{"id":5267,"date":"2011-12-17T14:19:53","date_gmt":"2011-12-17T14:19:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.appelloalpopolo.it\/?p=5267"},"modified":"2011-12-17T14:19:53","modified_gmt":"2011-12-17T14:19:53","slug":"dal-pacifico-al-medio-oriente-gli-effetti-dellaffermarsi-della-cina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/appelloalpopolo.it\/?p=5267","title":{"rendered":"Dal Pacifico al Medio Oriente, gli effetti dell&#039;affermarsi della Cina"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Gaetano Colonna<\/strong> &#8211; <a href=\"http:\/\/www.clarissa.it\/editoriale_int.php?id=304&amp;tema=Divulgazione\">Clarissa.it<\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre l&#8217;Europa \u00e8 alle corde a motivo della crisi finanziaria, proseguono le grandi manovre politico militari nell&#8217;Oceano Pacifico, area geopolitica in rinnovata espansione.<br \/>\nLa visita del presidente americano Obama in Australia a met\u00e0 novembre ha prodotto risultati molto significativi: facendo seguito al suo discorso, che ha esaltato la pi\u00f9 che sessantennale collaborazione militare fra Usa, Australia e Nuova Zelanda nell&#8217;ambito dell&#8217;ANZUS (la Nato del Pacifico sud-occidentale), Julia Gillard, la primo ministro australiana ha dichiarato, facendo seguito al discorso di Obama, che &#8220;la nostra regione sta crescendo economicamente ma la stabilit\u00e0 \u00e8 altrettanto importante per la crescita economica; e la nostra alleanza \u00e8 stata una delle basi della stabilit\u00e0 nella nostra regione&#8221;.<br \/>\nObama, da parte sua, ha ribadito che gli Stati Uniti stanno spostando la loro attenzione dalla guerra contro il terrorismo alle questioni dell&#8217;economia e della sicurezza nell&#8217;Asia Orientale e nel Pacifico, aggiungendo significativamente che il messaggio che gli Usa inviano all&#8217;Asia ed al Pacifico \u00e8: &#8220;siamo qui per restare&#8221;. Dichiarazione davvero importante, alla quale in Europa dovremmo prestare molta maggiore attenzione, memori del fatto che, storicamente, delle due anime della politica internazionale ed imperiale Usa, l&#8217;una orientata verso l&#8217;Atlantico l&#8217;altra estesa sul Pacifico, quest&#8217;ultima, rivolta all&#8217;Asia orientale, \u00e8 la pi\u00f9 antica e vigorosa, assai pi\u00f9 che quella transatlantica, rivolta com&#8217;\u00e8 ad una Europa, che gli americani hanno sempre finito per considerare antiquata patria del dispotismo e dei vincoli all&#8217;economia.<\/p>\n<div style=\"page-break-after: always;\"><span style=\"display: none;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">In base all&#8217;accordo sottoscritto in occasione di questa storica visita, per la prima volta nella storia del secondo dopoguerra, gli Usa dispiegheranno fino a 2.500 marines in Australia, accrescendo anche la cooperazione fra le aviazioni militari dei due Paesi.<br \/>\nCome se non bastasse, nella stessa settimana, il ministro degli esteri Usa Hillary Clinton ha firmato una dichiarazione di sostegno ad un trattato militare difensivo bilaterale fra gli Usa e le Filippine, un Paese dove il radicamento dell&#8217;influenza americana dura dalla fine dell&#8217;Ottocento.<br \/>\nSono ovviamente tutti messaggi molto chiari rivolti in primo luogo alla Cina, il cui crescente profilo militare non \u00e8 pi\u00f9 sottovalutabile da parte degli Stati Uniti. I nuovi passi americani sono stati subito accolti con molta preoccupazione da parte del governo cinese, il cui portavoce Liu Weimin ha fatto notare che sar\u00e0 necessario iniziare a discutere del crescente dispiegamento di forze Usa in Asia, precisando che la Cina non ha mai fatto parte di alcuna alleanza militare con Paesi dell&#8217;area, come quelle costituite dagli Usa.<br \/>\n\u00c8 vero del resto che nelle stesse settimane \u00e8 divenuta operativa la prima portaerei cinese: una unit\u00e0 navale originariamente ucraina che \u00e8 stata acquistata nel 1998 e quindi profondamente ristrutturata per corrispondere alle esigenze della nuova grande potenza asiatica. Ad essa si dovrebbero aggiungere almeno altre due unit\u00e0 di questo tipo (di cui una a propulsione nucleare), per guidare i tre gruppi navali che la Cina si propone di dislocare a protezione dei suoi interessi economici e politici nel Pacifico.