{"id":52619,"date":"2019-09-06T00:18:16","date_gmt":"2019-09-05T22:18:16","guid":{"rendered":"http:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=52619"},"modified":"2019-09-05T17:29:56","modified_gmt":"2019-09-05T15:29:56","slug":"il-postmoderno-italiano-parte-i","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=52619","title":{"rendered":"Il postmoderno italiano (parte I)"},"content":{"rendered":"<p>di GIAMPIERO MARANO (FSI Varese)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;opera postmoderna cita,\u00a0assembla, riscrive. E pratica cos\u00ec un gioco assassino che ha l&#8217;obiettivo di liberarsi dell&#8217;ombra opprimente dell&#8217;autore, grumo di pensiero e resistenza critica inassimilabile dal\u00a0globalismo\u00a0in ascesa\u00a0veemente quanto\u00a0fluida.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come la dottrina tradizionale dell\u2019arte, ma da una prospettiva esattamente rovesciata, anche il postmoderno mette in discussione la centralit\u00e0 dell&#8217;autore. \u00c8 vero che, come sostiene Roland Barthes, l&#8217;inizio della scrittura coincide con l&#8217;ingresso dell&#8217;autore nella propria morte; ma questa morte interpretata dalla Tradizione come un &#8220;trasumanar&#8221;, un ingresso nel divino che \u00e8 in noi\u00a0\u201cpi\u00f9 vicino della vena giugulare\u201d, diventa con il postmoderno (e con il conseguente <em><i>revival<\/i><\/em>\u00a0epigonale dei generi letterari) slittamento necrofilo nell\u2019infraumano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;autore, coscienza matura e sofferta della modernit\u00e0, viene\u00a0soppiantato dall&#8217;ego regressivo\u00a0e\u00a0infantile di cui parla\u00a0Christopher Lasch nel\u00a0celebre <em><i>La<\/i><\/em>\u00a0<em><i>c<\/i><\/em><em><i>ultura del narcisismo<\/i><\/em>\u00a0(1979). Che i\u00a0narcisi\u00a0postmoderni italiani\u00a0siano\u00a0attratti\u00a0dagli Stati Uniti\u00a0non deve stupire.\u00a0Uno di loro, il protagonista di <em><i>Treno di panna <\/i><\/em>(1981) di Andrea De Carlo,\u00a0emigra a Los Angeles cercando\u00a0fortuna e successo.\u00a0Le atmosfere della metropoli imperiale con il loro sfoggio abbagliante di potenza lo\u00a0affascinano\u00a0irresistibilmente, a tal punto che\u00a0il ritratto appena abbozzato di\u00a0un\u2019amica americana\u00a0assume una certa valenza connotativa:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\">non era attraente: priva di eleganza, poco sensibile. Ma la sua sicurezza mi colpiva, il suo modo di muoversi attorno come se non potesse sbagliare in ogni caso (\u2026) ricomponeva la realt\u00e0 come voleva, senza curarsi delle sfumature. Questo le dava una forza incredibile. La ragazza italiana che era in vacanza con me mi \u00e8 sembrata incerta al confronto, piena di esitazioni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si compie\u00a0invece tra la nativa Lombardia\u00a0e la Francia la formazione del giovane omosessuale Barbino\u00a0in <em><i>Seminario sulla giovent\u00f9<\/i><\/em> (1984), romanzo d&#8217;esordio di Aldo Busi, autore dal talento esuberante e intenso del quale si dovr\u00e0 riparlare. Picaro beffardo ma lucidissimo, Barbino insegue il sogno sincero e disperato di un\u2019indipendenza che non riesce a dissimulare la forte matrice narcisista:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\">E non avendo di meglio da fare, osservo come tengo la sigaretta fra le dita, come la infilo fra le labbra piene di sangue coagulato dall&#8217;astinenza, come estrometto il fumo calcolandone l&#8217;intensit\u00e0. Mi specchio con acuto piacere, e non penso che a aumentare il compiacimento. E se poi nel fumo gira un cerchietto, mi sento, so anche sentirmi felice. Cos\u00ec mi piace pescare nei miei minuti fra una solitudine e l&#8217;altra. Mi piace il mio collo, cos\u00ec alto e forte, quando i miei occhi scavano nella mia immagine riflessa. Mi piace il gioco impercettibile delle mie membra che