse personale, suggeriscono al personaggio che riguardino invece il suo corpo bisognoso di cure. Paul finisce cos\u00ec per credere che la bellezza di Marcy sia solo un&#8217;illusione in quanto rovinata dalle scottature, e che quella sera abbia cercato di sedurlo, ma che poi non avesse avuto pi\u00f9 il coraggio di fare l&#8217;amore con lui per timore di essere respinta a causa di quelle cicatrici mostruose e indelebili. Pertanto, deluso e impaziente di fronte ad una circostanza poco chiara, fatta di lunghe attese e tentennamenti, disturbato inoltre dalla telefonata di un presunto fidanzato, ad un certo punto decide di piantarla in malo modo. Mentre in realt\u00e0 non riesce a capire di trovarsi semplicemente di fronte ad una persona vulnerabile ed insicura. Marcy infatti, nel bel mezzo di una crisi relazionale, si \u00e8 sentita abbandonata anche da Hackett, e in preda alla depressione decide infine di togliersi la vita con un overdose di tranquillanti. Solo pi\u00f9 tardi Paul scoprir\u00e0 che la pelle di Marcy era priva di cicatrici quando, ritornato nuovamente in quel luogo, trover\u00e0 il suo cadavere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, l&#8217;Altro, incarnato nella fitta trafila di uomini e donne incrociati in questo universo notturno, rimarr\u00e0 sempre indecifrabile in un susseguirsi di episodi caratterizzati da puntuali violazioni del proprio orizzonte d&#8217;attesa. Altrimenti, susciter\u00e0 nel protagonista un&#8217;insopportabile sensazione di angoscia dovuta alla mancanza di una via di fuga da<i>\u00a0<\/i>personaggi\u00a0persecutori, cos\u00ec come quella dell&#8217;impotenza di fronte alla difficolt\u00e0 insormontabile di fare ritorno a casa, immagine che, sul piano metaforico, rimanda alla perdita di controllo.\u00a0Fino a quando, di fronte a questa persistente alterit\u00e0 muta, Hackett giunger\u00e0 alla resa incondizionata, per cui il suo unico scopo si limiter\u00e0 a quello empirico-biologico della mera sopravvivenza: \u201c<em>Io voglio vivere<\/em>\u201d, sussurra sconfitto all&#8217;orecchio di June (Verna Bloom), mentre balla con la donna, prima di essere ricoperto dalla testa ai piedi di cartapesta nella cantina del locale dove l&#8217;ha incontrata, per camuffare le sue sembianze e rimanere nascosto al sicuro dai <em>vigilantes<\/em> che vorrebbero giustiziarlo dopo averlo scambiato erroneamente per un ladro di appartamenti. Tuttavia anche June, in questo modo, dispiega nuovamente la completa indifferenza di un dio del vecchio testamento, il cui gesto di imprigionare inutilmente Hackett all&#8217;interno della statua, sebbene sia ormai fuori pericolo, gli impedisce ancora una volta di trovare una soluzione alla propria impasse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se il nostro desiderio \u00e8 realizzabile nella misura in cui viene riconosciuto per\u00f2 nel desiderio di un altro (ovvero, come sostiene Lacan, si tratta sempre del &#8220;desiderio di un desiderio&#8221; da parte di un altro soggetto) <strong>(1)<\/strong>, Hackett, tuttavia, ha dovuto intraprendere il suo viaggio per arrivare a scoprire come tale dialettica sia stata irrimediabilmente recisa. In altre parole, l&#8217;Altro non ci desidera pi\u00f9 e gli abitanti della metropoli moderna possono solo anelare ad una pulsione che li spinge semmai alla propria auto-conservazione, priva ora di alcuna trascendenza fuori di s\u00e8. Dio ha preferito disertare il mondo, cos\u00ec che soltanto la solitudine riesce a porsi come l&#8217;oggetto di una possibile immagine della propria condizione <strong>(2)<\/strong>.