<br \/>\nIl programma di costruzione navale cinese, che comprende anche una trentina di altre unit\u00e0 di vario tipo, si accompagna alla strategia che da oltre un quinquennio vede la Repubblica Popolare creare una catena di basi navali di supporto tra il Pacifico e l&#8217;Oceano Indiano, la cosiddetta strategie del &#8220;filo di perle&#8221;: Akyab, Cheduba e Bassein nel Myanmar; Chittadong, in Bangladesh; Trincomalee nello Sri Lanka, per finire con Gwadar, in Pakistan la cui costruzione, iniziata nel 2002, \u00e8 finanziata dalla Cina all&#8217;80% (per oltre 248 milioni di dollari). Collocata a soli 72 km dall&#8217;Iran e a 400 dallo Stretto di Hormuz, Gwadar consentir\u00e0 di supportare le forze navali cinesi impegnate a garantire la sicurezza del flusso di idrocarburi che in quantit\u00e0 crescente alimentano dal Medio Oriente la crescita industriale cinese.<br \/>\nProprio l&#8217;annuncio del ministro della difesa pakistano sulla collaborazione pakistano-cinese nella costruzione di questa base, dello scorso 23 maggio, ha sicuramente turbato gravemente i gi\u00e0 tesi rapporti tra gli Usa ed il Pakistan e costretto i primi a ripensare tutta la propria organizzazione logistica dell&#8217;Afghanistan. Lo proiezione di potenza cinese viene quindi a collegare il teatro del Pacifico alla situazione medio-orientale, imponendosi come la questione strategica fondamentale per gli Stati Uniti nel XXI secolo.<br \/>\nLe implicazioni di questo mutamento sono moltissime. Il Medio Oriente acquisisce una nuova importanza: non \u00e8 pi\u00f9 solamente il teatro dello &#8220;scontro di civilt\u00e0&#8221; fra Islam, Cristianesimo e Giudaismo; non \u00e8 pi\u00f9 solo il luogo deputato al democracy building; non \u00e8 pi\u00f9 solo il campo di battaglia contro il terrorismo internazionale e contro gli &#8220;stati canaglia&#8221; &#8211; esso diviene oggi la frontiera terrestre principale nei confronti della Cina, per la quale le fonti energetiche medio-orientali sono ora un elemento strategico essenziale.<br \/>\nLa stabilizzazione del Medio Oriente attraverso la eliminazione di regimi potenzialmente ostili, come quelli libico, siriano, iraniano &#8211; diventa dunque complementare e logico sviluppo di quanto avvenuto negli ultimi venti anni, alla luce della possibilit\u00e0 che la Cina possa inserirsi, come ha gi\u00e0 mostrato di saper fare, nei complessi giochi medio-orientali.<br \/>\nMa anche la politica Usa verso la Russia deve tenere conto di queste nuove esigenze, in quanto la brusca fine del rapporto speciale con il Pakistan sta dando importanza vitale a quella Northern Distribution Network (NDN), la rete di comunicazione stradale e ferroviaria che, partendo dai porti baltici e attraversando tutta la Russia, alimenta oggi da nord gran parte dello sforzo bellico Usa e Nato in Afghanistan &#8211; un&#8217;impresa logistica da incubo, che richiede una Russia non pregiudizialmente ostile agli interessi occidentali. Ci\u00f2 che spiega assai bene le crescenti interferenze americane nella politica interna russa, interferenze che non si verificavano pi\u00f9 dai tempi della guerra fredda.<br \/>\nL&#8217;Afghanistan, infine, come tradizionale cerniera fra Asia, Russia e Medio Oriente, acquisisce una nuova importanza, non pi\u00f9 solo nel tradizionale &#8220;grande gioco&#8221; anglosassone di contenimento della Russia e di blocco alla sua corsa ai &#8220;mari caldi&#8221;; non pi\u00f9 soltanto quale porta di accesso alle grandi risorse energetiche delle repubbliche centro-asiatiche ex-sovietiche; l&#8217;Afghanistan \u00e8 ora prima di tutto punto di controllo dell&#8217;intera massa continentale euro-asiatica, nella quale sta avanzando a passi da gigante un&#8217;antica e insieme nuova forza da Oriente, la Cina appunto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Gaetano Colonna &#8211; Clarissa.it Mentre l&#8217;Europa \u00e8 alle corde a motivo della crisi finanziaria, proseguono le grandi manovre politico militari nell&#8217;Oceano Pacifico, area geopolitica in rinnovata espansione. 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