penetrano lo specchio e lasciano i propri contorni anche quando se ne discostano, per tornare subito a vedere se ci sono ancora. Apprezzo la mia faccia delinquenziale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al contrario del fratello Dolfo, rassegnato a una vita di piatta e passiva accettazione del sopruso, egli lotta contro tutti i vincoli del passato e della societ\u00e0, non nel segno dell\u2019ideologia e dell\u2019antagonismo politico ma sul filo di un\u2019attitudine fintamente esoterica che conferma l&#8217;influenza\u00a0della Controtradizione\u00a0sulla letteratura del Novecento:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\">Aggiustando il tiro attraverso anni di tirocinio alla mira, concentrandosi su un bersaglio detto nemico, il pi\u00f9 grosso fallimento dell&#8217;intelligenza \u00e8 quello di non essersi mai accorta che quel bersaglio, ora dopo ora, siamo diventati noi, che la canna della pistola o le nocche del tuo indice si sono ripiegate contro il tuo stesso cuore.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un atteggiamento di fondo non dissimile \u00e8 rivelato anche da Marco Lodoli in <em><i>Diario di un millennio che fugge <\/i><\/em>(1986), quando sembra suggerire che l\u2019immane sindrome depressiva\u00a0tardonovecentesca\u00a0possa\u00a0davvero\u00a0avere qualcosa in comune con l\u2019abbandono virile proprio dei mistici:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\">Ricopio fedelmente. Che la vita sia plagio. L\u2019originalit\u00e0 \u00e8 ingratitudine: raddoppiare, triplicare all\u2019infinito, affinch\u00e9 tutto sia identico, finch\u00e9 sia pura esistenza, piet\u00e0 del mondo intero in se stessi. Tutte uguali sono le mosche nel pugno di Dio&#8230;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019archetipo di questo nichilismo\u00a0rinunciatario,\u00a0camuffato con rimandi speciosi a Meister Eckhart, resta comunque <em><i>Il nome della rosa <\/i><\/em>(1980)<em><i>\u00a0<\/i><\/em>di Umberto Eco, solitamente considerato il manifesto del postmoderno italiano. Leggiamo alcune righe dell\u2019<em><i>explicit <\/i><\/em>del romanzo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: 10pt;\">Sprofonder\u00f2 nella tenebra divina, in un silenzio muto e in una unione ineffabile, e in questo sprofondarsi andr\u00e0 perduta ogni eguaglianza e ogni disuguaglianza (&#8230;) sar\u00f2 nel fondamento semplice, nel deserto silenzioso dove mai si vide diversit\u00e0, nell\u2019intimo dove nessuno si trova nel proprio luogo.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre un&#8217;ironia cinica e fintamente democratica celebra l&#8217;apoteosi della letteratura di consumo, e insieme a questa i \u201cDiritti dell\u2019uomo spettatore\u201d (Guy Debord), il testo, omologato e impoverito stilisticamente, depotenziato ontologicamente, viene chiamato a svolgere una funzione encomiastica e ancillare nei confronti del nuovo <em><i>dominus<\/i><\/em>: il <em><i>mainstream<\/i><\/em>\u00a0massmediatico, immortalato con un profluvio di riferimenti a insulsi gruppi musicali, come avviene in Ellis\u00a0(e nei suoi epigoni italiani), a programmi televisivi, film dozzinali, cartoni animati, fumetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia\u00a0poi, privata di monumentalit\u00e0 e fughe prospettiche,\u00a0si trasforma\u00a0nella biblioteca-labirinto dell\u2019Abbazia o nel bazar archeologico autoreferenziale gi\u00e0 prefigurato con angoscia da Rimbaud: a questo archivio sterminato\u00a0gli anemici esteti\u00a0della nuova sinistra, indossati i panni del ribelle anticonformista,\u00a0attingono per celebrare i fasti dell\u2019<em><i>open society<\/i><\/em>\u00a0liberale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>[continua]<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di GIAMPIERO MARANO (FSI Varese) L&#8217;opera postmoderna cita,\u00a0assembla, riscrive. 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