\u00a0In un universo reificato la volont\u00e0 soggettiva viene puntualmente scavalcata dal caso e dalle coincidenze che dominano incontrastate il destino degli uomini. Perci\u00f2, quando tutto sembra perduto, sopraggiungono nella discoteca anche gli autentici ladri del quartiere che, nel frattempo, convinti di aver trovato un&#8217;opera d&#8217;arte d&#8217;immenso valore, portano via il pupazzo di cartapesta nel quale \u00e8 stato avvolto Hackett e cos\u00ec lo salvano. L&#8217;evento \u00e8 una chiara allusione all&#8217;antico artificio teatrale greco-latino del\u00a0<em>deus ex machina<\/em>\u00a0che, appunto, non lascia margine alla volizione umana ma rimette tutto nelle mani degli dei, cos\u00ec che la statua cade inoltre per caso fuori dal furgone dei ladri mentre passano davanti all&#8217;agenzia stampa dove lavora il protagonista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quindi, la scena conclusiva, con le prime luci dell&#8217;alba, ritorna sul luogo nel quale tutto era cominciato. Ma solo in apparenza ci troviamo innanzi ad un epilogo tautologico, in quanto \u00e8 emersa soltanto ora, viceversa, un&#8217;esperienza significativa e allo stesso tempo vuota. Per meglio dire, il\u00a0<em>S\u00e9<\/em> nudo, finalmente auto-rivelato a se stesso, si fa consapevole del fatto che, malgrado le ripetute domande sulla vita, non potr\u00e0 mai pi\u00f9 ricevere alcuna risposta in merito. E&#8217; questo ci\u00f2 che sta a testimoniare l&#8217;<em>Aria sulla 4a corda <\/em>all&#8217;inizio del film quando accompagna solennemente il disincanto sul mondo di Hackett. E cio\u00e8 che l&#8217;arte, incluso quindi lo stesso cinema di Scorzese, riesce ancora a donarci un significato mentre denuncia paradossalmente il suo venire meno, a dispetto di un&#8217;umanit\u00e0 indifferente che non \u00e8 in grado di avvertirne nemmeno la perdita. Nonostante il grigiore di quell&#8217;ufficio, la forma estetica, insomma, continua sempre a rimandarci indietro una rappresentazione esemplare ed organica sia pure quando quest&#8217;ultima ha smarrito il contenuto della totalit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>1)<\/strong> Per Lacan, durante l&#8217;infanzia, il <em>S\u00e9<\/em> del bambino comincia a costruirsi secondo la teoria dell&#8217;immagine allo specchio mediante lo sguardo della madre, e in ci\u00f2 che, prima di tutto, la madre si aspetta da lui, in\u00a0<strong>Jaques Lacan<\/strong>,<em> Il seminario. Libro XI. \u00a0I quattro concetti fondamentali della psicanalisi (1964)<\/em>, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino, 2016.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>2)<\/strong>\u00a0Faccio allusione ai versi di Camillo Sbarbaro, <em>Taci anima stanca di godere<\/em>, poesia che apre la raccolta del 1914,\u00a0<em>Pianissimo<\/em>: &#8220;<em>Perduta ha la sua voce \\ la sirena del mondo, e il mondo \u00e8 un grande deserto. Nel deserto io guardo con asciutti occhi me stesso<\/em>&#8220;, dove si esprime la stessa idea di una realt\u00e0 sociale che non \u00e8 pi\u00f9 in grado di trasmettere ai suoi abitanti un significato trascendente, ponendo l&#8217;autore, come il resto dei poeti vociani, nell&#8217;ambito di una lettura della modernit\u00e0 che si propone come <em>allegoria vuota<\/em>,\u00a0<strong>Romano Luperini<\/strong>, <em>Il Novecento: apparati ideologici, ceto intellettuale, sistemi formali nella letteratura italiana contemporanea<\/em>. Volume I, Loescher Editore, Torino, 1981.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di JACOPO D&#8217;ALESSIO (FSI Verbania) &nbsp; After hours\u00a0(1985 &#8211; Fuori orario, di Martin Scorsese) si apre con la scena in cui un impiegato, appena assunto presso un\u2019agenzia di stampa, racconta le proprie ambizioni al collega pi\u00f9 anziano, Paul Hackett (Griffin Dunne), durante una consueta giornata trascorsa in ufficio.\u00a0Ma con una lenta panoramica, accompagnata dalla melodrammatica Aria sulla 4a corda (di J. S. 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